venerdì 30 giugno 2017
La pianista cinese, capitolo 21
Finito di mangiare, Santoro chiese dove doveva dirigersi.
-Nun se preoccupi , marescià. Prendiamo a machina e annamo in via Lanza. Di là ve porto all'Esquilino. Annamo a via dei Volsci. Dove c'è la radio di cui ve parlavo.
-Va bene...ma, mi raccomando, vai piano. Ho notato che corri.
-No, ma che? C'ho la guida sportiva!
-Vai piano e basta!.
-Ricevuto. 'Na mezz'oretta e siamo lì, marescià.
-Va bene.
Mezz'ora dopo, attraversando via Giovanni Lanza, in mezzo ad un traffico terrificante, suoni di clacson, semafori, svolte a destra e a manca senza frecce, Agostinelli gli annunciò che erano in zona.
Parcheggiarono in divieto di sosta. Agostinelli mise sul cruscotto in evidenza un'insegna dei Carabinieri.
-Hai parcheggiato in un'area vietata.
-Ce lo so, marescià, ma è causa di forza maggiore...e poi, ve la posso dì una cosa?
-Sentiamo...
-Voi non eravate pugliese? No, perché a me me sembra che a furia de sta a Milano ve siete un po' "polentonizzato"?
-Polentonizzato? Mmmmh. Niente male come neologismo!
-Ah certo che voi a parole siete forte...ma avete capito che cosa ho voluto dire.
-Ti dirò una cosa, Agostinè. Mi sa che hai ragione. Ma vedi in fondo noi siamo Carabinieri e se vogliamo far rispettare le regole noi per primi dovremmo dare l'esempio, non credi?
-Marescia se violando qualche regola possiamo scoprire la verità e fare giustizia...come diceva quello? Il fine giustifica lo scopo...
-Va be', non era proprio così...era" il fine giustifica i mezzi..."
-Ecco, va be', avete capito...e come se chiamava?
-Chi?
-Quello che lo disse?
-Machiavelli.
-Ah...quello che ha inventato quel gioco di carte?
-Agostinè...per favore....
Fecero un po' di strada a piedi. Marzo a Roma sembrava quasi estate. Ci saranno stati 18 gradi. Santoro aveva caldo. E si tolse l'impermeabile "colombiano".
Le strade del quartiere erano istoriate da una ragnatela di cubetti di porfido. Negli anni '70 quei cubetti erano state perfette munizioni utilizzate dai gruppi eversivi per creare disordini e attaccare i celerini, durante le frequenti manifestazioni di piazza.
Santoro fece quella citazione storica ad Agostinelli.
-Nun me dica, pure quegli stronzi degli Ultras de a Roma li usano.
-Quelli della Lazio come rispondono? Lanciando mammolette?
-Uno a uno e palla al centro, marescià, m'avete fregato, disse Agostinelli.
Santoro sorrise.
Un quartiere tipico, di case non troppo alte, massimo a tre quattro piani. I soliti bar, kebab, panifici...niente di particolare. Arrivati a via dei Volsci , al 56, Agostinelli lesse sul campanello:"Radio Onda Rossa". Suonò. Dopo alcuni minuti, un tempo che sembrò infinito, qualcuno rispose al citofono.
-Sì chi è?
-Sono Giulio, che ce sta Spartaco?
-Ce sta, ce sta, perché, che voi da lui?
-Fammi salire, dai, compagno, gli devo parlare.
Il portone si aprì con una scarica elettrica e in sottofondo si udì in lontananza la voce di chi aveva risposta che diceva, "Spartaco, ce sta un cojone che te vo' parlà...m'ha chiamato compagno, pure".
Salirono per le scale.
-Marescià, fate parlare me. Non voglio che mangino la foglia. Se parlate voi possono insospettirsi. Poi non ve dico se usate uno di quei termini difficili che usate voi. Quelli li possono usare solo loro. A casa con i genitori , prima di scucirgli un po' de piotte.
Santoro non disse niente. Doveva conoscere bene il terreno in cui operava, Agostinelli. Per cui lo lasciò fare.
L'ingresso della radio era come Santoro si sarebbe aspettato. Alcune stanze e dentro delle scrivanie ricolme di giornali e libri. Sui muri manifesti di Che Guevara, manifesti con Stelle Rosse, bandiere inchiodate al muro, di Kurdistan e Palestina.
Un tizio dai capelli bianchi, sulla sessantina, barba ben curata, fisico asciutto, si fece incontro ad Agostinelli.
-Ciao Giulio, come butta? Fece.
-Bene, Spartaco e tu come stai?
-Bene...sempre impegnati a lottare contro il sistema dei bastardi...eh...dai vieni de là che se famo 'na canna...
Mentre si muovevano all'interno di quelle stanze pressoché deserte, Spartaco rivolto ad Agostinelli, fece-chi è questo tuo amico...ce se po' fidà?
-Spartaco, da quanto tempo ce conoscemo?
-Una vita...una vita...
-E te pare che te portavo uno sbiro con me in radio...e su, dai...
Si accomodarono. Santoro si presentò.
-Gabriele, piacere, fece.
-Spartaco, disse Spartaco. Poi osservò un lungo minuto Santoro. Lo scansionò con gli occhi per bene.
Decise che non avrebbe tirato fuori l'occorrente per una canna.
-Annamo a beve 'n caffè ar bar qui de lato, dai, fece improvvisamente Spartaco. Sollevò il telefono e disse a qualcuno che stava uscendo a bersi un caffè. E che sarebbe tornato in tempo per leggere il notiziario militante.
Senza parlarsi , ma , attraverso un gioco di sguardi da tribù di bonobo, scesero le scale. Fecero , sempre in silenzio, una cinquantina di metri. Poi Spartaco si fermò. Erano accosti ad un muro, nel cono d'ombra del palazzo.
-Giulio, che te serve?
-Me serve un informazione.
-Be', aspetta er notiziario...lì io leggo tutte le informazioni più importanti della giornata.
-Nun scherzà.
-Nun me portà mai più 'no sbiro in radio senza avvisarmi.
-Nun te preoccupà, è fidato. E' pure uno che crede nella verità e nella giustizia.
-See...dei padroni.
-Beh, ce sarà pure pe' loro, no? Che te metti a fa distinzioni? disse Agostinelli.
-Ripeto la domanda, che te serve? E rispondimi subito, a Giù...o me dimentico da 'ndò venimo, tutt'è due...
-Stamo a cerca un tizio...
-Chi? E perché lo state a cercà?
Santoro restò pietrificato. Non aveva con sé l'arma d'ordinanza e stava cominciando ad innervosirsi. Non era sicuro che Agostinelli avesse abbastanza nerbo per portare quella situazione in acque tranquille.
-Alessio Casalbene, disse Agostinelli.
Spartaco ascoltando quel nome restò folgorato.
Intanto erano passati due tizi che lo aveva salutato e guardato con curiosità, per non dire, sospetto.
-Ma dico io, te sei matto? Te sei tutto matto...eh sì, nun c'è altra considerazione da fare, disse ancora Spartaco.
-Senta, disse Santoro, le posso parlare con franchezza?
-No, amico, tu non me poi parla. Non ti conosco. Non so chi sei. Puzzi de sbiro lontano un miglio. Ora , pure Giulio è un caramba, ma de lui me fido. Abbiamo diviso biscotti de cane e latte rancido, lì da dove venimo.
-Lascialo parlà, disse Agostinelli.
Spartaco non disse niente. Ma il suo silenzio fu come una specie di concessione. Indossava una t-shirt verde militare con al centro una stella rossa e sotto la stella rossa la sigla EZNL(Ejercito Zapatista Nacional de Liberacion). E dei jeans alquanto datati e sdruciti.
-Abbiamo motivo di credere che Casalbene abbia partecipato all'omicidio di una ragazza...e sin qui, dal punto di vista che immagino che lei abbia, nulla questio. Ma qui la cosa si fa interessante. Non si tratterebbe di un omicidio a sfondo politico, bensì di un omicidio su commissione , molto probabilmente per denaro...eh, si, signor Spartaco, vili motivi di denaro.
-Ahahahahah, sorrise sarcasticamente Spartaco, e voi credete che io me beva questa storia?
Voi dovete esse matti...e pe' primo tu, Giù. Me porti gli sbiri in casa. Qualsiasi cosa abbia fatto il tizio il cui nome avete fatto non sta a me giudicarlo. E soprattutto io non ho mai tradito un compagno in nessuna occasione. Terzo e ultimo, io questo Alessio Casalbene, non ho proprio idea di chi sia. E adesso se premettete, è l'ora del notiziario, devo tornare in radio.
Spartaco fece per tornare indietro verso il portone d'ingresso della radio. Ma mentre incedeva, si voltò e disse-Giù, con me hai chiuso. Nun te fa vedè più...
Poi proseguì verso il suo obbiettivo.
Santoro e Agostinelli restarono ad osservare il militante che si allontanava a passo spedito.
Santoro osservò Agostinelli. E per la prima volta si capirono al volo.
-Beh, le acque le abbiamo mosse, disse Agostinelli.
-Sì, indubbiamente, disse Santoro.
-Ora se non sono proprio cojone, disse Agostinelli, prevedo che Spartaco cercherà di contattare Casalbene.
-Certo, non vedo come non dovrebbe.
-Beh' non è scontato, disse Agostinelli.
-In che senso?
-Noi diamo per certo che questi di Radio Onda Rossa, una Radio der Movimento, debbano per forza conoscere Casalbene...perché è un ex brigatista latitante. Ma è una idea vostra, marescià. Io quindi ho pensato pe' prima cosa di verificarla.
Santoro restò in silenzio a riflettere. Agostinelli era una sorpresa continua. Non era una persona colta, ma era molto intelligente...E aveva l'indagine nel sangue. Alcune persone ce l'hanno nel Dna. E uno di questi era indubbiamente Agostinelli, pensò Santoro.
-Quindi come pensi di muoverti? Chiese a quel punto Santoro.
-Ve lo dico a cena, marescià...tanto questi dove vanno? Anche se c'avesse contatti con Casalbene, quello da Roma non se ne va. Ha mille volte più possibilità di restare latitante a vita a Roma che in qualsiasi altro posto al mondo.
-Perchè pensi questo? Gli chiese Santoro.
-Perché er pesce de fiume non lascia er Tevere pe' n'artro fiume. Il Tevere è casa sua. E del Tevere conosce tutti i suoi nemici e sa come evitarli.
Diavolo di un Agostinelli, pensò Santoro.
-Va bene, disse Santoro, ti starò a sentire...eh, sia ben inteso, la cena la offro io, aggiunse il maresciallo pugliese.
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