Si acquattarono in un angolo fresco e buio e cercarono di dormire. La situazione ambientale era pero' alquanto macabra. Erano in una chiesa sconsacrata sperduta in un deserto nel buco del culo del mondo nel nordest del Brasile. Chiunque sarebbe potuto entrare in quel luogo, dai cani selvatici di cui la zona era infestata, ad altri predatori di cui Santoro probabilmente non conosceva nemmeno l'esistenza. Che ne sapeva, serpenti, scorpioni. In tutti i deserti che si rispettavano c'erano gli scorpioni .
La notte trascorse tranquilla. E insonne. Ogni tanto qualche rumore sinistro destava gli ospiti della chiesa-santuario dai loro torpori. Poi piu' niente, solo versi di animali notturni. Di cui il deserto sembrava pieno.
L'alba li colse con i visi sfatti e i corpi intorpiditi. Il sole entro' nella chiesa e comincio' ad illuminarne l'interno. Santoro rovisto' nel suo zaino e prese l'occorrente per una colazione. Pane, margarina e prosciutto. La colazione dei campioni, penso'. Voleva tirarsi un po' su e si faceva le battute da se'. Michel mangio' un panino abbastanza svogliatamente. Poi si mise disteso sul marmo. Cercava di riposare un po' . Era morto di sonno. Era morto e basta. Un morto che camminava, penso' Santoro. Quelli del cartello lo avrebbero massacrato, se lo avessero avuto fra le mani, forse anche torturato. Per sapere se avesse confidato dei segreti dell'organizzazione a qualcuno.
Verso l'ora di pranzo Santoro avverti dei rumori in lontananza. Come di mezzi meccanici in movimento. Usci con una certa circospezione dalla chiesa e si affaccio' sul muro di recinzione. Aveva portato con se un binocolo e lo adopero'. C'erano tre buggy in avvicinamento. Potevano anche essere turisti, ma quel luogo era decisamente nel deserto inoltrato e un po' fuori dai percorsi turistici classici. Osservava questi buggy che si avvicinavano. C'erano solo uomini, a bordo dei fuoristrada. Il che non prometteva niente di buono. E tutti portavano occhiali da sole vistosi. Santoro si preparava al peggio. Scese dal muro del santuario e avviso' Michel.
-Svelto, credo che ci siamo. Ci sono dei buggy che si avvicinano rapidamente. E secondo me vengono qui. Hai idea di dove ci possiamo nascondere?
-Credo dietro al vecchio organo , lassu', fece Michel indicando verso il soffitto della chiesa.
Santoro vide che sul soffitto c'era un affresco. San Michele schiacciava la testa di un serpente. Dopotutto, congetturo', era un buon presagio.
Salirono da una scaletta laterale e si sistemarono dietro al muretto del balconcino sul quale si affacciava un vecchio organo. I tasti dell'organo erano semidistrutti e parevano la dentiera in rifacimento di un vecchio. I tubi metallici dell'organo sgorgavano ruggine. Si acquattarono li e attesero. Passo' un ora e non si avverti alcun rumore. Poi improvvisamente ascoltarono un chiacchiericcio. Degli uomini parlavano fra loro e sghignazzavano. Il chiacchiericcio si avvicinava. Poi rumore di passi in chiesa. Santoro dette una sbirciata. Quattro uomini erano entrati in chiesa e parlavano ad alta voce fra loro in portoghese. Michel se ne stava rincantucciato e terrorizzato. Santoro lo invito' con un gesto a dare un'occhiata. Michel a malincuore si sporse lievemente. I suoi occhi erano impazziti di paura. Si abbasso' e acciambello' di nuovo, come un serpente che avesse scorto una mangusta.
-Che c'e', chiese Santoro a mezza voce.
-Sono loro...i capi dell'organizzazione...ci sono tutti credo. Solo uno non conosco.
-Chi di loro?, chiese Santoro.
-Quello nero e grosso...pieno muscoli...
Santoro dette un'altra occhiata. Osservo' con cura. L'uomo a cui si riferiva Michel si era tolto cappello e occhiali da sole. Sedeva al centro del massiccio tavolo ligneo, li, al posto dell'altare della chiesa.
-E lo credo che non lo conosci, disse Santoro, quel filho da puta e' Cezar Sampajo.
-Chi essere Cezar Sampajo? , fece Michel.
-Un ufficiale della policia militar.
-Mil rajos, disse Michel, ora noi essere fottuti.
-Non ancora, piccolo, non ancora, disse Santoro, vediamo come si mette. Intanto da qui si sente bene quello che dicono. L'edificio ha una buona eco, aggiunse.
Michel non disse niente. Se ne stava spiattellato per terra, pietrificato.
-Datti una calmata, gli fece Santoro. Tieniti pronto. Ti voglio reattivo.
-Tu crede poder enfrentare loro?
-Io non credo un cazzo...me la sto facendo sotto anch'io, cosa credi. Di sicuro quelli sono armati fino ai denti. Ad un paio gli ho visto sporgere calci di pistole dalle cinture dei pantaloni. Ma non sono un imbecille. Non cerchero' certo lo scontro fisico. Intanto sentiamo che dicono.
Cercando di non farsi notare troppo, Santoro si concentro' su quello che stavano dicendo.
Ora erano seduti tutti intorno al tavolaccio , quasi svaccati, sicuri che quel luogo fosse deserto. Ridevano e si sfottevano. Poi Cezar Sanpajo, l'ufficiale nero ben noto a Santoro, prese la parola.
Disse alcune frasi secche che non preannunciavano nulla di buono .
In pratica disse che il gringo venuto dall'Italia e il ragazzo che aveva tradito, dovevano essere individuati ed eliminati. Disse proprio cosi. Ovviamente a Santoro non sfuggi che il gringo venuto dall'Italia era lui.
Cezar Sampajo disse che Lucio Orelhas Furadas doveva essere vendicato. Che la sua famiglia lo pretendeva. Minchia , penso' Santoro, pure qui come in Sicilia, tutto il mondo e' paese.
A quel punto uno dei quattro , un cabloco che aveva una cicatrice sulla guancia destra, comincio' a dare di matto . Urlava come un pazzo. Disse delle cose dure a Cezar Sampajo. Lo rimprovero' per non aver provveduto lui stesso a far fuori il gringo quando ne aveva avuta l'opportunita'.
Cezar Sampajo rispose che ancora non sapeva cosa fosse venuto a fare in Brasile, il gringo.
A vendicare la morte di Vanessa, disse il cabloco. Quella puttana del candomble'.
Bingo, penso' Santoro. Era come dicevo io. Ma nel mentre pensava questo si dava dei pizzicotti sulle cosce per non uscire da li e mettere le mani addosso al caboclo. Tutti lo chiamavano Iguassu'. Gli altri gli dicevano di stare calmo, che Cezar Sampajo non c'entrava.
Ma Iguassu' non ne voleva sapere di stare calmo. Continuava a inveire contro Cezar Sampajo. Disse che la morte di una sacerdotessa candomlecista portava male. Che la faccenda doveva essere risolta in un altro modo.
Cezar Sampajo disse che era stata risolta nel migliore dei modi. Nessuno sospettava che "Vanessa Puta " era stata eliminata. Risultava uccisa in un incidente di omnibus. E il suo corpo in realta' era un corpo dal viso sfigurato di una "ze ninguem"[nessuna che contasse] rimediata in qualche comunidade sperduta di Quixada'. Disse che Vanessa , invece, quella vera, l'aveva venduta ad una curandeira che viveva nel deserto, che l'avrebbe tenuta in vita per vendere poi successivamente i suoi organi. Ma che a quell'ora il suo fegato doveva sciogliere i grassi di qualche obeso figlio di nordamericano miliardario.
Ma Iguassu' disse che il lavoro non era stato completato. Perche' il fratello di "Vanessa Puta",Vanessa la Puttana, la chiamavano cosi tutti dispregiativamente, era ancora vivo. O meglio, era stato lasciato vivere.
Doveva essere sfruttato in una missione in cui sarebbe dovuto essere arrestato, disse Cezar Sampajo. E poi una volta dentro ci avrebbe pensato lui.
A quel punto un mulatto che era a fianco di Cezar Sampajo, disse che litigare non portava a niente. E che si risolvessero le cose. Del resto erano li riuniti a questo scopo. Michel disse a Santoro che si chiamava Ze Roberto. Era il moderato della situazione, a quanto pareva. Ma Santoro non stava piu' nella pelle. Il sangue gli ribolliva. Dunque Vanessa non era morta nell'incidente di omnibus. Eppure gli era sembrato di riconoscere il cadavere. Erano stati abili, quei figli di puttana. Si, in effetti, a ripensarci, era sfigurata. Dovevano aver fatto un lavoro con i fiocchi. Naturalmente gli venne in mente che potesse essere ancora viva. Ma non si faceva soverchie illusioni. Sarebbe stato troppo bello per essere vero. Ed era trascorso molto tempo, ormai. Di sicuro la curandeira aveva completato il lavoro. Tenendola in vita quel tanto che sarebbe bastato a vendere i suoi organi. A quel punto, pero', i soggetti in questione coinvolti, cominciavano ad essere decisamente troppi. E tutto perche' Vanessa voleva far uscire il fratello dal cartello della droga? Dove esserci dell'altro. Mentre pensava resto' ancora li in ascolto.
La conversazione non cessava di infiammarsi. Gli altri capi dissero la loro. Dovevano essere una specie di responsabili di zona. Dissero che gli affari andavano male. Che la policia militar voleva piu' soldi. Che il nuovo governo aveva cambiato i vertici e che era pericoloso. Inizialmente pensavano fosse una questione di soldi. Ma i nuovi generali nominati direttamente da Lula avevano fama di essere incorruttibili. Meno male, penso' Santoro, almeno questo!Almeno qualcuno che tiene la barra dritta, in questa nave alla deriva. Poi parlo' un bianco. Doveva essere di origine portoghese. Era smilzo, guance scavate, occhi verdi, biondiccio. Sguardo vitreo ed eloquio calmo ma fermo. Gli altri si rivolgevano a lui con l'appellativo di Cazuza. Santoro percepi che si trattava di un soprannome. Chi e' Cazuza, chiese a Michel.
-Era un cantor...e' morto giovane...quell'uomo gli assomiglia...per questo dato apelido di lui .
-Capito, disse Santoro. E continuo' ad ascoltare.
Cazuza disse che la bruxa aveva scatenato delle forze che stavano intervenendo nella loro impresa economica. Stavano andando a picco perche' la buxa, la strega cioe', in altre parole Vanessa, aveva fatto alcune macumbe che avevano messo in difficolta' l'organizzazione. Arresti inspiegabili e tre o quattro operazioni in cui il cartello aveva perso droga e denaro.
Cezar Sampajo si fece una grassa risata. Voi credete a queste cose?Disse. Meritiamo di essere definiti un paese del terzo mondo, aggiunse. Ma gli altri sembravano dare ragione a Cazuza.
A quel punto Cezar Sampajo chiese che si esprimessero sul da farsi, perche' di quel passo avrebbe cominciato a sentirsi in una favoletta della nonna .
Bisognava sapere se la bruxa era morta. E bisognava uccidere anche i suoi organi. Altrimenti le cose non si sarebbero rimesse in sesto. Cezar Sampajo rideva. Anzi , li derideva. Ze Roberto anche sembrava stare dalla sua parte. Ma gli altri due , a quanto pareva, non meno influenti, avevano preso la decisione.
A malincuore e quasi incredulo, Cezar Sampajo si prese la briga di indagare sulla fine di Vanessa. Ma non garantiva sul rintracciare i suoi organi trapiantati. Disse che erano pazzi. Che era una ricerca impossibile.
Alla fine si accordarono sul fatto che si sarebbero accontentati della prova che la bruxa era morta.
Si dettero la mano. Ze Roberto tiro' fuori solo dio sa da dove una bottiglia di cachaca con dei bicchieri. Bevvero per suggellare la faccenda. Si dettero appuntamento di li a un paio di settimane dopo. Poi uscirono quasi tutti. Restarono Cezar Sampajo e Ze Roberto. Erano loro i veri capi. Freddi, razionali.
Si sedettero e si fecero un discorsetto fra loro. Non prima di essersi accertati che gli altri avessero levato le tende.
Te lo dico io che cosa faremo, disse Cezar Sampajo, daremo a questi sertanejos de merda una prova fabbricata da me che la bruxa e' morta. E poi , piano piano e in modo intelligente, li faremo fuori uno ad uno, sostituendoli con gente piu' capace. Ze Roberto si disse d'accordo. Si sentiva piuttosto bene, da dov'erano appostati Santoro e Michel. L'eco era forte e chiara. E quegli uomini erano sicuri di essere soli. Si muovevano con calma. Come se godessero di protezioni ad alti livelli. Santoro senti di essersi seduto su un vespaio. Per il momento aveva stordito le api con una scorreggia. Beh, si disse, era arrivato il momento di esagerare.
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