Santoro si accomodò poco oltre la porta dell'appartamento di Sponzini. L'uomo di fiducia di Sponzini gli disse di attendere in un'apposita stanza. Quella della volta precedente. Mentre aspettava seduto Santoro meditava su come fosse meglio agire. Notò che c'era una spia rossa che sporgeva dietro un soppalco sullo sfondo della scrivania imperiale di Sponzini. Merda, pensò, ha delle telecamere. Sarebbe stato più difficile del previsto , incastrarlo. E a quel punto gli correva l'obbligo della prudenza persino nel parlare.
Dieci minuti dopo Sponzini apparve entrando nel suo studio. Salutò Santoro cordialmente. Ma non gli strinse la mano. Non era il caso di essere ipocriti.
-Maresciallo esimio, a che debbo l'onore della sua visita?
-Abbiamo un problema, disse Santoro.
-Che problema? Mi era sembrato di essere stato chiaro , l'ultima volta. Senza mandato qui non entra nessuno. Ho fatto un'eccezione perché ero curioso di sapere che cosa desiderasse.
-Vorrei raccontarle una storia, se mi permette...
-Una storia? Va bene, sono curioso, sentiamo pure...
-Ci sono due giovani, due ragazzi. Vanno all'università, negli anni '70, diciamo a Roma. Militano rispettivamente nell'estrema destra uno e nell'estrema sinistra l'altro. Ma si conoscono . Si conoscono non perché si stimino. Ma perché lavorano per gli apparati dello stato. Mettiamola così, per un apparato deviato dello stato. Servizi segreti deviati. E collaborano tra loro scambiandosi informazioni sui propri rispettivi campi d'azione politica. Sono anni particolari, c'è un clima di guerra civile, in Italia. Il terrorismo si sta organizzando. Ci sono giovani animati da idealità, sempre le stesse, sempre quelle. Quelle idealità che alla fine hanno lo scopo di assumere il potere per sé subito. Togliere il potere ai propri genitori e assumerlo subito loro: i figli. Ma per fare questo c'è bisogno di soldi. Mettiamo che uno di questi giovani organizzi una rapina. Mettiamo che la rapina vada bene. Il bottino è veramente appetibile. E di fronte a quei soldi gli appetiti vengono, eccome se vengono. Mettiamo che anche l'altro, quello del campo avverso a quelli che hanno fatto la rapina, quello del campo , diciamo così, di destra-è chiaro che qui la politica c'entra come le biciclette per i salmoni-ecco, mettiamo che il finto antagonista di destra, aiuti quello di sinistra che ha fatto la rapina, sia pure con dei complici, a far sparire il bottino. Mettiamo che aiuti più che altro il suo amico dei servizi deviati a far sparire il bottino al fine di tenerselo per sé....Fino a qui, vado bene?
-Non so dove voglia arrivare. Comunque ormai ho deciso di ascoltarla, tanto vale sentire la fine di questa favoletta, disse sogghignando Sponzini.
-D'accordo, vado avanti allora. Diciamo che quell'uomo della sinistra extraparlamentare che ha effettuato la rapina fa sparire il denaro. Restano comunque i complici. E già e come si fa con i complici? Magari tra loro c'è pure qualcuno che ci crede davvero, nella rivoluzione. Ecco che subentra il suo finto antagonista nero. E già. Il rosso e il nero di Stendhal. Quindi "il nero", chiamiamolo così convenzionalmente, si perita di far arrestare tutti i membri del gruppo della rapina. E per fare le cose per bene e sviare i sospetti fa arrestare anche "il rosso". Chiamiamo anche lui convenzionalmente in questo modo. Passano gli anni e "il rosso" esce per buona condotta. Far sparire i precedenti per chi lavora per i servizi è un gioco da ragazzi. E "il rosso" ha ancora il bottino. Decide di rifarsi una vita. E cambia città. Si sposta , diciamo, a Milano, una città sempre ricettiva ad investimenti di ogni genere. "Il rosso" ha delle capacità imprenditoriali e gli affari vanno bene...
-Certo che lei con la fantasia ci sa fare. Ha mai pensato di darsi alla letteratura? Guardi la sto a sentire per capire come va a finire questa storia , anche se non capisco dove voglia arrivare.
-Sta per finire, non si preoccupi, non le tolgo altro tempo. Ecco, dicevo. "Il rosso" ha una figlia. Ma non è una figlia legittima. Non nata dal matrimonio con sua moglie. Poi sua moglie ad un certo punto scompare. Forse una separazione, una malattia. Questo ancora non l'ho deciso , nel racconto. Insomma questa figlia per vari motivi finisce per frequentare "il nero". E già, "il nero" non ce lo vogliamo mica dimenticare, eh? "Il nero" ha seguito "il rosso" a Milano. I due sono legati da una vecchia frequentazione, chiamiamola pure, complicità. "Il nero " frequenta la dimora del "rosso" e finisce per frequentare sua figlia. Diciamo che si invaghisce di lei. Diciamo che si invaghiscono a vicenda. Può succedere. L'esperienza conta in queste cose. L'esperienza ed essere figli di puttana. Scusi per il decadimento terminologico. E be', a questo punto la figlia del "rosso" e "il nero", entrano in confidenza e apprende così l'origine delle fortune economiche di suo padre. Questa ragazza è animata da profonde idealità. E' una questione d'età, di università, di buone letture. Diciamo un'insieme di queste cose. I ragazzi , i giovani, sono imprevedibili. Diciamo che minaccia di raccontare tutto alla Polizia o , preferibilmente, ai Carabinieri. Potrebbe fare un colpo di testa. Né "il rosso" né "il nero" lo possono prevedere, tutto questo. Ma lei è intenzionata ad andare avanti. Anche perché apprende che lei non è nemmeno figlia del "rosso" sanguinis. Ma è stata adottata, su insistenza della matrigna. Della moglie del"rosso". Vado bene sin qui?
-Francamente questa storia comincia ad annoiarmi , fa Sponzini.
-Non manca molto, mi lasci finire. A questo punto la ragazza ha intenzioni serie riguardo alla denuncia. E "il rosso" e "il nero" sarebbero rovinati, da tutto ciò. Anche perché "il nero", particolare questo che quasi dimenticavo di specificare, è un dirigente di un'importante forza di sicurezza dello stato. La sua carriera sarebbe interrotta. Un uomo finito. Due uomini finiti. Le loro carriere viziate dal crimine dovrebbero inopinatamente concludersi. Ecco l'idea. Sono quasi alla fine: simulare un attentato di matrice islamica che copra un'inevitabile sparatoria durante la quale , la figlia del"rosso" deve rimetterci la vita. Essere eliminata. Le quadra tutto questo?
-Lei è pazzo. Ma cosa vuole dimostrare con questo racconto delirante?
-Che lei è "il rosso" e il commissario Nepoti , "il nero". E avete architettato tutto questo per coprire l'eliminazione pianificata della sua figliastra Giada.
-Lei è pazzo. Sono cose indimostrabili. Io amavo mia figlia, non avrei mai potuto farle del male.
-Ne è sicuro? E se sua figlia non avesse receduto dai suoi propositi? E se l'avesse denunciata?
-Ahahahahahahah, guardi sarebbe divertente se lei non fosse serio in quello che dice. Ma forse questa è la cosa più divertente della vicenda. Mettiamo che tutto questo sia plausibile. Non lo è, ma mettiamo che lo sia. Come dimostra tutto questo romanzetto giallo?
-Lo dimostrerò, lo dimostrerò...ah, quasi dimenticavo...lei ha assoldato un killer ancora in attività, delle Brigate Rosse, tale Casalbene, che conosceva sin dai tempi della contestazione universitaria...è stato lui a sparare a sua figlia, uccidendola. E poi , per sgombrare il campo da qualsiasi testimone, lo ha fatto eliminare dal suo amico Nepoti, "il nero"!
-Lei è completamente pazzo!
Santoro tirò fuori la zanna di dinosauro-Agostinelli? Vieni dobbiamo arrestare il dottor Sponzini. E chiuse lo sportellino del cellulare old generation.
-Lei è pazzo, io chiamo subito il mio avvocato...e con quale accusa?
-Detenzione e spaccio di stupefacenti...
-Cosa? Ma che cosa sta dicendo? Quale detenzione, quali stupefacenti? Guardi io ho ripreso tutta questa conversazione, non può dimostrare niente.
-Lei non si preoccupi. Io so quello che faccio.
Sponzini sollevò la cornetta del portatile e chiamò il suo avvocato.
Poi richiuse.
-Ecco fatto, sta arrivando.
Nel frattempo però qualcuno, il maggiordomo o schiavetto di Sponzini, suppose Santoro, aveva aperto ad Agostinelli.
Santoro lo vide entrare come un treno, seguito dall'uomo di fiducia di Sponzini che non era riuscito a trattenerlo.
-La dichiaro in arresto, disse Agostinelli.
-Ma questo è ridicolo. Per arrestarmi per il reato che sostenete abbia commesso, ci vuole il corpo del reato.
-L'abbiamo trovato, non si preoccupi. Era nascosto nel frizere de là, disse Agostinelli.
Santoro lo amò, Amava quando si stabiliva un intesa quasi telepatica con i suoi colleghi. Agostinelli era più sveglio di quanto sembrasse. La coca era nella tasca del soprabito di Santoro. E difficilmente la cucina doveva essere monitorata da telecamere. Che intuito, pensò Santoro. Sarebbe stato un gioco da ragazzi dichiarare che una soffiata li aveva portati a casa Sponzini. Una soffiata mirata, in cui si indicava il luogo esatto dov'era nascosta la droga. Bingo! ,pensò Santoro.
Agostinelli mise le manette allo sbraitante Sponzini e uscirono.
Per le scale Sponzini guardò Santoro e gli disse-lei non immagina in che pasticcio si sta cacciando.
-Al contrario, lo immagino. Ma io ho imparato a dare il peso dovuto alle minacce. Ed è un peso decisamente inferiore a quello che deve avere la sua coscienza. Se ne ha ancora una.
Nessun commento:
Posta un commento