sabato 14 aprile 2018

La pianista cinese, capitolo 54

In caserma, in via della Moscova, Santoro e Agostinelli misero sotto torchio Sponzini. Lui rideva di scherno.
-Non riuscirete a incastrarmi con questa storia. Certo proprio un modo "corretto", "onesto", di condurre le indagini. Ma non si vergogna? Proprio lei che gode fama di purezza, gode fama di essere integerrimo? Si vergogni!
-Si vergogni, mi consenta....tutti i potenti usano la stessa terminologia spompata, quando sono alle corde, disse Santoro.
-Stia attento, io non dirò niente se non in presenza del mio avvocato!
-Sia ragionevole, disse Santoro, tanto la verità verrà fuori comunque. Se confessa posso alleggerire la sua posizione. E, chiaramente, la cocaina sparisce.
-Stia molto attento a quello che fa, maresciallo. La avverto che non le conviene giocare sporco!
-Ma davvero? detto da una mammoletta come lei, da un puro giglio , da un uomo di specchiate virtù....ma mi faccia il piacere. Fra di noi non c'è bisogno di queste recite. Pessime recite , tra l'altro.
-Quali recite, io non so niente di quello che mi attribuisce. Nel giro di 24 ore uscirò e la farò incriminare per produzione di false prove.
-Mah...non so nemmeno se esista come reato...che dici Agostinè?
-Sto pezzo de merda, ha fatto ammazzare la figlia e ha ancora il coraggio de parlà. E' fortunato che viviamo in un paese europeo, se stavamo in un altro paese a st'ora stava già a penzolà da na corda...
-Smettila Agostinelli, non fare il giustizialista, m'impressioni l'imputato, disse Santoro beffardamente.
Dieci minuti dopo arrivò l'avvocato di Sponzini. Ma Santoro e Agostinelli gli facevano fare anticamera.
In quel mentre nella stanza degli interrogatori, irruppe il capitano Gianuli.
-Santoro, che cavolo sta succedendo qui?
-Capitano, abbiamo arrestato quest'uomo per detenzione e spaccio di stupefacenti!
Gianuli dette un'occhiata a Sponzini seduto e schiumante rabbia. Un Gianni Agnelli di periferia che sedeva alla scrivania come un cane bastonato, con le basette grigie a mò di orecchie da segugio cercatore  dalle traiettorie sghembe.
-Venga fuori, Santoro, le devo parlare, disse in tono grave Gianuli.
Santoro uscì , facendo segno ad Agostinelli di continuare a torchiare Sponzini.
-Ma che cavolo sta facendo, Santoro?
-Ho effettuato un arresto per detenzione e spaccio di stupefacenti.
- E lei si aspetta che io creda a questa storia? Da quando in qua lei si occupa di droga e affini? Tutti sanno che la sua specialità sono gli omicidi!
-Certo...ma veda, c'è un collegamento. La droga è un mezzo per arrivare ad un altra verità, ben più pesante.
-Perché cavolo non mi ha informato prima? Ho di là l'avvocato di questo Sponzini che minaccia di denunciare tutti. Santoro, la avverto, con questo suo modo di procedere saltando gerarchie e facendo di testa sua si sta scavando la fossa. Da questo momento io non la copro più. Succeda quel che succeda.
-Non mi aspettavo un atteggiamento diverso, disse Santoro. Ero preparato a questo. Intanto il dottor Sponzini se ne va dritto dentro per possesso e spaccio di stupefacenti.
-Se non la conoscessi sarei portato a pensare che ...non so, potrebbe aver fabbricato le prove...come forma di pressione...per fargli confessare cosa, poi?
-La verità sull'attentato di San Silvestro!
-Come , come?
-Esattamente, disse Santoro.
-E quale sarebbe?
-Be', Sponzini aveva fatto una rapina negli anni '70. Era uno studente di Autonomia Operaia, sinistra extraparlamentare. In realtà era una copertura. Era, o lo è ancora, questo non lo so, un agente dei servizi segreti.
-Non vedo il nesso con l'attentato!
-Un momento, se mi fa dire. Dunque Sponzini conosceva Nepoti.  Ne  ho le prove. Ho un dossier di Cazzaniga, al riguardo.
-Un dossier di Cazzaniga?E come fa ad averlo?
-Be', ce l'ho. Questa è la cosa importante. Dunque , proseguo. Nepoti ha aiutato Sponzini ad occultare il bottino di quella rapina che, originariamente, doveva servire per finanziare un'organizzazione distaccatasi da Autonomia Operaia, che doveva intraprendere la lotta armata.
Gianuli guardava Santoro incredulo.
-Sponzini ha una figlia. Dopo qualche anno di galera e il bottino sempre intonso e grazie alla complicità di Nepoti, si trasferisce a Milano. E ricomincia a vivere. Investe bene e le cose vanno bene...solo che sorge una complicazione. Sua figlia ha una tresca con Nepoti a cui, meschino, scappa di dire quale sia l'origine della fortuna economica del padre.
-E sin qui, per me è fantascienza, disse Gianuli.
-Un momento. Durante l'attentato di San Silvestro muore anche la figlia di Sponzini. Ad ucciderla, lo si evince dal referto scientifico di Grenci , mal letto all'inizio, non sono stati i proiettili dell'islamo-cinese. Bensì quelli di un ex latitante, un killer delle Brigate Rosse, assoldato da Sponzini per uccidere sua figlia. Che poi presumo sia una sua figliastra. Quest'ultimo aspetto ancora non ho avuto tempo per approfondirlo. Insomma questo killer, Casalbene, non era lì per caso. Era stato pagato per uccidere la figlia di Sponzini. Lui uccide lei e anche Li, l'attentatore cinese. Così fa sparire un possibile testimone scomodo. Che con l'islam non c'entra nulla. Ma non è tutto...
-Ah, non è tutto...chissà che succede adesso, fece ironicamente Gianuli.
-Casalbene fugge a Roma, dopo l'attentato. Io l'ho seguito. Lo volevo interrogare, perché avevo mangiato la foglia. Ah, per inciso, sono arrivato a Casalbene grazie al preziosissimo Cazzaniga. Il quale stava per pagare con la vita le sue ricerche su questo caso. Insomma, per farla breve, Casalbene a Roma, viene ucciso. Mentre lo inseguivo.
-E con chi lo inseguiva...mi lasci indovinare? Con Agostinelli, vero? Per questo lo ha fatto trasferire a Milano?
-Sì, è così...Ma mi lasci finire. Casalbene viene ucciso in circostanze mai chiarite. Noi , io e Agostinelli, abbiamo sentito degli spari. Ma non sappiamo chi l'abbia ucciso. Anche se io presumo chi possa essere stato.
-Chi?
-Nepoti...
-Nepoti?
-Certo. Che ci faceva Nepoti a Roma attimi dopo la morte di Casalbene. Una coincidenza troppo sospetta...
-Maresciallo, posso dirle una cosa?
-Prego, disse Santoro.
-Lei non è nella merda. Di più. E' nella strammerda. E c'è anche un'altra cosa. Non si aspetti da parte mia alcuna indulgenza. Non solo non riuscirà a dimostrare una beata fava di questa favoletta che si è inventato...e che ammesso che sia vera è indimostrabile, quindi uguale a non vera. Ma non mi ha tenuto al corrente di nulla di tutti questi sotterfugi da lei operati. Io sono il suo diretto superiore. Ma chi cazzo si crede di essere Horatio Caine di Csi Miami?
Santoro non disse niente. Se l'aspettava. Del resto non aveva avuto altra scelta sin dall'inizio. Visto che un mucchio di gente responsabile dell'indagine, volente  o nolente, aveva deciso di indirizzarla verso l'ipotesi dell'attentato islamico. Aveva dovuto fare il kamikaze. E giocare sporco. Lo ammetteva a se stesso. E poteva a quel punto pagarne le conseguenze.
-Buona fortuna, disse Gianuli. Io me ne lavo le mani, concluse...







Nessun commento:

Posta un commento