venerdì 11 gennaio 2019

Lisboa 5

Scesero a piedi da Piazza Rui Camoes, pieno Baixa Chiado, 

quartiere della Lisbona storica.

-Non ti dispiace se facciamo due passi a piedi, vero?

-No di certo, è il modo migliore per visitare una città.

-Bravo Santoro, ne ero sicuro, disse Carvalho.

Scesero da una via stretta su marciapiedi istoriati di sampietrini 

portoghesi e presero per una strada grande, anch'essa di 

sampietrini decorati da motivi geometrici. Al centro di questa 

ampia avenida storica , Rua Augusto, c'erano una miriade di 

ristorantini. Ad un angolo una gitana completamente cieca, con 

occhi scomparsi letteralmente sotto la pelle della faccia ricucita, 

suonava un motivo triste con un flauto di quelli che a Santoro 

ricordò quelli dell'ora di musica alle medie.

Due uomini dalle facce patibolari stavano fermi sul lato della 

strada. Santoro capì che erano spacciatori e che non si erano 

avvicinati perché Carvalho portava la divisa.

-Quei due sono tra i gli spacciatori più imbroglioni di Lisbona, 

disse Carvalho. Se ti mostrano un sacchetto di marijuana, stai 

sicuro che è origano. E se lo fanno pagare caro. Poi spariscono. 

Così anche quando li perquisiscono non li puoi arrestare. Non 

puoi certo arrestare degli spacciatori di origano, soggiunse.

-Però, ingegnoso, disse Santoro.

-Ah, l'hashish ha la forma di supposte perché lo portano in 

Portogallo facendolo passare attraverso i metal detector 

infilandoseli su per...Insomma, Santoro, hai capito, no?

-Non li cogliete mai sul fatto?

-Li tolleriamo. Rispetto ad altri crimini più orrendi, disse. 

Quando li prendi si fanno un po' di galera poi escono e 

ricominciano a spacciare. Ho come l'impressione che non freghi 

a molti se fanno fesso qualche turista. Un lisboeta non ci 

cascherebbe mai. E rise.

Fatti un centinaio di metri, un uomo al centro di Rua Augusta, 

vestito appena di perizoma, nel freddo umido pungente e 

nebbioso di una mattinata che attendeva il sole del primo 

pomeriggio come una sorta di manna dal cielo, indossava un 

copricapo da pellerossa e percuoteva un tamburo.

Sorrise a Carvalho.

-Come stai, Oscar? Fece Carvalho all'uomo.

-Sempre in forma, rispose sorridendo.

Quell'uomo sembrava vivesse dell'elemosina dei turisti che 

facevano con lui qualche selfie, in cambio.

In lontananza videro un ampio arco in stile imperiale.

-E' l'arco trionfale di Augusto, in puro stile Pombaliano. E' 

imponente ed è la porta che dà su piazza del Commercio, quella 

spianata intorno che si affaccia sull'oceano, e dà l'accesso al 

centro pulsante della Lisbona storica, disse Carvalho.

Santoro ammirò il monumento ma non disse nulla.

-Sediamoci qui, disse Carvalho.

Si sedettero ad uno di quei tavolini di un ristorante all'aperto. 

Uno della ventina, circa, di tavolini coperti da ombrelloni e 

riscaldati da stufe da esterno a gas.

-Qui si mangia bene, disse Carvalho.

La donna che serviva ai tavoli era una trentacinquenne 

tipicamente portoghese, dai tratti mediterranei, mora, capelli 

lunghi ma un po' più in carne rispetto alle portoghesi tipiche, 

più magre e segaligne.  E dai tratti più decisi e intensi. Oddio, 

pure lei, i tratti decisi e intensi ce li aveva. E quelle atmosfere in 

più nei punti giusti a Santoro non davano affatto noia . Col 

passare degli anni, pensò, si diventa feticisti. La perfezione 

imbarazza. Specie nei corpi.

Marisa, questo il nome della donna, si fece una chiacchierata in 

portoghese con Carvalho, che evidentemente conosceva bene, 

come habitueè del luogo.

Santoro capì tutto quello che si dissero. Carvalho, 

malignamente, non fece trasparire, alla sua malcapitata amica, 

che Santoro conosceva il portoghese. Per cui le fece una 

domanda un po' fuori dalle righe. E lei rispose certa che Santoro 

non potesse intendere.

-Questo è un mio amico italiano. Voglio fargli assaggiare il vero 

bacalao lisboeta. Vedi cosa puoi fare. Ah, non è sposato.

-Interessante, disse lei squadrando Santoro dalla testa ai piedi, 

pur seduto.

Carvalho rise di gusto.

Anche per sè, Carvalho, ordinò un bacalao alla lisboeta.

-Ti ho messo in imbarazzo?

-No, perché? Almeno c'è qualcuna che pensa che non sia ancora 

pronto per la rottamazione, disse Santoro.

Carvalho rise amabilmente.

Una mezz'ora dopo, segno che lì si cucinava sul momento, la 

donna arrivò servendo i piatti di Bacalo alla Lisboeta. Baccalà 

desalinizzato, patate lesse, tre uova e cipolla in abbondanza. Una 

roba per palati forti.
Carvalho rise.

-E' inutile che ridi. Dalle mie parti c'è un peperoncino, lo 

"zefferrine", uno dei peperoncini più potenti del mondo. Beh, li 

mangio come caramelle!

Carvalho rise di gusto. Santoro continuava ad essergli simpatico.

Gustarono il bacalao mentre il sole faceva capolino su rua 

Augusta, giocando con l'ombra dell'arco e  la nebbia si 

diradava. E Santoro potè osservare un arcobaleno ammirando 

la  scena attraverso il vetro di una birra media Sagres. Chi se ne 

fregava della colite. Fino a quel momento per lui era una 

vacanza. Si stava rilassando. Lontano da omicidi, rapine, truffe 

in compagnia di un uomo che si stava rivelando un amico. 

Benché non si fossero mai visti prima di quell'occasione.

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