Una volta sceso dal taxi, da qualche parte dietro viale Abruzzi, Santoro si incamminò in viale Gran Sasso, verso il numero 5. Voleva sempre fare due passi a piedi prima di rincasare. Era una vecchia abitudine che lo aiutava a pensare , ma anche una norma di sicurezza. Si dava un'occhiata intorno prima di rincasare. In tanti anni di carriera , non è che di nemici non se ne fosse fatti.
L'ascensore cigolò e si fermò al terzo piano. Santoro infilò la chiave nella toppa. Una volta entrato appesa l'impermeabile milk&coffee alla Tenente Colombo all'appendiabiti e vi sistemò intorno la sciarpa granata. Passando dal corridoio dette uno sguardo libidinoso alla radio-stereo che era sistemata su un mobile dell'Ikea ( un must per scapoli e riammogliati, a Milano, ma non solo) e schiacciò un pulsantino digitale. Subito si diffuse della musica che in filodiffusione serpeggiò per il trilocale del maresciallo pugliese. Era "Concerto per pianoforte per mano sinistra" di Maurice Ravel, con orchestra diretta dal maestro Lionel Bringuier...e sin lì, tutto nella norma...ma al pianoforte l'esecuzione, solo con una mano, la sinistra, come si dichiarava nel titolo, era di una vera e propria superstar del pianoforte, la talentuosa, virtuosa ma anche sensualissima Yuja Wang, una straordinaria pianista cinese di cui Santoro era segretamente innamorato. Avrebbe fatto carte false per assistere dal vivo ad un suo concerto. Se ne era goduti alcuni in tv, con le telecamere che si divertivano ad alternare i primi piani delle dita delle sue mani che danzavano sulla tastiera come ballerini forsennati e gli spacchi vertiginosi dei suoi numerosi abiti di scena da fotomodella. Sexy e talentuosa, due aspetti che , incontrati in una donna, erano capaci di atterrare letteralmente il maresciallo Santoro, riducendolo ad un balbettìo umano.
Poi, con quella melodia in sottofondo, andò in cucina e si mise a cucinare le orecchiette. Mentre l'acqua bolliva, con dovizia, su un tagliere, tagliuzzò aglio e cipolla rossa e ne lanciò un pugnetto in un tegamino già provvisto di un filo d'olio rigorosamente extravergine e rigorosamente pugliese, già sulla fiamma del fornello. Rimestò dentro il padellino con un cucchiaio di legno, poi aprì i pelati Alfano, che gli ricordarono il ministro degli esteri del suo paese che avrebbe rappresentato l'Italia all'estero con il suo fluentissimo inglese alla "the cat is under the table"( roba da scuole elementari), e li versò nel suddetto pentolino.
Una volta che l'acqua arrivò ad ebollizione, ci versò le orecchiette di farina nera. Lasciò cuocere il sugo, rimestando di tanto in tanto con il cucchiaio di legno, aggiustando il sale e aggiungendo un pizzico di zucchero per togliere acidità ai pomodori. Dieci minuti dopo il piatto era in tavola e Santoro, sempre con quel sottofondo musicale paradisiaco, cominciò a scardinare dai lati la montagna di orecchiette, che aveva condito con della ricotta forte, indispensabile supporto alimentare di un pugliese salentino doc, specie in quei lidi milanesi e con quelle temperature esterne siberiane.
Più tardi si sdraiò sul suo sofà, sempre con della musica in sottofondo, con l'intenzione di farsi un sonnellino. Ma non ci riuscì. Si girava e rigirava ma non c'era verso che si addormentasse. Per prima cosa stava pensando che doveva indagare sul fatto che non fossero stati trovati i bossoli del'arma di chi aveva sparato all'attentatore. Non c'era stato assolutamente il tempo materiale per recuperarli, quindi, pensò Santoro, doveva trattarsi di un'arma che non espelleva i bossoli. Avrebbe detto a Cazzaniga, un maresciallo ordinario, e quindi, suo vice, di fare una ricerca di quel tipo di arma. Di concerto con i Ris di Parma, con Grenci come referente. In secondo luogo avrebbe dovuto indagare sull'attentatore. Un cinese islamico. Ma era sicuro poi che si trattasse di un attentatore islamico. Di questo era tutti convinti, i suoi "dirigenti" a vario titolo. Ma in un'indagine non si dava mai nulla per scontato, nemmeno quando la dinamica dell'accaduto poteva far apparire tutto come se ci fosse una firma. Santoro sapeva che sarebbe stata un'indagine lunga e che avrebbe dovuto, come al solito, condurla per conto proprio, ma con un mucchio di "attori" fra i piedi. Si alzò dal sofà un minuto e andò verso la libreria che aveva di fronte, a ponte, sulla tv. Tirò fuori una copia di Sturmtruppen , tornò a stendersi e cominciò a leggerla. Fu un tuffo all'indietro nella sua infanzia. Quelle strisce di fumetti che raffiguravano sarcasticamente tedeschi nazisti e alleati fascisti dal grande Bonvicini, al secolo Bonvi, avevano un pregio che nel tempo era rimasto immutato. L'ironia e il sarcasmo, la comicità fracassante da cui erano animati, con sagome di corpi e volti a loro volta tratteggiati in modo da ridicolizzarli ulteriormente, mettevano di buon umore, nonostante non ci fosse da stare allegri, con quello che era successo in quel periodo storico. Ma l'umorismo e l'ironia servivano ad andare avanti e non potevi trovare la verità se eri troppo serioso, perchè la verità spesso si trovava nelle pieghe di una beffa. E se non eri sufficientemente allenato poteva sfuggirti. Nel libretto dallo strano formato rettangolare, Santoro stava scorrendo delle vignette che raffiguravano un ufficiale nazista che tentava di far fucilare un prigioniero a dei soldati del suo plotone senza tuttavia riuscirci. E incappando in una serie di incidenti che lo avrebbero poi portato sull'orlo del suicidio per esaurimento nervoso...salvato, infine, paradossalmente, proprio dal prigioniero che avrebbe dovuto far fucilare. Santoro trovò la metafora divertente. L'ufficiale urlava -puntaten, miraten, fuiken, e i soldati invece di sparare si ammazzavano dal ridere-non riesce a dire fuoken, ahahah, per l'evidente errore di pronuncia, dettato dall'emozione nel dare l'ordine di togliere la vita a qualcuno. Santoro lesse ancora qualche striscia sorridendo alla lettura di quei dialoghi italiani tedeschizzati maccheronicamente, con una "en" finale ad ogni parola. Poi chiuse il libretto. La lettura lo aveva messo di buon umore. Ascoltò ancora un po' di musica, sempre della Wang. Come gli sarebbe piaciuto conoscerla. D'un tratto ebbe un'idea. Tirò fuori dall'impermeabile appeso la sua zanna di dinosauro, il cellulare . Fece un numero.
-Pronto, sono il maresciallo Cazzaniga.
-Cazzanì, sono Santoro.
-Signur Marescial, cum te stet?
-Cazzanì, non cominciare a parlare in milanese che non ti capisco...già c'abbiamo Alfano che deve imparare l'inglese.
-Se vuoi mi te parli in ingles, Marescial...
-Porca puttana, Cazzanì...
-Dai , Maresciallo, disciulati un poco, no? Da quanto sei a Milano? Dieci, vent'anni?
-Beh, che c'entra?
-E imparalo un po' di milanes, no?
-Cazzanì, tu l'hai imparato il pugliese?
-No...ma che c'entra...qui siamo a Milano.
-Cazzanì, lo sai che c'è la globalizzazione?
-Cuse l'è chest chi?.
-Va beh, lasciamo perdere, ti sto chiamando per chiederti un favore.
-Vedi, voi terroni, sempre a chiedere favori, pure tu che fai tanto il puro.
-Cazzanì, dimmi una cosa, quanto deve durare 'sta tiritera?
-Dimmi , Santoro, cos'è che vuoi?
-Una cosa della massima importanza!
-Ok, dimmi.
-Devi scoprire quando c'è e dove il prossimo concerto di Yuja Wang a Milano!
-Eh? Una cosa più facile no?
-Ma hai capito cosa ti ho chiesto?
-Mica tanto!
-Yuja Wang è una pianista cinese di fama internazionale, vorrei che ti informassi su quando verrà a Milano per suonare dal vivo.
-Perchè fino ad ora come ha suonato?
-Cazzanì, io sarò pure terrone, ma a te la polenta t'è entrata nel cervello!
-Ma chi è questa Giulia Wang? A Milano ci sono Wang dappertutto, sono più i Wang di Colombo e di Brambilla, ormai, a Milano.
-Cazzanì, senti , lascia perdere, tanto dai cinesi ci devo andare, me lo farò dire da loro!
-Per via del terrorista?
-Cazzanì, allora ci fai, non ci sei!
-Ovvio.
-Fammi quest'altro favore.
-E dai Maresciallo, non è una bella espressione, qui a Milano.
-Perchè voi non chiedete favori a nessuno?
-Noi non facciamo, favori a nessuno, è diverso.
-Allora facciamo così, visto che non ti piace l'espressione...ti ordino...
-Marescial, stavo scherzando...
-Ok, allora devi rintracciarmi un'arma che non lascia bossoli. Una pistola.
-E' quella del tipo che ha freddato il ciaina ?
-See...
-Va bene...ecco questa cosa è più facile da fare.
-Va bene, allora io vado dai cinesi, islamici o meno, lo vedremo poi...e tu cercami l'arma.
-Marescial, dimmi un po', ma questa Giulia Wang l'è minga una bella figa?
-Cazzanì, dammi la licenza per chiederti un favore, ti prego, l'ultimo, poi non ti chiedo più niente.
-La mi dica, Maresciallo!
-Vaffanculo.
venerdì 27 gennaio 2017
venerdì 20 gennaio 2017
La pianista cinese, capitolo 3
In via della Moscova al 19 presso la Stazione dei carabinieri, c'era fermento. Santoro era chiuso da più di un'ora con il Capitano Gianuli ed il Sostituto Procuratore Sonia Grimaldi. Nella stanza del Capitano Gianuli c'era anche il commissario Nepoti. Fuori , nei corridoi, nelle altre stanze di servizio erano tutti in attesa degli sviluppi. La riunione stava durando un po' troppo rispetto al tempo consueto.
Il Brigadiere Strippoli stava confabulando con il maresciallo Grenci, dei Ris di Parma.
-Marescià, allora Santoro ha fatto fuori il terrorista?
-Non abbiamo ancora capito. Non abbiamo trovato bossoli, a parte quelli del terrorista.
-Uh madonna! E com'è possibile una cosa così?
-Non lo so...siamo stati tutta la notte, con quel freddo e gelo, a raccogliere reperti sul luogo del misfatto.
-Sì , sì...eh, marescià, dite un pò, com'era sta Miss Fatto, era bona?
Grenci era un tipo tarchiato, pizzetto, guance rubiconde, occhi vispi. Era di Imola, un vero romagnolo che andava matto per la piadina e la birra. Cercò di metabolizzare quella battuta idiota di Strippoli. Strippoli era di Molfetta, barese quindi.Come il Capitano Gianuli, che invece era di Bari Bari, quartiere muratiano. A Strippoli piacevano i panzerotti e le canadesi, le birre Peroni piccole, che così le chiamavano dalle sue parti. Lui in sovrappiù ci aggiungeva , equivocando di proposito, che gli piacevano anche le canadesi nel senso di "Donne del Canada". Strippoli era bassino, tarchiato anche lui e avrebbe fatto carte false per stare insieme ad una donna alta. Non gli importava se bella o brutta, c'aveva la fisse dell'altezza, che lui chiamava con il suo gergo unico, "l'altitudine".
-Ma che cazzo dici, Strippoli?
-Niente, niente, scherzavo, marescià, disse Strippoli sorridendo.
'Sti polentoni non capiscono niente di fica, pensano solo a bere e mangiare e poi se ne vanno a letto. Meglio per noi, ecco perchè le donne poi vogliono venire con noi, pensava Strippoli. Se solo si decidessero, dovette aggiungere nel suo argomentare interiore. Era il classico meridionale d'esportazione Pastore Tedesco fuori casa e Barboncino in casa, quando doveva avere a che fare con il suo vero comandante in capo: sua moglie.
Intanto nella stanza di Gianuli...
-Insomma , Maresciallo, se non ha sparato lei, chi cavolo ha sparato al terrorista?, disse seccato il Capitano Gianuli.
-Ve l'ho detto, ho visto un uomo con i capelli corti brizzolati, barba corta ben curata, vestito in modo sportivo. Sparava come se fosse o fosse stato un militare. Freddo , preciso.
-Nessuno delle forze dell'ordine, Capitano, ho personalmente controllato, disse Nepoti.
-Secondo voi chi può essere stato? Chiedo troppo , sia pure a poche ore dall'attentato?, fece a quel punto il giudice Sonia Grimaldi.
-E' troppo presto, secondo me. Non sappiamo neppure se è stato un attentato terroristico, non ci sono state rivendicazioni, disse Santoro.
-Ma gli islamici non sempre rivendicano, è il loro stile, disse Nepoti
-Terroristi islamici, precisò Santoro.
-Cos'è , adesso dobbiamo fare un dibattito sul politicamente corretto, Santoro?, disse Gianuli.
-Non è una distinzione da poco...dal momento che se fosse stato un terrorista islamico è comunque da quell'ambiente che dovremmo partire per le indagini, perchè indispettirli?
-Va beh, lasciamo perdere queste congetture, Santoro, esaminando la scena del crimine che cosa avete notato?, chiese la Grimaldi.
-Ha tutti i crismi di un attentato di matrice islamica, disse Nepoti, svoltosi in un luogo affollato, durante festeggiamenti, rivolto a persone che si divertivano...spari nel mucchio, senza distinzione di sesso ed età...gli ingredienti ci sono tutti.
-D'accordo, disse Gianuli, ma l'attentatore era cinese...o perlomeno questo è quello che ha detto Grenci.
-Cinese? , fece meravigliato Nepoti, non mi era parso, ad una prima occhiata...allora la matrice islamica va a farsi benedire.
Nepoti parlava pulito nelle occasioni pubbliche ed in presenza di una donna, in altre circostanze non avrebbe usato quella metafora edulcorata, pensò Santoro. Tipico esempio di doppio binario linguistico calibrato sulle circostanze. Toro seduto avrebbe detto lingua biforcuta. Toro seduto e i suoi discendenti si erano pero' quasi estinti, soppiantati dall'uomo dalla lingua biforcuta, pensò Santoro. Per lui questo era sufficiente per non fidarsi di quell'uomo. Collega di indagine o meno che fosse.
-Invece questo non esclude la pista del terrorismo radicale islamico, disse Santoro. E' stata segnalata la presenza di cinesi in varie moschee e comunità islamiche, persino in Cina c'è un'etnia, gli Uiguri , antichi discendenti di mongoli e turchi, che praticano la religione islamica e non si nutrono di carne di maiale, cavallo, cani e uccelli, di cui , al contrario sono molto ghiotti la maggior parte dei cinesi.
Lo guardarono tutti come l'emoticon a faccina che fa "wow" su Facebook.
-Vi garantisco che quello che dice Santoro è vero, disse Gianuli, non tanto perchè ne sono a conoscenza anch'io, tutt'altro...vedete, il Maresciallo Santoro è uno che legge molto, aggiunse.
-Deve essere perchè non ha messo su famiglia, completò Gianuli.
Voleva dire che aveva molto tempo a disposizione rispetto a lui che doveva sciropparsi, oltre che i problemi del servizio, anche quelli di una famiglia, con moglie, figlie e affini in mezzo agli zebedei. Nepoti avrebbe detto "in mezzo ai coglioni". Ma solo davanti ad un cameratesco gruppo di commilitoni esclusivamente maschi ed esclusivamente arrapati.
-Quindi, maresciallo, nonostante l'attentatore sia cinese , non si possono escludere legami con le organizzazioni terroristiche islamiche?, chiese la Grimaldi.
-Poco ma sicuro, disse Santoro.
Si accorse di aver risposto come Tex Willer a Kit Carson. Ed ebbe una gran nostalgia di tornarsene a casa, mettere l'acqua per una camomilla sul fuoco, mettere su Radio Montecarlo 2, dove trasmettevano solo buona musica senza pubblicità e sdraiarsi sul sofà con un bel Tex Willer da leggere. Ma che cosa ci faceva lì dentro in quel covo di carrieristi? A nessuno di quelli importava un acca dei ragazzi che erano morti e di capire perchè fossero morti. Di ristabilire la verità. Erano solo preoccupati di risolvere il caso, per migliorare le proprie carriere. O di evitare maggiori shampoo possibili da superiori o affini.
-Va bene, signori, ci aggiorniamo. Sia chiaro che abbiamo gli occhi puntati addosso e dobbiamo muoverci il prima possibile al fine di ottenere risultati immediati, disse la Grimaldi. Effettivamente una come lei, palestrata, elegante, gonna lunga ma calze nere con riga nera sul polpaccio, camicetta sbottonata e seno che stava su senza push up, gli occhi addosso doveva averceli di certo. Sicuramente quelli di Nepoti.
-Prego , dottoressa, se permette l'accompagno, disse Nepoti in versione cicisbeo.
Una volta usciti Santoro restò solo con Gianuli.
-Maresciallo, ma lei se n'era accorto che l'attentatore era cinese?
-Sì...ma nonostante possa essere il primo caso non era una questione che mi incuriosisse più di tanto. Ero concentrato più sul tizio che ha freddato il terrorista.
-Che idea si è fatto?
-Per ora niente, buio assoluto. Ho un puzzle in testa e vorrei rimetterlo in ordine. Ma ho bisogno di riflettere, di concentrarmi.
-Ah, capisco...e lei di solito cosa fa per riflettere e concentrarsi.
-Ho fame. Io andrei a casa e mi cucinerei mezzo chilo di orecchiette di farina nera, poi farei il sugo di pomodoro con i pelati, come piace a me ,da aggiungere al soffritto di cipolle e aglio, ascolterei un po' di musica e leggerei qualcosa...di solito le idee mi vengono così. Il cibo è il carburante, la musica il fluidificante, la lettura è il generatore di pensieri. E' in questo quadro che nascono le mie teorie.
-Interessante, ma le teorie poi devono trovare conferme.
-Poco ma sicuro...ma non saprei come fare in altro modo...a fine serata la camomilla è come l'antigelo nel motore, il giorno dopo rombo meglio.
-Va bene, Maresciallo, vada pure a ritemprarsi. Ma si ricordi cosa ha detto il Giudice Grimaldi: abbiano gli occhi di tutti addosso.
-Anche se fosse vero, secondo alcune culture, porterebbe sfiga persino pensarlo, disse Santoro. Salutò Gianuli e uscì dalla stanza. Fuori c'erano Strippoli, Grenci e altri in trepida attesa di sapere qualcosa.
Santoro gli andrò incontro e disse- tra un po' ci sarà una conferenza stampa, vi prego, non fatemi ripetere ciò che sentirete da gente ben più importante di me, disse.
-Ma Maresciallo, ci lascia così, senza dirci niente? ,disse Strippoli.
-Beh, Strippoli, una cosa te la posso dire...
-Cosa?
-Vaffanculo!
Poi uscì ridendo come un matto fra sè e sè . Perchè non ci sarebbe stata nessuna conferenza stampa.
Il Brigadiere Strippoli stava confabulando con il maresciallo Grenci, dei Ris di Parma.
-Marescià, allora Santoro ha fatto fuori il terrorista?
-Non abbiamo ancora capito. Non abbiamo trovato bossoli, a parte quelli del terrorista.
-Uh madonna! E com'è possibile una cosa così?
-Non lo so...siamo stati tutta la notte, con quel freddo e gelo, a raccogliere reperti sul luogo del misfatto.
-Sì , sì...eh, marescià, dite un pò, com'era sta Miss Fatto, era bona?
Grenci era un tipo tarchiato, pizzetto, guance rubiconde, occhi vispi. Era di Imola, un vero romagnolo che andava matto per la piadina e la birra. Cercò di metabolizzare quella battuta idiota di Strippoli. Strippoli era di Molfetta, barese quindi.Come il Capitano Gianuli, che invece era di Bari Bari, quartiere muratiano. A Strippoli piacevano i panzerotti e le canadesi, le birre Peroni piccole, che così le chiamavano dalle sue parti. Lui in sovrappiù ci aggiungeva , equivocando di proposito, che gli piacevano anche le canadesi nel senso di "Donne del Canada". Strippoli era bassino, tarchiato anche lui e avrebbe fatto carte false per stare insieme ad una donna alta. Non gli importava se bella o brutta, c'aveva la fisse dell'altezza, che lui chiamava con il suo gergo unico, "l'altitudine".
-Ma che cazzo dici, Strippoli?
-Niente, niente, scherzavo, marescià, disse Strippoli sorridendo.
'Sti polentoni non capiscono niente di fica, pensano solo a bere e mangiare e poi se ne vanno a letto. Meglio per noi, ecco perchè le donne poi vogliono venire con noi, pensava Strippoli. Se solo si decidessero, dovette aggiungere nel suo argomentare interiore. Era il classico meridionale d'esportazione Pastore Tedesco fuori casa e Barboncino in casa, quando doveva avere a che fare con il suo vero comandante in capo: sua moglie.
Intanto nella stanza di Gianuli...
-Insomma , Maresciallo, se non ha sparato lei, chi cavolo ha sparato al terrorista?, disse seccato il Capitano Gianuli.
-Ve l'ho detto, ho visto un uomo con i capelli corti brizzolati, barba corta ben curata, vestito in modo sportivo. Sparava come se fosse o fosse stato un militare. Freddo , preciso.
-Nessuno delle forze dell'ordine, Capitano, ho personalmente controllato, disse Nepoti.
-Secondo voi chi può essere stato? Chiedo troppo , sia pure a poche ore dall'attentato?, fece a quel punto il giudice Sonia Grimaldi.
-E' troppo presto, secondo me. Non sappiamo neppure se è stato un attentato terroristico, non ci sono state rivendicazioni, disse Santoro.
-Ma gli islamici non sempre rivendicano, è il loro stile, disse Nepoti
-Terroristi islamici, precisò Santoro.
-Cos'è , adesso dobbiamo fare un dibattito sul politicamente corretto, Santoro?, disse Gianuli.
-Non è una distinzione da poco...dal momento che se fosse stato un terrorista islamico è comunque da quell'ambiente che dovremmo partire per le indagini, perchè indispettirli?
-Va beh, lasciamo perdere queste congetture, Santoro, esaminando la scena del crimine che cosa avete notato?, chiese la Grimaldi.
-Ha tutti i crismi di un attentato di matrice islamica, disse Nepoti, svoltosi in un luogo affollato, durante festeggiamenti, rivolto a persone che si divertivano...spari nel mucchio, senza distinzione di sesso ed età...gli ingredienti ci sono tutti.
-D'accordo, disse Gianuli, ma l'attentatore era cinese...o perlomeno questo è quello che ha detto Grenci.
-Cinese? , fece meravigliato Nepoti, non mi era parso, ad una prima occhiata...allora la matrice islamica va a farsi benedire.
Nepoti parlava pulito nelle occasioni pubbliche ed in presenza di una donna, in altre circostanze non avrebbe usato quella metafora edulcorata, pensò Santoro. Tipico esempio di doppio binario linguistico calibrato sulle circostanze. Toro seduto avrebbe detto lingua biforcuta. Toro seduto e i suoi discendenti si erano pero' quasi estinti, soppiantati dall'uomo dalla lingua biforcuta, pensò Santoro. Per lui questo era sufficiente per non fidarsi di quell'uomo. Collega di indagine o meno che fosse.
-Invece questo non esclude la pista del terrorismo radicale islamico, disse Santoro. E' stata segnalata la presenza di cinesi in varie moschee e comunità islamiche, persino in Cina c'è un'etnia, gli Uiguri , antichi discendenti di mongoli e turchi, che praticano la religione islamica e non si nutrono di carne di maiale, cavallo, cani e uccelli, di cui , al contrario sono molto ghiotti la maggior parte dei cinesi.
Lo guardarono tutti come l'emoticon a faccina che fa "wow" su Facebook.
-Vi garantisco che quello che dice Santoro è vero, disse Gianuli, non tanto perchè ne sono a conoscenza anch'io, tutt'altro...vedete, il Maresciallo Santoro è uno che legge molto, aggiunse.
-Deve essere perchè non ha messo su famiglia, completò Gianuli.
Voleva dire che aveva molto tempo a disposizione rispetto a lui che doveva sciropparsi, oltre che i problemi del servizio, anche quelli di una famiglia, con moglie, figlie e affini in mezzo agli zebedei. Nepoti avrebbe detto "in mezzo ai coglioni". Ma solo davanti ad un cameratesco gruppo di commilitoni esclusivamente maschi ed esclusivamente arrapati.
-Quindi, maresciallo, nonostante l'attentatore sia cinese , non si possono escludere legami con le organizzazioni terroristiche islamiche?, chiese la Grimaldi.
-Poco ma sicuro, disse Santoro.
Si accorse di aver risposto come Tex Willer a Kit Carson. Ed ebbe una gran nostalgia di tornarsene a casa, mettere l'acqua per una camomilla sul fuoco, mettere su Radio Montecarlo 2, dove trasmettevano solo buona musica senza pubblicità e sdraiarsi sul sofà con un bel Tex Willer da leggere. Ma che cosa ci faceva lì dentro in quel covo di carrieristi? A nessuno di quelli importava un acca dei ragazzi che erano morti e di capire perchè fossero morti. Di ristabilire la verità. Erano solo preoccupati di risolvere il caso, per migliorare le proprie carriere. O di evitare maggiori shampoo possibili da superiori o affini.
-Va bene, signori, ci aggiorniamo. Sia chiaro che abbiamo gli occhi puntati addosso e dobbiamo muoverci il prima possibile al fine di ottenere risultati immediati, disse la Grimaldi. Effettivamente una come lei, palestrata, elegante, gonna lunga ma calze nere con riga nera sul polpaccio, camicetta sbottonata e seno che stava su senza push up, gli occhi addosso doveva averceli di certo. Sicuramente quelli di Nepoti.
-Prego , dottoressa, se permette l'accompagno, disse Nepoti in versione cicisbeo.
Una volta usciti Santoro restò solo con Gianuli.
-Maresciallo, ma lei se n'era accorto che l'attentatore era cinese?
-Sì...ma nonostante possa essere il primo caso non era una questione che mi incuriosisse più di tanto. Ero concentrato più sul tizio che ha freddato il terrorista.
-Che idea si è fatto?
-Per ora niente, buio assoluto. Ho un puzzle in testa e vorrei rimetterlo in ordine. Ma ho bisogno di riflettere, di concentrarmi.
-Ah, capisco...e lei di solito cosa fa per riflettere e concentrarsi.
-Ho fame. Io andrei a casa e mi cucinerei mezzo chilo di orecchiette di farina nera, poi farei il sugo di pomodoro con i pelati, come piace a me ,da aggiungere al soffritto di cipolle e aglio, ascolterei un po' di musica e leggerei qualcosa...di solito le idee mi vengono così. Il cibo è il carburante, la musica il fluidificante, la lettura è il generatore di pensieri. E' in questo quadro che nascono le mie teorie.
-Interessante, ma le teorie poi devono trovare conferme.
-Poco ma sicuro...ma non saprei come fare in altro modo...a fine serata la camomilla è come l'antigelo nel motore, il giorno dopo rombo meglio.
-Va bene, Maresciallo, vada pure a ritemprarsi. Ma si ricordi cosa ha detto il Giudice Grimaldi: abbiano gli occhi di tutti addosso.
-Anche se fosse vero, secondo alcune culture, porterebbe sfiga persino pensarlo, disse Santoro. Salutò Gianuli e uscì dalla stanza. Fuori c'erano Strippoli, Grenci e altri in trepida attesa di sapere qualcosa.
Santoro gli andrò incontro e disse- tra un po' ci sarà una conferenza stampa, vi prego, non fatemi ripetere ciò che sentirete da gente ben più importante di me, disse.
-Ma Maresciallo, ci lascia così, senza dirci niente? ,disse Strippoli.
-Beh, Strippoli, una cosa te la posso dire...
-Cosa?
-Vaffanculo!
Poi uscì ridendo come un matto fra sè e sè . Perchè non ci sarebbe stata nessuna conferenza stampa.
venerdì 13 gennaio 2017
La pianista cinese, capitolo 2
Le radio gracchiavano ordini a destra e a manca e i lampeggianti delle pattuglie di Polizia , Carabinieri e Finanza, psichedellizzavano i palazzi intorno come in una discoteca senza musica. Senza ballerini e senza divertimento. Le ambulanze continuavano ad arrivare e gli uomini che le contenevano venivano vomitati senza soluzione di continuità. Uscivano dal posteriori dei mezzi non ancora completamente fermi con bombole di ossigeno, barelle, flebo, tubi, tubicini, garze, in uno stato di eccitazione senza confini.
Santoro era seduto ad uno di quei tavolini della spianata di tavolini al centro di corso Como. Sorseggiava una camomilla. Le pattuglie delle varie forze dell'ordine, su sua indicazione erano andate a disperdere la gente che si era andata assiepando in piazza Gae Aulenti, duecento metri più in là, giusto al centro dei grattacieli. Di modo che non diventassero ghiotto bersaglio per possibili nuovi attentatori.
Il commissario Carlo Nepoti era in piedi al suo fianco. Era romano , da alcuni anni a Milano e di Santoro aveva solo sentito parlare. Più per le sue "stranezze" che per il suo stato di servizio. Ma era normale, perchè gli investigatori, i segugi, non avrebbero mai ammesso i successi degli altri. Fra di loro erano rivali. Anche se Santoro non era così.
-Senta un po', Santoro, mi dica un po', come sono andate le cose, disse Nepoti.
-Cos'è, un interrogatorio?, disse Santoro, mentre sorseggiava la quarta camomilla.
-No, no, ce mancherebbe, collega...volevo un po' sapè come sono andati i fatti in oggetto...lei che era presente ce racconti un po', gli chiese Nepoti con un forte accento romanesco ricco di intercalari.
Santoro continuò a sorseggiare la sua camomilla. Poi con calma si voltò e lo osservò bene in viso.
Nepoti era magro, viso scavato dagli anni di servizio e dalle troppe sigarette, ma aveva un fare da sborone tipico di quelli delle sue parti, a volte antipatico. A volte no. Santoro decise che quella sera stava toccando al versante antipatico.
-Faccio io una domanda a lei...sempre se non le dispiace, disse Santoro.
-Prego, dimmi pure. Era passato inopinatamente al tu e questo mise subito in guardia il maresciallo pugliese.
-In quanti siete a voler sapere? Io vedo solo lei davanti a me.
-Era per dire, pluralis maiestatis.
-Perchè non lo chiede al vostro uomo che ha seccato l'attentatore ? Risparmierebbe tempo, fece Santoro.
-Nessun nostro uomo ha seccato nessuno, maresciallo, disse Nepoti.
-In che senso?
-Credevamo che lo avessi fatto fuori tu, disse il commissario.
-No...non sono stato io. C'era un altro uomo che ha sparato. Doveva essere un poliziotto in borghese.
-Non ce risulta che ce fossero poliziotti in servizio o non in servizio, in zona.
-Be' , forse non vi risulteranno in servizio in zona...ma se ce ne fosse stato uno non in servizio come avreste fatto a saperlo?
-Buona osservazione, marescià...Ma il fatto è che io so sempre tutto. E nun me risulta. Nè a me nè ad altri colleghi di altre armi e forze dell'ordine.
In quel momento arrivò il giudice. Era la dottoressa Sonia Grimaldi: 40 anni,milanese, mora, capelli corti, fisico asciutto. Grande appassionata di fitness, si diceva. Single impenitente mangiauomini, si diceva pure. Salutò i due uomini.
-Buona sera...allora cosa mi raccontate? Cos'è tutto questo macello?
-Dottoressa buona sera...ehm...sono il dottor Nepoti. Io e il maresciallo Santoro, qui, stavamo appunto cercando di ricostruire l'accaduto, secondo le prime indicazioni...
-Già, disse Santoro, buona sera Dottoressa. Si fa per dire.
-Si fa per dire cosa? Chiese allarmata il giudice.
-Si fa per dire era riferito al buona sera, disse Santoro.
-Ah, volevo ben dire, disse la Grimaldi.
Sono cazzi, pensò Santoro, qui se continuiamo con questi formalismi facciamo notte.
-Dottoressa buonasera, stiamo ricostruendo i fatti. La verità è che non abbiamo capito molto di ciò che è accaduto.
E' inutile mentire, pensò Santoro.
-Le stavo dicendo , Dottoressa, che stiamo cercando di capire chi ha sparato!, disse Nepoti.
-Beh, ma chi ha sparato è lì riverso in terra cadavere, no?
-Sì, certo, ma qualcuno lo ha freddato a sua volta e stiamo cercando di capire chi sia stato.
-Non è stato il maresciallo? , chiese la Grimaldi.
-A dire il vero no, disse secco Santoro.
-Ah. E chi è stato?
-Un altro uomo che stiamo cercando di individuare.
-Un terzo uomo delle forze dell'ordine, giusto?, Chiese la Grimaldi.
-Non lo sappiamo ancora , disse Santoro.
-Lei sta tentando di dirmi che state brancolando nel buio? ,chiese il giudice.
-Bingo!, disse Santoro.
-Come?
-Intendevo dire che ha indovinato, dottoressa.
-Non è molto confortante, disse la Grimaldi.
-No, no, il maresciallo ha assistito a tutto e vedrà che fra non molto ne verremo a capo e l'uomo sarà individuato. Sicuramente si tratta di uno dei nostri. Polizia , intendo. Lo deduco dalla precisione nel tiro, disse Nepoti.
Questo qui è scemo o fa lo scemo, pensò Santoro.
-Va be', disse la dottoressa Grimaldi, vado a fare due chiacchiere con il medico legale e a disporre le autopsie.
-Autopsie? , chiese a quel punto Santoro, e perchè?
-Si fanno sempre le autopsie, in questi casi.
-Ma si tratta di ragazzi ammazzati a colpi di kalashnikov, non avvelenati ad un party, disse Santoro.
-Lei faccia il suo lavoro...fino ad ora deficitario, a quanto vedo... io mi occupo del mio. E poi lei dice bene, non si sa mai.
-Di un po' Santo', ma sei matto? disse Nepoti.
-No. E'inutile martoriare dei corpi che hanno già subito una morte orribile in uno dei più bei momenti della loro vita. Mentre aspettavano il nuovo anno e festeggiavano.
-Quella è una megastronza. Nun la devi da contraddì.
-Lei dice?
-A coso, a Santo', e finiscila con sto lei. Te sto a dà del tu da un'ora...e so pure tuo superiore.
-Io sono un maresciallo dei carabinieri, non della polizia, disse Santoro.
-Mi sa che non hai capito che stiamo nella stessa barca. Quella, la Grimaldi, se non le risolviamo il caso, capace che ci azzanna.
-E che t'azzanna a te...che sei tutto ossa, disse Santoro.
Nepoti lo osservò . Santoro lo guardò per un minuto. Serissimo.
Poi fece un sorriso a mezz'asta.
-Sto scherzando, disse.
-Avevano ragione a dirme che te sei tutto matto.
-Non sono matto. Sono solo una persona normale in un mondo di matti.
-Sarà, ma non avevo sentito nessuno parlare così alla dottoressa Grimaldi.
-Non c'è bisogno che usi metafore per dire che ti piace.
Nepoti restò spiazzato. Santoro c'aveva azzeccato.
-Ma come hai fatto a capirlo?
-Non l'avresti definita megastronza, se non fossi interessato. O no?
Nepoti abbozzò. Santoro era un personaggio fuori dagli schemi. Ma non era affatto stupido. Appariva geniale, anzi. Nonostante il suo aspetto decisamente non belligerante. Sembrava un bibliotecario, più che un maresciallo dei carabinieri. E non c'era miglior travestimento per un lupo che vestirsi da agnello, pensò .
Santoro era seduto ad uno di quei tavolini della spianata di tavolini al centro di corso Como. Sorseggiava una camomilla. Le pattuglie delle varie forze dell'ordine, su sua indicazione erano andate a disperdere la gente che si era andata assiepando in piazza Gae Aulenti, duecento metri più in là, giusto al centro dei grattacieli. Di modo che non diventassero ghiotto bersaglio per possibili nuovi attentatori.
Il commissario Carlo Nepoti era in piedi al suo fianco. Era romano , da alcuni anni a Milano e di Santoro aveva solo sentito parlare. Più per le sue "stranezze" che per il suo stato di servizio. Ma era normale, perchè gli investigatori, i segugi, non avrebbero mai ammesso i successi degli altri. Fra di loro erano rivali. Anche se Santoro non era così.
-Senta un po', Santoro, mi dica un po', come sono andate le cose, disse Nepoti.
-Cos'è, un interrogatorio?, disse Santoro, mentre sorseggiava la quarta camomilla.
-No, no, ce mancherebbe, collega...volevo un po' sapè come sono andati i fatti in oggetto...lei che era presente ce racconti un po', gli chiese Nepoti con un forte accento romanesco ricco di intercalari.
Santoro continuò a sorseggiare la sua camomilla. Poi con calma si voltò e lo osservò bene in viso.
Nepoti era magro, viso scavato dagli anni di servizio e dalle troppe sigarette, ma aveva un fare da sborone tipico di quelli delle sue parti, a volte antipatico. A volte no. Santoro decise che quella sera stava toccando al versante antipatico.
-Faccio io una domanda a lei...sempre se non le dispiace, disse Santoro.
-Prego, dimmi pure. Era passato inopinatamente al tu e questo mise subito in guardia il maresciallo pugliese.
-In quanti siete a voler sapere? Io vedo solo lei davanti a me.
-Era per dire, pluralis maiestatis.
-Perchè non lo chiede al vostro uomo che ha seccato l'attentatore ? Risparmierebbe tempo, fece Santoro.
-Nessun nostro uomo ha seccato nessuno, maresciallo, disse Nepoti.
-In che senso?
-Credevamo che lo avessi fatto fuori tu, disse il commissario.
-No...non sono stato io. C'era un altro uomo che ha sparato. Doveva essere un poliziotto in borghese.
-Non ce risulta che ce fossero poliziotti in servizio o non in servizio, in zona.
-Be' , forse non vi risulteranno in servizio in zona...ma se ce ne fosse stato uno non in servizio come avreste fatto a saperlo?
-Buona osservazione, marescià...Ma il fatto è che io so sempre tutto. E nun me risulta. Nè a me nè ad altri colleghi di altre armi e forze dell'ordine.
In quel momento arrivò il giudice. Era la dottoressa Sonia Grimaldi: 40 anni,milanese, mora, capelli corti, fisico asciutto. Grande appassionata di fitness, si diceva. Single impenitente mangiauomini, si diceva pure. Salutò i due uomini.
-Buona sera...allora cosa mi raccontate? Cos'è tutto questo macello?
-Dottoressa buona sera...ehm...sono il dottor Nepoti. Io e il maresciallo Santoro, qui, stavamo appunto cercando di ricostruire l'accaduto, secondo le prime indicazioni...
-Già, disse Santoro, buona sera Dottoressa. Si fa per dire.
-Si fa per dire cosa? Chiese allarmata il giudice.
-Si fa per dire era riferito al buona sera, disse Santoro.
-Ah, volevo ben dire, disse la Grimaldi.
Sono cazzi, pensò Santoro, qui se continuiamo con questi formalismi facciamo notte.
-Dottoressa buonasera, stiamo ricostruendo i fatti. La verità è che non abbiamo capito molto di ciò che è accaduto.
E' inutile mentire, pensò Santoro.
-Le stavo dicendo , Dottoressa, che stiamo cercando di capire chi ha sparato!, disse Nepoti.
-Beh, ma chi ha sparato è lì riverso in terra cadavere, no?
-Sì, certo, ma qualcuno lo ha freddato a sua volta e stiamo cercando di capire chi sia stato.
-Non è stato il maresciallo? , chiese la Grimaldi.
-A dire il vero no, disse secco Santoro.
-Ah. E chi è stato?
-Un altro uomo che stiamo cercando di individuare.
-Un terzo uomo delle forze dell'ordine, giusto?, Chiese la Grimaldi.
-Non lo sappiamo ancora , disse Santoro.
-Lei sta tentando di dirmi che state brancolando nel buio? ,chiese il giudice.
-Bingo!, disse Santoro.
-Come?
-Intendevo dire che ha indovinato, dottoressa.
-Non è molto confortante, disse la Grimaldi.
-No, no, il maresciallo ha assistito a tutto e vedrà che fra non molto ne verremo a capo e l'uomo sarà individuato. Sicuramente si tratta di uno dei nostri. Polizia , intendo. Lo deduco dalla precisione nel tiro, disse Nepoti.
Questo qui è scemo o fa lo scemo, pensò Santoro.
-Va be', disse la dottoressa Grimaldi, vado a fare due chiacchiere con il medico legale e a disporre le autopsie.
-Autopsie? , chiese a quel punto Santoro, e perchè?
-Si fanno sempre le autopsie, in questi casi.
-Ma si tratta di ragazzi ammazzati a colpi di kalashnikov, non avvelenati ad un party, disse Santoro.
-Lei faccia il suo lavoro...fino ad ora deficitario, a quanto vedo... io mi occupo del mio. E poi lei dice bene, non si sa mai.
-Di un po' Santo', ma sei matto? disse Nepoti.
-No. E'inutile martoriare dei corpi che hanno già subito una morte orribile in uno dei più bei momenti della loro vita. Mentre aspettavano il nuovo anno e festeggiavano.
-Quella è una megastronza. Nun la devi da contraddì.
-Lei dice?
-A coso, a Santo', e finiscila con sto lei. Te sto a dà del tu da un'ora...e so pure tuo superiore.
-Io sono un maresciallo dei carabinieri, non della polizia, disse Santoro.
-Mi sa che non hai capito che stiamo nella stessa barca. Quella, la Grimaldi, se non le risolviamo il caso, capace che ci azzanna.
-E che t'azzanna a te...che sei tutto ossa, disse Santoro.
Nepoti lo osservò . Santoro lo guardò per un minuto. Serissimo.
Poi fece un sorriso a mezz'asta.
-Sto scherzando, disse.
-Avevano ragione a dirme che te sei tutto matto.
-Non sono matto. Sono solo una persona normale in un mondo di matti.
-Sarà, ma non avevo sentito nessuno parlare così alla dottoressa Grimaldi.
-Non c'è bisogno che usi metafore per dire che ti piace.
Nepoti restò spiazzato. Santoro c'aveva azzeccato.
-Ma come hai fatto a capirlo?
-Non l'avresti definita megastronza, se non fossi interessato. O no?
Nepoti abbozzò. Santoro era un personaggio fuori dagli schemi. Ma non era affatto stupido. Appariva geniale, anzi. Nonostante il suo aspetto decisamente non belligerante. Sembrava un bibliotecario, più che un maresciallo dei carabinieri. E non c'era miglior travestimento per un lupo che vestirsi da agnello, pensò .
mercoledì 4 gennaio 2017
La pianista cinese, Capitolo 1
Era l'ultimo giorno dell'anno, fatidico 31 dicembre del 2016. Il maresciallo Gabriele Santoro non aveva nulla da fare. Non era di servizio e non aveva programmato nessuna abbuffata in ristoranti con spumante finale . Odiava quelle cose. Soffriva lievemente di agorafobia. Gli assembramenti umani lo destabilizzavano. Forse perchè era convinto che gli umani presi uno alla volta avessero tutti dei valori, dei pregi. Era lo stare insieme che li rovinava, li rendeva massa. E la massa da che mondo e mondo non ne faceva una giusta.
Uscì di casa verso le 23. Abitava da qualche parte dietro viale Abruzzi, a Milano,una larga avenida che conduceva in piazzale Loreto, storico luogo dove fu giustiziato Mussolini. Tirò fuori dalla tasca il suo cellulare assolutamente non smartphone. La "zanna di dinosauro", lo chiamava così, affettuosamente. Chiamò una linea di taxi. Dieci minuti dopo "Zanna Bianca" , questo il nome del taxi, lo prelevò a bordo strada. Da Zanna di Dinosauro a Zanna Bianca, un po' troppe zanne per essere nell'epoca dei robot, pensò.
-Buona sera, disse al tassista, mi porti verso il centro, in corso Como.
-Passa lì da qualche parte l'ultimo, signore?, disse il tassista.
-No, voglio fare due passi a piedi all'aria aperta, vedere un po' di gente alla rinfusa, un po' a spizzichi e bocconi.
-Non le piace la gente?
-Tutta insieme no.
-Perchè?
-Non lo so, mi è più difficile inquadrarli, disse Santoro.
-Capisco, disse il tassista senza tuttavia capire realmente.
Scese nei pressi di corso Como, di fronte ai grattacieli imponenti di recente costruzione, immobili Godzilla di vetrometallo che avevano migliaia di finestrelle accese. Inutilmente accese, a quell'ora e in quel giorno. Il fabbisogno energetico persino di uno solo di quei palazzoni avrebbe potuto fornire energia ad un'intera megalopoli africana, non potè fare a ameno di pensare. Si insinuò nella strettoia che attraversava dei giardini intitolati ad Anna Politkovskaja, una giornalista russa indipendente fatta fuori non si era mai capito da chi. Un caso irrisolto. Lui, Santoro, vantava invece il 100% dei casi risolti. Un record. Fa niente se invece la gente si sarebbe ricordata del record di presenze in campionato di Buffon. Risolvere omicidi non era una competizione. Dette un'occhiata a quelle quattro piante striminzite messe alla base di uno dei grattacieli in questione. Niente male come esempio di valorizzazione del verde pubblico: fra vetrocemento ed erba le proporzioni erano state rispettate. Ma così bene che quel giardinetto sembrava un vaso di gerani sulla terrazza con piscina di uno sceicco.
Era per quello che non aveva fatto carriera, pensò. Aveva sempre di questi pensieri impuri. Impuri per chi voleva fare carriera, s'intendeva. Non dal punto di vista della giustizia. Ma poi perchè avrebbe dovuto fare carriera? Per partecipare a cocktails party e fare indigestione di tartine al salmone? Non era per lui. Lui era e voleva essere un servitore dello stato. La sua gerarchia dei valori metteva al primo posto la Costituzione, poi la Benemerita, a cui aveva scelto di essere Semper Fidelis. Infine la musica classica e jazz-latina e le buone letture. Bevanda preferita, la camomilla. Che lo aiutava a combattere la colite cronica , di cui era affetto praticamente da sempre. Ecco, aveva tracciato il suo curriculum vitae, pensò. E sorrise interiormente.
Sulla destra , all'inizio di quella parte di corso Como che finiva in Porta Garibaldi, c'era l'Hollywood, storica discoteca Milanese. Davanti c'erano un paio di gorilla palestrati vestiti con tute di servizio nere, che cercavano con le loro dita a salsicciotto di centrare le lettere sullo smartphone per scrivere qualcosa. Probabilmente emoticons, pensò Santoro, non si poteva pretendere di più. Attendevano la ressa dell'ingresso che sarebbe arrivata dopo lo scoccare della mezzanotte. Al centro del corso reso da anni area pedonale, una spianata di tavolini riscaldati da stufe da esterno coperti da enormi ombrelloni di tela , piena di giovani che stavano consumando il cenone all'aperto, nonostante la temperatura rigida. Ci dovevano essere sei o sette gradi sotto lo zero. Fece due passi sul lato destro, in mezzo ad una miriade di giovani vestiti à la page, le ragazze bellissime e sexy, con spacchi vertiginosi, giarrettiere rosse e nere che si intravedevano in mezzo a quelle gambe, che, data l'età, erano refrattarie alla cellulite, i ragazzi con giubbotti di pelle semiumana, scarpe New Balance, un must, a quanto pareva. Sembrava che a Milano non potessi uscire di casa se non avevi quelle scarpe ai piedi. Perlomeno se volevi essere degnato dalle ragazze. E per essere alla moda si era decisi a sfidare il freddo rigido, a quanto pareva.
In fondo al Corso, davanti all'imponente Porta Garibaldi, mancavano pochi minuti alla mezzanotte . Un mucchio di ragazzi, molto giovani, si stavano preparando all'evento. Un po' di loro avevano in mano bottiglie di spumante, altri di wiskey, altri birre. I cingalesi vendevano fiori alle coppiette , fieri del fatto che data la temperatura rigida, gli sarebbero durati più a lungo e dei pushers , senegal boys, monitoravano tutto cercando di piazzare la loro mercanzia. A Santoro, e gli sembrò molto strano, non gli era riuscito di individuare nessun agente in borghese di una qualsivoglia forza dell'ordine. Poco conveniente, in tempi come quelli che si stavano vivendo, con la minaccia del terrorismo islamico radicale che poteva colpire ognidove nel pianeta, specialmente in quei luoghi di assembramenti umani dediti al divertimento. Anche se di gente , c'era da giurarci, ce ne sarebbe dovuta essere di più. Segno che i terroristi stavano purtroppo ottenendo dei risultati.
Santoro stette ad osservare quei gruppetti di giovani pronti a stappare i loro spumanti allo scoccare della mezzanotte. Notò alcune coppie interrazziali, i ragazzi bianchi italiani e le ragazze nere africane. Senegal o Centrafrica. Sembravano uscite da qualcuno di quei manifesti gigantografici di alta moda, che di solito stazionavano in corso Buenos Aires affissi sui ponteggi dei palazzi cui stavano rifacendo le facciate.
A mezzanotte urla si levarono in cielo, davanti a Porta Garibaldi. Gli spumanti aperti cominciarono a riversare le loro schiume come su palchi della formula uno e a destra e a sinistra della strada, ad un centinaio di metri, cominciavano le gare pirotecniche. Fuochi multicolori e petardi a manetta corroboravano il giusto casino d'occasione, mentre i cingalesi vendifiori inquadravano tutto con i loro videofonini, pronti per mandare in rete le immagini del capodanno a Milano.
Santoro si godeva quelle scene con un sorriso accennato, in pieno relax. Era contento di non essersi dovuto sottoporre a nessun cenone dove si sarebbe dovuto ingozzare , per lo più, di cibo cattivo, che nei ristoranti, in quelle occasioni, si sa la qualità ne risente, e se ne era potuto stare all'aria aperta a guardare i fuochi e ad osservare i comportamenti umani. Nonostante il freddo piuttosto rigido della serata.
Erano passati cinque minuti allo scoccare della mezzanotte, che ad un certo punto, in fondo alla strada che intersecava corso Como, davanti a Porta Garibaldi, vide un uomo che indossava un giubbino militare aperto sul davanti, avvicinarsi di corsa. Correva in mezzo ai fuochi . E imbracciava qualcosa. Santoro non ci giurò, ma poteva essere un arma. Vide quell'uomo sollevare quell'arnese nero. Colpi di Kalashnikov cominciarono a risuonare nell'aria, confondendosi con i botti. Santoro fu il primo a rendersi conto del pericolo. Corse verso quei ragazzi multirazziali, quelle coppie che stavano festeggiando, le ragazze nere in groppa ai ragazzi con bottiglie di spumante in mano.
-Porca puttana, ragazzi, correte, andate via, c'è uno che sta sparando! ,urlò'.
I ragazzi non sembrarono rendersi conto del pericolo. L'uomo in fondo alla strada si stava avvicinando. E le prime vittime erano state falciate. Il crepitio del Kalashnikov era inconfondibile. Una delle due nere in groppa ad uno dei due ragazzi si accorse di qualcosa e scese di colpo. Disse qualcosa in francese al gruppetto e immediatamente cominciarono a correre verso la parte opposta di Porta Garibaldi. Intanto l'uomo era quasi in prossimità di porta Garibaldi , lo storico arco da cui fece l'ingresso l'Eroe dei due mondi, nel periodo dell'Unità d'Italia. La gente cominciò a correre via impazzita. Santoro aveva sotto l'ascella, nella custodia, la sua calibro nove d'ordinanza. Si sbottonò il giubbotto imbottito e cercò di tirar fuori la pistola. L'uomo con il Kalashnikov gli era di fronte e sparava a destra e a manca, con calma, persino prendendo la mira. C'erano già parecchi corpi lungo il suo percorso di morte.
Santoro prese la mira con tutta la freddezza che cercò di richiamare a se', in quel momento. Poi sentì alcuni spari. Sembravano spari di una pistola. Qualcuno alla sua destra stava sparando all'uomo con il Kalashnikov. Dei colpi lo raggiunsero. Arrancando cercò ancora di sparare a qualcuno che correva per mettersi in salvo. Santoro contò cinque o sei di colpi di pistola. Era un uomo di mezz'età, con la barba corta grigia, i capelli corti e grigi anch'essi. Doveva essere un collega, pensò Santoro. A quel punto l'uomo con il kalashnikov era a terra. Non si muoveva. La folla dei giovani comunque si era riversata in piazza Gae Aulenti, al centro dei grattacieli della "City", che era dalla parte opposta di Porta Garibaldi. Un bersaglio perfetto, pensò Santoro, per possibili kamikaze e attentatori in generale. Tirò fuori la zanna di dinosauro e chiamò in caserma, in via della Moscova.
-Sono Santoro, c'è stato un attentato in corso Como poco fa, chi parla?
-Sono Strippoli, marescià, non ho capito, c'è stato un attentato?
-Strippoli, per l'amor di Dio, comunica subito alle pattuglie in servizio di fare dei posti di blocco intorno alla City.
- Manchester City, marescia'?, disse Strippoli. E rise. Buon anno, aggiunse.
-Strippoli, porca puttana, non è uno scherzo, ci sono decine di corpi a terra, qui in Corso Como.
-Veramente , marescià?
-Strippoli, te le posso dire una cosa?
-Dite pure, marescia'!
-Vaffanculo!
Uscì di casa verso le 23. Abitava da qualche parte dietro viale Abruzzi, a Milano,una larga avenida che conduceva in piazzale Loreto, storico luogo dove fu giustiziato Mussolini. Tirò fuori dalla tasca il suo cellulare assolutamente non smartphone. La "zanna di dinosauro", lo chiamava così, affettuosamente. Chiamò una linea di taxi. Dieci minuti dopo "Zanna Bianca" , questo il nome del taxi, lo prelevò a bordo strada. Da Zanna di Dinosauro a Zanna Bianca, un po' troppe zanne per essere nell'epoca dei robot, pensò.
-Buona sera, disse al tassista, mi porti verso il centro, in corso Como.
-Passa lì da qualche parte l'ultimo, signore?, disse il tassista.
-No, voglio fare due passi a piedi all'aria aperta, vedere un po' di gente alla rinfusa, un po' a spizzichi e bocconi.
-Non le piace la gente?
-Tutta insieme no.
-Perchè?
-Non lo so, mi è più difficile inquadrarli, disse Santoro.
-Capisco, disse il tassista senza tuttavia capire realmente.
Scese nei pressi di corso Como, di fronte ai grattacieli imponenti di recente costruzione, immobili Godzilla di vetrometallo che avevano migliaia di finestrelle accese. Inutilmente accese, a quell'ora e in quel giorno. Il fabbisogno energetico persino di uno solo di quei palazzoni avrebbe potuto fornire energia ad un'intera megalopoli africana, non potè fare a ameno di pensare. Si insinuò nella strettoia che attraversava dei giardini intitolati ad Anna Politkovskaja, una giornalista russa indipendente fatta fuori non si era mai capito da chi. Un caso irrisolto. Lui, Santoro, vantava invece il 100% dei casi risolti. Un record. Fa niente se invece la gente si sarebbe ricordata del record di presenze in campionato di Buffon. Risolvere omicidi non era una competizione. Dette un'occhiata a quelle quattro piante striminzite messe alla base di uno dei grattacieli in questione. Niente male come esempio di valorizzazione del verde pubblico: fra vetrocemento ed erba le proporzioni erano state rispettate. Ma così bene che quel giardinetto sembrava un vaso di gerani sulla terrazza con piscina di uno sceicco.
Era per quello che non aveva fatto carriera, pensò. Aveva sempre di questi pensieri impuri. Impuri per chi voleva fare carriera, s'intendeva. Non dal punto di vista della giustizia. Ma poi perchè avrebbe dovuto fare carriera? Per partecipare a cocktails party e fare indigestione di tartine al salmone? Non era per lui. Lui era e voleva essere un servitore dello stato. La sua gerarchia dei valori metteva al primo posto la Costituzione, poi la Benemerita, a cui aveva scelto di essere Semper Fidelis. Infine la musica classica e jazz-latina e le buone letture. Bevanda preferita, la camomilla. Che lo aiutava a combattere la colite cronica , di cui era affetto praticamente da sempre. Ecco, aveva tracciato il suo curriculum vitae, pensò. E sorrise interiormente.
Sulla destra , all'inizio di quella parte di corso Como che finiva in Porta Garibaldi, c'era l'Hollywood, storica discoteca Milanese. Davanti c'erano un paio di gorilla palestrati vestiti con tute di servizio nere, che cercavano con le loro dita a salsicciotto di centrare le lettere sullo smartphone per scrivere qualcosa. Probabilmente emoticons, pensò Santoro, non si poteva pretendere di più. Attendevano la ressa dell'ingresso che sarebbe arrivata dopo lo scoccare della mezzanotte. Al centro del corso reso da anni area pedonale, una spianata di tavolini riscaldati da stufe da esterno coperti da enormi ombrelloni di tela , piena di giovani che stavano consumando il cenone all'aperto, nonostante la temperatura rigida. Ci dovevano essere sei o sette gradi sotto lo zero. Fece due passi sul lato destro, in mezzo ad una miriade di giovani vestiti à la page, le ragazze bellissime e sexy, con spacchi vertiginosi, giarrettiere rosse e nere che si intravedevano in mezzo a quelle gambe, che, data l'età, erano refrattarie alla cellulite, i ragazzi con giubbotti di pelle semiumana, scarpe New Balance, un must, a quanto pareva. Sembrava che a Milano non potessi uscire di casa se non avevi quelle scarpe ai piedi. Perlomeno se volevi essere degnato dalle ragazze. E per essere alla moda si era decisi a sfidare il freddo rigido, a quanto pareva.
In fondo al Corso, davanti all'imponente Porta Garibaldi, mancavano pochi minuti alla mezzanotte . Un mucchio di ragazzi, molto giovani, si stavano preparando all'evento. Un po' di loro avevano in mano bottiglie di spumante, altri di wiskey, altri birre. I cingalesi vendevano fiori alle coppiette , fieri del fatto che data la temperatura rigida, gli sarebbero durati più a lungo e dei pushers , senegal boys, monitoravano tutto cercando di piazzare la loro mercanzia. A Santoro, e gli sembrò molto strano, non gli era riuscito di individuare nessun agente in borghese di una qualsivoglia forza dell'ordine. Poco conveniente, in tempi come quelli che si stavano vivendo, con la minaccia del terrorismo islamico radicale che poteva colpire ognidove nel pianeta, specialmente in quei luoghi di assembramenti umani dediti al divertimento. Anche se di gente , c'era da giurarci, ce ne sarebbe dovuta essere di più. Segno che i terroristi stavano purtroppo ottenendo dei risultati.
Santoro stette ad osservare quei gruppetti di giovani pronti a stappare i loro spumanti allo scoccare della mezzanotte. Notò alcune coppie interrazziali, i ragazzi bianchi italiani e le ragazze nere africane. Senegal o Centrafrica. Sembravano uscite da qualcuno di quei manifesti gigantografici di alta moda, che di solito stazionavano in corso Buenos Aires affissi sui ponteggi dei palazzi cui stavano rifacendo le facciate.
A mezzanotte urla si levarono in cielo, davanti a Porta Garibaldi. Gli spumanti aperti cominciarono a riversare le loro schiume come su palchi della formula uno e a destra e a sinistra della strada, ad un centinaio di metri, cominciavano le gare pirotecniche. Fuochi multicolori e petardi a manetta corroboravano il giusto casino d'occasione, mentre i cingalesi vendifiori inquadravano tutto con i loro videofonini, pronti per mandare in rete le immagini del capodanno a Milano.
Santoro si godeva quelle scene con un sorriso accennato, in pieno relax. Era contento di non essersi dovuto sottoporre a nessun cenone dove si sarebbe dovuto ingozzare , per lo più, di cibo cattivo, che nei ristoranti, in quelle occasioni, si sa la qualità ne risente, e se ne era potuto stare all'aria aperta a guardare i fuochi e ad osservare i comportamenti umani. Nonostante il freddo piuttosto rigido della serata.
Erano passati cinque minuti allo scoccare della mezzanotte, che ad un certo punto, in fondo alla strada che intersecava corso Como, davanti a Porta Garibaldi, vide un uomo che indossava un giubbino militare aperto sul davanti, avvicinarsi di corsa. Correva in mezzo ai fuochi . E imbracciava qualcosa. Santoro non ci giurò, ma poteva essere un arma. Vide quell'uomo sollevare quell'arnese nero. Colpi di Kalashnikov cominciarono a risuonare nell'aria, confondendosi con i botti. Santoro fu il primo a rendersi conto del pericolo. Corse verso quei ragazzi multirazziali, quelle coppie che stavano festeggiando, le ragazze nere in groppa ai ragazzi con bottiglie di spumante in mano.
-Porca puttana, ragazzi, correte, andate via, c'è uno che sta sparando! ,urlò'.
I ragazzi non sembrarono rendersi conto del pericolo. L'uomo in fondo alla strada si stava avvicinando. E le prime vittime erano state falciate. Il crepitio del Kalashnikov era inconfondibile. Una delle due nere in groppa ad uno dei due ragazzi si accorse di qualcosa e scese di colpo. Disse qualcosa in francese al gruppetto e immediatamente cominciarono a correre verso la parte opposta di Porta Garibaldi. Intanto l'uomo era quasi in prossimità di porta Garibaldi , lo storico arco da cui fece l'ingresso l'Eroe dei due mondi, nel periodo dell'Unità d'Italia. La gente cominciò a correre via impazzita. Santoro aveva sotto l'ascella, nella custodia, la sua calibro nove d'ordinanza. Si sbottonò il giubbotto imbottito e cercò di tirar fuori la pistola. L'uomo con il Kalashnikov gli era di fronte e sparava a destra e a manca, con calma, persino prendendo la mira. C'erano già parecchi corpi lungo il suo percorso di morte.
Santoro prese la mira con tutta la freddezza che cercò di richiamare a se', in quel momento. Poi sentì alcuni spari. Sembravano spari di una pistola. Qualcuno alla sua destra stava sparando all'uomo con il Kalashnikov. Dei colpi lo raggiunsero. Arrancando cercò ancora di sparare a qualcuno che correva per mettersi in salvo. Santoro contò cinque o sei di colpi di pistola. Era un uomo di mezz'età, con la barba corta grigia, i capelli corti e grigi anch'essi. Doveva essere un collega, pensò Santoro. A quel punto l'uomo con il kalashnikov era a terra. Non si muoveva. La folla dei giovani comunque si era riversata in piazza Gae Aulenti, al centro dei grattacieli della "City", che era dalla parte opposta di Porta Garibaldi. Un bersaglio perfetto, pensò Santoro, per possibili kamikaze e attentatori in generale. Tirò fuori la zanna di dinosauro e chiamò in caserma, in via della Moscova.
-Sono Santoro, c'è stato un attentato in corso Como poco fa, chi parla?
-Sono Strippoli, marescià, non ho capito, c'è stato un attentato?
-Strippoli, per l'amor di Dio, comunica subito alle pattuglie in servizio di fare dei posti di blocco intorno alla City.
- Manchester City, marescia'?, disse Strippoli. E rise. Buon anno, aggiunse.
-Strippoli, porca puttana, non è uno scherzo, ci sono decine di corpi a terra, qui in Corso Como.
-Veramente , marescià?
-Strippoli, te le posso dire una cosa?
-Dite pure, marescia'!
-Vaffanculo!
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