giovedì 21 aprile 2016

Brasil, capitolo 31

Mentre Cazuza sparava a Santoro, nel trambusto generale, una dancarina di forro' attraverso' la traiettoria e fu colpita in pieno. Stramazzo' al suolo urlando terribilmente. Il sangue copioso comincio' a schizzare sul bianco impiantito metallico del trio. A quel punto Santoro fece fuoco su Cazuza e lo colpi' ad un braccio, quello con il quale reggeva l'arma . La pistola cadde a terra e Cazuza si allontano' velocemente sparendo in mezzo ai musicisti. Quindi ci fu un parapiglia generale e si puntavano le armi per sparare , ma in quella confusione nessuno se la senti' di farlo . Sampajo, Iguassu e Ze Roberto, pistole alla mano, si sfilarono e saltarono giu' dal trio in mezzo alla folla. Michel li teneva sotto tiro, e nonostante fosse in equilibrio precario e i bulli della situazione in mezzo ad altra gente , sparo' lo stesso. Santoro gli abbasso' l'arma. Nel frattempo pero' Michel aveva centrato Ze Roberto ad una gamba. E cio' gli avrebbe rallentato i movimenti . Michel era una furia, salto' dal trio e corse nella folla verso Ze Roberto. Quando lo raggiunse lo atterro' e lo tenne bloccato a terra. La pistola di Ze Roberto era ormai per le terre. Santoro si calo' dal trio senza saltare. Ci teneva alle sue ossa, ai dischi vertebrali che amava quanto quelli musicali e ai suoi cinquant'anni. Poco dopo raggiunse Michel e gli diede manforte. Si allontanarono dai blocos e finirono vicino ad una baraca dove vendevano birra e gamberi, nonche' pasteles de muqueca di arraya, sorta di fagotti fritti con all'interno pesce razza. Una prelibatezza che a Santoro piaceva da morire. 
Disse a Michel di tenere Ze Roberto sotto tiro. Prese qualche real dal portafoglio e lo detto ad un uomo della baracca, un nero sdentato che non si capiva se ridesse o piangesse, chiedendogli di preparargliele uno. Di muqueca. Michel lo guardava sbalordito. Mentre gli prepararavano il pastel di muqueca , Santoro prese per il bavero Ze Roberto. La gente intorno si dileguo'. Si facevano i fatti loro, evidentemente. 
-Contame de Vanessa, gli intimo'.
-Nao sei nada de Vanessa. Tem que falar com Cezar Sampajo, disse Ze Roberto.
-E dov'e' Cezar Sampajo?
-Nao sei.
Santoro davanti a quella risposta gli dette un colpo sulla mascella . La mascella di Ze Roberto comincio' a sanguinare.
Arrivo' "o pastel", che con mani tremanti il nero della baracca porse a Santoro. Santoro lo addento' e ne assaporo' il contenuto interno di pesce. Sembrava impazzito. Michel era preoccupato.
Santoro armo' la Taurus e si preparo' a fare fuoco. Michel si mise le mani nelle orecchie. Davanti a questa scena Ze Roberto comincio' a gridare.
-Sampajo , Iguassu e Cazuza, estao indo por Caponga.
I fuggitivi si erano diretti a Caponga, altra spiaggia turistica a dire il vero non ad un tiro di schioppo .
Santoro dette un colpo con i calcio della pistola in faccia a Ze Roberto, che cadde per terra e resto' immobile. 
-Presto, disse a Michel, andiamo a Caponga.
-A proposito, dove cazzo e' Caponga?, aggiunse.
-Nao tao longe. Non era tanto lontana. Circa 100 chilometri.Sempre sul litorale dell'Atlantico.
Si poteva prendere un omnibus. Ne partivano in continuazione li nei pressi, dove c'era una delle fermate di omnibus piu' grandi. Crocevia per ognidove nello Ceara'.
Santoro fini il pastel, e getto' il tovagliolo che lo avvolgeva in terra. Vuoto. E leccato.
Si affrettarono. Le pistole erano scomparse . Santoro aveva rimesso la sua nello zaino. Michel la teneva serrata dietro, tra la molla dei suoi bermudas e i suoi glutei.
Quando furono nei pressi della fermata, videro che c'erano dei ragazzi con sacchi a pelo  sulle spalle e qualcuno con il surf, che attendevano degli omnibus per Caponga. Michel confabulo' con un meticcio che doveva essere una sorta di bigliettaio semiclandestino. Prese due biglietti per Caponga. C'era da aspettare una mezz'ora.
-Ma perche' a Caponga, chiese Santoro.
-Li avere un altro rifugio. Posto tranquillo.
-Posto ERA tranquillo. Lo faro' diventare un inferno, disse Santoro. Non mi fa piacere ammazzare la gente. Ma sembra che in questo paese il valore della vita assuma un significato meno sacrale e piu' sacrificale, quasi primitivo. Ma per me non cambia. Ho dovuto uccidere per non essere ucciso, disse ancora. Anche questo morto , del gorilla del trio eletrico, lo mettero' sul conto di quel bastardo di Sampajo.
-Senti, continuo' Santoro rivolto a Michel. Mentre aspettiamo, li vicino a quella barraca, dove vendono pollo e riso, c'e' un internet point. Tu che sei un ragazzo di questi tempi, puoi vedere se in qualche modo riesci a contattare Junior Moreno?
Michel annui. Doveva aver giudicato quella una buona idea. Perche' il suo viso sembro' rasserenarsi. Il che era bene, dopo quel tanto spaventarsi per gli atteggiamenti imprevedibili del maresciallo pugliese.
-Cosa dire a lui?Chiese Michel.
-Spiegagli la situazione.
-Come la spiego io o come la spiega Santoro?
Santoro lo stette a guardare per un momento. Poi gli sorrise. Stavano diventando amici. Complici. E la cosa gli fece piacere.
-Con parole tue, disse Santoro.
Michel si mosse verso l'internet point. Mancavano una quindicina di minuti per l'arrivo dell'omnibus.
-Pensi che Ze Roberto ci dara' guai, chiese prima di allontanarsi definitivamente.
-Ho un'eta' che mi permette di distinguere se un uomo ha ancora voglia di sbattere il muso per terra. E Ze Roberto non mi da' l'aria di esserne troppo propenso. 
-Bom, disse Michel. E ando' a cercar di contattare Junior Moreno.
Quindici minuti dopo fu di ritorno. Proprio mentre appariva la sagoma dell'omnibus diretto a Caponga. E inspiegabilmente in orario svizzero.
Si sedettero nell'omnibus.
-Sei riuscito?
-Sim, disse Michel.
-Che dice?
-Dice che sapeva de Sampajo.
-Sapeva di Sampajo?
-Sim.
-Quindi e' un complice?
-Nao , nao...Lui non sapeva come arrestarlo. Sampajo conosce uomini potenti.
-Quindi verra' a Caponga per darci una mano?
-Sim.
-Ok, disse Santoro, spero che venga incazzato almeno la meta' di quanto lo sono io .
-Speriamo, disse Michel. E sorrise.
-Cazzo ridi, disse Santoro.
Michel lo guardo' e rise ancora.

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