giovedì 31 marzo 2016

Brasil, Capitolo 28

Avevano le armi, adesso. Presero un omnibus. Direzione Aracati. Sull'omnibus c'erano un sacco di giovani diretti ad Aracati , per quello che era uno dei Carnaval de praya piu' importanti del Brasile. Bevevano allegramente misture di aranciata con cachaca, il distillato di canna da zucchero base della caipirinha. Cantavano allegramente. Erano ragazzi e ragazze. Santoro resto' colpito dalla percentuale di ragazze che portavano l'apparecchio ai denti. Ma erano ugualmente splendide. Il ritratto della salute e della bellezza. A parte l'apparecchio per i denti. More, castane, pelli olivastre , mulatte, cafuze, cabocle, tedesche, italiane, portoghesi, un campionario antropomorfico destinato a diventare un esempio storico di un riuscito processo di integrazione multiculturale. Se non altro quanto a "battaglie nei letti".Ecco una cosa che gli piaceva del Brasile, penso' Santoro. Michel se ne stava seduto a fianco a Santoro, sprofondato nel sedile tutt'altro che morbido e comodo, triste e solitario. 
Tre ore dopo , era quasi sera, febbraio , primo giorno di Carnevale, l'omnibus li scarico' in una piazza di Aracati. Le strade sterrate erano piene di musica ad alto volume e gente che ballava forro' e fevro, i due balli nordestini che andavano per la maggiore. Michel si avvicino' ad alcuni ragazzi e confabulo' con loro. Poco dopo ando' verso Santoro.
-Trovato casa da affittare per Carnaval, disse.
-Ma che ti e' preso, hai fatto uso di nascosto di sostanze psicoattive?Hai fatto una cura di fosforo, o cosa?
Michel non disse niente. Attendeva una risposta.
-E sia, disse Santoro, andiamo a posare i bagagli in questa inaspettata dimora.
Michel  e Santoro si diressero verso una signora di colore. Lei fece un sorriso imbarazzante a Santoro. Poi chiacchiero' con Michel. Tiro' fuori dalla tasca delle chiavi e presumibilmente gli spiego' dove fosse l'abitazione.
Due isolati dopo, in mezzo a queste dimore massimo ad un piano che si stagliavano a macchia di leopardo a migliaia nel reticolo delle strade sterrate solcate da buggy gravidi di sound system rombanti sui quali sgambettavano ragazze discinte decisamente free slip sotto le loro minigonne minimaliste, si insinuarono in una sterrata. Venti metri dopo si trovarono davanti ad una porta di legno. Michel la apri. Salirono un piano. Al piano superiore c'erano un tavolo, due sedie, un cucinino, un bagno con doccia. E un' altra stanza con due redes. L'occorrente per dimorarvi qualche giorno. Ovviamente il piccolo frigo e la dispensa risultarono vuoti.
Santoro poso' le sue cose e fece cenno a Michel che non c'era tempo da perdere. Ma non per non perdersi il divertimento carnascialesco. Dovevano andare a caccia di trafficanti. Cezar Sampajo, Ze Roberto e Cazuza, erano decisamente in cima alla lista, penso' Santoro. Come uscirono in strada furono travolti dal fiume di folla che si dirigeva verso il corso principale. Lo seguirono lasciandosi trasportare e cercando di non perdersi di vista. Santoro portava con se' lo zainetto con dentro le due Taurus. Lo teneva davanti a se', in modo tale da poterlo tenere sott'occhio in ogni momento. Cosi arrivarono rapidamente sul corso principale. Era illuminato a giorno da enormi fari e al centro c'erano quelli che Michel aveva chiamato Blocos. Gruppi di persone che danzavano forsennatamente dietro i "trios" elettrici ,degli enormi tir bardati sui lati da lastre di protezione , in cima ai quali si esibivano gruppi musicali e ballerine , dal vivo. Uno spettacolo unico al mondo. La maggior parte dei giovani dei blocos non erano vestiti in maschera , ma normalmente, con canotte, bermuda  o solo bermuda e a torso nudo e le ragazze in bikini, con le forme ben in vista e le risate sguaiate deformate dall'alcol e dal desiderio di follia. Santoro si attacco' con la schiena al muro di un'abitazione, di questo lungo corso all'interno del quale trios elettrici e blocos andavano su e giu', mentre intorno la gente era scatenata, danzava, si agitava e flirtava, senza soluzione di continuita', scomparendo senza alcuna distinzione di gusti sessuali, dietro i vicoli consapevolmente lasciati bui che si aprivano in verticale, incrociando il corso...per tornare qualche decina di minuti dopo sul corso avendo consumato del sesso rapido e facile.
Santoro osservava tutto questo con curiosita' , ma anche con lo sguardo attento a scorgere qualcuna di quelle facce patibolari che stava cercando. Michel appofitto' per farsi una ballata con una travestita che era' li nei pressi , sul marciapiedi. Santoro non aveva ancora capito da che parte stava Michel. E a dire il vero non e' che gli importasse molto. Sia perche' non era mai stato un moralista, sia perche' , dopotutto, mancato parente o meno, erano comunque cazzi suoi, in tutti i sensi...era il caso di dire. Era un carabiniere moderno, una specie di infiltrato dell FBI in Italia, uno con quella mentalita', ecco.
Restarono li per tutta la serata, fino a notte inoltrata. Ma nessuno dei "patibolari" si fece vivo. Inoltre  Santoro non aveva notato alcun movimento di spaccio di varia natura. Cosa che francamente lo aveva sorpreso. Era come se dall'alto, qualcuno, avesse imposto di non fare movimenti di quel tipo. Evidentemente per non attirare l'attenzione. Magari quelli del cartello , che oramai avevano capito di essere seguiti, ci stavano andando con i piedi di piombo. Eppure, penso'Santoro, quello era il posto giusto per fare affari. Se non a Carnevale quando? Magari avevano lasciato passare il primo giorno per organizzarsi meglio. Intanto Santoro non cessava di monitorare tutto.
Verso le due di notte, disse a Michel che aveva fame. Si scrosto' dal muro dove era stato incollato fino a quel momento e indico' a Michel una pizzeria. Non gliene importava di dare nell'occhio o meno. Era una di quelle cose biunivoche, a doppio taglio. Comunque movimentare la serata sarebbe stato utile.
Si sedettero ai tavolini la' fuori. Un ragazzo porto' il menu. Santoro individuo' "Pizza Calabresa". Fece cenno con un dito sul menu a Michel che ne voleva una. E prendesse cio' che voleva a sua volta, lui.
Michel ordino' una pizza normale, poteva essere l'equivalente di una margherita. Ed una birra. Santoro da bere prese un "Guarana Antartica", una bibita gasata tipica del Brasile a base di guarana'.
Arrivarono le pizze. Beh, non erano lontanamente vicine alle pizze originali che Santoro aveva mangiato in Italia. Morbide, mollicce e Michel le stava cospargendo di maionese e ketchup. Quella di Santoro era sottile, molliccia e con fette di salame piccante. Michel l'aveva istoriata con strisce di maionese. I trigliceridi di Santoro stavano per chiedere asilo politico in un altro corpo. Comunque non era male, penso' Santoro addentandola. Poi dette un sorso al Guarana'. Era gelido al punto giusto. In quella serata torrida a trentotto gradi era quello che ci voleva. Ecco un'altra cosa che sapevano fare bene i Brasiliani. Servire le bevande, birra e bibite principalmente, alla temperatura giusta. In Italia le birre al confronto sembravano bicchieri di analisi delle urine, tanto erano tiepide. Ecco, penso' Santoro, e' la loro cerimonia del te', qualcosa che sanno fare bene, con dovizia. La birra Antartica di Michel era stata avvolta nel suo vestitino di polistirolo, per impedirle di scaldarsi presto. Santoro si sdraio' sulla sedia. Continuo' a bere il guarana'. Tutto sommato provo' una certa rabbia. Era nel paradiso terrestre ma lo doveva attraversare stando attento a non cadere sui serpenti a sonagli. E questo gli rovinava lo spettacolo. Un motivo in piu' per odiare gli uomini a cui dava la caccia.

venerdì 18 marzo 2016

Brasil, capitolo 27

Tia Marinette aveva preparato la colazione.Santoro e Michel mangiarono con gusto. Il caffe' lungo era forte e buono. Tia Marinette stava pregando con il rosario in mano.
-Tia Marinette, disse Santoro, prega  Padre Pio, e' un santo molto potente. E' il mio santo. Ho un accordo con lui, anche se non credo nell'altissimo so che lui e' dalla mia parte. Ha visto gli stessi ulivi secolari , la stessa terra rossa, la stessa macchia mediterranea e le dune contro le quali il mare non puo' niente, perche' cambiano forma ma restano li, trattenute alla terra dalle radici di quegli arbusti cui nessuno da' credito...e magari le loro essenze possono curare il cancro o l'aids.
Tia Marinette fece segno di aver capito. Piu' o meno. Certe parole hanno una musica dentro che arriva diritta al cuore.
Michel ascoltava in silenzio. Santoro era nero e Michel lo sapeva. Ora aveva ancora un'altro dubbio che gli era entrato in testa, anche se Michel non lo sapeva. Intuiva pero' che c'era qualcosa di nuovo e di terribile che si era impiantato come un cuneo fastidioso nella mente del maresciallo pugliese.
-Prepariamoci ad uscire, disse Santoro.
-Che cosa vuole fare, disse Michel nel suo italiano stentato.
-Li andiamo a prendere.
-Non sono qui a Quixada', disse Michel
-E dove se no.
-Domani e' Carnevale. Ad Aracati c'e' Carnaval de praia. Il Carnevale di spiaggia.
-Dov'e' questo posto?
-Non e' lontano. Loro vanno li. La droga si vendera' molta li, disse Michel
-Non ci avevo pensato. Ottima deduzione, disse Santoro.
-Domani io ti porto.
-Va bene, disse Santoro, aspetteremo domani. Anche se mi prudono le mani.
-Piuttosto, disse ancora Santoro, ho bisogno di un'arma, portami da qualcuno che puo' procurarmela
-Va bene, disse Michel.
-Subito, fece Santoro.
-Ok, disse il ragazzo.
-Cosa avere visto in quella casa, disse ancora Michel all'improvviso.
-Non ci crederesti mai. Era una cosa reale e non reale al tempo stesso. Non te lo so spiegare. Ho parlato con qualcuno che doveva essere la curandeira. Ma non so se fosse fisicamente li.
-Mette brividi, essa coisa.
-A me non ha messo i brividi. Mi ha dato una scarica di adrenalina. Dobbiamo muoverci subito o impazzisco.
-Ok, disse Michel, forse so dove prendere arma. Ci vuole un po' di dinheiro.
-Bingo, disse Santoro.  I soldi  non sono un problema.


Salutarono Tia Marinette , che non aveva mai smesso di pregare se non lo stretto tempo impiegato per preparare la colazione e uscirono.
Fecero duecento metri sotto il sole che era gia' alto e caldo. 
-Di qua', disse Michel.
Si infilarono in uno stretto passaggio sterrato sotto un ponticello che sormontava due case di mattoni forati senza intonaco e si avvicinarono ad un umile dimora. Una casupola un po' discosta dalle altre abitazioni.
Michel si avvicino' e disse a Santoro:" tu venire dopo. Io prima parlare con tio Fernando.
Mo' chi cazzo era sto zio Fernando , penso' Santoro. Comunque accondiscese.
Michel busso'. La porta si apri senza che alcuno avesse detto di entrare. Santoro resto' in attesa. Si sedette su un muricciolo. Il luogo era deserto e faceva parecchio caldo. Cerco' di sistemarsi all'ombra. Non era possibile che Vanessa lo avesse tradito. Era un inganno di quella dannata curandeira. E poi non doveva illudersi che Vanessa fosse viva. Solo avrebbe voluto sapere come era morta. Questo lo doveva a se stesso e a lei. Era come se lei glielo stesse chiedendo. Era piu' una sensazione la sua. Ormai si era convinto di questa cosa. E a  stare in Brasile stava diventando mistico, e questo sentiva che lo stava indebolendo. Ancora un po' e avrebbe creduto ai dischi volanti nel deserto. Penso' a Luciano Orelhas Furadas, a Cezar Sampajo, a Ze Roberto, a Iguassu' e a Cazuza. Li aveva gia' incontrati gli extraterrestri. Quelli con le antennine non sarebbero potuti essere piu' originali di questi. 
Mentre era assorto nei suoi pensieri la porta della casa di Tio Fernando si spalanco'. Ne usci Michel a mani vuote. Si avvicino' a Santoro.
-Vuole tres mil reais, disse a Santoro.
Santoro prese il portafoglio rovistando con una mano nello zainetto. Tiro' fuori il pattuito, li conto' e li dette a Michel.
-Piu' altri tres mil por uma pistola por mi, disse Michel.
Santoro tiro' fuori dal portafoglio altri tremila reais e glieli dette. senza battere ciglio. 
Michel prese i soldi e guardo' negli occhi Santoro. Colse nel suo sguardo un'espressione che diceva chiaramente che non sarebbe convenuto a nessuno fare i furbi.
Rientro' nella casa di Tio Fernando.
Dieci minuti dopo la porta si riapri e Michel disse a Santoro di avvicinarsi.
Santoro mise una mano nello zaino e cerco' il coltello. Lo trovo' subito . E con la mano nello zaino e lo zaino posto davanti al petto,  si avvicino'.
Entrando in quella casa ,era buio. Poi piano piano un lucore gli schiuse la vista ad un figuro di una certa eta'. Era un uomo avanti con gli anni , di colore, dai tratti indio. Un cafuzo, quindi. Un misto di indio e africano.
-Prazer, eu sou tio Fernando, disse quell'uomo. E gli sorrise.
-Antes de te dar um arma eu quero saber se e' por una coisa justa, disse Tio Fernando. Voleva sapere se le armi che gli stava vendendo erano per una causa giusta.
-Sim, disse Santoro.
L'uomo si volto' e con molta calma rovisto' in una sacca. Ne tiro' fuori due pistole. Una color acciaio con il calcio marrone che assomigliava ad una Beretta , come forma.  E un altra , quella presumibilmente che avrebbe dato a Michel, piu' corta. Sembrava una 7,65. Prese le pistole per le canne e le dette a Santoro e Michel contemporaneamente. Un gesto incredibile di fiducia. Per quanto ne sapeva Tio Fernando i due avrebbero potuto farlo fuori subito risparmiando seimila reales. Ma l'anziano cafuzo si fidava, evidentemente. Aveva guardato Santoro negli occhi. E doveva aver capito che , in qualche modo,  era un uomo giusto. Spiego' a Santoro che le due pistole , da quella a canna piu' lunga a quella a canna corta, erano  due Taurus : Taurus PT92 , la prima  e Taurus Millenium la seconda. Di fabbricazione brasiliana e su design italiano della Beretta. 
-Bingo, disse Santoro, forse noi italiani non saremo un praeclaro esempio di indomiti combattenti, ma sappiamo fare le migliori armi al mondo. L'uomo sorrise.
-Espero que voce faca um bom uso, disse Tio Fernando. Dopo che Santoro ebbe sistemato le armi nello zaino, l'uomo gli dette una certa scorta di proiettili. Omaggio, disse.
Santoro ringrazio'. L'incontro era  finito. Nessuno piu' diceva niente. Finche' Tio Fernando non tiro' fuori dei bicchierini di vetro e li riempi con velocita' e perizia di cachaca. 
I tre bevvero con calma. Doveva essere una cachaca fatta in casa , perche' a Santoro sembro' buonissima. La sua colite la gradi molto dal momento che non si fece viva. Poi l'uomo accese la radio e dall'apparecchio venne fuori una litania sertaneja, musica del deserto, una specie di forro' in salsa country. L'uomo resto' li a osservarli, mentre Michel prendeva Santoro per mano e lo accompagnava, senza voltarsi, verso la porta. Quando furono fuori, sempre senza voltarsi richiusero la porta. Si allontanarono velocemente. Ecco, penso' Santoro, ora si gioca ad armi pari. Quei bastardi se la dovranno vedere con me. Hanno fatto i conti con il pugliese sbagliato. Non amava particolarmente le armi, ma quei luoghi gli davano l'idea che senza una pistola al seguito sarebbe stato come attraversare una tribu' di bonobo senza le mutande di ghisa. Sorrise lievemente a questo paragone e si allontano' ulteriormente in compagnia del fratello di Vanessa.

venerdì 11 marzo 2016

Brasil, capitolo 26

Porca puttana, penso' Santoro. Affermazione, mica definizione! Non ci giurerei, ma quella figura seduta nella semioscurita' li al tavolo deve essere la curandeira. Ma per il momento non mi muovo. Michel era fuori, probabilmente sdraiato nel buggy. O piegato a pregare da qualche parte. Santoro si alzo' dall'amaca lentamente. E , sempre lentamente si avvicino' al tavolo. La tensione era al massimo. Ma lui si sedette con una certa calma. Ecco, adesso era di fronte a lei. La curandeira. Non disse niente. La donna che sembrava avere un'eta' indefinibile, viso indio, capelli lunghi ancora neri, mulatta, occhi luccicanti e dotati di una fissita' a dir poco inquietante, se ne stava li di fronte a lui senza muovere un muscolo facciale. Ne' di altra natura. 
-Mi piacerebbe sapere una cosa...ehm...sono sicuro che capisci la mia lingua, disse Santoro a bassa voce, dov'e' Vanessa?
- Tambem gostaria de saber, disse con voce citofonale la curandeira. Non lo sapeva, in pratica. Oppure fingeva di non saperlo.
-Ma voi curandeiras non sapete sempre tutto?
-Sol aquele que Deus deixa saber. Solo cio' che Dio ci lascia sapere, disse.
-Senti un po', befana, sara' meglio per te se la finisci con questi giochetti, disse Santoro, hai capito?,urlo' quasi.
-Non serve gridare. Non ti serve per sapere dove e' Vanessa.
-Ecco, appunto, ora dimmelo. Anche se e' morta voglio sapere come e' morta e dove.
-Nessuno muore mai veramente
-Puttanate, disse Santoro.
-Dentro il tuo cuore lo sai che non fa differenzia, disse improvvisamente la curandeira.
-In che senso?
-Anche se e' viva tu hai seppellito lei.
-Spiegati o potrei perdere la pazienza.
-Como hai fatto con Luciano Orelhas Furadas?
-Quello se l'e' cercata. Ha incontrato il pugliese sbagliato.
-Giusto!Disse la curandeira.
La partita a scacchi sembrava appena all'inizio. E Santoro spero' che Michel restasse li dove credeva che fosse. Perche' se fosse entrato e avesse visto quella scena gli sarebbe potuto venire un colpo. E due morti nella stessa famiglia in giovane eta' sarebbero stati decisamente troppi.
-Voce tem uma spiritualidade forte, poteva essere uno stregone, sabe?Disse la curandeira, mezzo in portoghese e mezzo in italiano.
-Come ti chiami, le fece inaspettatamente Santoro.
-Dona Jaqueline, disse la curandeira.
-Bom, Dona Jaqueline, rispondi alla mia domanda iniziale, dov'e' Vanessa?
-Facciamo esperimento, disse Dona Jaqueline, tu ora chiude occhi , se relaxa e lascia viaggiare i pensieri come nuvole...dopo un po' lei ti viene a cercare.
Santoro odiava queste cose. E la guardo' in cagnesco.
-Prova, io penso che in tua altra vita tu era un bruxo, uno stregone.
-Io invece credo che se tu non mi dici dov'e' Vanessa la tua vita precedente diventera' questa.
-Prova!Cosa ha da perdere!
Santoro sbuffo'. Cosa aveva da perdere? Infatti, Dona Jaqueline aveva ragione.
Chiuse gli occhi e fece come le aveva spiegato la curandeira.
I pensieri erano nuvole, poi scappamenti d'auto, infine vide delle targhe d'auto e si disse sicuro che le avrebbe ricordate a vita. Vide dentro una di quelle macchine. Era una macchina americane di quelle enormi , una Ford, di quelle che aveva visto in giro per Fortaleza. Dentro c'era Vanessa. Sul sedile posteriore. Sembrava serena, sorridente. A fianco a lei c'era Cezar Sampajo che rideva e fumava una sigaretta. Le teneva un braccio dietro il collo. E glielo massaggiava. Sembravano, come dire, complici. Poi la scena cambio' e vide Vanessa a letto con Cezar Sampajo. Poi piu' niente. Il buio. Il suo cervello si era fermato. Apri gli occhi. La curandeira non c'era piu'. Svanita. La casa era tornata deserta. Il silenzio privo di grilli o affini  si era come interrotto . I grilli la' fuori erano tornati. Si catapulto' fuori e vide che dentro al buggy  di Sampajo e Ze Qualcosa, non si ricordava piu' il nome, Michel non c'era piu'. Forse non c'era mai stato. Non se la senti di chiamarlo a voce alta e fece un giro nei dintorni. Ma niente. Nemmeno l'ombra.
Porca puttana, penso', che situazione ! Torno' in casa e di nuovo la trovo' deserta.
C'era di che impazzire. Aveva ancora con se' lo zainetto ed il coltello con cui aveva fatto fuori "Orelhas Furadas". Si avvio' nel deserto, verso il buggy con cui era venuto. Con il coltello in mano e lo zaino in spalla.
Eccomi qui. Ma chi cavolo voleva essere, Rambo? I film non c'entravano nulla. Era una faccenda di sopravvivenza. E se si fosse presentato un fantasma lui lo avrebbe comunque fatto a fette. Tanto se si vedeva non era un fantasma. Aveva incontrato il pugliese sbagliato. Penso' che si era messo a parlare come nei polizieschi americani. Ma lui ora era in Brasile. Lontano anni luce da Milano. La sua citta' d'elezione. E dalla sua Puglia, dove aveva le sue radici. Mentre si avviava perso nel deserto senti una voce che lo chiamava. Per cognome. Sembrava la voce di Michel. Era un centinaio di metri dietro di lui. 
Torno' indietro, nel deserto. No, non poteva essere che Vanessa, la sua Vanessa, la donna che era stata con  lui e di cui era innamorato, si fosse "sparata" un flirt con Cezar Sampajo. Era un losco inganno della curandeira. Ma non ci sarebbe cascato piu'. Se gli fosse apparsa avrebbe usato il coltello. Si stava trasformando in un animale. Doveva succedere cosi quando si finiva per essere braccati. Si diventava puro istinto primordiale. Anche se la tentazione di lasciar perdere tutto e arrendersi agli eventi era forte. Ma una vocina gli diceva di andare avanti. Che doveva lottare contro gli eventi. 
Cammino' nel buio fino a che vide una sagoma. Era Michel. Si avvicino' ancora. Cavolo era proprio lui. Non uno zombie di un film di Romero. Che data la situazione ce lo si sarebbe potuto aspettare.
-Santoro, dove eri, disse Michel tutto trafelato.
-Stavo facendo due chiacchiere con Dona Jaqueline, disse Santoro
-Chi?
-La curandeira...e poi mi chiamo Gabriele. Santoro e' il cognome.
-Chi?
-Oh, ma sei scemo?Stavo parlando con la curandeira. Mi ha fatto sognare che Vanessa era andata a letto con Cezar Sampajo. Poi e' scomparsa.
-Tu sei tutto loco. Vanessa non  conoscere Cezar Sampajo.
-Lo immagino, ma quella bastarda me lo ha fatto pensare...a proposito tu ti sei accorto di niente?
-Solo che prima c'era rumore, dopo silenzio, poi di nuovo rumore. Come andato via volume di tv.
-Senti, torniamo verso il buggy, mi sono stancato di stare qui , di notte, in un deserto nel nord est del Brasile.
-Concordo.
-Li becchiamo a Quixada', quei fottuti bastardi. La situazione si sta facendo decisamente pesante. Non ho piu' attacchi di colite,  ed e' strano...meglio, tanto non c'e' camomilla in giro, nemmeno un bar, niente musica, niente da leggere. Deserto in tutti i sensi. E magia. E io odio la magia. E' la scorreggia della spiritualita'. Via, leviamo le tende.
-Si, torniamo, disse Michel.
Si avviarono nel deserto, sperando di ritrovare il buggy. Poco dopo, inquadrato da una torcia che Santoro aveva nel suo , quello si magico, zainetto, videro il buggy. Ci saltarono su. Lo misero in moto. Accesero i fari. E affrontarono il deserto di notte. Faceva freddo. Si coprirono alla men peggio e seguirono i solchi delle gomme. I loro stessi solchi. Che erano ancora ben visibili in mezzo a tutte quelle cose invisibili o irreali, che forse non erano mai accadute . O forse si. Anche se a Santoro il tarlo del tradimento di Vanessa, ormai, gli era entrato in testa.

venerdì 4 marzo 2016

Brasil, capitolo 25

Fecero una cinquantina di chilometri, nel deserto infuocato del primo pomeriggio, badando a tenersi a debita distanza . Ma dopo un po' dovettero uscire dallo spettro visivo dei due boss per evitare di essere scoperti. Avrebbero seguito le tracce, facili da seguire, in quella zona in cui nessuno sembrava essere passato da mesi. Fino al tramonto. Non si capiva quanto carburante ci fosse e presi come erano dall'inseguimento non ci pensarono. Ma il buggy sembrava avere un serbatoio inesauribile. Inoltre sul retro, nel sia pur stretto vano portabagagli, avevano un bidone di carburante di scorta pronto per eventuali emergenze.
Seguirono le tracce come nel vecchio West dei film western . O come nei fumetti di Tex Willer, fino al tramonto. E a giudicare dallo stato delle tracce non dovevano essere molto lontani da loro. Infatti ad un certo punto, li scorsero mentre sparivano dietro ad una duna. Avevano rallentato. Santoro avverti che c'erano sviluppi in arrivo. Ora pero' il sole stava calando e dovevano accelerare per non perdere il contatto. Dovevano rischiare. 
Dieci minuti dopo , spuntando dietro una grande duna, videro al centro di una spianata sabbiosa con qualche cactus gigantesco intorno, una dimora non troppo sontuosa. E vicino a quella costruzione visibile all'improvviso come un'apparizione nel deserto nordestino, il buggy turchese di Cezar Sampajo e di Ze Roberto,i boss, parcheggiato e solitario. Dalla casa evidentemente dotata di caminetto, usciva del fumo. Santoro disse a Michel di fermarsi. Avrebbero nascosto il buggy dietro ad un cespuglio , vicino ad una duna. Non c'era molto altro in giro, avrebbero rischiato. E cosi fecero. Poi si idratarono con foga, al fine di ritemprarsi dal viaggio e dalla tensione. 
-Sono indeciso se andare subito , o quando fa buio.
-Meglio de noite, disse Michel.
Santoro convenne, anche perche' appariva improbabile che Vanessa fosse ancora viva. Loro erano li per sapere che fine avesse fatto, rassegnati al peggio, si capiva, e per catturare Cezar Sampaio e Ze Roberto. Con che armi non era dato di sapere. Con che metodo nemmeno. Ma Santoro stava rimuginando qualcosa. Il suo cervello funzionava a mille. Si appostarono sulla duna, distesi, cercando di  appiattirsi al suolo quanto piu' possibile. Dopodiche' Santoro tiro' fuori dallo zaino il suo binocolo. E inizio' ad osservare. Intorno alla casa non c'era nessuno. Nemmeno un cane. Letteralmente. La qual cosa risulto' al maresciallo alquanto sospetta. Come faceva quella vecchia pazza di curandeira a vivere in pieno deserto , al centro di una spianata , senza nemmeno l'ausilio di un cane da guardia?
La sera arrivo' e Santoro tiro' il piano per l'attacco. Si sarebbero avvicinati lentamente. Poi una volta nei pressi della casa avrebbero dato un'occhiata dentro. Infine , avrebbero improvvisato. Ma Santoro disse a Michel di non fare niente a meno che non glielo dicesse lui. Gli chiese di ripetere il concetto, per essere sicuro che avesse capito.
-Non fare un cazzo, disse Michel.
-A meno che?
-A meno che tu dire.
-Bravo , figliolo!Disse Santoro.
A 50 metri dalla dimora si acquattarono e proseguirono al passo del leopardo. Lentamente. Michel non voleva farlo. Ma non c'era da discutere. Santoro immagino' che ci dovessero essere dei motivi legati alla presenza di animali o trappole. Cosi anche lui si alzo' e prosegui a camminare piegato, offrendo allo sfondo nel buio meno sagoma possibile. 
In breve furono lungo uno dei muri perimetrali della casa . Tesero le orecchie per vedere se dentro si sentissero voci o altro. Ma il silenzio era assoluto. Santoro fece segno che avrebbe sbirciato da una finestra. Michel gli fece segno che aveva capito.
Si avvicino' a quella che sembrava una finestra. Dentro sembrava ci fosse della luce. Dette la famigerata occhiata. Ma non vide niente. E non senti niente. Magari stavano dormendo, penso' Santoro. Impossibile, penso' un minuto dopo. Se fosse entrato lo avrebbero fatto fuori tempo zero e addio sogni di vendetta . E addio anche verita'. E la verita' era forse piu' importante della vendetta. Santoro voleva sapere. Doveva sapere!
Resto qualche decina di minuti a tergiversare. Michel lo guardava interrogativo.
Strano, penso'. Niente voci. Niente rumori. Il fumo che aveva visto uscire dalla casa nel pomeriggio ormai passato non c'era piu'. Era una situazione di stallo. Stallo messicano, avrebbe detto Quentin Tarantino. Stallo brasiliano, penso' Santoro. Doveva essere un altro tipo di stallo in cui le pistole ce le avevano solo alcuni e gli altri dovevano solo decidersi quando farsi ammazzare.
Senza dire niente a Michel, Santoro si mise in piedi. Si diresse con apparente calma verso l'ingresso. E busso'.
 Michel ebbe un attacco di colite anche se non ne soffriva. Questo gringo e' loco, penso', pazzo.
Nessuno rispose dall'interno dell'abitazione. Il silenzio era assoluto. E non c'erano nemmeno rumori di animali notturni. Sembravano proiettati in un altra dimensione, amniotica e silente.
Santoro tiro' la maniglia della porta e Michel si copri le orecchie in attesa degli spari.
 Passo' un minuto.
 Passarono due minuti.
 Passarono cinque minuti.
Niente, nessun segno di vita. 
Michel si tolse le mani dalle orecchie , ma  non si decideva a muoversi.
Poi senti la voce di Santoro.
-Ragazzo, entra pure, non c'e' un cazzo di nessuno qua dentro. E mi venga un colpo apoplettico se ho capito dove sono andati a finire gli abitanti di questa casa del deserto!
Michel un po' titubante, entro' in casa. Santoro aveva acceso un lume a petrolio. Evidentemente non c'era elettricita'. Magari alla curandeira non serviva. La prendeva dai fulmini, penso'.
-Sei sicuro loro non nascosti?
-Ho rovistato dappertutto e a meno che non siano sepolti  sotto il pavimento, cosa che ritengo improbabile, in questa casa non c'e' nessuno.
-Cosa significa, chiese Michel.
-Dalle mie parti in Italia si dice , siamo stati fottuti. Probabilmente i piccioncini ci avevano visti. E ci hanno seminati attirandoci qui.
-Ma noi non avere armi. E loro non avere paura.
-Oppure si sono fatti sparire con un incantesimo, cosa vuoi che ti dica. Non ho visto nessuno allontanarsi dalla casa. E' al centro di una spianata e fino a quando non e' diventato buio nessuno e' uscito da questo posto. E secondo me neanche dopo.
A Michel cominciarono a venire i brividi. Santoro avvertiva il rumore dei suo denti che battevano. E c'era anche il fatto che la sera nel deserto non e' che fosse cosi "quente", vale a dire ,calda.
-Adesso che facciamo? Chiese Michel.
-Tanto vale dormire qui, disse Santoro.
-Sei tutto loco, gringo, io non dormire nella casa di una curandeira.
-Perche', che possono farci. Al massimo ci ammazzano. Credimi, se avessero voluto, lo avrebbero gia' fatto. Non c'e' nessuno in questa casa. E io sono stanco. Di la' ho visto un paio di redes. Io direi di sdraiarci.
-Io no, disse Michel, io dormire fuori nel buggy.
-Non essere cretino, fuori fa freddo. Dai retta a me, dormiamo su un paio di queste redes.
-Ma qui abitare qualcuno che puo' tornare.
-Si, e' vero, ho visto che e' tutto in ordine, non manca niente. A parte l'elettricita'  e di conseguenza la Tv. Ma quest'ultimo aspetto a me personalmente non risulta sgradito, disse Santoro.
-Io andare dormire in buggy,
-Beh, non sono tuo padre, fai come ti pare, disse Santoro. E ando' a sdraiarsi su una di quelle amache. Sembrava pulita e , ad occhio e croce non ci aveva dormito nessuno di recente. 
All'improvviso l'atmosfera intorno si fece ovattata , in un momento, in una frazione di secondo. E il fruscio del vento e qualche strillo di animale notturno che avevano cominciato ad avvertire,si tacquero. Successe come se fossero stati al cinema  e fosse andato via il volume e fosse poi tornato all'improvviso. 
Santoro continuo' a starsene sdraiato. E noto' che al tavolo al centro della sala, ora c'era qualcuno seduto. Se ne stava immobile ed era come se lo osservasse. Normalmente a quel punto Santoro sarebbe dovuto catapultarsi giu' dall'amaca e mettersi in guardia. Ma ebbe l'impressione che non gli sarebbe servito a molto. Forse era meglio fare come certi animali. Starsene immobile per non farsi notare. O per non mostrare di avere paura.