Affittarono un buggy. L'autista non voleva separarsi dal mezzo, voleva accompagnarli li, nel deserto. Santoro raddoppio' la cifra. L'autista, un uomo dal volto contadino e dalla complessione atletica, prese i soldi , piego' le banconote e con un gesto rapido se le infilo' in tasca.
-Guida tu, disse Santoro a Michel.
Lui assenti col capo.
Partirono , si insinuarono fra alcuni sterpi in una di quelle strade sterrate che dipartivano dal centro di Quixada. Per alcuni chilometri la strada era pianeggiante. Poi iniziarono le dune. Normalmente lo stato dello Ceara', aveva letto da qualche parte ,Santoro, su un cartello sul limine di una sterrata, proteggeva le dune che riteneva patrimonio naturalistico, ma gli autisti di buggy che campavano portando in giro i turisti su quelle colline di sabbia percorrendole in inclinazioni che sfidavano la gravita' per procurar loro forti emozioni, disattendevano il divieto di percorrerle. Santoro dentro di se' si disse che per quella volta doveva violarle anche lui. Causa di forza maggiore. Cosi di li a poco iniziarono le dune e Michel inizio' a sudare freddo. Si fermo' un momento.
-Che c'e', gli fece Santoro.
-Perigroso! Disse Michel.
-Credo che vivere come un coniglio in attesa dei cani da caccia sia piu' pericoloso, disse Santoro.
Michel mangio' la foglia e riprese ad andare.
Le pendenze erano incredibili e Michel le prese cercando di non andare troppo piano, per evitare che la gravita' diventasse improvvisa nemica del loro incedere gommato nel deserto.
Santoro penso' che avrebbe dovuto portarsi con se' una borraccia di camomilla, anziche' di semplice acqua. La sua colite stava cominciando a farsi sentire. E i borborigmi nel suo stomaco ne erano un chiaro segnale. Inequivocabile.
Fecero una ventina di chilometri, ad occhio e croce e ogni tanto fra le dune spuntavano dei cactus enormi come nei film western e avvoltoi neri , i classici urubu che si potevano veder volare in tutto il nordest del Brasile. Poi piu' niente, dune, strade pietrose, sole potente.
Santoro e Michel indossavano dei cappelli alla texana che da quelle parti ricavavano da teli di camion montati su telaietti di fil di ferro. Sembravano una misura poco efficace, sotto quel sole, in realta' , facevano un ottimo lavoro. Se non altro teneva le loro teste all'ombra.
Poco dopo, sullo sfondo di una sterrata pianeggiante, si comincio' a scorgere la sagoma di un'ampia costruzione. Doveva essere quello il luogo.Il Santuario abbandonato. Santoro mise una mano sul braccio di Michel invitandolo a fermarsi.
-Lasciamo qui il buggy, proseguiamo a piedi.
Michel prese atto. Lasciarono il mezzo seminascosto dietro un cespuglio di una pianta che Santoro non aveva mai visto. Poco dopo le ombre di Santoro e del giovane si stagliavano sulla sterrata . A passo lento si diressero verso il santuario.
-Avviciniamoci lentamente, disse Santoro.
-Questo lo so anche io, disse Michel
Santoro gli diede un'occhiata brusca. Poi tranquillizzatosi continuo' a camminare.
-Vedi la', vicino a quei cactus? Fermiamoci un momento per fare il punto della situazione, disse il maresciallo.
-Ok, disse Michel.
Giunti sotto quei cactus, Santoro si fermo'. C'erano alcuni massi ideali per sedersi. Santoro si sedette. Erano all'ombra di cactus enormi. Santoro li osservo'.
-Servono per fare saponi e creme per corpo, disse Michel improvvisamente.
-Pensavo non servissero a niente, ma come sempre, mi sbagliavo. La natura dona meraviglie anche la' dove non se ne percepisce un'immediata utilita, disse Santoro.
-Stammi a sentire, disse il maresciallo, non possiamo avvicinarci in pieno giorno, se ci fosse qualcuno li dentro ci scorgerebbero subito e farebbero a tiro a segno. Poi ci seppellirebbero e buonanotte al secchio, capito cosa intendo?
-Perfettamente, disse Michel. Santoro percepi nel tono una nota di ironia.
-Quindi aspetteremo la sera, disse.
-Sono molte ore, aqui, senza fare niente.
-Non mi sembra che per te sia un problema.
-Coisa?
-Non fare niente.
Michel se ne stette zitto senza replicare. Capi che non era aria. Ma dove sarebbero potuti andare , cosi, senza armi, a scovare i capi di un cartello della droga? E con la pretesa persino di interrogarli. Santoro doveva essere pazzo, considero' Michel. Ma a quel punto non aveva alternativa. Non sarebbe potuto rientrare nell'organizzazione ed era ricercato per essere eliminato. Non aveva niente da perdere. Ma a Santoro, penso', chi glielo faceva fare. In fondo Vanessa chi era per lui? Una donna conosciuta per un tempo breve.
Santoro osservo' Michel . Era come se ne stesse percependo i pensieri. Poi tiro' fuori il coltello che aveva usato per difendersi dal mulatto. E lo osservo'. Sembrava impazzito.
-Di un po', disse a quel punto rivolto al ragazzo, chi era il tizio che ho fatto fuori?
-Era Lucio "Orelhas Furadas". Lucio Orecchie Bucate.
-E chi era?
-Era um killer do cartelo.
-Insomma ho avuto culo.
-Credo di si, disse Michel, temendo di offendere Santoro.
Santoro non disse niente. Cercava di ripararsi meglio che poteva all'ombra di quei cactus giganteschi.
Arrivo' la sera e i due erano fiaccati dall'attesa. Nel frattempo non avevano notato movimenti intorno al santuario. E cio' faceva ben sperare sul fatto che non ci fosse nessuno. Cosi avrebbero potuto entrare e aspettarli li. Per quanto tempo non si sapeva. E di cosa si sarebbero nutriti nell'attesa nemmeno si sapeva. Ma era tipico di Santoro, improvvisare. Era una tattica che lui amava usare nelle indagini. L'indagine razionale che prevedeva l'uso di protocolli era troppo prevedibile per delinquenti di ogni risma. Improvvisare gettava nello sconcerto . E il contropiede era l'arma migliore. Non se lo sarebbero aspettato, quelli, che dopo la morte di Lucio Orelhas Furadas, sarebbero stati incalzati e attaccati per primi. E senza "la guardia nazionale" di rinforzo ai due mattoidi li sotto i cactus.
Si avvicinarono al santuario. C'era una luna semipiena e l'ululato di qualche cane in lontananza. Ce n'era di che sollecitare la colite di Santoro. Ma incredibilmente lui sembrava freddo, compreso in quello che stava facendo. E in quanto al dare un'occhiata in giro per procurarsi un bagno. Beh, ne aveva a disposizione quanti ne voleva. Aveva un deserto intero per sedersi e fare le sue faccende in santa pace.
Fecero 500 metri e furono a ridosso del santuario. Intorno alla pianta dell'enorme costruzione, c'era silenzio.
Si avvicinarono con circospezione. L'enorme ligneo portone d'ingresso era serrato. Fecero un pezzo portandosi sul lato. Il muro in un punto era semidiruto. Era di li che sarebbero entrati. Il primo fu Santoro, che si arrampico'. Poco dopo, con un salto, si ritrovo' dall'altra parte. Un po' alla cieca, ammise a se stesso.
Poi fu la volta di Michel.
Buio.
Silenzio.
Sotto il lucore lunare, cominciarono a visitare il posto. All'interno della cinta muraria, c'era un altro corpo che doveva costituire il vero e proprio edificio, con la chiesa annessa. Michel nella lunga sosta sotto i cactus aveva raccontato a Santoro che il santuario era stato abbandonato a causa dell'inurbamento della popolazione del deserto e , se in un primo tempo, era stato adibito a biblioteca, in seguito tutti i libri e i materiali di proprieta' ecclesiastica, erano stati trasferiti a Quixada'.
Arrivarono davanti alla Chiesa. Santoro spinse il portale. E, incredibilmente, la chiesa era aperta. Entrarono. Una flebile luce lunare entrando da una finestra conferiva a tutto l'ambiente una luce spettrale. C'era di che cacarsi addosso, penso' Santoro.
-Sei sicuro che sia questo il posto dove si riuniscono? chiese a mezza voce Santoro.
-Si, sicuro. Ma agora non ci sono.
-Sembra di si...dovremo passare qui la notte.
-Per quanto tempo staremo qui?
-Fino a quando quei bastardi non si faranno vivi.
-Ma puo' essere mesi.
-Di un po', tu che credi alle macumbe e compagnia bella, ci credi alle premonizioni?
-Cosa essere.
-Mio nonno era di Ostuni e sai cosa faceva per mestiere? Era un rabdomante. Usava una bacchetta che vibrava in determinati punti del terreno dove passavano corsi d'acqua . E poi si traforava per fare pozzi artesiani.
-Non capito molto.
-Beh, ti basti sapere che anche se sono un miscredente, razionale, santommaso naturale, credo di aver imparato a interpretare certe vibrazioni. L'ho ereditato da mio nonno. Mi sento rabdomantico a volte. E oltre a questo faccio andare il cervello. Ascoltami, e' morto uno dei loro killer giusto?
-Sim.
-Quindi come tutte le organizzazioni per prendere decisioni importanti, devono riunirsi, giusto?
-Sim.
-Ora tu sei sicuro che e' qui che si riuniscono, dico bene?
-Sim senhor.
-Ecco, ora vedrai che dieci a uno domani quelli si fanno vivi. Garantito. Dobbiamo solo passare la notte qui e starcene buoni buoni. Del resto con il caldo che fa, qui dentro si sta ben freschi.
-Anche tropo, disse Michel. L'importante era che quel freschi non si mutasse in freddi. Come lo sono i cadaveri, penso'.
Santoro dette un'occhiata in giro. La chiesa sembrava in buone condizioni. Al posto dell'altare c'era un enorme tavolo di legno massiccio grezzo. Doveva essere il tavolo attorno al quale si riuniva quell'accolita di furfanti.
Il giorno dopo gli avrebbe dato un caldo benvenuto. Come avrebbe fatto a districarsi in quella situazione , armato appena di un coltello, solo Dio lo avrebbe saputo. O Padre Pio. Poi si guardo' intorno. In effetti era nel posto giusto. Avrebbe contato sull'effetto sorpresa. E su Padre Pio.
Nessun commento:
Posta un commento