sabato 28 aprile 2018

La pianista cinese , capitolo 56

-No, non ci sono elementi per trattenere in prigione il dottor Sponzini, disse il Giudice Calamo del tribunale di Milano. Era un uomo alle soglie della pensione, chierica monacale in testa , viso abbronzato e rughe tra il camminatore d'alta montagna e un anziano modello che pubblicizza un profumo di grido.
Santoro osservò Agostinelli. Agostinelli era immobile come una sfinge. Una stalagmite, venne in mente a Santoro, forse per assonanza con "stalag", termine usato dai nazisti per i campi di prigionia.
-Pertanto dispongo la liberazione immediata del dottor Sponzini, aggiunse il dottor Calamo.
Liberato con tutti gli onori, pensò Santoro, pure "dottore" l'ha chiamato.
-Resti comunque a disposizione della legge per il prosieguo degli adempimenti giudiziari...ehm...e delle indagini, dottor Sponzini. La libero perché non ritengo che ci sia pericolo di inquinamento di prove. La giudice Grimaldi ascoltava attonita.
-Ma dottor Calamo, il dottor Sponzini potrebbe nascondere prove importanti per un'altra inchiesta che si sta istruendo, per omicidio.
-Bene, quando vaglieremo la pericolosità o meno del presunto imputato per quest'altra questione valuterò, disse il dottor Calamo.
-Ba', mi permetta di dissentire, l'imputato potrebbe avere il tempo mentre s'istruisce l'altra questione, di cancellare prove importanti.
-Suvvia, dottoressa, lo sa bene anche lei che non posso violare la legge. Ho disposto la continuazione delle indagini. Poi la droga è stata  già trovata a casa dello Sponzini, quale pericolo di reiterazione del reato o di cancellazione di prove potrebbe mai esserci. Poi in bocca al lupo a chi sta conducendo le indagini, la vedo dura la possibilità di condannare qualcuno perché gli sarebbe stato trovato in casa un sacchetto di cocaina. Per dichiarare lo spaccio bisognava trovarne quantità ben maggiori, o un laboratorio di raffinazione, roba del genere. Così viene difficile incriminare qualcuno. Comunque ho detto allo Sponzini di tenersi a disposizione. E che le indagini sul suo conto possono continuare.
La Grimaldi abbozzò. E tutti uscirono dai rivoli corridoriali del tribunale di Milano, che stava in via Larga.
Prima di uscire la Grimaldi scambiò qualche frase con Santoro. Sembrava avesse fretta. Santoro dovette sintetizzare tutti gli ultimi sviluppi.
-Maresciallo stia molto attento a come si muove. Il capitano Gianuli ha dichiarato che considera lei ormai fuori controllo, una mina vagante che non rispetta più né gerarchie né ordini.
-Uhm...e come mai non mi esautora dal caso?Perchè non avvia un procedimento disciplinare nei mie riguardi...andandosene invece in giro a parlare male di me con giudici o affini?
La Grimaldi restò colpita dall'insolita aggressività di Santoro.
-Oggi liberando Sponzini avete firmato la mia condanna a morte, aggiunse Santoro.
-Quello tenterà di eliminarmi, perché ho scoperto tutto, completò Santoro.
-Anche se quello che mi ha detto risultasse veritiero , come fa a provarlo? E' estremamente difficile, non crede?
-Difficile non vuol dire impossibile. E poi, mi permetta, signor Giudice, un bravo giudice che abbia fiducia in chi conduce le indagini, che si fidi del fiuto da segugio, dell'esperienza e dell'autorevolezza di chi porta avanti le indagini, deve rischiare, seppur un minimo. Altrimenti, non s'offenda, è un burocrate giudiziario pilatesco che si attiene scrupolosamente alla farragine di leggi e leggine al solo scopo di tirarla per le lunghe senza decidere mai un cazzo di niente!
-Senta, adesso non ho tempo , per le polemiche, devo andare, ho altri importanti compiti da espletare.
-Beh, vorrei metterla sull'avviso. Stia attenta a Nepoti. E' dentro questa storia fino al collo.
-Lasci valutare a me la pericolosità del dottor Nepoti...quanto alla presunta storia con la figlia di Sponzini, mi permetta, ma per quel poco che conosco il dottor Nepoti, la ritengo inverosimile.
Santoro non disse niente. Mentre la Grimaldi lo salutava restò a pensare che la questione che tirava più un pelo di fica che un carro di buoi era un detto dal significato sessualmente duplice. A volte erano le donne a rincoglionirsi per un cazzo. Letteralmente, pensò Santoro, perché lì, nei pressi di Nepoti, c'era da dubitare persino di questo. Vista l'età del soggetto e il suo irrefrenabile  tabagismo.
Agostinelli aveva assistito alla scena. E non diceva nulla. Era esterrefatto.
-Diamo inizio al piano "b", va...disse Santoro.
-Giulio, devi assolutamente rintracciare la moglie o ex moglie , compagna o ex compagna di Sponzini. Ho idea che sia la mia unica ancora di salvezza.
-Perché pensate questo?
-Non lo so, intuito, forse.
-Mo' che succede, marescià?
-Te lo spiego io che succede: Sponzini darà mandato al suo avvocato di denunciarmi per fabbricazione di prove false. Poi chiamerà Nepoti, che, ricorda, non è accusato di nulla, perché gli unici che l'hanno visto nell'operazione "droga in tangenziale" siamo stati noi due. Ma essendo tutta l'operazione illegale praticamente non abbiamo prove. Quindi Nepoti tenterà di farmi ammazzare.
-Marescia, ve faccio la guardia 24 ore su 24...
-Non puoi Giulio. Non puoi e non voglio.
-Perché?
-Perché sono io che ti ho trascinato in questa storia e non voglio mettere la tua vita a rischio. Bada che ti farò assegnare a un servizio, quindi non potrai rifiutarti. E il servizio sarà: rintracciare la compagna di Sponzini. Io penserò a difendermi da me. Ci sono abituato. Non ti preoccupare.
Santoro strinse la mano ad Agostinelli.
-Marescià...me raccomando nun fate imprudenze!
-Ti sembro un uomo imprudente?
-In queste cose no...ma tutta la faccenda...me chiedo chi ve la fa fà...
-Non lo so...sai quando qualcuno fa qualcosa che non può fare a meno di fare?
-Più o meno.
-Be' io sento che devo farlo. Per quella ragazza, per la famiglia del cinese Li. E per assicurare alla giustizia quei due pezzi di merda. Non si uccide una ragazza nel fiore degli anni perché per educazione e cultura ha deciso di restare pura. Farcela da sola nella vita. Denunciare chi si è arricchito tramite frode. Nonostante sia suo padre . Anzi , a maggior ragione. Non se lo merita, capisci?
-Capisco, marescià, capisco che sete un sentimentale....
-D'altra parte se ci togli i sentimenti alla vita che ci resta?
-E che ce resta? Nun lo so, che c'è resta?
-I sentimenti hanno a che fare con l'amore, sono forme d'amore. Chi è nemico dei sentimenti è nemico della vita. Se nessuno gliela fa pagare mai, se non stabilisci un senso del limite, se non c'è qualcuno che fa capire a questi...animali....che non puoi mettere a posto le tue cose pensando che la morte di esseri umani sia un danno collaterale, allora ci saranno sempre degli Hitler, ci saranno sempre dei mafiosi che sciolgono i bambini nell'acido. Nessun Dio li punirà mai. Perché loro sanno che non c'è. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore che c'è ed è con loro. Chiamala presunzione criminale, chiamala come vuoi. Non voglio essere considerato un eroe. Voglio solo fare il mio lavoro e guardarmi dal vivo un concerto di Yuja Wang. Non mi sembra di chiedere troppo a Dio se esiste. Beh, ma io si sa, in quanto pugliese, ho un buon biglietto da visita: Padre Pio.
Agostinelli non sapeva se ridere o piangere per la commozione . E all'improvviso si rese conto che questi aspetti costituivano un tratto distintivo di Santoro. Gli strinse la mano e andò. Si incanalò su via Larga nel torrente umano e scomparve fra due skaters attraversando la strada sulle strisce pedonali. Santoro lo osservò a lungo, mentre si allontanava. Aveva riposto in lui tutte le sue speranze residue. E se avesse trovato la persona che doveva cercare, c'era da dire, non era affatto scontato che avrebbe potuto rappresentare la pietra filosofale della situazione. Ma qualcosa nel fondo della sua coscienza gli comunicava che avrebbe potuto rappresentare quel gol in zona Cesarini in grado di salvare culo , baracca e burattini un po' a tutti quelli che in questa faccenda avevano profuso sincerità e verità. Sarebbe stato a vedere. Nel frattempo c'erano i maccheroni e qualche bel disco jazz ad attenderlo. Non avrebbe adottato particolari norme di sicurezza. A parte assicurarsi che la pistola al momento giusto fosse in grado di funzionare. No. Non si considerava un eroe. E sapeva che poteva morire.  La questione era che non gli importava di morire. Non gli importava di morire neanche perché sapeva che i casi che aveva risolto non avevano smosso di un millimetro la slavina antropologica degli esseri umani verso il crimine. Non gli importava di morire perché anteponeva l'ottenimento della giustizia , da parte dei parenti dei morti nella vicenda  e della giustizia in generale, di chi crede che la giustizia sia valore fondante dello stato per cui lavora, al proprio ego di insignificante essere umano. Qualcosa che Krishnamurti, il filosofo, avrebbe approvato. Ma era un ragionamento troppo sottile per renderlo pubblico correndo il rischio che fosse compreso. Perché non sarebbe potuto essere compreso. E, pensò Santoro, come Pasolini disse una volta, se ciò che dici non è compreso, allora sei già morto. Civilmente e socialmente. E lui voleva restare vivo senza essere compreso da nessun altro che da se stesso. Si sarebbe accontentato della cosa.



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