In macchina arrivarono nei pressi di un parcheggio. Santoro
non capiva bene dove fossero, del resto non era un lisboeta,
perché avrebbe dovuto saperlo?
Scesero dalla macchina e si avviarono verso l'appartamento di
Vanessa.
-Dove siamo qui? Chiese timidamente.
- Da qualche parte in Bairro Alto. Dobbiamo fare un po' di
strada a piedi. Ma non ti preoccupare, ti vedo in forma.
-
-
In forma per l''età che ho, aggiunse Santoro.
-L'età la stabiliscono gli stati d'animo. Ed essere benestanti,
disse Vanessa.
Più esplicita di così? Pensò Santoro.
Vanessa aprì con la chiave un portoncino in una di quelle
stradine di Bairro Alto, quartiere consacrato alla movida
notturna. Avevano fatto una camminata in salita , tra scale e
vicoli, di una ventina di minuti. Santoro aveva il fiatone. Ma non
era per motivi fisici. Un po' di ansia, forse.
L'appartamento era carino. Piccolo ma carino. Santoro doveva
scegliere il momento giusto per indagare su Carvalho. Capire se
lo conoscesse. Altrimenti sarebbe stata una perdita di tempo.
Per quanto piacevole. Diavolo, si disse, rilassati, lasciati andare,
ma quando ti ricapita? Le indagini possono aspettare. Dopotutto
nessuno voleva sapere la verità!
Vanessa preparò un paio di whisky & redbull. Ci siamo, pensò
Santoro, sono fregato. Niente scuse. Fai il tuo dovere di maschio
alfa. Qualche sorso di entrambi e Vanessa cominciò a spogliarsi.
-No, che fai, disse Santoro.
-Non ci credo che tu non lo vuoi, disse Vanessa.
Santoro sorrise.
Vanessa nuda era uno spettacolo di anatomia vivente e pulsante.
Ed era davanti a lui.
Si baciarono e lei cominciò a spogliarlo. E ad armeggiare nelle
sue parti basse. Muscoli, tendini e pelle di Vanessa gli facevano
sembrare un sacrilegio persino il toccarla. Ma questa sensazione
durò poco.
Le danze ebbero luogo e Santoro andò fino in fondo. Non era
scontato, ma vuoi la sua astinenza sessuale vuoi la perfezione
atletica di Vanessa, fu sesso epico.
Al termine Vanessa finì il suo cocktail e Santoro bevve un
bicchiere di acqua dal rubinetto. Non riusciva a concentrarsi.
-Complimenti , Gabriele, ci sai fare, disse Vanessa.
-Immagino che sia un complimento, disse Santoro.
-Lo era, credimi.
-Perché sono vecchio?
-Ma quale vecchio, sei maturo, direi...E poi ci sono tanti
ventenni che...Ma lasciamo stare, fece Vanessa.
-Quindi questa storia finisce qui, giusto?
-Ma non mi fare il ragazzetto melodrammatico, adesso. A me è
piaciuto.
Santoro non disse niente.
-A te? Fece Vanessa.
-Io di solito non funziono molto bene se non sono innamorato:
sei stata un'eccezione.
Vanessa rise. Proprio si sganasciò. Ma Santoro prese quella
risata come gancio per introdurre domande d'indagine.
-Ti capita spesso? Fece.
-Cosa, disse Vanessa.
-Di uscire con uomini più grandi di te.
-Mi capita, disse. E non aggiunse altro.
Vanessa preparò un altro cocktail a Santoro.
-Non posso bere troppo, fece Santoro.
-Perché?
-Soffro di colite.
Vanessa rise ancora.
-Sei un personaggio, disse.
Santoro sorrise. Prese il bicchiere e bevve.
Si sedette ad una sedia intorno al tavolo della piccola cucina. La
camera da letto ce l'aveva di fronte. Dette una rapida occhiata
alle lenzuola sfatte.
Stettero in silenzio cinque minuti. Poi Santoro si sentì una
vampata di calore e l'eccitazione che saliva improvvisamente. Si
sentiva bene. Troppo bene. E aveva voglia di fare ancora l'amore.
Vanessa si spogliò ancora e ripresero le danze.
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