domenica 17 febbraio 2019

Lisboa 8

Mentre beveva un po' di vino rosso in attesa del baccalà, lo

schermo televisivo mandava le immagini di un notiziario. La 

foto di Carvalho apparve in primo piano. Il poliziotto 

portoghese era stato trovato morto nella sua dimora sita da 

qualche parte in Bairro Alto, quartiere noto per il divertimento 

notturno e zeppo di ristoranti, bar e locali di fado. Il 

commentatore aveva accennato a delle siringhe di eroina trovate 

nell'abitato del deceduto. A Santoro passò l'appetito. Chiamò 

l'oste, pagò il dovuto e uscì dal ristorante. Un'immensa tristezza 

lo pervase all'improvviso. Ma subito dopo  il segugio che era in 

lui si ridestò e cominciò a congetturare mentalmente certe sue 

riflessioni sull'accaduto . E immediatamente, risolse che 

Carvalho non gli sembrava il tipo di persona che potesse far uso 

di eroina e farla finita in quel modo. Doveva esserci dell'altro, 

dietro. O sotto. Pensò di andare al più vicino comando di polizia 

per mettersi a disposizione per le indagini del caso.

Cominciò a fare domande in giro finchè un signore sulla cinquantina gli indicò un comando di 

polizia lì nei pressi. Salì da 

Rossio per Baixa Chiado, verso il bar dov'era la statua bronzea 

di Fernando Pessoa. Lì dietro , in Largo do Carmo, si apriva una 

piazza dove aveva sede Il Comando Generale della Guardia 

Nazionale Repubblicana. La GNR era  l'equivalente dei 

Carabinieri Italiani. Si trattava infatti di una forza militare cui 

erano stati assegnati compiti generali di polizia e sicurezza. 

Carvalho ne faceva parte.

All'ingresso c'erano delle guardie in divisa, davanti a dei 

gabbiotti. Le divise erano da cerimonia e una delle due guardie 

era una bella donna nera che se ne stava immobile con l'elmo, la 

divisa e la spada inguainata, in posizione di riposo ma 

rigidamente. Si rivolse a lei in portoghese chiedendo di poter 

entrare a parlare con i suoi superiori. La donna sorpresa gli 

chiese il motivo della sua richiesta.

-Porto notizie di Carvalho, disse Santoro. La donna gli chiese di 

qualificarsi.

-Maresciallo Gabriele Santoro, Carabinieri Italiani. Sono qui 

per un corso dell'Interpol. La donna osservò il tesserino 

d'ordinanza di Santoro che mostrava la sua foto con il capello 

da carabiniere. Decise che poteva passare. E gli indicò di salire 

al piano superiore e di chiedere del Colonnello Fonseca.

Santoro la ringraziò e fece l'ingresso nel Comando del GNR. 

Salì dalle scale al piano superiore. All'ingresso del piano c'era 

un uomo con la divisa blu della GNR. Doveva avere un grado 

equivalente al suo, pensò Santoro un pò intuitivamente.  

A quel punto gli chiese del Colonnello Fonseca.

-Chi è lei? Gli chiese l'uomo.

Santoro si qualificò parlando un portoghese pressochè perfetto.

-Perché gli vuole parlare, chiese l'uomo, per nulla impressionato 

dal portoghese parlato dal Maresciallo pugliese.

-Ho notizie di Carvalho.

-Notizie di Carvalho? Che notizie , insistette l'uomo che doveva 

essere alle soglie della pensione e trascorreva gli ultimi suoi 

giorni o mesi di servizio svolgendo compiti di rappresentanza.

-L'avevo conosciuto in questi giorni in un corso dell'Interpol sui 

reati informatici.

-E quindi?

-E quindi mi sono fatto l'idea che non si sia ucciso. E 

soprattutto che non poteva essere un eroinomane. Conosco i 

segni del consumo di quella sostanza. E Carvalho non ne aveva 

nemmeno uno.

-Interessante, disse l'uomo. Mi chiamo Ricardo Quaresma e 

conoscevo Carvalho.

-Quindi anche lei la pensa come me?

-Diamoci del tu, date le circostanze...Ufficialmente non posso 

rispondere di sì, disse. Ma dopo che il Colonnello Fonseca l'avrà 

congedata in malo modo , passi da me.

Santoro trovò strana tutta la conversazione.

-D'accordo, dove la trovo?

-In fondo al corridoio. L'ultimo ufficio. C'è il mio nome fuori 

dalla porta.

-Bene, disse Santoro, a dopo.

Quaresma fece per stringergli la mano. Circostanza ancora più 

sospetta. Quell'uomo doveva sapere qualcosa su Carvalho che 

coincideva con le sue impressioni.

Quaresma gli indicò l'ufficio del Colonnello Fonseca e si 

congedò.

-A dopo, disse.

Bussò con le nocche ad una porta vintage, dietro la quale, su una 

targhetta, campeggiava il nome di  Bernardo Fonseca, Colonello 

della GNR.

-Avanti, sentì rispondergli.

Santoro aprì la porta ed entrò. Dentro, lo studio, pur demodè, 

era lussuoso, e Fonseca sedeva dietro una scrivania in noce su 

una poltrona in pelle che poteva essere persino umana.

-Buongiorno, chi è lei, e in cosa posso esserle utile...Se l'hanno 

fatta passare deve avere dei buoni motivi.

-Buongiorno, Signor Colonnello. Mi chiamo Santoro e sono dei 

Carabinieri Italiani. Sono a Lisbona per un corso dell'Interpol 

sui reati informatici . Il motivo della mia presenza qui è perché 

avevo legato con il mio collega di corso Tiago Carvalho.

-Capisco. Siamo tutti molto addolorati e costernati per la sua 

dipartita, si affrettò a dire Fonseca, ma chi poteva immaginare 

che dietro l'irreprensibile servitore delle istituzioni si 

nascondesse un uomo dedito al vizio. Un vizio che l'ha condotto 

alla morte.

-Quindi siete certi che Carvalho sia deceduto a causa di un 

abuso di stupefacenti?

-Le conclusioni del reparto scientifico lo attestano 

indiscutibilmente. Me ne rammarico. Ciò porterà discredito su 

tutta la Guardia Nazionale, si affrettò a dire.

-Eppure, Signor Colonnello, io non ne sono convinto. I 

consumatori di eroina portano segni nel viso  e nei 

comportamenti che ne attestano il consumo abituale. E 

Carvalho non ne aveva nemmeno uno.

-Cosa vuole che le dica. Può darsi che si sia tolto la vita con un 

uso ad hoc. Ultimamente era molto infelice, mi dicono i suoi 

colleghi. A causa della separazione con la moglie.

-Capisco, disse Santoro. Ad ogni modo vorrei mettermi a 

disposizione per chiarire tutte le circostanze del caso, se lei è 

d'accordo?

-E perché? In primo luogo il caso è chiuso. Lo attestano le 

conclusioni del reparto scientifico. In secondo luogo lei non è 

portoghese e non è inquadrato nei ranghi di alcuna forza di 

sicurezza portoghese, quindi non ha nessun titolo per svolgere 

un'indagine su questo caso. Ammesso che ci sarà un'indagine. 

Cosa di cui io dubito.

Santoro osservò Fonseca. In divisa, con i capelli corti,  quasi 50 

anni, le rughe d'espressione e il sorriso sordido: sembrava un 

attore deputato a recitare parti minori in b movies. Non sapeva 

mentire per niente. E questo, anche professionalmente, non 

deponeva certo a suo favore. Santoro pensò che poteva ancora 

giocarsi la carta Quaresma. Quindi fece buon viso a cattivo 

gioco.

Salutò cordialmente il Colonnello e disse che sarebbe tornato a 

frequentare, per gli altri giorni che gli restavano, il corso 

dell'Interpol.

Fonseca lo salutò amabilmente aggiungendo- è bello quando 

albergano sentimenti di vicinanza fra forze dell'ordine di diversi 

paesi. Spero che non si porti questa brutta storia con sé in Italia. 

Non abbiamo bisogno certo, in questo momento, di pubblicità 

negativa.

-Non mancherò di seguire il suo saggio consiglio, egregio 

Colonnello. La saluto cordialmente e porgo e lei e alla forza cui 

appartiene le mie più sentite condoglianze per la perdita del 

sottufficiale Tiago Carvalho.

Strinse la mano a Fonseca con un senso di nausea, di vomito, e 

uscì da quell'ufficio che sembrava uno studio per 

imbalsamatori, dove l'unica cosa umana 

che aveva notato era la poltrona in pelle di Fonseca.

Percorse il lungo corridoio al piano superiore , fino all'ufficio 

del  sottufficiale Ricardo Quaresma.

Dinnanzi alla porta diede due colpi di nocche. La porta si aprì. 

Era Quaresma.

-Accomodati, disse, dobbiamo parlare.

-Come sapevi che Fonseca mi avrebbe messo alla porta?

-E' regolare. Nessun ufficiale tollererebbe l'intrusione di 

elementi di altri paesi in un'indagine interna.

-Fonseca mi ha detto che non c'è e non ci sarà nessuna indagine.

-Non ci sono indagini ufficiali, certo. Ma nessuno impedirà a chi 

crede che la morte di Tiago non sia imputabile all'uso di droghe, 

di far emergere la verità ...In un'indagine non ufficiale. Tanto 

più condotta da un uomo che ufficialmente non fa parte di 

alcuna forza di sicurezza portoghese. Anche perchè se ho intuito 

un pò la sua natura, non credo che lascerà perdere la faccenda. 

Vero?

-Poco ma sicuro, disse Santoro.

-Siediti, caro  collega, abbiamo molto di cui parlare. E qui, 

nell'ufficio di un sottufficiale anziano alle soglie della pensione, 

non ci disturberà nessuno.

Santoro guardò in faccia Quaresma. Capelli rasati tutti bianchi. 

Tic agli occhi e al labbro, retaggio delle mille tensioni 

accumulate nei lunghi anni di servizio. E sorriso ironico, amaro. 

Le basette, tenute rasate, gli conferivano un somatico molto 

anni'70.

Santoro si sedette.

-Ti faccio portare qualcosa? Gli chiese Quaresma.

-Sì, grazie, una camomilla?

-Una camomilla?

-Sì, disse Santoro...Poi dimmi anche se i bagni sono vicini.

-Sì, fece Quaresma perplesso, perché?

-Lo so io perché. Questa è un'altra storia che ti racconterò. Nel 

frattempo attendo la camomilla. Finchè ce la faccio.

Quaresma sorrise un pò interdetto. Santoro era strano. Ma di 

una stranezza gradevole, vivace, intelligente. Avrebbero lavorato 

bene , insieme. E soprattutto , lui, Santoro, sarebbe stato il 

mezzo per indagare sulla morte del suo amico, senza correre il 

rischio di perdere la pensione. Ma questo , Santoro, lo avrebbe 

capito da sé, pensò.

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