Arrivo' l'omnibus. Il maresciallo di Ostuni e Michel salirono.
-Come hai fatto a contattare Junior Moreno?
-Liguei na delegacia...ehm, chiamato delegacia con telefono, dove sapevo lui lavora.
-Tutto qui? E io chissa' cosa credevo.
Sull'omnibus c'era un sottofondo di musica sertaneja e molti giovani erano seduti vestiti da Cangaceiros, famosi banditi che imperversarono nei deserti del nordest brasiliano a cavallo fra l'XIX e l' XX secolo. Con un caratteristico copricapo, due cartucciere incrociate sul petto e fucili a tappo di sughero. Bevevano un mix di bibite e cachaca, in continuazione. Il trambusto era terrificante. Santoro in tutta quella confusione si alzo' e si diresse verso il conducente del bus. Sotto gli occhi esterrefatti di Michel. Il quale non immaginava certo cosa passasse per la testa del maresciallo. Si preoccupo' non poco. Santoro ultimamente gli pareva fuori controllo. Michel vide che confabulo' con l'autista del bus. Poco dopo torno' indietro.
Si sedette vicino a Michel.
-Cosa chiesto lui? Chiese Michel.
-Di cambiare questa musica orribile. Sono giorni che non sento un po' di jazz o bossa nova.
-ai, nao acredito, disse Michel incredulo.
Poco dopo all'interno dell'omnibus si diffuse la voce di uno speaker di Radio Atlantico Sul, un'emittente radiofonica di Fortaleza. Subito un pezzo di bossa nova comincio' a diffondersi all'interno dell'omnibus fra le proteste dei ragazzi nordestini del deserto che erano entrati nel trip del forro' o della musica sertaneja, un folk contadino molto apprezzato che poco ci mancava lasciasse trapelare uno sfondo di campanacci di mucche e vitelli al pascolo. Una canzone melodica di Djavan probabilmente intitolata "Flor de Lis" si diffuse dolcemente. Dopo qualche minuto di sconcerto e le proteste dei giovani scatenati vaqueros, si fece silenzio. E poco dopo tutti in coro, al colmo dell'ubriachezza tutt'altro che molesta, cominciarono a cantare questa canzone insieme. Una scena che quasi commosse Santoro.Non aveva mai visto nulla del genere. Persino l'autista aveva le lacrime agli occhi. Mai un popolo era sembrato a Santoro cosi unito ai suoi poeti cantori come il popolo brasiliano. Vivevano in simbiosi, sembrava che interpretassero, questi poeti cantanti, alla perfezione i sentimenti della propria gente. E venivano ricambiati. Cantarono in coro e da fuori l'omnibus sfrecciante diretto a Caponga doveva sembrare una nave di folli vagolante nei deserti di un Brasile sempre fedele a se stesso e alla sua nostalgia tristallegra.
Quasi a sera furono in dirittura di Caponga. L'omnibus li scarico' al centro di una piccola piazza, dove altri ragazzi stavano ballando e cantando con birre e bicchieri di cachaca in mano. Alcuni sound system messi su buggy coperti di polvere desertina dispensavano forro' a volume massimo. Era tornato l'inferno, penso' Santoro.
Il maresciallo e Michel si diressero verso quella che sembrava una locanda. Entrarono dentro. Si sedettero. Michel ordino' una birra. Santoro da mangiare. Un panino tipo hamburger. La carne brasiliana gli piaceva. Si riusciva a percepirne il gusto persino in quei panini pieni zeppi di maionese e mostarda.
Dopo che si furono rifocillati Santoro disse:" beh, come ci muoviamo?"
-Non ci muoviamo, disse Michel.
-Perche'?
-Perche' dobbiamo riposare e studiare la situazione.
-Voi brasiliani avete la siesta incorporata...ma non erano i messicani quelli?
Michel disse che era necessario appartarsi e studiare la situazione.
Santoro convenne che era una decisione saggia. Michel chiese alla locanda se avessero due posti per dormire.
Il tizio alla reception, un nordestino con i baffi che aveva tutta l'aria di aver preso la moglie al lazo fra una vacca e l'altra da marchiare disse che si poteva fare. Con un piccolo extra fece capire. Michel comunico' la situazione a Santoro. Santoro acconsenti, purche' l'extra fosse ragionevole.
Michel contratto' il prezzo.
Dieci minuti dopo erano in una camera non male, su un paio di redes, mentre fuori i giovani del luogo urlavano come demoni infuriati. Santoro era un po' piu' tranquillo. La musica di Djavan in omnibus lo aveva rigenerato. Qualcosa di emozionante poi , sentirla cantare in coro.
-Devo andare in bagno, disse Santoro, dove sara' il bagno? Chiese a Michel.
Michel con un gesto fece capire che era fuori su un balconcino.
Santoro usci sul balconcino e stava per entrare nel piccolo bagno ligneo li davanti a lui. Quando guardando verso la strada in basso , vide Cezar Sampajo.
Si nascose per non farsi scorgere e spio' da dietro il bagno. Segui i movimenti dell'ufficiale. Era solo.
Senza dire nulla a Michel si calo' dalla finestra. Cadde in mezzo ad un gruppo di ballerini scatenati che risero nel vederlo cadere cosi come un piombo da canna da pesca. Santoro si rialzo' un po' indolenzito. Voleva seguire Cezar Sanpajo. Ma per la tensione la sua colite si era riacutizzata. Per cui si trovava nella strana situazione di dover scegliere di quale merda occuparsi prima. Resistette e decise che Cezar Sampajo dovesse avere la priorita'.
Continuo' a seguirlo, in mezzo alla folla. Lui doveva sentirsi sicuro. Nemmeno si voltava per vedere se fosse seguito. Poi entro' in una pizzeria. Una pizzeria brasiliana. Ad un tavolo ad attenderlo, Santoro vide che c'era Iguassu. Cazuza, che Santoro aveva ferito, non c'era. Santoro era sempre stato un uomo prudente ma quel termine poteva anche indicare che fosse uno a cui prudevano le mani, penso'. I calembour pure in queste occasioni! Era pazzo. O nervoso. Decise che avrebbe atteso. Se ne stette li a studiare i movimenti dei due che stavano mangiando una pizza e bevendo una birra.
Piu' tardi , quando ebbero finito , senza problemi si diressero verso una stradina secondaria ma pur sempre affollata. Santoro li segui. Si infilarono in un'abitazione ad un piano li nei pressi. A quel punto Santoro vide che non era difficile arrampicarsi su qualche casa vicina e arrivare sul terrazzo di quella dimora. Con un po' di fortuna, ascoltando i loro dialoghi, avrebbe cercato di cavarci un ragno dal buco. Perche' fino ad allora non ci aveva capito molto. Anzi, gli era persino venuto il sospetto che la sua ex se la intendesse con Cezar Sampajo. Ed era tutto dire.Attese qualche minuto, poi si arrampico' sul balconcino di una casa a fianco. Ci mise una vita e con sforzi enormi. Ad un certo punto temette il peggio. Ma la colite fece la brava. Cerco' di non umiliarlo proprio in quelle circostanze. Si rintano' nei suoi meandri lasciandogli solo degli strani brontolii allo stomaco. Una volta sul terrazzo della casa dove si era arrampicato si trattava di saltare sul terrazzo della casa attigua dove dimoravano il Sampajo e Iguassu. Un bel problema. Sarebbe dovuto atterrare con dei jet sotto le scarpe eppure avrebbe fatto rumore. Ma non aveva alternative. Se voleva sapere doveva rischiare.
Prese la rincorsa e si lancio'. Neanche lui seppe come ce la fece e plano' sulla cornice del terrazzino , restando in bilico con il carnevale sotto. Poi ce la fece. Gli sembro' che il trambusto fosse stato coperto dalla musica assordante dei sound system. Incredibilmente una parte del tetto era a spiovente. E sotto le tegole si riusciva a vedere chi ci fosse dentro. E a sentire qualcosa. Santoro mise l'orecchio in un pertugio che sembro' funzionare come antesignano del corno del primo telefono. Sentiva abbastanza bene. Sampajo e Iguassu ridevano.
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