giovedì 28 febbraio 2019

Lisboa 10

Il giorno dopo , alle 9,15 Santoro era a buon punto. Di buon 

passo si stava avvicinando al luogo convenuto per incontrarsi 

con Quaresma. A quel punto gli squillò il cellulare. Era 

Cazzaniga. Il Cazza. Ha fatto presto, pensò Santoro.

- Sciur Marescial, sono Cazzaniga, 'ndem bèn?

-Lo so che sei tu, ho il numero memorizzato con il tuo nome , sul 

cellulare. Va bene che sono tecnoleso, ma non fino a questo 

punto.

-Il Gianuli se l'è mezza bevuta...La storia dell'attacco di 

appendicite. Solo che vuole un fax con il certificato medico.

-Bravo , Cazza. Contavo su di te. Oggi me lo farò procurare da 

Quaresma. Spero che questo tizio abbia qualche potere in 

materia.

-Bene, Santoro. Mi raccomando, al più presto. O chel lì fa il culo 

pure a me. Il "chel lì" era riferito a Gianuli.

-Non ti preoccupare, non ti metto nei pasticci. In qualche modo 

farò.

-D'accordo, disse Cazzaniga. Sciur Marescial, ne abbiamo 

passate tante insieme. Non si metta nei guai. Ci tengo a lei.

-Non mi fare il sentimentale, adesso, Cazzanì. E che sarà mai, ho 

svolto tante indagini concludendole senza un graffio. E sarà così 

anche questa volta. Te lo garantisco.

-Sperem. Non reggerei una soluzione diversa.

-Tranquillo, Cazzaniga, ne vengo a capo. Non credo che mi ci 

vorrà molto. Basta seguire le tracce giuste. Ora vado da 

Quaresma, poi ti aggiorno.

-Ah, ho telefonato all'Interpol. A quelli del corso. Ho detto che 

non sarebbe andato oggi, per motivi di salute. Così almeno da 

quelle parti siamo coperti.

-Uhm, grazie...efficiente, more solito.

-Chest chi parla latinorum pure in queste circostanze, 'ussignur, 

disse Cazzaniga pensando ad alta voce.

Santoro non disse niente. salutò e chiuse lo sportellino del 

Nokia.  

Da quel momento in poi si poteva concentrare sull'indagine.

Alle dieci in punto giunse nel posto convenuto. Aveva dovuto 

aumentare il passo, ma per lui, grande camminatore, non era 

stato certo un problema.

Entrò nel bar Sao Bento. Non c'era nessuno. Anzi pochi 

avventori, ma nessuna traccia di Quaresma.

Ma Santoro era tranquillo. Conosceva le abitudini "sud del 

mondo." La puntualità non rientrava nelle prerogative "sud del 

mondo." In fondo non era male. Poteva fare colazione in santa 

pace.

Si rivolse all'oste e gli chiese cosa poteva sgranocchiare in attesa 

di un amico. L'oste , un tizio sui sessanta, coroncina di capelli 

sul bordo del capo calvo, occhiali argentati da vista, classico 

grembiule da cuoco bianco ma unto di giusto, senza proferire 

parola, indicò i rustici dietro il bancone a vetro del bar.

-Uhm, prendo un paio di rustici di pollo e un te'.

-L'oste lo guardò malissimo, ma senza parlare selezionò due 

pasteis de frango, rustici ripieni di pollo, e si mise a preparare il 

tè, che i portoghesi chiamano chà.

Ben presto si accorse da cosa derivasse il malumore dell'oste. 

Tutti i pochi avventori del bar, oltre ai pasteis de bacalhau, 

rustici al baccalà, bevevano già a quell'ora dei grandi calici di 

vino bianco. Chi beveva del te' doveva essere uno smidollato, 

doveva aver considerato l'oste. Del resto il clima novembrino, 

pur se si era di mattina, favoriva certe scelte alcoliche. Non ci 

pensò più di tanto. Si sedette ad un tavolino e attese. L'oste gli 

mise un piatto con due rustici di pollo e il bicchiere di vetro con 

una bustina di tè dentro sul bancone. Con il chiaro intendo di 

fargli capire che non lo avrebbe servito personalmente al tavolo. 

Con calma Santoro, si alzò, recuperò i rustici e il bicchiere di tè 

tornò a sedersi. I lisboeti non doveva essere tutti come 

Carvalho. Questo gli dette ancora più motivazioni per dedicarsi 

alla ricerca della verità.

Mentre stava finendo di bere il tè, alla buon ora, si sarebbe 

detto, apparve Quaresma. Si andò a sedere accanto a Santoro. 

Subito l'oste lo salutò cordialmente , uscendo da dietro al fortino 

del suo bancone e si avvicinò per chiedergli cosa potesse servirgli.

-Pasteis de bacalhau e un calice di bianco, disse.

L'oste si illuminò e corse dietro al bancone a riscaldare i rustici.

Santoro sorrise.

-Perché sorridi, chiese Quaresma.

-Niente, una cosa mia...

-Va bene, allora, sei pronto?

-Per la verità , prima di cominciare, vorrei che mi procurassi nel 

più breve tempo possibile, un certificato medico ospedaliero, che 

attesti che sono trattenuto in Portogallo per un attacco 

improvviso di appendicite acuta.

Quaresma sorrise.

-Allora? Disse Santoro impaziente.

-Va bene, vedrò di procurartelo. Fammi vedere un tuo 

documento.

Santoro un po' titubante tirò fuori il tesserino.

Quaresma tirò fuori con calma dal taschino dell'impermeabile -

era in borghese-un taccuino. E vi trascrisse su le generalità 

anagrafiche del Maresciallo.

-Quanto ci metterai a farmi avere quel certificato?

-Due , forse tre giorni.

-No, Quaresma, me lo devi procurare il più presto possibile.

-Per quando?

-Per ieri.

Quaresma sorrise.

-Posso dirti una cosa? Carvalho ti assomigliava. Formulava 

persino le tue stesse espressioni.

Santoro non disse niente. Non sapeva come e quanto fidarsi di 

quell'uomo. Dopotutto poteva persino essere un doppiogiochista. 

Giunse persino a pensare che Quaresma lo potesse usare per 

conoscere una verità che già sapeva, non per farla venire a galla. 

Ma per occultarla definitivamente. Il Maresciallo pugliese era 

così. Ma sapeva bene che questo senso del sospetto lo aveva fatto 

giungere alla sua veneranda età con numerosi casi risolti, 

praticamente illeso.

-Va bene, disse Quaresma, vedo cosa posso fare entro stasera, va 

bene così?

-Va bene.

-Allora, da dove vuoi iniziare?

-Dalla moglie, disse Santoro, senza mezzi termini.

-E' una buona idea. Ti darò il suo indirizzo. Vive con un pilota 

di aerei di linea. Ma lui è sempre via per lavoro. Attento però, 

potresti comunque trovarla in compagnia. Ha fama di essere 

una donna molto calda.

Santoro lo osservò attentamente. Voleva capire dove voleva 

andare a parare.

-Non temere, Carvalho era un ottimo mio amico, mi diceva 

tutto. 

A lui piaceva quel tipo di donna, focosa, insaziabile, aggiunse 

Quaresma.

Poi gli scrisse nome e indirizzo sul suo taccuino. Strappò il foglio 

e glielo porse. Santoro senza leggere se lo mise in tasca. Se lo 

sarebbe studiato dopo.

Mentre Quaresma demoliva con i sui denti oro-porcellana i 

rustici di baccalà, ingollando il vino bianco con avidità , Santoro 

gli chiese di dagli il suo numero di telefono. Per restare in 

contatto.

Quaresma finì di divorare i rustici. Poi con calma disse-meglio 

di no. Ti chiamo io, stasera. Così mi fornirai un rapporto.

Santoro non disse niente. In quel momento doveva prima 

stabilire cosa fosse successo realmente. Poi avrebbe fatto i conti 

con Quaresma. Per capire se poteva fidarsi di lui.

-Ah, un'altra cosa, fece Santoro.

-Cosa?

-Non è mia abitudine usare armi, ma ho delle strane sensazioni, 

perciò mi devi procurare un'arma.

Quaresma lo osservò con gravità. Finì di bere il vino. Poi lo 

guardò . Santoro osservava le sue basette lunghe ma tenute 

tagliate corte.
-D'accordo. Stasera avrai tutto. Certificato e arma. Va bene così?

Santoro annuì.

Si alzò e fece per uscire.

L'oste prese ad allarmarsi. Quaresma lo tranquillizzò con un 

gesto, facendogli capire che avrebbe saldato lui il conto.

Santoro non salutò. Si avviò per rua Augusta. Mise la mano in 

tasca al suo impermeabile milk&coffee alla tenente Colombo e 

constatò che il biglietto di Quaresma con l'indirizzo della moglie 

di Carvalho, era ancora lì. Lo avrebbe letto cinque minuti dopo. 

Per il momento voleva fare due passi. E godersi la strada, i 

rumori dello scalpiccio, le urla degli elemosinanti, i turisti a 

caccia di cartoline, nonostante whatsapp. Aveva bisogno di 

prendere la rincorsa.



Nessun commento:

Posta un commento