Mangiarono la coda alla vaccinara in un ristorante molto noto in Ponte Milvio. Santoro gradì molto.
-Porca puttana, affermazione, non definizione. Erano secoli che non mangiavo così. E sono pronto a scommettere dieci a uno che non avrò code digestive o colitiche di sorta.
-A marescià, ma che c'avete la colite?
-Sì...è una cosa nervosa. Ha caratteristiche strane. Non sempre si manifesta in momenti di tensione . A volte il colon resiste per poi infiammarsi successivamente, nei momenti che seguono , a tensione stemperata. Altre volte si manifesta nei momenti di tensione.
-Boh, disse Agostinelli, a me me pare che state a parla de uno, de una persona, 'nzomma, non de 'na malattia.
-Non è che sia proprio una malattia ...è una sorta di reazione psicosomatica.
-Marescia, fate vobis, io nun ve capisco. Ad ogni modo i telefoni di Via dei Volsci sono sempre sotto controllo. Quindi Spartaco che ce lo sa, non chiamerà nessuno da lì. Dal suo telefono nemmeno perché io c'ho il suo numero e dieci minuti fa ho chiamato il Vicebrigadiere Voltri e gli ho detto di metterlo sotto controllo. Può chiamare o da un telefono criptato...e allora siamo fritti come er baccalà de zio Tonio...a proposito , me sa che domani c'annamo, da zio Tonio. Marescia, fa un baccalà in umido che è 'no spettacolo...
-Coraggio, stavi per completare la trojka...
-La trojka de che?
-La terza cosa, Agostinè, la terza cosa...
-A già, marescià, me dimenticavo che voi parlate greco...
-Non parlo greco, semmai russo...
-Russo? Marescia, ma niente niente siete rosso pure voi?
-No, Agostinelli, no...ma a volte mi scambiano per rosso...in questo cazzo di paese basta cercare la verità e si passa per rossi...toghe rosse, giornali rossi...e adesso ci manca anche carabinieri rossi...
-Comunque tajamo la testa ar toro...secondo me , domani, Spartaco, se è in contatto con 'sto Casalbene, lo va a trovare...ed è lì che capiremo. Ed è lì che si fotterà...
-Bingo!, disse Santoro...
-In effetti se potrebbe fare pure 'na puntata a Bingo...tanto che ce frega, prima de domani Spartaco nun se move...fidatevi marescià, conosco i miei polli...
-Lo dicono nei film americani, Agostinè...
-Cosa?
-Bingo!
-Ah...com'era quella cosa? Affermazione non definizione....
Santoro rise. Agostinelli era un pasticcione, ma era simpatico. E onestamente si muoveva a proprio agio un po' in tutti gli ambienti. Proprio quello che gli serviva.
A sera Santoro si fece accompagnare in albergo. Un hotel nei pressi di stazione Termini. All'ingresso aveva notato due prostitute esteuropee, capelli legati a coda di cavallo, tatuaggi sulle caviglie, scarpe tacco 21, bionde ossigenate, sigaretta fumata nervosamente.
Aveva detto ad Agostinelli che non voleva dormire in nessuna caserma. Voleva studiare il caso mentre era sdraiato a letto, ascoltando qualche pezzo jazz su qualche canale radio notturno, mentre sorseggiava una camomilla. Agostinelli aveva sorriso. "A marescià,", aveva detto, "semmai un mojito". Poi si erano dati appuntamento per l'indomani mattina.
Sdraiato nel letto dell'Hotel "Vergara", un tre stelle il cui gestore doveva aver corrotto qualcuno per prendere la terza stella, Santoro aveva smanettato la radio che era inserita nella testiera del letto d'antan. Aveva trovato una stazione radio decente. Stavano suonando un pezzo strumentale di jazz latino. Si trattava di Radio Montecarlo 2, la seconda stazione di Radio Montecarlo. Una trasmissione di jazz latino un po' chill out, ambient. Niente male. Finalmente un po' di pace. Sorrise nel pensare che l'indomani spiegare ad Agostinelli che musica avesse ascoltato avrebbe potuto essere un problema. Il brigadiere romano avrebbe tranquillamente potuto scambiare "chill out" con "chilom", la caratteristica pipa d'argilla adatta a fumare hashish. Già lo considerava strano. Ci sarebbe mancato questo!
Disteso così sul letto stava pensando. Secondo me, congetturava, bisogna andare subito, ORA, a controllare Spartaco. Va bene che erano a Roma e che avevano una visione della vita più soft riguardo a tempistica , che a Milano. Ma si trattava di situazioni da cui poteva dipendere il futuro di qualcuno. Di Casalbene, per esempio. Era latitante da oltre 25 anni. Un assurdità. Si erano dimenticati di lui. E bisognava capire che legame ci fosse fra lui e Ponzini. Santoro si era convinto che si fosse trattato di un'esecuzione, non di un errore. Colpi mirati e sparati con dovizia militare. Casalbene doveva essersi mantenuto in esercizio. Poteva persino essere andato a combattere in qualche altro scenario del pianeta dov'era in corso una guerra.
Tirò fuori dalla tasca la Zanna di Dinosauro. Compose il numero di Agostinelli. Il telefono del Brigadiere squillò varie volte. Agostinelli non si decideva a rispondere. Poi, finalmente, rispose...
-Pronto, marescià, che è successo?
-Dobbiamo intervenire subito. Non possiamo aspettare domani. Secondo me il tuo amico andrà stasera , di persona, ad incontrare Casalbene. E ti dirò di più, rabdomantico come sono...quello , Casalbene, potrebbe persino mettersi in movimento per venire ad eliminarmi. Poiché lui , se c'ho visto bene, sa perché sono qui...
-Marescia, ma veramente state a dì? Io sto uscendo con la mi ragazza. Stiamo andando in disco! E voi ve mettere a fa er romantico...
-Rabdomantico, Agostinè, rabdomantico...Beh, devi rimandare. Ti aspetto in albergo. Vedi di sbrigarti. Abbiamo un lavoro da fare.
-Va beh, marescià, va bene...mo' però come glielo spiego alla mi ragazza?
-Agostinè...non hai detto che vuoi far parte a pieno titolo dell'inchiesta?
-Ricevuto, marescià, tempo zero e arivo....
Agostinelli chiuse il telefono.
Santoro tirò fuori la sua Beretta s 9 parabellum da sotto al cuscino. Ne constatò il funzionamento, i meccanismi. Era perfettamente oliata. Si vestì in tutta fretta. Spense la luce. Spostò lievemente la tendina della finestra e dette un'occhiata fuori, al piano strada. Niente di anomalo. Per il momento. Aveva delle sensazioni strane...fece qualche passo senza scarpe. Guardò dallo spioncino. Non vide nessuno. Come aveva fatto ad essere così superficiale? Uno che aveva freddato due persone in quel modo , da professionista, non era più un brigatista, un militante politico. Era diventato un killer. Mano mano che pensava se ne convinceva sempre di più. E poteva benissimo essere che in quel momento lo stesse attendendo per completare l'opera e togliere di mezzo un testimone scomodo. Mise la pistola nella fondina, sotto l'ascella. Mise l'impermeabile. Aprì la porta della camera. Guardò a destra e a sinistra. Prese le scale...niente ascensore. Arrivato al piano terra, scese di un altro piano . Vide una porta che dava sul retro dell'albergo. La aprì. Dava sul retro dell'Hotel, all'esterno. Uscì di soppiatto. E camminò con calma, senza dare troppo nell'occhio. Aveva i sensi all'erta come l'Uomo Ragno. Avrebbe atteso Agostinelli fuori. Nascosto da qualche parte. Casalbene poteva essere già nei pressi, per quanto gli era dato di immaginare. Il tempo tecnico ci sarebbe stato. Attese dietro ad un autobus che era fermo. Le porte aperte. Qualche passeggero stancamente seduto . Notò un nero. Un africano. Stava parlando al telefono. Parlava in romanesco meglio di Agostinelli. Come se fosse nato a Roma. La cosa destò in Santoro una qualche meraviglia. A Milano non aveva conosciuto africani che parlassero in milanese, mai. Forse il sud del mondo si amalgamava meglio. Attese nascosto dietro l'autobus. L'autista dell'autobus non ci fece caso. Stava guardando la tv sull'iphone. Da dietro l'autobus, attraverso i suoi ampi finestrini, riusciva a vedere bene l'albergo. Aveva fatto un lungo giro per posizionarsi a favore di vista. E di tiro.
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