lunedì 11 aprile 2016

Brasil, capitolo 29

Andarono a dormire verso le quattro di mattina, ora brasiliana. Cinque ore di differenza con l'orario italiano.
Santoro dormi profondamente , con la finestra aperta e da fuori gli giungeva l'eco del divertimento che proseguiva comunque al termine della sfilata dei trios elettrici. Riverso sull'amaca rimuginava sull'immagine di Cezar Sampajo che baciava Vanessa. Si sveglio'. Si alzo' dall'amaca  e ando' ad aprire il piccolo frigo per bere dell'acqua. Vide la proiezione di un'ombra sul soffitto, che si insinuava come una persona reale dalla strada attraverso la finestra aperta. Ed ebbe un brivido. Un brivido freddo. Avrebbe voluto averne uno caldo, di brivido, ma le circostanze non erano favorevoli. Poi di nuovo quell'ombra. L'ombra stavolta impugnava una pistola . Santoro rovisto' nello zaino. Le pistole non c'erano. Scosse Michel disteso sull'altra amaca. Michel chiese cosa cercasse. 
-Le pistole, cazzo, non ci sono piu'.
-Calma, fece Michel, io nascoste nella geladeira.
Santoro trasse un sospiro di sollievo. Fece due passi verso il frigo.Ne apri il freezer. Impugno' la Taurus piu' grande, dopo che la ebbe discelofanata. Ando' verso la finestra. Magari era qualcuno che scherzava. Magari era Carnevale. Sbircio' in tralice. E vide un uomo con una pistola in mano. Cercava con la mano non impegnata dall'arma di aprire la porta dell'appartamento dove erano loro due. Santoro e Michel. L'ombra sollevo' il capo. Scorse Santoro. Comincio' a sparare come un forsennato, dieci, quindici colpi a ripetizione. I calcinacci del soffitto coprirono capelli  e viso di Santoro. Si sporse. L'uomo si stava allontanando nella folla. Era impossibile sparargli. A meno di non colpire qualcuno per sbaglio.
Michel giaceva a terra, terrorizzato, appiattito come un calango, i caratteristici lucertoloni dello Ceara'.
-Non l'ho visto bene in faccia. Una cosa e' certa: sanno che siamo qui. E hanno mandato qualcuno a farci la pelle!
- Non c'e' da essere mago per averlo capito , disse Michel . Era impaurito come un passero sotto un acquazzone tropicale. 
Santoro impugno' la Taurus .
-Aspettami qui, disse a Michel. Lo vado a prendere, quel bastardo.
-No, disse Michel, non andare. Loro ti uccidere molto facile. I morti di Carnaval nessuno vede.
Santoro considero' che Michel avesse ragione.
-Hai ragione, disse. Li andremo a prendere domani mattina. Mattina inoltrata. 
-So dove trovarli, disse Michel.
-Bom, disse Santoro in portoghese, possiamo dormire adesso. Ora non verrebbero, sanno che siamo preparati . E armati.
-Giusto, disse Michel.
Si distesero nelle redes.
-Pensi che Vanessa mi abbia tradito con Cezar Sampajo?Chiese Santoro a Michel.
-No, disse  Michel. Non sapeva lui essere un capo del cartello.
 E fu un "no" pesante come un macigno che , per altro, non fugava tutti i dubbi. Santoro non se la senti di chiedere spiegazioni. Si accontento' di quel no e del fatto che Vanessa non sapeva che Sampajo fosse un capo del  cartello e si mise a dormire.  O a cercare di farlo. Non c'erano abat-jour e comunque conveniva tenere tutto al buio. Quindi Santoro non poteva leggere. E che doveva leggere, in quei frangenti. Non lo sapeva, magari un Tex Willer, magari  poteva ascoltare un po' di musica classica, di bossa nova. Il forro' dei sound systems gli aveva fracassato gli zebedei. Oltre che i timpani. 
Forse ci voleva Aquila della Notte, per catturare Cezar Sampajo. Il secondo nome di Tex, da capo Navajo. All'improvviso gli venne un'idea.
-Michel, fece, questi tizi. Voglio dire Sampajo e compagnia cantante, hanno dei nemici? 
-Loro amici di tutti. Solo Junior Moreno non fa parte del cartello.
Junior Moreno, gia', quasi se l'era dimenticato, Santoro. Dopotutto anche lui era un sottufficiale. E odiava le alte gerarchie, che riteneva una manica di corrotti. Ma come avrebbe fatto ad avvisarlo? Ci avrebbe pensato l'indomani. Dopotutto  Michel era uno delle new generations,  vuoi che non sapesse come fare per rintracciare Junior Moreno tramite internet? E Aracati era piena di Internet Point. 
Si giro' nella rede e si mise a riposare. Certo pero', la curandeira gli aveva messo una bella pulce nell'orecchio. L'immagine di Vanessa che pareva in armonia con Sampajo era nitida. E non riusciva ad uscirgli di mente. Ma ora doveva concentrarsi sul lavoro da farsi l'indomani. Si giro' su un fianco e comincio' a pensare alle note di "Just a perfect day", la splendida canzone di Lou Reed , oramai un classico anch'essa. Gli sembro' di buon auspicio per il giorno dopo.
Mancavano un paio d'ore all'alba. E domani sarebbe stato un giorno importante. Forse non il decisivo. Il definitivo. Ma era tempo di chiudere la partita. Santoro sentiva questa incombenza dentro di se'.

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