giovedì 27 luglio 2017

La pianista cinese, capitolo 24

Agostinelli fece rapporto. Ma lo edulcorò nel senso indicato da Santoro.
Nel pomeriggio del giorno dopo la sparatoria, Santoro dette appuntamento ad Agostinelli in piazza Venezia. Sotto il balcone dove Mussolini teneva discorsi infuocati e affollatissimi. Santoro non amava i dittatori e ogni volta si era immaginata quella piazza vista in decine di documentari d'epoca. Ora la stava osservando dal vivo, più di settant'anni dopo. Dette un'occhiata fuggevole ai passanti. Gli sembrò di vedere le stesse facce. Sì, i vestiti erano diversi, i ragazzi portavano tutti dei tatuaggi sul collo, sugli avambracci, orecchini di cocco o di osso, capelli rasta, scarpe New Balance, capelli con tagli strani...gli adulti vestivano meglio, più alla moda del momento....gli anziani invece vestivano proprio male; specie quelli poveri, i pensionati, quelli che dopo una vita di lavoro percepivano una pensione appena sufficiente a pagarsi i farmaci per curarsi. Ma le facce, quelle facce, a Santoro gli sembrarono le stesse. Per quanto acume potessero lasciar trasparire, vi erano dei momenti, delle espressioni tipiche, che a Santoro facevano venire in mente l'uomo plaudente patiboli medio. O anche la donna. E a quel punto gli venne fatto di pensare, perché cavolo nella pallanuoto femminile, quando espellevano per un fallo una giocatrice, si continuava a dire che la squadra cui non era stato espulso nessuno giocava con un uomo in più? Nessuna pallanuotista, risultava a Santoro, si era presa la briga di correggere questo malvezzo dei telecronisti, tutti rigorosamente uomini. Delle due l'una, o gli si stava per manifestare una qualche forma di aterosclerosi, oppure stava cercando di metabolizzare la sparatoria della sera precedente.


Agostinelli arrivò di lì a poco, ponendo fine ai pensieri contorti di Santoro. Scese , con somma meraviglia del maresciallo pugliese, da un autobus.


-Be', Agostinè, e la mercedes, oggi, non l'hai portata?
-Marescia, c'avete ragione, basta con i lussi. Ci vuole un po' di assestament...
-Assestament?
-Come se dice...quella parola che significa di volare basso in inglese?
-Understatement?
-Ecco, bravo...quella cosa lì, disse Agostinelli.
Santoro sorrise. Agostinelli non era colto, ma era intelligente e riusciva a collegare in modo mirabile le cose da dire facendosi intendere alla perfezione. Sbavature linguistiche o meno.
-A Marescia, che famo stasera?
-Te lo dico io che famo...
-So tutt'orecchie, disse Agostinelli.
-Mi porti da Spartaco...dobbiamo torchiarlo, ci deve dire dove troviamo Casalbene.
-E come pensate de fa. Quella è gente sgamata. Sanno come difendersi. Quello non le dirà niente.
-E infatti la questione si articolerà in questo modo: poiché vorrei al più presto chiudere questa vicenda cercando , per qualche ora, di godermi la città, i suoi monumenti, immaginando scene storiche viste nei film o in documentari d'epoca, prima di rientrare in quel di Milano e dirigere l'inchiesta nel verso che deve prendere...con buona pace che complottisti  in salsa antislamica, a tal scopo tu, Agostinelli, mi porterai nei dintorni della dimora di Spartaco...e mi lascerai lì nei pressi.
-Ok, ok, marescià...e dopo, che farete?
-Dopo sono cazzi miei...o meglio i cazzi saranno tutti di Spartaco.
-Ma che glie volete fa...
-Niente, Agostinè...
-Come niente?
-Mi infilerò in casa sua, mi metterò un cappuccio in testa, e gli farò sputare tutti denti finchè non mi dice dove sta Casalbene...
-E già...er cappuccio ve lo potete pure levà, tanto ce lo sa che siete voi...
-Può immaginarselo, ma non vedendomi non può provarlo. Anche perché filmerò la scena...
-Filmerà la scena?
-Sì, Agostinè...tu mi darai quel cavolo di telefonino "ultimate generation" e mi spiegherai come si usa. Dopodiché, una volta in casa di Spartaco, lo azionerò. E gli estorcerò quello che mi serve sapere...se tenterà di denunciarmi farà la fine del Ciclope di Ulisse.
-Che c'entra er ciclope, che volete fa 'a moviola a casa de Spartaco?
-Ma che cavolo cianci di moviola?
-Siete voi che avete parlato de "ciclope"...ve dimenticate che io so da Lazio...e de ciclopi , se permettete , me ne intendo...dopo che c'hanno messo la moviola in campo...
Santoro si mise la mano sulla fronte invocando tutte le madonne possibili e immaginabili...
Poi disse-va beh, tanto con te è una battaglia persa...Il ciclope che intendevo io era Polifemo. Se avessi studiato qualche coserellina qua e là, o anche semplicemente  a scuola, sapresti che Ulisse dal ritorno dalla guerra di Troia, incappò in questo gigante antropofago con un occhio solo, per liberarsi del quale e tornare sano salvo in patria a Itaca, fu costretto ad accecare. Quando Polifemo invocò l'aiuto degli altri ciclopi e questi gli chiesero chi fosse stato , Polifemo disse che era stato "Nessuno". Perché questo è il nome che gli aveva detto di avere Ulisse....al Ciclope. Ti è più chiaro adesso? Spartaco mentre lo torchierò col cappuccio in testa riprendendo la scena con il tuo telefonino, non potrà dire che ad estorcergli delle informazioni  sono stato io. Chiaro ora?
Ora era la volta di Agostinelli, di mettersi la mano in fronte e invocare tutti i santi.


Ma alla fine Agostinelli acconsentì. E trascorse le due ore successive a spiegare a Santoro come funzionasse il suo smartphone. A spiegargli come fare per attivare la videocamera e riprendersi.
Dopo due ore Santoro non aveva ancora capito.
-A marescià, disse Agostinelli, voi sarete 'n'omo de cultura, conoscete Polifemo e compagnia bella, ma se bucate 'na rota in tangenziale e non ce 'n'avete una  de scorta, sete capace de sparà a 'na machina in corsa, pe' chiama un carro attrezzi!
-Agostinè...sono tecnoleso, che ci vuoi fare. Uno a uno e palla al centro.




Ma poi alla fine Agostineli, con pazienza, gli spiegò la via più semplice. Gli disse che avrebbe attivato lui, la videocamera dello smartphone, da subito, per non correre rischi. Santoro acconsentì.


Sotto "il balcone di Mussolini", i due uomini questionavano nel traffico circostante, mentre alla loro sinistra campeggiava l'altare della Patria e il monumento al Milite Ignoto, illuminato, nella sera incipiente. C'era stato il cambio della guardia, l'alloro delle corone posate sotto il monumento erano quasi secco ...e i due carabinieri erano ancora lì a questionare. Nel frattempo erano passati ogni genere di turisti, giapponesi, russi, grassi e rubicondi e biondi, come plantigradi in trasferta, americani che masticavano chewingum, filippini della servitù della borghesia romana...e varie pattuglie di polizia e carabinieri...se avessero continuato a stare lì sarebbe intervenuto l'antiterrorismo. Santoro si rese conto della cosa e ad un certo punto disse ad Agostnelli.
-Ok, abbiamo assodato le cose...ora portami in zona!
-In zona? Che zona?
-Zona operativa...
Agostinelli lo guardò perplesso.
-Casa di Spartaco, Agostinè...e su...poi dicono che fanno le barze sui carabinieri!
-Barze?
-Barze sta per barzellette...noi a Milano abbreviamo tutto...c'abbiamo fretta...capito?
-Ma non siete Pugliese...
-Sì, certo...ma stavo scherzando...
-Boh? Chi ve capisce è bravo.
-Agostinè, non mi far perdere tempo, portami sotto casa di Spartaco.
-D'accordo...ma non fate cazzate...
-In che senso?
-Non lo uccidete!
-Agostinè, ma ti sei sciroccato il cervello?
-A mbeh...me pareva...
-Certo se fa resistenza non è che gli regalerò un mazzo di mammolette....
-Marescia...nun ve ce vedo a coi, che ne so, cattivo....
Santoro guardò Agostinelli.
Il brigadiere capì che non era aria.
-'Namo , vah, disse, ve ce porto subito, a casa de Spartaco...





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