schermo televisivo mandava le immagini di un notiziario. La
foto di Carvalho apparve in primo piano. Il poliziotto
portoghese era stato trovato morto nella sua dimora sita da
qualche parte in Bairro Alto, quartiere noto per il divertimento
notturno e zeppo di ristoranti, bar e locali di fado. Il
commentatore aveva accennato a delle siringhe di eroina trovate
nell'abitato del deceduto. A Santoro passò l'appetito. Chiamò
l'oste, pagò il dovuto e uscì dal ristorante. Un'immensa tristezza
lo pervase all'improvviso. Ma subito dopo il segugio che era in
lui si ridestò e cominciò a congetturare mentalmente certe sue
riflessioni sull'accaduto . E immediatamente, risolse che
Carvalho non gli sembrava il tipo di persona che potesse far uso
di eroina e farla finita in quel modo. Doveva esserci dell'altro,
dietro. O sotto. Pensò di andare al più vicino comando di polizia
per mettersi a disposizione per le indagini del caso.
Cominciò a fare domande in giro finchè un signore sulla cinquantina gli indicò un comando di
polizia lì nei pressi. Salì da
Rossio per Baixa Chiado, verso il bar dov'era la statua bronzea
di Fernando Pessoa. Lì dietro , in Largo do Carmo, si apriva una
piazza dove aveva sede Il Comando Generale della Guardia
Nazionale Repubblicana. La GNR era l'equivalente dei
Carabinieri Italiani. Si trattava infatti di una forza militare cui
erano stati assegnati compiti generali di polizia e sicurezza.
Carvalho ne faceva parte.
All'ingresso c'erano delle guardie in divisa, davanti a dei
gabbiotti. Le divise erano da cerimonia e una delle due guardie
era una bella donna nera che se ne stava immobile con l'elmo, la
divisa e la spada inguainata, in posizione di riposo ma
rigidamente. Si rivolse a lei in portoghese chiedendo di poter
entrare a parlare con i suoi superiori. La donna sorpresa gli
chiese il motivo della sua richiesta.
-Porto notizie di Carvalho, disse Santoro. La donna gli chiese di
qualificarsi.
-Maresciallo Gabriele Santoro, Carabinieri Italiani. Sono qui
per un corso dell'Interpol. La donna osservò il tesserino
d'ordinanza di Santoro che mostrava la sua foto con il capello
da carabiniere. Decise che poteva passare. E gli indicò di salire
al piano superiore e di chiedere del Colonnello Fonseca.
Santoro la ringraziò e fece l'ingresso nel Comando del GNR.
Salì dalle scale al piano superiore. All'ingresso del piano c'era
un uomo con la divisa blu della GNR. Doveva avere un grado
equivalente al suo, pensò Santoro un pò intuitivamente.
A quel punto gli chiese del Colonnello Fonseca.
-Chi è lei? Gli chiese l'uomo.
Santoro si qualificò parlando un portoghese pressochè perfetto.
-Perché gli vuole parlare, chiese l'uomo, per nulla impressionato
dal portoghese parlato dal Maresciallo pugliese.
-Ho notizie di Carvalho.
-Notizie di Carvalho? Che notizie , insistette l'uomo che doveva
essere alle soglie della pensione e trascorreva gli ultimi suoi
giorni o mesi di servizio svolgendo compiti di rappresentanza.
-L'avevo conosciuto in questi giorni in un corso dell'Interpol sui
reati informatici.
-E quindi?
-E quindi mi sono fatto l'idea che non si sia ucciso. E
soprattutto che non poteva essere un eroinomane. Conosco i
segni del consumo di quella sostanza. E Carvalho non ne aveva
nemmeno uno.
-Interessante, disse l'uomo. Mi chiamo Ricardo Quaresma e
conoscevo Carvalho.
-Quindi anche lei la pensa come me?
-Diamoci del tu, date le circostanze...Ufficialmente non posso
rispondere di sì, disse. Ma dopo che il Colonnello Fonseca l'avrà
congedata in malo modo , passi da me.
Santoro trovò strana tutta la conversazione.
-D'accordo, dove la trovo?
-In fondo al corridoio. L'ultimo ufficio. C'è il mio nome fuori
dalla porta.
-Bene, disse Santoro, a dopo.
Quaresma fece per stringergli la mano. Circostanza ancora più
sospetta. Quell'uomo doveva sapere qualcosa su Carvalho che
coincideva con le sue impressioni.
Quaresma gli indicò l'ufficio del Colonnello Fonseca e si
congedò.
-A dopo, disse.
Bussò con le nocche ad una porta vintage, dietro la quale, su una
targhetta, campeggiava il nome di Bernardo Fonseca, Colonello
della GNR.
-Avanti, sentì rispondergli.
Santoro aprì la porta ed entrò. Dentro, lo studio, pur demodè,
era lussuoso, e Fonseca sedeva dietro una scrivania in noce su
una poltrona in pelle che poteva essere persino umana.
-Buongiorno, chi è lei, e in cosa posso esserle utile...Se l'hanno
fatta passare deve avere dei buoni motivi.
-Buongiorno, Signor Colonnello. Mi chiamo Santoro e sono dei
Carabinieri Italiani. Sono a Lisbona per un corso dell'Interpol
sui reati informatici . Il motivo della mia presenza qui è perché
avevo legato con il mio collega di corso Tiago Carvalho.
-Capisco. Siamo tutti molto addolorati e costernati per la sua
dipartita, si affrettò a dire Fonseca, ma chi poteva immaginare
che dietro l'irreprensibile servitore delle istituzioni si
nascondesse un uomo dedito al vizio. Un vizio che l'ha condotto
alla morte.
-Quindi siete certi che Carvalho sia deceduto a causa di un
abuso di stupefacenti?
-Le conclusioni del reparto scientifico lo attestano
indiscutibilmente. Me ne rammarico. Ciò porterà discredito su
tutta la Guardia Nazionale, si affrettò a dire.
-Eppure, Signor Colonnello, io non ne sono convinto. I
consumatori di eroina portano segni nel viso e nei
comportamenti che ne attestano il consumo abituale. E
Carvalho non ne aveva nemmeno uno.
-Cosa vuole che le dica. Può darsi che si sia tolto la vita con un
uso ad hoc. Ultimamente era molto infelice, mi dicono i suoi
colleghi. A causa della separazione con la moglie.
-Capisco, disse Santoro. Ad ogni modo vorrei mettermi a
disposizione per chiarire tutte le circostanze del caso, se lei è
d'accordo?
-E perché? In primo luogo il caso è chiuso. Lo attestano le
conclusioni del reparto scientifico. In secondo luogo lei non è
portoghese e non è inquadrato nei ranghi di alcuna forza di
sicurezza portoghese, quindi non ha nessun titolo per svolgere
un'indagine su questo caso. Ammesso che ci sarà un'indagine.
Cosa di cui io dubito.
Santoro osservò Fonseca. In divisa, con i capelli corti, quasi 50
anni, le rughe d'espressione e il sorriso sordido: sembrava un
attore deputato a recitare parti minori in b movies. Non sapeva
mentire per niente. E questo, anche professionalmente, non
deponeva certo a suo favore. Santoro pensò che poteva ancora
giocarsi la carta Quaresma. Quindi fece buon viso a cattivo
gioco.
Salutò cordialmente il Colonnello e disse che sarebbe tornato a
frequentare, per gli altri giorni che gli restavano, il corso
dell'Interpol.
Fonseca lo salutò amabilmente aggiungendo- è bello quando
albergano sentimenti di vicinanza fra forze dell'ordine di diversi
paesi. Spero che non si porti questa brutta storia con sé in Italia.
Non abbiamo bisogno certo, in questo momento, di pubblicità
negativa.
-Non mancherò di seguire il suo saggio consiglio, egregio
Colonnello. La saluto cordialmente e porgo e lei e alla forza cui
appartiene le mie più sentite condoglianze per la perdita del
sottufficiale Tiago Carvalho.
Strinse la mano a Fonseca con un senso di nausea, di vomito, e
uscì da quell'ufficio che sembrava uno studio per
imbalsamatori, dove l'unica cosa umana
che aveva notato era la poltrona in pelle di Fonseca.
Percorse il lungo corridoio al piano superiore , fino all'ufficio
del sottufficiale Ricardo Quaresma.
Dinnanzi alla porta diede due colpi di nocche. La porta si aprì.
Era Quaresma.
-Accomodati, disse, dobbiamo parlare.
-Come sapevi che Fonseca mi avrebbe messo alla porta?
-E' regolare. Nessun ufficiale tollererebbe l'intrusione di
elementi di altri paesi in un'indagine interna.
-Fonseca mi ha detto che non c'è e non ci sarà nessuna indagine.
-Non ci sono indagini ufficiali, certo. Ma nessuno impedirà a chi
crede che la morte di Tiago non sia imputabile all'uso di droghe,
di far emergere la verità ...In un'indagine non ufficiale. Tanto
più condotta da un uomo che ufficialmente non fa parte di
alcuna forza di sicurezza portoghese. Anche perchè se ho intuito
un pò la sua natura, non credo che lascerà perdere la faccenda.
Vero?
-Poco ma sicuro, disse Santoro.
-Siediti, caro collega, abbiamo molto di cui parlare. E qui,
nell'ufficio di un sottufficiale anziano alle soglie della pensione,
non ci disturberà nessuno.
Santoro guardò in faccia Quaresma. Capelli rasati tutti bianchi.
Tic agli occhi e al labbro, retaggio delle mille tensioni
accumulate nei lunghi anni di servizio. E sorriso ironico, amaro.
Le basette, tenute rasate, gli conferivano un somatico molto
anni'70.
Santoro si sedette.
-Ti faccio portare qualcosa? Gli chiese Quaresma.
-Sì, grazie, una camomilla?
-Una camomilla?
-Sì, disse Santoro...Poi dimmi anche se i bagni sono vicini.
-Sì, fece Quaresma perplesso, perché?
-Lo so io perché. Questa è un'altra storia che ti racconterò. Nel
frattempo attendo la camomilla. Finchè ce la faccio.
Quaresma sorrise un pò interdetto. Santoro era strano. Ma di
una stranezza gradevole, vivace, intelligente. Avrebbero lavorato
bene , insieme. E soprattutto , lui, Santoro, sarebbe stato il
mezzo per indagare sulla morte del suo amico, senza correre il
rischio di perdere la pensione. Ma questo , Santoro, lo avrebbe
capito da sé, pensò.
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