venerdì 26 febbraio 2016

Brasil, capitolo 24

Cezar Sampajo e Ze Roberto salirono a bordo del loro buggy, mentre gli altri buggy rombavano in lontananza e , a loro volta, si misero a solcare la sabbia del deserto. Un paio di capovaccai si erano levati in volo disturbati dal rumore e alcuni urubu sorvolavano la situazione dall'alto, in attesa di possibili carogne. A parte quelle ancora vive e in movimento, penso' Santoro. 
Dopo un dieci minuti, con una certa circospezione, Santoro e Michel uscirono all'aria aperta. Michel si preoccupo' del fatto che avessero lasciato il loro buggy non lontano da li. Ma Santoro non dette peso alla cosa. Lo avevano nascosto bene, nella macchia. E quei tizi avevano l'aria di sentirsi piu' sicuri che in un bunker nucleare. Si muovevano con una tranquillita' che neanche una bomba atomica sembrava poterli disturbare.
Porca puttana, penso' Santoro, bisogna raggiungere il buggy. Cezar Sampajo andra' sicuramente dalla curandeira a cui aveva venduto Vanessa. A cercare qualche prova della sua scomparsa. E lui non poteva farsi sfuggire quell'occasione. 
-Muoviamoci, andiamo a recuperare il buggy, dobbiamo seguirli, disse a Michel.
Ma Michel non si muoveva.
-Lasciami qui...tanto loro mi trovano e mi matano comunque.
-Nessuno ti mata, finche' ci sono io.
-Voce e' loco, pazzo....
-Puo' darsi, ragazzo, puo' darsi che lo sia. Ma devi scegliere fra il restare in vita vivendo come un topo in attesa della morte o rischiare persino di sopravvivere affrontando quei bastardi.
Michel sembrava riflettere, davanti a quelle parole. Poi, piano piano, sembro' convincersi. Si mosse.
-Cosi mi piace...porca puttana, era tua sorella in fondo...
-Io lo faccio per lei. Lei morta per culpa mia...
-Non e' morta per colpa tua. I responsabili se ne sono appena andati e se li lasciamo prendere ulteriore vantaggio se la sfangheranno per sempre.
-Ok, disse Michel.
Cominciarono a correre per raggiungere il buggy.
Santoro sotto quel sole terrificante, sudava copiosamente , ma non si era sentito cosi vivo da tempo immemore. Non gli sembrava vero che adesso lui stava correndo. Lui che al massimo camminava, seppur molto e a passo svelto. Era un abito psicologico, il suo. Lui era il cacciatore e doveva camminare. A correre dovevano essere gli altri, quelli che lui doveva catturare. Tanto poi lui li avrebbe presi in curva, quando avessero rallentato. Pensava sempre in questi termini, con la sua filosofia particolare,il maresciallo pugliese.
Quando arrivarono vicino a dove avevano lasciato il buggy, videro che era ancora ben nascosto. Dietro una pianta che Santoro continuava a pensare  di non aver mai  visto fino ad allora. E non vi erano tracce di curiosi intorno. Salirono  a bordo, misero in moto e si diressero verso Quixada'. Era in quella direzione che portavano i segni dei solchi delle ruote dei buggy di Sampajo e company.
Michel guidava ad una velocita' supersonica e Santoro non sembrava avere il minimo timore. Inoltre la sua colite sembrava in letargo. Forse l'alimentazione genuina, l'agua de coco, la prospettiva psicologica di non avere molto da perdere o l'insieme di tutti questi aspetti. Stava di fatto che di attacchi di colite non ne aveva avuti piu' di tanto.
Una volta nei pressi di Quixada', verso le prima case, Santoro consiglio' a Michel di indossare cappello e occhiali da sole. Per essere meno riconoscibili. Nel tripudio di turisti scarrozzati da autisti di buggy diretti nel deserto sarebbero passati non certamente al setaccio. 
Michel  si fermo' un secondo. Scese dal buggy sotto gli occhi esterrefatti di Santoro. Esamino' alcune tracce di copertoni. Dopo una rapida disamina sentenzio' con una certa sicumera:" sono andati in questa direzione". 
Risali in macchina e seguirono quel tracciato. C'erano delle pozzanghere, di quando in quando, forse qualche autobotte aveva perso acqua, la qual cosa rendeva le tracce degli pneumatici dei buggy piu' nitide. Di modo che Michel riusciva a seguirle abbastanza bene. Come facesse a distinguerle dalle tracce dei pneumatici  dei tizi che inseguivano da quelle di altri centinaia di buggy, restava un enigma che Santoro non aveva intenzione di lasciare nell'almanacco dei misteri irrisolti. 
-Ma come fai a sapere che sono le loro tracce? Non tardo' infatti a chiedere a Michel.
-Il buggy di quei due ha pneus molto larghi. Non sono molti ad avere. E tracce sono fresche.
-Speriamo che tu abbia ragione, disse Santoro.
Michel lo osservo' con sguardo venefico.
Santoro non commento' oltre.
Le tracce ora si dirigevano verso la periferia. Verso un'altra zona di deserto.
Dopo un po' Santoro vide il buggy che stavano inseguendo.
Gli venne da fare i complimenti a Michel. Ma poi penso' assurdamente a quella scena di un film di Tarantino, Pulp Fiction, in cui Mister Wolf dopo aver tolto le castagne dal fuoco a due sgherri della mala gli recita uno dei suoi volgarissimi quanto icastici mantra:" beh, non e' ancora il momento di cominciare a  farci  i pompini a vicenda". E fini per non dirgli niente.
Ecco, ora stavano entrando nel deserto. Santoro avrebbe voluto dire a Michel di tenersi a debita distanza. Per evitare che i due tizi che seguivano, vale a dire Cezar Sampajo e Ze Roberto, mangiassero la foglia.
Ma Michel proprio in quel momento rallento'. Dette a Santoro uno sguardo duro, quasi di sfida. Forse Santoro stava assistendo ad una metamorfosi. Forse a Michel gli stavano ricrescendo i coglioni. E lo guardo' per la prima volta con una certa ammirazione. Michel distolse lo sguardo e riprese la guida. Ora stavano entrando in un tratto di deserto proibitivo persino per quei mezzi fuoristrada potenti e adatti ai terreni piu' impervi. Sicuramente i due boss erano diretti al rifugio della curandeira a cui Sampajo aveva venduto Vanessa. E Santoro comincio' ad avvertire quel classico pungiglione tra stomaco e pancia, prodromico di una classico attacco di colite. Porca puttana, devo resistere, penso'.  Penso' che gli mancava la camomilla, che gli mancava un bel pezzo di musica jazz, di stare disteso su una sdraio all'ombra, a mangiare pesce pargo, fagioli neri , riso bianco con spezie, e quella specie di insalata russa che fanno dappertutto in Brasile, servita fredda e un paio di caipinrinhas com mel [miele],  con molto ghiaccio ...e i baci di Vanessa. Ebbe un moto incredibile di nostalgia. Gli sembro' di ricordare il profumo del suo corpo massaggiato con olio di mandorle dolci, olio Seve, un olio profumato che usavano tutte le brasiliane, ma che spalmato su certe pelli ne esaltava ancor di piu' lucentezza e mordidezza. Si calmo'un poco. Aveva appena sperimentato un pizzico di saudade. Ora piu' o meno riusciva a capire cosa significasse quel sentimento struggente tristallegro che tutte le volte gli sembrava che rendesse il pianto come un riso al rovescio.

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