Santoro era di lato all'autobus, uno dei tanti autobus dell'Atac di Roma. Camminava su e giù lentamente. Come se attendesse che il mezzo si mettesse in moto prima di partire. Intanto di Agostinelli nemmeno l'ombra.
Ad un tratto vide un tipo sospetto che si aggirava sul marciapiedi antistante l'albergo. Non c'era molta gente in giro, la serata era tiepida, un tiepido marzo romano. Osservò attentamente quell'uomo con una giacca verde militare indosso e il bavero alzato. Jeans stretti attillati, atletico. Capelli grigi tagliati corti. Barba curata, corta anch'essa.
Non ebbe più dubbi. Era Casalbene. E si complimentò con se stesso per l'intuizione circa le intenzioni del terrorista.
L'uomo sembrava indeciso sul da farsi. Se entrare in albergo e , con uno stratagemma, capire quale fosse la camera e il piano dove alloggiava Santoro. O se attenderlo lì fuori.
Intanto si guardava intorno. Agostinelli si era perso nel terrificante traffico romano. Porca puttana, si disse Santoro. Affermazione non definizione.
Decise di passare all'azione. Girò intorno quell'autobus rosso e si trovò ad un centinaio di metri da Casalbene. Cominciò ad avanzare, fidando, probabilmente, sull'effetto sorpresa.
Casalbene ebbe come una premonizione, si voltò di scatto e percepì qualcosa.
Si guardò a destra e a sinistra. Poi si sbottonò la giacca.
Estrasse la pistola e si preparò a fare fuoco. Ma Santoro fu più lesto e come tirò fuori la sua parabellum dal sotto l'ascella e dall'impermeabile "colombiano", fece fuoco. Casalbene restò sorpreso. Cento metri erano molti e Santoro pur avendo fatto fuoco per primo, tre colpi a ripetizione, non lo centrò. Casalbene si abbassò facendosi scudo di un veicolo parcheggiato accosto al marciapiede. E fece fuoco a sua volta.
Santoro si lanciò per terra, sull'impiantito di porfido. L'impiantito era duro, ma Santoro ci planò su come un pallavolista. La pistola sempre in mano.
Pensò che qualcuno poteva essere colpito, in quella baraonda e , rotolando su se stesso, scivolò dietro ad un altro autobus appena giunto alla fermata parallela a quella dell'autobus dietro cui stava inizialmente.
Nessuno sparava più. Casalbene compreso . Santoro se ne stava rannicchiato a terra e la gente intorno correva terrorizzata. A quel punto vide una Mercedes con un lampeggiante accesso sul tettuccio avvicinarsi al marciapiede dove doveva essere appostato Casalbene.
Sera, luci di auto in corsa, taxi, autobus, motorini e passanti. A Santoro gli sembrava di stare in una megalopoli del sud del mondo. Sopraggiungeva altra gente che non aveva avvertito gli spari. Anzi la confusione sembrava averli attirati lì nei pressi .
Vide Agostinelli scendere dalla mercedes. A quel punto doveva uscire dal suo nascondiglio e rischiare. Agostinelli , ignaro, era in pericolo.
Agostinelli veniva verso lui, spalle a Casalbene. Santoro intravide il terrorista che puntava la pistola proprio verso la schiena di Agostinelli. A quel punto aveva un raggio visivo davvero limitato, fra Agostinelli e la sagoma riparata dietro al veicolo di Casalbene. Ma doveva rischiare. Fece fuoco sulla macchina dietro cui stava Casalbene, colpendo i finestrini con gran fracasso. Agostinelli estrasse l'arma e la puntò contro Santoro. Che non aveva riconosciuto. Puntò in direzione degli spari.
-A terra, urlò Santoro, sperando che Agostinelli afferrasse al volo la situazione.
Pregò che accadesse. Pregò Padre Pio. Gli succedeva, a volte. Un agnostico che pregava per Padre Pio.
E Agostinelli , che era sveglio, si gettò a terra. Casalbene uscì da dietro la macchina che gli faceva da riparo e cominciò a fare fuoco all'impazzata. Ma senza avanzare. In piedi e senza riparo. Santoro che era in una buona posizione poteva colpirlo. Ma per un secondo pensò che se lo avesse colpito non avrebbe saputo la verità. Bisognava prenderlo vivo. Sparò ancora verso la macchina accanto a Casalbene, cercando ci colpire il serbatoio del mezzo. Ma l'auto non si incendiò. No. Non era come nei film dei poliziotti americani e la cosa non sarebbe terminata con un "Bingo!" esclamativo. Ma la cosa in qualche modo funzionò. Vide Casalbene svignarsela dietro quella macchina, che perdeva benzina dal serbatoio e svoltare come un razzo dietro l'angolo del palazzo. Probabilmente erano salvi.
-Stai giù, Agostinè, porca puttana! Urlò Santoro.
Agostinelli obbedì. Due minuti dopo, ergendosi in mezzo ad un gruppo di persone che non avevano aspettato suggerimenti dal maresciallo pugliese e che s'erano a loro volta collassati sull'impiantito urbano, per offrire meno sagoma ai proiettili, per un moto naturale di autodifesa, fece qualche passo verso Agostinelli. Pistola in pugno puntata verso dov'era Casalbene. Che ora non c'era più.
Giunto vicino ad Agostinelli gli porse la mano aiutandolo ad alzarsi.
-Tutto a posto?
-Tutto a posto, marescià...m'avete sarvato la vita.
-Non dire puttanate, com'è tua abitudine, disse Santoro, quello se avesse voluto ti avrebbe bucherellato come uno scolapasta.
Agostinelli non disse niente.
Insieme andarono verso il gruppo di dieci o quindici persone che si erano lanciate a terra, durante la sparatoria. Gli dissero di alzarsi, che erano dei carabinieri, e che il pericolo era cessato.
Alcuni si ricomposero da sé. Altri furono aiutati da Santoro e Agostinelli. Nessuno sembrava essere stato ferito. Per fortuna.
Poi videro avvicinarsi delle volanti della polizia. Due agenti uscirono velocemente dall'auto d'ordinanza , un alfa 159 e si avvicinarono pistola in pugno. Santoro e Agostinelli tirarono fuori con calma , senza gesti troppo rapidi, il loro distintivo. E lo misero bene in mostra. I due agenti si tranquillizzarono.
-Che è successo, chiese uno dei due.
-Qualcuno si è messo a sparare all'impazzata, all'improvviso. Ma nessuno è stato ferito o si fatto nulla. Il brigadiere Agostinelli, qui, ha messo in fuga l'uomo che sparava, disse Santoro.
-Ma perché sparavano...sparavano a voi? Chiese l'altro agente, tracagnotto, barba curata e basco calato appieno.
-No, no...noi eravamo qui per caso, disse Santoro. Ma meno male che c'eravamo. Probabilmente un pazzo, uno che s'è messo a sparare senza motivo. Nemmeno un terrorista. Perché se avesse voluto, dalla posizione in cui sparava poteva fare una strage.
Agostinelli taceva. Probabilmente stava mangiando la foglia.
I due poliziotti si guardavano in faccia un po' increduli.
-E' come dice er maresciallo...comunque nun ve preoccupate, qui pensamo a tutto noi, regà. Tornate pure in servizio. Il pericolo è cessato. Ripeto, il pericolo è cessato.
I due agenti si guardarono ancora fra loro. Fecero segno all'agente che era nell'alfa d'ordinanza che era tutto a posto. Salutarono militarmente e s'allontanarono verso la loro auto.
Nel frattempo il personale paramedico di un'ambulanza privata, che era lì nei pressi, si stava assicurando che non ci fossero feriti da curare. E non ce n'erano. Ma stavano fornendo qualche conforto psicologico e dando da bere ad una coppia di anziani che s'era presa un bello spavento. L'ambulanza era ferma fra i due autobus ma ripartiti.
-Marescia...e mo' con sto casino dovemo fà rapporto, disse Agostinelli.
-Agostinè, fai pure rapporto, ma poni la cosa nel senso da me imbeccato.
-Cioè?
-Cioè...cioè...Agostinè, devi dire che s' è trattato di un pazzo senza scopo, né terroristico né d'altro.
-Perché?
-Perché se no l'inchiesta, se ci mettono mani troppi soggetti, finisce a puttane. Ti è più chiaro adesso, il senso?
-Beh, sì, disse Agostinelli.
-E adesso andiamo da zio Tonio e fammi assaggiare questo famigerato baccalà, porca puttana....
Agostinelli sorrise a mezz'asta.
-Tanto per stasera non lo becchiamo, Casalbene. Ci pensiamo domani.
-Ok, ok, marescià, come volete.
-Prima , però devo fare due cose.
-Che cosa dovete fa , Marescia?
-Salgo un attimo in camera, ho bisogno del cesso.
-E la seconda cosa?
-La secondo cosa ? Mi faccio preparare un litro di camomilla dal receptionist...
-De camomilla?
-Sì, camomilla...mi calma la colite.
-Boh...Marescia, ve la posso dì n'a cosa?
-Lo so già che mi vuoi dire...che sono strano...
-Chè, leggete nel pensiero mo'?
-No, Agostinè...è che ci sono abituato. Ma lasciamo stare le cose così. Perché sono anni che lasciando stare le cose così, funziono....
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