venerdì 13 gennaio 2017

La pianista cinese, capitolo 2

Le radio gracchiavano ordini a destra e a manca e i lampeggianti delle pattuglie di Polizia , Carabinieri e Finanza, psichedellizzavano i palazzi intorno come in una discoteca senza musica. Senza ballerini e senza divertimento. Le ambulanze continuavano ad arrivare e gli uomini che le contenevano venivano vomitati senza soluzione di continuità. Uscivano dal posteriori dei mezzi non ancora completamente fermi con bombole di ossigeno, barelle, flebo, tubi, tubicini, garze, in uno stato di eccitazione senza confini. 
Santoro era seduto ad uno di quei tavolini della spianata di tavolini al centro di corso Como. Sorseggiava una camomilla. Le pattuglie delle varie forze dell'ordine, su sua indicazione erano andate a disperdere la gente che si era andata assiepando in piazza Gae Aulenti, duecento metri più in là, giusto al centro dei grattacieli. Di modo che non diventassero ghiotto bersaglio per possibili nuovi attentatori.
Il commissario Carlo Nepoti era in piedi al suo fianco. Era romano , da alcuni anni a Milano e di Santoro aveva solo sentito parlare. Più per le sue "stranezze" che per il suo stato di servizio. Ma era normale, perchè gli investigatori, i segugi, non avrebbero mai ammesso i successi degli altri. Fra di loro erano rivali. Anche se Santoro non era così. 
-Senta un po', Santoro, mi dica un po', come sono andate le cose, disse Nepoti.
-Cos'è, un interrogatorio?, disse Santoro, mentre sorseggiava la quarta camomilla.
-No, no, ce mancherebbe, collega...volevo un po' sapè come sono andati i fatti in oggetto...lei che era presente ce racconti un po', gli chiese Nepoti con un forte accento romanesco ricco di intercalari.
Santoro continuò a sorseggiare la sua camomilla. Poi con calma si voltò e lo osservò bene in viso.
Nepoti era magro, viso scavato dagli anni di servizio e dalle troppe sigarette, ma aveva un fare da sborone tipico di quelli delle sue parti, a volte antipatico. A volte no. Santoro decise che quella sera stava toccando al versante antipatico.
-Faccio io una domanda a lei...sempre se non le dispiace, disse Santoro.
-Prego, dimmi pure. Era passato inopinatamente al tu e questo mise subito in guardia il maresciallo pugliese. 
-In quanti siete a voler sapere? Io vedo solo lei davanti a me.
-Era per dire, pluralis maiestatis.
-Perchè non lo chiede al vostro uomo che ha seccato l'attentatore ? Risparmierebbe tempo, fece Santoro.
-Nessun nostro uomo ha seccato nessuno, maresciallo, disse Nepoti.
-In che senso?
-Credevamo che lo avessi fatto fuori tu, disse il commissario.
-No...non sono stato io. C'era un altro uomo che ha sparato. Doveva essere un poliziotto in borghese.
-Non ce risulta che ce fossero poliziotti in servizio o non in servizio, in zona.
-Be' , forse non vi risulteranno in servizio in zona...ma se ce ne  fosse stato uno non in servizio come avreste fatto a saperlo?
-Buona osservazione, marescià...Ma il fatto è che io so sempre tutto. E nun me risulta. Nè a me nè ad altri colleghi di altre armi e forze dell'ordine.
In quel momento arrivò il giudice. Era la dottoressa Sonia Grimaldi: 40 anni,milanese, mora, capelli corti, fisico asciutto. Grande appassionata di fitness, si diceva. Single impenitente mangiauomini, si diceva pure. Salutò i due uomini.
-Buona sera...allora cosa mi raccontate? Cos'è tutto questo macello?
-Dottoressa buona sera...ehm...sono il dottor Nepoti. Io e il maresciallo Santoro, qui, stavamo appunto cercando di ricostruire l'accaduto, secondo le prime indicazioni...
-Già, disse Santoro, buona sera Dottoressa. Si fa per dire.
-Si fa per dire cosa? Chiese allarmata il giudice.
-Si  fa per dire era riferito al buona sera, disse Santoro.
-Ah, volevo ben dire, disse la Grimaldi.
Sono cazzi, pensò  Santoro, qui se continuiamo con questi formalismi facciamo notte. 
-Dottoressa buonasera, stiamo ricostruendo i fatti. La verità è che non abbiamo capito molto di ciò che è accaduto.
E' inutile mentire, pensò Santoro.
-Le stavo dicendo , Dottoressa, che stiamo cercando di capire chi ha sparato!, disse Nepoti.
-Beh, ma chi ha sparato è lì riverso in terra cadavere, no?
-Sì, certo, ma qualcuno lo ha freddato a sua volta e stiamo cercando di capire chi sia stato.
-Non è stato il maresciallo? , chiese la Grimaldi.
-A dire il vero no, disse secco Santoro.
-Ah. E chi è stato?
-Un altro uomo che stiamo cercando di individuare.
-Un terzo uomo delle forze dell'ordine, giusto?, Chiese la Grimaldi.
-Non lo sappiamo ancora , disse Santoro.
-Lei sta tentando di dirmi che state brancolando nel buio? ,chiese il giudice.
-Bingo!, disse Santoro.
-Come?
-Intendevo dire che ha indovinato, dottoressa.
-Non è molto confortante, disse la Grimaldi.
-No, no, il maresciallo ha assistito a tutto e vedrà che fra non molto ne verremo a capo e l'uomo sarà individuato. Sicuramente si tratta di uno dei nostri. Polizia , intendo. Lo deduco dalla precisione nel tiro, disse Nepoti.
Questo qui è scemo o fa lo scemo, pensò Santoro.
-Va be', disse la dottoressa Grimaldi, vado a fare due chiacchiere con il medico legale e a disporre le autopsie.
-Autopsie? , chiese a quel punto Santoro, e perchè?
-Si fanno sempre le autopsie, in questi casi.
-Ma si tratta di ragazzi ammazzati a colpi di kalashnikov, non avvelenati ad un party, disse Santoro.
-Lei faccia il suo lavoro...fino ad ora deficitario, a quanto vedo... io mi occupo del mio. E poi lei dice bene, non si sa mai.
-Di un po' Santo', ma sei matto? disse Nepoti.
-No. E'inutile martoriare dei corpi che hanno già subito una morte orribile in uno dei più bei momenti della loro vita. Mentre aspettavano il nuovo anno e festeggiavano.
-Quella è una megastronza. Nun la devi da contraddì.
-Lei dice?
-A coso, a Santo', e finiscila con sto lei. Te sto a dà del tu da un'ora...e so pure tuo superiore.
-Io sono un maresciallo dei carabinieri, non della polizia, disse Santoro.
-Mi sa che non hai capito che stiamo nella stessa barca. Quella, la Grimaldi, se non le risolviamo il caso, capace che ci azzanna.
-E che t'azzanna a te...che sei tutto ossa, disse Santoro.
Nepoti lo osservò . Santoro lo guardò per un minuto. Serissimo. 
Poi fece un sorriso a mezz'asta.
-Sto scherzando, disse.
-Avevano ragione a dirme che te sei tutto matto.
-Non sono matto. Sono solo una persona normale in un mondo di matti.
-Sarà, ma non avevo sentito nessuno parlare così alla dottoressa Grimaldi.
-Non c'è bisogno che usi metafore per dire che ti piace.
Nepoti restò spiazzato. Santoro c'aveva azzeccato.
-Ma come hai fatto a capirlo?
-Non l'avresti definita megastronza, se non fossi interessato. O no?
Nepoti abbozzò. Santoro era un personaggio fuori dagli schemi. Ma non era affatto stupido. Appariva geniale, anzi. Nonostante il suo aspetto decisamente non belligerante. Sembrava un bibliotecario, più che un maresciallo dei carabinieri. E non c'era miglior travestimento per un lupo che vestirsi da agnello, pensò .

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