giovedì 1 marzo 2018

La pianista cinese, capitolo 49

Santoro contattò il Brigadiere Giulio Agostinelli. Gli disse di procurarsi delle armi da guerra. Per l'incontro fatidico. Non c'era da scherzare. Agostinelli disse che non sapeva come procurarsi quelle armi. Che era fuori dai suoi territori di provenienza. E non c'era tempo per andarsele a procurare da quelle parti. Santoro disse che ci avrebbe pensato lui. Aveva una mezza idea. Ma non anticipò nulla ad Agostinelli. L'appuntamento era l'indomani. Troppo poco tempo. Doveva rischiare. Telefonò al brigadiere Strippoli. Aveva saputo che aveva buoni rapporti con l'armeria della compagnia. Strippoli disse che era sorpreso di sentirlo. Ma che si sarebbe fatto trovare all'appuntamento propostogli da Santoro.


-Ok, sto per andare da Strippoli, disse ad Agostinelli, nel frattempo cosa hai scoperto della relazione fra Nepoti e Giada Sponzini.
-Nun ce crederà...ma la ragazza era innamorata...
-Questo lo posso credere...ma lui, lui, perché lo faceva? E come si spiegano i suoi rapporti con Casalabene?
-Io n'idea ce l'avrei...ma è troppo azzardata...
-Spara, Agostinè...
-Già dovemo sparà?
-Sono contento che sia in vena di battute, perché domani non credo che ne avrai il tempo. Buon per te che non soffri di colite. Io devo fare la scorta di Dissenten...
-Dissenten?
-Sì, hai capito bene...Sono un uomo normale, dopotutto. E cacarsi addosso accade alle persone normali. E' il crisma della loro normalità. Quelli  che restano freddi come il marmo sono degli stronzi. La cacata già c'è stata, ab origine. Comunque dimmi questa tua sedicente opinione...
-Io penso che Nepoti e la ragazza fossero sentimentalmente legati. E ar padre de' a pischella nun piacesse questa faccenda.
-Che vuoi dire?
-Dico che si te scopa tua fija er tu mijor amico nun è tanto regolare come cosa, nun credete?
-E certo che lo crediamo...
-Ah, coso, ah Marescia e pura in sti momenti me fa er sarcasmo su sta storia del "voi"?
-Continua, intimò Santoro.
-Secondo me Sponzini ha lottato in tutti i modi per allontanà a fija da Nepoti.
-Ma non erano amici?
-Secondo me i due so solo in rapporti de affari. Gnent'artro...
Santoro si fermò a riflettere. Stavano camminando su Corso Buenos Aires da un'ora circa.
-Che vuoi dire, in definitiva, che Sponzini ha fatto uccidere sua figlia?
-Potrebbe esse...
-No, impossibile, non ci credo...
-Perché? M'avete insegnato voi che certa gente davanti all'affari nun guarda in faccia a nisuno...
-A meno che, fece Santoro...
-A meno che cosa?
-A meno che non fosse sua figlia per davvero. Di sangue , intendo.
-Bingo! Marescia ma che c'avete ar posto de a capoccia, er fosforo de mille tonni...
-Tonno sarai tu, disse Santoro sogghignando.
Agostinelli sorrise.
-Ma di questa storia ci occuperemo dopo...non vorrei che dietro ci fosse qualcos'altro che è sfuggito alle indagini. Ora devo lasciarti. Sto per andare da Strippoli.
-D'accordo , Marescià. Come lo convincerete?
-Non lo so ancora. Devo inventarmi qualcosa. Forse le armi le otterrò. Ma la cosa più difficile sarà che riesca a mantenere la consegna del silenzio. E lì la vedo grigia.






Ore 21, Bar Ogigia, nei pressi di via della Moscova.
-Marescia, come mai mi volete parlare...così, improvvisamente?
-Devo chiederti un favore. Una cortesia personale.
-Dite , marescià, sono a vostra disposizione...fra conterroni figuratevi se non ci s'aiuta...
-Strippoli, io odio quella parola...
-Quale parola?
-Terroni...
-No, Marescia, ma io scherzo....io sono orgoglioso di essere terrone...
-Strippoli, tu non hai ancora capito che terrone per me non è una connotazione geopolitica, ma antropologica.
-Eh, marescià, già me ste dole la chepe...
-Ma lasciamo perdere queste stronzate. Vengo alla mia richiesta di favore.
-Dite, marescià...
-So che sei uno di quelli che ha la chiave dell'armeria del comando...
-Sì, perché, che vi serve?
-Mi servono delle armi...
-Ma, marescià, non avete la Beretta, già?
-Per fare quello che devo fare mi servono armi pesanti, la Beretta al confronto è una pistola ad acqua...
-Ho capito, marescià...eh, a che vi servono, se posso sapere?
-Ma mi devi promettere che non dirai niente a nessuno.
-Ma certo, marescià e ci mancherebbe...
-Ok, le armi servono per fare un film. Me le ha chieste un mio amico che fa il regista.
-Ah sì..interessante sta cosa...
-Ha bisogno di armi vere per rendere realistiche le riprese.
-Ah, quindi le caricate a salve?
-No, le carichiamo a pallottole vere...
-E che devono uccidere all'avveramente?
-No...useranno dei giubbotti antiproiettile molto resistenti pieni di vernice rossa...
-Veramente dite?
-Sì.
-Eh, ma per fare questo ci vuole un permesso speciale, ci vogliono giorni...
-Non abbiamo tutto questo tempo..la cosa è per domani. Si va in scena domani.
-Domani, e come facciamo?
-Scusa , non hai le chiavi dell'armeria?
-Sì, ma , marescià, parliamoci chiaro, io che ci guadagno.
-Beh, sì, certo, è un aspetto da considerare.
-E certo...eh, se no....
-Io e te parteciperemo ad un paio di scene. E resteremo nel film...
-Veramente, disse Strippoli illuminandosi d'immenso.
-E mia moglie potrà andare al cinema e vedermi in azione..e dire, mo', quello lì è mio marito?
-Certo, disse Santoro. Odiava dover fare quella parte ma non c'era più stupido di chi non chiedeva altro he essere preso per tale.
-Beh, se è così, si può fare, marescià...
-Sì, ma Giusè, dobbiamo andare a prendere le armi stanotte.
-Stanotte?
-Certo, non vorrai mica che aspettiamo giorni per avere il permesso? Quello il regista amico mio deve girare domani...
-Va beh, marescià...e ...dite un po', chi è questo regista?
Santoro era in difficoltà, adesso doveva inventarsi velocemente un altra panzana credibile.
-Uhm, John Carpenter, disse Santoro. Poi chiuse gli occhi e sperò che Strippoli non lo conoscesse. O cominciasse, data la notorietà del regista, a subodorare la boutade.
-Non lo conosco, marescià, ma se lo dite voi mi fido..e sì, stanotte, verso mezzanotte ci vediamo qui vicino e andiamo in armeria. A quell'ora non c'è nessuno. All'ingresso nessuno ci chiederà niente.
-Come faremo  a fare passare le armi?
-Entriamo dentro la caserma in macchina. Carichiamo le armi in macchina. Poi usciamo. Un gioco da ragazzi marescià...maronna mia, nel film mi deve vedere mia moglie.
Si strinsero la mano e si dettero appuntamento per la mezzanotte di quella stessa notte.
Come si sarebbe disfatto di Strippoli, una volta ottenute le armi, Santoro ancora non lo sapeva. Anche se gli era balenata una mezza idea di arruolarlo per l'azione . Si sarebbe visto. Santoro in fondo si affidava molto al suo istinto. Eletto un canovaccio ne modificava il corso continuamente , in realzione al suo intuito e ai fatti così come intervenivano. In fondo era un marines. Improvvisava. Anche se non si sentiva un uomo d'azione. Si considerava un uomo di pensiero. Ma del resto Che Guevara non era un medico e divenne un eccellente stratega militare? E Pasolini? , che era un poeta e uno scrittore, senza mai aver usato la macchina da presa, non era forse diventato un regista studiato persino nelle scuole di cinematografia Hollywodiane? Erano queste, fra le cose che pensava, che facevano dire poi a Gianuli, che non stava bene per un carabiniere, occuparsi di questi personaggi, degli eversori, in definitiva. Eh già, pensava Santoro. Perché avrebbe dovuto occuparsi di El Alamein o dell'offensiva del Don? A Santoro non era mai piaciuta questa identificazione fra gli uomini d'ordine e l'ideologia di destra. Non la capiva. E non capiva perché molti carabinieri non conoscessero Salvo D'Acquisto e invece conoscevano Mussolini . E lo idolatravano. I carabinieri in cui lui credeva avevano giurato fedeltà alla Costituzione. E questo era quanto . Tutto il resto erano solo esaltazione folkloristiche del tutto fuori luogo. E di cattivo gusto.


















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