venerdì 11 marzo 2016

Brasil, capitolo 26

Porca puttana, penso' Santoro. Affermazione, mica definizione! Non ci giurerei, ma quella figura seduta nella semioscurita' li al tavolo deve essere la curandeira. Ma per il momento non mi muovo. Michel era fuori, probabilmente sdraiato nel buggy. O piegato a pregare da qualche parte. Santoro si alzo' dall'amaca lentamente. E , sempre lentamente si avvicino' al tavolo. La tensione era al massimo. Ma lui si sedette con una certa calma. Ecco, adesso era di fronte a lei. La curandeira. Non disse niente. La donna che sembrava avere un'eta' indefinibile, viso indio, capelli lunghi ancora neri, mulatta, occhi luccicanti e dotati di una fissita' a dir poco inquietante, se ne stava li di fronte a lui senza muovere un muscolo facciale. Ne' di altra natura. 
-Mi piacerebbe sapere una cosa...ehm...sono sicuro che capisci la mia lingua, disse Santoro a bassa voce, dov'e' Vanessa?
- Tambem gostaria de saber, disse con voce citofonale la curandeira. Non lo sapeva, in pratica. Oppure fingeva di non saperlo.
-Ma voi curandeiras non sapete sempre tutto?
-Sol aquele que Deus deixa saber. Solo cio' che Dio ci lascia sapere, disse.
-Senti un po', befana, sara' meglio per te se la finisci con questi giochetti, disse Santoro, hai capito?,urlo' quasi.
-Non serve gridare. Non ti serve per sapere dove e' Vanessa.
-Ecco, appunto, ora dimmelo. Anche se e' morta voglio sapere come e' morta e dove.
-Nessuno muore mai veramente
-Puttanate, disse Santoro.
-Dentro il tuo cuore lo sai che non fa differenzia, disse improvvisamente la curandeira.
-In che senso?
-Anche se e' viva tu hai seppellito lei.
-Spiegati o potrei perdere la pazienza.
-Como hai fatto con Luciano Orelhas Furadas?
-Quello se l'e' cercata. Ha incontrato il pugliese sbagliato.
-Giusto!Disse la curandeira.
La partita a scacchi sembrava appena all'inizio. E Santoro spero' che Michel restasse li dove credeva che fosse. Perche' se fosse entrato e avesse visto quella scena gli sarebbe potuto venire un colpo. E due morti nella stessa famiglia in giovane eta' sarebbero stati decisamente troppi.
-Voce tem uma spiritualidade forte, poteva essere uno stregone, sabe?Disse la curandeira, mezzo in portoghese e mezzo in italiano.
-Come ti chiami, le fece inaspettatamente Santoro.
-Dona Jaqueline, disse la curandeira.
-Bom, Dona Jaqueline, rispondi alla mia domanda iniziale, dov'e' Vanessa?
-Facciamo esperimento, disse Dona Jaqueline, tu ora chiude occhi , se relaxa e lascia viaggiare i pensieri come nuvole...dopo un po' lei ti viene a cercare.
Santoro odiava queste cose. E la guardo' in cagnesco.
-Prova, io penso che in tua altra vita tu era un bruxo, uno stregone.
-Io invece credo che se tu non mi dici dov'e' Vanessa la tua vita precedente diventera' questa.
-Prova!Cosa ha da perdere!
Santoro sbuffo'. Cosa aveva da perdere? Infatti, Dona Jaqueline aveva ragione.
Chiuse gli occhi e fece come le aveva spiegato la curandeira.
I pensieri erano nuvole, poi scappamenti d'auto, infine vide delle targhe d'auto e si disse sicuro che le avrebbe ricordate a vita. Vide dentro una di quelle macchine. Era una macchina americane di quelle enormi , una Ford, di quelle che aveva visto in giro per Fortaleza. Dentro c'era Vanessa. Sul sedile posteriore. Sembrava serena, sorridente. A fianco a lei c'era Cezar Sampajo che rideva e fumava una sigaretta. Le teneva un braccio dietro il collo. E glielo massaggiava. Sembravano, come dire, complici. Poi la scena cambio' e vide Vanessa a letto con Cezar Sampajo. Poi piu' niente. Il buio. Il suo cervello si era fermato. Apri gli occhi. La curandeira non c'era piu'. Svanita. La casa era tornata deserta. Il silenzio privo di grilli o affini  si era come interrotto . I grilli la' fuori erano tornati. Si catapulto' fuori e vide che dentro al buggy  di Sampajo e Ze Qualcosa, non si ricordava piu' il nome, Michel non c'era piu'. Forse non c'era mai stato. Non se la senti di chiamarlo a voce alta e fece un giro nei dintorni. Ma niente. Nemmeno l'ombra.
Porca puttana, penso', che situazione ! Torno' in casa e di nuovo la trovo' deserta.
C'era di che impazzire. Aveva ancora con se' lo zainetto ed il coltello con cui aveva fatto fuori "Orelhas Furadas". Si avvio' nel deserto, verso il buggy con cui era venuto. Con il coltello in mano e lo zaino in spalla.
Eccomi qui. Ma chi cavolo voleva essere, Rambo? I film non c'entravano nulla. Era una faccenda di sopravvivenza. E se si fosse presentato un fantasma lui lo avrebbe comunque fatto a fette. Tanto se si vedeva non era un fantasma. Aveva incontrato il pugliese sbagliato. Penso' che si era messo a parlare come nei polizieschi americani. Ma lui ora era in Brasile. Lontano anni luce da Milano. La sua citta' d'elezione. E dalla sua Puglia, dove aveva le sue radici. Mentre si avviava perso nel deserto senti una voce che lo chiamava. Per cognome. Sembrava la voce di Michel. Era un centinaio di metri dietro di lui. 
Torno' indietro, nel deserto. No, non poteva essere che Vanessa, la sua Vanessa, la donna che era stata con  lui e di cui era innamorato, si fosse "sparata" un flirt con Cezar Sampajo. Era un losco inganno della curandeira. Ma non ci sarebbe cascato piu'. Se gli fosse apparsa avrebbe usato il coltello. Si stava trasformando in un animale. Doveva succedere cosi quando si finiva per essere braccati. Si diventava puro istinto primordiale. Anche se la tentazione di lasciar perdere tutto e arrendersi agli eventi era forte. Ma una vocina gli diceva di andare avanti. Che doveva lottare contro gli eventi. 
Cammino' nel buio fino a che vide una sagoma. Era Michel. Si avvicino' ancora. Cavolo era proprio lui. Non uno zombie di un film di Romero. Che data la situazione ce lo si sarebbe potuto aspettare.
-Santoro, dove eri, disse Michel tutto trafelato.
-Stavo facendo due chiacchiere con Dona Jaqueline, disse Santoro
-Chi?
-La curandeira...e poi mi chiamo Gabriele. Santoro e' il cognome.
-Chi?
-Oh, ma sei scemo?Stavo parlando con la curandeira. Mi ha fatto sognare che Vanessa era andata a letto con Cezar Sampajo. Poi e' scomparsa.
-Tu sei tutto loco. Vanessa non  conoscere Cezar Sampajo.
-Lo immagino, ma quella bastarda me lo ha fatto pensare...a proposito tu ti sei accorto di niente?
-Solo che prima c'era rumore, dopo silenzio, poi di nuovo rumore. Come andato via volume di tv.
-Senti, torniamo verso il buggy, mi sono stancato di stare qui , di notte, in un deserto nel nord est del Brasile.
-Concordo.
-Li becchiamo a Quixada', quei fottuti bastardi. La situazione si sta facendo decisamente pesante. Non ho piu' attacchi di colite,  ed e' strano...meglio, tanto non c'e' camomilla in giro, nemmeno un bar, niente musica, niente da leggere. Deserto in tutti i sensi. E magia. E io odio la magia. E' la scorreggia della spiritualita'. Via, leviamo le tende.
-Si, torniamo, disse Michel.
Si avviarono nel deserto, sperando di ritrovare il buggy. Poco dopo, inquadrato da una torcia che Santoro aveva nel suo , quello si magico, zainetto, videro il buggy. Ci saltarono su. Lo misero in moto. Accesero i fari. E affrontarono il deserto di notte. Faceva freddo. Si coprirono alla men peggio e seguirono i solchi delle gomme. I loro stessi solchi. Che erano ancora ben visibili in mezzo a tutte quelle cose invisibili o irreali, che forse non erano mai accadute . O forse si. Anche se a Santoro il tarlo del tradimento di Vanessa, ormai, gli era entrato in testa.

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