lunedì 7 gennaio 2019

Lisboa 4

Sceso in Baixa Chiado, dopo aver preso delle scale mobili che 

parevano infinite, si ritrovò nella piazzetta istoriata di pietre 

bianche e ingioiellata dai soliti ricami curvilinei gigliati, mentre 

"Pessoa" paralizzato in una statua bronzea in mezzo ai tavolini, 

era assediato dai turisti per le foto ricordo. Ora che ci pensava 

persino le tende del suo albergo recavano centinaia di minuscole 

facce geometriche del grande poeta portoghese. Il Portogallo ci 

teneva ai suoi poeti. A sua memoria non ricordava alcun albergo 

italiano che sulle tende avesse la faccia di qualche poeta o artista 

nazionale. Qualche Andy Warhol, Statue della libertà...e basta; 

l'Italia era culturalmente ancora una colonia americana. E con 

questo non gli sembrò di pensare nulla di nuovo.

Fece cinquanta metri a piedi mentre i tram sferragliavano in 

salita-cosa desueta, pensò, chissà come fanno a sfidare la 

gravità, così-e si infilò nel portone di un palazzo statale. In 

portineria un poliziotto portoghese rilevò le sue generalità e si 

compiacque che Santoro parlasse in portoghese. "Brasiliano", lo 

corresse Santoro. Era la stessa lingua ma il Continente Giallo-

Oro se l'era reinventata. Il poliziotto si irrigidì. Segno che i 

portoghesi erano colonialisti dentro. Tanto più erano fra i paria 

d'Europa tanto più si davano arie da Impero Coloniale 

decadente.

Fece un piano di scale a piedi. L'edificio a più piani era in stile 

portoghese pombaliano: passamano d'ottone, scale con gradini 

smussati. Arrivato al piano fu fatto accomodare da un altro 

poliziotto in divisa in una saletta. Nella saletta c'era una 

cattedra con microfoni e acque minerali e davanti una schiera di 

sedie in pelle in stile piuttosto contemporaneo che cozzavano un 

po' con lo stile arredativo dell'edificio.

Si sedette. Non conosceva nessuno. A fianco a lui c'era un 

poliziotto portoghese. Doveva essere anche lui stato convocato lì 

per il briefing formativo. Il poliziotto si presentò stringendogli la 

mano. Santoro gli parò in portoghese. Tiago Carvalho, questo il 

nome del poliziotto, lo guardò sorpreso e gli sorrise 

amabilmente. 

Scambiarono alcuni convenevoli.

-Dove ha imparato il portoghese? Gli chiese Carvalho.

-Ho avuto una compagna brasiliana, per qualche tempo, e lei?

Carvalho sorrise. Gli italiani si facevano sempre riconoscere, 

avevano sempre voglia di scherzare.

-Di che si tratta, sa qualcosa in più?  Gli chiese Santoro.

-Dammi del tu, dopotutto siamo colleghi.

-Perché sei dei Carabinieri?

-Sono della Guardia Nazionale Repubblicana, polizia militare 

con compiti di sicurezza pubblica, disse Carvalho.

Poi sorrise. Santoro gli risultò simpatico, a pelle. Non aggiunse 

niente. Segno, pensò Santoro che era un tipo sveglio, intelligente. 

E che aveva capito cosa avesse voluto dirgli Santoro.

-Il relatore è un pezzo grosso dell'Interpol. E' un inglese. E 

quello seduto a fianco, che sorseggia la minerale, è un francese. 

Ma non lo conosco.
-Sembra un meeting dell'Unione Europea. Unita a parole ma 

comandano sempre quelli che hanno vinto la guerra. Anche se i 

francesi non l'hanno vinta. Ma sanno far bene finta di averla 

vinta, disse Santoro.

Carvalho rise di gusto. Si lisciò i baffi con le dita e si accarezzò i 

capelli corti che non mostravano neanche un accenno di grigio.

L'incontro iniziò con le presentazioni di rito. Il francese si 

presentò napoleonicamente. L'inglese fu più sobrio, ma non 

mancò si sottolineare i suoi gradi. 

A Santoro questi preliminari di contenuto gerarchico gli davano 

la nausea. Il lavoro sporco lo facevano , da che mondo e mondo, 

sempre i sottoposti. I comandanti facevano carriera e le analisi 

per il colesterolo al termine di un percorso professionale ricco di 

tartine  al burro , salmone e champagne. Che carabiniere 

degenere, pensò fra sé. Ma non aveva colpa se le alte sfere spesso 

non mostravano l'attaccamento alla divisa dei migliori uomini 

dell'Arma. Ad eccezione di chi aveva fatto carriera come 

operativo. Quelli meritavano rispetto. Fino a quando non si 

dimenticavano delle albe diacce e delle cene saltate.

Il britannico, che doveva avere un grado equivalente a quello di 

maggiore, tale Thompson, cominciò la sua prolusione in inglese. 

Carvalho e gli altri, si supponeva che fossero in grado di seguire. 

Non era riuscito a capire la provenienza degli altri convenuti. 

Erano di altri paesi europei.

Thompson raccontò i successi ottenuti dalla polizie europee 

tramite stretti rapporti di collaborazione, che, si auspicò, 

dovessero essere potenziati. Poi venne al punto: i crimini 

informatici, diretti e indiretti. E spiegò questa distinzione: i 

crimini diretti erano quelli che iniziavano e terminavano 

servendosi della rete: più che altro truffe. Quelli indiretti erano 

quelli che tramite informazioni reperite in rete venivano 

conclusi fattivamente in situazioni reali. Attraverso azioni 

concrete, come attentati terroristici, rapine, rapimenti e altre 

robette del genere.

A quel punto, ad integrazione, intervenne il maggiore Bertrand. 

Bertrand parò in francese. La spocchia della grandeur si 

riverberava persino a questi livelli e fra le forze di polizia. I 

francesi proprio non ce la facevano a dire quattro parole in croce 

in inglese e a comunicare in quella lingua, come tutti. A Santoro 

gli si rimescolò il sangue in un sussulto di improvviso 

sovranismo. Carvalho colse quel fastidio nell'espressione di 

Santoro.

-I soliti francesi, disse. Si credono migliori degli altri. E pensare 

che due uomini , due arabi, hanno tenuto in scacco un paese per 

giorni.

-Ti riferisci all'episodio di Charlie Hebdò, vero?

-Bingo!

Santoro lo guardò esterrefatto.

-Come conosci questa parola?

-Non è così che dicono tutti gli investigatori nei film americani?

-L'hanno copiato da me, disse Santoro. Evidentemente l'orgoglio 

non è una prerogativa solo francese, aggiunse. E sorrise.

Carvalho ricambiò il sorriso.

Il maggiore Bertrand si dilungò mitterandianamente. Non la 

finiva più. Per esprimere un semplice concetto ci mise un quarto 

d'ora. E il concetto era che avrebbero illustrato, nel prosieguo di 

quegli incontri, alcuni esempi di crimini informatici, diretti e 

indiretti.

Dopo un'ora e mezza si dettero convegno per il giorno dopo, 

nello stesso luogo. Stessa zona, Baixa Chiado.

-Siamo liberi tutto il giorno, disse Carvalho. Conosci Lisboa? O 

Lisbona, come dite in italiano, chiese a Santoro.

-No.

-Se non hai niente da fare possiamo pranzare insieme. E se ti va 

ti faccio vedere un po' del centro di Lisboa. E' una città 

ampiamente sottovalutata. Il turismo ufficiale europeo 

preferisce Barcellona, ma secondo me Lisbona è più bella.

-Va bene, disse Santoro, vada per il pranzo insieme. Cosa mi fai 

mangiare?

-O bacalao.

-Benissimo, adoro il pesce. E sono di bocca buona.

-Sarai servito. Del resto sono del tutto libero. Mia moglie  mi ha 

lasciato per un pilota d'aereo.

-Mi dispiace, disse Santoro.

-A me no. Erano anni che non andavamo d'accordo perché 

diceva che non c'ero mai e che avevo sposato il servizio.

-E si mette con un pilota?

-E certo, quando io dovevo stare fuori in missione il pilota 

dormiva a casa mia. E viceversa.

-E come facevano a coincidere le cose?

-Hai mai avuto a che fare con le donne?

Santoro non disse niente. Sapeva che Carvalho si riferiva a delle 

donne che, evidentemente, lo avevano fatto soffrire. Del resto le 

donne erano croce e delizia, ma comunque, come avrebbe detto 

Mao, erano pur sempre l'altra metà del cielo. E quando  

facevano inalberare gli uomini contribuivano, se non altro, a 

riavvicinarli fra di loro, facendogli riscoprire il cameratismo.





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