giovedì 21 febbraio 2019

Lisboa 9

Quaresma disse a Santoro-incontriamoci domani. Fuori di qui.

-Come ci vediamo domani? E il corso che sto facendo?

-Ma andiamo, stento a credere che lei non voglia conoscere la 

verità su Tiago Carvalho. Dopotutto era un suo collega: un 

carabiniere portoghese. Non credo che lei non riesca a trovare 

un modo per dedicarsi a questa indagine. Sia chiaro io non devo 

essere coinvolto, per due ordini di motivi: in primo luogo perchè 

non esiste un'indagine ufficiale. In secondo luogo perchè io 

rischio il culo. E la pensione.

Santoro non disse niente. Quaresma doveva essere un fine 

conoscitore dell'animo umano. E si doveva essere reso conto che 

Santoro non era tipo da lasciar correre. Era fregato. Ma non 

poteva defilarsi. Non sarebbe stato da lui.

-D'accordo disse appena ebbe diradato la nebbia dei suoi 

pensieri. Ci vediamo domani.

-Ma non qui, questo è fuori discussione. Ci incontreremo in un 

bar, in Rossio. Proprio all'inizio di Rua Augusta, sulla destra. Si 

chiama Bar Sao Bento. Fanno degli ottimi pastel a base di pesce 

e pollo. Ci vediamo lì domani mattina.

Santoro non disse niente. E fece per andarsene.

-Maresciallo, fece Quaresma, non dimentica proprio nulla?

Santoro si voltò e chiese-cosa?

Queresma gli porse la mano. Santoro la strinse seguendo una 

specie di automatismo.

Poi uscì. Mentre usciva dallo studio di Quaresma questi gli disse-

alle dieci in punto, mi raccomando.

-Ci sarò, disse convintamente il maresciallo Pugliese.

Uscì per strada nel largo antistante il Comando. Salutò con la 

mano la sentinella di colore. Lei rispose militarmente. E con il 

viso gli dette un cenno d'intesa. Forse lei sapeva cosa era 

accaduto,intuì Santoro, ma essendo inquadrata dalle telecamere 

non doveva darlo troppo a vedere.

Scendendo verso Rossio, a destra vide piantato nel centro di un 

vicolo di scale in discesa un enorme pilastro metallico. Era un 

ascensore, un elevador, come lo chiamavano a Lisbona. Era una 

delle numerose ascensori cui si poteva accedere con il biglietto 

del tram e in cima al quale si poteva godere il panorama della 

città. Si poteva vedere il centro di Lisbona con i suoi tetti rossi e 

le abitazioni classiche , vintage, che non superavano i due o tre 

piani. E i palazzi delle sedi dei vari distretti ministeriali o degli 

uffici amministrativi della municipalità urbana. Mentre si 

dirigeva al proprio albergo cominciò a pensare a cosa fare. 

Doveva parlare con Cazzaniga. Eh, sì, non c'era verso, il Cazza , 

ancora una volta lo doveva coprire. Anche se non sapeva ancora

come. Non riusciva ad immaginarlo. Così mentre camminava sui 

viali pieni di turisti, nonostante la stagione invernale, tirò fuori 

la sua Zanna di dinosauro, il Nokia.

Chiamò direttamente Cazzaniga.

Cazzaniga rispose subito.

-Uellah, Marescial, cum te stet?

-Non bene , Cazzanì, non bene. Mai stato così lontano dallo stare 

bene.

-Ueh, se gh'è?? Non sta bene? Fece Cazzaniga con il suo tipico 

accento milanese.

Santoro gli raccontò tutta la vicenda, senza omettere nulla.

Cazzaniga tacque per qualche minuto.

-Cazzanì, ci sei? Ti si è paralizzata la lingua?

-Ci sono, ci sono. E' che se ho capito bene vuol svolgere 

un'indagine per tuo conto in Portogallo, giusto?

-Esatto, Cazzanì. Vedo che sei pronto per il premio Pulitzer. Hai f

fatto delle cure di fosforo, ultimamente? Disse sarcastico.

-Ma io poi dico, ma chi cavolo era questo Carvalho. Non era 

mica un suo collega. Era portoghese, non vedo cosa c'entri lei 

con le sue faccende e con il Portogallo. Non si metta nei pasticci. 

Sa che sono suo amico.

-E proprio perchè mi sei amico che ti chiedo di darmi una mano.

-E come?

-Inventati qualcosa per farmi restare in Portogallo.

-Sì, ma cosa? Quello, Gianuli poi chi lo sente. Vorrà dei dettagli, 

delle giustificazioni.

-Non so cosa dirti. Inventati qualcosa. Che mi sono ammalato, 

che devo operarmi di appendicite, che ho avuto un attacco 

improvviso.

-Quello vorrà vedere il certificato medico. Lo sai com'è fatto. Voi 

meridionali siete sempre sospettosi di natura.

-E va be', vorrà dire che mi procurerò sto cavolo di certificato 

medico. Lo chiederò a Quaresma. Non credo che possa essere un 

problema per lui. Credo.

-Va bene, Santoro, fammi sondare il terreno, poi ti richiamo.

-Grazie Ambrò, sei veramente un amico. Sei un vero carabiniere.

-E ti sei un pirla. Si va sempre a cacciare nei guai. A che pro, poi?

-Cazzanì, lo sai che io credo in poche cose e la seconda è l'Arma 

dei Carabinieri.

Cazzaniga taceva.

-Cazzanì, dovresti chiedermi qual'è la prima, a questo punto. Va 

be', te lo dico io. La musa della Giustizia. Tu non lo faresti per 

un collega?

-Per lei si...Non per un portoghese conosciuto da un paio di giorni. Capirei una bella figa...

-Farò finta di non aver sentito, disse Santoro.

-Ti ga rasun , mi scusi...è che sono preoccupato per lei.

-Lo so. Ma non devi esserlo. Non posso negare la mia natura.

-Questo è il vero problema. Sempre con questo dogma della 

giustizia!

-Non pretendo di fare l'eroe. Farò quanto in mio potere per 

restituire dignità ad un collega morto ed ai suoi familiari.

-Va bene, Sciur Marescial, adesso devo studiarmi la cosa. Poi  

richiamo.

-Sì ma hai capito quando devi telefonarmi, vero?

-Per ieri.

-Bingo, disse Santoro.
-
E sempre sto bingo esterofilo, non può dire Tombola, per una 

volta?

-Be', è un'idea. Sicuro che lavori per i carabinieri?

Cazzaniga non disse niente.

-Scherzavo. Vai Ambrò, confido nella tua astuzia lombarda.

-L'astuzia è una cosa del sud. Figli di Ulisse.

-Cos'è una metafora?

-In un certo senso...Disse Cazzaniga.

Stava cominciando a metabolizzare la cosa.






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