sabato 2 settembre 2017

La pianista cinese, capitolo 26

Era più buio del solito. I lampioni erano stati presi a tiro a segno dalle paturnie adolescenziali di giovani che trascorrevano le giornate a farsi selfies e canne, canne e selfies, finchè non rioscivano più a distinguere le due cose. E in un certo senso , in quel modo, riacquistavano il senso della realtà. Di mezzo però c'erano i lampioni che significavano "luminosità", qualcosa che costringeva a vederci chiaro. E a vederci chiaro bastavano le mattine , in quel luogo desolato e perso.
I casermoni si susseguivano con la loro sequenza di finestrelle che si accendevano e spegnavano come tanti occhiolini , o lucciole soffocate dal ddt che cercavano di riaversi. Era impressionante, pensò Santoro, migliaia di appartamenti affastellati gli uni accanto agli altri...e non osava pensare cosa avrebbe trovato nelle scale  e nei corridoi interni, dove, la crisi economica e la disoccupazione, la bassa scolarità e vent'anni di peperepere-pepereperere-pepereperepere-pe  brasiliano non brasiliano televisivo , nonché diciotto serie televisive su camorristi, capi mafiosi , spacciatori di droga e killer sentimentali, dovevano aver avuto effetti devastanti.
Agostinelli percorse Via Poggio Verde per un bel po'. Ad un certo punto si voltò verso Santoro. C'era l'ingresso di un blocco di appartamenti incasellati in un blocco di calcestruzzo, come in un film di fantascienza orwelliano.
-Spartaco sta là, disse.
-Ok, accendi la telecamera del tuo telefono, disse Santoro.
Agostinelli la accese e glielo passò. Gli spiegò il verso in cui lo doveva tenere.
-Uhm, disse Santoro.
-Avete capito?, chiese Agostinelli.
-Io sì, disse Santoro.
-Perché, chi altri dovrebbe da capì?
-Finchè mi dai del "voi " ti becchi 'ste risposte, disse Santoro.
-E' al terzo piano, terza porta a destra, aggiunse il brigadiere romano.
-Ok, disse Santoro, ci vediamo fra un po'.
Entrò da un'immensa porta metallica  costituita da grate modello carcerario. Era aperta. Ci poteva entrare chiunque. Subito all'ingresso c'erano due ragazzi che fumavano hashish. Uno dei due notò che Santoro aveva uno smartphone acceso e che stava filmando.
-La madama, levamo le tende, disse uno dei due.
Via libera . L'ascensore era fuori uso chi sa da quanto. Prese le scale. Fece la prima rampa, e alla prima svolta vide uno che fumava da una bottiglia di platica da un litro e mezzo ... crack, presunse. Era magro scheletrico e doveva essere magrebino. Era talmente fatto che non dette alcun cenno di reazione. Tolse la bocca dal foro praticato nella bottiglia di plastica piena d'acqua, che doveva costituire una specie di narghilè, espirò del fumo e rise come Robert De Niro in "C'era una volta in America" sdraiato stravolto in una fumeria d'oppio.
Santoro continuò a salire. Sui muri delle scale c'erano milioni di scritte in varie lingue e caratteri. Ne lesse una a caso:" faccio pompini aggratis, chiamami ". Seguiva un numero di cellulare. Uhm, pensò, il sesso nonostante tutto sta rimontando, come droga.
Giunto al terzo piano, sentì che c'era qualcuno nel corridoio.
Un vociare concitato. Era in corso uno scambio di merce con denaro. Due tizi sulla cinquantina con facce patibolari, mediorientali o ceceni , armeni, qualcosa del genere, stavano parlamentando nella loro lingua con due ragazzi. Quando videro Santoro, si taccuero. Poi uno dei due maturi fece un cenno agli altri. E sparirono dietro l'angolo del lungo corridoio. Ora il campo era libero. Nel crimine a volte , mentre eri concentrato su un caso, ti imbattevi in una miriade di altri crimini che se ti fossi impegnato a perseguire a loro volto ti avrebbero fatto perdere in rivoli senza uscita. Era questo il segreto della criminalità, riflettè Santoro. E' come un cancro, mentre combatti alcune cellule tumorali, se ne riformano altre , nel corpo della società.
Ora però si trovava di fronte ad un'altra difficoltà: doveva farsi aprire la porta dell'appartamento di Spartaco, con qualche stratagemma. E se non fosse stato solo? , si chiese.
Ma non dovette affrontare quel problema. Perché in quel momento la porta dell'appartamento di Spartaco si aprì. E una figura massiccia , corpulenta, con forme muliebri, irruppe nel corridoio. Aveva due tette di silicone enormi, capelli ossigenati forse parruccati , minigonna ascellare, braccia da portuale abbronzato e cosce alla Gatlin, il velocista muscoloso nero statunitense ex dopato. Era una trans. Dette un'occhiata interessata a Santoro, come fosse un cioccolatino di premio al termine di una dieta povera di zuccheri. Poi, visto che Santoro non la ricambiò con lo stesso interesse, tirò dritta per il corridoio. La porta restò socchiusa.
Bingo!, pensò Santoro. Questo si chiama culo.
Aprì la porta con rapidità e si ritrovò in un appartamento piccolo , un bilocale.
-Hai dimenticato qualcosa, amore?, una voce venne dal cucinino, che non godeva della vista dell'ingresso.
Santoro non rispose. Amore? Minchia, pensò, ma questo non era un rivoluzionario duro e puro? E la trans lì, sudamericana senz'altro, non aveva l'aria di essere stata ospite per un pranzetto fra amici.
-Fernanda, sei ancora qui?, chiese Spartaco uscendo dal cucinotto.
Santoro nel frattempo si era messo in testa un passamontagna. E pregò Padre Pio affinché non sudasse così tanto da lacrimare e perdere il dominio delle sue azioni.
-Chi cazzo sei tu, disse Spartaco.
Santoro aveva una pistola in mano . E impugnava nell'altra mano lo smartphone. La vedeva un po' tirata per i capelli, adesso, la situazione, rispetto a come l'aveva prefigurata.
-Siediti, intimò a Spartaco.
-Chi sei, cosa vuoi da me?
-Voglio sapere dove sta Casalbene. Alessio Casalbene.
-Non conosco nessuno con questo nome, ma che voi tu? Guarda che nun te dico gnente.
-Oh, no, caro mio. Non solo mi dirai tutto. Ma lo farai più in fretta di quanto potresti immaginare. Anche perché ho un telefonino che ha filmato la scena di una trans sudamericana appena uscita dal tuo appartamento. Dunque potrei pubblicare il video su internet...e a quel punto tutta l'area rivoluzionaria , la tua radio, i tuoi compagni e persino Alessio Casalbene, verranno a sapere quali sono i tuoi gusti sessuali.
Spartaco non diceva più niente. Aveva cominciato a tremare. Santoro capì che la pistola e il passamontagna, a quel punto erano le armi meno efficaci. Aveva beccato il punto debole di Spartaco.


Dieci minuti dopo, Santoro, gongolante, con la sua camminata più pimpante possibile, transitò nello spiazzo antistante il blocco di appartamenti dove abitava Spartaco, il militante di Radio Onda Rossa. Il rivoluzionario duro e puro. Forse non lo era più così tanto. E aveva bisogno di qualcosa che gli ricordasse per bene questi concetti, pensò Santoro. Ma, poi, in fondo, erano fatti suoi. Ma evidentemente non viveva queste sue prerogative sessuali serenamente. Dopotutto s'atteggiava a simbolo, a piccolo leader, di un'area rivoluzionaria. Tutto quel comunismo , quell' inneggiare alla libertà, non era nient'altro che un autorappresentarsi ad eredi di uno stalinismo che nella realtà vera li avrebbe schiacciati come mosche. E uno che andava con delle transessuali come minimo sarebbe stato inviato in Siberia. Credevano in una rivoluzione che non ci sarebbe mai stata, visto che non riuscivano nemmeno a farla dentro se stessi.
Agostinelli vide Santoro.
-Non c'era , eh?, disse, sicuro della risposta.
-No, affatto. C'era invece. Solo che era in compagnia.
-Era in compagnia? E come avete fatto a farve dì dove stava Casalbene?
-Guardati il video e capirai. Muoviamoci, adesso, non abbiamo tempo da perdere.
Agostinelli strappò il videofonino dalle mani di Santoro. Bloccò la videocamera. Mentre si avviavano verso la fermata dell'autobus andò indietro con velocità.
-Incredibile, disse, Spartaco è un froscio....
-Non esagerare, disse Santoro, una transessuale non è proprio un uomo...
-Sì, ma però, marescià, c'ha er manganello d'ordinanza pure lei...
-Sì, quella di Spartaco credo di sì...non mi sembrava la quintessenza della femminilità...
-Nun c'è più religione...mò che lo sanno i miei amici e i suoi compagni...è fottuto.
-Tu non farai parola con nessuno di questa storia...gliel'ho promesso. E cancella quel cazzo di video...
-Ma marescià...
-E'un ordine, intimò Santoro.
-Va beh...boh, chi ve capisce è bravo.
-Ok, cerca di applicarti di più, magari ci arrivi anche tu.
-Cercherò, Marescia...'ndo annamo?
-A prendere Casalbene...così finalmente conoscerò la verità e ci capirò qualcosa in più di questo caso.



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