giovedì 3 maggio 2018

La pianista cinese, capitolo 57

Come previsto da Santoro , Sponzini smosse mari e monti. E, i suoi contatti con i servizi, ebbero il loro peso. Santoro fu incriminato per diffamazione, con l'aggravante della produzione di prove false, accanimento giudiziario al fine di estorcere false confessioni e un'altra mezza dozzina di reati messi insieme come carico pesante, per aggravare la sua posizione.
Doveva difendersi. Ma la cosa paradossale era che , per via delle amicizie di Sponzini l'esame davanti al gip era avvenuto a tempo zero, quasi e il giudice , se avesse potuto, avrebbe persino tratto in arresto il maresciallo pugliese. Mentre la questione giudiziaria di Sponzini stava seguendo la tempistica di un qualsiasi altro caso, rimandata di volta in volta alle calende greche, ad arte.
Per cui Santoro dovette trovarsi in fretta e furia un avvocato che lo difendesse nell'imminente dibattimento a suo carico.
L'avvocato Mauro Sghimbesci, consigliatogli dal maresciallo Cazzaniga, aveva uno studio quasi nei pressi di dove abitava Santoro. Da qualche parte dietro Viale Gran Sasso.
Santoro arrivò nei dintorni del suo studio a piedi, si era verso la fine di maggio, ormai. Faceva caldo, un caldo innaturale, tanto che Santoro aveva smesso l'immortale impermeabile.


Seduto davanti all'avvocato Sghimbescia , raccolse tutte le sue energie residue e tentò di sintetizzargli tutta la vicenda da lui vissuta.
L'avvocato Sghimbescia era sulla settantina, magro come un chiodo, capelli corti bianchissimi, abbronzatissimo, impeccabile nel suo completo in giacca e cravatta blu Balestra. Sembrava Balestra, lo stilista.
Con voce sottile , soffice, e un accento milanese piuttosto deciso, l'avvocato cominciò a parlare.
-Veda, caro maresciallo, la vicenda che mi ha testè narrato appare alla mia percezione di avvocato come un romanzo giallo. Qui non siamo in tv, non siamo a Blu Notte di Lucarelli. Noi dobbiamo convincere il giudice che le sue intuizioni sono supportate da prove. Se vuole un consiglio io metterei da parte il romanzo giallo e insisterei sui fatti. Per esempio, maresciallo, lei è sicuro che non ci fossero delle telecamere nel luogo in cui lei o il suo collaboratore asseriscono abbiate trovato il fatidico sacchetto di cocaina?
-Oggettivamente non ne sono sicuro. Sponzini mi ha detto esplicitamente che le nostre conversazioni sono state filmate. Ma non ha fatto cenno al fatto che potrebbe aver piazzato delle videocamere anche in altri anditi dell'appartamento, cucina compresa.
-Ma non possiamo essere certi della cosa. Quindi in primo luogo, mi dica, ha piazzato lei la cocaina in casa dello Sponzini?
-Ci può giurare, avvocato. Era l'unico modo per incastrarlo e costringerlo a fare rivelazioni riguardo a quell'altra e più grave vicenda.
-Uhm...siamo nei guai, maresciallo....
-In che senso?
-Che dobbiamo perseguire un'altra strada.
-Quale strada?
-A lei quanto le manca per la pensione?
-Non ne ho idea, una decina d'anni, credo. Ma perché, che c'entra?
-Dobbiamo tentare la carta dell'incapacità di intendere e volere...
-Uhm, certo, come no. Aggiungiamoci pure l'instabilità mentale , così mi fate finire in uno di quei posti dove fanno l'elettroshock. Avvocato ma dice sul serio?
-Maresciallo, vuole che la tiri fuori da questa vicenda o no?
-Sì, ma non in questo modo...
-E sentiamo, di grazia, in che modo imposterebbe la sua difesa?
-Detenzione e spaccio di stupefacenti e intervento in casa altrui in presenza di flagranza di reato.
-E se Sponzini ha una videocamera anche in cucina?
-Be', Agostinelli ha aperto la cella del freezer, ma non ha preso nulla, perché il sacchetto lo aveva in tasca. Ora, anche se ci fosse una telecamera , dovrebbe essere comunque alle spalle di Agostinelli. Sennò l'avrebbe notata, giusto?
-Uhm, diciamo che la seguo.
-Ecco, bravo, mi segua. Non essendoci una videocamera che possa mostrare quello che Agostinelli ha fatto davanti si può facilmente desumere che possa aver ritirato il sacchetto di cocaina e riposto nella tasca anteriore. Giusto?
-Ma bisogna esserne assolutamente certi.
-Mi sono consultato con Agostinelli. Abbiamo ricostruito tutto quello che ha fatto e come si è mosso all'interno dell'appartamento.
-D'accordo, maresciallo, sosterremo questo. Del rest el bus de cu l'è il suo, faccia un po' come crede. Però non dica che non l'avevo avvisata.
Stretta di mano, colloquio finito. Santoro guardò fisso negli occhi l'avvocato Sghimbescia. Intensamente.
-Avvocato, disse, lo so che lei non approva quello che ho fatto. Ma a volte un male minore, che in questo caso può essere rappresentato da una violazione delle regole in un'indagine, serve a prevenire e punire un male maggiore, immenso. Come quello della sottrazione di vite umane. Neanche si fosse Dio. Un Dio di quarta serie, s'intende.
L'avvocato Sghimbescia fece un cenno di assenso. Poi disse-non la giudico affatto, maresciallo, io ho difeso fior di colpevoli, lo richiede la deontologia delle mia professione. Io voglio vincere . E a volte fingere fragilità psicologiche, per di più attribuibili ad un eccellente servitore dello stato con un altrettanto eccellente curriculum, se può chiudere la vicenda con pochi danni collaterali e consentire, basandosi sui benefici di legge a lungo termine, a un onesto funzionario pubblico, di non perdere l'agognata pensione, può significare vincere!
-Vincere per me significa assicurare alla giustizia chi si sostituisce a Dio togliendo la vita ad altri , per di più, per futili motivi. Niente può giustificare la sottrazione di una vita. Niente. Non a caso ho dedicato la mia vita a questa professione. Sono un investigatore dei carabinieri della omicidi. E non andrò mai in pensione. Perché dopo la pensione continuerò a lavorare in questo campo. Del resto, caro avvocato, ciascuno ha le proprie ossessioni. Esiste anche gente che offrirebbe la moglie in cambio della vittoria di uno scudetto della squadra di calcio per cui fa il tifo!
-Touché, maresciallo, non aggiungo altro, disse Sghimbescia. E sia, procederemo nel modo da lei indicatomi, senza indugi o infingimenti.
-Bingo!, disse Santoro.
-Io non ci ho mai giocato!
-Nemmeno io, è un'espressione che usano nei film americani. Nei film gialli americani, per la precisione. E' come sottolineare qualcosa.
-Capisco, disse Sghimbescia. Solo che la vita non è un film americano.
-Ne convengo, disse Santoro, del resto anche Zhuangzi sognò di essere una farfalla e appena sveglio si chiese se fosse lui ad aver sognato la farfalla o la farfalla ad aver sognato Zhuangzi.
-Ah, fece Sghimbescia, non sono sicuro di aver capito...del resto non mi piacciono i ristoranti cinesi!
-Ci vediamo fra un paio di giorni in tribunale, avvocato. Forse riesco a spiegarglielo con un esempio concreto.
-D'accordo, disse Sghimbescia.
Si strinsero la mano.
Santoro per strada pensò che stava diventando pratico. Terribilmente pratico. Normalmente avrebbe dovuto congedare quell'avvocato da due soldi mandandolo a quel paese. paragonare Zhuangzi a un ristoratore cinese. Roba da bauscia! Ma non ci sarebbe stato il tempo di trovare un altro avvocato . Aveva tutti contro: Gianuli, la giudice Grimaldi, Nepoti, Sponzini, i Servizi Segreti. Normalmente avrebbe dovuto deprimersi. Invece era stranamente sereno. Tanto , si disse, se mi fossi comportato facendo finta di niente per salvarmi il culo, alla fine, mi sarei sentito peggio. Tanto vale prendersi un attacco di colite per qualcosa per cui ne valga la pena. Questo pensiero lo rasserenò e si diresse verso casa. Era in aspettativa finchè non si chiariva la sua vicenda giudiziaria. Sperava solo che il giudice potesse rivelarsi imparziale. E che non ci fossero immagini di una qualche videocamera messa in cucina. Che almeno non avesse ripreso Agostinelli davanti. L'importante era uscirne pulito. E poi c'era Agostinelli. Che stava cercando il suo asso nella manica. Ma era meglio arrivare alla fine della storia con il massimo delle energie.
Giunto a piedi in via Gran Sasso, davanti al portone di casa, c'era un tizio . Santoro subodorò che si trattava di un poliziotto in borghese. I carabinieri erano come i delinquenti, in queste cose. Sentivano anche loro puzza di sbirro. Era una cosa brutta da pensare , ma Santoro  la pensò. Era per via della rivalità, considerò. Niente di personale. Nepoti a parte.
L'uomo sulla quarantina, capelli corti, pizzetto a forma di cobra , camicia senza cravatta e maglioncino leggero blu a scacchi, jeans , scarpe ginniche, gli si avvicinò. Santoro memorizzò il gesto di estrarre la pistola, giusto per essere pronto a farlo.
-No, non lo faccia, disse l'uomo avvicinandosi con mani semialzate ben in vista.
-Che vuoi, disse Santoro, stai a distanza....
-Non si preoccupi, maresciallo, non sono armato.
-Stai lì in modo che io possa vederti bene. E mani ben in vista.
-Ok, ok, non c'è problema.
-Allora, che vuoi? Chi ti manda?
-Non è importante chi mi manda. E 'importante quello che ho da dirle.
-Parla, non ho tutta la giornata davanti...
-Ok...diciamo che mi manda qualcuno o qualcosa che non vuole che si facciano male altre persone...
-Ma dai? Non mi dire, chi ti manda un club di filantropi? Gino Strada? La Caritas?
-Chi mi manda non è importante, ripeto. I miei mandanti le mandano a dire che se lei ritratta le accuse contro Sponzini non ci sarà alcun rischio per lei. Un processo, sa, è un processo, e non se ne può prevedere l'esito, giusto?
-Giusto. Dunque, fammi capire bene. E io che ci guadagno?
-Resta inteso che le spese giudiziarie le pagherebbe il dottor Sponzini.
-Sì, ma cosa ci guadagno?
-La possibilità di uscirne pulito. Ma soprattutto di uscirne in tempo. Prima che si faccia male qualcuno.
-Ho la vaga impressione che quando si dice "si faccia male qualcuno" tu abbia in mente una persona specifica. Ho indovinato?
-Sì, disse l'uomo. Inoltre, aggiunse, c'è la possibilità di chiedere qualche grosso favore.
-Tipo?
-Tipo la possibilità di essere trasferito in un luogo di servizio più tranquillo, o in uffici amministrativi, luoghi dove si prende lo stipendio senza fare un cazzo e dove non si rischia niente. Servizi non operativi. Oppure, soldi. Di quest'ultimo aspetto se ne può parlare.
-Senti un po'. Non so chi tu sia e non voglio nemmeno saperlo. Ti consiglio di sparire dalla mia vista nello stesso tempo in cui un centometrista giamaicano batterebbe le immagini di una telecamera motorizzata. Puoi dire a chi ti manda che il maresciallo Santoro non è in vendita. Che la verità non è in vendita. Opportuno o meno che sia che venga allo scoperto. Me ne strafrego dell'opportunità. Io devo dare conto alle persone morte e alle loro famiglie. E poi perché dovrei voler trasferirmi? Io sto bene dove sto. E voi anche state bene dove state...
-E...che ne sa lei, dove stiamo, disse l'uomo...
-State dove vi ho appena mandato...affanculo, concluse Santoro.
Entrò nel palazzo dando la schiena a quell'uomo, quel messaggero di non meglio precisati poteri e salì su per le scale. In quel momento il desiderio di maccheroni e di musica lo pervase più che mai. E più che mai gli fece resettare immediatamente quanto accaduto. Come sa chi sa che il piacere intenso non teme timore, ne di armenti, né d'omini né di Dei...



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