Rua Conde Redondo. Al 5. Non lontano dal suo Hotel, vicino a
Praca Marques Pombal. Ci poteva andare a piedi. Lisbona, il
centro della città, dopotutto, era come Bari Vecchia, si disse.
Non troppo ampio, da percorrere tutto a piedi in una mezz'ora,
quaranta minuti. Si mise di buona lena. Non che non potesse
prendere dei mezzi, ma camminare lo aiutava a pensare. Era un
segugio, quando andava a caccia doveva sentire gli odori
nell'aria. A proposito di odori nell'aria, la colite per il momento
taceva. Segno che era concentrato al 100% sull'indagine.
Percorse le avenidas in mezzo a bici e monopattini elettrici che
imperversavano nelle corsie preferenziali, parallele alle strade
trafficate d'auto. I disegni geometrici sui marciapiedi
contrappuntavano caleidoscopicamente con le insegne dei negozi
, dei ristoranti, dei bar, dei Macdonald. Incontrò un mucchio di
persone per strada, che andavano a piedi. Quasi tutti di colore.
Poi una volta in piazza Pombal prese a destra e si insinuò in un
dedalo di vie e di saliscendi (Lisboa non era piatta, scendeva
dalla collina verso il mare. Le case di pochi piani coperte dalle
tegole rosse facevano da corona ai tram cigolanti e agli autobus
di linea rossi. Un po' londinesi, volendo).
Una volta in rua Conde Redondo, cominciò a dare un'occhiata
ai civici. Vide il numero 5. C'era un campanello old style. A
fianco ad un pulsante della pulsantiera vide scritto Maritza
Silva. Si chiamava Maritza, come la cantante fadista di origine
angolana, la moglie di Carvalho. E magari era nera o mulatta,
pure lei, coi capelli ossigenati. Provò a immaginarla, questa
mangiatrice di uomini.
Suonò due volte in sequenza. Il portoncino si aprì. Nessuno
rispose. Santoro aprì il portone. Dentro una rampa di scale .
Cominciò a salire. Lungo la ringhiera, in alto vide una donna,
capelli lunghi, che sbirciava. Era un paio di piani più su.
Al terzo piano Santoro si trovò di fronte ad una donna . Non era
una donna. No. Era un monumento all'anatomia umana
femminile. Jeans stretti attillati, tacchi a spillo, seno scultoreo,
bianca ma dai tratti esotici, africanoidi. Capelli lunghi ricci. Era
bellissima.
-Maritza Silva? Le fece Santoro chiedendosi perché sul
campanello non ci fosse Maritza Carvalho.
-Sì, chi la desidera?
-Mi chiamo Santoro. Sono italiano. Conoscevo suo marito, disse.
Maritza Silva lo osservò per un lungo minuto. Molto seriamente.
Che esemplare superbo di donna matura, pensò Santoro. Poteva
avere dai 35 ai 45 anni, chi poteva dirlo? Ma portati
divinamente. Molto curata, truccata, unghie rosse smaltate,
rossetto viola senza alcuna sbavatura. Viso rilassato, non da
donna infranta.
Lo fece entrate in casa con un gesto della mano, precedendolo.
L'appartamento era molto caldo, arredato con mobili antichi,
ma non pacchiani.
Si accomodarono nel salottino, davanti ad una Tv , che per
l'occasione era spenta.
-Lei è della polizia? Chiese la donna.
-In un certo senso, sì. Avevo conosciuto suo marito durante un
recente corso di aggiornamento, disse Santoro.
-Lei sa che non andavo d'accordo con lui?
-So che eravate separati, se non ricordo male.
-Si, stavamo divorziando. Non vivevamo più insieme. Questa
infatti è casa mia.
Poi tacque. Osservò Santoro come il maschio di una mantide
religiosa.
-Senta, vorrei farle solo qualche domanda.
-Sta svolgendo un'indagine?
-No. E come potrei? Sono solo stupito dalla sua morte. Ci siamo
conosciuti per poco e mi era simpatico. Non so come spiegare.
Ha presente quando uno conosce una persona e sente di esserle
amico anche se non si sono mai visti prima?
-Sì, ho presente, disse la Silva. E accennò ad un sorriso.
- Gli volevo molto bene. Ma lui non c'era mai. Lavorava troppo
e sospetto che non mi fosse completamente fedele. Ma
naturalmente questo fatto ora non ha più importanza.
-Ecco, vengo subito al punto. Scusi ma devo chiederglielo,
signora.
-Prego, dica.
-Suo marito faceva uso di droghe?
Maritza se ne stette per qualche secondo a riflettere. Come se
stesse raccogliendo le forze.
-No. Mio marito era uno sportivo. Non credo che abbia mai fatto
uso di droghe.
-E che effetto le ha fatto, sapere che era morto per un overdose
di eroina?
Maritza Silva scosse lievemente i capelli, in un gesto civettuolo,
molto femme fatale.
-Ha detto che non sta svolgendo un'indagine, ma da queste
domande non mi sembra, disse.
-Può rispondere alla mia domanda, per favore?
-Be', sì, devo essere sincera. Mi è sembrato strano. Anche se da
uno come lui ci si poteva aspettare di tutto.
-In che senso?
-Era un uomo che amava sperimentare. E non aveva paura di
niente. Magari negli ultimi tempi poteva aver scoperto la droga.
Santoro la osservò direttamente negli occhi. Lei avvertì un
brivido.
-Dice sul serio?
-No, fece, dopo un minuto di silenzio.
-Allora, mi dica, che idea si è fatta?
-Non lo so. Non mi sono fatta un idea. Sono dispiaciuta per la
sua morte. Siamo stati sposati per molti anni, anche se non
abbiamo avuto figli, non vuol dire che non ci considerassimo
una famiglia.
-Dispiaciuta?
-Sì, certo. Non mi sono tagliata le vene, ma sì. Sono dispiaciuta.
-Signora Silva, sa se suo marito poteva avere dei nemici?
-Nella sua posizione non poteva non averne. Lui era uno onesto,
scrupoloso, intransigente. Direi che era incorruttibile. Queste
caratteristiche in un paese come il Portogallo, può portare ad
avere molti nemici.
-Anche fra i suoi colleghi?
-Soprattutto, risposte la signora Silva.
La prontezza con cui aveva risposto, pensò Santoro, poteva
rappresentare un indizio.
-Posso offrirle qualcosa? Fece improvvisamente la Silva.
-Be', a dire il vero sì. Ce l'ha una camomilla?
-Una camomilla? Disse meravigliata la signora Silva.
-Sì, grazie. Se ha una camomilla da offrirmi, fa di me una
persona felice.
-D'accordo, disse la Silva.
Si alzò di scatto e fece per andare a preparare qualcosa in cucina.
Tornò subito dopo.
-Ho messo l'acqua a risaldarsi, disse. Comunque posso dirle una cosa?
-Prego, fece Santoro.
-Che tipo strano è lei...
-Non è la prima che me lo dicono. E credo che non sarà l'ultima,
disse Santoro.
La Silva gli sorrise e Santoro ebbe un sussulto ormonale.
Tornò in cucina.
Due minuti dopo tornò con un vassoietto con su alcuni pasteleis
da Nata e una tazza di camomilla.
-Lei non prende niente? Le chiese Santoro.
-No. A quest'ora non prendo mai niente. Non so perché, ma
mangio sempre ad orari fissi e fra i pasti non prendo mai nulla.
Nemmeno un caffè.
-Adesso siamo in due ad essere strani, fece Santoro.
La Silva gli sorrise ancora.
Mentre Santoro sorseggiava la sua camomilla, sotto gli occhi
attenti della signora Silva, ad un certo punto disse- senta,
giochiamo a carte scoperte. Suo marito, d'accordo, con lui aveva
chiuso...ma a me piaceva come persona. E soprattutto sento che
è profondamente ingiusto che abbia chiuso la sua carriera e
concluso la sua vita con questa macchia indecorosa. Soprattutto
se non lo meritava. Non crede?
La Silva sospirò. Restò a riflettere a lungo.
-La prego, mi dia qualche indizio. Chi poteva volere la sua
morte. Non solo fisica, ma anche , diciamo così, politica? Lei
capirà bene che un funzionario dello stato morto per overdose di
eroina da eroe diventa , sul piano dell'immagine, un farabutto. E
lei crede che il suo ex marito meritasse questo?
La signora Silva prese a giocherellare nervosamente con le
punte dei sui capelli. Prendeva tempo. Santoro sorseggiò la sua
camomilla.
-Non saprei farle dei nomi. Ho delle sensazioni, disse a quel
punto.
Santoro si illuminò.
Santoro si illuminò.
-Lui con la droga c'aveva a che fare, sì. Ma nel senso che la
odiava. E odiava gli spacciatori. Parlo di eroina e cocaina,
ovviamente. So che stava lavorando a qualcosa di grosso. Un
grosso traffico. E so che era nervoso perché sembra che fossero
implicati dei pezzi grossi.
-Appartenenti al suo stesso corpo?
-Può darsi, disse la Silva, enigmatica.
-Può essere più precisa?
-Se sapessi di più, anche se lei non ha nessun titolo e nessun
motivo per venirne a conoscenza, mi creda, glielo direi. Perché
credo che lei sia sincero.
-La ringrazio, disse Santoro. Finì la camomilla.
-Era molto buona, la camomilla. Grazie, disse Santoro
candidamente.
Fece per alzarsi.
-Si tratterrà a lungo a Lisbona? Chiese la signora Silva.
-Lo stretto necessario.
-Per fare cosa.
-Per dare un po' di dignità ad un uomo che se la meritava.
Maritza Silva lo osservò direttamente in viso. Lo fissò.
-Mi creda, se mi viene qualcosa in mente la aiuterò, gli disse.
Santoro gli dette un suo biglietto da visita.
Prima di uscire le strinse la mano.
-Grazie, disse Maritza Silva.
-Grazie a lei. Mi è stata molto d'aiuto. Il fatto stesso che lei
sospetti che il suo ex marito, molto probabilmente, non sia
morto nelle circostanze in cui si vuole far credere che sia morto,
mi induce a pensare che io debba andare avanti con la mia
investigazione.
La Silva non disse nulla. Santoro posò il biglietto da visita sul
tavolino a fianco al vassoio della camomilla.
La signora Silva accompagnò Santoro alla porta. Santoro le
dette un'ultima occhiata. In un altra vita, in un altro momento,
pensò. Ma capiva Carvalho. E capiva anche il fatto che ci sono
delle donne così belle che si può persino accettare di dividerle
con altri.
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