venerdì 12 gennaio 2018

La pianista cinese, capitolo 40

Santoro stava bevendo una camomilla, l'ennesima, verso le dieci di sera. Aprile stava per finire . Era ancora freddo e la sera c'era forte escursione termica. Era seduto come spesso gli accadeva per la tazza della staffa, al suo proverbiale tavolo , non a caso, "del maresciallo", al Cin Cin Bar , in Corso Buenos Aires. Pochi stanchi passanti diretti alle proprie dimore, giorno infrasettimanale e il giorno dopo, il lavoro ad attenderli . Seduto accanto a lui, Ambrogio Cazzaniga, beveva un bitter Campari, da bravo milanese. Per lui era sempre l'ora dell'aperitivo. E proprio non riusciva a capacitarsi all'idea che Santoro bevesse camomilla. Uno tosto come lui, un ispettore Callaghan dei carabinieri! Ma andiamo, non era dignitoso!
-Ambrò ti ho convocato con la scusa di bere qualcosa insieme per dirti due coserelline: in primo luogo se dovesse succedermi qualcosa sappi che si deve indagare in terreno amico. Oddio, non proprio amico, diciamo nell'ambito di cuginanze di divisa.
-Sciur Marescial, mi no capis nient!
-Hai ragione. Insomma lo dico a te e voglio che lo riferisci solo ad un'altra persona di cui mi fido abbastanza: al Brigadiere Giulio Agostinelli.
-Dica, sciur marescial, dica pure...
-Ho il sospetto che Nepoti e altri settori della polizia abbiano qualcosa a che vedere con l'attentato di San Silvestro!
-Uh madona santissima!
-Sì, Cazzanì, è così. Oggi ho ricevuto un avvertimento concreto da parte del Questore e di Nepoti. Ora non so se anche il Questore sia coinvolto oppure Nepoti gli abbia raccontato qualcuna delle sue storielle da Gioacchino Belli in salsa poliziesca. Ma devo guardarmi da loro. E dire che me la sono cercata io! Io li ho messi sulle mie tracce e gli ho fatto credere di sapere qualcosa. Ora, Ambrò, se io muoio, sappiate che c'avevo ragione. Se non muoio è perché vogliono capire quanto io sappia. E se l'ho detto a qualcuno. A questo punto sia tu che Agostinelli siete in pericolo. Ma solo se fate capire a qualcuno che sapete. Da questo momento acqua in bocca e che questa cosa resti fra voi due: tu e Agostinelli. Sono stato sufficiente chiaro?
-Cristlallino, sciur marescial...
-Bingo! disse Santoro.
-Che c'entra, sciur Marescial?
-Un cazzo...è per questo che l'ho detto. Mi andava di dirlo, ecco tutto. Non lo dicevo da troppo tempo. Manca solo che adesso vada a cacare che ecco che il compendio delle mie virtù di frangibilità si verrebbe a presentare in tutto il suo deprecabile splendore.
-Madona, sciur Marescial, ditemi qualcos'altro!
-Qualcos'altro!
-No, veramente, non mi lasci così...
-Non sono ancora morto, Cazzanì, disse Santoro.
Poi aggiunse-mi devi fare un favore. Indaga sul passato di Nepoti. Su quand'era giovane, sugli ambienti che frequentava, era iscritto a legge a Roma e non mi sembra una facoltà da fricchettoni di sinistra. Poi svolgi un'indagine accurata, dello stesso tipo su Sponzini. E fammi un dossier di comparazione! La chiave di tutto verrà fuori da questa cosa!
-Sciur Marescial, non so se sono all'altezza....mi non so se ....
-Puttanate ! Sei all'altezza eccome. Ma dovete stare attenti, tu e Agostinelli. Nessuno deve sapere di quest'indagine. E' chiaro?
-Chiarissimo, perdio!
-Ueh, che ti succede, vuoi far rivoltare nella tomba il cardinal Martini?
-Beh, se è per quello preferisco il vescovo Campari!, disse Cazzaniga.
Santoro non sorrise. Era un brutto segno, pensò Cazzaniga.
Si salutarono . Santoro pagò le consumazioni e da lontano dette la buonanotte a Nando.
Cazzaniga chiamò un taxi. Santoro non aggiunse altro. Gli strizzò l'occhio. Le sue sorti erano nelle mani di Cazzaniga, lombardo da sette generazioni. Era una scommessa, la sua. Ne faceva di queste scommesse antropologiche. Chissà se l'avrebbe vinta.
A piedi si avviò lungo Corso Buenos Aires. Pochi rari passanti. A sinistra del corso "A Vucciria" un locale da Street food siciliano che vendeva arancini, panelle e panini "ca meusa" , ospitava gli ultimi avventori della sera . Arrivato in piazzale Loreto svoltò a destra. Avrebbe percorso un tratto di viale Abruzzi, tornando indietro parallelamente a Corso Buenos Aires. Non sapeva perché faceva quella strada tutte le volte, senza tagliare in mezzo, senza accorciare. Arrivato all'intersezione con viale Gran Sasso, svoltò a sinistra. Era stanco e camminava lentamente. Aveva da poco attraversato l'incrocio semaforizzato, quando, giunto sul marciapiede, gli si avvicinò una Punto bianca. Dall'auto sollevarono il finestrino come per chiedere un'informazione. Santoro notò lo scintillio di un metallo illuminato dai neon. Quasi di scatto si lanciò per terra. Contemporaneamente sentì partire uno sparo. Mentre era per terra, come un coccodrillo, strisciò via dietro un'auto parcheggiata. Sentì esplodere altri colpi d'arma da fuoco. Poi si accorse che dalla punto un uomo era sceso. Pensò a Padre Pio. Era arrivato il suo momento. Aveva fatto tutto che poteva in quell'esistenza. Moriva senza troppi rimpianti. L'uomo gli si avvicinò con una pistola in pugno. Una beretta. Lo osservò in viso come se desiderasse che Santoro assistesse alla propria morte. Due colpi.
L'uomo si accasciò , prima in ginocchio, poi cadde sull'asfalto. Come un sacco di patate. Senza vita.
-Come state marescià, tutto a posto?
Era Agostinelli.
Santoro si commosse. Le sorti della giustizia, della verità, erano affidate al brigadiere Giulio Agostinelli . Lui, per il momento era salvo.
Si sollevò in piedi. Era combattuto, voleva abbracciare Agostinelli, ma era ancora sotto shock. Alla fine lo abbracciò. Agostinelli si commosse.
-Porca mignotta, marescià, c'è mancato un pelo...ve stavo a seguì da un paio d'ore.
-Ma chi ti ha mandato?
-Non ve potete immaginà, marescià...
-Chi?
-Er Capitano Gianuli m'ha chiamato e m'ha detto de darve un'occhiata, che non v'è capitasse niente de sgradevole.
Santoro restò qualche secondo a riflettere.
-Ora c'è da chiamare  i colleghi per i rilievi?
-Sì, marescià, già fatto.
-Mi raccomando, devono essere carabinieri. La polizia deve restare fuori, sia chiaro!
-Perché?
-Poi ti dico, Agostinè, poi ti dico, procura che sia così.
-Vabbè, marescià, voi dove ve n'annate?
-Vado un attimo a casa, abito a pochi metri!
-A casa? E che annate a fa?
-Agostinè...e su, dai, tutto ti devo dire?
-Ah, ho capito! La colite!
-Urla ancora un po', mi raccomando, così ti sentono in prefettura!
-Scusate, marescià...ma credeteme, stavorta avete tutta la mia solidarietà...
-Che vuoi andare a cacare anche tu?



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