parevano infinite, si ritrovò nella piazzetta istoriata di pietre
bianche e ingioiellata dai soliti ricami curvilinei gigliati, mentre
"Pessoa" paralizzato in una statua bronzea in mezzo ai tavolini,
era assediato dai turisti per le foto ricordo. Ora che ci pensava
persino le tende del suo albergo recavano centinaia di minuscole
facce geometriche del grande poeta portoghese. Il Portogallo ci
teneva ai suoi poeti. A sua memoria non ricordava alcun albergo
italiano che sulle tende avesse la faccia di qualche poeta o artista
nazionale. Qualche Andy Warhol, Statue della libertà...e basta;
l'Italia era culturalmente ancora una colonia americana. E con
questo non gli sembrò di pensare nulla di nuovo.
Fece cinquanta metri a piedi mentre i tram sferragliavano in
salita-cosa desueta, pensò, chissà come fanno a sfidare la
gravità, così-e si infilò nel portone di un palazzo statale. In
portineria un poliziotto portoghese rilevò le sue generalità e si
compiacque che Santoro parlasse in portoghese. "Brasiliano", lo
corresse Santoro. Era la stessa lingua ma il Continente Giallo-
Oro se l'era reinventata. Il poliziotto si irrigidì. Segno che i
portoghesi erano colonialisti dentro. Tanto più erano fra i paria
d'Europa tanto più si davano arie da Impero Coloniale
decadente.
Fece un piano di scale a piedi. L'edificio a più piani era in stile
portoghese pombaliano: passamano d'ottone, scale con gradini
smussati. Arrivato al piano fu fatto accomodare da un altro
poliziotto in divisa in una saletta. Nella saletta c'era una
cattedra con microfoni e acque minerali e davanti una schiera di
sedie in pelle in stile piuttosto contemporaneo che cozzavano un
po' con lo stile arredativo dell'edificio.
Si sedette. Non conosceva nessuno. A fianco a lui c'era un
poliziotto portoghese. Doveva essere anche lui stato convocato lì
per il briefing formativo. Il poliziotto si presentò stringendogli la
mano. Santoro gli parò in portoghese. Tiago Carvalho, questo il
nome del poliziotto, lo guardò sorpreso e gli sorrise
amabilmente.
Scambiarono alcuni convenevoli.
-Dove ha imparato il portoghese? Gli chiese Carvalho.
-Ho avuto una compagna brasiliana, per qualche tempo, e lei?
Carvalho sorrise. Gli italiani si facevano sempre riconoscere,
avevano sempre voglia di scherzare.
-Di che si tratta, sa qualcosa in più? Gli chiese Santoro.
-Dammi del tu, dopotutto siamo colleghi.
-Perché sei dei Carabinieri?
-Sono della Guardia Nazionale Repubblicana, polizia militare
con compiti di sicurezza pubblica, disse Carvalho.
Poi sorrise. Santoro gli risultò simpatico, a pelle. Non aggiunse
niente. Segno, pensò Santoro che era un tipo sveglio, intelligente.
E che aveva capito cosa avesse voluto dirgli Santoro.
-Il relatore è un pezzo grosso dell'Interpol. E' un inglese. E
quello seduto a fianco, che sorseggia la minerale, è un francese.
Ma non lo conosco.
-Sembra un meeting dell'Unione Europea. Unita a parole ma
-Sembra un meeting dell'Unione Europea. Unita a parole ma
comandano sempre quelli che hanno vinto la guerra. Anche se i
francesi non l'hanno vinta. Ma sanno far bene finta di averla
vinta, disse Santoro.
Carvalho rise di gusto. Si lisciò i baffi con le dita e si accarezzò i
capelli corti che non mostravano neanche un accenno di grigio.
L'incontro iniziò con le presentazioni di rito. Il francese si
presentò napoleonicamente. L'inglese fu più sobrio, ma non
mancò si sottolineare i suoi gradi.
A Santoro questi preliminari di contenuto gerarchico gli davano
la nausea. Il lavoro sporco lo facevano , da che mondo e mondo,
sempre i sottoposti. I comandanti facevano carriera e le analisi
per il colesterolo al termine di un percorso professionale ricco di
tartine al burro , salmone e champagne. Che carabiniere
degenere, pensò fra sé. Ma non aveva colpa se le alte sfere spesso
non mostravano l'attaccamento alla divisa dei migliori uomini
dell'Arma. Ad eccezione di chi aveva fatto carriera come
operativo. Quelli meritavano rispetto. Fino a quando non si
dimenticavano delle albe diacce e delle cene saltate.
Il britannico, che doveva avere un grado equivalente a quello di
maggiore, tale Thompson, cominciò la sua prolusione in inglese.
Carvalho e gli altri, si supponeva che fossero in grado di seguire.
Non era riuscito a capire la provenienza degli altri convenuti.
Erano di altri paesi europei.
Thompson raccontò i successi ottenuti dalla polizie europee
tramite stretti rapporti di collaborazione, che, si auspicò,
dovessero essere potenziati. Poi venne al punto: i crimini
informatici, diretti e indiretti. E spiegò questa distinzione: i
crimini diretti erano quelli che iniziavano e terminavano
servendosi della rete: più che altro truffe. Quelli indiretti erano
quelli che tramite informazioni reperite in rete venivano
conclusi fattivamente in situazioni reali. Attraverso azioni
concrete, come attentati terroristici, rapine, rapimenti e altre
robette del genere.
A quel punto, ad integrazione, intervenne il maggiore Bertrand.
Bertrand parò in francese. La spocchia della grandeur si
riverberava persino a questi livelli e fra le forze di polizia. I
francesi proprio non ce la facevano a dire quattro parole in croce
in inglese e a comunicare in quella lingua, come tutti. A Santoro
gli si rimescolò il sangue in un sussulto di improvviso
sovranismo. Carvalho colse quel fastidio nell'espressione di
Santoro.
-I soliti francesi, disse. Si credono migliori degli altri. E pensare
che due uomini , due arabi, hanno tenuto in scacco un paese per
giorni.
-Ti riferisci all'episodio di Charlie Hebdò, vero?
-Bingo!
Santoro lo guardò esterrefatto.
-Come conosci questa parola?
-Non è così che dicono tutti gli investigatori nei film americani?
-L'hanno copiato da me, disse Santoro. Evidentemente l'orgoglio
non è una prerogativa solo francese, aggiunse. E sorrise.
Carvalho ricambiò il sorriso.
Il maggiore Bertrand si dilungò mitterandianamente. Non la
finiva più. Per esprimere un semplice concetto ci mise un quarto
d'ora. E il concetto era che avrebbero illustrato, nel prosieguo di
quegli incontri, alcuni esempi di crimini informatici, diretti e
indiretti.
Dopo un'ora e mezza si dettero convegno per il giorno dopo,
nello stesso luogo. Stessa zona, Baixa Chiado.
-Siamo liberi tutto il giorno, disse Carvalho. Conosci Lisboa? O
Lisbona, come dite in italiano, chiese a Santoro.
-No.
-Se non hai niente da fare possiamo pranzare insieme. E se ti va
ti faccio vedere un po' del centro di Lisboa. E' una città
ampiamente sottovalutata. Il turismo ufficiale europeo
preferisce Barcellona, ma secondo me Lisbona è più bella.
-Va bene, disse Santoro, vada per il pranzo insieme. Cosa mi fai
mangiare?
-O bacalao.
-Benissimo, adoro il pesce. E sono di bocca buona.
-Sarai servito. Del resto sono del tutto libero. Mia moglie mi ha
lasciato per un pilota d'aereo.
-Mi dispiace, disse Santoro.
-A me no. Erano anni che non andavamo d'accordo perché
diceva che non c'ero mai e che avevo sposato il servizio.
-E si mette con un pilota?
-E certo, quando io dovevo stare fuori in missione il pilota
dormiva a casa mia. E viceversa.
-E come facevano a coincidere le cose?
-Hai mai avuto a che fare con le donne?
Santoro non disse niente. Sapeva che Carvalho si riferiva a delle
donne che, evidentemente, lo avevano fatto soffrire. Del resto le
donne erano croce e delizia, ma comunque, come avrebbe detto
Mao, erano pur sempre l'altra metà del cielo. E quando
facevano inalberare gli uomini contribuivano, se non altro, a
riavvicinarli fra di loro, facendogli riscoprire il cameratismo.
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