mercoledì 17 gennaio 2018

La pianista cinese, capitolo 41

Dalle indagini venne fuori che l'uomo ucciso da Agostinelli era un poliziotto. Gianuli fu convocato in Prefettura, insieme ai "soliti noti" e , questa volta, con l'aggiunta del neo Questore, il dottor Alberto Ermanni. Santoro fu escluso. Non era un buon segno, pensò. Oppure forse sì. Dipendeva dalla prospettiva dalla quale si osservava la questione. Santoro telefonò a Cazzaniga e ad Agostinelli. Disse loro di indagare con discrezione su che cosa stesse accadendo. Lui invece si mise in permesso per malattia. Qualche giorno, giusto per raccogliere le idee. Nessuno gli aveva telefonato per esprimergli la propria solidarietà. Nemmeno Gianuli. Che pure aveva mandato Agostinelli a guardargli le spalle. Tutto molto strano.
Si preparò una camomilla e fece andare lo stereo. Aveva nello stereo un disco della sua artista preferita di ogni tempo e luogo: Yuja Wang. Il primo pezzo che prese a suonare era Preludes di Chopin (Op. 28) . Ascoltava quelle note malinconiche al pianoforte. E immaginava quella donna cinese, quella fotomodella dal talento incommensurabile muovere le sue dita sulla tastiera come un medico cinese che praticava un massaggio sul corpo seguendo dei punti precisi e il corpo suonava...il pianoforte ad un certo punto nell'immaginazione di Santoro era un corpo. Il suo corpo. Le note le dita che lo stavano massaggiando. Massaggiavano le tempie e dalle tempie, dal cervello, quelle note scioglievano i nodi corporei di tutto il suo corpo tozzo, peloso, da gorilla pugliese di periferia. Quella musica è come se desse grazia anche a lui, al suo corpo, alla sua andatura da plantigrado, mentre nel cucinino metteva un cucchiaio di miele nella tazza della camomilla acquistata accuratamente da una delle migliori erboristerie di Milano. Quella di via Paolo Sarpi. Ecco, il cerchio si stava chiudendo. Yuja Wang, era cinese e Lì, l'uomo molto probabilmente pagato e costretto con l'inganno a compiere degli omicidi da uomini e forze sconosciuti e al di sopra del suo controllo erano ad un tratto accomunati in un unico commuovente proscenio che lui, come spettatore, si sentiva di difendere e proteggere, come un critico musicale , come un esperto di critica storica, come un amante del misterioso e affascinante oriente. Lui, pugliese di Ostuni, che  veniva da una terra dove ancora oggi dimoravano i resti di uno xenodochio, lo xenodochio di San Biagio, dove  avevano  vissuto   monaci basiliani seguaci del rito bizantino, portando nel Salento, ne era sicuro,  la saggezza dell'oriente e delle sue filosofie mistico-religiose di tipo buddhista e taoista, era stato chiamato dal destino a dipanare questo tragico caso in cui l'oriente, per colpa di  malevoli occidentali, veniva usato come il paravento di uno dei centinaia di centri massaggi orientali di Milano, che nascondeva sordidi maneggi di soldi derivanti da sordide e ambigue manipolazioni di corpi e anime migranti.  Si lasciò trasportare da quelle note e si inebriò della bellezza di quella musica, quasi dimenticando la beltà corporea di chi quelle note eseguiva alla perfezione, interpretando meglio di chi quella musica l'aveva scritta, l'enfasi pentagrammatica di un risultato finale sonoro del tutto straordinario. Si dimenticò della beltà delle forme di chi suonava quel pianoforte con quella stupefacente maestria e quasi si commosse, quando si trovò a pensare che avrebbe potuto amare qualsiasi creatura avesse suonato in quel modo. Poi si riprese. Adesso non esageriamo, pensò. Pensò a due o tre donne del mondo della letteratura e delle arti...e , cazzo, disse a se stesso: una persona bella che produce bellezza è di gran lunga più apprezzabile di una persona non bella che produce bellezza e che quella bellezza usa per far dimenticare l'imperfetta armonia delle sue forme estetiche. Perché l'inevitabile compassionevole sguardo dello spettatore tenderebbe di gran lunga a privilegiare l'aspetto compensativo. Si sorprese a pensare tutto questo. E un po' si preoccupò. La vita da rozzo investigatore delle forze dell'ordine , faceva emergere, per contrasto, questi momenti di liricità a cui egli stesso non era abituato. Recuperò di colpo la freddezza e mentre in sottofondo la Wang faceva andare le note del suo pianoforte a frangersi sulle onde di un mare immaginario che , dalla finestra del suo appartamento non poteva essere nient'altro che "traffico automobilistico", si mise a pensare....
Porca puttana, affermazione e non definizione, che cosa stava succedendo? Cosa gli sfuggiva di tutta la vicenda? Qualcuno lo voleva morto. E veniva dalle fila della polizia. La cosa gli faceva uno strano effetto. Un brutto effetto . E Gianuli ?  Che ruolo recitava in tutta questa vicenda?
Mentre continuava ad ascoltare la Wang ricevette una telefonata.
Rispose alla zanna di Dinosauro-Santoro, chi parla?
-Marescia, so Agostinelli. Sta a succede 'n casino!
-Spiegati, non parlare per slogan da ultras...
-Marescia da voci de coridoio ce sta in corso un incidente diplomatico tra noi Carabinieri e la Polizia. Gianuli era incazzato nero. Nepoti sembra abbia detto che non se spiega come mai quello che ha tentato de farve la pelle era d'a polizia!
-Non si spiega eh? Buffone, si lasciò scappare Santoro, ma, dimmi un po', aggiunse subito dopo, come mai nessuno mi ha chiamato?
-Beh, marescià, mo' ve lo dico. Ve vogliono levà l'inchiesta. Con la scusa che sete in pericolo de vita.
-Addirittura...dovranno passare sul mio cadavere!
-Fosse in voi non scherzerei con ste battute del cavolo...
-Beh, era una battuta involontaria, disse Santoro, Cazzaniga che dice?, aggiunse.
-Cazzaniga se sta a cacà sotto, marescià. Dice che sente puzza de pesce marcio.
-Puzza di pesce marcio?
-Me sa che non ha svuotato la pattumiera.
Santoro rise....
-Agostinè, meno male che hai sempre voglia di scherzare. Cazzo meno male che ci sei tu!
-Marescia, che volete che faccia?
-Assolutamente nulla. Lascia che si calmino le acque e stai in ascolto. Ma non ti esporre.
-Va beh, glielo dico anche a Cazzaniga?
-Non dirgli nulla. Anzi non dirgli che mi hai sentito. Deve essere lui a chiamarmi. Voglio capire quanto puzza la sua cacarella.
-A marescià, come parlate...er raffinato ascoltatore de musica classica e jazz , er raffinato lettore, ma dov'è finito?
-Sai che c'è, Agostinè ? Il turpiloquio ogni tanto ci vuole. E' catartico.
-Ecco che cominciate a parla difficile....
-Lascia perdere...sentiamoci fra qualche giorno. Non dire a nessuno che mi hai sentito. Il telefono può essere sotto controllo. Trascorrerò qualche giorno fuori Milano. In una località nei dintorni. Userò un telefono con scheda prepagata.
-Marescia, o vedete che quanno volete de tecnologia ne capite più de me?
-Più di te no. Ma vedi, la necessità aguzza l'ingegno. E quando è in gioco il mio culo, beh, a chiacchiere stiamo a zero. Viene fuori la mia parte pragmatica, non so se mi spiego.
-E ve spiegate sì, ve spiegate!
-Ci sentiamo. Chiuso Bologna!
-Annate a Bologna?
-No. Agostinè, è un modo di dire del gergo radiomobile...
-Ah, ok, allora aspetto che me chiamate. E nel frattempo, che faccio?
-Agostinè, esci con qualcuna di quelle studentesse...e fammi sapere....
-E ce lo sapevo che c'erano motivi de servizio, pe sta licenza che stavate a dà...sete teribbile...
Santoro rise...chiuse la zanna di dinosauro. Si sdraiò sul sofà e terminò di ascoltare la Wang. Si sentiva strano. Forse cattivo. Tanto che immaginò se stesso nei panni del Dottor Hannibal Lecter ne "Il silenzio degli innocenti", quando telefona a Clarisse  dicendole , dopo qualche convenevole, che doveva abbandonarla, perché stava per avere per cena un amico. Che era il direttore del carcere che lo aveva torturato. Si sorprese a pensare tutto ciò. Ma la legge della sopravvivenza eccitava molecole chimiche inaspettate, persino nel cervello di un buono genetico come lui....

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