venerdì 27 gennaio 2017

La pianista cinese, capitolo 4

Una volta sceso dal taxi, da qualche parte dietro viale Abruzzi, Santoro si incamminò in viale Gran Sasso, verso il  numero 5. Voleva sempre fare due passi a piedi prima di rincasare. Era una vecchia abitudine che lo aiutava a pensare , ma anche una norma di sicurezza. Si dava un'occhiata intorno prima di rincasare. In tanti anni di carriera , non è che di nemici non se ne fosse fatti.
L'ascensore cigolò e  si fermò al terzo piano. Santoro infilò la chiave nella toppa. Una volta entrato appesa l'impermeabile milk&coffee alla Tenente Colombo all'appendiabiti e vi sistemò intorno la sciarpa granata. Passando dal corridoio dette uno sguardo libidinoso alla radio-stereo che era sistemata su un mobile dell'Ikea ( un must per scapoli e riammogliati, a Milano, ma non solo) e schiacciò un pulsantino digitale. Subito si diffuse della musica che in filodiffusione serpeggiò per il trilocale del maresciallo pugliese. Era "Concerto per pianoforte per mano sinistra" di Maurice Ravel, con orchestra diretta dal maestro Lionel Bringuier...e sin lì, tutto nella norma...ma al pianoforte l'esecuzione, solo con una mano, la sinistra, come si dichiarava nel titolo, era di una vera e propria superstar del pianoforte, la talentuosa, virtuosa ma anche sensualissima Yuja Wang, una straordinaria pianista cinese di cui Santoro era segretamente innamorato. Avrebbe fatto carte false per assistere dal vivo ad un suo concerto. Se ne era goduti alcuni in tv, con le telecamere che si divertivano ad alternare i primi piani delle dita delle sue mani che danzavano sulla tastiera come ballerini forsennati e gli spacchi vertiginosi dei suoi numerosi abiti di scena da fotomodella. Sexy e talentuosa, due aspetti che , incontrati in una donna, erano capaci di atterrare letteralmente il maresciallo Santoro, riducendolo ad un balbettìo umano. 
Poi, con quella melodia in sottofondo, andò in cucina e si mise a cucinare le orecchiette. Mentre l'acqua bolliva, con dovizia, su un tagliere, tagliuzzò aglio e cipolla rossa e ne lanciò un pugnetto in un tegamino già provvisto di un filo d'olio rigorosamente extravergine e rigorosamente pugliese, già sulla fiamma del fornello. Rimestò dentro il padellino con un cucchiaio di legno, poi aprì i pelati Alfano, che gli ricordarono   il ministro degli esteri del suo paese che avrebbe rappresentato l'Italia all'estero con il suo fluentissimo inglese alla "the cat is under the table"( roba da scuole elementari), e li versò nel suddetto pentolino.
Una volta che l'acqua arrivò ad ebollizione, ci versò le orecchiette di farina nera. Lasciò cuocere il sugo, rimestando di tanto in tanto con il cucchiaio di legno, aggiustando il sale e aggiungendo un pizzico di zucchero per togliere acidità ai pomodori. Dieci minuti dopo il piatto era in tavola e Santoro, sempre con quel sottofondo musicale paradisiaco, cominciò a scardinare dai lati la montagna di orecchiette, che aveva condito con della ricotta forte, indispensabile supporto alimentare di un pugliese salentino doc, specie in quei lidi milanesi e con quelle temperature esterne siberiane.


Più tardi si sdraiò sul suo sofà, sempre con della musica in sottofondo, con l'intenzione di farsi un sonnellino. Ma non ci riuscì. Si girava e rigirava ma non c'era verso che si addormentasse. Per prima cosa stava pensando che doveva indagare sul fatto che non fossero stati trovati i bossoli del'arma di chi aveva sparato all'attentatore. Non c'era stato assolutamente il tempo materiale per recuperarli, quindi, pensò Santoro, doveva trattarsi di un'arma che non espelleva i bossoli. Avrebbe detto a Cazzaniga, un maresciallo ordinario, e quindi, suo vice, di fare una ricerca di quel tipo di arma. Di concerto con i Ris di Parma, con Grenci come referente. In secondo luogo avrebbe dovuto indagare sull'attentatore. Un cinese islamico. Ma era sicuro poi che si trattasse di un attentatore islamico. Di questo era tutti convinti, i suoi "dirigenti" a vario titolo. Ma in un'indagine non si dava mai nulla per scontato, nemmeno quando la dinamica dell'accaduto poteva far apparire tutto come se ci fosse una firma. Santoro sapeva che sarebbe stata un'indagine lunga e che avrebbe dovuto, come al solito, condurla per conto proprio, ma con un mucchio di "attori" fra i piedi. Si alzò dal sofà un minuto  e andò verso la libreria che aveva di fronte, a ponte, sulla tv. Tirò fuori una copia di Sturmtruppen , tornò a stendersi e cominciò a leggerla. Fu un tuffo all'indietro nella sua infanzia. Quelle strisce di fumetti che raffiguravano sarcasticamente tedeschi nazisti e alleati fascisti dal grande Bonvicini, al secolo Bonvi, avevano un pregio che nel tempo era rimasto immutato. L'ironia e il sarcasmo, la comicità fracassante da cui erano animati, con sagome di corpi e volti a loro volta tratteggiati in modo da ridicolizzarli ulteriormente, mettevano di buon umore, nonostante non ci fosse da stare allegri, con quello che era successo in quel periodo storico. Ma l'umorismo e l'ironia servivano ad andare avanti e non potevi trovare la verità se eri troppo serioso, perchè la verità spesso si trovava nelle pieghe di una beffa. E se non eri sufficientemente allenato  poteva sfuggirti. Nel libretto dallo strano formato rettangolare, Santoro stava scorrendo delle vignette che raffiguravano un ufficiale nazista che tentava di far fucilare un prigioniero a dei soldati del suo plotone senza tuttavia riuscirci. E incappando in una serie di incidenti che lo avrebbero poi portato sull'orlo del suicidio per esaurimento nervoso...salvato, infine, paradossalmente, proprio dal prigioniero che avrebbe dovuto far fucilare. Santoro trovò la metafora divertente. L'ufficiale urlava -puntaten, miraten, fuiken, e i soldati invece di sparare si ammazzavano dal ridere-non riesce a dire fuoken, ahahah, per l'evidente errore di pronuncia, dettato dall'emozione nel dare l'ordine di togliere la vita a qualcuno. Santoro lesse ancora qualche striscia sorridendo alla lettura di quei dialoghi italiani tedeschizzati maccheronicamente, con una "en" finale ad ogni parola. Poi chiuse il libretto. La lettura lo aveva messo di buon umore. Ascoltò ancora un po' di musica, sempre della Wang. Come gli sarebbe piaciuto conoscerla. D'un tratto ebbe un'idea. Tirò fuori dall'impermeabile appeso la sua zanna di dinosauro, il cellulare . Fece un numero.
-Pronto, sono il maresciallo Cazzaniga.
-Cazzanì, sono Santoro.
-Signur Marescial, cum te stet?
-Cazzanì, non cominciare a parlare in milanese che non ti capisco...già c'abbiamo Alfano che deve imparare l'inglese.
-Se vuoi mi te parli in ingles, Marescial...
-Porca puttana, Cazzanì...
-Dai , Maresciallo, disciulati un poco, no? Da quanto sei a Milano? Dieci, vent'anni?
-Beh, che c'entra?
-E imparalo un po' di milanes, no?
-Cazzanì, tu l'hai imparato il pugliese?
-No...ma che c'entra...qui siamo a Milano.
-Cazzanì, lo sai che c'è la globalizzazione?
-Cuse l'è chest chi?.
-Va beh, lasciamo perdere, ti sto chiamando per chiederti un favore.
-Vedi, voi terroni, sempre a chiedere favori, pure tu che fai tanto il puro.
-Cazzanì, dimmi una cosa, quanto deve durare 'sta tiritera?
-Dimmi , Santoro, cos'è che vuoi?
-Una cosa della massima importanza!
-Ok, dimmi.
-Devi scoprire quando c'è e dove il prossimo concerto di Yuja Wang a Milano!
-Eh? Una cosa più facile no?
-Ma hai capito cosa ti ho chiesto?
-Mica tanto!
-Yuja Wang è una pianista cinese di fama internazionale, vorrei che ti informassi su quando verrà a Milano per suonare dal vivo.
-Perchè fino ad ora come ha suonato?
-Cazzanì, io sarò pure terrone, ma a te la polenta t'è entrata nel cervello!
-Ma chi è questa Giulia Wang? A Milano ci sono Wang dappertutto, sono più i Wang di Colombo e di Brambilla, ormai, a Milano.
-Cazzanì, senti , lascia perdere, tanto dai cinesi ci devo andare, me lo farò dire da loro!
-Per via del terrorista?
-Cazzanì, allora ci fai, non ci sei!
-Ovvio.
-Fammi quest'altro favore.
-E dai Maresciallo, non è una bella espressione, qui a Milano.
-Perchè voi non chiedete favori a nessuno?
-Noi non facciamo, favori a nessuno, è diverso.
-Allora facciamo così, visto che non ti piace l'espressione...ti ordino...
-Marescial, stavo scherzando...
-Ok, allora devi rintracciarmi un'arma che non lascia bossoli. Una pistola.
-E' quella del tipo che ha freddato il ciaina ?
-See...
-Va bene...ecco questa cosa è più facile da fare.
-Va bene, allora io vado dai cinesi, islamici o meno, lo vedremo poi...e tu cercami l'arma.
-Marescial, dimmi un po', ma questa Giulia Wang l'è minga una bella figa?
-Cazzanì, dammi la licenza per chiederti un favore, ti prego, l'ultimo, poi non ti chiedo più niente.
-La mi dica, Maresciallo!
-Vaffanculo.

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