giovedì 25 gennaio 2018

La pianista cinese, capitolo 42

Trascorse una settimana e giunse Maggio. La temperatura si era decisamente riscaldata, per riferirsi al clima. Quella dell'inchiesta del cosiddetto attentato di San Silvestro , calda, lo era sempre stata.
Santoro era ritornato in servizio. Dopo aver fatto colazione con un deteinato al Cin Cin bar, sotto l'ombrellone che lo protesse da un sole persino improbabile per Milano, con la "Zanna" chiamò un taxi. Nessuno dei suoi abituali amici era a quell'ora, otto circa del mattino, nei pressi per fare colazione e scambiare due chiacchiere. Non era di buon umore. Si sentiva solo. Isolato. L'esser sopravvissuto, che poteva rappresentare un problema per chi lo voleva morto si era improvvisamente trasformato in un'opportunità per chi lo voleva fuori dai giochi. Fuori dall'inchiesta. Stava andando da Gianuli. E sapeva che non sarebbe stata una giornata leggera.


Una volta entrato al Comando di Via della Moscova, fece le scale  a piedi e si diresse verso la porta dell'ufficio di Gianuli. Per strada incassò la solidarietà di molti colleghi che gli strinsero la mano o lo abbracciarono. Quel conforto inaspettato gli dette calore. Ma Gianuli non lo aveva chiamato. Neanche un messaggio di solidarietà. Nulla. Era incazzato nero. E quando si sentiva così persino un tè non deteinato gli avrebbe creato dei problemi gastrointestinali, durante la giornata. Beh, certo, avrebbe potuto vomitare su Gianuli. Non sarebbe stato male. Poi pensò alla legge del karma secondo i buddhisti. La legge della causa ed dell' effetto: il prodotto delle tue azioni si riverserà  su chi quelle azioni ha compiuto. Nel bene e nel male, ovviamente. E Gianuli , con quella moglie che si ritrovava che gli procurava continui grattacapi, aveva già cominciato a pagare. Tanto uno come lui non avrebbe avuto gli attributi per rispedirla da sua suocera con un biglietto di sola andata per Bari. Non ne sarebbe stato capace. Mentre era nel pieno di queste elucubrazioni, senza bussare, aprì la porta. Gianuli era riverso sulla sua scrivania e digitava sul suo computerino del cazzo. O perlomeno questa fu l'enfasi descrittiva che gli venne fatto di esprimere a Santoro.
-Santoro, beh? Non si bussa più?, disse Gianuli seccato!
-Cos'è, facciamo i seccati , adesso?, disse Santoro, qui se ci doveva esser qualcuno seccato dovevo essere io...ma non ci sono riusciti!
Gianuli lo guardò sottecchi- Che mi vuol venire a dire, con questo?
-Beh, egregio Capitano, scusi se magari con l'età sono diventato un tantinello più sensibile e fragile, ma una telefonata di solidarietà me la poteva fare!
Gianuli non disse niente. Taceva. Poi all'improvviso proruppe- Maresciallo, qui se qualcuno doveva essere ringraziato, beh, quello sono io. Sono io che ho avuto l'intuizione di mandare Agostinelli a coprirle le spalle!
-A questo proposito, queste intuizioni, le sogna la notte? O qualche colibrì è venuto a soffiarle delle informazioni all'orecchio?
-Santoro! Lei sta travalicando ogni limite. Che sono ste insinuazioni? Io...io...ehm...io dopo tanti anni di esperienza, ecco, ho capito che lei ha messo il piede su un vespaio. Per cui mi sono sentito in dovere di darle una copertura!
Uno a uno e palla al centro. Gianuli si stava difendendo bene, non c'era che dire. Anche se quelle titubanze, nell'eloquio, quelle esitazioni, non deponevano certo a suo favore.
-Va bene, diciamo che le credo. Ora però conviene con me che le mie, di intuizioni, non erano peregrine. E che l'attentato di matrice islamica, mi perdoni il fottuto francesismo, va a farsi fottere?
-Ma questa è una cosa acclarata da tempo, mi pare, no?
-Va bene...ora però , se permette, visto che è il mio culo in gioco, mi deve dare carta bianca!
Gianuli stette qualche secondo in silenzio. Poi qualche minuto. Il tempo passava.
-Che c'è? Qualche problema , capitano?
-Signor Capitano, disse Gianuli.
Santoro non disse niente.
Passò ancora un minuto , circa. A quel punto Santoro fece-Capitano, buona giornata. La tengo aggiornato...
Mentre Santoro si apprestava ad uscire, Gianuli disse- Maresciallo, devo chiederle di abbandonare il caso...
-Non sono sicuro di aver capito, disse Santoro.
-Ha capito benissimo , invece. Le ho detto che deve abbandonare il caso. Lei è troppo coinvolto per poter operare , nelle indagini, con la necessaria lucidità!
-Sa cosa le dico? Me ne fotto, disse Santoro, mi deferisca dove cazzo vuole. Inoltre le dico che sto indagando su Nepoti e su tutto il corpo della polizia. Può anche punirmi o farmi espellere dai Carabinieri. Ma potrebbero volerci mesi. Io nel frattempo, se permette, voglio capire chi ha tentato di farmi la pelle. Buon giorno, Signor Capitano...eh...mi saluti la sua stimata signora, aggiunse beffardamente.


Fuori dalla caserma si sentì leggero. Finalmente gliele aveva cantate. E non erano canzonette sanremesi. Aveva toccato il fondo. E quando era accaduto , in passato, le riserve mentali s'erano fatte un viaggio di sola andata su un asteroide ingoiato da un buco nero. Prese la metropolitana.
Seduto in una carrozza della metro, tirò fuori la Zanna e chiamò Agostinelli.
Uno sbarbato seduto a fianco lo guardò come un uomo di Neanderthal. Santoro , di rimando , lo osservò, mentre digitava compulsivamente sulla tastiera del suo smartphone e gli disse_ i tuoi figli avranno dei pollici così lunghi che potranno farci salto con l'asta. Il ragazzo non capì la battuta evoluzionista. Ma nel senso che voleva instillare Santoro, involuzionista.
-Pronto, Agostinè? Senti un po' se vedi Cazzaniga, chiedigli a che punto è la ricerca che gli ho commissionato. Tu nel frattempo, scoperto qualcosa?
-A marescià, dite a verità, v'hanno torto el caso?
.-Neanche per sogno, ma come ti viene in mente?
-No, perché Gianuli stava a dì....
-Gianuli ha altri problemi . Deve pensare a sua moglie che le svuota il conto perché non vuole vivere a Milano. E per tirarla per le lunghe le concede questa sorta di shopping terapy. E , credimi, non è un problema di facile risoluzione...per uno come lui.
-Va beh, marescià..me informo pe' Cazzaniga, poi ve chiamo.
-Agostinè, forse non mi sono spiegato bene, non poi ve chiamo...PER IERI!
Santoro chiuse lo sportellino della Zanna. Il giovane a fianco digitava come un pazzo sullo smartphone come stesse scrivendo un poema lungo come la Divina Commedia su una minuscola macchina da scrivere. Non riusciva a leggere su quel minischermo, ma era sicuro che il tizio si stesse spremendo le meningi per come imbruttire l'italiano scritto con una serie di abbreviazioni del gergo messaggistico che rendeva il suo discorso incomprensibile ad un australopiteco. Che per inciso nella catena evoluzionista stava prima dell'uomo di Neanderthal. Con questa salda convinzione, Santoro scese a Cadorna. Pieno di gente che andava e veniva. Un chiacchiericcio terribile. Gli venne in mente un allevamento di polli da batterie diretti alle tavole di milioni di persone che s'erano convinti che la carne bianca fosse migliore di quella rossa. Era un pensiero assurdo, ma significava che solo una cosa. Santoro si stava preparando a dare il suo letale colpo di assestamento finale al caso. Intuiva che dall'indagine di Cazzaniga sarebbe venuto fuori qualcosa. Ma nel frattempo si sarebbe mosso di conseguenza. Riprese la Zanna e richiamò Agostinelli.
-Pronto, Agostinè?
-Marescia, ho sentito che avete detto pe' ieri, ma ho pensato che stavate a scherza!
-Niente affatto. Allora? Che ha detto Cazzaniga.
-Beh, dice che Nepoti, all'Università , a Roma, negli anni '80 faceva parte de un gruppo di estrema destra che se chiamava Terza Posizione.
-Bingo! fece Santoro
-E non è tutto, marescià.
-Cos'altro c'è?
-Sponzini....beh, c'ha avuto a che fare con Nepoti. Lui anche ha studiato a Roma. Architettura. Ma era de Autonomia Operaia. ...insomma sinistra estrema...molotov nei cortei e posate d'argento a casa...nun so se me spiego!
-Ti spieghi benissimo, disse Santoro.
-Ma...marescià...non è tutto!
-Agostinè...dimmi una cosa, ma come hai fatto in UN MINUTO ad avere tutte queste notizie.
-Marescia, un po' ce le avevo. E' che me stavo a fa un quadro della situazione!
-E' arrivato Picasso!,disse Santoro.
-Comunque, aggiunse, sono tutt'orecchie!
-Nepoti...
-Sì?
-Beh, c'aveva una relazione co' a figlia de Sponzini...
-Bingo! Come lo sai?
-Beh, marescià, so uscito con una de le pischelle amiche de lei. E mentre stavamo, si insomma, avete capito, marescià...m'ha detto che c'era uno che andava dietro a Giada. E alla descrizione me pare propri Nepoti. Un uomo più grande de lei, magro, fumatore, con impermeabile bianco e ,soprattutto, ROMANO!
-Bingo! E' un identikit! E' lui, disse Santoro.
-Ottimo lavoro, Agostinelli. Sei stato grande. Ora mi ritiro nelle mie stanze. Ho intenzione, sulla base di questa serie di indizi che mi hai dato , di studiarmi due o tre sequenzialità e poi preparare un paio di trappole. Trappole nelle quali, i polli, si spera che cadranno.
-Va beh, marescià...io e Cazzaniga che famo?
-Voi due non fate un cazzo finchè non ve lo dico io, chiaro?
-Come volete , Marescia...
-Hai capito?
-Certo che ho capito, agli ordini.
-Ripeti, disse Santoro.
-Io e Cazzaniga NON FAMO UN CAZZO...
-Non è competo...
-Finchè NUN CE LO DITE VOI...
-Che poi sono io e sono uno....
E chiuse la comunicazione. Sentì la bestemmia di Agostinelli per via telepatica.
Si diresse verso casa. Il suo rifugio partigiano. Beh , che c'era? Aveva detto partigiano? Era strano per un carabiniere? E Salvo D'Acquisto?  Dove lo mettevano? Purtroppo i carabinieri delle nuove leve certe cose non le sapevano . Per loro indossare una divisa equivaleva a vendicarsi dei bulli che avevano avuto a scuola. E Salvo D'Acquisto, beh, s'erano belli e dimenticati di chi fosse.











mercoledì 17 gennaio 2018

La pianista cinese, capitolo 41

Dalle indagini venne fuori che l'uomo ucciso da Agostinelli era un poliziotto. Gianuli fu convocato in Prefettura, insieme ai "soliti noti" e , questa volta, con l'aggiunta del neo Questore, il dottor Alberto Ermanni. Santoro fu escluso. Non era un buon segno, pensò. Oppure forse sì. Dipendeva dalla prospettiva dalla quale si osservava la questione. Santoro telefonò a Cazzaniga e ad Agostinelli. Disse loro di indagare con discrezione su che cosa stesse accadendo. Lui invece si mise in permesso per malattia. Qualche giorno, giusto per raccogliere le idee. Nessuno gli aveva telefonato per esprimergli la propria solidarietà. Nemmeno Gianuli. Che pure aveva mandato Agostinelli a guardargli le spalle. Tutto molto strano.
Si preparò una camomilla e fece andare lo stereo. Aveva nello stereo un disco della sua artista preferita di ogni tempo e luogo: Yuja Wang. Il primo pezzo che prese a suonare era Preludes di Chopin (Op. 28) . Ascoltava quelle note malinconiche al pianoforte. E immaginava quella donna cinese, quella fotomodella dal talento incommensurabile muovere le sue dita sulla tastiera come un medico cinese che praticava un massaggio sul corpo seguendo dei punti precisi e il corpo suonava...il pianoforte ad un certo punto nell'immaginazione di Santoro era un corpo. Il suo corpo. Le note le dita che lo stavano massaggiando. Massaggiavano le tempie e dalle tempie, dal cervello, quelle note scioglievano i nodi corporei di tutto il suo corpo tozzo, peloso, da gorilla pugliese di periferia. Quella musica è come se desse grazia anche a lui, al suo corpo, alla sua andatura da plantigrado, mentre nel cucinino metteva un cucchiaio di miele nella tazza della camomilla acquistata accuratamente da una delle migliori erboristerie di Milano. Quella di via Paolo Sarpi. Ecco, il cerchio si stava chiudendo. Yuja Wang, era cinese e Lì, l'uomo molto probabilmente pagato e costretto con l'inganno a compiere degli omicidi da uomini e forze sconosciuti e al di sopra del suo controllo erano ad un tratto accomunati in un unico commuovente proscenio che lui, come spettatore, si sentiva di difendere e proteggere, come un critico musicale , come un esperto di critica storica, come un amante del misterioso e affascinante oriente. Lui, pugliese di Ostuni, che  veniva da una terra dove ancora oggi dimoravano i resti di uno xenodochio, lo xenodochio di San Biagio, dove  avevano  vissuto   monaci basiliani seguaci del rito bizantino, portando nel Salento, ne era sicuro,  la saggezza dell'oriente e delle sue filosofie mistico-religiose di tipo buddhista e taoista, era stato chiamato dal destino a dipanare questo tragico caso in cui l'oriente, per colpa di  malevoli occidentali, veniva usato come il paravento di uno dei centinaia di centri massaggi orientali di Milano, che nascondeva sordidi maneggi di soldi derivanti da sordide e ambigue manipolazioni di corpi e anime migranti.  Si lasciò trasportare da quelle note e si inebriò della bellezza di quella musica, quasi dimenticando la beltà corporea di chi quelle note eseguiva alla perfezione, interpretando meglio di chi quella musica l'aveva scritta, l'enfasi pentagrammatica di un risultato finale sonoro del tutto straordinario. Si dimenticò della beltà delle forme di chi suonava quel pianoforte con quella stupefacente maestria e quasi si commosse, quando si trovò a pensare che avrebbe potuto amare qualsiasi creatura avesse suonato in quel modo. Poi si riprese. Adesso non esageriamo, pensò. Pensò a due o tre donne del mondo della letteratura e delle arti...e , cazzo, disse a se stesso: una persona bella che produce bellezza è di gran lunga più apprezzabile di una persona non bella che produce bellezza e che quella bellezza usa per far dimenticare l'imperfetta armonia delle sue forme estetiche. Perché l'inevitabile compassionevole sguardo dello spettatore tenderebbe di gran lunga a privilegiare l'aspetto compensativo. Si sorprese a pensare tutto questo. E un po' si preoccupò. La vita da rozzo investigatore delle forze dell'ordine , faceva emergere, per contrasto, questi momenti di liricità a cui egli stesso non era abituato. Recuperò di colpo la freddezza e mentre in sottofondo la Wang faceva andare le note del suo pianoforte a frangersi sulle onde di un mare immaginario che , dalla finestra del suo appartamento non poteva essere nient'altro che "traffico automobilistico", si mise a pensare....
Porca puttana, affermazione e non definizione, che cosa stava succedendo? Cosa gli sfuggiva di tutta la vicenda? Qualcuno lo voleva morto. E veniva dalle fila della polizia. La cosa gli faceva uno strano effetto. Un brutto effetto . E Gianuli ?  Che ruolo recitava in tutta questa vicenda?
Mentre continuava ad ascoltare la Wang ricevette una telefonata.
Rispose alla zanna di Dinosauro-Santoro, chi parla?
-Marescia, so Agostinelli. Sta a succede 'n casino!
-Spiegati, non parlare per slogan da ultras...
-Marescia da voci de coridoio ce sta in corso un incidente diplomatico tra noi Carabinieri e la Polizia. Gianuli era incazzato nero. Nepoti sembra abbia detto che non se spiega come mai quello che ha tentato de farve la pelle era d'a polizia!
-Non si spiega eh? Buffone, si lasciò scappare Santoro, ma, dimmi un po', aggiunse subito dopo, come mai nessuno mi ha chiamato?
-Beh, marescià, mo' ve lo dico. Ve vogliono levà l'inchiesta. Con la scusa che sete in pericolo de vita.
-Addirittura...dovranno passare sul mio cadavere!
-Fosse in voi non scherzerei con ste battute del cavolo...
-Beh, era una battuta involontaria, disse Santoro, Cazzaniga che dice?, aggiunse.
-Cazzaniga se sta a cacà sotto, marescià. Dice che sente puzza de pesce marcio.
-Puzza di pesce marcio?
-Me sa che non ha svuotato la pattumiera.
Santoro rise....
-Agostinè, meno male che hai sempre voglia di scherzare. Cazzo meno male che ci sei tu!
-Marescia, che volete che faccia?
-Assolutamente nulla. Lascia che si calmino le acque e stai in ascolto. Ma non ti esporre.
-Va beh, glielo dico anche a Cazzaniga?
-Non dirgli nulla. Anzi non dirgli che mi hai sentito. Deve essere lui a chiamarmi. Voglio capire quanto puzza la sua cacarella.
-A marescià, come parlate...er raffinato ascoltatore de musica classica e jazz , er raffinato lettore, ma dov'è finito?
-Sai che c'è, Agostinè ? Il turpiloquio ogni tanto ci vuole. E' catartico.
-Ecco che cominciate a parla difficile....
-Lascia perdere...sentiamoci fra qualche giorno. Non dire a nessuno che mi hai sentito. Il telefono può essere sotto controllo. Trascorrerò qualche giorno fuori Milano. In una località nei dintorni. Userò un telefono con scheda prepagata.
-Marescia, o vedete che quanno volete de tecnologia ne capite più de me?
-Più di te no. Ma vedi, la necessità aguzza l'ingegno. E quando è in gioco il mio culo, beh, a chiacchiere stiamo a zero. Viene fuori la mia parte pragmatica, non so se mi spiego.
-E ve spiegate sì, ve spiegate!
-Ci sentiamo. Chiuso Bologna!
-Annate a Bologna?
-No. Agostinè, è un modo di dire del gergo radiomobile...
-Ah, ok, allora aspetto che me chiamate. E nel frattempo, che faccio?
-Agostinè, esci con qualcuna di quelle studentesse...e fammi sapere....
-E ce lo sapevo che c'erano motivi de servizio, pe sta licenza che stavate a dà...sete teribbile...
Santoro rise...chiuse la zanna di dinosauro. Si sdraiò sul sofà e terminò di ascoltare la Wang. Si sentiva strano. Forse cattivo. Tanto che immaginò se stesso nei panni del Dottor Hannibal Lecter ne "Il silenzio degli innocenti", quando telefona a Clarisse  dicendole , dopo qualche convenevole, che doveva abbandonarla, perché stava per avere per cena un amico. Che era il direttore del carcere che lo aveva torturato. Si sorprese a pensare tutto ciò. Ma la legge della sopravvivenza eccitava molecole chimiche inaspettate, persino nel cervello di un buono genetico come lui....

venerdì 12 gennaio 2018

La pianista cinese, capitolo 40

Santoro stava bevendo una camomilla, l'ennesima, verso le dieci di sera. Aprile stava per finire . Era ancora freddo e la sera c'era forte escursione termica. Era seduto come spesso gli accadeva per la tazza della staffa, al suo proverbiale tavolo , non a caso, "del maresciallo", al Cin Cin Bar , in Corso Buenos Aires. Pochi stanchi passanti diretti alle proprie dimore, giorno infrasettimanale e il giorno dopo, il lavoro ad attenderli . Seduto accanto a lui, Ambrogio Cazzaniga, beveva un bitter Campari, da bravo milanese. Per lui era sempre l'ora dell'aperitivo. E proprio non riusciva a capacitarsi all'idea che Santoro bevesse camomilla. Uno tosto come lui, un ispettore Callaghan dei carabinieri! Ma andiamo, non era dignitoso!
-Ambrò ti ho convocato con la scusa di bere qualcosa insieme per dirti due coserelline: in primo luogo se dovesse succedermi qualcosa sappi che si deve indagare in terreno amico. Oddio, non proprio amico, diciamo nell'ambito di cuginanze di divisa.
-Sciur Marescial, mi no capis nient!
-Hai ragione. Insomma lo dico a te e voglio che lo riferisci solo ad un'altra persona di cui mi fido abbastanza: al Brigadiere Giulio Agostinelli.
-Dica, sciur marescial, dica pure...
-Ho il sospetto che Nepoti e altri settori della polizia abbiano qualcosa a che vedere con l'attentato di San Silvestro!
-Uh madona santissima!
-Sì, Cazzanì, è così. Oggi ho ricevuto un avvertimento concreto da parte del Questore e di Nepoti. Ora non so se anche il Questore sia coinvolto oppure Nepoti gli abbia raccontato qualcuna delle sue storielle da Gioacchino Belli in salsa poliziesca. Ma devo guardarmi da loro. E dire che me la sono cercata io! Io li ho messi sulle mie tracce e gli ho fatto credere di sapere qualcosa. Ora, Ambrò, se io muoio, sappiate che c'avevo ragione. Se non muoio è perché vogliono capire quanto io sappia. E se l'ho detto a qualcuno. A questo punto sia tu che Agostinelli siete in pericolo. Ma solo se fate capire a qualcuno che sapete. Da questo momento acqua in bocca e che questa cosa resti fra voi due: tu e Agostinelli. Sono stato sufficiente chiaro?
-Cristlallino, sciur marescial...
-Bingo! disse Santoro.
-Che c'entra, sciur Marescial?
-Un cazzo...è per questo che l'ho detto. Mi andava di dirlo, ecco tutto. Non lo dicevo da troppo tempo. Manca solo che adesso vada a cacare che ecco che il compendio delle mie virtù di frangibilità si verrebbe a presentare in tutto il suo deprecabile splendore.
-Madona, sciur Marescial, ditemi qualcos'altro!
-Qualcos'altro!
-No, veramente, non mi lasci così...
-Non sono ancora morto, Cazzanì, disse Santoro.
Poi aggiunse-mi devi fare un favore. Indaga sul passato di Nepoti. Su quand'era giovane, sugli ambienti che frequentava, era iscritto a legge a Roma e non mi sembra una facoltà da fricchettoni di sinistra. Poi svolgi un'indagine accurata, dello stesso tipo su Sponzini. E fammi un dossier di comparazione! La chiave di tutto verrà fuori da questa cosa!
-Sciur Marescial, non so se sono all'altezza....mi non so se ....
-Puttanate ! Sei all'altezza eccome. Ma dovete stare attenti, tu e Agostinelli. Nessuno deve sapere di quest'indagine. E' chiaro?
-Chiarissimo, perdio!
-Ueh, che ti succede, vuoi far rivoltare nella tomba il cardinal Martini?
-Beh, se è per quello preferisco il vescovo Campari!, disse Cazzaniga.
Santoro non sorrise. Era un brutto segno, pensò Cazzaniga.
Si salutarono . Santoro pagò le consumazioni e da lontano dette la buonanotte a Nando.
Cazzaniga chiamò un taxi. Santoro non aggiunse altro. Gli strizzò l'occhio. Le sue sorti erano nelle mani di Cazzaniga, lombardo da sette generazioni. Era una scommessa, la sua. Ne faceva di queste scommesse antropologiche. Chissà se l'avrebbe vinta.
A piedi si avviò lungo Corso Buenos Aires. Pochi rari passanti. A sinistra del corso "A Vucciria" un locale da Street food siciliano che vendeva arancini, panelle e panini "ca meusa" , ospitava gli ultimi avventori della sera . Arrivato in piazzale Loreto svoltò a destra. Avrebbe percorso un tratto di viale Abruzzi, tornando indietro parallelamente a Corso Buenos Aires. Non sapeva perché faceva quella strada tutte le volte, senza tagliare in mezzo, senza accorciare. Arrivato all'intersezione con viale Gran Sasso, svoltò a sinistra. Era stanco e camminava lentamente. Aveva da poco attraversato l'incrocio semaforizzato, quando, giunto sul marciapiede, gli si avvicinò una Punto bianca. Dall'auto sollevarono il finestrino come per chiedere un'informazione. Santoro notò lo scintillio di un metallo illuminato dai neon. Quasi di scatto si lanciò per terra. Contemporaneamente sentì partire uno sparo. Mentre era per terra, come un coccodrillo, strisciò via dietro un'auto parcheggiata. Sentì esplodere altri colpi d'arma da fuoco. Poi si accorse che dalla punto un uomo era sceso. Pensò a Padre Pio. Era arrivato il suo momento. Aveva fatto tutto che poteva in quell'esistenza. Moriva senza troppi rimpianti. L'uomo gli si avvicinò con una pistola in pugno. Una beretta. Lo osservò in viso come se desiderasse che Santoro assistesse alla propria morte. Due colpi.
L'uomo si accasciò , prima in ginocchio, poi cadde sull'asfalto. Come un sacco di patate. Senza vita.
-Come state marescià, tutto a posto?
Era Agostinelli.
Santoro si commosse. Le sorti della giustizia, della verità, erano affidate al brigadiere Giulio Agostinelli . Lui, per il momento era salvo.
Si sollevò in piedi. Era combattuto, voleva abbracciare Agostinelli, ma era ancora sotto shock. Alla fine lo abbracciò. Agostinelli si commosse.
-Porca mignotta, marescià, c'è mancato un pelo...ve stavo a seguì da un paio d'ore.
-Ma chi ti ha mandato?
-Non ve potete immaginà, marescià...
-Chi?
-Er Capitano Gianuli m'ha chiamato e m'ha detto de darve un'occhiata, che non v'è capitasse niente de sgradevole.
Santoro restò qualche secondo a riflettere.
-Ora c'è da chiamare  i colleghi per i rilievi?
-Sì, marescià, già fatto.
-Mi raccomando, devono essere carabinieri. La polizia deve restare fuori, sia chiaro!
-Perché?
-Poi ti dico, Agostinè, poi ti dico, procura che sia così.
-Vabbè, marescià, voi dove ve n'annate?
-Vado un attimo a casa, abito a pochi metri!
-A casa? E che annate a fa?
-Agostinè...e su, dai, tutto ti devo dire?
-Ah, ho capito! La colite!
-Urla ancora un po', mi raccomando, così ti sentono in prefettura!
-Scusate, marescià...ma credeteme, stavorta avete tutta la mia solidarietà...
-Che vuoi andare a cacare anche tu?



mercoledì 3 gennaio 2018

La pianista cinese, capitolo 39

Il cerchio si stringeva. Intorno a cosa, Santoro, ancora non era in grado di congetturare. Insomma dall'ipotesi di un attentato terroristico Santoro aveva proseguito come un distruttore di puzzle. Il puzzle ben congegnato e costruito ad arte per stampa e opinione pubblica, troppo logico, lineare e scontato dell'attentato terroristico era stato definitivamente smontato. Del resto in Italia non c'era mai stato un serio attentato terroristico. L'Italia era zona franca, terra di transito, per centinaia di migliaia di migranti. E la sua politica mite di non respingimento tout court degli stranieri l'aveva messa al sicuro da attentati terroristici terrifici o eclatanti. E questa era sempre stata l'opinione di Santoro. Certo Nepoti era stato abile a indirizzare le indagini in direzione dell'ipotesi di un attentato terroristico di matrice islamica. E lo aveva fatto anche fidando su una certa presunzione si superiorità culturale che Santoro  a stento a volte teneva a freno. Si era lasciato abbindolare, portare da Nepoti dove voleva che andasse a parare lui. Restando con la convinzione che ci fosse arrivato da solo , a simili conclusioni. Ma il peggio era passato. Si era perso molto tempo, questo sì. E forse era lo scopo di Nepoti. A quel punto c'era rimasta una sola cosa da fare , per scoprire definitivamente la verità. Bisognava costringere Nepoti a scoprirsi. E lui, Santoro, lo avrebbe fatto ripagando il commissario romano della stessa moneta. Lui sapeva che Santoro era intelligente e che possedeva grandi doti investigative. Doveva fargli credere che ormai fosse giunto alla verità vera, su di lui, sul  Nepoti. In altre parole doveva bluffare. Doveva affrontarlo direttamente e fargli credere che gli sarebbe stato addosso . E sarebbe stato rischioso. Dalla reazione di Nepoti avrebbe successivamente capito come muoversi.




Due giorni dopo queste sapienti riflessioni , Santoro era convocato per un nuovo vertice in prefettura. Era lì che avrebbe dovuto saggiamente giocarsi le sue carte. Doveva bluffare bene. In tal modo si sarebbe accorto se Nepoti agiva in compartecipazione con qualcuno degli altri attori della vicenda investigativa o se invece le sue macchinazioni era personali. Poi di che genere fossero tali macchinazioni , se Nepoti avesse abboccato, sarebbe stato semplice scoprirle. Perché Nepoti gliele avrebbe fornite su un piatto d'argento. Ma ripetè a se stesso, sarebbe potuto essere pericoloso. Nessuno , a parte lui, doveva essere coinvolto. Men che meno Agostinelli. Il ragazzo non doveva rischiare nulla. Farlo venire a Milano era stata una sua idea. E si sentiva responsabile per questo. Mentre pensava tutto questo la zanna di Dinosauro squillò. Era nei pressi della prefettura. Una suoneria tipo sveglia ottocentesca fece voltare un paio di passanti. E' solo un cellulare, disse ai malcapitati, non è un richiamo pavloviano alla sveglia mattutina.Rilassatevi, fece. I due lo guardarono in cagnesco borbottando qualcosa e proseguirono.
Era Agostinelli-Marescia, dove sete?
-Sto andando al vertice in prefettura.
-Vengo anch'io?
-No , tu , no.
-Vengo anch'io?
-No, tu, no! Ma dai, sembriamo Cochi e Renato, fece Santoro.
-Marescià, ricordate il nostro accordo?
-Sì, certo che lo ricordo. Ma vedi tu mi servi in un'altra veste ...Non voglio che i tizi d'alto livello che conducono le indagini con me sappiano che tu indaghi su questo caso. E' chiaro il concetto?
-Sì, forse avete ragione. Del resto se se sparge la voce che sete stato voi a farme venì a Milano...
-Cosa?
-Avete capito,no?
-Io ho capito...devi essere tu a convincerti, Agostinè, eccheccazzo!
-Va bene, Marescia, noto che non è aria. Sete de cattivo umore. Nun è da voi. Che avete in mente?
-Agostinè, ti informerò a tempo debito. Ho idea che tu impari in fretta. Troppo in fretta. E la fretta è una pessima alleata. Specie se devi tessere la tela con la pazienza di un ragno!
-Beh, se è pe' magnasse na mosca nun serve la tela. Serve la merda!.
Santoro sorrise di quella metafora, ma si contenne.
-Ok, dai, ti chiamo dopo. Tu esercitati nel secondo significato della frase "venire a Milano".
-Ahahahahah, ve possino ammazzarve, Marescia, ne tirate sempre fori una dar cilindro.
-Che credi che non ti ho visto con che dovizia prendevi i telefoni delle universitarie? Comunque fai bene. Ma cerca di scegliere qualcuna non coinvolta. Te lo consiglio vivamente.
-D'accordo, marescià. Ma prometteteme che dopo me dite tutto!
-Si può fare, disse Santoro.


Santoro entrò in prefettura. Qualche minuto dopo , nella stanza del prefetto osservava la foto di Mattarella. Gli stava aumentando il colesterolo. Se solo lo paragonava a gente come Pertini al confronto Mattarella dispensava aria fritta. Ma questa considerazione sarebbe morta per sempre nel silenzio dei suoi pensieri di servitore dello stato. Pensante ma non dichiarante.
-Allora, maresciallo, fece il prefetto Lagioia, che cosa ci racconta di nuovo.
La giudice Grimaldi, il capitano Gianuli e , soprattutto, il commissario Nepoti, lo guardavano con una certa curiosità.
-Beh, ci sono delle novità, disse Santoro. Ma non sciolgo completamente le riserve.
-Ci dica , Maresciallo, non ci tenga sulle spine, disse la Grimaldi. Aveva una gonna corta e calze a rete, truccate con semplicità, un corpetto attillato sotto cui le sue forme atletiche spiccavano. Nepoti aveva la bava alla bocca. Ma la trattenne. Non poteva sporcare il pavimento delle prefettura, pensò Santoro.
-Beh, sapete, mi sono fatto convinto che la strage di San Silvestro non sia stata altro che una gigantesca montatura: architettata per far credere ad un attentato ma in realtà per eliminare Giada Sponzini.
Gianuli lo osservò perplesso.
-Spero che abbia le prove per affermare questo. E poi chi è questa Giada Sponzini?
-Sarebbe più opportuno, purtroppo per lei, dire chi ERA, Giada Sponzini. Visto che è morta.
-Ma come fate ad affermare questo? Su che basi? Disse a quel punto la Grimaldi. Se siete certo perché non mi chiedete qualche mandato d'arresto?
-Perché non c'è fretta. La persona in questione , in questo momento, sa che io so...Credo che stia per costituirsi, aggiunse.
Nepoti non disse niente, ma incassò duro. Si rabbuiò in viso. E a quel punto disse-Maresciallo, se siete così sicuro perché non fate i nomi ? Forse perché non ne siete certo?
-Al tempo, disse Santoro. Al contrario. Proprio perché ne sono certo non ho nessuna fretta. Mi aspetto da parte sa un gesto di coraggio. Quello che non ha mostrato sino ad ora!
Nepoti incassò e non disse niente. E Santoro si convinse che stava lavorandoselo come si deve.
-Inaudito, disse Gianuli, siamo da mesi alla ricerca di un bandolo della matassa e lei che fa? Le informazioni che ha assunto non le divulga. Non ci mette a parte. Perché, mi chiedo?
-Ho i miei motivi, disse Santoro mellifluo. Ora stava a Nepoti. La mossa era sua. Lo scenario poteva essere duplice, venne fatto di pensare a Santoro: o Nepoti mangiava la foglia e fiutava il bluff. Beh, in tal caso gli aveva fornito un vantaggio. O Nepoti poteva avere dei dubbi. In quel caso doveva venire allo scoperto. Persino pericolosamente. Ma Santoro non era tipo da non prendere opportune precauzioni.
-Insomma , maresciallo, ci dica qualcos'altro, disse indispettito e impettito, Lagioia.
-Va bene, aggiungerò qualcosa al piatto, disse Santoro: Giada Sponzini era la figlia del dottor Vittorio Sponzini, un imprenditore lombardo che negli anni settanta era stato un giovane militante dell'estrema sinistra romana. Ora, di recente si è appreso che un certo Alessio Casalbene, uno degli ultimi brigatisti ancora latitanti, è stato trovato ucciso a Roma in circostanze ancora da chiarire.
-E che viene a significare, tutto questo, maresciallo, urlò Gianuli.
-Beh, Sponzini e Casalbene si conoscevano.
-Sì, ma questo cosa dimostra?,disse la Grimaldi
-Beh, ho visto le foto del cadavere di Casalbene...non ci crederete, ma è lui che ho visto sparare all'impazzata verso l'attentatore pseudoislamico.
Restarono tutti in silenzio. Nepoti era sbalordito.
-Non vi sembra una circostanza alquanto sospetta?
Nessuno diceva niente.
-Un altra cosa, Dottoressa...parlo a lei non per mancanza di rispetto dell'autorità degli astanti, ma perché sia pronta quando si tratterà di spiccare mandati di cattura: a tutti, persino a me, è sfuggito di verificare che "Lì", il cinese attentatore fosse di provata fede islamica. Beh, sono stato di recente nel negozio della sua famiglia. E indovinate?
-Non era islamico, disse Gianuli, facendo finta di sorprendersi. E tacque. Per non fare la figura di quello che sapeva e aveva omesso di dire agli altri protagonisti dell'indagine.
Tacquero tutti.
Riflettevano.
-Ci aggiorniamo, disse Santoro....e fece per andarsene.
La Grimaldi mentre usciva gli chiese-Maresciallo, se ha degli elementi probatori mi chieda pure i mandati!
-Forse non ce ne sarà bisogno. Confido nel fatto che il colpevole si consegnerà.
-Un'ultima domanda, fece Sonia Grimaldi-perché non ci dice perché questo terrorista, Casalbene, ha ucciso la figlia di un suo compagno di militanza degli anni settanta?
-La questione non è che Casalbene ha ucciso Giada Sponzini. Ma ha sicuramente ucciso il terrorista. E secondo me  Casalbene non era lì per caso. Devo mettere a posto qualche altro tassello. Poi concluderò l'indagine.
Nepoti non disse niente. Osservò Santoro a lungo e a tratti minacciosamente. Forse aveva abboccato a quella provocazione. Santoro ebbe l'impressione che lo avrebbe appreso presto. Uscì dalla prefettura pensando a Padre Pio. Era il suo talismano per i moneti difficili. E sentiva che era il momento di evocarlo.