mercoledì 12 giugno 2019

Lisboa 16

La mattina dopo Santoro si svegliò nel letto della sua pensione. 

Non si ricordava nemmeno come ci fosse arrivato. Boh, magari il 

tassista aveva consegnato il suo "cadavere" al portiere di notte. 

Gli faceva male la testa. Si ricordò di Vanessa. Si ricordò che 

conosceva Carvalho. Ma non si ricordava altro. Solo che aveva 

"agganciato" Vanessa allo stadio di atletica. Bene, meglio che 

niente, pensò.

Almeno aveva una fottuta traccia da seguire. In quella città per 

ciechi , sordi e muti dove non era ancora riuscito a cavarci fuori 

un ragno da un buco. Si vestì e si mise in azione.

Nel bar lì nei pressi di avenida Fontes Pereira De Melo. Ordinò 

un tè e due pasteis de nata. Quando la crema dei dolci lisboeti 

cominciò ad entrargli in circolo prese a sentirsi bene. 

Cominciava a pensare. Aveva ben in mente il viso sensuale di 

Vanessa , ma ...Era come se avesse una zona di buio intorno a 

che cosa avessero fatto insieme. Eccettuato il fatto che l'aveva 

incontrata allo Stadio Universitario. E che gli pareva che 

conoscesse Carvalho. Una circostanza strana. Fino a quel 

momento provava solo che la moglie di Carvalho  

probabilmente faceva bene a non fidarsi di lui. Che Cavalho era 

un donnaiolo. Ma c'era dell'altro. Ebbe come la sensazione che 

la chiave di tutto lui l'avrebbe trovata torchiando Vanessa. 

Doveva  fare la parte dell'imprenditore edile ricco in trasferta 

per turismo. E ci voleva un invito a pranzo , o a cena. Ma non lo 

aveva già fatto il giorno prima? Non si ricordava. Nella mente 

gli si cristallizzavano come dei dejavu, ma senza che riuscisse ad 

orientarsi in quelle immagini di già vissuto, confuse e 

frammischiate.

Si mise in azione. Prese la metro in Praca Pombal e prese la 

linea gialla per la fermata Cidade Universitaria. Novembre 

grigio a quell'ora a Lisbona. Ma dentro la metro il popolo 

colorato di studenti e lavoratori multietnici gli mise addosso un 

po' di calore e luce. Nei treni del metropolitano di Lisbona, come 

i lisboeti chiamvano la metro, chiacchieravano tutti 

amabilmente. Era pieno di Brasiliani. Del resto con la lingua in 

comune e l'aura di ex colonia!

 Scese nella fermata preposta. Prese una scala mobile e di colpo 

fu fuori. Doveva fare qualche centinaio di metri a piedi, per 

arrivare allo stadio. Quello lo ricordava.

Entrò nello stadio, pagò due euro d'ingresso e andò negli 

spogliatoi. Aveva con se una borsa con la tuta. La indossò in 

fretta, calzò le scarpe ginniche e si diresse in pista. Gli spogliatoi 

a quell'ora , dieci circa di mattina , erano insolitamente deserti. 

Fuori c'è un sole irreale offuscato dalla foschia novembrina. 

Cominciò la sua camminata a passo svelto. Incontrò varie atleti 

atlete , che correvano, ma di Vanessa nemmeno l'ombra. Si 

allenò di buon passo per un'ora circa. Poi stufo rientrò per una 

doccia. Mentre si spogliava squillò la zanna. Era Quaresma.

-Santoro, che cavolo hai combinato?

-Io, niente, perché?

-Ieri sera dove sei stato?

-Non ci crederai ma non mi ricordo. Mi sono svegliato con un 

mal di testa epico, ma non mi ricordo granchè.

-Dobbiamo incontrarci assolutamente, disse Quaresma.

-Qualche problema?

-Una montagna di problemi, disse Quaresma. Non ti posso dire 

al telefono. Incontriamoci nel solito bar.

-Va bene, disse Santoro, diciamo fra un'ora?

-Diciamo che prima arrivi e meglio è.

-D'accordo, disse Santoro.

Chiuse la zanna , fece una doccia sbrigativa e si rivestì. 

Con "il metropolitano" si risolse di prendere per Rossio. Una 

volta lì, a piedi, sarebbe andato nel bar Sao Bento. Sperava 

tanto di ritrovare l'oste della volta in cui si era incontrato con 

Quaresma. Aveva una gran voglia di spaccargli la faccia. Ma 

cosa gli stava accadendo? Non si riconosceva , quasi. Era per via 

del fatto che cominciava a stufarsi. Giocare in trasferta era 

sempre difficile. E quel campo di Lisbona non è che gli 

aggradasse più di tanto.


Un'ora dopo stava entrando nel Bar. Quaresma erà 

inaspettatamente già lì, seduto ad un tavolo. Aveva davanti due 

tazzine di caffè. Brutto segno, pensò Santoro.

Si sedette salutando Quaresma con un cenno del viso.

-Hai combinato un casino, disse subito Quaresma.

-Che cosa?

-Non urlare. Abbassa la voce, potrebbero sentirci.

-Mi vuoi dire che è successo?

-Questo me lo dovresti dire tu.

-Be', che io sappia non è successo nulla. Sto seguendo una pista 

che potrebbe portarmi a degli sviluppi.

-Lo sai che sei ricercato?

-Ma che dici. Sono sempre stato una persona semplice.

-Hai pure voglia di scherzare?

-Quaresma, per Dio, mi vuoi dire di che diamine stai parlando?

-Non riesci proprio a ricordartelo?

-No, mi spiace.

-In caserma è arrivato un video.

-Uhm...Be', che si vede nel video? Tanto immagino che tu stia 

per dirmelo...

-Ci sei tu che fai sesso con una bella ragazza. Una certa Vanessa 

Dias.

-Eh?

-Non fare il furbo con me...

-Ti giuro che non so di cosa tu stia parlando.

-Da questo momento sei nella merda, disse Quaresma senza 

mezzi termini.

-Perché?

-Perché Vanessa Dias è stata trovata stamattina. Morta. Il suo 

cadavere è stato rinvenuto vicino Praca Marques Pombal. Sotto 

la ruota panoramica.

-E io cosa ho ha che fare con questo?

-C'è un video che ti ritrae mentre fai sesso con lei. Devo andare 

avanti?

Santoro restò qualche secondo a riflettere.

-Questa Vanessa l'ho conosciuta allo Stadio Universitario. 

Dovrebbe avere a che fare con Carvalho. Non ricordo altro.

Quaresma rifletteva. Girava il cucchiaino in una delle due 

tazzine di caffè vuote. Il rumore del cucchiaino risultava a 

Santoro piuttosto molesto.

-Io ti ho riconosciuto, ma non sei stato ancora identificato. Non ci 

vorrà molto che spiccheranno un mandato d'arresto. Io ho 

tenuto la bocca chiusa.

-Scusa un attimo. Prima hai detto che sono ricercato? Cos'è un 

sondaggio sul mio mandato di cattura?

-Hai veramente così tanta voglia di scherzare?

-Scusa un attimo, è chiaro che è una montatura.

-Il video è stato giudicato autentico da degli esperti.

-Non mi ricordo niente. Buio totale. Stamattina mi sono alzato 

con un gran mal di testa. A parte questo e a parte che questa 

Vanessa io l'ho  conosciuta...Diamine, mi ricorderei se fossi stato 

a letto con lei!

-Non so se posso più fidarmi di te. E se fossi un maniaco?

Santoro osservò Quaresma in modo interrogativo. Non si 

ricordava davvero nulla.

-Be', ma il ritrovamento del cadavere ...Com'è morta?

-Avvelenamento da cocktail di sostanze tossiche.

-Avete già fatto l'autopsia? Ma dove siamo a Miami e avete i 

laboratori di Csi?

-Cosa?

-Niente, facevo dell'ironia.

-Il medico che l'ha esaminata ha rilevato un colorito grigiastro 

della pelle: segno che aveva fatto uso di Popper.

-L'ho sempre detto io che la filosofia è pericolosa....

-Hai voglia di fare dell'ironia anche in circostanze come questa?

-Eh che mi sembra che tu mi stia parlando di fantascienza. Cosa 

ho a che vedere io con roba del genere? Non fumo, non bevo, 

mai fatto uso di droghe. Sono pronto a farmi esaminare, se vuoi.

Quaresma riflettè ancora. Girava quel maledetto cucchiaino nel 

caffè assente e a Santoro giravano gli zebedei.

-Che cosa hai scoperto? Chiese Quaresma all'improvviso.

-Che questa Vanessa, pace all'anima sua, e ti prego di credermi 

che sono serio, conosceva Carvalho!

Quaresma lo guardò. Stava cercando di capire quanto Santoro 

fosse sincero.

-Piuttosto, fece Santoro, quanti sono al corrente che sto 

svolgendo un'indagine su Carvalho...A parte tu e io?

-A questo punto non lo so. Certo sei stato dalla vedova di 

Carvalho, magari lei ha avvertito qualcuno. Non possiamo 

tralasciare niente.

-Già...Disse Santoro.

-Be', ma adesso sono in difficoltà. Se scoprono la tua identità sei 

bruciato. Dovrai rispondere di omicidio.

-Non ce ne sarà bisogno.

-Di cosa?

-Che scoprano la mia identità.

-Ma secondo me è questione di giorni.

-Giorni? Be', mi basta qualche giorno. Per risolvere il caso.

-Io non ci credo.

-Nemmeno io. Ma non mi sembra che abbia molte altre scelte.

-Su questo puoi giurarci.

-Lo puoi dire forte.

-Parli come un film western, disse Quaresma.

-E tu come un cartone animato, disse Santoro.

Quaresma non sorrise.

-Che farai  ora? Gli chiese Quaresma.

-Continuerò l'indagine.

-Da dove?
-Non ne ho idea. Ho bisogno di concentrarmi. Tanto ci vorrà più 

di qualche giorno per identificarmi. Non sono schedato come 

criminale...Per il momento.

-Sì ma mi devi dire cosa farai.

-Io non ti devo dire un bel niente, Quaresma. Per quanto ne so 

potresti essere tu ad aver girato quel video di cui non sono al 

corrente e che tu asserisci vedermi come protagonista.

Quaresma abbozzò. Santoro non poteva fidarsi di nessuno.

-Ci sentiremo per telefono. E non ti dirò dove vado ad 

alloggiare! E questo e tutto, chiosò Santoro.

Quaresma lasciò degli euro sul tavolino e , lentamente, si diresse 

verso l'uscita. L'oste osservò Santoro come un delinquente 

abituale. Santoro chiese all'oste se poteva servigli un'aranciata. 

L'oste non si mosse di un millimetro. Santoro si alzò dal tavolo e 

si avvicinò al bancone dietro il quale, in piedi, c'era quel 

portoghese di mezz'età.

-Servimi un'aranciata, disse Santoro, o ti faccio fare due 

chiacchiere con la mia amica di metallo, disse. Dalla fessura 

dell'impermeabile l'oste vide sporgere la canna di una pistola.  

Era stufo. La pazienza era finita.

L'oste si mise subito in movimento per la comanda.



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