giovedì 28 settembre 2017

La pianista cinese, capitolo 29

Santoro prese in mano il dépliant delle ordinazioni e ci si nascose dietro. Agostinelli era di schiena a Nepoti. Nepoti guardò a lungo in giro. Come se fosse sicuro di rintracciare qualche viso conosciuto. Santoro mangiò la foglia. Il bar stava per chiudere. Il cameriere andò verso i due carabinieri e Santoro approfittò per alzarsi, con la copertura della sagoma del cameriere, chiedendogli dove fosse il bagno.
Il cameriere glielo indicò e Santoro si voltò di schiena e si diresse sul retro. La colite gli aveva telefonato e senza il cellulare. La colite conosceva da sempre le nuove tecnologie. Chiamava con i borborigmi  sonori. Altre volte così interni che solo il proprietario del colon ne avvertiva le vibrazioni. Sperava che Nepoti non lo avesse notato. Ma non poteva esserne sicuro. Una volta in bagno vide in alto una finestrella. Era un bagno tautologicamente di merda. Salì in piedi sulla tazza. Si appese al bordo in basso della finestrella. E con tutta la forza che aveva nelle braccia si tirò su. Cercando si controllare i borborigmi. E le conseguenze scatologiche del caso.
Ce la fece. Dall'altra parte c'era la strada. Saltò giù cercando , una volta atterrato di piedi, di cadere su un fianco e attutire la caduta. Riuscì nell'intento. Però, pensò, non sono stato nei paracadutisti ma me la cavo nelle scene d'azione.
Si allontanò nella strada, lontano dal teatro della sparatoria. O presunta tale.
Quindici minuti dopo ricevette una chiamata sullo zoccolo di brontosauro. Il suo telefono old generation dotato di sportellino. Un piccolo di cyborg, gli venne in mente. Metà metalli e plastiche metà preistoria tecnologica.
Era Agostinelli.
-Marescià, dive siete finito? Quel tizio, il commissario Nepoti ve cercava, ve voleva parlà.
Santoro trattenne le più bestiali imprecazioni dentro di sé.
-Deficiente, idiota, imbecille, ritardato...urlò al telefono senza più trattenersi...
-Adesso tutta l'inchiesta andrà a puttane...continuò...
-Be', il villaggio olimpico è lontano.
-Che cazzo c'entra il villaggio olimpico, Agostinè?
-E' 'ndo stanno le puttane!
Santoro imprecò in dialetto pugliese. Lo capiva solo lui. Un complicato intrico di termini salentini di derivazione ispanico-portoghese. Nemmeno Gerhald Rohlfs , il glottologo redattore del famoso "Vocabolario dei dialetti salentini", avrebbe saputo decifrarlo.
-Marescia, voi proprio nun c'avete un minimo de fiducia, disse a quel punto Agostinelli.
-Va beh che nun c'ho la vostra curtura, che so un pischello da gnente, che vengo dalla periferia, che c'ho le scuole basse...ma ho studiato all'università de Corviale...
-Che vuoi dire? ,chiese a quel punto Santoro.
-Che ovviamente ho afferrato al volo la "situescion"...quando è venuto quel tizio, che ha detto che era un commissario, io gli ho detto de mostrarme er tesserino. E lì ho letto er nome. Commissario Carlo Nepoti. Ha cominciato a chiedere dove era il tizio che era davanti a me e se lo conoscevo. Nun va visto in faccia.
-E tu che hai detto?
-Che nun ve conoscevo, che eravate un cliente capitato lì di fronte a me per caso.
-E lui l'ha bevuta?
-No.
-Ah...quindi da capo a dodici...
-Eh no, perché quando ci ha visti parlare io gli ho detto che m'avevate chiesto un informazione e che volevate una bira e un caffè....
-E lui?
-Si è tranquillizzato, ma è voluto lo stesso entrare in bagno.
-Quindi ha visto che nel bagno non c'ero e che ero scappato....
-No...non è entrato proprio nel bagno, è tornato indietro e mi ha chiesto di nuovo se ero sicuro che mi avevate chiesto una bira e un caffè...e io ho confermato.
-Bingo! , urlò a quel punto Santoro.
-Che c'è, che ho detto.
-Ti spiego subito il linguaggio invisibile e cifrato di tutta la situazione.
-E sarebbe?, chiese esterrefatto Nepoti.
-Quando hai detto che volevo una birra e un caffè, anche se intravedendomi ha avuto il sospetto che fossi io, ha creduto che non fosse possibile.
Agostinelli non parlava. Ascoltava.
-Mi segui, Agostinè?
-Sì e no, marescià, che me volete significà?
-Io soffro di colite, per cui caffè e birra per me sono veleno!
-Uhm, capisco, ma me viene da farle un'altra domanda: chi è questo Nepoti e perché ve cercava?
-A questo non posso rispondere.
-Perché?
-Perché tu di questa storia meno ne sai e meglio è?
-Perché, marescià?
-Perché ci tengo alla tua incolumità.
-Marescia, ve dimenticate 'na cosa.
-Cosa?
- Che fra noi c'è un patto. Se volete che collaboro me dovete fa lavorà con voi a tutti gli effetti.
Santoro tacque per qualche momento.
-Allora? , incalzò Agostinelli.
-Va bene, te lo dico davanti a qualcosa da mangiare, seduti a tavola, al terzo bicchiere di rosso.
-Uhm, ma non ve farà male alla colite?
-No, il vino rosso non fa male alla colite. La colite fa male al vino rosso, questo sì.
Agostinelli rise.
-Sete tutto matto, marescià, parola mia, chi ve capisce è bravo!
-Ok, vediamoci fra un'ora in Campo De'Fiori, disse Santoro. Meglio non ricongiungersi subito. Potresti essere seguito, disse Santoro.
-Ricevuto, marescià, disse Agostinelli, fra un'ora sotto a statua de Giordano Bruno....ammazzalo che sfiga....
Santoro rise. Chiuse lo sportellino dello zoccolo di brontosauro e con un gesto della mano eloquente tentò di fermare un taxi.
Ma il taxi non si fermò.
Un uomo lì nei pressi notò la scena.
-Che ve serve un passaggio?,fece l'uomo, un anziano con la coppola a motivo scozzese.
-Beh, sì...devo andare in Campo dei Fiori.
-Ok, dateme 30 euro e ve ce porto.
-Ok, disse Santoro.
Ci mancavano anche i tassisti clandestini, pensò. Ma non fece storie. Non avrebbe potuto chiedere la ricevuta fiscale. E non avrebbe sentito rispondersi per l'ennesima volta che non era tenuto. E questo se fosse stato un taxi regolare. Figuriamoci un taxi fantasma o clandestino.


Un'ora dopo , circa, gli accadimenti appena narrati, Santoro passeggiava con una certa prudenza sotto la statua di Giordano Bruno. Non potè fare a meno di pensare che il filosofo nolano avesse pagato con la vita la propria ostinazione a perseguire la verità, ad ogni costo. E si identificò con lui. I tempi non erano cambiati. I cercatori di verità stavano sul cazzo a qualcuno. Più d'uno, a quanto pareva.
A quel punto si sentì toccare dietro la schiena. Il sangue gli si raggelò. Si voltò con la lentezza di un affetto da cervicale. Era Agostunelli.
-Porca puttana, mi vuoi far venire un infarto? , disse Santoro.
-Più facile che ve capiti quarcos'altro...con quel piccolo problemino che me stavate a dì...
-Che problemino?
-La colite...si, insomma, ve potete cacà sotto da un momento all'artro.
-Beh, non è proprio così...
-E' così, fidateve, è così...
-Non è così, disse Santoro. Non c'è un automatismo. A volte in situazioni di stress altissimo non mi accade nulla e quando non ci sarebbe nessun motivo mi viene un attacco.
-Marescia, ve la poso d' 'na cosa?
-Cosa?
-Voi sete tutto matto...parola mia nun ho mai conosciuto uno come voi...
-E lo credo bene, io sono l'unico investigatore europeo modello Fbi....
-Po' esse...ma io dicevo in generale, come omo....
-Dove andiamo a mangiare?
-Non possiamo andare a magiare ad un ristorante, marescià, è tutto chiuso.
-Quindi, non mangiamo niente?
-A marescià, qua mica semo a Milano...qua de fame nun se more, entramo in un bar: er bar più scarcinato de Roma c'ha come minimo la porchetta....
-La porchetta? esclamò interrogativo Santoro..
-Perché manco la porchetta ve potete magnà...
-Certo che poso mangiamela, come no...
-Ah, me credevo. Se no che pugliese eravate.
-E certo, disse Santoro.
C'era un bar lì nei pressi, "MMMM...che porchetta", neanche a  dirlo, recitava l'insegna.
Si sedettero lì dentro ad un tavolino. non c'era quasi nessuno. Il cameriere si avvicinò. Era un magrebino.
-Portace du panini con la porchetta, disse Agostinelli.
-Ah...e du bire, aggiunse.
-Una birra e un bicchiere di rosso, rettificò Santoro.
Il ragazzo sulla trentina, baffetti , magro, assentì con il capo. Nel frattempo aveva già messo sul tavolino dei due carabinieri graduati delle tovagliette , posate e bicchieri.
-Poverino, disse Santoro.
-Poverino de che?, fece Agostinelli.
-E' mussulmano...e deve lavorare in un posto dove vendono porchetta e alcolici. Sarebbe come dire a Netanyahu che suo figlio è un palestinese....
-Questa è troppo difficile per me, me la dovete spiegà...
-Beh, Netanyahu è il capo del governo Isrlaeliano, che, come immagini, vede i palestinesi come il fumo negli occhi, i nemici pubblici per antonomasia.
-Beh, non so chi sia 'sta Antonomasia, ma se sto tizio ce dovesse avè un figlio palestinese se dovrebbe preoccupà della sua reputazione de omo, più che de israeliano...
-Ne convengo, disse Santoro, e sorrise.
-E mo', caro maresciallo, in attesa delle porchette muzurmane, cioè, servite da un muzurmano, preciso, me dovete dì un mucchio de cose.
-Ne convengo, disse Santoro.
-Ve conviene sì, ribadì Agostinelli, se volete che collabori con voi e ve dia 'na mano concreta...perché a me me sa tanto che so uno dei pochi de cui ve potete fidà...da quello che ho visto in giro.
Santoro diventò serio.
-Hai ragione, ammise, hai diritto di sapere, aggiunse.











lunedì 25 settembre 2017

La pianista cinese, capitolo 28


Santoro ascoltava in lontananza la teoria di passi dei due uomini che salivano  per le scale, inseguendosi. Qualcosa gli diceva che non avrebbe dovuto seguirli, nonostante volesse comunque dar manforte ad Agostinelli. Ma era una specie di sesto senso. E gli suggeriva di restare lì fra il portone e l'ascensore.
Al momento nessuno sparo. Immaginò che l'inseguimento stava continuando sopra i tetti e che dai tetti si sarebbe potuto spostare lungo le balconate piene di piante e giardini. Una vera a propria caccia grossa , si sarebbe potuto dire.


Passavano i minuti e Santoro non aveva nessun segnale, nessuna avvisaglia. Ne si erano sentiti esplodere colpi d'arma dia fuoco.
Poi d'improvviso sentì netti in lontananza i rumori di due spari. Lì per lì non seppe dire se appartenessero alla stessa pistola o fossero il frutto di un vicendevole scambio di cortesie piombesco.
E a quel punto si mosse. Salì per le scale. Con circospezione ma anche con una certa rapidità, saliva su .
Ad un certo punto la gente aveva cominciato ad uscire dagli appartamenti e Santoro cominciò ad urlare- c'è un nucleo di teste di cuoio che è entrato nel palazzo, vi consiglio vivamente di rientrare in casa. E anzi, stendetevi per terra, potreste rimediare un proiettile in corpo come niente. C'è già in corso un conflitto a fuoco.
-Più che teste de cuoio me sembrate teste de cazzo, disse uno che era uscito in canotta, pelazzi fuoriuscenti dal petto , calvo al centro della testa circondata da una coroncina di peletti alla Lino Banfi.
-Rientri subito in casa, lei, non faccia cazzate...
-Ma annate a morì ammazzati, disse l'uomo , sulla cinquantina, rientrando nel suo appartamento.
Bell'augurio, pensò Santoro.
Santoro continuò a salire. Ad un certo punto sentì distinto il rumore dei passi di qualcuno che stava scendendo.
Santoro restò fermo dietro la curvatura delle scale a metà fra un piano e l'altro. Si acquattò. E attese.
Passò un minuto, poi due minuti.
Passi in avvicinamento.
Si preparò a far fuoco.
Vide spuntare un'arma dietro l'angolo della curvatura delle scale, il muro girava in tondo come la superficie di un enorme cilindro di calcestruzzo che doveva contenere l'ascensore. Contò fino a due e stava per premere il grilletto....eh....
-Porca puttana, Agostinè, e dai una voce, no?, disse il maresciallo pugliese.
-C'avete ragione, marescià, ma  stavo a inseguì uno....
-In che senso, non ti seguo...
-Marescia...Casalbene è morto. Freddato da uno con du colpi da professionista.
-Coooooocooo...come?
-Eh sì, marescià, voi nun l'avete visto scendere per de qua?
-No, di qui non è sceso nessuno, parola mia..
-Beh, allora deve essere ancora nel palazzo...dentro quarche appartamento...
-Che facciamo?, chiese a quel punto Agostinelli.
-Uhm, fece Santoro, non possiamo certo chiamare i Beretti verdi! In capo a dieci minuti tutt'Europa saprebbe che stavamo facendo qui. E noi questo lo vogliamo?
-Noi questo lo vogliamo?,ripetè Agostinelli.
-Agostinè, noi questo lo vogliamo?
-No, che non lo vogliamo, disse infine Agostinelli.
-Beh, ci sei arrivato, finalmente, disse Santoro.
-Facciamo così, squagliamoci. Facciamo perdere le nostre tracce. Tanto qui fra poco arriva la polizia...la gente ha sentito gli spari.  Prima però andiamo a prendere il cadavere di Casalbene e facciamolo sparire.
-Marescia, ma dite sul serio?
-Sono serissimo. ultraserio, arciserio! Porca puttana, affermazione, non definizione...anche perché in giro non vedo puttane né porche.
Si dettero un'occhiata.
Dieci minuti dopo erano sul tetto dello stabile.
Casalbene giaceva disteso, il petto traforato da due fori  di proiettile  sanguinanti.
-Come facciamo a nasconderlo? , chiese Agostinelli.
-E' una parola, disse Santoro.
-No,marescià, le parole so quattro...come-facciamo-a-nasconderlo...
-Facevo per dire, Agostinè, disse Santoro.
C'era lì vicino una specie di gazebo. Qualcuno che amava passare qualche ora d'estate sul terrazzo doveva averlo sistemato. C'era persino un'amaca sotto al gazebo.
Santoro si mosse.
Due minuti dopo era con il telo dell'amaca vicino al cadavere di Casalbene. E ce lo stava avvoltolando dentro.
-Marescia, voi sarete pure un genio, ma come facciamo a scendere con il cadavere , evitare la polizia, e  di essere visti, senza essere due x-men?
-Noi non dobbiamo andar via con il cadavere. Lo dobbiamo occultare come si deve. E poi ce lo veniamo a prendere con calma, nei prossimi giorni. A bocce ferme.
-Beh, a me le bocce me piaciono che ballonzano...disse Agostinelli.
Santoro si chiese se fosse un ritardato. No. Era solo un ragazzo e pensava cosa da ragazzo, nulla di più.
-Aiutami, disse a quel punto Santoro.
-Che vole fa marescià?
-Aiutami a sollevare il cadavere. Lo mettiamo sulla tettoia di quello che deve essere il locale caldaie.
-Ho un'idea, martescià, perché non lo mettiamo nella caldaia, lo facciamo sciogliere ner gasolio?
Santoro non credeva alle sue orecchie.
-Ma che cavolo dici, ti sei bevuto il cervello? Non siamo dei criminali. Stiamo facendo tutto questo perché qualcuno che è implicato in questo caso non mangi la foglia.
-Uhm, fece Agostinelli. E si dette una botta di mano sulla fronte, con una certa forza.
Riuscirono a sollevare il cadavere di Casalbene e lo mollarono sul tetto del locale caldaie. A fianco al quale c'era il piccolo gazebo.
-Ok, disse Santoro, il più è fatto.
Dalla strada giù in basso, si notavano i lampeggiamenti delle pattuglie della polizia e c'era da giurarci, in quel momento, stavano di certo entrando nel palazzo e interrogando a tappeto.
Santoro era stato visto dall'uomo della battuta sulle teste di cazzo, ma non si preoccupò più di tanto. Con l'aspetto che aveva non sembrava certo una testa di cuoio. Adesso che ci pensava pareva più una testa di cazzo. Quindi sarebbe stato scambiato per il solito mitomane di turno. E i rumori degli spari potevano essere rumori attutiti del locale caldaie, miccette o petardi fatti esplodere dai discoli del quartiere o chi sa quale altre diavolerie innocue. Tutti questi ragionamenti sarebbero stati fatti , ovviamente , in assenza di un cadavere.
Speriamo bene, pensò Santoro.
Saltarono di tetto in tetto e al terzo tetto di uno stabile, Agostinelli forzò una porta metallica che dava sulle scale ed entrarono.
Scesero lentamente e in silenzio.
Una volta fuori la strada era pattugliata neanche in tempo di guerra. Ma nessuno fece caso a quei due uomini che si stavano allontanando sul marciapiedi con l'aria di confabulare leziosamente fra di loro, persino annoiati.
Dieci minuti dopo erano seduti in un bar della zona.
Erano seduti ad un tavolino , seminascosti, quando  nel bar entrarono dei poliziotti. Erano preceduti da un uomo magro con un impermeabile chiaro.
Quell'uomo era il commissario Carlo Nepoti.

venerdì 8 settembre 2017

La pianista cinese, capitolo 27

Alessio Casalbene, aveva detto Spartaco a Santoro, abitava in via Cassia, zona Tomba di Nerone. Per arrivarci in fretta i due rappresentanti delle forze dell'ordine presero un taxi.
Un'oretta dopo erano in zona. Si fecero lasciare con il taxi un po' distanti dal posto. Casalbene abitava al numero 520. Si trattava di una zona residenziale , begli appartamenti , grandi, enormi...Casalbene doveva passarsela piuttosto bene. La qual cosa per un momento sembrò avvalorare la tesi di Santoro che il terrorista si fosse dato al killeraggio professionale. In attesa di tempi migliori. Oppure doveva un favore a Sponzini. Chi sa. Ma da quel momento in poi non si scherzava più.
-Marescia, ancora nun ce credo...ma come, Spartaco, il compagno, duro e puro...'na maricona...
-E smettila, Agostinè, e che sarà mai...abbiamo cose più importanti a cui pensare. Per prima cosa a non farci inculare noi...da Casalbene...Hai il ferro con te?
-E come no, marescià...bello oliato e funzionante...
-Bene...


Arrivati davanti al 520 restava da capire come fare per snidare Casalbene. Ma in quel momento arrivò un pizzaiolo. Era quasi mezzanotte. Era uno di quei ragazzi , Pony Express, che portano le pizze a domicilio con un motorino.
-E levateve, disse in romanesco, devo sonà ar cliente...
Agostinelli stava per reagire, ma Santoro gli mise una mano sul braccio e lo bloccò...
-Anvedi questi due, oh, pure froci ....
Santoro sorrise interiormente, Agostinelli allontanò con forza la mano di Santoro.
Al citofono rispose una voce cavernosa...
- Gallinari?, chiese il ragazzo
-Sì, che c'è?, chiese la voce cavernosa
-So arrivate le pizze.
-Ok, aspetta che scendo, disse la voce.


Aspettarono.
Il giovane guardava i due con sospetto.
-Beh, che c'è, ve siete innamorati? Guardate che con me nun c'è trippa...
-Si infatti, sei troppo magro, disse Santoro.
Agostinelli si sarebbe voluto seppellire. Ma la recita del maresciallo sembrava stesse funzionando.
I due uomini fecero finta di confabulare d'altro, e si voltarono verso la strada come se stessero aspettando qualcuno.
Il ragazzo si tranquillizzò.
I due uomini a quel punto si allontanarono per uscire dal raggio visivo del portone. C'era abbastanza luce e si posizionarono uno di fronte all'altro dall'altra parte della strada. Santoro disse ad Agostinelli di mettersi di schiena. Lui sarebbe stato di fronte a lui coperto dal corpo di Agostinelli. Ma con la possibilità di sbirciare senza essere troppo notato.
-Gallinari...fece Santoro, uhm, un nome sospetto. Prospero Gallinari sarebbe il militante delle Brigate Rosse che sembrerebbe abbia ucciso Aldo Moro.
-Me sembra che sia morto, disse Agostinelli.
-Infatti...l'aura di misticismo di cui si sono sempre ammantati i brigatisti potrebbe essersi frammischiata ad un certo feticismo...In virtù di questo Casalbene potrebbe aver assunto questo cognome falso proprio per il  fatto che il Gallinari è defunto.
-Dite?
-E' un ipotesi. E la verificheremo subito. Stai fermo così che fra un po' ti dico se c'ho visto giusto.


Cinque minuti dopo un uomo si affacciò con circospezione dal portone ipermoderno di quello stabile ricco di balconi colmi di piante ornamentali.
Per qualche secondo mentre pagava il ragazzo Santoro ne notò il viso. Non c'erano dubbi, era Casalbene. Se avesse creduto alla fortuna o a qualche deità strana padrona delle circostanze, avrebbe pensato che il fato fosse a lui favorevole. Ma lui a parte che a Padre Pio non credeva in niente. E a padre Pio ci credeva a modo suo . E cioè quando stava male. Era un italiano medio, in questo.
Casalbene rificcò dietro la testa senza dare l'impressione di aver notato le due figure mature che chiacchieravano sul marciapiede di fronte.
Quando Casalbene richiuse il portone a Santoro venne un'idea.
Si mosse rapidamente e prima che il Pony risalisse sul motorino lo bloccò.
-Carabinieri, scendi dal mezzo...
-Aoh, ma che volete, ma che ho fatto, io porto solo le pizze, so innocente!
-Stai zitto, idiota, lo sappiamo che non hai fatto niente, ma devi fare una cosa per noi.
-Che cosa? Ma voi sete matti...
-Fra 5 minuti devi ricitofonare a quello a cui hai portato le pizze e gli devi dire che hai dimenticato di dargli una birra omaggio. Che l'avevi dimenticata nella sporta del motorino.
-No, no, voi sete matti, io so innocente...
-Aho, pischè! Ebeh, qua dovemo fa a capisse..si te nun lo voi fa...beh, te portamo ar gabbio tempo zero. E' chiaro er concetto, mo'?
Il ragazzo assentì con il capo.
I due uomini lo accompagnarono vicino al citofono.
-Devi essere convincente, non fare cazzate. Se fai il bravo poi te ne vai subito...e il più lontano possibile. Perché più tardi qui ci saranno i fuochi d'artificio.
Il ragazzo, semiparalizzato fece di sì con la testa.


-Sì, chi è?
-Me scusi, so er ragazzo delle pizze...m'ero dimenticato che c'era 'na bira aggratis de omaggio. Ce l'avevo nella sporta der motorino. Se scende gliela do subito.
Ci fu una pausa di 30 secondi agghiacciante.
-Va beh, scendo, disse Casalbene.
Il ragazzo fece per andarsene, ma Santoro lo bloccò.
-Dove cazzo vai...non così in fretta. Quello guarda dal balcone mangia la foglia. Il motorino deve restare ben in vista, per non insospettirlo. Lui qui a noi, davanti al portone non può vederci. Ma finchè vede il motorino è tranquillo.
Agostinelli stava a sentire Santoro. Era un piacere vederlo in azione. Quell'uomo che sembrava ad un primo sguardo strano, sui generis, in realtà era un investigatore con i controcazzi, pensò.


Cinque minuti dopo Santoro, appostato a lato del portone, sentì un rumore come d'ascensore.
-Non ti muovere e non ti succede niente, disse sottovoce al ragazzo, che nel frattempo si era munito di una birra che, effettivamente aveva nella sporta...per il cliente successivo della zona.


All'improvviso il portone si aprì. Santoro e Agostinelli sfoderarono le loro Beretta Calibro 9.
Casalbene restò sorpreso e fece per correre all'indietro, cercando di richiudere il portone. Ma Agostinelli fu più lesto e ci mise un piede per bloccarlo.
Prese la rampa di scale e cominciò a salirle di corsa. Santoro fece strada ad Agostinelli. Era più giovane e aitante e giudicò fosse cosa sua.
-Lo voglio vivo, ebbe il tempo di urlargli...

sabato 2 settembre 2017

La pianista cinese, capitolo 26

Era più buio del solito. I lampioni erano stati presi a tiro a segno dalle paturnie adolescenziali di giovani che trascorrevano le giornate a farsi selfies e canne, canne e selfies, finchè non rioscivano più a distinguere le due cose. E in un certo senso , in quel modo, riacquistavano il senso della realtà. Di mezzo però c'erano i lampioni che significavano "luminosità", qualcosa che costringeva a vederci chiaro. E a vederci chiaro bastavano le mattine , in quel luogo desolato e perso.
I casermoni si susseguivano con la loro sequenza di finestrelle che si accendevano e spegnavano come tanti occhiolini , o lucciole soffocate dal ddt che cercavano di riaversi. Era impressionante, pensò Santoro, migliaia di appartamenti affastellati gli uni accanto agli altri...e non osava pensare cosa avrebbe trovato nelle scale  e nei corridoi interni, dove, la crisi economica e la disoccupazione, la bassa scolarità e vent'anni di peperepere-pepereperere-pepereperepere-pe  brasiliano non brasiliano televisivo , nonché diciotto serie televisive su camorristi, capi mafiosi , spacciatori di droga e killer sentimentali, dovevano aver avuto effetti devastanti.
Agostinelli percorse Via Poggio Verde per un bel po'. Ad un certo punto si voltò verso Santoro. C'era l'ingresso di un blocco di appartamenti incasellati in un blocco di calcestruzzo, come in un film di fantascienza orwelliano.
-Spartaco sta là, disse.
-Ok, accendi la telecamera del tuo telefono, disse Santoro.
Agostinelli la accese e glielo passò. Gli spiegò il verso in cui lo doveva tenere.
-Uhm, disse Santoro.
-Avete capito?, chiese Agostinelli.
-Io sì, disse Santoro.
-Perché, chi altri dovrebbe da capì?
-Finchè mi dai del "voi " ti becchi 'ste risposte, disse Santoro.
-E' al terzo piano, terza porta a destra, aggiunse il brigadiere romano.
-Ok, disse Santoro, ci vediamo fra un po'.
Entrò da un'immensa porta metallica  costituita da grate modello carcerario. Era aperta. Ci poteva entrare chiunque. Subito all'ingresso c'erano due ragazzi che fumavano hashish. Uno dei due notò che Santoro aveva uno smartphone acceso e che stava filmando.
-La madama, levamo le tende, disse uno dei due.
Via libera . L'ascensore era fuori uso chi sa da quanto. Prese le scale. Fece la prima rampa, e alla prima svolta vide uno che fumava da una bottiglia di platica da un litro e mezzo ... crack, presunse. Era magro scheletrico e doveva essere magrebino. Era talmente fatto che non dette alcun cenno di reazione. Tolse la bocca dal foro praticato nella bottiglia di plastica piena d'acqua, che doveva costituire una specie di narghilè, espirò del fumo e rise come Robert De Niro in "C'era una volta in America" sdraiato stravolto in una fumeria d'oppio.
Santoro continuò a salire. Sui muri delle scale c'erano milioni di scritte in varie lingue e caratteri. Ne lesse una a caso:" faccio pompini aggratis, chiamami ". Seguiva un numero di cellulare. Uhm, pensò, il sesso nonostante tutto sta rimontando, come droga.
Giunto al terzo piano, sentì che c'era qualcuno nel corridoio.
Un vociare concitato. Era in corso uno scambio di merce con denaro. Due tizi sulla cinquantina con facce patibolari, mediorientali o ceceni , armeni, qualcosa del genere, stavano parlamentando nella loro lingua con due ragazzi. Quando videro Santoro, si taccuero. Poi uno dei due maturi fece un cenno agli altri. E sparirono dietro l'angolo del lungo corridoio. Ora il campo era libero. Nel crimine a volte , mentre eri concentrato su un caso, ti imbattevi in una miriade di altri crimini che se ti fossi impegnato a perseguire a loro volto ti avrebbero fatto perdere in rivoli senza uscita. Era questo il segreto della criminalità, riflettè Santoro. E' come un cancro, mentre combatti alcune cellule tumorali, se ne riformano altre , nel corpo della società.
Ora però si trovava di fronte ad un'altra difficoltà: doveva farsi aprire la porta dell'appartamento di Spartaco, con qualche stratagemma. E se non fosse stato solo? , si chiese.
Ma non dovette affrontare quel problema. Perché in quel momento la porta dell'appartamento di Spartaco si aprì. E una figura massiccia , corpulenta, con forme muliebri, irruppe nel corridoio. Aveva due tette di silicone enormi, capelli ossigenati forse parruccati , minigonna ascellare, braccia da portuale abbronzato e cosce alla Gatlin, il velocista muscoloso nero statunitense ex dopato. Era una trans. Dette un'occhiata interessata a Santoro, come fosse un cioccolatino di premio al termine di una dieta povera di zuccheri. Poi, visto che Santoro non la ricambiò con lo stesso interesse, tirò dritta per il corridoio. La porta restò socchiusa.
Bingo!, pensò Santoro. Questo si chiama culo.
Aprì la porta con rapidità e si ritrovò in un appartamento piccolo , un bilocale.
-Hai dimenticato qualcosa, amore?, una voce venne dal cucinino, che non godeva della vista dell'ingresso.
Santoro non rispose. Amore? Minchia, pensò, ma questo non era un rivoluzionario duro e puro? E la trans lì, sudamericana senz'altro, non aveva l'aria di essere stata ospite per un pranzetto fra amici.
-Fernanda, sei ancora qui?, chiese Spartaco uscendo dal cucinotto.
Santoro nel frattempo si era messo in testa un passamontagna. E pregò Padre Pio affinché non sudasse così tanto da lacrimare e perdere il dominio delle sue azioni.
-Chi cazzo sei tu, disse Spartaco.
Santoro aveva una pistola in mano . E impugnava nell'altra mano lo smartphone. La vedeva un po' tirata per i capelli, adesso, la situazione, rispetto a come l'aveva prefigurata.
-Siediti, intimò a Spartaco.
-Chi sei, cosa vuoi da me?
-Voglio sapere dove sta Casalbene. Alessio Casalbene.
-Non conosco nessuno con questo nome, ma che voi tu? Guarda che nun te dico gnente.
-Oh, no, caro mio. Non solo mi dirai tutto. Ma lo farai più in fretta di quanto potresti immaginare. Anche perché ho un telefonino che ha filmato la scena di una trans sudamericana appena uscita dal tuo appartamento. Dunque potrei pubblicare il video su internet...e a quel punto tutta l'area rivoluzionaria , la tua radio, i tuoi compagni e persino Alessio Casalbene, verranno a sapere quali sono i tuoi gusti sessuali.
Spartaco non diceva più niente. Aveva cominciato a tremare. Santoro capì che la pistola e il passamontagna, a quel punto erano le armi meno efficaci. Aveva beccato il punto debole di Spartaco.


Dieci minuti dopo, Santoro, gongolante, con la sua camminata più pimpante possibile, transitò nello spiazzo antistante il blocco di appartamenti dove abitava Spartaco, il militante di Radio Onda Rossa. Il rivoluzionario duro e puro. Forse non lo era più così tanto. E aveva bisogno di qualcosa che gli ricordasse per bene questi concetti, pensò Santoro. Ma, poi, in fondo, erano fatti suoi. Ma evidentemente non viveva queste sue prerogative sessuali serenamente. Dopotutto s'atteggiava a simbolo, a piccolo leader, di un'area rivoluzionaria. Tutto quel comunismo , quell' inneggiare alla libertà, non era nient'altro che un autorappresentarsi ad eredi di uno stalinismo che nella realtà vera li avrebbe schiacciati come mosche. E uno che andava con delle transessuali come minimo sarebbe stato inviato in Siberia. Credevano in una rivoluzione che non ci sarebbe mai stata, visto che non riuscivano nemmeno a farla dentro se stessi.
Agostinelli vide Santoro.
-Non c'era , eh?, disse, sicuro della risposta.
-No, affatto. C'era invece. Solo che era in compagnia.
-Era in compagnia? E come avete fatto a farve dì dove stava Casalbene?
-Guardati il video e capirai. Muoviamoci, adesso, non abbiamo tempo da perdere.
Agostinelli strappò il videofonino dalle mani di Santoro. Bloccò la videocamera. Mentre si avviavano verso la fermata dell'autobus andò indietro con velocità.
-Incredibile, disse, Spartaco è un froscio....
-Non esagerare, disse Santoro, una transessuale non è proprio un uomo...
-Sì, ma però, marescià, c'ha er manganello d'ordinanza pure lei...
-Sì, quella di Spartaco credo di sì...non mi sembrava la quintessenza della femminilità...
-Nun c'è più religione...mò che lo sanno i miei amici e i suoi compagni...è fottuto.
-Tu non farai parola con nessuno di questa storia...gliel'ho promesso. E cancella quel cazzo di video...
-Ma marescià...
-E'un ordine, intimò Santoro.
-Va beh...boh, chi ve capisce è bravo.
-Ok, cerca di applicarti di più, magari ci arrivi anche tu.
-Cercherò, Marescia...'ndo annamo?
-A prendere Casalbene...così finalmente conoscerò la verità e ci capirò qualcosa in più di questo caso.