passo si stava avvicinando al luogo convenuto per incontrarsi
con Quaresma. A quel punto gli squillò il cellulare. Era
Cazzaniga. Il Cazza. Ha fatto presto, pensò Santoro.
- Sciur Marescial, sono Cazzaniga, 'ndem bèn?
-Lo so che sei tu, ho il numero memorizzato con il tuo nome , sul
cellulare. Va bene che sono tecnoleso, ma non fino a questo
punto.
-Il Gianuli se l'è mezza bevuta...La storia dell'attacco di
appendicite. Solo che vuole un fax con il certificato medico.
-Bravo , Cazza. Contavo su di te. Oggi me lo farò procurare da
Quaresma. Spero che questo tizio abbia qualche potere in
materia.
-Bene, Santoro. Mi raccomando, al più presto. O chel lì fa il culo
pure a me. Il "chel lì" era riferito a Gianuli.
-Non ti preoccupare, non ti metto nei pasticci. In qualche modo
farò.
-D'accordo, disse Cazzaniga. Sciur Marescial, ne abbiamo
passate tante insieme. Non si metta nei guai. Ci tengo a lei.
-Non mi fare il sentimentale, adesso, Cazzanì. E che sarà mai, ho
svolto tante indagini concludendole senza un graffio. E sarà così
anche questa volta. Te lo garantisco.
-Sperem. Non reggerei una soluzione diversa.
-Tranquillo, Cazzaniga, ne vengo a capo. Non credo che mi ci
vorrà molto. Basta seguire le tracce giuste. Ora vado da
Quaresma, poi ti aggiorno.
-Ah, ho telefonato all'Interpol. A quelli del corso. Ho detto che
non sarebbe andato oggi, per motivi di salute. Così almeno da
quelle parti siamo coperti.
-Uhm, grazie...efficiente, more solito.
-Chest chi parla latinorum pure in queste circostanze, 'ussignur,
disse Cazzaniga pensando ad alta voce.
Santoro non disse niente. salutò e chiuse lo sportellino del
Nokia.
Da quel momento in poi si poteva concentrare sull'indagine.
Alle dieci in punto giunse nel posto convenuto. Aveva dovuto
aumentare il passo, ma per lui, grande camminatore, non era
stato certo un problema.
Entrò nel bar Sao Bento. Non c'era nessuno. Anzi pochi
avventori, ma nessuna traccia di Quaresma.
Ma Santoro era tranquillo. Conosceva le abitudini "sud del
mondo." La puntualità non rientrava nelle prerogative "sud del
mondo." In fondo non era male. Poteva fare colazione in santa
pace.
Si rivolse all'oste e gli chiese cosa poteva sgranocchiare in attesa
di un amico. L'oste , un tizio sui sessanta, coroncina di capelli
sul bordo del capo calvo, occhiali argentati da vista, classico
grembiule da cuoco bianco ma unto di giusto, senza proferire
parola, indicò i rustici dietro il bancone a vetro del bar.
-Uhm, prendo un paio di rustici di pollo e un te'.
-L'oste lo guardò malissimo, ma senza parlare selezionò due
pasteis de frango, rustici ripieni di pollo, e si mise a preparare il
tè, che i portoghesi chiamano chà.
Ben presto si accorse da cosa derivasse il malumore dell'oste.
Tutti i pochi avventori del bar, oltre ai pasteis de bacalhau,
rustici al baccalà, bevevano già a quell'ora dei grandi calici di
vino bianco. Chi beveva del te' doveva essere uno smidollato,
doveva aver considerato l'oste. Del resto il clima novembrino,
pur se si era di mattina, favoriva certe scelte alcoliche. Non ci
pensò più di tanto. Si sedette ad un tavolino e attese. L'oste gli
mise un piatto con due rustici di pollo e il bicchiere di vetro con
una bustina di tè dentro sul bancone. Con il chiaro intendo di
fargli capire che non lo avrebbe servito personalmente al tavolo.
Con calma Santoro, si alzò, recuperò i rustici e il bicchiere di tè
e tornò a sedersi. I lisboeti non doveva essere tutti come
Carvalho. Questo gli dette ancora più motivazioni per dedicarsi
alla ricerca della verità.
Mentre stava finendo di bere il tè, alla buon ora, si sarebbe
detto, apparve Quaresma. Si andò a sedere accanto a Santoro.
Subito l'oste lo salutò cordialmente , uscendo da dietro al fortino
del suo bancone e si avvicinò per chiedergli cosa potesse servirgli.
-Pasteis de bacalhau e un calice di bianco, disse.
L'oste si illuminò e corse dietro al bancone a riscaldare i rustici.
Santoro sorrise.
-Perché sorridi, chiese Quaresma.
-Niente, una cosa mia...
-Va bene, allora, sei pronto?
-Per la verità , prima di cominciare, vorrei che mi procurassi nel
più breve tempo possibile, un certificato medico ospedaliero, che
attesti che sono trattenuto in Portogallo per un attacco
improvviso di appendicite acuta.
Quaresma sorrise.
-Allora? Disse Santoro impaziente.
-Va bene, vedrò di procurartelo. Fammi vedere un tuo
documento.
Santoro un po' titubante tirò fuori il tesserino.
Quaresma tirò fuori con calma dal taschino dell'impermeabile -
era in borghese-un taccuino. E vi trascrisse su le generalità
anagrafiche del Maresciallo.
-Quanto ci metterai a farmi avere quel certificato?
-Due , forse tre giorni.
-No, Quaresma, me lo devi procurare il più presto possibile.
-Per quando?
-Per ieri.
Quaresma sorrise.
-Posso dirti una cosa? Carvalho ti assomigliava. Formulava
persino le tue stesse espressioni.
Santoro non disse niente. Non sapeva come e quanto fidarsi di
quell'uomo. Dopotutto poteva persino essere un doppiogiochista.
Giunse persino a pensare che Quaresma lo potesse usare per
conoscere una verità che già sapeva, non per farla venire a galla.
Ma per occultarla definitivamente. Il Maresciallo pugliese era
così. Ma sapeva bene che questo senso del sospetto lo aveva fatto
giungere alla sua veneranda età con numerosi casi risolti,
praticamente illeso.
-Va bene, disse Quaresma, vedo cosa posso fare entro stasera, va
bene così?
-Va bene.
-Allora, da dove vuoi iniziare?
-Dalla moglie, disse Santoro, senza mezzi termini.
-E' una buona idea. Ti darò il suo indirizzo. Vive con un pilota
di aerei di linea. Ma lui è sempre via per lavoro. Attento però,
potresti comunque trovarla in compagnia. Ha fama di essere
una donna molto calda.
Santoro lo osservò attentamente. Voleva capire dove voleva
andare a parare.
-Non temere, Carvalho era un ottimo mio amico, mi diceva
tutto.
A lui piaceva quel tipo di donna, focosa, insaziabile, aggiunse
Quaresma.
Poi gli scrisse nome e indirizzo sul suo taccuino. Strappò il foglio
e glielo porse. Santoro senza leggere se lo mise in tasca. Se lo
sarebbe studiato dopo.
Mentre Quaresma demoliva con i sui denti oro-porcellana i
rustici di baccalà, ingollando il vino bianco con avidità , Santoro
gli chiese di dagli il suo numero di telefono. Per restare in
contatto.
Quaresma finì di divorare i rustici. Poi con calma disse-meglio
di no. Ti chiamo io, stasera. Così mi fornirai un rapporto.
Santoro non disse niente. In quel momento doveva prima
stabilire cosa fosse successo realmente. Poi avrebbe fatto i conti
con Quaresma. Per capire se poteva fidarsi di lui.
-Ah, un'altra cosa, fece Santoro.
-Cosa?
-Non è mia abitudine usare armi, ma ho delle strane sensazioni,
perciò mi devi procurare un'arma.
Quaresma lo osservò con gravità. Finì di bere il vino. Poi lo
guardò . Santoro osservava le sue basette lunghe ma tenute
tagliate corte.
-D'accordo. Stasera avrai tutto. Certificato e arma. Va bene così?
-D'accordo. Stasera avrai tutto. Certificato e arma. Va bene così?
Santoro annuì.
Si alzò e fece per uscire.
L'oste prese ad allarmarsi. Quaresma lo tranquillizzò con un
gesto, facendogli capire che avrebbe saldato lui il conto.
Santoro non salutò. Si avviò per rua Augusta. Mise la mano in
tasca al suo impermeabile milk&coffee alla tenente Colombo e
constatò che il biglietto di Quaresma con l'indirizzo della moglie
di Carvalho, era ancora lì. Lo avrebbe letto cinque minuti dopo.
Per il momento voleva fare due passi. E godersi la strada, i
rumori dello scalpiccio, le urla degli elemosinanti, i turisti a
caccia di cartoline, nonostante whatsapp. Aveva bisogno di
prendere la rincorsa.