lunedì 11 marzo 2019

Lisboa 11

Santoro lesse l'indirizzo, e il nome: Marutza Silva. Abitava in 

Rua Conde Redondo. Al 5. Non lontano dal suo Hotel, vicino a 

Praca Marques Pombal. Ci poteva andare a piedi. Lisbona, il 

centro della città, dopotutto, era come Bari Vecchia, si disse. 

Non  troppo ampio, da percorrere tutto a piedi in una mezz'ora, 

quaranta minuti. Si mise di buona lena. Non che non potesse 

prendere dei mezzi, ma camminare lo aiutava a pensare. Era un 

segugio, quando andava a caccia doveva sentire gli odori 

nell'aria. A proposito di odori nell'aria, la colite per il momento 

taceva. Segno che era concentrato al 100% sull'indagine.

Percorse le avenidas in mezzo a bici e monopattini elettrici che 

imperversavano nelle  corsie preferenziali, parallele alle strade 

trafficate d'auto. I disegni geometrici sui marciapiedi 

contrappuntavano caleidoscopicamente con le insegne dei negozi 

, dei ristoranti, dei bar, dei Macdonald. Incontrò un mucchio di 

persone per strada, che andavano a piedi. Quasi tutti di colore.

Poi una volta in piazza Pombal prese a destra e si insinuò in un 

dedalo di vie e di saliscendi (Lisboa non era piatta, scendeva 

dalla collina verso il mare. Le case di pochi piani coperte dalle 

tegole rosse facevano da corona ai tram cigolanti e agli autobus 

di linea rossi. Un po' londinesi, volendo).

Una volta in rua Conde Redondo, cominciò a dare un'occhiata 

ai civici. Vide il numero 5. C'era un campanello old style. A 

fianco ad un pulsante della pulsantiera vide scritto Maritza 

Silva. Si chiamava Maritza, come la cantante fadista di origine 

angolana, la moglie di Carvalho. E magari era nera o mulatta, 

pure lei, coi capelli ossigenati. Provò a immaginarla, questa 

mangiatrice di uomini.

Suonò due volte in sequenza. Il portoncino si aprì. Nessuno 

rispose. Santoro aprì il portone. Dentro una rampa di scale . 

Cominciò a salire. Lungo la ringhiera, in alto vide una donna, 

capelli lunghi, che sbirciava. Era un paio di piani più su.

Al terzo piano Santoro si trovò di fronte ad una donna . Non era 

una donna. No. Era un monumento all'anatomia umana 

femminile. Jeans stretti attillati, tacchi a spillo, seno scultoreo, 

bianca ma dai tratti esotici, africanoidi. Capelli lunghi ricci. Era 

bellissima.

-Maritza Silva? Le fece Santoro chiedendosi perché sul 

campanello non ci fosse Maritza Carvalho.

-Sì, chi la desidera?

-Mi chiamo Santoro. Sono italiano. Conoscevo suo marito, disse.

Maritza Silva lo osservò per un lungo minuto. Molto seriamente. 

Che esemplare superbo di donna matura, pensò Santoro. Poteva 

avere dai 35 ai 45 anni, chi poteva dirlo? Ma portati 

divinamente. Molto curata, truccata, unghie rosse smaltate, 

rossetto viola senza alcuna sbavatura. Viso rilassato, non da 

donna infranta.

Lo fece entrate in casa con un gesto della mano, precedendolo.

L'appartamento era molto caldo, arredato con mobili antichi, 

ma non pacchiani.

Si accomodarono nel salottino, davanti ad una Tv , che per 

l'occasione era spenta.

-Lei è della polizia? Chiese la donna.

-In un certo senso, sì. Avevo conosciuto suo marito durante un 

recente corso di aggiornamento, disse Santoro.

-Lei sa che non andavo d'accordo con lui?

-So che eravate separati, se non ricordo male.

-Si, stavamo divorziando. Non vivevamo più insieme. Questa 

infatti è casa mia.

Poi tacque. Osservò Santoro come il maschio di una mantide 

religiosa.

-Senta, vorrei farle solo qualche domanda.

-Sta svolgendo un'indagine?

-No. E come potrei? Sono solo stupito dalla sua morte. Ci siamo 

conosciuti per poco e mi era simpatico. Non so come spiegare. 

Ha presente quando uno conosce una persona e sente di esserle 

amico anche se non si sono mai visti prima?

-Sì, ho presente, disse la Silva. E accennò ad un sorriso.

- Gli volevo molto bene. Ma lui non c'era mai. Lavorava troppo 

sospetto che non mi fosse completamente fedele. Ma 

naturalmente questo fatto ora non ha più importanza.

-Ecco, vengo subito al punto. Scusi ma devo chiederglielo, 

signora.

-Prego, dica.

-Suo marito faceva uso di droghe?

Maritza se ne stette per qualche secondo a riflettere. Come se 

stesse raccogliendo le forze.

-No. Mio marito era uno sportivo. Non credo che abbia mai fatto 

uso di droghe.

-E che effetto le ha fatto, sapere che era morto per un overdose 

di eroina?

Maritza Silva scosse lievemente i capelli, in un gesto civettuolo, 

molto femme fatale.

-Ha detto che non sta svolgendo un'indagine, ma da queste 

domande non mi sembra, disse.

-Può rispondere alla mia domanda, per favore?

-Be', sì, devo essere sincera. Mi è sembrato strano. Anche se da 

uno come lui ci si poteva aspettare di tutto.

-In che senso?

-Era un uomo che amava sperimentare. E non aveva paura di 

niente. Magari negli ultimi tempi poteva aver scoperto la droga.

Santoro la osservò direttamente negli occhi. Lei avvertì un 

brivido.

-Dice sul serio?

-No, fece, dopo un minuto di silenzio.

-Allora, mi dica, che idea si è fatta?

-Non lo so. Non mi sono fatta un idea. Sono dispiaciuta per la 

sua morte. Siamo stati sposati per molti anni, anche se non 

abbiamo avuto figli, non vuol dire che non ci considerassimo 

una famiglia.

-Dispiaciuta?

-Sì, certo. Non mi sono tagliata le vene, ma sì. Sono dispiaciuta.

-Signora Silva, sa se suo marito poteva avere dei nemici?

-Nella sua posizione non poteva non averne. Lui era uno onesto, 

scrupoloso, intransigente. Direi che era incorruttibile. Queste 

caratteristiche in un paese come il Portogallo, può portare ad 

avere molti nemici.

-Anche fra i suoi colleghi?

-Soprattutto, risposte la signora Silva.

La prontezza con cui aveva risposto, pensò Santoro, poteva 

rappresentare un indizio.

-Posso offrirle qualcosa? Fece improvvisamente la Silva.

-Be', a dire il vero sì. Ce l'ha una camomilla?

-Una camomilla? Disse meravigliata la signora Silva.

-Sì, grazie. Se ha una camomilla da offrirmi, fa di me una 

persona felice.

-D'accordo, disse la Silva.

Si alzò di scatto e fece per andare a preparare qualcosa in cucina.

Tornò subito dopo.

-Ho messo l'acqua a risaldarsi, disse. Comunque posso dirle una cosa?

-Prego, fece Santoro.

-Che tipo strano è lei...

-Non è la prima che me lo dicono. E credo che non sarà l'ultima, 

disse Santoro.

La Silva gli sorrise e  Santoro ebbe un sussulto ormonale.

Tornò in cucina.

Due minuti dopo tornò con un vassoietto con su alcuni pasteleis 

da Nata e una tazza di camomilla.

-Lei non prende niente? Le chiese Santoro.

-No. A quest'ora non prendo mai niente. Non so perché, ma 

mangio sempre ad orari fissi e fra i pasti non prendo mai nulla. 

Nemmeno un caffè.

-Adesso siamo in due ad essere strani, fece Santoro.

La Silva gli sorrise ancora.

Mentre Santoro sorseggiava la sua camomilla, sotto gli occhi 

attenti della signora Silva, ad un certo punto disse- senta, 

giochiamo a carte scoperte. Suo marito, d'accordo, con lui aveva 

chiuso...ma a me piaceva come persona. E soprattutto sento che 

è profondamente ingiusto che abbia chiuso la sua carriera e 

concluso la sua vita con questa macchia indecorosa. Soprattutto 

se non lo meritava. Non crede?

La Silva sospirò. Restò a riflettere a lungo.

-La prego, mi dia qualche indizio. Chi poteva volere la sua 

morte. Non solo fisica, ma anche , diciamo così, politica? Lei 

capirà bene che un funzionario dello stato morto per overdose di 

eroina da eroe diventa , sul piano dell'immagine, un farabutto. E 

lei crede che il suo ex marito meritasse questo?

La signora Silva prese a giocherellare nervosamente con le 

punte dei sui capelli. Prendeva tempo. Santoro sorseggiò la sua 

camomilla.

-Non saprei farle dei nomi. Ho delle sensazioni, disse a quel 

punto.
Santoro si illuminò.

-Lui con la droga c'aveva a che fare, sì. Ma nel senso che la 

odiava. E odiava gli spacciatori. Parlo di eroina e cocaina, 

ovviamente. So che stava lavorando a qualcosa di grosso. Un 

grosso traffico. E so che era nervoso perché sembra che fossero 

implicati dei pezzi grossi.

-Appartenenti al suo stesso corpo?

-Può darsi, disse la Silva, enigmatica.

-Può essere più precisa?

-Se sapessi di più, anche se lei non ha nessun titolo e nessun 

motivo per venirne a conoscenza, mi creda, glielo direi. Perché 

credo che lei sia sincero.

-La ringrazio, disse Santoro. Finì la camomilla.

-Era molto buona, la camomilla. Grazie, disse Santoro 

candidamente.

Fece per alzarsi.

-Si tratterrà a  lungo a Lisbona? Chiese la signora  Silva.

-Lo stretto necessario.

-Per fare cosa.

-Per dare un po' di dignità ad un uomo che se la meritava.

Maritza Silva lo osservò direttamente in viso. Lo fissò.

-Mi creda, se mi viene qualcosa in mente la aiuterò, gli disse.

Santoro gli dette un suo biglietto da visita.

Prima di uscire le strinse la mano.

-Grazie, disse Maritza Silva.

-Grazie a lei. Mi è stata molto d'aiuto. Il fatto stesso che lei 

sospetti che il suo ex marito, molto probabilmente, non sia 

morto nelle circostanze in cui si vuole far credere che sia morto, 

mi induce a pensare che io debba andare avanti con la mia 

investigazione.

La Silva non disse nulla. Santoro posò il biglietto da visita sul 

tavolino a fianco al vassoio della camomilla.

La signora Silva accompagnò Santoro alla porta. Santoro le 

dette un'ultima occhiata. In un altra vita, in un altro momento, 

pensò. Ma capiva Carvalho. E capiva anche il fatto che ci sono 

delle donne così belle che si può persino accettare di dividerle 

con altri.

Nessun commento:

Posta un commento