venerdì 7 dicembre 2018

Lisboa 1

Il maresciallo Santoro era stato convocato dal capitano Gianuli.

Doveva recarsi in via della Moscova presso il comando 

provinciale  Legione dei Carabinieri. Per comunicazioni urgenti,

aveva detto al telefono Gianuli. Non aveva aggiunto altro. E 

Santoro era in servizio da troppi anni per non sapere che sarebbe 

stato inutile insistere per un'anticipazione. Anche perché 

chiedere di avere un'anticipazione a Gianuli sarebbe equivalso a 

chiedergli di comprendere il paradosso del porcospino di 

Schopenhauer. Gianuli era un uomo tutto d'un pezzo cresciuto e 

vissuto nei Carabinieri. Ormai alle soglie dell'agognata pensione 

non si sarebbe mai sognato di allargare i propri orizzonti 

culturali. Le circolari e i rapporti di servizio lo facevano 

tribolare abbastanza. E poi c'era la moglie. Da una vita a 

Milano non cessava di chiedergli quando si sarebbero potuti 

trasferire al sud. Voleva tornare a Bari. Santoro anche era 

pugliese, del Salento, però,  e di questi problemi non se li era mai 

posti. Uno certe cose se le porta dentro ovunque vada a vivere. 

La Giamaica d'Italia, come qualcuno definiva il Salento, pensò, 

uno la doveva avere sempre addosso. Esattamente come la 

divisa. 

Che non indossava perché faceva servizio in borghese, 

essendogli stato assegnato un ruolo investigativo.

Giunto con la metropolitana in via della Moscova, linea verde, 

fece due passi a piedi.

Freddo novembre del 2018.

Una volta salito al primo piano dette qualche colpo di nocca alla 

porta dell'ufficio di Gianuli.

Avanti, disse Gianuli. Immaginava , pensò Santoro, che Gianuli 

avesse capito che era lui.

Una volta entrato, come sempre, Gianuli era piegato sul suo pc 

portatile , seduto alla sua scrivania. Dietro di lui sulla parete , 

campeggiava la foto di Mattarella, esimio presidente della 

Repubblica. E quel giorno a Santoro gli sembrò più triste del solito. Mattarella.

-Ah, prego Santoro, è lei. Si accomodi, dovrei parlarle un 

momentino.

-Buongiorno signor Capitano, disse Santoro.

Gianuli sollevò la testa dal suo portatile. Osservò Santoro.

E disse- alla buon ora si ricorda della forma. Mi compiaccio, 

meglio tardi che mai.

-E che ci vuol fare, signor Capitano, oggi sono di buon umore, 

fece Santoro.

-Uhm, capisco...Dunque, veniamo a noi. Maresciallo l'ho 

convocata per un importante compito che mi sono preso la briga 

e la responsabilità di affidare a lei.

-Prego, Signor Capitano, mi dica, sono tutt'orecchi....

-Ecco, tra un paio di giorni si terrà un incontro formativo 

promosso dall'Interpol. Ci è stato chiesto di inviare un 

rappresentante dell'Arma esperto in investigazioni e in possesso 

di determinati requisiti. E...Be', io avrei pensato a  lei.

-Mi scusi Capitano, di che requisiti si tratta?

-Intanto deve trattarsi di un buon investigatore. Inoltre deve 

conoscere le lingue e lei mi pare di ricordare che, un po' di 

inglese, lo mastica. Infine, l'incontro di aggiornamento, 

chiamiamolo così, si terrà a Lisbona, in Spagna. E se la memoria 

non mi inganna lei lo spagnolo lo conosce, giusto?

-Mi perdoni, Capitano, Lisbona è in Portogallo. E io conosco il 

portoghese. Perché, come ben dovrebbe ricordare, ho avuto una 

compagna brasiliana.

Gianuli divenne paonazzo in viso. Era stato colto in castagna. 

Così Santoro cercò di toglierlo dagli impicci.

-Naturalmente ci si può confondere con la Spagna, perché oltre a 

confinare tra loro, i due paesi, sono entrambi latini.

-Uhm, Spagna , Portogallo... insomma che fa accetta o no? Disse 

a quel punto Gianuli, che aveva recuperato l'alterigia del 

superiore gerarchico.

Santoro cominciò a guardarsi intorno. Tergiversò per qualche 

secondo.
-Santoro non posso mandare nessun altro. Qua l'unico che 

conosce bene le lingue è lei.

-D'accordo, accetto, disse Santoro.

Gianuli sembrò tranquillizzarsi.

-Però c'è un'inesattezza in ciò che ha detto, fece Santoro.

-Sì, l'ha già sottolineata , mi pare.

-No, non è quella dell'equivoco su Spagna e Portogallo. Lei ha 

detto che tra i requisiti della persona da mandare c'era il fatto 

che fosse un buon investigatore.

-E beh? Lei non è un buon investigatore?

-Io sono un eccellente investigatore. Le ricordo, per chi crede 

alle statistiche, che il mio stato di servizio può fregiarsi del  

100% di casi risolti.

Gianuli lo guardò in cagnesco.

-Si rilassi, stavo scherzando, disse Santoro. Anche se 

naturalmente era vero che vantasse il 100% dei casi risolti. Si 

voleva divertire a stuzzicarlo.

-Allora vada dal Maresciallo Cazzaniga per i particolari della 

sua trasferta, disse Gianuli.

Santoro salutò e si voltò per uscire, ma prima che uscisse dalla 

porta dell'ufficio di Gianuli, il capitano gli rivolse ancora la 

parola.

-Maresciallo, non c'è bisogno che le ricordi che, oltre a farci fare 

bella figura, come Arma, intendo, al suo ritorno deve 

relazionarmi e, soprattutto, trasferire tutte le informazioni su 

nuovi metodi di indagine , a tutta la Compagnia. Sono stato 

chiaro?

-Cristallino, signor Capitano. Posso andare da Cazzaniga , ora?

-Senz'altro, Maresciallo, la saluto, mi stia bene.

Santoro uscì dall'ufficio di Gianuli con il suo solito viso che 

accennava ad un perenne sorriso ironico. Aveva fatto incazzare il 

Capitano Gianuli già di prima mattina. La giornata prometteva 

bene. Era pronto per ricevere istruzioni dal suo amico fraterno, 

il Maresciallo Ambrogio Cazzaniga, lombardo doc da sette 

generazioni.


-Ciao Ambrogio, hai qualcosa da dirmi?

-Uellah, Sciur marescial, cum te stet?

-Bene Ambrò, non cominciare a parlare milanese che ho già 

troppe lingue e orribili favelle in testa...

-Sbagli a disprezzare il milanese, Sciur Marescial...

-E chi disprezza, io citavo Dante.

-Dimenticavo quasi che è un dotto.

-Ancora con sto lei, Ambrò, e su, dai diamoci del tu. Dopo tutto 

quello che abbiamo passato!

-D'accordo. E' presto detto, in questa cartella ci sono tutte le 

istruzioni per il viaggio. Dettagliate. Ci sono anche i biglietti 

aerei e i riferimenti per le permanenze in albergo.

-Ambrò, dimmi una cosa, di che si tratta...Gianuli era troppo 

incazzato per entrare nei dettagli.

-Sì, immagino, l'è incassà perché non arriva la promozione a 

Maggiore.

-Vorrà dire che si accontenterà del lago...Maggiore, visto che non 
è poi tanto fuori mano...ma non glielo dire a Gianuli, non lo 

sopporterebbe, dopo la gaffe sulla Spagna scambiata per 

Portogallo.

-Come come?

-Niente, lasciamo stare, piuttosto dimmi di che si tratta.

-Si tratta di un incontro interforze europeo nel quale si parlerà 

di nuovi metodi di indagine utili a combattere la criminalità 

organizzata nei suoi aspetti informatici.

-Cape de cazze, una roba di una noia mortale, disse Santoro.

Cazzaniga sorrise-sì lo so che lei odia le nuove tecnologie, ma sta 

di fatto che le organizzazioni criminali mandano i figli 

all'Università per prepararsi agli affari restando al passo con i 

tempi.

-Ah, lo immagino. Io però credo nell'uomo. E i computer sono 

sempre gli uomini ad usarli, non credi?

-E' vero, ma conoscere qualche nuovo trucchetto non farà male a 
nessuno.

-E cambiare aria per ...A proposito, per quanti giorni?

-Una settimana...Dieci giorni, forse.

-Ecco, dicevo, cambiare aria per una settimana gioverà al mio 

equilibrio nervoso. E poi non vedrò Gianuli, vuoi mettere?

Cazzaniga arrossì lievemente e sorrise.

Santoro si alzo dalla poltrona davanti alla scrivania di 

Cazzaniga e con la cartella che aveva ricevuto dal Maresciallo 

lombardo, si congedò da lui.

Fuori faceva freddo. Novembre. Non tanto freddo, ma 

comunque freddo, per i suoi gusti. Speriamo che in Portogallo il 

clima sia migliore, pensò. Il freddo proprio lui non lo sopportava. 

E nemmeno Gianuli. Due buone ragioni per togliersi per un po' 

dagli zebedei.

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