lunedì 26 giugno 2017

La pianista cinese, capitolo 20

Agostinelli parcheggiò sul Lungotevere dei Tebaldi.
Marescià-disse Agostinelli, le va bene se facciamo due passi a piedi?
-Sono campione del mondo di DUE PASSI A PIEDI, disse Santoro.
-Va bene...perché troppo vicino non riesco a parcheggiare...nemmeno con il lampeggiante e nemmeno come CARABINIERI .
-Come Carabinieri si sa che è tutto più difficile.
-Non la seguo, marescià.
-Intendo dire per il comprendonio.
-No, marescià, il comprensorio non è molto grande...a piedi.
-Dimmi una cosa, Agostinè, ma tu hai studiato, no?
-Certo marescià, ho il diploma tecnico industriale.
-Mmmmh ...e come mai confondi le parole comprendonio con compresorio?
-Eh, marescià, ma a scuola i professori parlavano come magnavano, sennò mo lo prendevamo, er diploma.


Fecero duecento metri e si ritrovarono in piazza Farnese dove c'era una fontanella nella quale si stavano abbeverando dei piccioni e alcune turiste dell' Est Europa facevano dei selfies.
-Carucce eh, marescià?
-Sì, davvero carine...
-Venga con me vicino ar Villaggio Olimpico, stasera, pe trenta euro se ne porta 'na valangata in camera!
-Agostinè...non ti stai allargando un po' troppo? E poi queste sono turiste, gente che in patria sta bene. Non puoi paragonare.
-No, marescià, ma io volevo dì che sembrano come quelle di zona Villaggio Olimpico .
Ignorante ma paraculo come pochi, pensò Santoro. In fondo era simpatico. E a Roma ci sarebbe voluto uno così, alla mano, simpatico e non troppo inquadrato. Agostinelli era perfetto per insinuarsi in determinati ambienti , pensò Santoro. Ma questa non era una scusa valida per non tentare di correggere alcune sue grezzaggini. Poi avrebbe fatto di testa sua, una volta che Santoro se ne fosse andato via da lì. Ma finchè fosse stato lì a Roma con lui, lo avrebbe bombardato di buon gusto. Purchè non lo scambiasse per Fred...Buongusto...e il rischio qui c'era.
Passarono in piazza Campo de' Fiori.
-Marescia, la trattoria è lì dietro.
C'era una statua, lì verso il centro della piazza. Era  Giordano Bruno, il filosofo nolano inviso alla chiesa che fu messo al rogo dall'Inquisizione nel 1600 perché pensava che Dio fosse infinito e presente in tutte le cose, proprio in quel luogo. Ora qualcuno aveva voluto ricordarlo con una statua, una scultura. Santoro si fermò un minuto sotto l'ombra di quella statua. Parve meditare un poco.
-A marescià, namo, la trattoria è de là, la dietro! Gacchio Agostinelli.
-Sai chi era quest'uomo?
-E ce lo so sì, chi era. Se chiamava come er mitico centravanti da Lazio  anni '70 e '80. Attualmente detiene il record di segnature con la maglia biancazura con 18 reti.
-E ti pareva, disse Santoro, sconsolato.
Fecero cinquanta metri e dietro ad un palazzo, all'ombra c'era l'ingresso dell'agognata trattoria.
Entrarono, una signora parecchio in carne tipo la sorella di Aldo Fabrizi li accolse con un sorriso bonario.
-Entrate prego, accomodatevi...come mai da ste parti Giulio?
-Sora Cresce', ho portato un gradito ospite...viene da Milano. E' il maresciallo Santoro.
-Bene, gli faremo assaggiare un po' delle nostre specialità, prego, prego, si accomodi, maresciallo.
Si sedettero  in fondo alla piccola auletta piena di tavoli appena dopo l'ingresso. Un tavolo per quattro. Così ce sta spazio pe'  pietanze, disse Sora Crescenza. Era una specie di balenottera, sora Crescenza, e poi con quel nome che le aveva segnato il destino...pensò Santoro. A volte persino i genitori ti segnano tragicamente il destino. Dando ai figli dei nomi , come dire, programmatici. Venne facile a Santoro pensare che probabilmente i genitori di Crescenza , piccola e gracile come l'avevano vista appena nata, inteneriti, avevano voluto prefigurarle un futuro iperproteico. Ma il destino aveva esagerato. Va bene essere manifesti viventi di ciò che si vende, ma qui qualcuno aveva esagerato. Ma il mondo è bello perché è vario, pensò Santoro. E lui era l'ultimo che poteva giudicare qualcuno. E Sora Crescenza aveva tutta l'aria di godersi la vita...e senza tante menate salutiste o da sfilata di moda. Alle sfilate , si capiva bene, avrebbe sempre preferito gli sfilatini tagliati a metà e imbottiti di mortadella. Evviva la faccia, pensò Santoro, che amava le persone autentiche.
Nell'attesa che arrivasse qualcuno con il menù- a Roma, si era capito, che se la prendevano calma-Santoro cominciò ad accennare ad Agostinelli come si sarebbero mossi.
-Agostinè, ascoltami attentamente. L'indagine che sto conducendo riguarda l'attentato che c'è stato a Milano l'ultimo dell'anno.
-Ah, e che c'entrano le biere.
-Eeeeh, se mi fai finire , te lo spiego. Non mi interrompere se no perdo il filo.
-E la luce se spegne? Disse Agostinelli sogghignando.
-E di nuovo mi interrompi...dicevo che ho il sospetto che non si sia trattato di un attentato di matrice islamista, ma forse si è trattato di una messa in scena per coprire l'omicidio di una persona.
-Cioè? Tutto quel casino di gente morta ammazzata per coprire la morte di una sola?
-Mamma mia, ma che è successo,  ti hanno attaccato la presa elettrica al cervello? Certo Agostinè, certo. Ora, per prima cosa non devi fare parola a nessuno di tutto questo fino a inchiesta conclusa.
-Parola d'onore, marescià, semper fidelis...
-Questo non c'entra un cazzo...tu non lo devi dire nemmeno ai tuoi superiori. Deve restare una cosa fra te e me.
-Ah..e perché?
-Perché potrebbero esserci dei complici interni, magari pagati per depistare...oppure la tentazione di chiudere l'inchiesta facilmente con un utile colpevole...che lascerebbe i veri colpevoli a piede libero.
-Ah, ho capito. Ma anche se fosse, marescià, a voi che ve frega. Che ve viene in tasca?
Santoro tacque un momento. Era indeciso se spaccargli la faccia o tentare di spiegargli il suo punto di vista . Questo Agostinelli sembrava un giovane che non avesse ben compreso l'importanza della divisa che indossava. Forse si era arruolato per far colpo sulle ragazze, per trovare un posto di lavoro fisso, per correre in macchina e fare inseguimenti, perché amava i polizieschi americani, Dio solo lo avrebbe saputo.
-Ascoltami attentamente, Brigadiere, disse Santoro, io non indosso la divisa per fare il clown tutti i giorni e far finta di fare bene il mio lavoro, ingraziarmi i superiori, far colpo sulle ragazzine con le tettine ballonzolanti sotto la maglietta, scroccare cene gratis, entrare gratis in discoteca o altre amenità varie. Io decisi di indossare questa divisa perché ci credevo e ci credo. Ora, so per certo, che ci sono un mucchio di persone che hanno deciso di indossare la divisa per i motivi che ho detto e va benissimo, non tutti siamo tagliati per scopi si spera più alti, ma porca puttana, affermazione , non definizione, almeno non mi si mettano i bastoni fra le ruote. Io faccio il carabiniere perché credo nella giustizia e nella verità.
-Marescia, che bel discorso. Avete mai pensato de mettervi in politica?
-E' tutto quello che hai da dire?
-No...no...com' era quella toria delle tettine ballonzolanti? Ecco, quel passaggio mi è piaciuto.
-Sei sicuro di essere la persona adatta ad accompagnarmi in questa inchiesta?
-Sì, marescià...d'accordo non sarò colto, non sarò istruito come lei, non avrò in testa queste grandi idee di giustizia e verità...ma vede io vengo da Corviale...e nessuno conosce Roma come la conosco io. Perché solo se vieni da lì da dove vengo io e non se magnava tutti i giorni perché mi padre era arcolizzato e mi madre faceva la mignotta...santa donna comunque , perché ma fatto prendere un diploma e mi ha fatto entrare nei carabinieri...le dicevo, solo se vieni da un posto così, poi entrà dove voi e annà dove voi, qui a Roma. Perché io una 'matriciana come quella che stiamo pe' magnà, me la so sognata tutta la vita. E devo da dì grazie a mi madre, 'na mignotta e alla Benemerita. Che è stata la mia seconda madre. E credetemi, marescià, a parte le battute, lei mi è simpatico e anche se ve potrà sembra difficile immaginarlo, ho capito che cosa state facendo. E lo approvo.
Santoro restò impressionato non poco da quella prolusione spontanea e accorata. Il ragazzo era intelligente, dunque. E spesso l'intelligenza è l'istinto primordiale della cultura. Ma il ragazzo era genuino. E si poteva sgrezzare.
Arrivarono i piatti di bucatini all' amatriciana. Nessuno li aveva ordinati. Ma in certi posti, si sa, non c'è bisogno di ordinare. Non si va in una trattoria a Roma per mangiarsi una cotoletta alla milanese.
I bucatini erano squisiti e Santoro parve apprezzarli molto.
-Boni eh? Fece Agostinelli, marescià, lasciateve servì. Ve farò conoscere Roma come nessuno. E troveremo il bastardo. Sia stato lui o meno. Quello sta a voi.
-Bene, bene, Agostinelli, cominciamo a ragionare. Come pensi di muoverti.
-Stasera annamo a fa visita da certi amici miei de na radio de quelle che loro chiamano DEL MOVIMENTO.
-Cioè?
-Niente, chiamano così il movimento rivoluzionario. Quattro gatti in croce che giocano a fa i rivoluzionari . Oddio, alcuni di loro meritano rispetto. E' gente der popolo. Ma accettano de fa lega con altri figli de papà pieni de soldi che fanno i rivoluzionari pe' mestiere e giocano a lancià molotov contro noi e poliziotti pe' poi farse tirà fori de galera dai maggiori avvocati de Roma. Chiamati ar telefono da papi che se sta a fa 'na vacanzina in Costa Azura.
-Bingo! disse Santoro.
-No, disse Agostinelli, questi nun c'hanno bisogno de giocà a Bingo. Sono loro er Bingo. La banca è loro.
Santoro sorrise. Dette un'altra forchettata all'amatriciana e si accinse a chiedere il bis.
-Ammazza quanta fame mette esse cercatori de giustizia e verità, disse Agostinelli.
Santoro sorrise. L'aveva giudicato troppo frettolosamente. Il ragazzo aveva gli attributi. La consistenza dei quali , Santoro, l'avrebbe verificata sul campo. Nel corso dell'indagine.



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