giovedì 28 febbraio 2019

Lisboa 10

Il giorno dopo , alle 9,15 Santoro era a buon punto. Di buon 

passo si stava avvicinando al luogo convenuto per incontrarsi 

con Quaresma. A quel punto gli squillò il cellulare. Era 

Cazzaniga. Il Cazza. Ha fatto presto, pensò Santoro.

- Sciur Marescial, sono Cazzaniga, 'ndem bèn?

-Lo so che sei tu, ho il numero memorizzato con il tuo nome , sul 

cellulare. Va bene che sono tecnoleso, ma non fino a questo 

punto.

-Il Gianuli se l'è mezza bevuta...La storia dell'attacco di 

appendicite. Solo che vuole un fax con il certificato medico.

-Bravo , Cazza. Contavo su di te. Oggi me lo farò procurare da 

Quaresma. Spero che questo tizio abbia qualche potere in 

materia.

-Bene, Santoro. Mi raccomando, al più presto. O chel lì fa il culo 

pure a me. Il "chel lì" era riferito a Gianuli.

-Non ti preoccupare, non ti metto nei pasticci. In qualche modo 

farò.

-D'accordo, disse Cazzaniga. Sciur Marescial, ne abbiamo 

passate tante insieme. Non si metta nei guai. Ci tengo a lei.

-Non mi fare il sentimentale, adesso, Cazzanì. E che sarà mai, ho 

svolto tante indagini concludendole senza un graffio. E sarà così 

anche questa volta. Te lo garantisco.

-Sperem. Non reggerei una soluzione diversa.

-Tranquillo, Cazzaniga, ne vengo a capo. Non credo che mi ci 

vorrà molto. Basta seguire le tracce giuste. Ora vado da 

Quaresma, poi ti aggiorno.

-Ah, ho telefonato all'Interpol. A quelli del corso. Ho detto che 

non sarebbe andato oggi, per motivi di salute. Così almeno da 

quelle parti siamo coperti.

-Uhm, grazie...efficiente, more solito.

-Chest chi parla latinorum pure in queste circostanze, 'ussignur, 

disse Cazzaniga pensando ad alta voce.

Santoro non disse niente. salutò e chiuse lo sportellino del 

Nokia.  

Da quel momento in poi si poteva concentrare sull'indagine.

Alle dieci in punto giunse nel posto convenuto. Aveva dovuto 

aumentare il passo, ma per lui, grande camminatore, non era 

stato certo un problema.

Entrò nel bar Sao Bento. Non c'era nessuno. Anzi pochi 

avventori, ma nessuna traccia di Quaresma.

Ma Santoro era tranquillo. Conosceva le abitudini "sud del 

mondo." La puntualità non rientrava nelle prerogative "sud del 

mondo." In fondo non era male. Poteva fare colazione in santa 

pace.

Si rivolse all'oste e gli chiese cosa poteva sgranocchiare in attesa 

di un amico. L'oste , un tizio sui sessanta, coroncina di capelli 

sul bordo del capo calvo, occhiali argentati da vista, classico 

grembiule da cuoco bianco ma unto di giusto, senza proferire 

parola, indicò i rustici dietro il bancone a vetro del bar.

-Uhm, prendo un paio di rustici di pollo e un te'.

-L'oste lo guardò malissimo, ma senza parlare selezionò due 

pasteis de frango, rustici ripieni di pollo, e si mise a preparare il 

tè, che i portoghesi chiamano chà.

Ben presto si accorse da cosa derivasse il malumore dell'oste. 

Tutti i pochi avventori del bar, oltre ai pasteis de bacalhau, 

rustici al baccalà, bevevano già a quell'ora dei grandi calici di 

vino bianco. Chi beveva del te' doveva essere uno smidollato, 

doveva aver considerato l'oste. Del resto il clima novembrino, 

pur se si era di mattina, favoriva certe scelte alcoliche. Non ci 

pensò più di tanto. Si sedette ad un tavolino e attese. L'oste gli 

mise un piatto con due rustici di pollo e il bicchiere di vetro con 

una bustina di tè dentro sul bancone. Con il chiaro intendo di 

fargli capire che non lo avrebbe servito personalmente al tavolo. 

Con calma Santoro, si alzò, recuperò i rustici e il bicchiere di tè 

tornò a sedersi. I lisboeti non doveva essere tutti come 

Carvalho. Questo gli dette ancora più motivazioni per dedicarsi 

alla ricerca della verità.

Mentre stava finendo di bere il tè, alla buon ora, si sarebbe 

detto, apparve Quaresma. Si andò a sedere accanto a Santoro. 

Subito l'oste lo salutò cordialmente , uscendo da dietro al fortino 

del suo bancone e si avvicinò per chiedergli cosa potesse servirgli.

-Pasteis de bacalhau e un calice di bianco, disse.

L'oste si illuminò e corse dietro al bancone a riscaldare i rustici.

Santoro sorrise.

-Perché sorridi, chiese Quaresma.

-Niente, una cosa mia...

-Va bene, allora, sei pronto?

-Per la verità , prima di cominciare, vorrei che mi procurassi nel 

più breve tempo possibile, un certificato medico ospedaliero, che 

attesti che sono trattenuto in Portogallo per un attacco 

improvviso di appendicite acuta.

Quaresma sorrise.

-Allora? Disse Santoro impaziente.

-Va bene, vedrò di procurartelo. Fammi vedere un tuo 

documento.

Santoro un po' titubante tirò fuori il tesserino.

Quaresma tirò fuori con calma dal taschino dell'impermeabile -

era in borghese-un taccuino. E vi trascrisse su le generalità 

anagrafiche del Maresciallo.

-Quanto ci metterai a farmi avere quel certificato?

-Due , forse tre giorni.

-No, Quaresma, me lo devi procurare il più presto possibile.

-Per quando?

-Per ieri.

Quaresma sorrise.

-Posso dirti una cosa? Carvalho ti assomigliava. Formulava 

persino le tue stesse espressioni.

Santoro non disse niente. Non sapeva come e quanto fidarsi di 

quell'uomo. Dopotutto poteva persino essere un doppiogiochista. 

Giunse persino a pensare che Quaresma lo potesse usare per 

conoscere una verità che già sapeva, non per farla venire a galla. 

Ma per occultarla definitivamente. Il Maresciallo pugliese era 

così. Ma sapeva bene che questo senso del sospetto lo aveva fatto 

giungere alla sua veneranda età con numerosi casi risolti, 

praticamente illeso.

-Va bene, disse Quaresma, vedo cosa posso fare entro stasera, va 

bene così?

-Va bene.

-Allora, da dove vuoi iniziare?

-Dalla moglie, disse Santoro, senza mezzi termini.

-E' una buona idea. Ti darò il suo indirizzo. Vive con un pilota 

di aerei di linea. Ma lui è sempre via per lavoro. Attento però, 

potresti comunque trovarla in compagnia. Ha fama di essere 

una donna molto calda.

Santoro lo osservò attentamente. Voleva capire dove voleva 

andare a parare.

-Non temere, Carvalho era un ottimo mio amico, mi diceva 

tutto. 

A lui piaceva quel tipo di donna, focosa, insaziabile, aggiunse 

Quaresma.

Poi gli scrisse nome e indirizzo sul suo taccuino. Strappò il foglio 

e glielo porse. Santoro senza leggere se lo mise in tasca. Se lo 

sarebbe studiato dopo.

Mentre Quaresma demoliva con i sui denti oro-porcellana i 

rustici di baccalà, ingollando il vino bianco con avidità , Santoro 

gli chiese di dagli il suo numero di telefono. Per restare in 

contatto.

Quaresma finì di divorare i rustici. Poi con calma disse-meglio 

di no. Ti chiamo io, stasera. Così mi fornirai un rapporto.

Santoro non disse niente. In quel momento doveva prima 

stabilire cosa fosse successo realmente. Poi avrebbe fatto i conti 

con Quaresma. Per capire se poteva fidarsi di lui.

-Ah, un'altra cosa, fece Santoro.

-Cosa?

-Non è mia abitudine usare armi, ma ho delle strane sensazioni, 

perciò mi devi procurare un'arma.

Quaresma lo osservò con gravità. Finì di bere il vino. Poi lo 

guardò . Santoro osservava le sue basette lunghe ma tenute 

tagliate corte.
-D'accordo. Stasera avrai tutto. Certificato e arma. Va bene così?

Santoro annuì.

Si alzò e fece per uscire.

L'oste prese ad allarmarsi. Quaresma lo tranquillizzò con un 

gesto, facendogli capire che avrebbe saldato lui il conto.

Santoro non salutò. Si avviò per rua Augusta. Mise la mano in 

tasca al suo impermeabile milk&coffee alla tenente Colombo e 

constatò che il biglietto di Quaresma con l'indirizzo della moglie 

di Carvalho, era ancora lì. Lo avrebbe letto cinque minuti dopo. 

Per il momento voleva fare due passi. E godersi la strada, i 

rumori dello scalpiccio, le urla degli elemosinanti, i turisti a 

caccia di cartoline, nonostante whatsapp. Aveva bisogno di 

prendere la rincorsa.



giovedì 21 febbraio 2019

Lisboa 9

Quaresma disse a Santoro-incontriamoci domani. Fuori di qui.

-Come ci vediamo domani? E il corso che sto facendo?

-Ma andiamo, stento a credere che lei non voglia conoscere la 

verità su Tiago Carvalho. Dopotutto era un suo collega: un 

carabiniere portoghese. Non credo che lei non riesca a trovare 

un modo per dedicarsi a questa indagine. Sia chiaro io non devo 

essere coinvolto, per due ordini di motivi: in primo luogo perchè 

non esiste un'indagine ufficiale. In secondo luogo perchè io 

rischio il culo. E la pensione.

Santoro non disse niente. Quaresma doveva essere un fine 

conoscitore dell'animo umano. E si doveva essere reso conto che 

Santoro non era tipo da lasciar correre. Era fregato. Ma non 

poteva defilarsi. Non sarebbe stato da lui.

-D'accordo disse appena ebbe diradato la nebbia dei suoi 

pensieri. Ci vediamo domani.

-Ma non qui, questo è fuori discussione. Ci incontreremo in un 

bar, in Rossio. Proprio all'inizio di Rua Augusta, sulla destra. Si 

chiama Bar Sao Bento. Fanno degli ottimi pastel a base di pesce 

e pollo. Ci vediamo lì domani mattina.

Santoro non disse niente. E fece per andarsene.

-Maresciallo, fece Quaresma, non dimentica proprio nulla?

Santoro si voltò e chiese-cosa?

Queresma gli porse la mano. Santoro la strinse seguendo una 

specie di automatismo.

Poi uscì. Mentre usciva dallo studio di Quaresma questi gli disse-

alle dieci in punto, mi raccomando.

-Ci sarò, disse convintamente il maresciallo Pugliese.

Uscì per strada nel largo antistante il Comando. Salutò con la 

mano la sentinella di colore. Lei rispose militarmente. E con il 

viso gli dette un cenno d'intesa. Forse lei sapeva cosa era 

accaduto,intuì Santoro, ma essendo inquadrata dalle telecamere 

non doveva darlo troppo a vedere.

Scendendo verso Rossio, a destra vide piantato nel centro di un 

vicolo di scale in discesa un enorme pilastro metallico. Era un 

ascensore, un elevador, come lo chiamavano a Lisbona. Era una 

delle numerose ascensori cui si poteva accedere con il biglietto 

del tram e in cima al quale si poteva godere il panorama della 

città. Si poteva vedere il centro di Lisbona con i suoi tetti rossi e 

le abitazioni classiche , vintage, che non superavano i due o tre 

piani. E i palazzi delle sedi dei vari distretti ministeriali o degli 

uffici amministrativi della municipalità urbana. Mentre si 

dirigeva al proprio albergo cominciò a pensare a cosa fare. 

Doveva parlare con Cazzaniga. Eh, sì, non c'era verso, il Cazza , 

ancora una volta lo doveva coprire. Anche se non sapeva ancora

come. Non riusciva ad immaginarlo. Così mentre camminava sui 

viali pieni di turisti, nonostante la stagione invernale, tirò fuori 

la sua Zanna di dinosauro, il Nokia.

Chiamò direttamente Cazzaniga.

Cazzaniga rispose subito.

-Uellah, Marescial, cum te stet?

-Non bene , Cazzanì, non bene. Mai stato così lontano dallo stare 

bene.

-Ueh, se gh'è?? Non sta bene? Fece Cazzaniga con il suo tipico 

accento milanese.

Santoro gli raccontò tutta la vicenda, senza omettere nulla.

Cazzaniga tacque per qualche minuto.

-Cazzanì, ci sei? Ti si è paralizzata la lingua?

-Ci sono, ci sono. E' che se ho capito bene vuol svolgere 

un'indagine per tuo conto in Portogallo, giusto?

-Esatto, Cazzanì. Vedo che sei pronto per il premio Pulitzer. Hai f

fatto delle cure di fosforo, ultimamente? Disse sarcastico.

-Ma io poi dico, ma chi cavolo era questo Carvalho. Non era 

mica un suo collega. Era portoghese, non vedo cosa c'entri lei 

con le sue faccende e con il Portogallo. Non si metta nei pasticci. 

Sa che sono suo amico.

-E proprio perchè mi sei amico che ti chiedo di darmi una mano.

-E come?

-Inventati qualcosa per farmi restare in Portogallo.

-Sì, ma cosa? Quello, Gianuli poi chi lo sente. Vorrà dei dettagli, 

delle giustificazioni.

-Non so cosa dirti. Inventati qualcosa. Che mi sono ammalato, 

che devo operarmi di appendicite, che ho avuto un attacco 

improvviso.

-Quello vorrà vedere il certificato medico. Lo sai com'è fatto. Voi 

meridionali siete sempre sospettosi di natura.

-E va be', vorrà dire che mi procurerò sto cavolo di certificato 

medico. Lo chiederò a Quaresma. Non credo che possa essere un 

problema per lui. Credo.

-Va bene, Santoro, fammi sondare il terreno, poi ti richiamo.

-Grazie Ambrò, sei veramente un amico. Sei un vero carabiniere.

-E ti sei un pirla. Si va sempre a cacciare nei guai. A che pro, poi?

-Cazzanì, lo sai che io credo in poche cose e la seconda è l'Arma 

dei Carabinieri.

Cazzaniga taceva.

-Cazzanì, dovresti chiedermi qual'è la prima, a questo punto. Va 

be', te lo dico io. La musa della Giustizia. Tu non lo faresti per 

un collega?

-Per lei si...Non per un portoghese conosciuto da un paio di giorni. Capirei una bella figa...

-Farò finta di non aver sentito, disse Santoro.

-Ti ga rasun , mi scusi...è che sono preoccupato per lei.

-Lo so. Ma non devi esserlo. Non posso negare la mia natura.

-Questo è il vero problema. Sempre con questo dogma della 

giustizia!

-Non pretendo di fare l'eroe. Farò quanto in mio potere per 

restituire dignità ad un collega morto ed ai suoi familiari.

-Va bene, Sciur Marescial, adesso devo studiarmi la cosa. Poi  

richiamo.

-Sì ma hai capito quando devi telefonarmi, vero?

-Per ieri.

-Bingo, disse Santoro.
-
E sempre sto bingo esterofilo, non può dire Tombola, per una 

volta?

-Be', è un'idea. Sicuro che lavori per i carabinieri?

Cazzaniga non disse niente.

-Scherzavo. Vai Ambrò, confido nella tua astuzia lombarda.

-L'astuzia è una cosa del sud. Figli di Ulisse.

-Cos'è una metafora?

-In un certo senso...Disse Cazzaniga.

Stava cominciando a metabolizzare la cosa.






domenica 17 febbraio 2019

Lisboa 8

Mentre beveva un po' di vino rosso in attesa del baccalà, lo

schermo televisivo mandava le immagini di un notiziario. La 

foto di Carvalho apparve in primo piano. Il poliziotto 

portoghese era stato trovato morto nella sua dimora sita da 

qualche parte in Bairro Alto, quartiere noto per il divertimento 

notturno e zeppo di ristoranti, bar e locali di fado. Il 

commentatore aveva accennato a delle siringhe di eroina trovate 

nell'abitato del deceduto. A Santoro passò l'appetito. Chiamò 

l'oste, pagò il dovuto e uscì dal ristorante. Un'immensa tristezza 

lo pervase all'improvviso. Ma subito dopo  il segugio che era in 

lui si ridestò e cominciò a congetturare mentalmente certe sue 

riflessioni sull'accaduto . E immediatamente, risolse che 

Carvalho non gli sembrava il tipo di persona che potesse far uso 

di eroina e farla finita in quel modo. Doveva esserci dell'altro, 

dietro. O sotto. Pensò di andare al più vicino comando di polizia 

per mettersi a disposizione per le indagini del caso.

Cominciò a fare domande in giro finchè un signore sulla cinquantina gli indicò un comando di 

polizia lì nei pressi. Salì da 

Rossio per Baixa Chiado, verso il bar dov'era la statua bronzea 

di Fernando Pessoa. Lì dietro , in Largo do Carmo, si apriva una 

piazza dove aveva sede Il Comando Generale della Guardia 

Nazionale Repubblicana. La GNR era  l'equivalente dei 

Carabinieri Italiani. Si trattava infatti di una forza militare cui 

erano stati assegnati compiti generali di polizia e sicurezza. 

Carvalho ne faceva parte.

All'ingresso c'erano delle guardie in divisa, davanti a dei 

gabbiotti. Le divise erano da cerimonia e una delle due guardie 

era una bella donna nera che se ne stava immobile con l'elmo, la 

divisa e la spada inguainata, in posizione di riposo ma 

rigidamente. Si rivolse a lei in portoghese chiedendo di poter 

entrare a parlare con i suoi superiori. La donna sorpresa gli 

chiese il motivo della sua richiesta.

-Porto notizie di Carvalho, disse Santoro. La donna gli chiese di 

qualificarsi.

-Maresciallo Gabriele Santoro, Carabinieri Italiani. Sono qui 

per un corso dell'Interpol. La donna osservò il tesserino 

d'ordinanza di Santoro che mostrava la sua foto con il capello 

da carabiniere. Decise che poteva passare. E gli indicò di salire 

al piano superiore e di chiedere del Colonnello Fonseca.

Santoro la ringraziò e fece l'ingresso nel Comando del GNR. 

Salì dalle scale al piano superiore. All'ingresso del piano c'era 

un uomo con la divisa blu della GNR. Doveva avere un grado 

equivalente al suo, pensò Santoro un pò intuitivamente.  

A quel punto gli chiese del Colonnello Fonseca.

-Chi è lei? Gli chiese l'uomo.

Santoro si qualificò parlando un portoghese pressochè perfetto.

-Perché gli vuole parlare, chiese l'uomo, per nulla impressionato 

dal portoghese parlato dal Maresciallo pugliese.

-Ho notizie di Carvalho.

-Notizie di Carvalho? Che notizie , insistette l'uomo che doveva 

essere alle soglie della pensione e trascorreva gli ultimi suoi 

giorni o mesi di servizio svolgendo compiti di rappresentanza.

-L'avevo conosciuto in questi giorni in un corso dell'Interpol sui 

reati informatici.

-E quindi?

-E quindi mi sono fatto l'idea che non si sia ucciso. E 

soprattutto che non poteva essere un eroinomane. Conosco i 

segni del consumo di quella sostanza. E Carvalho non ne aveva 

nemmeno uno.

-Interessante, disse l'uomo. Mi chiamo Ricardo Quaresma e 

conoscevo Carvalho.

-Quindi anche lei la pensa come me?

-Diamoci del tu, date le circostanze...Ufficialmente non posso 

rispondere di sì, disse. Ma dopo che il Colonnello Fonseca l'avrà 

congedata in malo modo , passi da me.

Santoro trovò strana tutta la conversazione.

-D'accordo, dove la trovo?

-In fondo al corridoio. L'ultimo ufficio. C'è il mio nome fuori 

dalla porta.

-Bene, disse Santoro, a dopo.

Quaresma fece per stringergli la mano. Circostanza ancora più 

sospetta. Quell'uomo doveva sapere qualcosa su Carvalho che 

coincideva con le sue impressioni.

Quaresma gli indicò l'ufficio del Colonnello Fonseca e si 

congedò.

-A dopo, disse.

Bussò con le nocche ad una porta vintage, dietro la quale, su una 

targhetta, campeggiava il nome di  Bernardo Fonseca, Colonello 

della GNR.

-Avanti, sentì rispondergli.

Santoro aprì la porta ed entrò. Dentro, lo studio, pur demodè, 

era lussuoso, e Fonseca sedeva dietro una scrivania in noce su 

una poltrona in pelle che poteva essere persino umana.

-Buongiorno, chi è lei, e in cosa posso esserle utile...Se l'hanno 

fatta passare deve avere dei buoni motivi.

-Buongiorno, Signor Colonnello. Mi chiamo Santoro e sono dei 

Carabinieri Italiani. Sono a Lisbona per un corso dell'Interpol 

sui reati informatici . Il motivo della mia presenza qui è perché 

avevo legato con il mio collega di corso Tiago Carvalho.

-Capisco. Siamo tutti molto addolorati e costernati per la sua 

dipartita, si affrettò a dire Fonseca, ma chi poteva immaginare 

che dietro l'irreprensibile servitore delle istituzioni si 

nascondesse un uomo dedito al vizio. Un vizio che l'ha condotto 

alla morte.

-Quindi siete certi che Carvalho sia deceduto a causa di un 

abuso di stupefacenti?

-Le conclusioni del reparto scientifico lo attestano 

indiscutibilmente. Me ne rammarico. Ciò porterà discredito su 

tutta la Guardia Nazionale, si affrettò a dire.

-Eppure, Signor Colonnello, io non ne sono convinto. I 

consumatori di eroina portano segni nel viso  e nei 

comportamenti che ne attestano il consumo abituale. E 

Carvalho non ne aveva nemmeno uno.

-Cosa vuole che le dica. Può darsi che si sia tolto la vita con un 

uso ad hoc. Ultimamente era molto infelice, mi dicono i suoi 

colleghi. A causa della separazione con la moglie.

-Capisco, disse Santoro. Ad ogni modo vorrei mettermi a 

disposizione per chiarire tutte le circostanze del caso, se lei è 

d'accordo?

-E perché? In primo luogo il caso è chiuso. Lo attestano le 

conclusioni del reparto scientifico. In secondo luogo lei non è 

portoghese e non è inquadrato nei ranghi di alcuna forza di 

sicurezza portoghese, quindi non ha nessun titolo per svolgere 

un'indagine su questo caso. Ammesso che ci sarà un'indagine. 

Cosa di cui io dubito.

Santoro osservò Fonseca. In divisa, con i capelli corti,  quasi 50 

anni, le rughe d'espressione e il sorriso sordido: sembrava un 

attore deputato a recitare parti minori in b movies. Non sapeva 

mentire per niente. E questo, anche professionalmente, non 

deponeva certo a suo favore. Santoro pensò che poteva ancora 

giocarsi la carta Quaresma. Quindi fece buon viso a cattivo 

gioco.

Salutò cordialmente il Colonnello e disse che sarebbe tornato a 

frequentare, per gli altri giorni che gli restavano, il corso 

dell'Interpol.

Fonseca lo salutò amabilmente aggiungendo- è bello quando 

albergano sentimenti di vicinanza fra forze dell'ordine di diversi 

paesi. Spero che non si porti questa brutta storia con sé in Italia. 

Non abbiamo bisogno certo, in questo momento, di pubblicità 

negativa.

-Non mancherò di seguire il suo saggio consiglio, egregio 

Colonnello. La saluto cordialmente e porgo e lei e alla forza cui 

appartiene le mie più sentite condoglianze per la perdita del 

sottufficiale Tiago Carvalho.

Strinse la mano a Fonseca con un senso di nausea, di vomito, e 

uscì da quell'ufficio che sembrava uno studio per 

imbalsamatori, dove l'unica cosa umana 

che aveva notato era la poltrona in pelle di Fonseca.

Percorse il lungo corridoio al piano superiore , fino all'ufficio 

del  sottufficiale Ricardo Quaresma.

Dinnanzi alla porta diede due colpi di nocche. La porta si aprì. 

Era Quaresma.

-Accomodati, disse, dobbiamo parlare.

-Come sapevi che Fonseca mi avrebbe messo alla porta?

-E' regolare. Nessun ufficiale tollererebbe l'intrusione di 

elementi di altri paesi in un'indagine interna.

-Fonseca mi ha detto che non c'è e non ci sarà nessuna indagine.

-Non ci sono indagini ufficiali, certo. Ma nessuno impedirà a chi 

crede che la morte di Tiago non sia imputabile all'uso di droghe, 

di far emergere la verità ...In un'indagine non ufficiale. Tanto 

più condotta da un uomo che ufficialmente non fa parte di 

alcuna forza di sicurezza portoghese. Anche perchè se ho intuito 

un pò la sua natura, non credo che lascerà perdere la faccenda. 

Vero?

-Poco ma sicuro, disse Santoro.

-Siediti, caro  collega, abbiamo molto di cui parlare. E qui, 

nell'ufficio di un sottufficiale anziano alle soglie della pensione, 

non ci disturberà nessuno.

Santoro guardò in faccia Quaresma. Capelli rasati tutti bianchi. 

Tic agli occhi e al labbro, retaggio delle mille tensioni 

accumulate nei lunghi anni di servizio. E sorriso ironico, amaro. 

Le basette, tenute rasate, gli conferivano un somatico molto 

anni'70.

Santoro si sedette.

-Ti faccio portare qualcosa? Gli chiese Quaresma.

-Sì, grazie, una camomilla?

-Una camomilla?

-Sì, disse Santoro...Poi dimmi anche se i bagni sono vicini.

-Sì, fece Quaresma perplesso, perché?

-Lo so io perché. Questa è un'altra storia che ti racconterò. Nel 

frattempo attendo la camomilla. Finchè ce la faccio.

Quaresma sorrise un pò interdetto. Santoro era strano. Ma di 

una stranezza gradevole, vivace, intelligente. Avrebbero lavorato 

bene , insieme. E soprattutto , lui, Santoro, sarebbe stato il 

mezzo per indagare sulla morte del suo amico, senza correre il 

rischio di perdere la pensione. Ma questo , Santoro, lo avrebbe 

capito da sé, pensò.

venerdì 8 febbraio 2019

Lisboa 7

Il giorno dopo , puntuale come un orologio svizzero, si era 

seduto nell'auletta del palazzo pombaliano che ospitava il 

briefing d'aggiornamento. Carvalho non c'era. Ma la cosa non 

lo preoccupò più di tanto. Avrà avuto da fare, pensò, qualche 

emergenza o robe del genere.

I relatori in inglese e francese affrontarono il tema degli uomini 

soli che si facevano abbindolare da finte bellone dei paesi terzi , 

che con foto reali facevano loro proposte irreali: il tutto condito 

con promesse d'amore (virtuale, s'intende), che culminavano 

con la richiesta di denaro per affrontare il viaggio dal loro paese, 

(delle bellone), per giungere agli agognati lidi e soddisfare gli 

stentati lombi stressati dalla produzione occidentale. E per 

consolare gli spiriti infiacchiti di sentimenti di uomini soli di 

mezz'età mollati, a volte, per giovani benestanti virgulti di 

turno. Il tutto avveniva attraverso i social, Facebook e altri, 

come primo contatto. Poi si proseguiva via mail o via Whatsapp. 

Una storia triste. Inutile dire che una volta inviato il denaro 

nelle forme più diverse, dall'aereo che doveva condurre le 

principesse negli aeroporti dell'occidente libero e opulento, non 

sbarcava nessuno. Dietro quel corredo di mail, messaggi e 

telefonate, c'erano dei veri e propri ridanciani e beffardi 

criminali che avrebbero riso di gusto della tontaggine dei maturi 

in questione.

Finita la lectio magistralis i relatori inglese e francese si 

strinsero la mano e rimandarono al giorno successivo. Santoro 

aveva quindi gran parte del pomeriggio libero. Ma aveva perso 

la sua guida turistica: Carvalho non si era fatto vedere.

Uscì dal palazzo pronto ad affrontare pedibus calcantibus 

Lisbona, in tutta la sua misteriosa bellezza. E in fondo Santoro 

non era uomo da perdersi in un bicchiere d'acqua. Decise quindi 

di andare a visitare il caratteristico quartiere Alfama, un 

crocchio di case di pochi piani con i caratteristici tetti di tegole 

rosse, addossate le une sulle altre, inframezzate da un dedalo di 

vicoli molto caratteristici. Avrebbe pranzato in una di quelle 

bettole, al suono di una chitarra e di una voce femminile 

struggente che avrebbe raccontato di amori perduti e ritrovati, 

con un lieto fine che stentava ad arrivare comunque sempre , 

anzi, quasi sempre volgendo al tragico. Qualcosa a cui i 

portoghesi erano abituati: rialzatisi mille volte , nella , loro 

storia , da vicende umane ed esistenziali ben più pesanti.

Fece un biglietto per un tram che lo avrebbe portato, tagliando 

il centro di Lisbona, nella zona antistante il porto e si sarebbe 

inerpicato su per i vicoli ammirando alle sue spalle l'oceano, 

calmo, e silenzioso, con le navi da crociera nella rada artificiale 

del porto.

Il tram prese una serie di salite (davvero curioso e 

antigravitazionale questo fatto, continuava a pensare 

stupendosi, Santoro).

Scese nei pressi di Rossio, pienocentro di Lisbona- oramai 

andava ambientandosi-e a piedi si diresse verso l'Alfama. 

Questo era un quartiere molto  tipico, raccontato nelle canzoni 

da una delle più famose cantanti di Fado: Amalia Rodrigues... 

Venuta a mancare alla fine degli anni '90. Una donna del popolo, 

nata da una famiglia di immigrati in un quartiere (che i 

portoghesi chiamavano barrio)  operaio, quello di Alcantara : fu 

a lungo definita "La voce del Portogallo" e questo suo 

attaccamento alla tradizione del Fado, da lei mantenuto sul 

binario di canzoni che parlano esclusivamente di amore e di 

sentimenti , fu preso di mira dalla "rivoluzione dei Garofani" 

come fosse un atto di accondiscendenza nei confronti del 

dittatore Salazar, il Mussolini del Paese. Un'altro dei grotteschi 

accadimenti della storia, come se continuare a cantare i 

sentimenti umani durante la guerra e in periodi 

economicamente difficili non potesse rappresentare per 

intrinseca natura poetica, una forma di ribellione all'orrore. 

Santoro sorrise amaramente dentro di sé mentre pensava tutte 

queste cose. Gli mancava Carvalho, avrebbe voluto discutere 

con lui queste questioni ed altro. 

Intanto sul tram aveva gustato delle succose scene di furti e 

scippi di varie zingarelle: macchine fotografiche staccate dal 

collo  di distratti turisti stranieri o portafogli da borse 

colpevolmente lasciate aperte da signore nordamericane  perse 

dietro le emozioni del giro turistico. Ma si guardò bene 

dall'intervenire giudicando la cosa endemica e perfettamente 

assorbile dai pingui conti in banca dei soggetti in questione.

Quando cominciò ad entrare nei vicoli, l'Alfama lo inghiottì, e 

lungo le pareti dei muri meravigliosi e immemori graffiti 

cominciarono a mostrargli il volto del quartiere popolare. 

Arrivato all'incrocio tra rua Madalena e escardinhas de Sao 

Cristovao c'era una scalinata. Alle sue spalle sulle due pareti di 

due vecchie abitazioni , addossate l'una all'altra, un enorme 

graffito mostrava dei chirarristi portoghesi che 

accompagnavano una cantante di Fado Vadio, tradizionale fado 

cantato per strada da artisti girovaghi. I soliti giapponesi 

stavano saccheggiando le immagini con le loro potenti macchine 

fotografiche e le loro accompagnatrici dagli occhi a mandorla 

munite di ombrellini variopinti , dal momento che minacciava 

pioggia, facevano a gara nel farsi ritrarre sullo sfondo 

di quell'incredibile opera pittorica che riproduceva persino 

qualcuno che s'affacciava da un balcone vero la cui  finestra 

murata aveva fatto da splendida tavolozza per gli  artisti che 

l'avevano riempita di profili umani.

Salì lungo la scalinata e si sedette su una panchina sita proprio 

sotto uno strano albero    che spuntava in cima alle scale e che lo 

riparò dalle prime gocce di pioggerella.

Seduto lì ascoltò una lezione su quei luoghi da una guida 

turistica che aveva trascinato con sé un'orda di turisti americani.

Dopo la lezione, il portoghese che guidava la ciurma, si inerpicò 

per la salita con il serpentone umano dei turisti al seguito. Lì nei 

pressi scorse un'osteria che esponeva il menù su una lavagna 

poco fuori. Cibi e prezzi gli sembrarono adeguati, tanto più che 

la lunga scarpinata gli aveva acceso un certo appetito. Così 

entrò nell'osteria, come un Clint Eastwood di periferia.