giovedì 23 novembre 2017

La pianista cinese, capitolo 36

Santoro ne era quasi sicuro. Ma in un atto di autocannibalismo si sarebbe mangiato gli zebedei per quanto era stato stupido. Non aveva verificato le informazioni sull'attentato. Trasse un sospiro di sollievo . Poi però, subito dopo pensò che aveva dato per scontato che non poteva e non doveva spulciarsi tutto lui. E gli atri che ci stavano a fare?  Il problema però era che gli altri non avevano fatto un buon lavoro. Questo nella  migliore delle ipotesi. Erano stati fraudolenti, nell'ipotesi più tragica. Avrebbe potuto risparmiare un sacco di tempo, pensò ancora Santoro. Agostinelli lo guardava basito. Due carabinieri in borghese davanti a quattro cinesi. I cinesi però non avevano cambiato espressione.
-E voi che avete pensato quando la stampa ha detto che vostro figlio era un terrorista islamico? disse Santoro.
-E che cosa potele dile. Lidere non potevamo lidele, che dile lei? disse la cinese più magra che si chiamava Hua.
-Eh già, disse Agostinelli.
Gli altri non dissero altro.
-Ok, ho capito come stanno le cose...quindi vostro figlio lo ha fatto per i soldi?, chiese a quel punto il maresciallo pugliese.
Nessuno rispose.
-Come avete fatto ad aprire questo negozio...e soprattutto ad andare avanti con un negozietto così piccolo in quattro. E' vero che Milano è una città piena di puttane , ma non siete gli unici a vendere questi articoli. E poi ormai questa roba si vende persino online e in pacco anonimo, disse ancora Santoro.
Nessuno disse niente.
-Forse non ce semo spiegati bene. Mò si nun parlate era maresciallo, qui, ve rompe er culo....disse Agostinelli.
-Io non rompo il culo a nessuno, Agostinè.
-Che c'entra , era 'na metafora, ce lo so che nun siete Siffredi.
-E a te chi te lo dice, che non sono Siffredi?
-Perché siete Santoro, disse Agostinelli cercando di tamponare la gaffe.
-Una cosa però la posso fare, disse Santoro, vi posso rimandare in Cina.
-No, disse la ragazza un po' più robusta che si chiamava Lin.
Santoro la guardò e s'illuminò.
Le fece segno di avvicinarsi. La prese sotto braccio e fecero segno di uscire.
-Voi tutti, cinesi , romani, calze a rete, giarrettiere e parrucche di Platinette, restate qui. Non vi muovete. Devo fare due chiacchiere con questa ragazza, disse Santoro.
Uscirono dal negozio. Fecero pochi passi, poi Santoro si fermò.
-Lo so che non volete tornare in Cina. Forse lì avete contratto dei debiti o vi hanno condannato a morte o avete pestato i piedi a qualche bolso dirigente del Partito Comunista Cinese. E' per questo che Lì ha accettato di fare quel lavoro? Di compiere l'attentato?
Lin assentì con il capo. Con decisione, in modo quasi militaresco.
-Brava ragazza! E tu naturalmente sai chi ha contattato Lì per questo lavoro, vero?
Lin lo osservò. Assunse un'espressione meditabonda, come se si stesse concentrando per raccogliere le idee.
Poi finalmente disse-non so come chiamale. E' uno con giacca lunga bianca, molto maglo, fumale semple sigalette. Anche Lì fumava sigalette. Venuto due o tle volte e semple fumale con Lì.
La descrizione corrispondeva a Nepoti. Ma doveva essere sicuro.
-Senti un po', Lin, se ti mostrassi una foto, sapresti riconoscerlo?
Lin assentì di nuovo  con il capo.
-Vieni adesso, rientriamo.
Rientrarono nel negozio. Nessuno e niente si era mosso nel frattempo. Un piccolo borghetto abbandonato dal tempo.
-Agostinè, disse Santoro, parla un po' romanesco, dì qualcosa.
-In che senso, marescià, non ve capisco.
-Dì qualcosa, qualsiasi cosa!
-Che ne so...ah, sì, io a Parolo glie darei tante de quelle cariolate de pugni in testa da farlo rincoglionì pe' sempre...anche se a vorte credo che nun ce ne sarebbe  bisogno...
-Chi cazzo è questo Parolo?
-E' 'n centrocampista d'a Lazio. Gioca pure in Nazionale.
-Ok. Senti un po', Lin, per caso quell'uomo che è venuto a trovare tuo fratello parlava così, in questo modo?
-Sì, disse con decisione Lin.
-Bingo!disse Santoro.
-Essele qua vicino, disse a quel punto Hua.
-Chi? Nepoti?, chiese Santoro.
-No...malesciallo, il Bingo!
-Statemi a sentire, disse a quel punto Santoro, dei soldi che avete ricevuto per il "lavoro" di Lì non dovete restituire nulla.  E sono sicuro che sono una miseria. E non vi rimanderò in Cina. Ma da questo momento in poi vi dovete fidare solo di me.
Agostinelli gli rivolse uno sguardo omicida.
-Di noi, aggiunse Santoro.
Agostinelli si rilassò.
-Adesso però non te la fare addosso, quello che ha la colite sono io, disse Santoro.
Agostinelli sorrise.
-E' chiaro? ribadì Santoro quasi urlando.
-Prima di andarmene , però , ho bisogno di farvi una domanda: qualcuno di voi conosce Yuja Wang?
Nessuno disse niente.
-Avete ragione, dimenticavo che venite da un paese dove siete in parecchi...ehm, vediamo se vi rinfresco la memoria: è la più grande pianista contemporanea, disse Santoro. Ed è cinese, aggiunse.
Nessuno disse niente.
-E me risurta che è pure bona, disse Agostinelli.
-Porca puttana, Agostinè, con te diventa tutto grottesco!
-Marescia , io vado a intuito. Se ve piace , secondo me , nun ve piace solo per il pianoforte, ma pure perché è 'na bella fica! O me sbajo?
Santoro stette un po' in silenzio. Sì, era vero, era una bella donna, ma probabilmente non si sarebbe eccitato a vedersela nuda di fronte al suo letto quanto nel vederla suonare il pianoforte. Certi artisti raggiungevano con l'espressione corporea e del viso punte di sensualità inarrivabili, quando erano alle prese con la loro passione, pensò Santoro.
-Ok, non la conoscete. Non la conosce nessun cinese, sta Yuja Wang . Me ne farò una ragione. Sappiate però che per vedere un suo concerto in Italia, possibilmente a Milano e per scambiarci qualche parola sarei disposto a tutto.
-Marescia, proprio a tutto?
-Agostinè, lo so dove vuoi arrivare, bloccati che mi stai distruggendo la poesia.
-Sai dov'è la novità? Quanno andavo a scuola era la frase preferita de quella de italiano.
-Beh, è una notizia.
-Cosa?
-Che tu sia andato a scuola. E soprattutto che ti ricordi di essere andato a scuola.
I cinesi guardavano i due carabinieri assistevano al loro dialogo come se stessero guardando una partita di ping pong. Sport nel quale dovevano essere versati.
-Mò che famo?
-Devo pensare. Intanto recuperiamo Strippoli, non vorrei gli succedesse qualcosa. Quello è capace persino di arrendersi ai ravioli al vapore.
-Io nun credo. Per me co' quello chi s'arrende so quelli che glie fanno da magnà. Secondo me so morti de infarto.
-Può darsi, disse Santoro sorridendo.
-Marescia, vorrei tanto sbajarme...ma quello che ha dato i sordi ar cinesino è Nepoti, vero?
-Bingo!, disse Santoro. Se lo aveva capito Agostinelli però non era buon segno. Era segno che Nepoti agiva apertamente e non gliene importava più di tanto di essere scoperto. Poteva essere un indizio del fatto che godeva di protezioni ad alti livelli.
-Lo so che avete accettato dei soldi perché non volevate tornare in Cina. E non voglio indagare. Avete e vostre ragioni. La maggior parte di noi italiani non capiamo cosa spinge uno straniero a lasciare la propria terra per  venire da noi. Ma io vi capisco. Noi ci siamo dimenticati cos'è la fame. Quello che per voi è fame, per noi è dieta dimagrante. Non abbiate timore. Vostro figlio è una vittima, in tutta questa storia. E io cercherò di rendergli giustizia.
I cinesi si inchinarono commossi. Santoro intimò ad Agostinelli di uscire. Dovevano sbrigarsi o ancora un po' e avrebbero trovato Strippoli alle prese con altri tipi di alti livelli. Quelli del colesterolo!







mercoledì 15 novembre 2017

La pianista cinese, capitolo 35

Santoro e Agostinelli passeggiavano in via Palo Sarpi, il giorno dopo la "conversazione" con Sponzini. Il capitano Gianuli aveva affiancato ai due il Brigadiere Strippoli. A giudizio di Santoro , Gianuli gli aveva messo una microspia vivente.
Camminavano in mezzo al corso pedonale in mezzo alla panoplia di negozi cinesi. A metà percorso , sulla sinistra, c'era uno strano affollamento di persone.
-Marescia, che fanno tutta sta gente? Non  è normale, disse Strippoli.
Santoro squadrò Strippoli dalla testa ai piedi. Era in borghese, come Agostinelli e lui. Bassettino, una pelata al centro della testa e coroncina di capelli intorno che non bastavano a fare il riporto. L'unico riporto che avrebbe concepito da Strippoli era quello da bassotto. Da cane bassotto. Dovevano combattere la criminalità organizzata, killers, terroristi  internazionali, narcotrafficanti, con i mezzi e gli uomini che avevano a disposizione. Poi pensò ai metodi medi di reclutamento del paese, del reclutamento in qualsiasi forza armata. C'era da giurarci che , per anni, il medico che aveva barato sull'altezza di Strippoli durante le selezioni, lo psicologo che lo aveva chiamato dopo i test psicoattitudinali dandogli il placet , nonché Gianuli, che se l'era dovuto prendere nella sua compagnia, avevano avuto i frigo pieni di mozzarella di bufala: direttamente dalla "terra di Bari". Ma Santoro non era né razzista, né snob sul piano intellettuale. Anzi a lui gli intellettuali gli stavano un po' sul grugno. Tranne quelli veri, quelli che traevano le proprie teorie dalla vita vissuta. Era proprio che si dispiaceva che Strippoli potesse avere a che fare con criminali della peggior specie. Se lo sarebbero giocato ai dadi e fatto a fette e venduto come prosciutto pugliese alle tribù berbere dei deserti del Marocco.
-Strippoli, dove vedi gente è perché si mangia. Ricordati questa cosa. Dove vedi file è perché si mangia.
-Ah, marescià, disse Strippoli, e che si mangia qua, in mezzo ai cinesini?
-E che voi che se magni: riso , pollo fritto, gamberetti...ce lo sai no, che se magnano i cinesi?
-Ah...peccato che non si mangia risopatatecozze. C'ho 'na nostalgia di risopatatecozze!
Santoro e Agostinelli si dettero un cenno d'intesa.
-Dì un po', Strippoli, disse Santoro mentre si avvicinavano in quel posto cinese da street food, ma che ti ha detto Gianuli, quando ti ha mandato con noi?
-Eh, marescià, cose d'ufficio, non posso parlare.
-Fecevi prima a parlà, perché è come se l'avessi fatto, disse Agostinelli.
Santoro annuì.
-In che senso, scusa, Agostini?
-Agostinelli!, rimarco il brigadiere Giulio Agostinelli.
-Il brigadiere voleva dire che abbiamo capito che Gianuli ti ha inviato per sorvegliarci e comunicargli quello che facciamo!, disse Santoro.
Strippoli sorrise. Poi ammise-sì, marescià, io non so mentire su ste cose. M'ha mandato a guardare che fate.
-Bravo Strippoli, lo sapevo che eri un bravo 'uaglione, disse Santoro.
Strippoli arrossì.
Santoro si avvicinò al banco dei cibi cinesi di strada. Lesse il menu: baozi, panino con pane cinese cotto a vapore con ripieno di carne tritata di manzo e maiale e verdure biologiche(tra cui la verza).
-Sembra interessante questo baozi, che ne dici Agostinè?
-Io me magnerei i sorci morti...pe' me, se sta bene a voi....
Santoro prese un paio di quei panini a testa. E mano mano che li cuocevano a vapore sul momento se li fece passare da una delle tre cinesi sorridenti che lavoravano lì dietro il bancone, presumibilmente in modo indefesso dalla mattina presto. Piovesse, facesse caldo torrido, ci fosse il sole, fosse nuvoloso, per i cinesi c'era sempre il riso, pensò Santoro. In tutti i sensi, pensò sorridendo fra sé e sé pensando al loro piatto nazionale. Ma poi era così vero che il riso era il piatto nazionale dei cinesi? Aveva visto spuntare da dietro al bancone dello street food cinese dei ravioli e dei noodles serviti in cartocci di fortuna ricolmi di funghi, gamberi e verdure...per un paio di euro. Lui da pugliese, piuttosto tradizionalista in termini culinari, però, non era del tutto refrattario alle novità, in ambito gastronomico.
Così dopo i baozi, presero i noodles.
Mentre Strippoli se li infilava con la forchettina di plastica ( imporgli le bacchette sarebbe stato un infame supplizio) risucchiandoli con la bocca in un modo indecoroso, Santoro gli fece- beh...allora non ti mangi solo le orecchiette e le bruschette con la ricotta "ascuante"? Vero Strippoli?
Strippoli sorrise- beh, marescià, quando è guerra è guerra per tutti, disse...senza sapere esattamente cosa volesse esprimere con quella frase da barzellettiere.
-Strippoli, tieni sti dieci euro, ordinami un'altra porzione.. per me e per Agostinelli...e beviti pure una birra alla mia salute, fece  Santoro porgendogli la banconota da 10 euro.
Strippoli assentì con il capo agguantando la banconota. Aveva le mascelle troppo impegnate per rispondere.
Mentre Strippoli si metteva in fila sorridendo alle cinesi che gli sorridevano, Santoro fece un cenno ad Agostinelli. In due minuti si erano defilati in una stradina perpendicolare.
La giornata era tiepida, e si era già in aprile. Santoro ed Agostinelli accelerarono il passo. Si erano letti nel pensiero: dovevano seminare Strippoli, o Gianuli li avrebbe avuti in pugno: bloccati e incapaci di avere le mani libere nell'indagine.
-All'angolo giriamo a destra, disse Santoro, c'è un negozio di biancheria intima e parrucche .
-Che volete fa, marescià, ve volete camuffà con 'na parucca?
-No, no...quello è il negozio della famiglia dell'attentatore cinese morto nell'attentato. L'informazione me l'ha data il Cazzaniga.
-Ottimo, disse Agostinelli.
Svoltarono a destra e subito trovarono l'ingresso del negozio. L'insegna era in ideogrammi cinesi e probabilmente c'era scritto "biancheria intima". Almeno così pensò Santoro. In vetrina c'erano perizomi, calze a rete , giarrettiere e parrucche. Un negozio a tema, non c'era che dire. E senza tema di smentite, pensò Santoro.
All'ingresso due ragazze cinesi giovani chiesero che cosa volessero. Avevano un aria maliziosa e si stavano chiedendo se magari i due uomini potessero essere dei classici clienti che acquistavano articoli per poi travestirsi in privato, per i cavoli loro. Dietro al banco di vendita, in fondo al negozio strutturato con appendiabiti e scaffali ricolmi di biancheria, c'era una coppia di cinesi avanti con gli anni. Probabilmente i genitori del "terrorista cinese".
-Buonasera, disse Santoro avvicinandosi ai due anziani, sono il maresciallo Santoro, vorrei farvi qualche domanda su vostro figlio, se non vi dispiace.
I due anziani capirono quello che Santoro disse al loro indirizzo. E dopo un primo momento di meraviglia fecero segno come se non capissero la lingua del Maresciallo.
Santoro invece aveva osservato attentamente le loro espressioni e aveva invece colto questa contraddizione.
-Uhm, disse Santoro, lo so che mi capite...io voglio aiutarvi. Dovete credermi.
-Tutti dile così, disse una delle due giovani ragazze che erano lì a servire i clienti che avevano accolto i due carabinieri all'ingresso del negozio.
-Dico sul serio, ribadì Santoro.
-Noi essele sorelle di Lì.
Lì Yang era il nome dell'attentatore cinese ucciso al termine della sua strage la notte di San Silvestro.
-Er maresciallo dice sul serio, ve volemo aiutà, disse Agostinelli.
Le due sorelle si guardarono in faccia.
-Nessuno può aiutale noi. Lì è molto e nessuno poltelà lui indietlo  da molte. Lui ola finito di sofflile, disse quella delle due che pareva più carina, magra filiforme, biondina, occhi tipici a mandorla, ma più sottili del dovuto.
-Dateci qualche informazione. Io credo che lui in qualche modo sia stato costretto a fare quello he ha fatto....tanto per cominciare come mai lui era mussulmano?
-Lui non essele mussulmano, disse la sorella due, più robusta, guanciotte in rilievo, carnagione più olivastra, persino seno evidente e prominente.
Santoro guadò in faccia Agostinelli. Agostinelli fissò Santoro.
-Bingo!, disse Santoro .
Agostinelli non credeva alle sue orecchie. Tutta l'indagine era stata condotta come un attentato islamico e il cinese coinvolto non era nemmeno mussulmano! Santoro aveva ragione, la puzza di bruciato che esalava dal caso era insopportabile , ormai.




giovedì 9 novembre 2017

La pianista cinese, capitolo 34

Agostinelli stava prendendo un cappuccino e inzuppava il cornetto.
-Ammazza, marescià, Milano è proprio come me l'immaginavo, disse.
-E cioè, come? fece Santoro.
-Frenetica...tutti che vanno de fretta, de là e de qua, ma 'ndo vanno?
-Se la banana non ce l'hanno ?
-Eh? fece Agostinelli.
-Niente, volevo fare una rima cretina...beh, sembra che ci sia riuscito.


-Muoviamoci, disse Santoro, siamo in via Carducci. Cinquanta metri e percorriamo via De Amicis. A metà via De Amicis c'è via Carroccio.
-E lì chi c'è? chiese Agostinelli.
-Sponzini...il tizio di cui ti ho parlato, l'industriale degli spazzolini reduce degli anni '70...Casalbene  operava a Roma , negli anni di piombo. Non potevano non conoscersi. Frequentavano gli stessi ambienti all'Università: quelli della sinistra extraparlamentare.
-Come pure Spartaco.
-Già, come pure il tuo amico Spartaco.
-Amico? Ma quale amico? Semplice conoscente.
-Sembri Strurmtruppen di Bonvi.
-Chi?
- Niente, sei troppo giovane, non puoi capire.
-Marescia, se se tratta de cose porno...beh, ce capisco eccome!
-La pornografia c'entra...nel senso che ormai la cultura scandalizza, disse Santoro.
-Ecco quando parlate de ste cose, me fa male la testa, marescià, diventate noioso.
-Beh, si , ti capisco. La tua generazione ha imparato la geografia su Google maps.
-Che volete dì, con questo?
-Che siete artificiali...artificiosi...che se continuate così persino il sesso diventerà virtuale , per voi.
-Ve sbagliate, marescià...er sesso è sacro pure pe' noi! A proposito, ieri in metropolitana ho pure rimorchiato.
-Bionda o mora?
-Mora, marescià..me sa che era delle vostre parti...a Milano per studio!
-Vi siete scambiati il telefono?
-No, marescià, mi ha aggiunto su Facebook.
-Eccerto! Che idiota, dovevo immaginarmelo. Certi metodi sono troppo romantici per voi...mandare un messaggino, attendere una telefonata per vedere chi dei primi richiama...ma perché se vi potete mandare foto e video in tempo reale persino dei nei nel culo!
-Marescia, nun esagerate...comunque ho capito che cosa volete dì...de stacce attenti, de non perde er contatto con la realtà.
-Perlomeno parlate , guardatevi, fiutate i vostri rispettivi odori....poi non vedetevi per qualche giorno...e se rivedendovi riscatta la scintilla è amore. Invece così come fate? Vi mandate foto ogni 5 minuti, mi sembrate già sposati prima del tempo. Oppure non lo farete mai perché bruciate tutto e subito. Consumate l'immagine della persona in un tempo stretto. E poi navigando nel mondo delle immagini ne vedete delle altre, infinitamente più belle, fino a fare la fine dell'asino di Buridano.
-Beh, che fine fece l'asino de Buridano?
-Che non sapendo scegliere fra l'acqua e il fieno morì di stenti.
-Ah, meno male...me credevo che finiva col prenderlo nell'ano...che , tra l'artro,faceva pure rima...con Buridano...
Santoro restò serio. Poi sorrise. Dopotutto anche se ignorante Agostinelli era simpatico. E creativo. Aveva la battuta pronta. Magari era lui che sbagliava a fare il matusa.


Davanti al portone di Sponzini ,Santoro disse ad Agostinelli-ascoltami, tu stai qui. Passeggia lungo il marciapiedi. Non lo so. Io dovrò affrontare questo tizio a muso duro. Dovrò un po' strapazzarlo con le parole, provocarlo. Magari potrebbe chiamare qualche sgherro amico suo. Insomma, voglio che mi copri le spalle.
-Come l'asino  Buridano?
-Come Buridano...il filosofo che inventò il paradosso dell'asino, Agostinè..e su dai, fai il serio ora. Di babbi di minchia abbiamo già fatto il pieno.
-Ok, stavo a scherzà...
-Uhm...


Santoro suonò al citofono. Ma , contrariamente a quello che s'aspettava,  il portone fu aperto senza che nessuna voce fosse udita. Santoro entrò. Agostinelli restò a coprirgli le spalle.
Santoro salì a piedi.
Arrivato all'ingresso dell'appartamento di Sponzini-che doveva essere quello nel quale dimorava abitualmente, posto che il palazzo era di sua proprietà-trovò un uomo che doveva essere una specie di maggiordomo.
-Prego Maresciallo, il dottor Sponzini la attende nel suo studio.
-Il dottor Sponzini mi attende nel suo studio? E come faceva a sapere che sarei venuto?
-Non lo sapeva. L'ha vista dal videocitofono.
-Uhm, grugnì Santoro.
L'uomo, un sessantenne brizzolato con una giacca da maggiordomo, una camminata da maggiordomo e una faccia da maggiordomo, fece strada. Intorno quadri di valore, corridoi lunghi pieni di specchi.
Il "maggiordomo" aprì una porta, ad un certo punto di uno dei corridoi di quel labirinto di 500 metri quadri di casa e fece entrare il maresciallo pugliese.
Era lo studio di Sponzini. E dentro, seduto dietro una scrivania , svaccato comodamente e senza alcun patema d'animo in viso, c'era Sponzini.
Era in piena forma. Nonostante la morte della figlia. Nonostante tutto il resto. Osservò Santoro e gli sorrise beffardamente.
-A cosa devo l'onore barra onere della sua visita, Maresciallo. Penso che si sia capito già da tempo  che lei non è il benvenuto da queste parti!, disse .
Aveva una faccia da sessantenne sportivo, faccia con le rughe ma ben tenute, come l'uomo maturo della pubblicità di un profumo. Quale profumo, a Santoro, non gli sovvenne.
-Beh, che le devo dire. Nemmeno a me lo ha ordinato il dottore di farle visita. Ma vede dopo tanti anni di servizio un carabiniere, che non è uno sbirro comune, ma uno che ci crede, crede nella ricerca della verità, matura una sorta di fiuto per le cose marce. E sin dalla prima volta che sono entrato in questa casa la puzza di crisantemo che aleggiava nell'aria mi ha insospettito. Lei ha più di qualcosa da nascondere. Pensa che me la beva che sua figlia è stata uccisa in un attentato terroristico? Sua figlia è stata fatta fuori da Casalbene, un killer latitante delle Bierre, che, sono sicuro che lei ne sia a conoscenza, è deceduto di recente in circostanze "misteriose".
Sponzini , capelli bianchi un pò alla Avvocato Agnelli, stesse basette, se vogliamo, monitorò il viso di Santoro. Quello che lui considerava un ometto da niente, dall'alto dei suoi soldi, delle sue ricchezze , in fondo lo incuriosiva. Ma si sentiva inattaccabile. Le sue ricchezze erano le sbarre dorate della galera dorata in cui era rinchiuso come in un bunker antiatomico inattaccabile da qualunque arma chiamata sospetto.
-Lei dice? Ma non ha nessuna prova. Altrimenti mi avrebbe fatto arrestare. Le sue sono supposizioni di un invidioso che vorrebbe vedere nel fango un uomo che dorme a sfioramento della volta stellata dopo una vita dedicata con sacrificio a costruire un impero. Un impero che si fonda sull'igiene orale.
-Per forza, si deve fondare sull'igiene orale...E' il simbolo della borghesia di questo paese.  Si pecca dal lunedì al sabato e poi la domenica in chiesa a mondarsi. L'igiene orale è la degna conclusione per una bocca lorda di menzogna, disse Santoro.
-Adesso basta, disse Sponzini alterandosi, ma con che diritto lei crede di entrare in casa mia per offendermi. Se ha delle prove a suffragio delle sue fantasiose teorie, le porti e proceda di conseguenza. Altrimenti mi faccia il piacere di sgomberare.
-Altra metafora della borghesia di questo paese. Da giovani centri sociali occupati. Poi, una volta fatti i soldi , sgomberatori di Centri Sociali...e di  marescialli dei carabinieri...a quanto pare...
-Non dica idiozie...c'era un uomo che diceva queste cose strampalate...si chiamava Pasolini...e tutti sanno che fine abbia fatto.
-Mi sta minacciando?
-No..ma se ne deve andare da casa mia.
-Sa una cosa? Credo che fra lei e Casalbene ci fosse un legame derivante dalla frequentazione di quegli anni. Gli anni '70. Dopotutto eravate compagni, no?
-Oggi non la penso più come allora. Eravamo dei giovani ingenui. Volevamo fare la rivoluzione senza alcuna preparazione culturale adeguata. Mi vergogno di molte cose che si fecero in quegli anni.
-Per esempio, di che cosa?
-Non lo dirò certo a lei...
-Omicidi?
-Come si permette. Io non ho ucciso nessuno. Forse Casalbene lo ha fatto. Ma lui prese la strada della lotta armata.
-Lei invece quella del calcestruzzo armato.
-Decisi di fare i soldi iniziando dall'edilizia ? E' un reato, forse? E' proibito? Ho fatto i soldi , sì. E anche legalmente.
-Non lo so. Questo lo vedremo, egregio dottor Sponzini. Sta di fatto che lei per le sue merdate potrebbe aver perso una figlia. Forse è ancora in tempo per dirmi perché è morta sua figlia.
-Fuori!, disse Sponzini. Schiacciò un tasto sulla scrivania. 30 secondi dopo apparve "il maggiordomo". Ma non aveva la faccia del maggiordomo di "Tre nipoti e un maggiordomo". Era una faccia lievemente più patibolare. Santoro si fece accompagnare alla porta. Prima di entrare nell'ascensore, in lontananza nel corridoio dove di solito doveva allenarsi Lasse Viren, famoso maratoneta finlandese, tanto era lungo, Sponzini gli urlò- mi occuperò personalmente di metterla in condizioni di non nuocermi mai più.
-Sarà meglio per lei che ingaggi qualcuno alla mia altezza, rispose inaspettatamente persino per se stesso, Santoro.
Nell'ascensore, Santoro pensò: gli ho fatto saltare i nervi. Da come ha reagito c'è del marcio in Danimarca. Se così possiamo dire. Ma non giel'avrebbe detto ad Agostinelli. Temeva che avrebbe potuto rispondere con qualche metafora calcistica. E per quel giorno di metafore, calcistiche o meno, ne aveva avute abbastanza.

venerdì 3 novembre 2017

La pianista cinese , capitolo 33

-Allora maresciallo, è stato un bel po' assente dalla scena investigativa milanese, disse Gianuli mellifluo, dove era finito?
-Mi sono preso qualche giorno di riposo...avevo una specie di influenzella, Capitano, una di quelle malattie fastidiose che ti lasciano credere di non avere niente ma che ti rallentano comunque i cinque sensi.
-See...certo, come no...con un'influenzella se  po' sempre averce a che fa, disse Nepoti. E sorrise beffardo.
Ma che cazzo c'avranno da ridacchiare, pensava Santoro fra sè e sé . E rimase serio.
-Comunque , maresciallo, l'abbiamo convocata per sapere se lei ha scoperto qualcosa di nuovo sulla vicenda dell'attentato di San Silvestro. Ci dica, ci dica pure, ha scoperto qualcosa di nuovo? ,gli chiese la Grimaldi. Era particolarmente avvenente , quella mattina, pur essendo magra, palestrata e un po' androgina...ma a Santoro in quel contesto non dispiacque. Chi sa se le stesse cose che io, che noi, pensiamo, in quanto uomini, vengono in mente anche a lei, si chiese Santoro. Le donne lo avevano sempre affascinato perché il loro modo di vedere le cose, la vita, il mondo, era imperscrutabile.
-Sì, maresciallo, ci dica tutto, ha scoperto qualcosa di nuovo?, fece a quel punto il prefetto Lagioia, di rinforzo .
Santoro li osservava tutti attonito. Volevano archiviare il caso come una faccenda di terrorismo internazionale ed ora cosa volevano da lui? Volevano sapere se aveva scoperto qualcosa e lavorare all'insabbiamento o semplicemente non sapevano che pesci prendere dopo che ne avevano presi un bel po' in faccia? Occorreva capire di chi si poteva fidare. E non essendo una questione di facile e immediata risoluzione , decise che non si sarebbe fidato di nessuno.
-No, nulla di nuovo, disse a quel punto. Per la verità, aggiunse, avevo capito che la pratica fosse stata archiviata come episodio di terrorismo internazionale...non è così?
-Beh, veda , Maresciallo, dopo il caso scottante della chiusura delle moschee-sappia che lo rifaremmo anche domani , se necessario-purtroppo viviamo in una paese timido, uscito sconfitto dall'ultima guerra, il nostro governo ha paura di tutto, e, in un momento di crisi economica, non vuole chiudere le porte in faccia a dei possibili partners commerciali...quindi , in definitiva, abbiamo dovuto coprirci di ridicolo, anche se la decisione che avevamo preso era giusta, rimangiarci le nostre decisioni, rischiando anche le nostre carriere...quello che cerco di dirle è che le alte sfere chiedono che si sviluppi un filone di indagine alternativo. Non so se mi spiego.
-Si spiega benissimo, disse Santoro. Solo che , al momento, non ci sono altre direzioni...
Nepoti sorrideva mellifluo. Forse sapeva che Santoro sapeva qualcosa. Forse lo aveva visto a Roma. Non poteva esserne sicuro. Vero era che con il suo cellulare, intercettazioni o file spia era difficile beccarne. Perché  ,come gli aveva spiegato Agostinelli, era uno dei primi prototipi , con sportellino. Ma non si poteva sapere lo stesso.
-Allora, stabiliamo un nuovo piano d'azione, disse a quel punto la Grimaldi. Indaghiamo fra i cinesi. In effetti anche se plausibile, l'esistenza di un terrorista islamico cinese, rappresenta un'anomalia. Non suona bene.
-O suona bene, invece...benissimo...disse Santoro trasognante.
-Di chi sta parlando? fece Gianuli.
-Di Yuja Wang, disse Santoro, la più grande pianista classica contemporanea, capace di suonare Rachmaninov , il terzo concerto,  con la naturalezza di una rondine in volo....
Nepoti non disse niente. Era cosa che esulava dalle sue conoscenze. E competenze.
Lagioia osservò Santoro come se fosse pazzo.
Solo Gianuli e la Grimaldi lo guardarono con interesse.
-Sì, il maresciallo, lo dico per chi non lo conoscesse, fece Gianuli, è un appassionato melomane....
-Su, torniamo a noi, per favore, disse a quel punto Lagioia, stabiliamo un nuovo piano d'azione. Chi si occupa di setacciare gli ambienti dei musetti gialli a Milano?
-Musetti gialli? fece Santoro.
-Sì, insomma, un modo simpatico, alternativo, direi, di dire cinesi, fece Lagioia. E sorrise come uno squalo a fine pasto.
-Se volete posso andarci io, disse Santoro. Ne approfitterò per farmi raccontare qualcosa sulla mia pianista preferita. O magari riuscirò a procurarmi un biglietto per un suo prossimo concerto a Milano. Sono molto rari i concerti della Wang, sapete? disse Santoro.
-Io sapevo che i migliori pianisti ...e pianiste, erano tedeschi. Al massimo russi...mò che ce fosse pure'na cinese me giunge novo, disse Nepoti con il suo immancabile semiromanesco.
-Beh, perché, disse Gianuli, i cinesi sanno fare tutto, sanno imitare alla perfezione tutto. Sono copisti nati. Oramai ci sono parrucchieri cinesi, bar cinesi, ristoranti cinesi, supermercati cinesi...perché non dovrebbero esserci pianiste cinesi?
La Grimaldi taceva. Santoro non capiva se fosse disgustata o non gliene importasse niente. Alle fine pensò che con tutti quei discorsi da uomini, con allusioni e ammiccamenti sessuali continui, metafore semipornografiche, allegorie erotiche, potesse, per reazione, diventare lesbica. Aveva avuto l'ennesimo pensiero sessista, pensò Santoro. Non era meglio degli altri. Eppure , in qualche modo, si sentiva diverso. Perché in quel pensiero non ci vedeva niente di torbido.
-Va bene, disse infine la Grimaldi, Santoro setaccerà Chinatown e Nepoti seguirà la pista dei migranti che entrano nel nostro paese come richiedenti asilo, in realtà in odore di Isis.
-Me sta bene, dottoressa, disse Nepoti. E sorrise come un attore navigato e ammiccante, pronto per l'ennesima richiesta di invito a cena.
-Noi invece, ci aggiorniamo a di qui a....facciamo di qui a un paio di mesi, disse la Grimaldi. Salvo emergenze, aggiunse.
Nepoti osservava Santoro. Santoro sapeva che d'ora in poi il commissario romano lo avrebbe marcato stretto. Messo sotto sorveglianza . Ma c'era una cosa che Santoro doveva fare, prima di far finta di indagare sui cinesi. I cinesi non c'entravano niente. Li mettevano sempre in mezzo perché erano un miliardo di persone, per cui, per la legge dei grandi numeri, dovevano entrarci per forza. Ora gli era ben chiaro in che direzione stesse andando l'inchiesta. Con quegli input e quelle teste di paglia l'unica direzione che poteva prendere l'inchiesta era di andarsene a fare in culo. Si sorprese a pensare in quei termini Santoro, ma tant'è, pure a lui partivano le madonne e affini, quando era il caso. Era umano, troppo umano, come avrebbe detto Nietzsche. Ma che cavolo di maresciallo era? Citava persino Nietzsche. Ma non avrebbe esteso la citazione al prefetto Lagioia, che chiamava i cinesi, musetti gialli. Avrebbe potuto rallegrarsi per quella citazione. Equivocando, come per quasi un secolo si era voluto far credere, sul fatto che Nietzsche fosse un filosofo di destra. Sarebbe stato come dire che Lenin, quello vero, non quello che l'accento sulla "i", il carrozziere, aveva governato la Russia con Carlo Marx.
Si congedarono abbastanza affabilmente.
Santoro una volta per strada approfittò per fare due passi a piedi. Erano appena usciti dalla prefettura e passeggiava in piazza San Babila. C'era un drappello di gente che assisteva ad uno spettacolo di strada. Un fachiro che si faceva chiamare Mustafà, come recitava la sigletta che proveniva dal radiolone acceso che faceva da sottofondo allo spettacolo, aveva appena finito di camminare sui vetri e con enfasi teatrale, stava mangiando un po' di fuoco, spruzzando benzina che teneva in bocca a mo' di gargarismo. Santoro si fermò incuriosito . Si destreggiava bene, con quel materiale infiammabile e in quel momento ebbe un'illuminazione. Pensò alle molotov, bottiglie incendiarie che andavano di gran moda negli anni '70, durante la protesta studentesca. Bombe pericolose a innesco facile-si trattava di bottiglie piene di benzina con un pezzo di stoffa che usciva dai colli, che , avendo fatto la fortuna della resistenza sovietica, a Stalingrado, nell'ultima guerra , era tornato in gran voga in quegli anni. E gli fece venire in mente che fra Sponzini e Casalbene ci potesse essere un legame. Un legame fatto di vendette o ripicche.
Al termine dello spettacolo, Mustafà passò con il cappello in mano a raccogliere l'obolo in monete.
-Dai forza, datevi da fare, che ciò il frigo vuoto, domani devo fare la spesa, disse in perfetto accento massafrese. E Santoro, che da pugliese, conosceva tutti i numerosi quasi infiniti accenti della Puglia lo riconobbe. E sorrise commuovendosi.