mercoledì 3 gennaio 2018

La pianista cinese, capitolo 39

Il cerchio si stringeva. Intorno a cosa, Santoro, ancora non era in grado di congetturare. Insomma dall'ipotesi di un attentato terroristico Santoro aveva proseguito come un distruttore di puzzle. Il puzzle ben congegnato e costruito ad arte per stampa e opinione pubblica, troppo logico, lineare e scontato dell'attentato terroristico era stato definitivamente smontato. Del resto in Italia non c'era mai stato un serio attentato terroristico. L'Italia era zona franca, terra di transito, per centinaia di migliaia di migranti. E la sua politica mite di non respingimento tout court degli stranieri l'aveva messa al sicuro da attentati terroristici terrifici o eclatanti. E questa era sempre stata l'opinione di Santoro. Certo Nepoti era stato abile a indirizzare le indagini in direzione dell'ipotesi di un attentato terroristico di matrice islamica. E lo aveva fatto anche fidando su una certa presunzione si superiorità culturale che Santoro  a stento a volte teneva a freno. Si era lasciato abbindolare, portare da Nepoti dove voleva che andasse a parare lui. Restando con la convinzione che ci fosse arrivato da solo , a simili conclusioni. Ma il peggio era passato. Si era perso molto tempo, questo sì. E forse era lo scopo di Nepoti. A quel punto c'era rimasta una sola cosa da fare , per scoprire definitivamente la verità. Bisognava costringere Nepoti a scoprirsi. E lui, Santoro, lo avrebbe fatto ripagando il commissario romano della stessa moneta. Lui sapeva che Santoro era intelligente e che possedeva grandi doti investigative. Doveva fargli credere che ormai fosse giunto alla verità vera, su di lui, sul  Nepoti. In altre parole doveva bluffare. Doveva affrontarlo direttamente e fargli credere che gli sarebbe stato addosso . E sarebbe stato rischioso. Dalla reazione di Nepoti avrebbe successivamente capito come muoversi.




Due giorni dopo queste sapienti riflessioni , Santoro era convocato per un nuovo vertice in prefettura. Era lì che avrebbe dovuto saggiamente giocarsi le sue carte. Doveva bluffare bene. In tal modo si sarebbe accorto se Nepoti agiva in compartecipazione con qualcuno degli altri attori della vicenda investigativa o se invece le sue macchinazioni era personali. Poi di che genere fossero tali macchinazioni , se Nepoti avesse abboccato, sarebbe stato semplice scoprirle. Perché Nepoti gliele avrebbe fornite su un piatto d'argento. Ma ripetè a se stesso, sarebbe potuto essere pericoloso. Nessuno , a parte lui, doveva essere coinvolto. Men che meno Agostinelli. Il ragazzo non doveva rischiare nulla. Farlo venire a Milano era stata una sua idea. E si sentiva responsabile per questo. Mentre pensava tutto questo la zanna di Dinosauro squillò. Era nei pressi della prefettura. Una suoneria tipo sveglia ottocentesca fece voltare un paio di passanti. E' solo un cellulare, disse ai malcapitati, non è un richiamo pavloviano alla sveglia mattutina.Rilassatevi, fece. I due lo guardarono in cagnesco borbottando qualcosa e proseguirono.
Era Agostinelli-Marescia, dove sete?
-Sto andando al vertice in prefettura.
-Vengo anch'io?
-No , tu , no.
-Vengo anch'io?
-No, tu, no! Ma dai, sembriamo Cochi e Renato, fece Santoro.
-Marescià, ricordate il nostro accordo?
-Sì, certo che lo ricordo. Ma vedi tu mi servi in un'altra veste ...Non voglio che i tizi d'alto livello che conducono le indagini con me sappiano che tu indaghi su questo caso. E' chiaro il concetto?
-Sì, forse avete ragione. Del resto se se sparge la voce che sete stato voi a farme venì a Milano...
-Cosa?
-Avete capito,no?
-Io ho capito...devi essere tu a convincerti, Agostinè, eccheccazzo!
-Va bene, Marescia, noto che non è aria. Sete de cattivo umore. Nun è da voi. Che avete in mente?
-Agostinè, ti informerò a tempo debito. Ho idea che tu impari in fretta. Troppo in fretta. E la fretta è una pessima alleata. Specie se devi tessere la tela con la pazienza di un ragno!
-Beh, se è pe' magnasse na mosca nun serve la tela. Serve la merda!.
Santoro sorrise di quella metafora, ma si contenne.
-Ok, dai, ti chiamo dopo. Tu esercitati nel secondo significato della frase "venire a Milano".
-Ahahahahah, ve possino ammazzarve, Marescia, ne tirate sempre fori una dar cilindro.
-Che credi che non ti ho visto con che dovizia prendevi i telefoni delle universitarie? Comunque fai bene. Ma cerca di scegliere qualcuna non coinvolta. Te lo consiglio vivamente.
-D'accordo, marescià. Ma prometteteme che dopo me dite tutto!
-Si può fare, disse Santoro.


Santoro entrò in prefettura. Qualche minuto dopo , nella stanza del prefetto osservava la foto di Mattarella. Gli stava aumentando il colesterolo. Se solo lo paragonava a gente come Pertini al confronto Mattarella dispensava aria fritta. Ma questa considerazione sarebbe morta per sempre nel silenzio dei suoi pensieri di servitore dello stato. Pensante ma non dichiarante.
-Allora, maresciallo, fece il prefetto Lagioia, che cosa ci racconta di nuovo.
La giudice Grimaldi, il capitano Gianuli e , soprattutto, il commissario Nepoti, lo guardavano con una certa curiosità.
-Beh, ci sono delle novità, disse Santoro. Ma non sciolgo completamente le riserve.
-Ci dica , Maresciallo, non ci tenga sulle spine, disse la Grimaldi. Aveva una gonna corta e calze a rete, truccate con semplicità, un corpetto attillato sotto cui le sue forme atletiche spiccavano. Nepoti aveva la bava alla bocca. Ma la trattenne. Non poteva sporcare il pavimento delle prefettura, pensò Santoro.
-Beh, sapete, mi sono fatto convinto che la strage di San Silvestro non sia stata altro che una gigantesca montatura: architettata per far credere ad un attentato ma in realtà per eliminare Giada Sponzini.
Gianuli lo osservò perplesso.
-Spero che abbia le prove per affermare questo. E poi chi è questa Giada Sponzini?
-Sarebbe più opportuno, purtroppo per lei, dire chi ERA, Giada Sponzini. Visto che è morta.
-Ma come fate ad affermare questo? Su che basi? Disse a quel punto la Grimaldi. Se siete certo perché non mi chiedete qualche mandato d'arresto?
-Perché non c'è fretta. La persona in questione , in questo momento, sa che io so...Credo che stia per costituirsi, aggiunse.
Nepoti non disse niente, ma incassò duro. Si rabbuiò in viso. E a quel punto disse-Maresciallo, se siete così sicuro perché non fate i nomi ? Forse perché non ne siete certo?
-Al tempo, disse Santoro. Al contrario. Proprio perché ne sono certo non ho nessuna fretta. Mi aspetto da parte sa un gesto di coraggio. Quello che non ha mostrato sino ad ora!
Nepoti incassò e non disse niente. E Santoro si convinse che stava lavorandoselo come si deve.
-Inaudito, disse Gianuli, siamo da mesi alla ricerca di un bandolo della matassa e lei che fa? Le informazioni che ha assunto non le divulga. Non ci mette a parte. Perché, mi chiedo?
-Ho i miei motivi, disse Santoro mellifluo. Ora stava a Nepoti. La mossa era sua. Lo scenario poteva essere duplice, venne fatto di pensare a Santoro: o Nepoti mangiava la foglia e fiutava il bluff. Beh, in tal caso gli aveva fornito un vantaggio. O Nepoti poteva avere dei dubbi. In quel caso doveva venire allo scoperto. Persino pericolosamente. Ma Santoro non era tipo da non prendere opportune precauzioni.
-Insomma , maresciallo, ci dica qualcos'altro, disse indispettito e impettito, Lagioia.
-Va bene, aggiungerò qualcosa al piatto, disse Santoro: Giada Sponzini era la figlia del dottor Vittorio Sponzini, un imprenditore lombardo che negli anni settanta era stato un giovane militante dell'estrema sinistra romana. Ora, di recente si è appreso che un certo Alessio Casalbene, uno degli ultimi brigatisti ancora latitanti, è stato trovato ucciso a Roma in circostanze ancora da chiarire.
-E che viene a significare, tutto questo, maresciallo, urlò Gianuli.
-Beh, Sponzini e Casalbene si conoscevano.
-Sì, ma questo cosa dimostra?,disse la Grimaldi
-Beh, ho visto le foto del cadavere di Casalbene...non ci crederete, ma è lui che ho visto sparare all'impazzata verso l'attentatore pseudoislamico.
Restarono tutti in silenzio. Nepoti era sbalordito.
-Non vi sembra una circostanza alquanto sospetta?
Nessuno diceva niente.
-Un altra cosa, Dottoressa...parlo a lei non per mancanza di rispetto dell'autorità degli astanti, ma perché sia pronta quando si tratterà di spiccare mandati di cattura: a tutti, persino a me, è sfuggito di verificare che "Lì", il cinese attentatore fosse di provata fede islamica. Beh, sono stato di recente nel negozio della sua famiglia. E indovinate?
-Non era islamico, disse Gianuli, facendo finta di sorprendersi. E tacque. Per non fare la figura di quello che sapeva e aveva omesso di dire agli altri protagonisti dell'indagine.
Tacquero tutti.
Riflettevano.
-Ci aggiorniamo, disse Santoro....e fece per andarsene.
La Grimaldi mentre usciva gli chiese-Maresciallo, se ha degli elementi probatori mi chieda pure i mandati!
-Forse non ce ne sarà bisogno. Confido nel fatto che il colpevole si consegnerà.
-Un'ultima domanda, fece Sonia Grimaldi-perché non ci dice perché questo terrorista, Casalbene, ha ucciso la figlia di un suo compagno di militanza degli anni settanta?
-La questione non è che Casalbene ha ucciso Giada Sponzini. Ma ha sicuramente ucciso il terrorista. E secondo me  Casalbene non era lì per caso. Devo mettere a posto qualche altro tassello. Poi concluderò l'indagine.
Nepoti non disse niente. Osservò Santoro a lungo e a tratti minacciosamente. Forse aveva abboccato a quella provocazione. Santoro ebbe l'impressione che lo avrebbe appreso presto. Uscì dalla prefettura pensando a Padre Pio. Era il suo talismano per i moneti difficili. E sentiva che era il momento di evocarlo.








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