sabato 28 aprile 2018

La pianista cinese , capitolo 56

-No, non ci sono elementi per trattenere in prigione il dottor Sponzini, disse il Giudice Calamo del tribunale di Milano. Era un uomo alle soglie della pensione, chierica monacale in testa , viso abbronzato e rughe tra il camminatore d'alta montagna e un anziano modello che pubblicizza un profumo di grido.
Santoro osservò Agostinelli. Agostinelli era immobile come una sfinge. Una stalagmite, venne in mente a Santoro, forse per assonanza con "stalag", termine usato dai nazisti per i campi di prigionia.
-Pertanto dispongo la liberazione immediata del dottor Sponzini, aggiunse il dottor Calamo.
Liberato con tutti gli onori, pensò Santoro, pure "dottore" l'ha chiamato.
-Resti comunque a disposizione della legge per il prosieguo degli adempimenti giudiziari...ehm...e delle indagini, dottor Sponzini. La libero perché non ritengo che ci sia pericolo di inquinamento di prove. La giudice Grimaldi ascoltava attonita.
-Ma dottor Calamo, il dottor Sponzini potrebbe nascondere prove importanti per un'altra inchiesta che si sta istruendo, per omicidio.
-Bene, quando vaglieremo la pericolosità o meno del presunto imputato per quest'altra questione valuterò, disse il dottor Calamo.
-Ba', mi permetta di dissentire, l'imputato potrebbe avere il tempo mentre s'istruisce l'altra questione, di cancellare prove importanti.
-Suvvia, dottoressa, lo sa bene anche lei che non posso violare la legge. Ho disposto la continuazione delle indagini. Poi la droga è stata  già trovata a casa dello Sponzini, quale pericolo di reiterazione del reato o di cancellazione di prove potrebbe mai esserci. Poi in bocca al lupo a chi sta conducendo le indagini, la vedo dura la possibilità di condannare qualcuno perché gli sarebbe stato trovato in casa un sacchetto di cocaina. Per dichiarare lo spaccio bisognava trovarne quantità ben maggiori, o un laboratorio di raffinazione, roba del genere. Così viene difficile incriminare qualcuno. Comunque ho detto allo Sponzini di tenersi a disposizione. E che le indagini sul suo conto possono continuare.
La Grimaldi abbozzò. E tutti uscirono dai rivoli corridoriali del tribunale di Milano, che stava in via Larga.
Prima di uscire la Grimaldi scambiò qualche frase con Santoro. Sembrava avesse fretta. Santoro dovette sintetizzare tutti gli ultimi sviluppi.
-Maresciallo stia molto attento a come si muove. Il capitano Gianuli ha dichiarato che considera lei ormai fuori controllo, una mina vagante che non rispetta più né gerarchie né ordini.
-Uhm...e come mai non mi esautora dal caso?Perchè non avvia un procedimento disciplinare nei mie riguardi...andandosene invece in giro a parlare male di me con giudici o affini?
La Grimaldi restò colpita dall'insolita aggressività di Santoro.
-Oggi liberando Sponzini avete firmato la mia condanna a morte, aggiunse Santoro.
-Quello tenterà di eliminarmi, perché ho scoperto tutto, completò Santoro.
-Anche se quello che mi ha detto risultasse veritiero , come fa a provarlo? E' estremamente difficile, non crede?
-Difficile non vuol dire impossibile. E poi, mi permetta, signor Giudice, un bravo giudice che abbia fiducia in chi conduce le indagini, che si fidi del fiuto da segugio, dell'esperienza e dell'autorevolezza di chi porta avanti le indagini, deve rischiare, seppur un minimo. Altrimenti, non s'offenda, è un burocrate giudiziario pilatesco che si attiene scrupolosamente alla farragine di leggi e leggine al solo scopo di tirarla per le lunghe senza decidere mai un cazzo di niente!
-Senta, adesso non ho tempo , per le polemiche, devo andare, ho altri importanti compiti da espletare.
-Beh, vorrei metterla sull'avviso. Stia attenta a Nepoti. E' dentro questa storia fino al collo.
-Lasci valutare a me la pericolosità del dottor Nepoti...quanto alla presunta storia con la figlia di Sponzini, mi permetta, ma per quel poco che conosco il dottor Nepoti, la ritengo inverosimile.
Santoro non disse niente. Mentre la Grimaldi lo salutava restò a pensare che la questione che tirava più un pelo di fica che un carro di buoi era un detto dal significato sessualmente duplice. A volte erano le donne a rincoglionirsi per un cazzo. Letteralmente, pensò Santoro, perché lì, nei pressi di Nepoti, c'era da dubitare persino di questo. Vista l'età del soggetto e il suo irrefrenabile  tabagismo.
Agostinelli aveva assistito alla scena. E non diceva nulla. Era esterrefatto.
-Diamo inizio al piano "b", va...disse Santoro.
-Giulio, devi assolutamente rintracciare la moglie o ex moglie , compagna o ex compagna di Sponzini. Ho idea che sia la mia unica ancora di salvezza.
-Perché pensate questo?
-Non lo so, intuito, forse.
-Mo' che succede, marescià?
-Te lo spiego io che succede: Sponzini darà mandato al suo avvocato di denunciarmi per fabbricazione di prove false. Poi chiamerà Nepoti, che, ricorda, non è accusato di nulla, perché gli unici che l'hanno visto nell'operazione "droga in tangenziale" siamo stati noi due. Ma essendo tutta l'operazione illegale praticamente non abbiamo prove. Quindi Nepoti tenterà di farmi ammazzare.
-Marescia, ve faccio la guardia 24 ore su 24...
-Non puoi Giulio. Non puoi e non voglio.
-Perché?
-Perché sono io che ti ho trascinato in questa storia e non voglio mettere la tua vita a rischio. Bada che ti farò assegnare a un servizio, quindi non potrai rifiutarti. E il servizio sarà: rintracciare la compagna di Sponzini. Io penserò a difendermi da me. Ci sono abituato. Non ti preoccupare.
Santoro strinse la mano ad Agostinelli.
-Marescià...me raccomando nun fate imprudenze!
-Ti sembro un uomo imprudente?
-In queste cose no...ma tutta la faccenda...me chiedo chi ve la fa fà...
-Non lo so...sai quando qualcuno fa qualcosa che non può fare a meno di fare?
-Più o meno.
-Be' io sento che devo farlo. Per quella ragazza, per la famiglia del cinese Li. E per assicurare alla giustizia quei due pezzi di merda. Non si uccide una ragazza nel fiore degli anni perché per educazione e cultura ha deciso di restare pura. Farcela da sola nella vita. Denunciare chi si è arricchito tramite frode. Nonostante sia suo padre . Anzi , a maggior ragione. Non se lo merita, capisci?
-Capisco, marescià, capisco che sete un sentimentale....
-D'altra parte se ci togli i sentimenti alla vita che ci resta?
-E che ce resta? Nun lo so, che c'è resta?
-I sentimenti hanno a che fare con l'amore, sono forme d'amore. Chi è nemico dei sentimenti è nemico della vita. Se nessuno gliela fa pagare mai, se non stabilisci un senso del limite, se non c'è qualcuno che fa capire a questi...animali....che non puoi mettere a posto le tue cose pensando che la morte di esseri umani sia un danno collaterale, allora ci saranno sempre degli Hitler, ci saranno sempre dei mafiosi che sciolgono i bambini nell'acido. Nessun Dio li punirà mai. Perché loro sanno che non c'è. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore che c'è ed è con loro. Chiamala presunzione criminale, chiamala come vuoi. Non voglio essere considerato un eroe. Voglio solo fare il mio lavoro e guardarmi dal vivo un concerto di Yuja Wang. Non mi sembra di chiedere troppo a Dio se esiste. Beh, ma io si sa, in quanto pugliese, ho un buon biglietto da visita: Padre Pio.
Agostinelli non sapeva se ridere o piangere per la commozione . E all'improvviso si rese conto che questi aspetti costituivano un tratto distintivo di Santoro. Gli strinse la mano e andò. Si incanalò su via Larga nel torrente umano e scomparve fra due skaters attraversando la strada sulle strisce pedonali. Santoro lo osservò a lungo, mentre si allontanava. Aveva riposto in lui tutte le sue speranze residue. E se avesse trovato la persona che doveva cercare, c'era da dire, non era affatto scontato che avrebbe potuto rappresentare la pietra filosofale della situazione. Ma qualcosa nel fondo della sua coscienza gli comunicava che avrebbe potuto rappresentare quel gol in zona Cesarini in grado di salvare culo , baracca e burattini un po' a tutti quelli che in questa faccenda avevano profuso sincerità e verità. Sarebbe stato a vedere. Nel frattempo c'erano i maccheroni e qualche bel disco jazz ad attenderlo. Non avrebbe adottato particolari norme di sicurezza. A parte assicurarsi che la pistola al momento giusto fosse in grado di funzionare. No. Non si considerava un eroe. E sapeva che poteva morire.  La questione era che non gli importava di morire. Non gli importava di morire neanche perché sapeva che i casi che aveva risolto non avevano smosso di un millimetro la slavina antropologica degli esseri umani verso il crimine. Non gli importava di morire perché anteponeva l'ottenimento della giustizia , da parte dei parenti dei morti nella vicenda  e della giustizia in generale, di chi crede che la giustizia sia valore fondante dello stato per cui lavora, al proprio ego di insignificante essere umano. Qualcosa che Krishnamurti, il filosofo, avrebbe approvato. Ma era un ragionamento troppo sottile per renderlo pubblico correndo il rischio che fosse compreso. Perché non sarebbe potuto essere compreso. E, pensò Santoro, come Pasolini disse una volta, se ciò che dici non è compreso, allora sei già morto. Civilmente e socialmente. E lui voleva restare vivo senza essere compreso da nessun altro che da se stesso. Si sarebbe accontentato della cosa.



giovedì 19 aprile 2018

La pianista cinese, capitolo 55

-Buonasera, sono l'avvocato Casartelli, sono qui per assistere il dottor Sponzini e....soprattutto per chiederne il rilascio immediato sulla base del fatto che non ci sono prove, esordì l'avvocato di Sponzini.
-Lo vedremo, se non ci sono prove, disse Santoro.
-Non potete trattenere il mio assistito.
-Perché? Abbiamo trovato un sacchetto di cocaina a casa sua!
-Il mio assistito non ha precedenti per droga. Ha qualche precedente per il suo passato di militante di estrema sinistra risalente agli anni '70.
-Be', ha dei precedenti per rapina, disse Santoro.
-Rapina per autofinanziamento, quindi , in definitiva, dato il clima dell'epoca, lei ne converrà, un reato di carattere politico!
-Rapina per autofinanziamento personale! Visto che da quel reato derivano le fortune economiche dell'imputato!, disse Santoro.
-Non c'è nessun imputato, disse Casartelli. Rolex d'oro sul polsino della camicia , gibbosità addominale da aperitivo selvaggio, Regimental al collo, Blazer blu, sembrava uscito dalla pubblicità della Banca Mediolanum!
-Invece sì, tratteniamo il dottor Sponzini per possesso e spaccio di stupefacenti...per il momento. Ma la avverto, avvocato, che potrebbero venire fuori altre cose, altri reati, disse Santoro.
-Che diavolo sta dicendo. Lo sa bene che non c'è niente contro il mio assistito. Quella droga potrebbe benissimo averla messa lei. Del resto era noto il fumus persecutionis da parte sua nei confronti del dottor Sponzini. Il quale ha copie delle registrazioni dei suoi, diciamo così, interventi poco ortodossi, in casa sua. Se lei lo arresta , visto che vuol giocare sporco, io sarò costretto a denunciarla per persecuzione, fabbricazione di prove false, al fine estortivo!
-Vedremo, disse Santoro. Per il momento, Agostinelli, accompagna l'imputato Sponzini in cella qui da noi.
-Inaudito, fece Casartelli. Abbronzato, sopracciglia ad ali di gabbiano come un ragazzetto di periferia qualsiasi diretto in discoteca il sabato sera, non si dava pace.
-Non si preoccupi, dottore, le garantisco che al massimo domani mattina la faccio uscire!, disse Casartelli rivolto a Sponzini .
-Non è un film americano, non c'è la cauzione. Dovrebbe essere più cauto, avvocato,  e consigliare al suo assistito di collaborare.
-Neanche per sogno. Lei, maresciallo, si sta mettendo in un brutto guaio.
-Ah sì? Beh, allora semo in due, avvocà, fece Agostinelli.
Casartelli non rispose nemmeno, e mostrò un viso snobbante.
Agostinelli portò Sponzini in cella.
Il giorno dopo un giudice avrebbe dovuto convalidare o meno il fermo.
Sonia Grimaldi, raggiunta telefonicamente aveva disposto l'arresto. Entro 48 ore doveva essere convalidato.
Santoro sembrava tranquillo.
Quando tornò Agostinelli, andato via l'avvocato Casartelli, i due restarono soli nella stanza degli interrogatori.
-Marescia, semo sicuri che non lo lasceno domani?, chiese Agostinelli.
-Non ti preoccupare, abbiamo delle prove schiaccianti. Flagranza di reato, capisci?
-Sarà, ma io nun ce credo. Sta gente c'ha conoscenze altolocate.
-Nervi saldi, Giulio, nervi saldi!
-Ok, marescià.
-Vai a dormire, adesso su, te lo sei meritato!
-E voi che fate, marescià?
-Io vado a casa. Mi cucino qualcosa e ascolto un po' di musica. Domani è un altro giorno, capisci?
-Marescia e se , puta caso, er giudice de domani mattina, nun convalida l'aresto?
-Be' non succede niente. Almeno a te. Se il giudice non convalidasse l'arresto vorrebbe dire che ci troveremmo di fronte ad una situazione nuova. Quella di un giudice che di fronte alla testimonianza di due graduati delle forse dell'ordine, non crede a loro ma dà ragione all'imputato.
-Beh? E se succede?
-Non credo che succeda, ma se succede mi gioco l'ultima carta.
-Quale?
-Per quest'ultima carta mi serviresti tu.
-Io?
-Tu, Agostinè...naturalmente questo è il mio piano "b". Piano "b "che funzionerebbe se le intuizioni che ho avuto risultassero azzeccate.
-Sennò?
-Sennò mi distruggeranno. Non farò più il carabiniere.
-State a scherza'?
-No. Affatto. Per raggiungere la verità devi assumerti delle responsabilità. E quando ti assumi delle responsabilità c'è sempre un margine di rischio. E' nella logica di questo mestiere. E' nella logica della vita. Se non rischi mai non vivi mai. Ma puoi anche rimetterci le penne. D'altra parte bisogna qualche volta scegliere di vivere pienamente per un breve periodo che morire lentamente per un periodo infinito. E io, caro Agostinelli, se proprio devo scegliere, scelgo la prima che ho detto!
-Boh? Nun c'ho capito 'n cazzo!
-Be', è normale, Agostinè. Il rischio genera dubbi.
-Io me sto a cacà sotto.
-A te in ogni caso non accadrebbe nulla. Tu hai preso ordini da me. Punto. La responsabilità sarebbe mia. Gianuli non mi coprirebbe. Nonostante mi avesse dato carta bianca. Ma per dirla con Totò...be', ci siamo capiti!
-Allora io vado, marescià. Se vedemo domani in tribunale. Davanti ar giudice.
-Perfetto. Buona serata.
-Marescia e se er giudice nun ce crede?
-Se non ci credesse prega che quello che ti chiederei conseguentemente di fare  tu riesca a farlo. E soprattutto che dia i frutti che prevedo.
-Sennò?
-Sennò sono fregato. Sarei un bersaglio giudiziario e anche fisico. Nessuno potrebbe proteggermi da un bel proiettile vagante che resterebbe senza colpevole!
-Ma come fate a restà così freddo, sereno?
-A casa mi attende un bel piatto di maccheroni col sugo di salsiccia e un bel disco jazz. A volte è meglio della figa, come la chiamate voi giovani....
-Perché voi come la chiamate?
-Io lo chiamo piccione...suona meglio. Hai presente quando la scorgi, pelosa, da lontano, che sembra proprio un piccione scuro in mezzo al biancore delle gambe?
-Marescia, da quanto tempo non andate co 'na donna?
-Eh, un bel po'....
-Se vede...
-Da cosa?
-La cosa che avete detto, quella immagine, è 'na cosa  che nun c'è sta più. Mo' le donne in mezzo alle gambe c'hanno la mohicana e per de più bionda. Nun se vede praticamente niente...
-Non si vedrà, ma di sicuro si sente....
-Bravo marescià, ve l'appoggio...
-Andiamoci piano con l'appoggiare, io appartendo alla old school. Nulla contro le sperimentazioni, ma io sono un tipo classico, un eterosessuale senza licenze di castigamenti altrove...
-Sete stato chiarissimo, marescià, v'ho capito persino io.
-Quando si tratta di figa la tua capacità di comprensione si acuisce...
-Nun ce lo so se m'accudisce, so solo che quell'argomento pe'me tira de più da Lazio.
-E hai detto tutto...
Santoro sorrise senza puntualizzare il suo "acuisce" . Tanto non serviva a determinare l'andamento generale delle cose. A quel punto  si salutarono.
Agostinelli uscì dal comando dei carabinieri di via della Moscova e dentro di sé sorrise. Aveva imparato a conoscere Santoro abbastanza bene. E immaginava che la notte per lui sarebbe stato insonne. Lunga , insonne e di merda. Letteralmente e coliticamente.



sabato 14 aprile 2018

La pianista cinese, capitolo 54

In caserma, in via della Moscova, Santoro e Agostinelli misero sotto torchio Sponzini. Lui rideva di scherno.
-Non riuscirete a incastrarmi con questa storia. Certo proprio un modo "corretto", "onesto", di condurre le indagini. Ma non si vergogna? Proprio lei che gode fama di purezza, gode fama di essere integerrimo? Si vergogni!
-Si vergogni, mi consenta....tutti i potenti usano la stessa terminologia spompata, quando sono alle corde, disse Santoro.
-Stia attento, io non dirò niente se non in presenza del mio avvocato!
-Sia ragionevole, disse Santoro, tanto la verità verrà fuori comunque. Se confessa posso alleggerire la sua posizione. E, chiaramente, la cocaina sparisce.
-Stia molto attento a quello che fa, maresciallo. La avverto che non le conviene giocare sporco!
-Ma davvero? detto da una mammoletta come lei, da un puro giglio , da un uomo di specchiate virtù....ma mi faccia il piacere. Fra di noi non c'è bisogno di queste recite. Pessime recite , tra l'altro.
-Quali recite, io non so niente di quello che mi attribuisce. Nel giro di 24 ore uscirò e la farò incriminare per produzione di false prove.
-Mah...non so nemmeno se esista come reato...che dici Agostinè?
-Sto pezzo de merda, ha fatto ammazzare la figlia e ha ancora il coraggio de parlà. E' fortunato che viviamo in un paese europeo, se stavamo in un altro paese a st'ora stava già a penzolà da na corda...
-Smettila Agostinelli, non fare il giustizialista, m'impressioni l'imputato, disse Santoro beffardamente.
Dieci minuti dopo arrivò l'avvocato di Sponzini. Ma Santoro e Agostinelli gli facevano fare anticamera.
In quel mentre nella stanza degli interrogatori, irruppe il capitano Gianuli.
-Santoro, che cavolo sta succedendo qui?
-Capitano, abbiamo arrestato quest'uomo per detenzione e spaccio di stupefacenti!
Gianuli dette un'occhiata a Sponzini seduto e schiumante rabbia. Un Gianni Agnelli di periferia che sedeva alla scrivania come un cane bastonato, con le basette grigie a mò di orecchie da segugio cercatore  dalle traiettorie sghembe.
-Venga fuori, Santoro, le devo parlare, disse in tono grave Gianuli.
Santoro uscì , facendo segno ad Agostinelli di continuare a torchiare Sponzini.
-Ma che cavolo sta facendo, Santoro?
-Ho effettuato un arresto per detenzione e spaccio di stupefacenti.
- E lei si aspetta che io creda a questa storia? Da quando in qua lei si occupa di droga e affini? Tutti sanno che la sua specialità sono gli omicidi!
-Certo...ma veda, c'è un collegamento. La droga è un mezzo per arrivare ad un altra verità, ben più pesante.
-Perché cavolo non mi ha informato prima? Ho di là l'avvocato di questo Sponzini che minaccia di denunciare tutti. Santoro, la avverto, con questo suo modo di procedere saltando gerarchie e facendo di testa sua si sta scavando la fossa. Da questo momento io non la copro più. Succeda quel che succeda.
-Non mi aspettavo un atteggiamento diverso, disse Santoro. Ero preparato a questo. Intanto il dottor Sponzini se ne va dritto dentro per possesso e spaccio di stupefacenti.
-Se non la conoscessi sarei portato a pensare che ...non so, potrebbe aver fabbricato le prove...come forma di pressione...per fargli confessare cosa, poi?
-La verità sull'attentato di San Silvestro!
-Come , come?
-Esattamente, disse Santoro.
-E quale sarebbe?
-Be', Sponzini aveva fatto una rapina negli anni '70. Era uno studente di Autonomia Operaia, sinistra extraparlamentare. In realtà era una copertura. Era, o lo è ancora, questo non lo so, un agente dei servizi segreti.
-Non vedo il nesso con l'attentato!
-Un momento, se mi fa dire. Dunque Sponzini conosceva Nepoti.  Ne  ho le prove. Ho un dossier di Cazzaniga, al riguardo.
-Un dossier di Cazzaniga?E come fa ad averlo?
-Be', ce l'ho. Questa è la cosa importante. Dunque , proseguo. Nepoti ha aiutato Sponzini ad occultare il bottino di quella rapina che, originariamente, doveva servire per finanziare un'organizzazione distaccatasi da Autonomia Operaia, che doveva intraprendere la lotta armata.
Gianuli guardava Santoro incredulo.
-Sponzini ha una figlia. Dopo qualche anno di galera e il bottino sempre intonso e grazie alla complicità di Nepoti, si trasferisce a Milano. E ricomincia a vivere. Investe bene e le cose vanno bene...solo che sorge una complicazione. Sua figlia ha una tresca con Nepoti a cui, meschino, scappa di dire quale sia l'origine della fortuna economica del padre.
-E sin qui, per me è fantascienza, disse Gianuli.
-Un momento. Durante l'attentato di San Silvestro muore anche la figlia di Sponzini. Ad ucciderla, lo si evince dal referto scientifico di Grenci , mal letto all'inizio, non sono stati i proiettili dell'islamo-cinese. Bensì quelli di un ex latitante, un killer delle Brigate Rosse, assoldato da Sponzini per uccidere sua figlia. Che poi presumo sia una sua figliastra. Quest'ultimo aspetto ancora non ho avuto tempo per approfondirlo. Insomma questo killer, Casalbene, non era lì per caso. Era stato pagato per uccidere la figlia di Sponzini. Lui uccide lei e anche Li, l'attentatore cinese. Così fa sparire un possibile testimone scomodo. Che con l'islam non c'entra nulla. Ma non è tutto...
-Ah, non è tutto...chissà che succede adesso, fece ironicamente Gianuli.
-Casalbene fugge a Roma, dopo l'attentato. Io l'ho seguito. Lo volevo interrogare, perché avevo mangiato la foglia. Ah, per inciso, sono arrivato a Casalbene grazie al preziosissimo Cazzaniga. Il quale stava per pagare con la vita le sue ricerche su questo caso. Insomma, per farla breve, Casalbene a Roma, viene ucciso. Mentre lo inseguivo.
-E con chi lo inseguiva...mi lasci indovinare? Con Agostinelli, vero? Per questo lo ha fatto trasferire a Milano?
-Sì, è così...Ma mi lasci finire. Casalbene viene ucciso in circostanze mai chiarite. Noi , io e Agostinelli, abbiamo sentito degli spari. Ma non sappiamo chi l'abbia ucciso. Anche se io presumo chi possa essere stato.
-Chi?
-Nepoti...
-Nepoti?
-Certo. Che ci faceva Nepoti a Roma attimi dopo la morte di Casalbene. Una coincidenza troppo sospetta...
-Maresciallo, posso dirle una cosa?
-Prego, disse Santoro.
-Lei non è nella merda. Di più. E' nella strammerda. E c'è anche un'altra cosa. Non si aspetti da parte mia alcuna indulgenza. Non solo non riuscirà a dimostrare una beata fava di questa favoletta che si è inventato...e che ammesso che sia vera è indimostrabile, quindi uguale a non vera. Ma non mi ha tenuto al corrente di nulla di tutti questi sotterfugi da lei operati. Io sono il suo diretto superiore. Ma chi cazzo si crede di essere Horatio Caine di Csi Miami?
Santoro non disse niente. Se l'aspettava. Del resto non aveva avuto altra scelta sin dall'inizio. Visto che un mucchio di gente responsabile dell'indagine, volente  o nolente, aveva deciso di indirizzarla verso l'ipotesi dell'attentato islamico. Aveva dovuto fare il kamikaze. E giocare sporco. Lo ammetteva a se stesso. E poteva a quel punto pagarne le conseguenze.
-Buona fortuna, disse Gianuli. Io me ne lavo le mani, concluse...







sabato 7 aprile 2018

La pianista cinese, capitolo 53

Santoro si accomodò poco oltre la porta dell'appartamento di Sponzini. L'uomo di fiducia di Sponzini gli disse di attendere in un'apposita stanza. Quella della volta precedente. Mentre aspettava seduto Santoro meditava su come fosse meglio agire. Notò che c'era una spia rossa che sporgeva dietro un soppalco sullo sfondo della scrivania imperiale di Sponzini. Merda, pensò, ha delle telecamere. Sarebbe stato più difficile del previsto , incastrarlo. E a quel punto gli correva l'obbligo della prudenza persino nel parlare.
Dieci minuti dopo Sponzini apparve entrando nel suo studio. Salutò Santoro cordialmente. Ma non gli strinse la mano. Non era il caso di essere ipocriti.
-Maresciallo esimio, a che debbo l'onore della sua visita?
-Abbiamo un problema, disse Santoro.
-Che problema? Mi era sembrato di essere stato chiaro , l'ultima volta. Senza mandato qui non entra nessuno. Ho fatto un'eccezione perché ero curioso di sapere che cosa desiderasse.
-Vorrei raccontarle una storia, se mi permette...
-Una storia? Va bene, sono curioso, sentiamo pure...
-Ci sono due giovani, due ragazzi. Vanno all'università, negli anni '70, diciamo a Roma. Militano rispettivamente nell'estrema destra uno e nell'estrema sinistra l'altro. Ma si conoscono . Si conoscono non perché si stimino. Ma perché lavorano per gli apparati dello stato. Mettiamola così, per un apparato deviato dello stato. Servizi segreti deviati. E collaborano tra loro scambiandosi informazioni sui propri rispettivi campi d'azione politica. Sono anni particolari, c'è un clima di guerra civile, in Italia. Il terrorismo si sta organizzando. Ci sono giovani animati da idealità, sempre le stesse, sempre quelle. Quelle idealità che alla fine hanno lo scopo di assumere il potere per sé subito. Togliere il potere ai propri genitori e assumerlo subito loro: i figli. Ma per fare questo c'è bisogno di soldi. Mettiamo che uno di questi giovani organizzi una rapina. Mettiamo che la rapina vada bene. Il bottino è veramente appetibile. E di fronte a quei soldi gli appetiti vengono, eccome se vengono. Mettiamo che anche l'altro, quello del campo avverso a quelli che hanno fatto la rapina, quello del campo , diciamo così, di destra-è chiaro che qui la politica c'entra come le biciclette per i salmoni-ecco, mettiamo che il finto antagonista di destra, aiuti quello di sinistra che ha fatto la rapina, sia pure con dei complici,  a far sparire il bottino. Mettiamo che aiuti più che altro il suo amico dei servizi deviati a far sparire il bottino al fine di tenerselo per sé....Fino a qui, vado bene?
-Non so dove voglia arrivare. Comunque ormai ho deciso di ascoltarla, tanto vale sentire la fine di questa favoletta, disse sogghignando Sponzini.
-D'accordo, vado avanti allora. Diciamo che quell'uomo della sinistra extraparlamentare che ha effettuato la rapina fa sparire il denaro. Restano comunque i complici. E già e come si fa con i complici? Magari tra loro c'è pure qualcuno che ci crede davvero, nella rivoluzione. Ecco che subentra il suo finto antagonista nero. E già. Il rosso e il nero di Stendhal. Quindi "il nero", chiamiamolo così convenzionalmente, si perita di far arrestare tutti i membri del gruppo della rapina. E per fare le cose per bene e sviare i sospetti fa arrestare anche "il rosso". Chiamiamo anche lui convenzionalmente in questo modo. Passano gli anni e "il rosso" esce per buona condotta. Far sparire i precedenti per chi lavora per i servizi è un gioco da ragazzi. E "il rosso" ha ancora il bottino. Decide di rifarsi una vita. E cambia città. Si sposta , diciamo, a Milano, una città sempre ricettiva ad investimenti di ogni genere. "Il rosso" ha delle capacità imprenditoriali e gli affari vanno bene...
-Certo che lei con la fantasia ci sa fare. Ha mai pensato di darsi alla letteratura? Guardi la sto a sentire per capire come va a finire questa storia , anche se non capisco dove voglia arrivare.
-Sta per finire, non si preoccupi, non le tolgo altro tempo. Ecco, dicevo. "Il rosso" ha una figlia. Ma non è una figlia legittima. Non nata dal matrimonio con sua moglie. Poi sua moglie ad un certo punto scompare. Forse una separazione, una malattia. Questo ancora non l'ho deciso , nel racconto. Insomma questa figlia per vari motivi finisce per frequentare "il nero". E già, "il nero" non ce lo vogliamo mica dimenticare, eh? "Il nero" ha seguito "il rosso" a Milano. I due sono legati da una vecchia frequentazione, chiamiamola pure, complicità. "Il nero " frequenta la dimora del "rosso" e finisce per frequentare sua figlia. Diciamo che si invaghisce di lei. Diciamo che si invaghiscono a vicenda. Può succedere. L'esperienza conta in queste cose. L'esperienza ed essere figli di puttana. Scusi per il decadimento terminologico. E be', a questo punto la figlia del "rosso"  e "il nero", entrano in confidenza e apprende così l'origine delle fortune economiche di suo padre. Questa ragazza è animata da profonde idealità. E' una questione d'età, di università, di buone letture. Diciamo un'insieme di queste cose. I ragazzi , i giovani, sono imprevedibili. Diciamo che minaccia di raccontare tutto alla Polizia o , preferibilmente, ai Carabinieri. Potrebbe fare un colpo di testa. Né "il rosso" né "il nero" lo possono prevedere, tutto questo. Ma lei è intenzionata ad andare avanti. Anche perché apprende che lei non è nemmeno figlia del "rosso" sanguinis. Ma è stata adottata, su insistenza della matrigna. Della moglie del"rosso". Vado bene sin qui?
-Francamente questa storia comincia ad annoiarmi , fa Sponzini.
-Non manca molto, mi lasci finire. A questo punto la ragazza ha intenzioni serie riguardo alla denuncia. E "il rosso" e "il nero" sarebbero rovinati, da tutto ciò. Anche perché "il nero", particolare questo che quasi dimenticavo di specificare, è un dirigente di un'importante forza di sicurezza dello stato. La sua carriera sarebbe interrotta. Un uomo finito. Due uomini finiti. Le loro carriere viziate dal crimine dovrebbero inopinatamente concludersi. Ecco l'idea. Sono quasi alla fine: simulare un attentato di matrice islamica che copra un'inevitabile sparatoria durante la quale , la figlia del"rosso" deve rimetterci la vita. Essere eliminata. Le quadra tutto questo?
-Lei è pazzo. Ma cosa vuole dimostrare con questo racconto delirante?
-Che lei è "il rosso" e il commissario Nepoti , "il nero". E avete architettato tutto questo per coprire l'eliminazione pianificata della sua figliastra Giada.
-Lei è pazzo. Sono cose indimostrabili. Io amavo mia figlia, non avrei mai potuto farle del male.
-Ne è sicuro? E se sua figlia non avesse receduto dai suoi propositi? E se l'avesse denunciata?
-Ahahahahahahah, guardi sarebbe divertente se lei non fosse serio in quello che dice. Ma forse questa è la cosa più divertente della vicenda. Mettiamo che tutto questo sia plausibile. Non lo è, ma mettiamo che lo sia. Come dimostra tutto questo romanzetto giallo?
-Lo dimostrerò, lo dimostrerò...ah, quasi dimenticavo...lei ha assoldato un killer ancora in attività, delle Brigate Rosse, tale Casalbene, che conosceva sin dai tempi della contestazione universitaria...è stato lui a sparare a sua figlia, uccidendola. E poi , per sgombrare il campo da qualsiasi testimone, lo ha fatto eliminare dal suo amico Nepoti, "il nero"!
-Lei è completamente pazzo!
Santoro tirò fuori la zanna di dinosauro-Agostinelli? Vieni dobbiamo arrestare il dottor Sponzini. E chiuse lo sportellino del cellulare old generation.
-Lei è pazzo, io chiamo subito il mio avvocato...e con quale accusa?
-Detenzione e spaccio di stupefacenti...
-Cosa? Ma che cosa sta dicendo? Quale detenzione, quali stupefacenti? Guardi io ho ripreso tutta questa conversazione, non può dimostrare niente.
-Lei non si preoccupi. Io so quello che faccio.
Sponzini sollevò la cornetta del portatile e chiamò il suo avvocato.
Poi richiuse.
-Ecco fatto, sta arrivando.
Nel frattempo però qualcuno, il maggiordomo o schiavetto di Sponzini, suppose Santoro, aveva aperto ad Agostinelli.
Santoro lo vide entrare come un treno, seguito dall'uomo di fiducia di Sponzini che non era riuscito a trattenerlo.
-La dichiaro in arresto, disse Agostinelli.
-Ma questo è ridicolo. Per arrestarmi per il reato che sostenete abbia commesso, ci vuole il corpo del reato.
-L'abbiamo trovato, non si preoccupi. Era nascosto nel frizere de là, disse Agostinelli.
Santoro lo amò, Amava quando si stabiliva un intesa quasi telepatica con i suoi colleghi. Agostinelli era più sveglio di quanto sembrasse. La coca era nella tasca del soprabito di Santoro. E difficilmente la cucina doveva essere monitorata da telecamere. Che intuito, pensò Santoro. Sarebbe stato un gioco da ragazzi dichiarare che una soffiata li aveva portati a casa Sponzini. Una soffiata mirata, in cui si indicava il luogo esatto dov'era nascosta la droga. Bingo! ,pensò Santoro.
Agostinelli mise le manette allo sbraitante Sponzini e uscirono.
Per le scale Sponzini guardò Santoro e gli disse-lei non immagina in che pasticcio si sta cacciando.
-Al contrario, lo immagino. Ma io ho imparato a dare il peso dovuto alle minacce. Ed è un peso decisamente inferiore a quello che deve avere la sua coscienza. Se ne ha ancora una.