lunedì 26 marzo 2018

La pianista cinese, capitolo 52

Santoro era stato giocato. Era a casa a leccarsi le ferite. Di quanto accaduto in pochi minuti di conflitto a fuoco non doveva restare traccia. Ci aveva pensato Agostinelli a spostare i corpi degli uomini che ci avevano lasciato la pelle. Anche se erano dei criminali ciò non implicava certo che i corpi dovessero sparire sul fondale del Ticino. Santoro  era stato molto chiaro con Agostinelli al riguardo. E infatti Agostinelli era stato grande. Aveva fatto sparire tutte le tracce. E aveva fatto ritrovare i cadaveri con una telefonata anonima. Restava il fatto che le loro armi avevano sparato. Ma Strippoli , pur incazzato, per il solo fatto che potesse essere coinvolto avrebbe fatto sparire le tracce. Le armi non sarebbero state controllate e avrebbe messo a posto l'inventario delle munizioni attraverso i registri informatici. Santoro era amareggiato. Non doveva morire nessuno. E invece era accaduto. E Ahmed era fuggito con il suo carico di droga. Non sapeva, Santoro, se perché avesse deciso di approfittare della situazione o perché avesse pianificato tutto a tavolino. Ora aveva un altro problema. Evitare che la coca di Ahmed invadesse Milano.


Nel pomeriggio di due giorni dopo il misfatto era a colloquio con Ibrahim, l'imam della moschea di Corsico. Raccontò all'imam una storia riveduta e corretta. Gli disse che era arrivato un carico di droga e che Ahmed si era incaricato di spacciarla nel territorio milanese. Ibrahim lo ascoltò.
-Un po' strana questa storia. Ma non voglio indagare. Non è mio lavoro, disse. Comunque , maresciallo, come mussulmano e come arabo, non ho interesse che questo veleno sia distribuito per le strade di Milano. Le farò avere delle informazioni. Appena so qualcosa.
Santoro gli strinse la mano guardandolo negli occhi. Capì che quell'uomo avrebbe tenuto fece alla sua promessa. Gli lasciò il numero della sua zanna di dinosauro. Poi uscì dalla moschea. Agostinelli lo aspettava sulla strada che da Corsico menava verso Milano.


-E adesso che famo? , fece Agostinelli.
-Ahmed lo lasciamo cuocere dai suo fratelli dell'islam. Noi dobbiamo occuparci di Nepoti e Sponzini. Faremo così. Andrò da Sponzini e giocherò la mia partita nel modo più sporco possibile. Con gente sporca devi giocare sporco. Devo farlo venire allo scoperto con ogni mezzo necessario. Portami in via del Carroccio, concluse.


Per strada Santoro non disse una parola. Era nero. Aveva un dolore al costato conseguenza della sparatoria. Il giubbotto aveva attutito il colpo di Nepoti. Ma c'era un leggero strascico. Si era fatto giocare come un pollo. E questa cosa non gli andava giù .


Arrivato in via del Carroccio disse ad Agostinelli-Giulio, nel lavoro di pulizia hai fatto sparire tutto?
-Certo, marescià, modestamente so un professionista.
-Tutto tutto?
-In che senso?
-C'è avanzato qualche sacchetto di quella roba?
Agostinelli titubava.
-Dai, dammene un sacchetto, disse Santoro...
-Marescia...ma che dite?
-Dai, non ti dico niente...mi serve...
-Ve serve? A voi? Ma che state a dì?
-Agostinè , cosa pensi che possa mai farne?
-Beh...sì, quarcosa c'è rimasto...
-E tu non l'ha fatto sparire, vero?
-Beh, no....
-Ecco...non voglio indagare su cose ne volevi fare. Non me ne frega niente. Dammene un po'.
-Ma marescià...ve fa male....
-Cazzo hai capito? Mi serve per incastrare Sponzini! Idiota!
-Ah, fece Agostinelli dandosi uno schiaffo in testa....
Prese un bustina di cocaina dalla tasca...
-Questa non basta...dammela tutta, fece risoluto Santoro.
Agostinelli arrossì. Tirò fuori dal cruscotto un bell'involto di plastica. Un bel sacchetto da un chilo.
Santoro lo guardò. Non era il momento di chiedergli che cosa volesse farne. C'erano delle priorità.
-Adesso non voglio sapere cosa volessi farne. Devi assecondarmi. Non possiamo perdere tempo. Adesso salirò da Sponzini. Fra una mezz'oretta Ti telefonerò. E tu verrai per arrestare Sponzini.
-Per arrestare Sponzini? E su che basi?
-Possesso e spaccio di stupefacenti...
Agostinelli lo osservò in modo strano....poi arrivò il sangue al cervello.
-Ho capito, disse....
-Finalmente, fece Santoro, a volte mi sembra di avere a che fare con la folla di un centro commerciale che chieda ai commessi dove sia la cassa. Davanti alle casse!

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