giovedì 1 giugno 2017

La pianista cinese, capitolo 19

Febbraio stava finendo e stava per cominciare Marzo. Ma non si era venuti a capo di niente. Santoro qualche progresso lo aveva fatto. E "imboscarsi" nella fase in cui si erano chiuse le moschee violando il dettato costituzionale lo aveva tenuto lontano dai guai. E si, perché ovviamente i potenti che c'erano dietro all'operazione, ben lungi dal pagare personalmente, avevano addossato tutte le colpe di quella scellerata operazione a dei sottoposti di turno. I quali si erano prestati , un po' per debolezza caratteriale e un po' per accordi fatti che implicavano il loro allontanamento dal servizio temporaneo, che sarebbe rientrato con tanto di scuse e prebende del caso, quando il caso si fosse raffreddato. Agivano sempre così questi signori, pensò Santoro. Ma essendo lui scevro da compromessi e non incline ad accordi e accordini , aveva visto di starsene lontano da quei giochi e giochetti.




Santoro era su un treno per Roma. Il maresciallo Cazzaniga aveva indagato sul brigatista latitante Alessio Casalbene . E alcune informative dei carabinieri e dei servizi (Cazzaniga più che un milanese sembrava un "terrone", tante le mani in pasta che aveva in tutti gli ambienti) lo davano come dimorante a Roma.
Il treno era uno di quei treni superveloci dove ti danno il quotidiano gratis e ti portano caffè o tè e biscottini come se si fosse in aereo. In quattro ore sarebbe stato a Roma. Lì sarebbe entrato in contatto con il Brigadiere  Agostinelli, un giovane e brillante investigatore della Benemerita, di stanza nella Capitale. E , secondo Ambrogio Cazzaniga, ottimo conoscitore di quegli ambienti in cui si sarebbero dovute dirigere le indagini: centri sociali e radio a questi connesse. Oddio, pensò Santoro, ambienti un po' in disuso, rispetto agli anni del boom e delle mode, in un epoca di radio a tema calcistico (a Roma ce n'erano un profluvio). Certo Santoro stava seguendo una pista un po' azzardata, ma visto che gli altri brancolavano nel buio o si lasciavano andare ad affermazioni che Santoro non voleva nemmeno ricordare (il prefetto Lagioia, in uno degli ultimi summit aveva detto che la verità doveva essere stabilita in funzione dell'utile e non doveva essere fine a se stessa . E se fra l'emergere di varie verità ce n'era una che poteva essere utile al paese, in finzione dei recenti indirizzi  dell'opinione pubblica corrente, era bene perseguire quella), in definitiva, non aveva molto da perdere. E perlomeno se ne poteva stare lontano da quei personaggi che aveva cominciato a detestare. Compresa la Dottoressa Grimaldi, che pur essendo un giudice brillante si era lasciata trascinare in quelle follie investigative , non sapeva ancora bene, Santoro, per quale motivazione.


Quattro ore dopo, intontito dall'aria condizionata e da un paio di avvenenti russe-che Santoro aveva colto di sfuggita auscultando i loro discorsi essere  benestanti titolari di boutique moscovite-Santoro scese alla stazione Termini.
Fece un po' di strada a piedi dentro quel falansterio di cristallo gravido di negozi, supermercati, novello tempio del consumismo, quando fino a una decina d'anni prima pareva ricettacolo di ogni sorta di marginalità umana e , di colpo, si ritrovò fuori nel piazzale degli autobus. Gli squillò "la Zanna" e rispose. Era il Brigadiere Giulio Agostinelli. Lo stava aspettando al binario.
-Agostinè, c'è bisogno che ti dica cosa penso di questo equivoco?
-A Marescia, che ho sbajato quarcosa?
-No, Agostinè, no...i Carabinieri sono la nostra famiglia d'eccellenza, disse Santoro, vieni fuori, ti aspetto alla fermata degli autobus.
-Eh, 'na parola, marescià..me deve da dì ,quale.
-Ah già. Giusto Agostinè. Dimenticavo...
-Cosa, marescià?
-Che pure io sono carabiniere, disse Santoro.
Agostinelli rise di gusto.
-Forte , Marescia...m'aspetti vicino alla fermata dell'acca.
-Dell'acca?
-Sì, marescià, acca de Hotel.
-Ok, ho capito, ci vediamo lì nei pressi.


Santoro chiese ad uno con la divisa dell'Atac dove fosse la fermata dell' "H".
-Deve da annà pe' de là...
-Devo da anna pe' dove? parafrasò Santoro.
-Dellà, disse il controllore indicando con il dito una direzione imprecisata.
Era a Roma da 10 minuti ma già rimpiangeva Milano. Va be', era una città fredda, Milano, forse troppo organizzata, ma lui non era andato a Roma per fare il turista americano che si compra la fontana di Trevi da Totò.
Squillò ancora la Zanna. Santoro rispose.
-A marescià, so dietro de lei, sentì urlare Agostinelli.
Santoro si voltò e vide un giovane alto e biondo, capelli corti...cappello sottobraccio, in divisa.
-Meno male che sei in divisa, se no chi ti trovava in mezzo a questo casino.
-Ma perché marescià, Milano non è così?
-No, tagliò corto Santoro, ma mi sto facendo l'idea che pure se Roma è più caotica , qui ogni quartiere è un piccolo paese , con i suoi bulli, i suoi spacciatori, i criminali abituali e tutti sano un po' tutto di tutti.
-Po' esse, marescià..Ma gnente gnente volete dì che a Milano er crimine è più nascosto e più anonimo?
-Può essere...a dire il vero non so nemmeno io cosa cazzo volevo dire. Direi che ci sono i presupposti migliori per iniziare un 'inchiesta.
-A proposito, marescià, disse Agostinelli, Cazzaniga m'ha accenato...se tratta de cercà un latitante delle biere, vero?
-Sì...ma dev'essere un'indagine non ufficiale...per il momento.
-Perché, marescià?
-Poi ti dico, poi ti dico...posso contare sulla tua collaborazione?
-Certo , marescià, er mi secondo nome è Muto. Er mi terzo, Come , er quarto, Unpesce.
-Bene, Agostinè...fai 'na cosa, visto che è l'ora di pranzo, ti va di portarmi in qualcuna delle vostre famose trattorie?
-Qualcuna delle nostre famose trattorie? Marescia, state a scherzà?
-Perché?
-Perché de sti tempi le nostre migliori trattorie so dei posti dove quanno che entri te dicono "magnale bene"...a marescià qui de sti tempi se te voi magnà na bella amatriciana o 'na carbonara come se deve, devi da annà dar cinese.
-Pure voi?
-No, marescià, stavo a scherzà...ve ce porto io in un posto andò se magna bene.
-Meno male, disse Santoro.


Santoro chiese che autobus avrebbero dovuto prendere. Agostinelli gli fece notare che avevano un auto di servizio, un'alfa dei Carabinieri tutta per loro.
-Agostinè...accetto solo per oggi e solo per andare a mangiare qualcosa...ma sappi che intendo muovermi nella massima discrezione. E se andiamo a fare indagini in giro con una macchina così è come attraversare con una carriola di lingotti d'oro un viale di rapinatori latitanti.
-Ma perché, marescià, lei a Milano non usa l'auto di servizio?
-No , Agostinè, no. Io a Milano o vado a piedi , o prendo i mezzi. E se proprio devo, il taxi.
-Ah, e perché?
-Perché ci tengo all'ambiente.
-Mai sentita una cosa così.
-E da quando le cose sentite sempre fanno storia?
-Boh? Marescia, voi siete tutto strano...ma siete simpatico.
-Chi?
-Voi.
-Io sono uno.
-Ehm...lei....
-Agostinè, dobbiamo stare un po' di tempo insieme, dammi del tu. Non mi dare del  voi. Il fascismo non esiste più.
-Questo lo dite voi...ehm, lo dice lei...
-Hai capito cosa intendo.
-Certo marescià. Le darò del voi.
-Ecco bravo, hai fatto 'na marmellata fra Lei e Voi, disse Santoro. E sorrise.
-Portami a magnà, va, come dite da 'ste parti, aggiunse.
-Va bene marescià, ve porto io in un posto dove pulirete er piatto cor pane.
-Va bene, muoviamoci. Ho anche bisogno di un bagno urgente.
-Muoviamoci, marescià, metto il lampeggiante.
Santoro non disse niente. Aveva sempre odiato i  colleghi che usavano il lampeggiante per non fare la coda in autostrada o per andare in pizzeria senza stare incolonnati nel traffico. Ma per quella volta avrebbe sorvolato. Anche perché non se la sarebbe sentita di spiegare ad Agostinelli la faccenda della colite. Troppe stramberie insieme avrebbero potuto destabilizzarlo.


In macchina percorsero via Nazionale. Era una giornata tiepida si sole. Santoro non si ricordava a sua memoria una solo volta in cui , capitato a Roma, non avesse trovato il sole. La cosa lo mise di buon umore. Il traffico era terrificante. Ma Agostinelli sapeva il fatto suo. E poi aveva acceso il lampeggiante. E se non mise la sirena fu perché intuì che a quel punto Santoro si sarebbe incazzato.
Mentre andavano verso Porta Venezia-Altare della Patria, Agostinelli chiese-marescià, chiedo troppo se me spiegate chi dobbiamo cercare e perché?
-Po ti dico, disse Santoro, poi ti dico, ripetè...sentì un po', aggiunse, spegni sta radio di servizio e metti su qualche stazione musicale.
Agostinelli eseguì con piacere. Girò la ghiera della radio per sintonizzarsi su una stazione radio che trasmettesse un po' di musica. Il maresciallo gli sembrava sempre più strano. Quando capitò su una stazione di musica classica, Santoro gli intimò di lasciare su quella frequenza.
-Lascia qui, Agostinè, ho bisogno di rilassare la mente.
-A marescià, ma questa nun è musica, questa è 'na lagna. Nun se po' sentì... Beethoven...
-Agostinè, devo dirti una cosa. Ti spiegherò tutta l'indagine nel dettaglio. Ti dirò anche perché ti chiederò estremo riserbo , ti offrirò da mangiare , da bere, pagherò i taxi e i mezzi pubblici, ma non t'azzardare a dire che è Beethoven se invece è Mozart. Non lo sopporto!
-Non sia mai, marescià...
-Ecco, per esempio, sono sicuro che tu sei tifoso di calcio, giusto?
-Giusto, marescià...so d'a Lazio...
-Ecco, appunto, scambiare Beethoven per Mozart è un po' come scambiare la Lazio con la Roma.
-Mannaggia, marescià, nun lo sapevo. Non me permetterò mai più. Ho capito er paragone.
Santoro tacque. Sapeva già che Agostinelli lo stava ritenendo un eccentrico strambo maresciallo ex terrone con abitudini lombardovenete. Ma era quello che doveva credere. Se voleva che mantenesse , nell'indagine, un minimo di disciplina.

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