Santoro era stato giocato. Era a casa a leccarsi le ferite. Di quanto accaduto in pochi minuti di conflitto a fuoco non doveva restare traccia. Ci aveva pensato Agostinelli a spostare i corpi degli uomini che ci avevano lasciato la pelle. Anche se erano dei criminali ciò non implicava certo che i corpi dovessero sparire sul fondale del Ticino. Santoro era stato molto chiaro con Agostinelli al riguardo. E infatti Agostinelli era stato grande. Aveva fatto sparire tutte le tracce. E aveva fatto ritrovare i cadaveri con una telefonata anonima. Restava il fatto che le loro armi avevano sparato. Ma Strippoli , pur incazzato, per il solo fatto che potesse essere coinvolto avrebbe fatto sparire le tracce. Le armi non sarebbero state controllate e avrebbe messo a posto l'inventario delle munizioni attraverso i registri informatici. Santoro era amareggiato. Non doveva morire nessuno. E invece era accaduto. E Ahmed era fuggito con il suo carico di droga. Non sapeva, Santoro, se perché avesse deciso di approfittare della situazione o perché avesse pianificato tutto a tavolino. Ora aveva un altro problema. Evitare che la coca di Ahmed invadesse Milano.
Nel pomeriggio di due giorni dopo il misfatto era a colloquio con Ibrahim, l'imam della moschea di Corsico. Raccontò all'imam una storia riveduta e corretta. Gli disse che era arrivato un carico di droga e che Ahmed si era incaricato di spacciarla nel territorio milanese. Ibrahim lo ascoltò.
-Un po' strana questa storia. Ma non voglio indagare. Non è mio lavoro, disse. Comunque , maresciallo, come mussulmano e come arabo, non ho interesse che questo veleno sia distribuito per le strade di Milano. Le farò avere delle informazioni. Appena so qualcosa.
Santoro gli strinse la mano guardandolo negli occhi. Capì che quell'uomo avrebbe tenuto fece alla sua promessa. Gli lasciò il numero della sua zanna di dinosauro. Poi uscì dalla moschea. Agostinelli lo aspettava sulla strada che da Corsico menava verso Milano.
-E adesso che famo? , fece Agostinelli.
-Ahmed lo lasciamo cuocere dai suo fratelli dell'islam. Noi dobbiamo occuparci di Nepoti e Sponzini. Faremo così. Andrò da Sponzini e giocherò la mia partita nel modo più sporco possibile. Con gente sporca devi giocare sporco. Devo farlo venire allo scoperto con ogni mezzo necessario. Portami in via del Carroccio, concluse.
Per strada Santoro non disse una parola. Era nero. Aveva un dolore al costato conseguenza della sparatoria. Il giubbotto aveva attutito il colpo di Nepoti. Ma c'era un leggero strascico. Si era fatto giocare come un pollo. E questa cosa non gli andava giù .
Arrivato in via del Carroccio disse ad Agostinelli-Giulio, nel lavoro di pulizia hai fatto sparire tutto?
-Certo, marescià, modestamente so un professionista.
-Tutto tutto?
-In che senso?
-C'è avanzato qualche sacchetto di quella roba?
Agostinelli titubava.
-Dai, dammene un sacchetto, disse Santoro...
-Marescia...ma che dite?
-Dai, non ti dico niente...mi serve...
-Ve serve? A voi? Ma che state a dì?
-Agostinè , cosa pensi che possa mai farne?
-Beh...sì, quarcosa c'è rimasto...
-E tu non l'ha fatto sparire, vero?
-Beh, no....
-Ecco...non voglio indagare su cose ne volevi fare. Non me ne frega niente. Dammene un po'.
-Ma marescià...ve fa male....
-Cazzo hai capito? Mi serve per incastrare Sponzini! Idiota!
-Ah, fece Agostinelli dandosi uno schiaffo in testa....
Prese un bustina di cocaina dalla tasca...
-Questa non basta...dammela tutta, fece risoluto Santoro.
Agostinelli arrossì. Tirò fuori dal cruscotto un bell'involto di plastica. Un bel sacchetto da un chilo.
Santoro lo guardò. Non era il momento di chiedergli che cosa volesse farne. C'erano delle priorità.
-Adesso non voglio sapere cosa volessi farne. Devi assecondarmi. Non possiamo perdere tempo. Adesso salirò da Sponzini. Fra una mezz'oretta Ti telefonerò. E tu verrai per arrestare Sponzini.
-Per arrestare Sponzini? E su che basi?
-Possesso e spaccio di stupefacenti...
Agostinelli lo osservò in modo strano....poi arrivò il sangue al cervello.
-Ho capito, disse....
-Finalmente, fece Santoro, a volte mi sembra di avere a che fare con la folla di un centro commerciale che chieda ai commessi dove sia la cassa. Davanti alle casse!
lunedì 26 marzo 2018
lunedì 12 marzo 2018
La pianista cinese, capitolo 51
Il giorno dopo era tutto pronto. Se ne stavano appostati nel parcheggio della tangenziale ovest di Milano scelto per lo scambio. Santoro, Agostinelli e Strippoli, in macchina, occhiali da sole, in attesa. Ancora non c'era nessuno , quattro e mezza del pomeriggio. Mancava mezz'ora a los cinco de la tarde. Strippoli mordeva il freno - Marescia, quando arriva il regista? Entro stasera le armi devono rientrare, se no al conteggio dell'inventario mancano.
-Voi stare tranquillo?
-Sì, marescià, di voi mi fido...ma era proprio necessario che veniva pure questo qui, il romano?
-Certo, John ha detto che voleva tre carabinieri.
-John? Chi cazz'è John?
-Carpenter, Giusè, John Carpenter, il regista.
-Ah, già , fece Strippoli. Poi accennò un gesto come per dire "mai coperto".
Ascoltavano radio Classica 94 megahertz, la stazione radio preferita di Santoro. L'auto era quella di Agostinelli. Santoro non aveva un'auto.
Verso le cinque meno dieci, un'altra auto si approssimò all'interno e parcheggio. Era una mercedes vecchio tipo , di quelle che piacevano ai marocchini e che ai marocchini duravano trent'anni. Erano i loro cammelli di latta occidentali. Uno status symbol. Era Ahmed.
Strippoli osservò la machina e la giudicò sospetta.
-Marescia, na machina di marucchini, fece...
-Sì, lo so, sono i cameramen...
-Veramente? , fece Strippoli.
-Certo, disse Agostinelli.
-Mah, cameramen marrucchini...che strano è stu regist...disse Strippoli.
Ahmed scesa dalla sua macchina e si diresse verso la vettura dei tre caramba, come avrebbe detto Cazzaniga.
Per inciso, Cazzaniga era migliorato, ma non era stato ancora dichiarato dimettibile. Santoro era felice di questo.
-Marescia, o marrucchino viene verso di noi...
-Lo so, Strippoli, è il capo cameramen...
-Ah, beh, fece Strippoli.
Santoro che sedeva a destra rispetto a Strippoli, sul lato dell'accompagnato, abbassò il finestrino.
Ahmed, magro, scheletrico, fumava, occhiali da sole innestati che lasciavano solchi sulle orecchie-Maresciallo, è tutto brondo....
-Ok Ahmed, aspettiamo. Noi restiamo qui defilati. Facci un segno quando vuoi che interveniamo.
-Bortate armi?
-Portate, amico, stai tranquillo. Ci sono tre m16 due mitragliette e le nostre parabellum, disse Santoro.
Ahmed fece per tornare verso la sua macchina.
Strippoli non ci stava capendo nulla.
Agostinelli per confondere le acque a quel punto disse-marescià, ma già la stanno a girà a scena o deve arivà quarcun artro?
-Come stanno girando? E le telecamere dove sono? , fece Strippoli.
-Dietro l'arberi, disse Agostinelli.
-Io non vedo niente, disse Strippoli.
-Nun te preoccupà, girano a infrarossi...
-Ah, non lo sapevo che c'erano ste diavolerie, ora, disse Strippoli.
-Devi vedè più tardi, che diavolerie, disse Agostinelli.
Santoro lo fulminò con lo sguardo.
Alle cinque in punto un Suv nero, probabilmente blindato, entrò , dalla tangenziale, direttamente nel parcheggio.
-Ci siamo , disse Santoro.
-E' arrivato, il regista? , fece Strippoli.
-Certo, disse Agostinelli con un fare sarcastico.
Da lontano i tre carabinieri osservavano la scena.
-Beh, che facciamo, non andiamo anche noi?
-No, Strippoli, stiamo già girando, non hai capito?
-Ah, già, disse Strippoli e si dette una rassettata.
Dal Suv uscì un tizio, magro, impermeabile bianco tirato a lucido. Era Nepoti.
Strippoli non lo riconobbe. Agostinelli e Santoro si dettero un'occhiata d'intesa.
Ahmed si avvicinò a Nepoti e i due confabularono.
Cinque minuti dopo arrivò un tir. Entrò lentamente nel parcheggio. Si parcheggiò davanti al Suv, ostruendolo alla vista dei carabinieri.
Agostinelli cominciò ad agitarsi.
-Stai calmo, disse Santoro. Per ora mettiamo solo i giubbotti.
Santoro uscì dall'auto che era ad un centinaio di metri. Ovviamente era in borghese. Aprì il portabagagli della Ypsilon e prese tre giubbotti.
Strippoli chiese-sono quei giubbotti speciali con la vernice rossa che dicevate?
-Esatto, disse Santoro, vedo che sei stato attento, Giusè!
Poi ad un certo punto, mentre indossavano i giubbotti, dei normali giubbotti antiproiettile, Santoro pensò che era il momento di agire. Dal retro del Tir aveva visto uscire degli uomini armati con dei borsoni a tracolla. Era la merce, la roba, come si sarebbe detto in gergo tossicomane.
-Andiamo, fece Santoro. E cominciò a passo svelto ad avvicinarsi. Non vedeva quello che stava accadendo e la cosa lo innervosiva. Non voleva che Ahmed corresse dei pericoli, ne', tantomeno Strippoli. Per cui gli disse di pazientare, che lo avrebbe chiamato a sé con un gesto, come in una vera azione da commando, aggiunse.
Arrivati dietro al Tir, posto di lato e ostruente la vista della mercedes di Ahmed, Santoro e Agostinelli si fermarono. Confabularono velocemente. Poi decisero di intervenire. Uno da un lato, l'altro dall'altro del tir.
Velocemente si portarono sul retro del del tir. E videro che Nepoti stava assaggiando della cocaina da un sacchetto. Non vide però Sponzini. Nepoti con la coda dell'occhio si accorse che qualcosa non andava. E senza girarsi estrasse la beretta e fece fuoco. Becco in pieno petto Santoro, che cadde. Lui e l'm16 che aveva imbracciato. A quel punto uscì dal lato opposto Agostinelli e cominciò a fare fuoco, cercando di non colpire Ahmed e due suoi complici che erano armati, anch'essi. Di kalashnikov.
I due si girarono e fecero fuoco, ma Agostinelli, più rapido, ne seccò uno e ferì l'altro. Entrambi si accasciarono. Ahmed, lesto, prese le borse dei due tizi armati di kalashnikov appena caduti e con un gesto rapido si portò dietro la Mercedes per ripararsi. Nepoti rientrò sparando come un ossesso, verso Agostinelli, indietreggiando verso il Suv, che, già in moto, lo accolse e , ancora con mezzo corpo fuori dal mezzo sgommò a velocità siderale, si diresse verso l'uscita del parcheggio.
L'autista del camion, aprì lo sportello del bestione metallico e sporgendo con un kalashnikov cercò di colpire Agostinelli. Ma fu steso da Santoro che fece fuoco da seduto, dolorante per i colpi attutiti dal suo provvidenziale giubbotto. Ahmed era nel frattempo salito in macchina e con un suo complice alla guida, sgommò a tutta birra verso l'uscita del parcheggio.
-Porca puttana, disse Santoro, affermazione, definizione, tutto, merda!
-Inseguiamoli, disse Agostnelli.
-Lascia stare, dove cazzo andiamo con la Ypsilon, fece Santoro.
-Cosa devo sparare?,urlò Strippoli armato di mitraglietta spuntando da dietro il tir....
Agostinelli aiutò Santoro a rialzarsi. entrambi osservarono Strippoli.
-Sparati un sega, disse Santoro.
-Voi stare tranquillo?
-Sì, marescià, di voi mi fido...ma era proprio necessario che veniva pure questo qui, il romano?
-Certo, John ha detto che voleva tre carabinieri.
-John? Chi cazz'è John?
-Carpenter, Giusè, John Carpenter, il regista.
-Ah, già , fece Strippoli. Poi accennò un gesto come per dire "mai coperto".
Ascoltavano radio Classica 94 megahertz, la stazione radio preferita di Santoro. L'auto era quella di Agostinelli. Santoro non aveva un'auto.
Verso le cinque meno dieci, un'altra auto si approssimò all'interno e parcheggio. Era una mercedes vecchio tipo , di quelle che piacevano ai marocchini e che ai marocchini duravano trent'anni. Erano i loro cammelli di latta occidentali. Uno status symbol. Era Ahmed.
Strippoli osservò la machina e la giudicò sospetta.
-Marescia, na machina di marucchini, fece...
-Sì, lo so, sono i cameramen...
-Veramente? , fece Strippoli.
-Certo, disse Agostinelli.
-Mah, cameramen marrucchini...che strano è stu regist...disse Strippoli.
Ahmed scesa dalla sua macchina e si diresse verso la vettura dei tre caramba, come avrebbe detto Cazzaniga.
Per inciso, Cazzaniga era migliorato, ma non era stato ancora dichiarato dimettibile. Santoro era felice di questo.
-Marescia, o marrucchino viene verso di noi...
-Lo so, Strippoli, è il capo cameramen...
-Ah, beh, fece Strippoli.
Santoro che sedeva a destra rispetto a Strippoli, sul lato dell'accompagnato, abbassò il finestrino.
Ahmed, magro, scheletrico, fumava, occhiali da sole innestati che lasciavano solchi sulle orecchie-Maresciallo, è tutto brondo....
-Ok Ahmed, aspettiamo. Noi restiamo qui defilati. Facci un segno quando vuoi che interveniamo.
-Bortate armi?
-Portate, amico, stai tranquillo. Ci sono tre m16 due mitragliette e le nostre parabellum, disse Santoro.
Ahmed fece per tornare verso la sua macchina.
Strippoli non ci stava capendo nulla.
Agostinelli per confondere le acque a quel punto disse-marescià, ma già la stanno a girà a scena o deve arivà quarcun artro?
-Come stanno girando? E le telecamere dove sono? , fece Strippoli.
-Dietro l'arberi, disse Agostinelli.
-Io non vedo niente, disse Strippoli.
-Nun te preoccupà, girano a infrarossi...
-Ah, non lo sapevo che c'erano ste diavolerie, ora, disse Strippoli.
-Devi vedè più tardi, che diavolerie, disse Agostinelli.
Santoro lo fulminò con lo sguardo.
Alle cinque in punto un Suv nero, probabilmente blindato, entrò , dalla tangenziale, direttamente nel parcheggio.
-Ci siamo , disse Santoro.
-E' arrivato, il regista? , fece Strippoli.
-Certo, disse Agostinelli con un fare sarcastico.
Da lontano i tre carabinieri osservavano la scena.
-Beh, che facciamo, non andiamo anche noi?
-No, Strippoli, stiamo già girando, non hai capito?
-Ah, già, disse Strippoli e si dette una rassettata.
Dal Suv uscì un tizio, magro, impermeabile bianco tirato a lucido. Era Nepoti.
Strippoli non lo riconobbe. Agostinelli e Santoro si dettero un'occhiata d'intesa.
Ahmed si avvicinò a Nepoti e i due confabularono.
Cinque minuti dopo arrivò un tir. Entrò lentamente nel parcheggio. Si parcheggiò davanti al Suv, ostruendolo alla vista dei carabinieri.
Agostinelli cominciò ad agitarsi.
-Stai calmo, disse Santoro. Per ora mettiamo solo i giubbotti.
Santoro uscì dall'auto che era ad un centinaio di metri. Ovviamente era in borghese. Aprì il portabagagli della Ypsilon e prese tre giubbotti.
Strippoli chiese-sono quei giubbotti speciali con la vernice rossa che dicevate?
-Esatto, disse Santoro, vedo che sei stato attento, Giusè!
Poi ad un certo punto, mentre indossavano i giubbotti, dei normali giubbotti antiproiettile, Santoro pensò che era il momento di agire. Dal retro del Tir aveva visto uscire degli uomini armati con dei borsoni a tracolla. Era la merce, la roba, come si sarebbe detto in gergo tossicomane.
-Andiamo, fece Santoro. E cominciò a passo svelto ad avvicinarsi. Non vedeva quello che stava accadendo e la cosa lo innervosiva. Non voleva che Ahmed corresse dei pericoli, ne', tantomeno Strippoli. Per cui gli disse di pazientare, che lo avrebbe chiamato a sé con un gesto, come in una vera azione da commando, aggiunse.
Arrivati dietro al Tir, posto di lato e ostruente la vista della mercedes di Ahmed, Santoro e Agostinelli si fermarono. Confabularono velocemente. Poi decisero di intervenire. Uno da un lato, l'altro dall'altro del tir.
Velocemente si portarono sul retro del del tir. E videro che Nepoti stava assaggiando della cocaina da un sacchetto. Non vide però Sponzini. Nepoti con la coda dell'occhio si accorse che qualcosa non andava. E senza girarsi estrasse la beretta e fece fuoco. Becco in pieno petto Santoro, che cadde. Lui e l'm16 che aveva imbracciato. A quel punto uscì dal lato opposto Agostinelli e cominciò a fare fuoco, cercando di non colpire Ahmed e due suoi complici che erano armati, anch'essi. Di kalashnikov.
I due si girarono e fecero fuoco, ma Agostinelli, più rapido, ne seccò uno e ferì l'altro. Entrambi si accasciarono. Ahmed, lesto, prese le borse dei due tizi armati di kalashnikov appena caduti e con un gesto rapido si portò dietro la Mercedes per ripararsi. Nepoti rientrò sparando come un ossesso, verso Agostinelli, indietreggiando verso il Suv, che, già in moto, lo accolse e , ancora con mezzo corpo fuori dal mezzo sgommò a velocità siderale, si diresse verso l'uscita del parcheggio.
L'autista del camion, aprì lo sportello del bestione metallico e sporgendo con un kalashnikov cercò di colpire Agostinelli. Ma fu steso da Santoro che fece fuoco da seduto, dolorante per i colpi attutiti dal suo provvidenziale giubbotto. Ahmed era nel frattempo salito in macchina e con un suo complice alla guida, sgommò a tutta birra verso l'uscita del parcheggio.
-Porca puttana, disse Santoro, affermazione, definizione, tutto, merda!
-Inseguiamoli, disse Agostnelli.
-Lascia stare, dove cazzo andiamo con la Ypsilon, fece Santoro.
-Cosa devo sparare?,urlò Strippoli armato di mitraglietta spuntando da dietro il tir....
Agostinelli aiutò Santoro a rialzarsi. entrambi osservarono Strippoli.
-Sparati un sega, disse Santoro.
giovedì 8 marzo 2018
La pianista cinese, capitolo 50
Una volta davanti al comando, Strippoli e Santoro, in borghese, mostrarono i tesserini identificativi. Il piantone all'ingresso non li conosceva. Meglio, pensò Santoro. Il piantone disse che potevano entrare. Strippoli fece il suo ingresso oltre la sbarra d'ingresso della compagnia provinciale dei Carabinieri di via Moscova, con la Ypsilon ecochic a gas appena finita di pagare , a rate.
-Giusè, ma in questa cacatella di mosca di macchina, quante armi ci possono stare?
-Abbastanza, marescià...abbastanza pe' fa a Rambo nel film...madoooo, quella a mia moglie poi chi la sente più, va a telefonare a tutti parenti pugliesi...madooooooo....
Scesero dall'auto. Entrarono in un corpo della caserma dove era situata l'armeria. Strippoli aveva detto che c'era un intoppo: l'armiere.
Santoro si sarebbe occupato di distrarlo.
-Sì, e poi come facciano a far rientrare le armi?, disse Strippoli.
-Così come sono uscite...
-Come?
-Giusè, dimmi un po', a vu gerà la scena?, disse in dialetto barese.
-E come n'a vogghie gerà, disse Strippoli.
Percorsero un corridoio. Mentre camminavano Santoro pensava mille cose contemporaneamente. Non si capacitava all'idea che Sponzini avrebbe potuto far uccidere sua figlia. Perché? Era mai possibile?
Davanti all'armeria c'era l'appuntato scelto Mitrani. Era un pezzo di ragazzo dalla fisicata scultorea, un vero duro. Ma dal cuore tenero, gli aveva detto Strippoli. E stravedeva per le belle femmine, aveva aggiunto. Chi non stravedeva per le belle femmine? , aveva replicato Santoro.
-No, guarda, Santò, quello proprio se ne viene nelle mutande, sbava...non è normale...
Ed era su quest'aspetto che Santoro avrebbe contato per distrarlo. Infatti, fuori dalla caserma, in macchina, la sua macchina, c'era Bruna Almeida, una sua vecchia conoscenza brasiliana. Prostituta di mezz'età, brasiliana, espertissima, che doveva un paio di favori al maresciallo pugliese. Insomma, non aveva potuto negarsi. Santoro ci avrebbe messo in sovrappiù una lauta mancia. Ma ci stava. Dopotutto, nell'etica del maresciallo pugliese, il lavoro, qualsiasi lavoro, andava retribuito. E senza tante storie.
Era già d'accordo con Strippoli su come far cadere il pollo nelle trappola.
-Ciao Mitrani , come va, disse Strippoli davanti alla porta a grate dell'armeria.
-Bene, brigadiere, voi come state? Mitrani era brindisino. Un altro pugliese. Tanto per cambiare.
-Bene, Mitrani, devo controllare l'arma del maresciallo Santoro, fece indicando Santoro.
-Bene, entrate pure, disse Mitrani.
Mentre Strippoli armeggiava con alcune pistole Beretta-aveva detto a Mitrani che forse la Beretta di Santoro era da cambiare-Santoro approfittò per fare due chiacchiere con Mitrani.
Disse che era di Ostuni e che era da vari anni a Milano, dopo una parentesi di qualche anno a Trieste.
Mitrani disse che aveva sentito parlare di lui, che era bravo, aveva risolti molti casi, ma che era strano. Anche se non aveva capito in che senso.
Il gancio che Santoro attendeva si presentò sottoforma di assist perfetto.
-Strano perché mi piacciono molto le donne, Mitrani. Non mi sono sposato per questo. Non sapendo quale scegliere ho fatto la fine dell'asino di Buridano.
-Percene a Buridano n'cete n'asino particolare? , chiese Mitrani in Brindisino.
Santoro lasciò perdere. Anzi, rilanciò.
-Mi piace proprio la fica, Mitrà...pensa che qua fuori c'è una che mi sta aspettando...le piace fare delle orge. Una brasiliana.
-Davero? Brasiliana? Impaccesco pe' le brasiliane...
-Ti va di conoscerla?
Mitrani si voltò verso Strippoli.
-Tranquillo, lasciamo il brigadiere, qui, tanto ha del lavoro da fare, non è vero Strippoli?, fece, rivolto a Strippoli.
-Sì, sì, se dovete farvi qualche giretto, andate tranquilli, vi copro io.
-Pensa che prima siamo già andati con lei tutti e due. Sia io che Strippoli. Non le basta mai. E' una ninfomane!
-Ce d'ete? Rinfomane?
-Mitrà, ninfomane...significa che non le basta mai, continuerebbe a fare sesso all'infinito!
Mitrani si stava visibilmente turbando barra eccitando.
-Dai, vieni che te la presento.
Mitrani si allontanò con Santoro.
Era fatta, pensò Santoro mentre si allontanava con Mitrani. Nel lasso di tempo in cui Mitrani avrebbe fatto la conoscenza "della Bruna", come avrebbe detto il buon Cazzaniga, Strippoli avrebbe potuto agire indisturbato.
Uscirono dalla caserma. Mitrani disse al piantone che sarebbe tornato subito, che andava al bar con il maresciallo Santoro a bere 'na cosa.
Si avvicinarono alla Bmw di Bruna Almeida.
-Ciao Bruna, fece Santoro, ti ho portato un amico...per presentartelo, ti va?
-Scerto che me va, Gabriele....mmmmm, sembra proprio un toru , questo tuo amigo! , fece Bruna.
Mitrani aveva già lo sguardo imbambolato.
Santoro disse a Mitrani di salire in macchina-fatti un giro, va Mitrà, io ti aspetto qui. E strizzò l'occhiolino a Bruna.
Mitrani si catapultò in macchina. Per qualche ora sarebbe stato neutralizzato.
Santoro tornò in caserma. Mentre attraversava il cortile incontrò Strippoli.
-Tutto a posto, maresciallo. Ho già fatto il carico.
-Ok, ma non possiamo andarcene finchè non torna Mitrani.
-Beh, sapete che c'è, conosco un bar qua vicino, disse Strippoli, andiamoci.
Un paio d'ore dopo Mitrani e Bruna non erano ancora rientrati.
Santoro, mentre beveva una immancabile camomilla davanti agli occhi attoniti e birrosi del brigadiere Strippoli, tirò fuori la zanna di dinosauro. E chiamò Bruna.
Bruna rispose quasi subito. Disse che stavano rientrando.
Venti minuti dopo, mentre Strippoli stava bevendo il quarto peroncino, Santoro vide sfrecciare davanti al bar la Bmw di Bruna.
-Marescia, dico, mi potevate fare un giro pure a me, no?
-Che cazzo dici, Strippoli, tu sei sposato!
-Madooo, non vi facevo così moralista....
-Non si tratta di moralismo. Io sono per il sesso libero se uno non ha impegni. Se uno ha già degli impegni, beh, ha voluto la bicicletta? Deve pedalare.
Uscirono dal bar. Santoro si avvcinò alla Bmw. Mitrani scese dall'auto visibilmente scosso.
-Tutto bene? , fece Santoro.
Bruna gli fece segno d avvicinarsi, per non farsi sentire dagli altri due. Santoro si avvicinò al finestrino dell'auto di lusso.
-Che c'è? , fece.
-Il tuo amigo, lì, è un cafone, brega...mi ha fatto abasare mutandine subito perché pensava io essere una trans, un viado, capito?
-Uhm, fece Santoro, vai avanti, che forse ho capito dove vuoi arrivare.
-Poi quando ha visto che essere una donna vera, comunciato a dire che a lui piacere trans , viados...
-Uhm, vai avanti che forse ho capito dove vuoi arrivare...
-Portato in via Padova dove stare mia amiga trans.
-Uhm, vai avanti...
-Io andare avanti...ma tuo collega lì, capire solo di dietro....
-Cioè?
-Lui andato con due trans amighe mie. Loro dito a me lui fatto la dona, con loro.
Santoro non disse niente.
Poi fece-immagino che adesso la tariffa sia raddoppiata!
-Tu dovere pagare me tre volte. Una per me e altre due per mie amighe.
-Va bene. Santoro tirò fuori il portafoglio e saldò Bruna. Lei gli chiese di avvicinarsi. E lo baciò su una guancia. Santoro restò sorpreso dal gesto. Poi la brasiliana sgommò via.
Nel frattempo Strippoli e Mitrani confabulavano.
-Allora , Mitrani, comè stato?
-Eccezionale, marescià. Ha dovuto dire lei basta!
-Uhm, fece Santoro, era prevedibile, aggiunse. Ma si riferiva alla menzogna di Mitrani. Ma non se l'era sentita di aggiungere, all'affermazione di Mitrani, ha dovuto dire lei basta, la frase: quale delle tre? Non sarebbe stato da lui. Se Mitrani aveva certe tendenze , in fin dei conti erano fatti suoi. Né sarebbe andato da Strippoli a riferirgli la cosa, sghignazzando come un Gianuli qualsiasi. Erano cose che lasciava a gente di infimo livello. Infimo livello umano oltre che culturale. Sorrise solamente del fatto, che, tutto sommato, gli era andata bene. Restava solo una cosa, da fare. Capire se e come coinvolgere Strippoli, l'indomani. Di doman non v'è certezza, recitava il poeta,dopotutto, pensò.
-Strippoli, fece, ci facciamo la camomilla della staffa?
-Camomilla? Puah, con tutti il rispetto, marescià, ma la camomilla mi pare 'na cosa da froci. Mi meraviglio di voi che avete fama di donnaiolo?
-Strippoli, mi piacerebbe tanto sapere se è la stessa fonte che ti aveva riferito dei gusti di Mitrani.
-Perché?
-Perché se non mi devo preoccupare...
-No, non è la stessa fonte. Varie fonti. Insomma, lo dicono tutti.
-Uhm, fece Santoro. Diciamo che non disdegno, ecco. Ma non me le vado a cercare.
-Ci mancherebbe, marescià...io però me le andrei a cercare, fece Strippoli .
Santoro lo guardò duro.
-Se non fossi impegnato, aggiunse Strippoli.
A Santoro questa storia dell'italiano medio che disprezzava i gay, irreprensibilmente sposato e perennemente a caccia di puttane, come stereotipo antropologico, aveva stufato. Dopo mi nascono i Mitrani, pensò. Poi aggiunse per l'invisibile pubblico dei suoi dibattiti generali. Meno male che non dico queste cose a nessuno. Men che meno in televisione. Potrei trovare schiere di idioti che potrebbero prendermi sul serio.
-Giusè, ma in questa cacatella di mosca di macchina, quante armi ci possono stare?
-Abbastanza, marescià...abbastanza pe' fa a Rambo nel film...madoooo, quella a mia moglie poi chi la sente più, va a telefonare a tutti parenti pugliesi...madooooooo....
Scesero dall'auto. Entrarono in un corpo della caserma dove era situata l'armeria. Strippoli aveva detto che c'era un intoppo: l'armiere.
Santoro si sarebbe occupato di distrarlo.
-Sì, e poi come facciano a far rientrare le armi?, disse Strippoli.
-Così come sono uscite...
-Come?
-Giusè, dimmi un po', a vu gerà la scena?, disse in dialetto barese.
-E come n'a vogghie gerà, disse Strippoli.
Percorsero un corridoio. Mentre camminavano Santoro pensava mille cose contemporaneamente. Non si capacitava all'idea che Sponzini avrebbe potuto far uccidere sua figlia. Perché? Era mai possibile?
Davanti all'armeria c'era l'appuntato scelto Mitrani. Era un pezzo di ragazzo dalla fisicata scultorea, un vero duro. Ma dal cuore tenero, gli aveva detto Strippoli. E stravedeva per le belle femmine, aveva aggiunto. Chi non stravedeva per le belle femmine? , aveva replicato Santoro.
-No, guarda, Santò, quello proprio se ne viene nelle mutande, sbava...non è normale...
Ed era su quest'aspetto che Santoro avrebbe contato per distrarlo. Infatti, fuori dalla caserma, in macchina, la sua macchina, c'era Bruna Almeida, una sua vecchia conoscenza brasiliana. Prostituta di mezz'età, brasiliana, espertissima, che doveva un paio di favori al maresciallo pugliese. Insomma, non aveva potuto negarsi. Santoro ci avrebbe messo in sovrappiù una lauta mancia. Ma ci stava. Dopotutto, nell'etica del maresciallo pugliese, il lavoro, qualsiasi lavoro, andava retribuito. E senza tante storie.
Era già d'accordo con Strippoli su come far cadere il pollo nelle trappola.
-Ciao Mitrani , come va, disse Strippoli davanti alla porta a grate dell'armeria.
-Bene, brigadiere, voi come state? Mitrani era brindisino. Un altro pugliese. Tanto per cambiare.
-Bene, Mitrani, devo controllare l'arma del maresciallo Santoro, fece indicando Santoro.
-Bene, entrate pure, disse Mitrani.
Mentre Strippoli armeggiava con alcune pistole Beretta-aveva detto a Mitrani che forse la Beretta di Santoro era da cambiare-Santoro approfittò per fare due chiacchiere con Mitrani.
Disse che era di Ostuni e che era da vari anni a Milano, dopo una parentesi di qualche anno a Trieste.
Mitrani disse che aveva sentito parlare di lui, che era bravo, aveva risolti molti casi, ma che era strano. Anche se non aveva capito in che senso.
Il gancio che Santoro attendeva si presentò sottoforma di assist perfetto.
-Strano perché mi piacciono molto le donne, Mitrani. Non mi sono sposato per questo. Non sapendo quale scegliere ho fatto la fine dell'asino di Buridano.
-Percene a Buridano n'cete n'asino particolare? , chiese Mitrani in Brindisino.
Santoro lasciò perdere. Anzi, rilanciò.
-Mi piace proprio la fica, Mitrà...pensa che qua fuori c'è una che mi sta aspettando...le piace fare delle orge. Una brasiliana.
-Davero? Brasiliana? Impaccesco pe' le brasiliane...
-Ti va di conoscerla?
Mitrani si voltò verso Strippoli.
-Tranquillo, lasciamo il brigadiere, qui, tanto ha del lavoro da fare, non è vero Strippoli?, fece, rivolto a Strippoli.
-Sì, sì, se dovete farvi qualche giretto, andate tranquilli, vi copro io.
-Pensa che prima siamo già andati con lei tutti e due. Sia io che Strippoli. Non le basta mai. E' una ninfomane!
-Ce d'ete? Rinfomane?
-Mitrà, ninfomane...significa che non le basta mai, continuerebbe a fare sesso all'infinito!
Mitrani si stava visibilmente turbando barra eccitando.
-Dai, vieni che te la presento.
Mitrani si allontanò con Santoro.
Era fatta, pensò Santoro mentre si allontanava con Mitrani. Nel lasso di tempo in cui Mitrani avrebbe fatto la conoscenza "della Bruna", come avrebbe detto il buon Cazzaniga, Strippoli avrebbe potuto agire indisturbato.
Uscirono dalla caserma. Mitrani disse al piantone che sarebbe tornato subito, che andava al bar con il maresciallo Santoro a bere 'na cosa.
Si avvicinarono alla Bmw di Bruna Almeida.
-Ciao Bruna, fece Santoro, ti ho portato un amico...per presentartelo, ti va?
-Scerto che me va, Gabriele....mmmmm, sembra proprio un toru , questo tuo amigo! , fece Bruna.
Mitrani aveva già lo sguardo imbambolato.
Santoro disse a Mitrani di salire in macchina-fatti un giro, va Mitrà, io ti aspetto qui. E strizzò l'occhiolino a Bruna.
Mitrani si catapultò in macchina. Per qualche ora sarebbe stato neutralizzato.
Santoro tornò in caserma. Mentre attraversava il cortile incontrò Strippoli.
-Tutto a posto, maresciallo. Ho già fatto il carico.
-Ok, ma non possiamo andarcene finchè non torna Mitrani.
-Beh, sapete che c'è, conosco un bar qua vicino, disse Strippoli, andiamoci.
Un paio d'ore dopo Mitrani e Bruna non erano ancora rientrati.
Santoro, mentre beveva una immancabile camomilla davanti agli occhi attoniti e birrosi del brigadiere Strippoli, tirò fuori la zanna di dinosauro. E chiamò Bruna.
Bruna rispose quasi subito. Disse che stavano rientrando.
Venti minuti dopo, mentre Strippoli stava bevendo il quarto peroncino, Santoro vide sfrecciare davanti al bar la Bmw di Bruna.
-Marescia, dico, mi potevate fare un giro pure a me, no?
-Che cazzo dici, Strippoli, tu sei sposato!
-Madooo, non vi facevo così moralista....
-Non si tratta di moralismo. Io sono per il sesso libero se uno non ha impegni. Se uno ha già degli impegni, beh, ha voluto la bicicletta? Deve pedalare.
Uscirono dal bar. Santoro si avvcinò alla Bmw. Mitrani scese dall'auto visibilmente scosso.
-Tutto bene? , fece Santoro.
Bruna gli fece segno d avvicinarsi, per non farsi sentire dagli altri due. Santoro si avvicinò al finestrino dell'auto di lusso.
-Che c'è? , fece.
-Il tuo amigo, lì, è un cafone, brega...mi ha fatto abasare mutandine subito perché pensava io essere una trans, un viado, capito?
-Uhm, fece Santoro, vai avanti, che forse ho capito dove vuoi arrivare.
-Poi quando ha visto che essere una donna vera, comunciato a dire che a lui piacere trans , viados...
-Uhm, vai avanti che forse ho capito dove vuoi arrivare...
-Portato in via Padova dove stare mia amiga trans.
-Uhm, vai avanti...
-Io andare avanti...ma tuo collega lì, capire solo di dietro....
-Cioè?
-Lui andato con due trans amighe mie. Loro dito a me lui fatto la dona, con loro.
Santoro non disse niente.
Poi fece-immagino che adesso la tariffa sia raddoppiata!
-Tu dovere pagare me tre volte. Una per me e altre due per mie amighe.
-Va bene. Santoro tirò fuori il portafoglio e saldò Bruna. Lei gli chiese di avvicinarsi. E lo baciò su una guancia. Santoro restò sorpreso dal gesto. Poi la brasiliana sgommò via.
Nel frattempo Strippoli e Mitrani confabulavano.
-Allora , Mitrani, comè stato?
-Eccezionale, marescià. Ha dovuto dire lei basta!
-Uhm, fece Santoro, era prevedibile, aggiunse. Ma si riferiva alla menzogna di Mitrani. Ma non se l'era sentita di aggiungere, all'affermazione di Mitrani, ha dovuto dire lei basta, la frase: quale delle tre? Non sarebbe stato da lui. Se Mitrani aveva certe tendenze , in fin dei conti erano fatti suoi. Né sarebbe andato da Strippoli a riferirgli la cosa, sghignazzando come un Gianuli qualsiasi. Erano cose che lasciava a gente di infimo livello. Infimo livello umano oltre che culturale. Sorrise solamente del fatto, che, tutto sommato, gli era andata bene. Restava solo una cosa, da fare. Capire se e come coinvolgere Strippoli, l'indomani. Di doman non v'è certezza, recitava il poeta,dopotutto, pensò.
-Strippoli, fece, ci facciamo la camomilla della staffa?
-Camomilla? Puah, con tutti il rispetto, marescià, ma la camomilla mi pare 'na cosa da froci. Mi meraviglio di voi che avete fama di donnaiolo?
-Strippoli, mi piacerebbe tanto sapere se è la stessa fonte che ti aveva riferito dei gusti di Mitrani.
-Perché?
-Perché se non mi devo preoccupare...
-No, non è la stessa fonte. Varie fonti. Insomma, lo dicono tutti.
-Uhm, fece Santoro. Diciamo che non disdegno, ecco. Ma non me le vado a cercare.
-Ci mancherebbe, marescià...io però me le andrei a cercare, fece Strippoli .
Santoro lo guardò duro.
-Se non fossi impegnato, aggiunse Strippoli.
A Santoro questa storia dell'italiano medio che disprezzava i gay, irreprensibilmente sposato e perennemente a caccia di puttane, come stereotipo antropologico, aveva stufato. Dopo mi nascono i Mitrani, pensò. Poi aggiunse per l'invisibile pubblico dei suoi dibattiti generali. Meno male che non dico queste cose a nessuno. Men che meno in televisione. Potrei trovare schiere di idioti che potrebbero prendermi sul serio.
giovedì 1 marzo 2018
La pianista cinese, capitolo 49
Santoro contattò il Brigadiere Giulio Agostinelli. Gli disse di procurarsi delle armi da guerra. Per l'incontro fatidico. Non c'era da scherzare. Agostinelli disse che non sapeva come procurarsi quelle armi. Che era fuori dai suoi territori di provenienza. E non c'era tempo per andarsele a procurare da quelle parti. Santoro disse che ci avrebbe pensato lui. Aveva una mezza idea. Ma non anticipò nulla ad Agostinelli. L'appuntamento era l'indomani. Troppo poco tempo. Doveva rischiare. Telefonò al brigadiere Strippoli. Aveva saputo che aveva buoni rapporti con l'armeria della compagnia. Strippoli disse che era sorpreso di sentirlo. Ma che si sarebbe fatto trovare all'appuntamento propostogli da Santoro.
-Ok, sto per andare da Strippoli, disse ad Agostinelli, nel frattempo cosa hai scoperto della relazione fra Nepoti e Giada Sponzini.
-Nun ce crederà...ma la ragazza era innamorata...
-Questo lo posso credere...ma lui, lui, perché lo faceva? E come si spiegano i suoi rapporti con Casalabene?
-Io n'idea ce l'avrei...ma è troppo azzardata...
-Spara, Agostinè...
-Già dovemo sparà?
-Sono contento che sia in vena di battute, perché domani non credo che ne avrai il tempo. Buon per te che non soffri di colite. Io devo fare la scorta di Dissenten...
-Dissenten?
-Sì, hai capito bene...Sono un uomo normale, dopotutto. E cacarsi addosso accade alle persone normali. E' il crisma della loro normalità. Quelli che restano freddi come il marmo sono degli stronzi. La cacata già c'è stata, ab origine. Comunque dimmi questa tua sedicente opinione...
-Io penso che Nepoti e la ragazza fossero sentimentalmente legati. E ar padre de' a pischella nun piacesse questa faccenda.
-Che vuoi dire?
-Dico che si te scopa tua fija er tu mijor amico nun è tanto regolare come cosa, nun credete?
-E certo che lo crediamo...
-Ah, coso, ah Marescia e pura in sti momenti me fa er sarcasmo su sta storia del "voi"?
-Continua, intimò Santoro.
-Secondo me Sponzini ha lottato in tutti i modi per allontanà a fija da Nepoti.
-Ma non erano amici?
-Secondo me i due so solo in rapporti de affari. Gnent'artro...
Santoro si fermò a riflettere. Stavano camminando su Corso Buenos Aires da un'ora circa.
-Che vuoi dire, in definitiva, che Sponzini ha fatto uccidere sua figlia?
-Potrebbe esse...
-No, impossibile, non ci credo...
-Perché? M'avete insegnato voi che certa gente davanti all'affari nun guarda in faccia a nisuno...
-A meno che, fece Santoro...
-A meno che cosa?
-A meno che non fosse sua figlia per davvero. Di sangue , intendo.
-Bingo! Marescia ma che c'avete ar posto de a capoccia, er fosforo de mille tonni...
-Tonno sarai tu, disse Santoro sogghignando.
Agostinelli sorrise.
-Ma di questa storia ci occuperemo dopo...non vorrei che dietro ci fosse qualcos'altro che è sfuggito alle indagini. Ora devo lasciarti. Sto per andare da Strippoli.
-D'accordo , Marescià. Come lo convincerete?
-Non lo so ancora. Devo inventarmi qualcosa. Forse le armi le otterrò. Ma la cosa più difficile sarà che riesca a mantenere la consegna del silenzio. E lì la vedo grigia.
Ore 21, Bar Ogigia, nei pressi di via della Moscova.
-Marescia, come mai mi volete parlare...così, improvvisamente?
-Devo chiederti un favore. Una cortesia personale.
-Dite , marescià, sono a vostra disposizione...fra conterroni figuratevi se non ci s'aiuta...
-Strippoli, io odio quella parola...
-Quale parola?
-Terroni...
-No, Marescia, ma io scherzo....io sono orgoglioso di essere terrone...
-Strippoli, tu non hai ancora capito che terrone per me non è una connotazione geopolitica, ma antropologica.
-Eh, marescià, già me ste dole la chepe...
-Ma lasciamo perdere queste stronzate. Vengo alla mia richiesta di favore.
-Dite, marescià...
-So che sei uno di quelli che ha la chiave dell'armeria del comando...
-Sì, perché, che vi serve?
-Mi servono delle armi...
-Ma, marescià, non avete la Beretta, già?
-Per fare quello che devo fare mi servono armi pesanti, la Beretta al confronto è una pistola ad acqua...
-Ho capito, marescià...eh, a che vi servono, se posso sapere?
-Ma mi devi promettere che non dirai niente a nessuno.
-Ma certo, marescià e ci mancherebbe...
-Ok, le armi servono per fare un film. Me le ha chieste un mio amico che fa il regista.
-Ah sì..interessante sta cosa...
-Ha bisogno di armi vere per rendere realistiche le riprese.
-Ah, quindi le caricate a salve?
-No, le carichiamo a pallottole vere...
-E che devono uccidere all'avveramente?
-No...useranno dei giubbotti antiproiettile molto resistenti pieni di vernice rossa...
-Veramente dite?
-Sì.
-Eh, ma per fare questo ci vuole un permesso speciale, ci vogliono giorni...
-Non abbiamo tutto questo tempo..la cosa è per domani. Si va in scena domani.
-Domani, e come facciamo?
-Scusa , non hai le chiavi dell'armeria?
-Sì, ma , marescià, parliamoci chiaro, io che ci guadagno.
-Beh, sì, certo, è un aspetto da considerare.
-E certo...eh, se no....
-Io e te parteciperemo ad un paio di scene. E resteremo nel film...
-Veramente, disse Strippoli illuminandosi d'immenso.
-E mia moglie potrà andare al cinema e vedermi in azione..e dire, mo', quello lì è mio marito?
-Certo, disse Santoro. Odiava dover fare quella parte ma non c'era più stupido di chi non chiedeva altro he essere preso per tale.
-Beh, se è così, si può fare, marescià...
-Sì, ma Giusè, dobbiamo andare a prendere le armi stanotte.
-Stanotte?
-Certo, non vorrai mica che aspettiamo giorni per avere il permesso? Quello il regista amico mio deve girare domani...
-Va beh, marescià...e ...dite un po', chi è questo regista?
Santoro era in difficoltà, adesso doveva inventarsi velocemente un altra panzana credibile.
-Uhm, John Carpenter, disse Santoro. Poi chiuse gli occhi e sperò che Strippoli non lo conoscesse. O cominciasse, data la notorietà del regista, a subodorare la boutade.
-Non lo conosco, marescià, ma se lo dite voi mi fido..e sì, stanotte, verso mezzanotte ci vediamo qui vicino e andiamo in armeria. A quell'ora non c'è nessuno. All'ingresso nessuno ci chiederà niente.
-Come faremo a fare passare le armi?
-Entriamo dentro la caserma in macchina. Carichiamo le armi in macchina. Poi usciamo. Un gioco da ragazzi marescià...maronna mia, nel film mi deve vedere mia moglie.
Si strinsero la mano e si dettero appuntamento per la mezzanotte di quella stessa notte.
Come si sarebbe disfatto di Strippoli, una volta ottenute le armi, Santoro ancora non lo sapeva. Anche se gli era balenata una mezza idea di arruolarlo per l'azione . Si sarebbe visto. Santoro in fondo si affidava molto al suo istinto. Eletto un canovaccio ne modificava il corso continuamente , in realzione al suo intuito e ai fatti così come intervenivano. In fondo era un marines. Improvvisava. Anche se non si sentiva un uomo d'azione. Si considerava un uomo di pensiero. Ma del resto Che Guevara non era un medico e divenne un eccellente stratega militare? E Pasolini? , che era un poeta e uno scrittore, senza mai aver usato la macchina da presa, non era forse diventato un regista studiato persino nelle scuole di cinematografia Hollywodiane? Erano queste, fra le cose che pensava, che facevano dire poi a Gianuli, che non stava bene per un carabiniere, occuparsi di questi personaggi, degli eversori, in definitiva. Eh già, pensava Santoro. Perché avrebbe dovuto occuparsi di El Alamein o dell'offensiva del Don? A Santoro non era mai piaciuta questa identificazione fra gli uomini d'ordine e l'ideologia di destra. Non la capiva. E non capiva perché molti carabinieri non conoscessero Salvo D'Acquisto e invece conoscevano Mussolini . E lo idolatravano. I carabinieri in cui lui credeva avevano giurato fedeltà alla Costituzione. E questo era quanto . Tutto il resto erano solo esaltazione folkloristiche del tutto fuori luogo. E di cattivo gusto.
-Ok, sto per andare da Strippoli, disse ad Agostinelli, nel frattempo cosa hai scoperto della relazione fra Nepoti e Giada Sponzini.
-Nun ce crederà...ma la ragazza era innamorata...
-Questo lo posso credere...ma lui, lui, perché lo faceva? E come si spiegano i suoi rapporti con Casalabene?
-Io n'idea ce l'avrei...ma è troppo azzardata...
-Spara, Agostinè...
-Già dovemo sparà?
-Sono contento che sia in vena di battute, perché domani non credo che ne avrai il tempo. Buon per te che non soffri di colite. Io devo fare la scorta di Dissenten...
-Dissenten?
-Sì, hai capito bene...Sono un uomo normale, dopotutto. E cacarsi addosso accade alle persone normali. E' il crisma della loro normalità. Quelli che restano freddi come il marmo sono degli stronzi. La cacata già c'è stata, ab origine. Comunque dimmi questa tua sedicente opinione...
-Io penso che Nepoti e la ragazza fossero sentimentalmente legati. E ar padre de' a pischella nun piacesse questa faccenda.
-Che vuoi dire?
-Dico che si te scopa tua fija er tu mijor amico nun è tanto regolare come cosa, nun credete?
-E certo che lo crediamo...
-Ah, coso, ah Marescia e pura in sti momenti me fa er sarcasmo su sta storia del "voi"?
-Continua, intimò Santoro.
-Secondo me Sponzini ha lottato in tutti i modi per allontanà a fija da Nepoti.
-Ma non erano amici?
-Secondo me i due so solo in rapporti de affari. Gnent'artro...
Santoro si fermò a riflettere. Stavano camminando su Corso Buenos Aires da un'ora circa.
-Che vuoi dire, in definitiva, che Sponzini ha fatto uccidere sua figlia?
-Potrebbe esse...
-No, impossibile, non ci credo...
-Perché? M'avete insegnato voi che certa gente davanti all'affari nun guarda in faccia a nisuno...
-A meno che, fece Santoro...
-A meno che cosa?
-A meno che non fosse sua figlia per davvero. Di sangue , intendo.
-Bingo! Marescia ma che c'avete ar posto de a capoccia, er fosforo de mille tonni...
-Tonno sarai tu, disse Santoro sogghignando.
Agostinelli sorrise.
-Ma di questa storia ci occuperemo dopo...non vorrei che dietro ci fosse qualcos'altro che è sfuggito alle indagini. Ora devo lasciarti. Sto per andare da Strippoli.
-D'accordo , Marescià. Come lo convincerete?
-Non lo so ancora. Devo inventarmi qualcosa. Forse le armi le otterrò. Ma la cosa più difficile sarà che riesca a mantenere la consegna del silenzio. E lì la vedo grigia.
Ore 21, Bar Ogigia, nei pressi di via della Moscova.
-Marescia, come mai mi volete parlare...così, improvvisamente?
-Devo chiederti un favore. Una cortesia personale.
-Dite , marescià, sono a vostra disposizione...fra conterroni figuratevi se non ci s'aiuta...
-Strippoli, io odio quella parola...
-Quale parola?
-Terroni...
-No, Marescia, ma io scherzo....io sono orgoglioso di essere terrone...
-Strippoli, tu non hai ancora capito che terrone per me non è una connotazione geopolitica, ma antropologica.
-Eh, marescià, già me ste dole la chepe...
-Ma lasciamo perdere queste stronzate. Vengo alla mia richiesta di favore.
-Dite, marescià...
-So che sei uno di quelli che ha la chiave dell'armeria del comando...
-Sì, perché, che vi serve?
-Mi servono delle armi...
-Ma, marescià, non avete la Beretta, già?
-Per fare quello che devo fare mi servono armi pesanti, la Beretta al confronto è una pistola ad acqua...
-Ho capito, marescià...eh, a che vi servono, se posso sapere?
-Ma mi devi promettere che non dirai niente a nessuno.
-Ma certo, marescià e ci mancherebbe...
-Ok, le armi servono per fare un film. Me le ha chieste un mio amico che fa il regista.
-Ah sì..interessante sta cosa...
-Ha bisogno di armi vere per rendere realistiche le riprese.
-Ah, quindi le caricate a salve?
-No, le carichiamo a pallottole vere...
-E che devono uccidere all'avveramente?
-No...useranno dei giubbotti antiproiettile molto resistenti pieni di vernice rossa...
-Veramente dite?
-Sì.
-Eh, ma per fare questo ci vuole un permesso speciale, ci vogliono giorni...
-Non abbiamo tutto questo tempo..la cosa è per domani. Si va in scena domani.
-Domani, e come facciamo?
-Scusa , non hai le chiavi dell'armeria?
-Sì, ma , marescià, parliamoci chiaro, io che ci guadagno.
-Beh, sì, certo, è un aspetto da considerare.
-E certo...eh, se no....
-Io e te parteciperemo ad un paio di scene. E resteremo nel film...
-Veramente, disse Strippoli illuminandosi d'immenso.
-E mia moglie potrà andare al cinema e vedermi in azione..e dire, mo', quello lì è mio marito?
-Certo, disse Santoro. Odiava dover fare quella parte ma non c'era più stupido di chi non chiedeva altro he essere preso per tale.
-Beh, se è così, si può fare, marescià...
-Sì, ma Giusè, dobbiamo andare a prendere le armi stanotte.
-Stanotte?
-Certo, non vorrai mica che aspettiamo giorni per avere il permesso? Quello il regista amico mio deve girare domani...
-Va beh, marescià...e ...dite un po', chi è questo regista?
Santoro era in difficoltà, adesso doveva inventarsi velocemente un altra panzana credibile.
-Uhm, John Carpenter, disse Santoro. Poi chiuse gli occhi e sperò che Strippoli non lo conoscesse. O cominciasse, data la notorietà del regista, a subodorare la boutade.
-Non lo conosco, marescià, ma se lo dite voi mi fido..e sì, stanotte, verso mezzanotte ci vediamo qui vicino e andiamo in armeria. A quell'ora non c'è nessuno. All'ingresso nessuno ci chiederà niente.
-Come faremo a fare passare le armi?
-Entriamo dentro la caserma in macchina. Carichiamo le armi in macchina. Poi usciamo. Un gioco da ragazzi marescià...maronna mia, nel film mi deve vedere mia moglie.
Si strinsero la mano e si dettero appuntamento per la mezzanotte di quella stessa notte.
Come si sarebbe disfatto di Strippoli, una volta ottenute le armi, Santoro ancora non lo sapeva. Anche se gli era balenata una mezza idea di arruolarlo per l'azione . Si sarebbe visto. Santoro in fondo si affidava molto al suo istinto. Eletto un canovaccio ne modificava il corso continuamente , in realzione al suo intuito e ai fatti così come intervenivano. In fondo era un marines. Improvvisava. Anche se non si sentiva un uomo d'azione. Si considerava un uomo di pensiero. Ma del resto Che Guevara non era un medico e divenne un eccellente stratega militare? E Pasolini? , che era un poeta e uno scrittore, senza mai aver usato la macchina da presa, non era forse diventato un regista studiato persino nelle scuole di cinematografia Hollywodiane? Erano queste, fra le cose che pensava, che facevano dire poi a Gianuli, che non stava bene per un carabiniere, occuparsi di questi personaggi, degli eversori, in definitiva. Eh già, pensava Santoro. Perché avrebbe dovuto occuparsi di El Alamein o dell'offensiva del Don? A Santoro non era mai piaciuta questa identificazione fra gli uomini d'ordine e l'ideologia di destra. Non la capiva. E non capiva perché molti carabinieri non conoscessero Salvo D'Acquisto e invece conoscevano Mussolini . E lo idolatravano. I carabinieri in cui lui credeva avevano giurato fedeltà alla Costituzione. E questo era quanto . Tutto il resto erano solo esaltazione folkloristiche del tutto fuori luogo. E di cattivo gusto.
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