Quaresma disse a Santoro-incontriamoci domani. Fuori di qui.
-Come ci vediamo domani? E il corso che
sto facendo?
-Ma andiamo, stento a credere che lei
non voglia conoscere la
verità su Tiago Carvalho. Dopotutto era un
suo collega: un
carabiniere portoghese. Non credo che lei non riesca
a trovare
un modo per dedicarsi a questa indagine. Sia chiaro io non
devo
essere coinvolto, per due ordini di motivi: in primo luogo
perchè
non esiste un'indagine ufficiale. In secondo luogo perchè io
rischio il culo. E la pensione.
Santoro non disse niente. Quaresma
doveva essere un fine
conoscitore dell'animo umano. E si doveva
essere reso conto che
Santoro non era tipo da lasciar correre. Era
fregato. Ma non
poteva defilarsi. Non sarebbe stato da lui.
-D'accordo disse appena ebbe diradato
la nebbia dei suoi
pensieri. Ci vediamo domani.
-Ma non qui, questo è fuori discussione. Ci
incontreremo in un
bar, in Rossio. Proprio all'inizio di Rua Augusta,
sulla destra. Si
chiama Bar Sao Bento. Fanno degli ottimi pastel a
base di pesce
e pollo. Ci vediamo lì domani mattina.
Santoro non disse niente. E fece per
andarsene.
-Maresciallo, fece Quaresma, non
dimentica proprio nulla?
Santoro si voltò e chiese-cosa?
Queresma gli porse la mano. Santoro la
strinse seguendo una
specie di automatismo.
Poi uscì. Mentre usciva dallo studio
di Quaresma questi gli disse-
alle dieci in punto, mi raccomando.
-Ci sarò, disse convintamente il
maresciallo Pugliese.
Uscì per strada nel largo antistante
il Comando. Salutò con la
mano la sentinella di colore. Lei rispose
militarmente. E con il
viso gli dette un cenno d'intesa. Forse lei
sapeva cosa era
accaduto,intuì Santoro, ma essendo inquadrata dalle telecamere
non doveva darlo troppo a vedere.
Scendendo verso Rossio, a destra vide piantato nel centro di un
vicolo di scale in discesa un enorme pilastro metallico.
Era un
ascensore, un elevador, come lo chiamavano a Lisbona. Era una
delle numerose ascensori cui si poteva accedere con il biglietto
del
tram e in cima al quale si poteva godere il panorama della
città. Si
poteva vedere il centro di Lisbona con i suoi tetti rossi e
le
abitazioni classiche , vintage, che non superavano i due o tre
piani.
E i palazzi delle sedi dei vari distretti ministeriali o degli
uffici amministrativi della
municipalità urbana. Mentre si
dirigeva al proprio albergo cominciò
a pensare a cosa fare.
Doveva parlare con Cazzaniga. Eh, sì, non
c'era verso, il Cazza ,
ancora una volta lo doveva coprire. Anche se non sapeva ancora
come. Non riusciva ad immaginarlo. Così mentre
camminava sui
viali pieni di turisti, nonostante la stagione
invernale, tirò fuori
la sua Zanna di dinosauro, il Nokia.
Chiamò direttamente Cazzaniga.
Cazzaniga rispose subito.
-Uellah, Marescial, cum te stet?
-Non bene , Cazzanì, non bene. Mai
stato così lontano dallo stare
bene.
-Ueh, se gh'è?? Non sta bene? Fece Cazzaniga con il suo tipico
accento milanese.
Santoro gli raccontò tutta la vicenda,
senza omettere nulla.
Cazzaniga tacque per qualche minuto.
-Cazzanì, ci sei? Ti si è paralizzata
la lingua?
-Ci sono, ci sono. E' che se ho capito
bene vuol svolgere
un'indagine per tuo conto in Portogallo, giusto?
-Esatto, Cazzanì. Vedo che sei pronto
per il premio Pulitzer. Hai f
fatto delle cure di fosforo,
ultimamente? Disse sarcastico.
-Ma io poi dico, ma chi cavolo era
questo Carvalho. Non era
mica un suo collega. Era portoghese, non
vedo cosa c'entri lei
con le sue faccende e con il Portogallo. Non si metta nei pasticci.
Sa che sono suo amico.
-E proprio perchè mi sei amico che ti
chiedo di darmi una mano.
-E come?
-Inventati qualcosa per farmi restare
in Portogallo.
-Sì, ma cosa? Quello, Gianuli poi chi
lo sente. Vorrà dei dettagli,
delle giustificazioni.
-Non so cosa dirti. Inventati qualcosa.
Che mi sono ammalato,
che devo operarmi di appendicite, che ho avuto
un attacco
improvviso.
-Quello vorrà vedere il certificato
medico. Lo sai com'è fatto. Voi
meridionali siete sempre sospettosi di
natura.
-E va be', vorrà dire che mi procurerò
sto cavolo di certificato
medico. Lo chiederò a Quaresma. Non credo
che possa essere un
problema per lui. Credo.
-Va bene, Santoro, fammi sondare il
terreno, poi ti richiamo.
-Grazie Ambrò, sei veramente un amico.
Sei un vero carabiniere.
-E ti sei un pirla. Si va sempre a
cacciare nei guai. A che pro, poi?
-Cazzanì, lo sai che io credo in poche
cose e la seconda è l'Arma
dei Carabinieri.
Cazzaniga taceva.
-Cazzanì, dovresti chiedermi qual'è
la prima, a questo punto. Va
be', te lo dico io. La musa della
Giustizia. Tu non lo faresti per
un collega?
-Per lei si...Non per un portoghese
conosciuto da un paio di giorni. Capirei una bella figa...
-Farò finta di non aver sentito, disse
Santoro.
-Ti ga rasun , mi scusi...è che sono
preoccupato per lei.
-Lo so. Ma non devi esserlo. Non posso
negare la mia natura.
-Questo è il vero problema. Sempre con
questo dogma della
giustizia!
-Non pretendo di fare l'eroe. Farò
quanto in mio potere per
restituire dignità ad un collega morto ed
ai suoi familiari.
-Va bene, Sciur Marescial, adesso devo
studiarmi la cosa. Poi
richiamo.
-Sì ma hai capito quando devi
telefonarmi, vero?
-Per ieri.
-Bingo, disse Santoro.
-
E sempre sto bingo esterofilo, non
può dire Tombola, per una
volta?
-Be', è un'idea. Sicuro che lavori per
i carabinieri?
Cazzaniga non disse niente.
-Scherzavo. Vai Ambrò, confido nella
tua astuzia lombarda.
-L'astuzia è una cosa del sud.
Figli di Ulisse.
-Cos'è una metafora?
-In un certo senso...Disse Cazzaniga.
Stava cominciando a metabolizzare la cosa.
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