Doveva recarsi in via della Moscova presso il comando
provinciale Legione dei Carabinieri. Per comunicazioni urgenti,
aveva detto al telefono Gianuli. Non aveva aggiunto altro. E
Santoro era in servizio da troppi anni per non sapere che sarebbe
stato inutile insistere per un'anticipazione. Anche perché
chiedere di avere un'anticipazione a Gianuli sarebbe equivalso a
chiedergli di comprendere il paradosso del porcospino di
Schopenhauer. Gianuli era un uomo tutto d'un pezzo cresciuto e
vissuto nei Carabinieri. Ormai alle soglie dell'agognata pensione
non si sarebbe mai sognato di allargare i propri orizzonti
culturali. Le circolari e i rapporti di servizio lo facevano
tribolare abbastanza. E poi c'era la moglie. Da una vita a
Milano non cessava di chiedergli quando si sarebbero potuti
trasferire al sud. Voleva tornare a Bari. Santoro anche era
pugliese, del Salento, però, e di questi problemi non se li era mai
posti. Uno certe cose se le porta dentro ovunque vada a vivere.
La Giamaica d'Italia, come qualcuno definiva il Salento, pensò,
uno la doveva avere sempre addosso. Esattamente come la
divisa.
Che non indossava perché faceva servizio in borghese,
essendogli stato assegnato un ruolo investigativo.
Giunto con la metropolitana in via della Moscova, linea verde,
fece due passi a piedi.
Freddo novembre del 2018.
Una volta salito al primo piano dette qualche colpo di nocca alla
porta dell'ufficio di Gianuli.
Avanti, disse Gianuli. Immaginava , pensò Santoro, che Gianuli
avesse capito che era lui.
Una volta entrato, come sempre, Gianuli era piegato sul suo pc
portatile , seduto alla sua scrivania. Dietro di lui sulla parete ,
campeggiava la foto di Mattarella, esimio presidente della
Repubblica. E quel giorno a Santoro gli sembrò più triste del solito. Mattarella.
-Ah, prego Santoro, è lei. Si accomodi, dovrei parlarle un
momentino.
-Buongiorno signor Capitano, disse Santoro.
Gianuli sollevò la testa dal suo portatile. Osservò Santoro.
E disse- alla buon ora si ricorda della forma. Mi compiaccio,
meglio tardi che mai.
-E che ci vuol fare, signor Capitano, oggi sono di buon umore,
fece Santoro.
-Uhm, capisco...Dunque, veniamo a noi. Maresciallo l'ho
convocata per un importante compito che mi sono preso la briga
e la responsabilità di affidare a lei.
-Prego, Signor Capitano, mi dica, sono tutt'orecchi....
-Ecco, tra un paio di giorni si terrà un incontro formativo
promosso dall'Interpol. Ci è stato chiesto di inviare un
rappresentante dell'Arma esperto in investigazioni e in possesso
di determinati requisiti. E...Be', io avrei pensato a lei.
-Mi scusi Capitano, di che requisiti si tratta?
-Intanto deve trattarsi di un buon investigatore. Inoltre deve
conoscere le lingue e lei mi pare di ricordare che, un po' di
inglese, lo mastica. Infine, l'incontro di aggiornamento,
chiamiamolo così, si terrà a Lisbona, in Spagna. E se la memoria
non mi inganna lei lo spagnolo lo conosce, giusto?
-Mi perdoni, Capitano, Lisbona è in Portogallo. E io conosco il
portoghese. Perché, come ben dovrebbe ricordare, ho avuto una
compagna brasiliana.
Gianuli divenne paonazzo in viso. Era stato colto in castagna.
Così Santoro cercò di toglierlo dagli impicci.
-Naturalmente ci si può confondere con la Spagna, perché oltre a
confinare tra loro, i due paesi, sono entrambi latini.
-Uhm, Spagna , Portogallo... insomma che fa accetta o no? Disse
a quel punto Gianuli, che aveva recuperato l'alterigia del
superiore gerarchico.
Santoro cominciò a guardarsi intorno. Tergiversò per qualche
secondo.
-Santoro non posso mandare nessun altro. Qua l'unico che
-Santoro non posso mandare nessun altro. Qua l'unico che
conosce bene le lingue è lei.
-D'accordo, accetto, disse Santoro.
Gianuli sembrò tranquillizzarsi.
-Però c'è un'inesattezza in ciò che ha detto, fece Santoro.
-Sì, l'ha già sottolineata , mi pare.
-No, non è quella dell'equivoco su Spagna e Portogallo. Lei ha
detto che tra i requisiti della persona da mandare c'era il fatto
che fosse un buon investigatore.
-E beh? Lei non è un buon investigatore?
-Io sono un eccellente investigatore. Le ricordo, per chi crede
alle statistiche, che il mio stato di servizio può fregiarsi del
100% di casi risolti.
Gianuli lo guardò in cagnesco.
-Si rilassi, stavo scherzando, disse Santoro. Anche se
naturalmente era vero che vantasse il 100% dei casi risolti. Si
voleva divertire a stuzzicarlo.
-Allora vada dal Maresciallo Cazzaniga per i particolari della
sua trasferta, disse Gianuli.
Santoro salutò e si voltò per uscire, ma prima che uscisse dalla
porta dell'ufficio di Gianuli, il capitano gli rivolse ancora la
parola.
-Maresciallo, non c'è bisogno che le ricordi che, oltre a farci fare
bella figura, come Arma, intendo, al suo ritorno deve
relazionarmi e, soprattutto, trasferire tutte le informazioni su
nuovi metodi di indagine , a tutta la Compagnia. Sono stato
chiaro?
-Cristallino, signor Capitano. Posso andare da Cazzaniga , ora?
-Senz'altro, Maresciallo, la saluto, mi stia bene.
Santoro uscì dall'ufficio di Gianuli con il suo solito viso che
accennava ad un perenne sorriso ironico. Aveva fatto incazzare il
Capitano Gianuli già di prima mattina. La giornata prometteva
bene. Era pronto per ricevere istruzioni dal suo amico fraterno,
il Maresciallo Ambrogio Cazzaniga, lombardo doc da sette
generazioni.
-Ciao Ambrogio, hai qualcosa da dirmi?
-Ciao Ambrogio, hai qualcosa da dirmi?
-Uellah, Sciur marescial, cum te stet?
-Bene Ambrò, non cominciare a parlare milanese che ho già
troppe lingue e orribili favelle in testa...
-Sbagli a disprezzare il milanese, Sciur Marescial...
-E chi disprezza, io citavo Dante.
-Dimenticavo quasi che è un dotto.
-Ancora con sto lei, Ambrò, e su, dai diamoci del tu. Dopo tutto
quello che abbiamo passato!
-D'accordo. E' presto detto, in questa cartella ci sono tutte le
istruzioni per il viaggio. Dettagliate. Ci sono anche i biglietti
aerei e i riferimenti per le permanenze in albergo.
-Ambrò, dimmi una cosa, di che si tratta...Gianuli era troppo
incazzato per entrare nei dettagli.
-Sì, immagino, l'è incassà perché non arriva la promozione a
Maggiore.
-Vorrà dire che si accontenterà del lago...Maggiore, visto che non
è poi tanto fuori mano...ma non glielo dire a Gianuli, non lo
sopporterebbe, dopo la gaffe sulla Spagna scambiata per
Portogallo.
-Come come?
-Niente, lasciamo stare, piuttosto dimmi di che si tratta.
-Si tratta di un incontro interforze europeo nel quale si parlerà
di nuovi metodi di indagine utili a combattere la criminalità
organizzata nei suoi aspetti informatici.
-Cape de cazze, una roba di una noia mortale, disse Santoro.
Cazzaniga sorrise-sì lo so che lei odia le nuove tecnologie, ma sta
di fatto che le organizzazioni criminali mandano i figli
all'Università per prepararsi agli affari restando al passo con i
tempi.
-Ah, lo immagino. Io però credo nell'uomo. E i computer sono
sempre gli uomini ad usarli, non credi?
-E' vero, ma conoscere qualche nuovo trucchetto non farà male a
nessuno.
-E cambiare aria per ...A proposito, per quanti giorni?
-Una settimana...Dieci giorni, forse.
-Ecco, dicevo, cambiare aria per una settimana gioverà al mio
equilibrio nervoso. E poi non vedrò Gianuli, vuoi mettere?
Cazzaniga arrossì lievemente e sorrise.
Santoro si alzo dalla poltrona davanti alla scrivania di
Cazzaniga e con la cartella che aveva ricevuto dal Maresciallo
lombardo, si congedò da lui.
Fuori faceva freddo. Novembre. Non tanto freddo, ma
comunque freddo, per i suoi gusti. Speriamo che in Portogallo il
clima sia migliore, pensò. Il freddo proprio lui non lo sopportava.
E nemmeno Gianuli. Due buone ragioni per togliersi per un po'
dagli zebedei.
Nessun commento:
Posta un commento