venerdì 18 marzo 2016

Brasil, capitolo 27

Tia Marinette aveva preparato la colazione.Santoro e Michel mangiarono con gusto. Il caffe' lungo era forte e buono. Tia Marinette stava pregando con il rosario in mano.
-Tia Marinette, disse Santoro, prega  Padre Pio, e' un santo molto potente. E' il mio santo. Ho un accordo con lui, anche se non credo nell'altissimo so che lui e' dalla mia parte. Ha visto gli stessi ulivi secolari , la stessa terra rossa, la stessa macchia mediterranea e le dune contro le quali il mare non puo' niente, perche' cambiano forma ma restano li, trattenute alla terra dalle radici di quegli arbusti cui nessuno da' credito...e magari le loro essenze possono curare il cancro o l'aids.
Tia Marinette fece segno di aver capito. Piu' o meno. Certe parole hanno una musica dentro che arriva diritta al cuore.
Michel ascoltava in silenzio. Santoro era nero e Michel lo sapeva. Ora aveva ancora un'altro dubbio che gli era entrato in testa, anche se Michel non lo sapeva. Intuiva pero' che c'era qualcosa di nuovo e di terribile che si era impiantato come un cuneo fastidioso nella mente del maresciallo pugliese.
-Prepariamoci ad uscire, disse Santoro.
-Che cosa vuole fare, disse Michel nel suo italiano stentato.
-Li andiamo a prendere.
-Non sono qui a Quixada', disse Michel
-E dove se no.
-Domani e' Carnevale. Ad Aracati c'e' Carnaval de praia. Il Carnevale di spiaggia.
-Dov'e' questo posto?
-Non e' lontano. Loro vanno li. La droga si vendera' molta li, disse Michel
-Non ci avevo pensato. Ottima deduzione, disse Santoro.
-Domani io ti porto.
-Va bene, disse Santoro, aspetteremo domani. Anche se mi prudono le mani.
-Piuttosto, disse ancora Santoro, ho bisogno di un'arma, portami da qualcuno che puo' procurarmela
-Va bene, disse Michel.
-Subito, fece Santoro.
-Ok, disse il ragazzo.
-Cosa avere visto in quella casa, disse ancora Michel all'improvviso.
-Non ci crederesti mai. Era una cosa reale e non reale al tempo stesso. Non te lo so spiegare. Ho parlato con qualcuno che doveva essere la curandeira. Ma non so se fosse fisicamente li.
-Mette brividi, essa coisa.
-A me non ha messo i brividi. Mi ha dato una scarica di adrenalina. Dobbiamo muoverci subito o impazzisco.
-Ok, disse Michel, forse so dove prendere arma. Ci vuole un po' di dinheiro.
-Bingo, disse Santoro.  I soldi  non sono un problema.


Salutarono Tia Marinette , che non aveva mai smesso di pregare se non lo stretto tempo impiegato per preparare la colazione e uscirono.
Fecero duecento metri sotto il sole che era gia' alto e caldo. 
-Di qua', disse Michel.
Si infilarono in uno stretto passaggio sterrato sotto un ponticello che sormontava due case di mattoni forati senza intonaco e si avvicinarono ad un umile dimora. Una casupola un po' discosta dalle altre abitazioni.
Michel si avvicino' e disse a Santoro:" tu venire dopo. Io prima parlare con tio Fernando.
Mo' chi cazzo era sto zio Fernando , penso' Santoro. Comunque accondiscese.
Michel busso'. La porta si apri senza che alcuno avesse detto di entrare. Santoro resto' in attesa. Si sedette su un muricciolo. Il luogo era deserto e faceva parecchio caldo. Cerco' di sistemarsi all'ombra. Non era possibile che Vanessa lo avesse tradito. Era un inganno di quella dannata curandeira. E poi non doveva illudersi che Vanessa fosse viva. Solo avrebbe voluto sapere come era morta. Questo lo doveva a se stesso e a lei. Era come se lei glielo stesse chiedendo. Era piu' una sensazione la sua. Ormai si era convinto di questa cosa. E a  stare in Brasile stava diventando mistico, e questo sentiva che lo stava indebolendo. Ancora un po' e avrebbe creduto ai dischi volanti nel deserto. Penso' a Luciano Orelhas Furadas, a Cezar Sampajo, a Ze Roberto, a Iguassu' e a Cazuza. Li aveva gia' incontrati gli extraterrestri. Quelli con le antennine non sarebbero potuti essere piu' originali di questi. 
Mentre era assorto nei suoi pensieri la porta della casa di Tio Fernando si spalanco'. Ne usci Michel a mani vuote. Si avvicino' a Santoro.
-Vuole tres mil reais, disse a Santoro.
Santoro prese il portafoglio rovistando con una mano nello zainetto. Tiro' fuori il pattuito, li conto' e li dette a Michel.
-Piu' altri tres mil por uma pistola por mi, disse Michel.
Santoro tiro' fuori dal portafoglio altri tremila reais e glieli dette. senza battere ciglio. 
Michel prese i soldi e guardo' negli occhi Santoro. Colse nel suo sguardo un'espressione che diceva chiaramente che non sarebbe convenuto a nessuno fare i furbi.
Rientro' nella casa di Tio Fernando.
Dieci minuti dopo la porta si riapri e Michel disse a Santoro di avvicinarsi.
Santoro mise una mano nello zaino e cerco' il coltello. Lo trovo' subito . E con la mano nello zaino e lo zaino posto davanti al petto,  si avvicino'.
Entrando in quella casa ,era buio. Poi piano piano un lucore gli schiuse la vista ad un figuro di una certa eta'. Era un uomo avanti con gli anni , di colore, dai tratti indio. Un cafuzo, quindi. Un misto di indio e africano.
-Prazer, eu sou tio Fernando, disse quell'uomo. E gli sorrise.
-Antes de te dar um arma eu quero saber se e' por una coisa justa, disse Tio Fernando. Voleva sapere se le armi che gli stava vendendo erano per una causa giusta.
-Sim, disse Santoro.
L'uomo si volto' e con molta calma rovisto' in una sacca. Ne tiro' fuori due pistole. Una color acciaio con il calcio marrone che assomigliava ad una Beretta , come forma.  E un altra , quella presumibilmente che avrebbe dato a Michel, piu' corta. Sembrava una 7,65. Prese le pistole per le canne e le dette a Santoro e Michel contemporaneamente. Un gesto incredibile di fiducia. Per quanto ne sapeva Tio Fernando i due avrebbero potuto farlo fuori subito risparmiando seimila reales. Ma l'anziano cafuzo si fidava, evidentemente. Aveva guardato Santoro negli occhi. E doveva aver capito che , in qualche modo,  era un uomo giusto. Spiego' a Santoro che le due pistole , da quella a canna piu' lunga a quella a canna corta, erano  due Taurus : Taurus PT92 , la prima  e Taurus Millenium la seconda. Di fabbricazione brasiliana e su design italiano della Beretta. 
-Bingo, disse Santoro, forse noi italiani non saremo un praeclaro esempio di indomiti combattenti, ma sappiamo fare le migliori armi al mondo. L'uomo sorrise.
-Espero que voce faca um bom uso, disse Tio Fernando. Dopo che Santoro ebbe sistemato le armi nello zaino, l'uomo gli dette una certa scorta di proiettili. Omaggio, disse.
Santoro ringrazio'. L'incontro era  finito. Nessuno piu' diceva niente. Finche' Tio Fernando non tiro' fuori dei bicchierini di vetro e li riempi con velocita' e perizia di cachaca. 
I tre bevvero con calma. Doveva essere una cachaca fatta in casa , perche' a Santoro sembro' buonissima. La sua colite la gradi molto dal momento che non si fece viva. Poi l'uomo accese la radio e dall'apparecchio venne fuori una litania sertaneja, musica del deserto, una specie di forro' in salsa country. L'uomo resto' li a osservarli, mentre Michel prendeva Santoro per mano e lo accompagnava, senza voltarsi, verso la porta. Quando furono fuori, sempre senza voltarsi richiusero la porta. Si allontanarono velocemente. Ecco, penso' Santoro, ora si gioca ad armi pari. Quei bastardi se la dovranno vedere con me. Hanno fatto i conti con il pugliese sbagliato. Non amava particolarmente le armi, ma quei luoghi gli davano l'idea che senza una pistola al seguito sarebbe stato come attraversare una tribu' di bonobo senza le mutande di ghisa. Sorrise lievemente a questo paragone e si allontano' ulteriormente in compagnia del fratello di Vanessa.

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