venerdì 5 luglio 2019

Lisboa 18

Gironzolò ancora nei pressi del luogo del delitto. La zona era 

circondata da nastri e c'era un poliziotto a guardia. Il perimetro 

del ritrovamento del cadavere. Santoro doveva agire in fretta, 

usare uno stratagemma. Doveva creare un diversivo. C'erano 

degli autobus cabriolet , lì nei pressi, quelli  per fare delle gite in 

città, per i turisti pigri culi di pietra che vogliono vedere la 

maggior parte dei monumenti standosene seduti . Si avvicinò ad 

uno di quei bestioni di metallo. Entrò dentro. All'interno del 

piano inferiore, che era quello coperto, c'era un tizio sulla 

sessantina, seduto. Doveva essere un tedesco. Un uomo con la 

barba bianca, vestito bene, con uno zaino da turista e una faccia 

da turista e un naso da bevitore di birra. Occhi azzurri.

Senza esitazione gli si avvicinò e con quel po' di inglese che 

conosceva cominciò a insultarlo. A dargli del nazista. L'uomo 

cominciò a ad alterarsi. Quando Santoro gli diede nuovamente 

del nazista, il tedesco si alzò per reagire fisicamente agli insulti 

 Un altro tizio che era seduto poco dietro, doveva essere un 

inglese si mise in mezzo per bloccare il tedesco. 

Presto si creò un capannello. Il poliziotto lì nei pressi , era da 

solo. Capì che stava accadendo qualcosa che necessitava di un 

suo intervento. Abbandonò la sua postazione. A quel punto 

Santoro sgusciò via lasciando che il casino che aveva creato si 

sviluppasse da sé. Quando il poliziotto entrò dentro, Santoro 

uscì dalla porta sul lato dell'autobus, percorse il perimetro del 

mezzo e rientrò dalla porta del sedile di guida. Manovrò una 

leva, tirò via la chiave dal quadro ( l'autista in quel momento 

non c'era) e richiuse dentro tutti. Quelli che litigavano ed il 

poliziotto non si accorsero di niente. Santoro doveva agire in 

fretta. Passò sotto i nastri del perimetro del luogo del 

ritrovamento del cadavere e cominciò ad ispezionare l'erba 

intorno. C'erano stati degli specialisti, prima, senza dubbio. Ma 

qualcosa sempre sfugge, pensò. Osservava minuziosamente ma 

non trovava nulla. Poi vide un mozzicone di sigaretta. 

Inspiegabilmente lasciato lì dagli uomini della scientifica. Con 

un fazzolettino di carta lo raccolse , raggomitolò il tovagliolino  e 

se lo mise in tasca. Forse non era nulla o forse addirittura 

poteva essere della sigaretta dell'assassino. O di qualcuno degli 

assassini. C'erano molte orme intorno alla sagoma di cartone del 

cadavere. Forse erano in parecchi. Il poliziotto nel pullman  notò 

qualcosa e fece per scendere dall'autobus. Ma restò bloccato nel 

mezzo. Gracchiò qualcosa nel suo woki toki. E Santoro capì che 

era il momento di levare le tende. Come un fulmine prese la 

salita a destra della raggiera di strade intorno alla statua del 

marchese Pombal e velocemente scomparve nel traffico 

attraversando la strada , confondendosi con la gente.

Era ormai lontano e percorreva rua da Artilharia, lungo il muro 

di graffiti , con Tupac e Marilyn Monroe che la facevano da 

padroni sullo sfondo grigio del muro che sarebbe stato 

insignificante come perimetro di edifici amministrativi.

A zig zag entrò nelle strade lì intorno. Poi il cellulare squillò. Era 

Cazzaniga. Aveva trovato un posto per Santoro, dove nessuno gli 

avrebbe chiesto documenti o generalità né affini. Santoro annotò 

mentalmente l'indirizzo. Cazzaniga disse che per i documenti ci 

sarebbe voluto molto tempo. Tempo che Santoro non aveva. 

Chiuse il telefono. Si fermò lungo la pensilina di una 

fermata degli autobus. Sotto la pensilina c'era una mappa di 

Lisbona. Non aveva bisogno di nessun telefono di nuova 

generazione. Topografia, ecco cosa sarebbe bastato. Nozioni di 

base. Sotto i quadranti della mappa individuò l'indirizzo. Si 

orientò individuando rua da Artilharia, dov'era in quel 

momento. E si diresse verso rua Marques De Fronteira. Sempre 

a piedi. E di fretta. In una perpendicolare, al numero 12, suonò 

al citofono. Sul citofono c'era scritto Fernandes. Una voce chiese 

chi fosse.

-Sono Santoro, disse Santoro. Il portoncino si aprì di seguito ad 

un rumore di scossa elettrica e Santoro vi entrò dentro come un 

razzo.

Una signora anziana gli fece cenno, in cima alla rampa di scale 

(che Santoro percorse come un praticante di crossfit) che poteva 

entrare. C'era un corridoio e lungo il corridoio, cinque o sei 

porte. La signora con una chiave ne aprì una. Fece cenno a 

Santoro di entrare. In portoghese disse che più tardi sarebbe 

venuto e trovarlo il dottor Merzagora. Chi fosse questo dottor 

Merzagora , a Santoro, non era dato di sapere. Ci avrebbe 

pensato più tardi. Si stese sul letto, un letto singolo. La camera 

era carina. Annesso c'era anche un piccolo bagno con doccia. La 

vecchia che lo aveva accolto, come gli aveva preannunciato 

Cazzaniga, non gli aveva chiesto alcun documento. Pochi minuti 

dopo Santoro si addormentò. E sognò il dottor Merzagora. 

Aveva la faccia di Michael Caine. 

domenica 23 giugno 2019

Lisboa 17

Dunque, si era punto e a capo. Delle due l'una , o Quaresma

 bluffava o veramente quel video non proveniva da qualcuno 

delle forze dell'ordine portoghesi. O magari anche , proveniva 

da qualcuno dell'interno delle forze dell'ordine portoghesi , 

ma forse non della Guardia Repubblicana. Santoro era 

stranamente tranquillo. Gli dispiaceva per Vanessa, ma non 

ricordava molto della ragazza. A parte che l'aveva conosciuta 

allo stadio di atletica e che conosceva Carvalho. I giornali 

avevano riportato la notizia e alcuni fotogrammi del video in cui 

Santoro era impegnato nella sua performance amatoria erano 

stati ingranditi e pubblicati. Le immagini per fortuna non erano 

proprio nitide. Era abbastanza buio, in quella stanza. Ma uno 

che lo conoscesse avrebbe potuto sospettare di lui. Ad ogni modo 

non poteva rischiare. Girava con il suo trolley da qualche parte 

sotto la ruota panoramica di Piazza Pombal. C'era una corona 

di fiori dove avevano trovato Vanessa. Era un atleta abbastanza 

conosciuta. Certo, non era un calciatore, ma quel delitto stava 

destando scalpore , a Lisbona. E a giudicare da notiziari e 

giornali, in tutto il Portogallo. Santoro non poteva contare su 

nessuno, lì a Lisbona. Si decise a chiamare Cazzaniga.

Prese il telefono e compose il numero.

Dopo pochi secondi Il Cazza rispose.

-Sciur marescial, cum te stet?

-Mai stato così lontano dallo stare bene, grazie.

-Uellah, cus'è l'è success?

-E' successo un casino, Ambrò, sono nel letame animale ed 

umano fino al collo. Pensa che una volta nella masseria di mio 

zio camminando finii in un palmento di sterco di galline e affini, 

avrò avuto sei sette anni. Meno male che ero abbastanza alto per 

la mia età, perché mi immersi in quella roba fino al collo. Mi è 

capitato di pensare, a volte, se fosse stato più profondo, il 

palmento...Niente, sarei annegato nella merda. Tu dici che 

c'entra qualcosa il karma con questa cosa?

-Ueh, ma si sente bene?

-No, Ambrogio, ho già detto come mi sento.

-Ma cos'è successo?

Santoro rese edotto Cazzaniga sugli ultimi fatti.

-Venga via subito, Santoro! Prenda il primo volo! Disse a quel 

punto Cazzaniga.

-Lo sai che non posso.

-Quelli lì, i portoghesi, l'hanno messa in mezzo a qualcuna delle 

loro sporche storie. Non ci vuol molto a capirlo.

-Dì un po', Gianuli è tranquillo?

-S'è bevuta la storia della tua malattia. Anche se comincia a dire 

che la convalescenza dura molto.

-Ambrogio, non mi posso fidare di nessuno. Io ho bisogno di un 

alloggio pulito e di un documento falso.

-Sull'alloggio posso vedere io, ma sul documento...Sarà un po' 

difficile. Ci vuole il suo tempo.

-Ambò...Per ieri.

-Vedo che posso fare. Ma , Santoro, mi dica una cosa:  che ci 

faceva a letto con una ventenne?

-Ambrò, hai presente un tir. Fattelo, ma di cacchi 

tuoi...Comunque ti assicuro che con l'omicidio non c'entro 

niente. Inoltre non mi ricordo di essere andato a letto con 

nessuna. Dalle foto sui giornali , però, mi sono riconosciuto. Ma 

com'è possibile?

Cazzaniga tacque.

-Ambrò ti ho fatto una domanda.

-Sto pensando...L'unica cosa che mi viene in mente è che può 

aver messo in qualcosa che beveva del GHB.

-E che cos'è?

-E' una farmaco che viene usato per potenziare le prestazioni 

sessuali...Solo che non lascia traccia nella memoria di quello che 

hai fatto. E non lascia traccia nell'organismo già dopo qualche 

ora. La ciamen droga dello stupro! 

-E che gusto c'è?

-Non lo so, ma a Milano ultimamente ci sono stati molti casi.

-Bingo! Ecco cos'è stato...Ora capisco. Può essere.

-Lo spero per lei, disse Cazzaniga.

-Perché dici così, credi che abbia ucciso quella povera ragazza?

-Non l'ho pensato nemmeno per un minuto, conoscendola.

-Chi, la ragazza?

-Le stavo dando del "lei".

-Uhm...Cazzanì, aspetto una tua telefonata tra massimo dieci 

minuti. Voglio un posto sicuro a Lisbona dove alloggiare, 

possibilmente dove non chiedono documenti e un passaporto 

falso.

-In dieci minuti posso trovare l'alloggio, non il documento.

-Va bene, almeno l'alloggio. Voglio un posto dove leccarmi le 

ferite e ripartire. Non ho molto tempo, stanotte stessa devo fare 

qualcosa.

-Cosa?

-Non lo so ancora...non te lo posso dire, magari ho il telefono 

sotto controllo.

-Impossibile, quel Nokia lì controlli no.

-Va  be', ti faccio sapere. Nel frattempo forniscimi il nome 

dell'albergo.

-Ma quale albergo...devo trovare delle case private che non 

chiedono documenti e affittano per pochi giorni.

-Va bene, tanto lo sai che mi adatto...

-Ok, Marescial, passo e chiudo.

Santoro chiuse lo sportellino. Per Giuda! GHB, ecco cosa doveva 

essere stato. Era stato drogato. Ecco perché non si ricordava 

niente. Ma quelle immagini, quelle riprese, chi le aveva fatte? 

Aveva ragione a vederci del marcio nella morte di Carvalho. 

C'era qualcuno che voleva farlo fuori. Sapeva qualcosa e doveva 

essere messo a tacere. E anche lui, Santoro, poteva fare la stessa 

fine. Avevano paura che scoprisse qualcosa sul portoghese, 

pensò. Ma cosa aveva scoperto, Carvalho? Individuata 

questa cosa, pensò Santoro, capire chi avesse avuto interesse nel 

farlo fuori sarebbe stato più facile.

Squillò il telefono. Era Quaresma.

-Nemmeno quando sono in Italia ricevo così tante telefonate, 

disse Santoro, che c'è? Che vuoi?

-Non sei stato ancora individuato.

-Ma perché non glielo dici tu?

-Perché dovrei. Io e te stiamo dalla stessa parte.

-Tu dici?Disse Santoro, in tono sarcastico.

-Certo, stupido, non devi avere dubbi. Se non sei ancora in 

carcere con l'accusa infamante di omicidio, lo devi a me. Io so 

chi sei.

-Ah, comunque ho capito cosa è successo quella sera.

-Cosa? Chiese impazientemente Quaresma.

-GHB, ti dice qualcosa?

-Cos'è?

-E' un farmaco usato come droga negli incontri sessuali. Dopo 

che hai fatto quanto devi fare non ti ricordi più nulla. Sono stato 

drogato.

-Sottoponiti a delle analisi, così chiarisci tutto.

-Macchè, dopo poche ore non ne resta traccia nell'organismo.

-Come lo sai, non lavori per la narcotici, che io sappia.

-Ho le mie fonti...E i miei amici.

-Dobbiamo incontrarci, disse Quaresma.

-Lo deciderò io, quando, disse Santoro. Per adesso ti saluto.

-Dove sei adesso.

-Vicino al marchese, disse Santoro.

-Praca Pombal?

-Sì, certo, sono venuto a vedere dov'è morta Vanessa . Faccio un 

giro qui nei pressi per vedere se trovo qualche indizio.

-Sei pazzo? Non devi farti vedere lì, potrebbero riconoscerti. 

L'assassino torna sempre sul luogo del delitto, non lo sai?

-Già, ma l'assassino non sono io, disse Santoro.

-Che ne sai? Hai detto che non ti ricordi niente e che quella roba 

crea l'oblio mentale.

-Ma dalle immagini si vede che io l'ho uccisa?

-No, disse Quaresma, tutt'altro, fece senza ironia.

-Ecco, appunto, Quaresma, tu sei un uomo di mondo e lo sai che 

non sono stato io. Ma troverò chi è stato. Fosse l'ultima cosa che 

faccio su questa terra e in questa dannata città.

-Cos'è, non ti piace Lisbona?

-Mi piace. E' anche per questo che cerco giustizia. Il sangue dei 

martiri desertifica tutto, se a quei martiri non viene data 

giustizia. Se  vuoi tornare ad essere un cittadino fiero della tua 

città, devi augurarti che trovi quei bastardi, concluse Santoro. 

Chiuse lo sportellino del Nokia. 

Attendeva che Cazzaniga gli comunicasse la buona novella. Un 

nome e un indirizzo per riposare, già per quella notte. Santoro 

ne aveva proprio bisogno.

mercoledì 12 giugno 2019

Lisboa 16

La mattina dopo Santoro si svegliò nel letto della sua pensione. 

Non si ricordava nemmeno come ci fosse arrivato. Boh, magari il 

tassista aveva consegnato il suo "cadavere" al portiere di notte. 

Gli faceva male la testa. Si ricordò di Vanessa. Si ricordò che 

conosceva Carvalho. Ma non si ricordava altro. Solo che aveva 

"agganciato" Vanessa allo stadio di atletica. Bene, meglio che 

niente, pensò.

Almeno aveva una fottuta traccia da seguire. In quella città per 

ciechi , sordi e muti dove non era ancora riuscito a cavarci fuori 

un ragno da un buco. Si vestì e si mise in azione.

Nel bar lì nei pressi di avenida Fontes Pereira De Melo. Ordinò 

un tè e due pasteis de nata. Quando la crema dei dolci lisboeti 

cominciò ad entrargli in circolo prese a sentirsi bene. 

Cominciava a pensare. Aveva ben in mente il viso sensuale di 

Vanessa , ma ...Era come se avesse una zona di buio intorno a 

che cosa avessero fatto insieme. Eccettuato il fatto che l'aveva 

incontrata allo Stadio Universitario. E che gli pareva che 

conoscesse Carvalho. Una circostanza strana. Fino a quel 

momento provava solo che la moglie di Carvalho  

probabilmente faceva bene a non fidarsi di lui. Che Cavalho era 

un donnaiolo. Ma c'era dell'altro. Ebbe come la sensazione che 

la chiave di tutto lui l'avrebbe trovata torchiando Vanessa. 

Doveva  fare la parte dell'imprenditore edile ricco in trasferta 

per turismo. E ci voleva un invito a pranzo , o a cena. Ma non lo 

aveva già fatto il giorno prima? Non si ricordava. Nella mente 

gli si cristallizzavano come dei dejavu, ma senza che riuscisse ad 

orientarsi in quelle immagini di già vissuto, confuse e 

frammischiate.

Si mise in azione. Prese la metro in Praca Pombal e prese la 

linea gialla per la fermata Cidade Universitaria. Novembre 

grigio a quell'ora a Lisbona. Ma dentro la metro il popolo 

colorato di studenti e lavoratori multietnici gli mise addosso un 

po' di calore e luce. Nei treni del metropolitano di Lisbona, come 

i lisboeti chiamvano la metro, chiacchieravano tutti 

amabilmente. Era pieno di Brasiliani. Del resto con la lingua in 

comune e l'aura di ex colonia!

 Scese nella fermata preposta. Prese una scala mobile e di colpo 

fu fuori. Doveva fare qualche centinaio di metri a piedi, per 

arrivare allo stadio. Quello lo ricordava.

Entrò nello stadio, pagò due euro d'ingresso e andò negli 

spogliatoi. Aveva con se una borsa con la tuta. La indossò in 

fretta, calzò le scarpe ginniche e si diresse in pista. Gli spogliatoi 

a quell'ora , dieci circa di mattina , erano insolitamente deserti. 

Fuori c'è un sole irreale offuscato dalla foschia novembrina. 

Cominciò la sua camminata a passo svelto. Incontrò varie atleti 

atlete , che correvano, ma di Vanessa nemmeno l'ombra. Si 

allenò di buon passo per un'ora circa. Poi stufo rientrò per una 

doccia. Mentre si spogliava squillò la zanna. Era Quaresma.

-Santoro, che cavolo hai combinato?

-Io, niente, perché?

-Ieri sera dove sei stato?

-Non ci crederai ma non mi ricordo. Mi sono svegliato con un 

mal di testa epico, ma non mi ricordo granchè.

-Dobbiamo incontrarci assolutamente, disse Quaresma.

-Qualche problema?

-Una montagna di problemi, disse Quaresma. Non ti posso dire 

al telefono. Incontriamoci nel solito bar.

-Va bene, disse Santoro, diciamo fra un'ora?

-Diciamo che prima arrivi e meglio è.

-D'accordo, disse Santoro.

Chiuse la zanna , fece una doccia sbrigativa e si rivestì. 

Con "il metropolitano" si risolse di prendere per Rossio. Una 

volta lì, a piedi, sarebbe andato nel bar Sao Bento. Sperava 

tanto di ritrovare l'oste della volta in cui si era incontrato con 

Quaresma. Aveva una gran voglia di spaccargli la faccia. Ma 

cosa gli stava accadendo? Non si riconosceva , quasi. Era per via 

del fatto che cominciava a stufarsi. Giocare in trasferta era 

sempre difficile. E quel campo di Lisbona non è che gli 

aggradasse più di tanto.


Un'ora dopo stava entrando nel Bar. Quaresma erà 

inaspettatamente già lì, seduto ad un tavolo. Aveva davanti due 

tazzine di caffè. Brutto segno, pensò Santoro.

Si sedette salutando Quaresma con un cenno del viso.

-Hai combinato un casino, disse subito Quaresma.

-Che cosa?

-Non urlare. Abbassa la voce, potrebbero sentirci.

-Mi vuoi dire che è successo?

-Questo me lo dovresti dire tu.

-Be', che io sappia non è successo nulla. Sto seguendo una pista 

che potrebbe portarmi a degli sviluppi.

-Lo sai che sei ricercato?

-Ma che dici. Sono sempre stato una persona semplice.

-Hai pure voglia di scherzare?

-Quaresma, per Dio, mi vuoi dire di che diamine stai parlando?

-Non riesci proprio a ricordartelo?

-No, mi spiace.

-In caserma è arrivato un video.

-Uhm...Be', che si vede nel video? Tanto immagino che tu stia 

per dirmelo...

-Ci sei tu che fai sesso con una bella ragazza. Una certa Vanessa 

Dias.

-Eh?

-Non fare il furbo con me...

-Ti giuro che non so di cosa tu stia parlando.

-Da questo momento sei nella merda, disse Quaresma senza 

mezzi termini.

-Perché?

-Perché Vanessa Dias è stata trovata stamattina. Morta. Il suo 

cadavere è stato rinvenuto vicino Praca Marques Pombal. Sotto 

la ruota panoramica.

-E io cosa ho ha che fare con questo?

-C'è un video che ti ritrae mentre fai sesso con lei. Devo andare 

avanti?

Santoro restò qualche secondo a riflettere.

-Questa Vanessa l'ho conosciuta allo Stadio Universitario. 

Dovrebbe avere a che fare con Carvalho. Non ricordo altro.

Quaresma rifletteva. Girava il cucchiaino in una delle due 

tazzine di caffè vuote. Il rumore del cucchiaino risultava a 

Santoro piuttosto molesto.

-Io ti ho riconosciuto, ma non sei stato ancora identificato. Non ci 

vorrà molto che spiccheranno un mandato d'arresto. Io ho 

tenuto la bocca chiusa.

-Scusa un attimo. Prima hai detto che sono ricercato? Cos'è un 

sondaggio sul mio mandato di cattura?

-Hai veramente così tanta voglia di scherzare?

-Scusa un attimo, è chiaro che è una montatura.

-Il video è stato giudicato autentico da degli esperti.

-Non mi ricordo niente. Buio totale. Stamattina mi sono alzato 

con un gran mal di testa. A parte questo e a parte che questa 

Vanessa io l'ho  conosciuta...Diamine, mi ricorderei se fossi stato 

a letto con lei!

-Non so se posso più fidarmi di te. E se fossi un maniaco?

Santoro osservò Quaresma in modo interrogativo. Non si 

ricordava davvero nulla.

-Be', ma il ritrovamento del cadavere ...Com'è morta?

-Avvelenamento da cocktail di sostanze tossiche.

-Avete già fatto l'autopsia? Ma dove siamo a Miami e avete i 

laboratori di Csi?

-Cosa?

-Niente, facevo dell'ironia.

-Il medico che l'ha esaminata ha rilevato un colorito grigiastro 

della pelle: segno che aveva fatto uso di Popper.

-L'ho sempre detto io che la filosofia è pericolosa....

-Hai voglia di fare dell'ironia anche in circostanze come questa?

-Eh che mi sembra che tu mi stia parlando di fantascienza. Cosa 

ho a che vedere io con roba del genere? Non fumo, non bevo, 

mai fatto uso di droghe. Sono pronto a farmi esaminare, se vuoi.

Quaresma riflettè ancora. Girava quel maledetto cucchiaino nel 

caffè assente e a Santoro giravano gli zebedei.

-Che cosa hai scoperto? Chiese Quaresma all'improvviso.

-Che questa Vanessa, pace all'anima sua, e ti prego di credermi 

che sono serio, conosceva Carvalho!

Quaresma lo guardò. Stava cercando di capire quanto Santoro 

fosse sincero.

-Piuttosto, fece Santoro, quanti sono al corrente che sto 

svolgendo un'indagine su Carvalho...A parte tu e io?

-A questo punto non lo so. Certo sei stato dalla vedova di 

Carvalho, magari lei ha avvertito qualcuno. Non possiamo 

tralasciare niente.

-Già...Disse Santoro.

-Be', ma adesso sono in difficoltà. Se scoprono la tua identità sei 

bruciato. Dovrai rispondere di omicidio.

-Non ce ne sarà bisogno.

-Di cosa?

-Che scoprano la mia identità.

-Ma secondo me è questione di giorni.

-Giorni? Be', mi basta qualche giorno. Per risolvere il caso.

-Io non ci credo.

-Nemmeno io. Ma non mi sembra che abbia molte altre scelte.

-Su questo puoi giurarci.

-Lo puoi dire forte.

-Parli come un film western, disse Quaresma.

-E tu come un cartone animato, disse Santoro.

Quaresma non sorrise.

-Che farai  ora? Gli chiese Quaresma.

-Continuerò l'indagine.

-Da dove?
-Non ne ho idea. Ho bisogno di concentrarmi. Tanto ci vorrà più 

di qualche giorno per identificarmi. Non sono schedato come 

criminale...Per il momento.

-Sì ma mi devi dire cosa farai.

-Io non ti devo dire un bel niente, Quaresma. Per quanto ne so 

potresti essere tu ad aver girato quel video di cui non sono al 

corrente e che tu asserisci vedermi come protagonista.

Quaresma abbozzò. Santoro non poteva fidarsi di nessuno.

-Ci sentiremo per telefono. E non ti dirò dove vado ad 

alloggiare! E questo e tutto, chiosò Santoro.

Quaresma lasciò degli euro sul tavolino e , lentamente, si diresse 

verso l'uscita. L'oste osservò Santoro come un delinquente 

abituale. Santoro chiese all'oste se poteva servigli un'aranciata. 

L'oste non si mosse di un millimetro. Santoro si alzò dal tavolo e 

si avvicinò al bancone dietro il quale, in piedi, c'era quel 

portoghese di mezz'età.

-Servimi un'aranciata, disse Santoro, o ti faccio fare due 

chiacchiere con la mia amica di metallo, disse. Dalla fessura 

dell'impermeabile l'oste vide sporgere la canna di una pistola.  

Era stufo. La pazienza era finita.

L'oste si mise subito in movimento per la comanda.



domenica 9 giugno 2019

Lisboa 15

Dopo che ebbero fatto l'amore ancora una volta, Santoro , si 

sentiva strano.

-Scusa, ma hai messo qualcosa nella bevanda?

Vanessa lo fissò con uno sguardo sornione.

-Rispondi!

-Sì, fece lei e andò verso il bagno per farsi una doccia.

Porca puttana, pensò Santoro. Affermazione , non definizione.

Quando Vanessa uscì dalla doccia era sorridente, rilassata. Sotto 

l'accappatoio i suoi capezzoli erano ancora turgidi.

-Cosa mi hai messo nella bevanda?

-Calmati...è una cosa innocua, non fa male. E' un aiutino.

-Un aiutino? Cos'era, viagra?

-No.

-Cos'era?

-Era GHB.

-Cioè?

-E' un farmaco per il cuore che viene usato come stimolante 

sessuale...Nell'uomo migliora tantissimo l'erezione.

-Grazie tante per la fiducia, disse Santoro.

-Non volevo correre rischi, volevo divertirmi, disse Vanessa 

sorridendo.

Santoro cominciò a stare male. Gli girava la testa.

-Che c...osa mi succederà? Fece il Maresciallo.

-Niente di grave, conosco le dosi che si possono usare...Domani 

non ti ricorderai nulla.

-In che senso, disse Santoro a cui girava la testa come se avesse 

bevuto 10 litri di whiskey.

-Ti farai una bella dormita e al risveglio non ricorderai nulla.

-Uhm...E ti pare bello?

-Certo...E' stato uno sballo, hai funzionato come un ventenne con 
la maturità perversa di un maturo, il massimo.

-L'hai presa anche tu?

-Certo.

-Ma non fai dei controlli antidoping?

-Non lascia tracce nell'organismo già nel giro di qualche ora. Ed 

entro un giorno non mi ricorderò nemmeno di cosa sia successo.

-E questo sarebbe divertente? Cancellare i ricordi?

-Sì...Voglio ricordare ora questo momento. Da domani la mia 

vita continua. E anche la tua. Non avrai memoria di ciò che è 

stato.

-Sembra incredibile. Perché al momento ricordo tutto alla 

perfezione.

Vanessa sorrise.

-E' ora di andare, gli disse senza mezzi termini, domani devo 

allenarmi, voglio riposare bene.

Santoro fece per rialzarsi, barcollò e ricadde sulla sedia.

-Cristo, disse Vanessa, ci mancava anche questo.

-Cosa? Chiese Santoro disorientato.

-Che non la reggi.

-Dì un po', come fai a procurartela?

-Che ti importa? Ho tanti amici farmacisti!

-E ti procurano anche altro? Chiese Santoro furbescamente.

-E' normale...Tutto quello che voglio: coca, extasy, anfetamine, 

Mdm...

-Mdm?

-Sì, se ti va domani la proviamo.

-Domani non mi ricorderò più di te, giusto?

-Non di me...Ma del fatto che abbiamo fatto sesso.

-Io preferisco spaghetti, olio, peperoncino e un bicchiere di vino

Negramaro...Sono queste le mie droghe.

-Roba da vecchi, disse Vanessa. E rise.

-Comunque adesso devi andare, chiamo un taxi, Disse. Prese il 

telefono e attivò un tasto collegato ad una linea taxi.

-Domani pomeriggio vieni allo stadio? Chiese Vanessa.

-Se non muoio prima...

Vanessa sorrise.

-Sai , conoscevo un tizio con il tuo stesso umorismo. Era un 

poliziotto. Purtroppo ora non c'è più. Adoravo fare sesso con lui.

-Ah sì? E perché non c'è più?

-Morto.

-Come è morto?

-Non ne ho idea, disse Vanessa probabilmente mentendo.

-Perché me lo dici, vuoi darmi qualche messaggio?

-Che messaggio? No , no, era uno che ti assomigliava. Come 

modo di pensare. Lui odiava queste cose. Lui era un atleta. Alla 

sua età faceva tempi da Olimpiadi in molte gare di corsa. E 

faceva sesso come un dio.

-Be' avrei potuto farlo anch'io, disse Santoro.

-Non credo. Hai la pancetta, non sei allenato come lui. Be', certo, 

sei più ricco di lui. Per questo resteremo in contatto, non è vero, 

Gabriel?

-Mi chiamo Gabriele, disse Santoro.

-Gabriel, mi piace di più.

Il taxi era arrivato, e aveva già avvisato Vanessa che attendeva lì 

nei pressi. C'era da fare un pò di strada a piedi. Ma Vanessa 

confidava che Santoro ce l'avrebbe fatta ad arrivare a prenderlo.

Santoro si rimise in piedi. Si sentiva come ubriaco. Per Giuda, 

pensò, roba pesante quella che mi ha somministrato.

-Buonanotte, disse Vanessa e lo spinse quasi fuori dalla porta.

Santoro scese le scale come un praticante di thai chi sbronzo. 

Agitava le mani per stare in equilibrio. Sceso in strada cercò di 

ricordare le indicazioni di Vanessa. Svoltò dietro al primo 

angolo e scese per una strettoia fatta di scale da percorrere in 

discesa. Al termine della scalinata i pensieri di Santoro si fecero 

ancora più confusi e la vista risultava appannata. Ma riuscì a 

vedere il taxi.

Si trascinò all'interno dell'auto verde e nera ( colori tipici dei 

taxi portoghesi). Riuscì appena a dire al tassista dove dovesse 

accompagnarlo. Per un momento pensò che non tutto era andato 

per il verso sbagliato. Vanessa conosceva Carvalho. Bingo! 

Pensò. Prima che il buio si impossessasse di lui.

venerdì 24 maggio 2019

Lisboa 14


In macchina arrivarono nei pressi di un parcheggio. Santoro 

non capiva bene dove fossero, del resto non era un lisboeta, 

perché avrebbe dovuto saperlo?

Scesero dalla macchina e si avviarono verso l'appartamento di 

Vanessa.

-Dove siamo qui? Chiese timidamente.

- Da qualche parte in Bairro Alto. Dobbiamo fare un po' di 

strada a piedi. Ma non ti preoccupare, ti vedo in forma.
-
In forma per l''età che ho, aggiunse Santoro.

-L'età la stabiliscono gli stati d'animo. Ed essere benestanti, 

disse Vanessa.

Più esplicita di così? Pensò Santoro.

Vanessa aprì con la chiave un portoncino in una di quelle 

stradine di Bairro Alto, quartiere consacrato alla movida 

notturna. Avevano fatto una camminata in salita , tra scale e 

vicoli, di una ventina di minuti. Santoro aveva il fiatone. Ma non 

era per motivi fisici. Un po' di ansia, forse.

L'appartamento era carino. Piccolo ma carino. Santoro doveva 

scegliere il momento giusto per indagare su Carvalho. Capire se 

lo conoscesse. Altrimenti sarebbe stata una perdita di tempo. 

Per quanto piacevole. Diavolo, si disse, rilassati, lasciati andare, 

ma quando ti ricapita? Le indagini possono aspettare. Dopotutto 

nessuno voleva sapere la verità!

Vanessa preparò un  paio di whisky & redbull. Ci siamo, pensò 

Santoro, sono fregato. Niente scuse. Fai il tuo dovere di maschio 

alfa. Qualche sorso di entrambi e Vanessa cominciò a spogliarsi.

-No, che fai, disse Santoro.

-Non ci credo che tu non lo vuoi, disse Vanessa.

Santoro sorrise.

Vanessa nuda era uno spettacolo di anatomia vivente e pulsante. 

Ed era davanti a lui.

Si baciarono e lei cominciò a spogliarlo. E ad armeggiare nelle 

sue parti basse. Muscoli, tendini e pelle di Vanessa gli facevano 

sembrare un sacrilegio persino il toccarla. Ma questa sensazione 

durò poco. 

Le danze ebbero luogo e Santoro andò fino in fondo. Non era 

scontato, ma vuoi la sua astinenza sessuale vuoi la perfezione 

atletica di Vanessa, fu sesso epico.

Al termine Vanessa finì il suo cocktail e Santoro bevve un 

bicchiere di acqua dal rubinetto. Non riusciva a concentrarsi. 

-Complimenti , Gabriele, ci sai fare, disse Vanessa.

-Immagino che sia un complimento, disse Santoro.

-Lo era, credimi.

-Perché sono vecchio?

-Ma quale vecchio, sei maturo, direi...E poi ci sono tanti 

ventenni che...Ma lasciamo stare, fece Vanessa.

-Quindi questa storia finisce qui, giusto?

-Ma non mi fare il ragazzetto melodrammatico, adesso. A me è 

piaciuto.

Santoro non disse niente.

-A te? Fece Vanessa.

-Io di solito non funziono molto bene se non sono innamorato: 

sei stata un'eccezione.

Vanessa rise. Proprio si sganasciò. Ma Santoro prese quella 

risata come gancio per introdurre domande d'indagine.

-Ti capita spesso? Fece.

-Cosa, disse Vanessa.

-Di uscire con uomini più grandi di te.

-Mi capita, disse. E non aggiunse altro.

Vanessa preparò un altro cocktail a Santoro.

-Non posso bere troppo, fece Santoro.

-Perché?

-Soffro di colite.

Vanessa rise ancora.

-Sei un personaggio, disse.

Santoro sorrise. Prese il bicchiere e bevve.

Si sedette  ad una sedia intorno al tavolo della piccola cucina. La 

camera da letto ce l'aveva di fronte. Dette una rapida occhiata 

alle lenzuola sfatte.

Stettero in silenzio cinque minuti. Poi Santoro si sentì una 

vampata di calore e l'eccitazione che saliva improvvisamente. Si 

sentiva bene. Troppo bene. E aveva voglia di fare ancora l'amore.

Vanessa si spogliò ancora e ripresero le danze.







giovedì 23 maggio 2019

Lisboa 13

Stava girando intorno alla pista di atletica leggera dello stadio. 

Chiunque poteva allenarsi, bastava pagare due euro. 

Camminava a passo svelto, in tuta. L'aveva comprata in un 

mercatino mentre veniva allo stadio. C'erano parecchi giovani 

che si allenavano correndo. Parecchie ragazze. E qualche 

vegliardo che ce la faceva ancora a correre. Era al terzo giro 

circa quando una ragazza mora capelli a caschetto, poteva 

assomigliare a Valentina di Crepax, gli rivolse un franco sorriso. 

Niente male, pensò Santoro. Fece un altro giro. E quando 

incontrò "Valentina" , di nuovo lei gli sorrise ancora una volta. 

quel punto Santoro si fermò. Si voltò. Anche lei lo fece 

continuando a correre. Al prossimo giro, pensò Santoro, 

l'avrebbe fermata. Con la scusa del turista che chiede 

informazioni. Era un po' timido negli approcci e poi, data la 

differenza d'età, Santoro era di mezz'età, non ci vedeva chiaro 

in quei sorrisi ammiccanti. Nel giro successivo si incontrarono 

ancora vis à vis. Con un gesto della mano la invitò a fermarsi un 

momento. Lei si fermò. Poteva avere sui ventidue anni, non 

doveva arrivare a venticinque. Lei si piegò tirando il fiato. Stava 

correndo come se stesse facendo un allenamento serio per 

qualche competizione.

-Buongiorno, mi chiamo Gabriele, fece Santoro con tutto il fare 

giovanilistico che gli venne in quel momento.

-Ciao, disse lei, sono Vanessa.

-Piacere, disse Santoro.

-Non sei portoghese , vero?

-Sono italiano, ma parlo un po' di portoghese, disse.

-Come mai?

-E' una lunga storia brasiliana, fece Santoro.

-Ah, ok, disse Vanessa.

-Che fai, le chiese Santoro, ti alleni per qualche gara?

-Sì, campionati portoghesi .

-Specialità?

- Quattrocento e ottocento, disse.

-Però...ho visto che vai forte. Facevi ripetute?

-Sì. Oggi ripetute sui 400 metri.

-Sei un'atleta di buon livello?

-L'anno scorso ho vinto gli 800 alle gare nazionali di atletica 

leggera.
-Complimenti!

-Fai qualcosa dopo l'allenamento?

-Cos'è, una specie di invito?

-Sono qui in vacanza e mi piacerebbe pranzare con qualcuno 

che conosce il posto. Sono qui da una settimana e non mi è 

ancora capitato.

-Sei un bell'uomo , fece Vanessa improvvisamente e 

inaspettatamente.

-Sai mentire bene, disse Santoro.

-No, veramente. A me non piacciono quelli della mia età. Sono 

unbranco di immaturi che non sanno quello che vogliono. Quelli 

come te sanno ormai quello che vogliono e come lo vogliono. A 

proposito, che fai?

-Sono un imprenditore , disse Santoro, mentendo.

Gli occhi di Vanessa presero a luccicare. Imprenditore voleva 

dire soldi, alberghi, ristoranti di lusso. Santoro nonostante tutto 

sapeva come giocare in queste situazioni.

-Allora ti aspetto fuori dallo stadio, diciamo tra un'oretta?

-Contaci, Gabriele. Ti porto io in giro per farti conoscere la 

nostra bella Lisbona.

Santoro le strinse la mano. Non si illudeva che Vanessa fosse 

stata conquistata dal suo fascino. Si riteneva un uomo normale. 

Abbastanza in forma per l'età che aveva , ma non un fisico 

scolpito, anzi una leggera pancetta. La ragazza doveva essere 

una abituata a quei rimorchi. E qualcosa gli diceva che Tiago 

Carvalho poteva aver avuto a che fare con lei. Chiamiamolo 

sesto senso, si disse, chiamiamolo culo, chiamiamolo come cavolo 

volete, ma scommise con se stesso che poteva aver fatto Bingo. 

Naturalmente non doveva insospettirla parlando subito del 

portoghese amico suo defunto. Se fossero stati fiori sarebbero 

fioriti. Nella peggiore delle ipotesi avrebbe potuto ricavarci 

qualche informazione utile. Dal momento che Vanessa doveva 

allenarsi lì frequentemente. E qualcosa doveva aver pur visto o 

ascoltato. Un uomo come Carvalho non passava certo 

inosservato. Per una così sciolta nel lasciarsi rimorchiare, poi, si 

poteva presumere che ci avesse avuto a che fare personalmente. 

Ma queste deduzioni , alle autorità portoghesi, come mai non 

erano venute in mente? Non è che ci sarebbe voluto Einstein.


Santoro attese fuori dallo stadio, caldo di doccia e rilassato. Alla 

peggio avrebbe trascorso una bella giornata, si disse. Era seduto 

su una panchina. Vide uscire dallo stadio un mucchio di giovani, 

studenti...E qualche vegliarda che non si arrendeva al 

trascorrere del tempo. La morte attendeva tutti, ma tanto valeva 

che aspettasse seduta.

Dopo un po' vide uscire Vanessa. Mora, capelli a caschetto, 

magra ma ben messa nei punti giusti, viso marcato ma con tratti 

dolci, occhi neri e profondi, sorriso pronto e ruffiano. Era il 

ritratto della cacciatrice di uomini. E Santoro aveva idea che la 

cosa non disturbasse la sua passione sportiva. Anzi una cosa 

poteva alimentare l'altra.

Si avvicinarono.

-Ti porto in un ristorantino spettacolare, disse Vanessa. Ti 

leccherai le dita delle mani, dopo.

-D'accordo.

-Ti piace il pesce?

-Certo, è il mio cibo preferito, fece Santoro.

Vanessa si diresse verso un parcheggio nei pressi. Aveva una 

Ypsilon 10 rossa amaranto. Invitò Santoro ad entrare in 

macchina.

Parcheggiarono nei pressi del porto. Poi si addentrarono nei 

vicoli dell'Alfama. Si infilarono in un dedalo di case di tetti rossi 

intricato come una casbah palestinese. Camminando avevano 

chiacchierato del più e del meno. Vanessa gli aveva lanciato 

sguardi inequivocabili, occhiate decise come luccichii di pesci 

slamati contro sole. E , fra una chiacchiera e l'altra aveva 

cercato di informarsi sull'attività di Santoro. Andava dritto al 

sodo, a quanto pareva. Ma il Maresciallo pugliese non si sentì di 

trarre la conclusione che questo fosse un tratto generazionale 

contemporaneo. Era la stessa storia di sempre: l'ombra dei soldi 

riparava da qualsiasi insolazione, se qualcosa fosse andato 

storto. 

Se c'era anche fascino e bellezza, era perfetto. Santoro un po' 

per circondarsi di un alone di mistero un po' perché ancora la 

balla improvvisata  non l'aveva ben studiata, non si era molto 

scoperto.

Salendo dal porto tra i vicoli dell'Alfama , ogni tanto appariva 

qualche graffito molto ben fatto. Suonatori di strada intonavano 

litanie struggenti. Panni stesi dai balconi facevano assomigliare 

il quartiere a qualsiasi vecchio quartiere mediterraneo.

Ad un certo punto Vanessa gli prese la mano. Ventidue anni 

contro cinquanta. Qualcosa non quadrava. Ma Santoro stette al 

gioco. Il mondo era troppo grande per non ospitare anche 

qualcuno che volesse godersi la vita senza faticare troppo, 

magari un po' a scrocco. Dopotutto poteva essere una reazione 

alla fatica terribile degli allenamenti di atletica di un'atleta 

emergente. Un po' di relax la vita gliela doveva, a ventidue anni.

Entrarono in un ristorante piuttosto lussuoso. Ristorante 

"Amalia", si chiamava. Sicuramente in omaggio alla 

Rodrigues. Forse la fadista un tempo lì ci aveva cantato. Vanessa 

sembrava di casa in quel posto. La salutavano tutti. Il cameriere 

li fece accomodare in un tavolo per due piuttosto appartato. 

Dettero un'occhiata al menu. Poi Vanessa lo posò. Con un gesto 

invitò il cameriere al tavolo.

-Pesce, disse. Il cameriere sorrise con il fare di chi sapesse il 

fatto suo in materia.

Chiacchierarono un poco.

Vanessa era figlia unica. Studiava filosofia, ma a tempo perso. 

Voleva andare alle Olimpiadi e gareggiare per il colori del 

Portogallo. Era single. Troppo giovane per sposarsi. Troppo 

bella per fidanzarsi con uno soltanto. Poi di nuovo Vanessa 

insistette con il chiedere informazioni sull'attività di Santoro. A 

quel punto il Maresciallo pugliese doveva inventarsi qualcosa di 

convincente. E in fretta.

-Ho un azienda edile, disse.

Vanessa sembrò soddisfatta. Era un settore remunerativo. Era 

capitata bene, per quel giorno. Poi si sarebbe visto. Si rilassò e il 

suo viso si aprì in un largo sorriso. La piccola fessura fra gli 

incisivi la fece sembrare a Santoro ancora più interessante. Ma 

non doveva perdere di vista l'inchiesta. La cosa però avrebbe 

potuto facilmente sfuggirgli di mano. Mise in campo tutte le 

possibili resistenze e difese del caso. Per quanto era davvero 

difficile.

Mangiarono benissimo: ostriche (immancabili in occasioni 

galanti), aragosta, polpo. Il tutto innaffiato con del buon vino 

bianco portoghese.

Al termine Santoro pagò il conto. Salato, ma non troppo rispetto 

agli standard italiani. Poteva ancora permetterselo. Per lo 

stipendio di un funzionario pubblico italiano.

Uscendo fecero un po' di strada nei meravigliosi vicoli. Il sole 

faceva capolino fra una casa e l'altra. Ogni tanto qualche 

terrazza panoramica si apriva sulla città di sotto, le case di tetti 

rossi, e più in là, sullo sfondo, l'oceano blu cobalto.

Improvvisamente Vanessa ebbe come uno scatto.

-Ok, Gabriele, che ne dici di andare da me? Ho un ottimo Porto 

invecchiato, in casa. Originale portoghese. Lo devi assaggiare 

assolutamente. Santoro deglutì. Cercò di controllarsi. Trent'anni 

di differenza. Era quasi immorale. Ma poi chi diceva che 

Vanessa volesse quella cosa? Non era scontato. Magari voleva 

davvero bersi quel Porto. See, va be', concluse fra sé. 

-D'accordo, disse Santoro. Non era preparato alla cosa. Ma 

Vanessa aveva tutta l'aria di chi avrebbe fatto sembrare la cosa 

il più naturale possibile. Bastava solo che lui, Santoro, non si 

sentisse il vecchio Tognazzi in "Primo amore" di Dino Risi, alle 

prese con una giovanissima Ornella Muti. Ma la vedeva dura, al 

riguardo.



mercoledì 20 marzo 2019

Lisboa 12

Santoro cominciò a camminare. Dunque Tiago Carvalho era 

uno sportivo e odiava le droghe. Delle conferme che lo facevano 

riflettere. Cominciava a farsi buio e si allontanò da via Conde 

Redondo. Incontrò alcune prostitute e qualche travestito. 

Doveva essere una di quelle zone di prostituzione come ce 

n'erano in tutte le città. Ma si era quasi in centro e si stupì della 

cosa. Tornò a concentrarsi sull'indagine. Squillò il telefono.

-Sono Quaresma, disse una voce nella Zanna.

-Bene, hai quello che ti ho chiesto?

-Sì, vieni verso Rossio. A destra c'è un elevador. Entra in quella 

stradina, a fianco all'elevador. Meglio non dare nell'occhio.

-Sono d'accordo.

Venti minuti dopo Santoro era sul posto.

Ma Quaresma non c'era. Dette un'occhiata intorno , ma non si 

scorgeva. Pochi passanti facevano la salita sulla scalinata, verso 

Baixa Chiado.

Non sapeva che pesci prendere così continuò a pensare. 

All'indagine e a come si doveva muovere.

Aveva bisogno di Quaresma. E si doveva fidare di lui. Anche se 

di lui non è che si fidasse.

Uhm, pensò, almeno dalle sue risposte posso farmi un'idea sui 

suoi scopi. Reconditi o meno che siano.

Ad un certo punto, erano passati circa quindici ulteriori minuti, 

vide Quaresma scendere dalle scale , dietro l'elevador. E lo vide 

dirigersi verso di lui. In mano aveva un sacchetto di plastica. 

Senza salutarlo glielo porse, furtivamente e fece per andarsene.

-Un momento, fece Santoro.

-Che c'è? Chiese Quaresma.

-Devo chiederti delle cose. Solo cinque minuti.

-Che c'è? Chiese ancora Quaresma. Sembrava avesse dei 

carboni accesi nelle mutande. Mutande portoghesi. E gli venne il 

sospetto che non dovessero essere troppo pulite. 

-Su cosa stava lavorando , Carvalho, gli chiese a bruciapelo?

-Droga, disse Quaresma.

-Roba grossa?

-Sembra di sì. Ma questo lo devi scoprire tu, disse Quaresma.

-Già...disse Santoro.

-Dove si allenava? Gli chiese a bruciapelo?

-Chi, Carvalho?

-No, sua sorella...disse Santoro.

Quaresma non sorrise.

-Sua moglie ha  detto che Carvalho era uno sportivo...si allenava 

nella palestra del vostro corpo? Lo incalzò , Santoro.

-Andava ad allenarsi all'aperto in uno stadio. Faceva un 

allenamento tutto suo, a carico naturale. Non usava pesi. Questo 

era coerente con il suo modo di essere. Non chiedeva ausili alla 

vita.

-Era quello che pensavo...senti, un'ultima cosa. Mi dici in che 

stadio si allenava?

-Nello Stadio Universitario, in Avenida Professor Egas 

Moniz...Era lì che rimorchiava le studentesse, aggiunse un po' 

impietosamente...Ma non credo che qualcuna lo rimpianga. 

Fondamentalmente era legato alla moglie. Le sue erano storie di 

sesso e basta, concluse.

D'accordo, grazie, disse Santoro.

-Che ha detto la moglie, chiese Quaresma, incuriosito.

-Ha confermato i nostri sospetti. Che stenta a credere che si 

drogasse e che sia morto per overdose.

-E tu che ne pensi?

-Che sia stata sincera. Dopotutto è quello che penso anch'io. Era 

uno che faceva sport. E non agonistico. Per stare in forma. E 

probabilmente per permettere al suo uccello di stare su il più a 

lungo possibile, con l'avanzare degli anni, disse Santoro.

-Scusami, intendevo pene...ogni tanto traduco in portoghese 

dall'italiano e mi rendo conto che certe metafore non si possono 

rendere in altre lingue, aggiunse.

Quaresma non sorrise. Osservò Santoro.

-Mi faccio sentire domani...Ah, come intendi muoverti?

Santoro dette una sbirciata nel sacchetto. C'era un foglio, 

probabilmente il certificato medico. E sotto quel foglio c'era un 

arma. L'avrebbe controllata dopo. A occhio e croce sembrava 

una Glock.

-E' carica, disse Quaresma. Dentro ci sono 15 colpi. Fatteli 

bastare...Se me li restituisci tutti e 15 è meglio ancora.

-Non sono un cow boy, disse Santoro. La userò solo se dovessi 

essere in pericolo di vita.

-Bene, disse Quaresma. Cosa intendi fare, quindi?

-Te l'ho detto. Cercherò un fax e manderò il certificato.

-Parlo dell'indagine.

-Quale indagine? Non c'è nessuna indagine. Lo hai detto tu, fece 

Santoro enigmatico.

Quaresma si lisciò le lunghe e curate basette.

-Uhm, fece...Dai, a me lo puoi dire.

-Chiamami domani, disse Santoro, poi ti dico, fece.

Quaresma titubò un poco.

-D'accordo, disse. Santoro è un osso duro, pensò. Non si fida di 

me.

Santoro si voltò e senza salutare sparì dietro l'angolo di Rua 

Augusta. L'indomani mattina doveva andare allo Stadio 

Universitario. Magari si sarebbe messo in tuta. E magari 

avrebbe fatto finta di fare ginnastica. Ma a cosa stava lavorando 

Carvalho? Quaresma non si era sbottonato. Non era un buon 

segno. I suoi giochetti cominciavano a darli un po' sui nervi, 

pensò, mentre camminava a passo svelto verso Piazza del 

Mercato. Aveva bisogno di respirare un po' d'aria d'oceano. E 

forse più tardi sarebbe andato a ficcarsi nei vicoli dell'Alfama. 

In qualche osteria, ad ascoltare qualche fado.

lunedì 11 marzo 2019

Lisboa 11

Santoro lesse l'indirizzo, e il nome: Marutza Silva. Abitava in 

Rua Conde Redondo. Al 5. Non lontano dal suo Hotel, vicino a 

Praca Marques Pombal. Ci poteva andare a piedi. Lisbona, il 

centro della città, dopotutto, era come Bari Vecchia, si disse. 

Non  troppo ampio, da percorrere tutto a piedi in una mezz'ora, 

quaranta minuti. Si mise di buona lena. Non che non potesse 

prendere dei mezzi, ma camminare lo aiutava a pensare. Era un 

segugio, quando andava a caccia doveva sentire gli odori 

nell'aria. A proposito di odori nell'aria, la colite per il momento 

taceva. Segno che era concentrato al 100% sull'indagine.

Percorse le avenidas in mezzo a bici e monopattini elettrici che 

imperversavano nelle  corsie preferenziali, parallele alle strade 

trafficate d'auto. I disegni geometrici sui marciapiedi 

contrappuntavano caleidoscopicamente con le insegne dei negozi 

, dei ristoranti, dei bar, dei Macdonald. Incontrò un mucchio di 

persone per strada, che andavano a piedi. Quasi tutti di colore.

Poi una volta in piazza Pombal prese a destra e si insinuò in un 

dedalo di vie e di saliscendi (Lisboa non era piatta, scendeva 

dalla collina verso il mare. Le case di pochi piani coperte dalle 

tegole rosse facevano da corona ai tram cigolanti e agli autobus 

di linea rossi. Un po' londinesi, volendo).

Una volta in rua Conde Redondo, cominciò a dare un'occhiata 

ai civici. Vide il numero 5. C'era un campanello old style. A 

fianco ad un pulsante della pulsantiera vide scritto Maritza 

Silva. Si chiamava Maritza, come la cantante fadista di origine 

angolana, la moglie di Carvalho. E magari era nera o mulatta, 

pure lei, coi capelli ossigenati. Provò a immaginarla, questa 

mangiatrice di uomini.

Suonò due volte in sequenza. Il portoncino si aprì. Nessuno 

rispose. Santoro aprì il portone. Dentro una rampa di scale . 

Cominciò a salire. Lungo la ringhiera, in alto vide una donna, 

capelli lunghi, che sbirciava. Era un paio di piani più su.

Al terzo piano Santoro si trovò di fronte ad una donna . Non era 

una donna. No. Era un monumento all'anatomia umana 

femminile. Jeans stretti attillati, tacchi a spillo, seno scultoreo, 

bianca ma dai tratti esotici, africanoidi. Capelli lunghi ricci. Era 

bellissima.

-Maritza Silva? Le fece Santoro chiedendosi perché sul 

campanello non ci fosse Maritza Carvalho.

-Sì, chi la desidera?

-Mi chiamo Santoro. Sono italiano. Conoscevo suo marito, disse.

Maritza Silva lo osservò per un lungo minuto. Molto seriamente. 

Che esemplare superbo di donna matura, pensò Santoro. Poteva 

avere dai 35 ai 45 anni, chi poteva dirlo? Ma portati 

divinamente. Molto curata, truccata, unghie rosse smaltate, 

rossetto viola senza alcuna sbavatura. Viso rilassato, non da 

donna infranta.

Lo fece entrate in casa con un gesto della mano, precedendolo.

L'appartamento era molto caldo, arredato con mobili antichi, 

ma non pacchiani.

Si accomodarono nel salottino, davanti ad una Tv , che per 

l'occasione era spenta.

-Lei è della polizia? Chiese la donna.

-In un certo senso, sì. Avevo conosciuto suo marito durante un 

recente corso di aggiornamento, disse Santoro.

-Lei sa che non andavo d'accordo con lui?

-So che eravate separati, se non ricordo male.

-Si, stavamo divorziando. Non vivevamo più insieme. Questa 

infatti è casa mia.

Poi tacque. Osservò Santoro come il maschio di una mantide 

religiosa.

-Senta, vorrei farle solo qualche domanda.

-Sta svolgendo un'indagine?

-No. E come potrei? Sono solo stupito dalla sua morte. Ci siamo 

conosciuti per poco e mi era simpatico. Non so come spiegare. 

Ha presente quando uno conosce una persona e sente di esserle 

amico anche se non si sono mai visti prima?

-Sì, ho presente, disse la Silva. E accennò ad un sorriso.

- Gli volevo molto bene. Ma lui non c'era mai. Lavorava troppo 

sospetto che non mi fosse completamente fedele. Ma 

naturalmente questo fatto ora non ha più importanza.

-Ecco, vengo subito al punto. Scusi ma devo chiederglielo, 

signora.

-Prego, dica.

-Suo marito faceva uso di droghe?

Maritza se ne stette per qualche secondo a riflettere. Come se 

stesse raccogliendo le forze.

-No. Mio marito era uno sportivo. Non credo che abbia mai fatto 

uso di droghe.

-E che effetto le ha fatto, sapere che era morto per un overdose 

di eroina?

Maritza Silva scosse lievemente i capelli, in un gesto civettuolo, 

molto femme fatale.

-Ha detto che non sta svolgendo un'indagine, ma da queste 

domande non mi sembra, disse.

-Può rispondere alla mia domanda, per favore?

-Be', sì, devo essere sincera. Mi è sembrato strano. Anche se da 

uno come lui ci si poteva aspettare di tutto.

-In che senso?

-Era un uomo che amava sperimentare. E non aveva paura di 

niente. Magari negli ultimi tempi poteva aver scoperto la droga.

Santoro la osservò direttamente negli occhi. Lei avvertì un 

brivido.

-Dice sul serio?

-No, fece, dopo un minuto di silenzio.

-Allora, mi dica, che idea si è fatta?

-Non lo so. Non mi sono fatta un idea. Sono dispiaciuta per la 

sua morte. Siamo stati sposati per molti anni, anche se non 

abbiamo avuto figli, non vuol dire che non ci considerassimo 

una famiglia.

-Dispiaciuta?

-Sì, certo. Non mi sono tagliata le vene, ma sì. Sono dispiaciuta.

-Signora Silva, sa se suo marito poteva avere dei nemici?

-Nella sua posizione non poteva non averne. Lui era uno onesto, 

scrupoloso, intransigente. Direi che era incorruttibile. Queste 

caratteristiche in un paese come il Portogallo, può portare ad 

avere molti nemici.

-Anche fra i suoi colleghi?

-Soprattutto, risposte la signora Silva.

La prontezza con cui aveva risposto, pensò Santoro, poteva 

rappresentare un indizio.

-Posso offrirle qualcosa? Fece improvvisamente la Silva.

-Be', a dire il vero sì. Ce l'ha una camomilla?

-Una camomilla? Disse meravigliata la signora Silva.

-Sì, grazie. Se ha una camomilla da offrirmi, fa di me una 

persona felice.

-D'accordo, disse la Silva.

Si alzò di scatto e fece per andare a preparare qualcosa in cucina.

Tornò subito dopo.

-Ho messo l'acqua a risaldarsi, disse. Comunque posso dirle una cosa?

-Prego, fece Santoro.

-Che tipo strano è lei...

-Non è la prima che me lo dicono. E credo che non sarà l'ultima, 

disse Santoro.

La Silva gli sorrise e  Santoro ebbe un sussulto ormonale.

Tornò in cucina.

Due minuti dopo tornò con un vassoietto con su alcuni pasteleis 

da Nata e una tazza di camomilla.

-Lei non prende niente? Le chiese Santoro.

-No. A quest'ora non prendo mai niente. Non so perché, ma 

mangio sempre ad orari fissi e fra i pasti non prendo mai nulla. 

Nemmeno un caffè.

-Adesso siamo in due ad essere strani, fece Santoro.

La Silva gli sorrise ancora.

Mentre Santoro sorseggiava la sua camomilla, sotto gli occhi 

attenti della signora Silva, ad un certo punto disse- senta, 

giochiamo a carte scoperte. Suo marito, d'accordo, con lui aveva 

chiuso...ma a me piaceva come persona. E soprattutto sento che 

è profondamente ingiusto che abbia chiuso la sua carriera e 

concluso la sua vita con questa macchia indecorosa. Soprattutto 

se non lo meritava. Non crede?

La Silva sospirò. Restò a riflettere a lungo.

-La prego, mi dia qualche indizio. Chi poteva volere la sua 

morte. Non solo fisica, ma anche , diciamo così, politica? Lei 

capirà bene che un funzionario dello stato morto per overdose di 

eroina da eroe diventa , sul piano dell'immagine, un farabutto. E 

lei crede che il suo ex marito meritasse questo?

La signora Silva prese a giocherellare nervosamente con le 

punte dei sui capelli. Prendeva tempo. Santoro sorseggiò la sua 

camomilla.

-Non saprei farle dei nomi. Ho delle sensazioni, disse a quel 

punto.
Santoro si illuminò.

-Lui con la droga c'aveva a che fare, sì. Ma nel senso che la 

odiava. E odiava gli spacciatori. Parlo di eroina e cocaina, 

ovviamente. So che stava lavorando a qualcosa di grosso. Un 

grosso traffico. E so che era nervoso perché sembra che fossero 

implicati dei pezzi grossi.

-Appartenenti al suo stesso corpo?

-Può darsi, disse la Silva, enigmatica.

-Può essere più precisa?

-Se sapessi di più, anche se lei non ha nessun titolo e nessun 

motivo per venirne a conoscenza, mi creda, glielo direi. Perché 

credo che lei sia sincero.

-La ringrazio, disse Santoro. Finì la camomilla.

-Era molto buona, la camomilla. Grazie, disse Santoro 

candidamente.

Fece per alzarsi.

-Si tratterrà a  lungo a Lisbona? Chiese la signora  Silva.

-Lo stretto necessario.

-Per fare cosa.

-Per dare un po' di dignità ad un uomo che se la meritava.

Maritza Silva lo osservò direttamente in viso. Lo fissò.

-Mi creda, se mi viene qualcosa in mente la aiuterò, gli disse.

Santoro gli dette un suo biglietto da visita.

Prima di uscire le strinse la mano.

-Grazie, disse Maritza Silva.

-Grazie a lei. Mi è stata molto d'aiuto. Il fatto stesso che lei 

sospetti che il suo ex marito, molto probabilmente, non sia 

morto nelle circostanze in cui si vuole far credere che sia morto, 

mi induce a pensare che io debba andare avanti con la mia 

investigazione.

La Silva non disse nulla. Santoro posò il biglietto da visita sul 

tavolino a fianco al vassoio della camomilla.

La signora Silva accompagnò Santoro alla porta. Santoro le 

dette un'ultima occhiata. In un altra vita, in un altro momento, 

pensò. Ma capiva Carvalho. E capiva anche il fatto che ci sono 

delle donne così belle che si può persino accettare di dividerle 

con altri.