venerdì 26 febbraio 2016

Brasil, capitolo 24

Cezar Sampajo e Ze Roberto salirono a bordo del loro buggy, mentre gli altri buggy rombavano in lontananza e , a loro volta, si misero a solcare la sabbia del deserto. Un paio di capovaccai si erano levati in volo disturbati dal rumore e alcuni urubu sorvolavano la situazione dall'alto, in attesa di possibili carogne. A parte quelle ancora vive e in movimento, penso' Santoro. 
Dopo un dieci minuti, con una certa circospezione, Santoro e Michel uscirono all'aria aperta. Michel si preoccupo' del fatto che avessero lasciato il loro buggy non lontano da li. Ma Santoro non dette peso alla cosa. Lo avevano nascosto bene, nella macchia. E quei tizi avevano l'aria di sentirsi piu' sicuri che in un bunker nucleare. Si muovevano con una tranquillita' che neanche una bomba atomica sembrava poterli disturbare.
Porca puttana, penso' Santoro, bisogna raggiungere il buggy. Cezar Sampajo andra' sicuramente dalla curandeira a cui aveva venduto Vanessa. A cercare qualche prova della sua scomparsa. E lui non poteva farsi sfuggire quell'occasione. 
-Muoviamoci, andiamo a recuperare il buggy, dobbiamo seguirli, disse a Michel.
Ma Michel non si muoveva.
-Lasciami qui...tanto loro mi trovano e mi matano comunque.
-Nessuno ti mata, finche' ci sono io.
-Voce e' loco, pazzo....
-Puo' darsi, ragazzo, puo' darsi che lo sia. Ma devi scegliere fra il restare in vita vivendo come un topo in attesa della morte o rischiare persino di sopravvivere affrontando quei bastardi.
Michel sembrava riflettere, davanti a quelle parole. Poi, piano piano, sembro' convincersi. Si mosse.
-Cosi mi piace...porca puttana, era tua sorella in fondo...
-Io lo faccio per lei. Lei morta per culpa mia...
-Non e' morta per colpa tua. I responsabili se ne sono appena andati e se li lasciamo prendere ulteriore vantaggio se la sfangheranno per sempre.
-Ok, disse Michel.
Cominciarono a correre per raggiungere il buggy.
Santoro sotto quel sole terrificante, sudava copiosamente , ma non si era sentito cosi vivo da tempo immemore. Non gli sembrava vero che adesso lui stava correndo. Lui che al massimo camminava, seppur molto e a passo svelto. Era un abito psicologico, il suo. Lui era il cacciatore e doveva camminare. A correre dovevano essere gli altri, quelli che lui doveva catturare. Tanto poi lui li avrebbe presi in curva, quando avessero rallentato. Pensava sempre in questi termini, con la sua filosofia particolare,il maresciallo pugliese.
Quando arrivarono vicino a dove avevano lasciato il buggy, videro che era ancora ben nascosto. Dietro una pianta che Santoro continuava a pensare  di non aver mai  visto fino ad allora. E non vi erano tracce di curiosi intorno. Salirono  a bordo, misero in moto e si diressero verso Quixada'. Era in quella direzione che portavano i segni dei solchi delle ruote dei buggy di Sampajo e company.
Michel guidava ad una velocita' supersonica e Santoro non sembrava avere il minimo timore. Inoltre la sua colite sembrava in letargo. Forse l'alimentazione genuina, l'agua de coco, la prospettiva psicologica di non avere molto da perdere o l'insieme di tutti questi aspetti. Stava di fatto che di attacchi di colite non ne aveva avuti piu' di tanto.
Una volta nei pressi di Quixada', verso le prima case, Santoro consiglio' a Michel di indossare cappello e occhiali da sole. Per essere meno riconoscibili. Nel tripudio di turisti scarrozzati da autisti di buggy diretti nel deserto sarebbero passati non certamente al setaccio. 
Michel  si fermo' un secondo. Scese dal buggy sotto gli occhi esterrefatti di Santoro. Esamino' alcune tracce di copertoni. Dopo una rapida disamina sentenzio' con una certa sicumera:" sono andati in questa direzione". 
Risali in macchina e seguirono quel tracciato. C'erano delle pozzanghere, di quando in quando, forse qualche autobotte aveva perso acqua, la qual cosa rendeva le tracce degli pneumatici dei buggy piu' nitide. Di modo che Michel riusciva a seguirle abbastanza bene. Come facesse a distinguerle dalle tracce dei pneumatici  dei tizi che inseguivano da quelle di altri centinaia di buggy, restava un enigma che Santoro non aveva intenzione di lasciare nell'almanacco dei misteri irrisolti. 
-Ma come fai a sapere che sono le loro tracce? Non tardo' infatti a chiedere a Michel.
-Il buggy di quei due ha pneus molto larghi. Non sono molti ad avere. E tracce sono fresche.
-Speriamo che tu abbia ragione, disse Santoro.
Michel lo osservo' con sguardo venefico.
Santoro non commento' oltre.
Le tracce ora si dirigevano verso la periferia. Verso un'altra zona di deserto.
Dopo un po' Santoro vide il buggy che stavano inseguendo.
Gli venne da fare i complimenti a Michel. Ma poi penso' assurdamente a quella scena di un film di Tarantino, Pulp Fiction, in cui Mister Wolf dopo aver tolto le castagne dal fuoco a due sgherri della mala gli recita uno dei suoi volgarissimi quanto icastici mantra:" beh, non e' ancora il momento di cominciare a  farci  i pompini a vicenda". E fini per non dirgli niente.
Ecco, ora stavano entrando nel deserto. Santoro avrebbe voluto dire a Michel di tenersi a debita distanza. Per evitare che i due tizi che seguivano, vale a dire Cezar Sampajo e Ze Roberto, mangiassero la foglia.
Ma Michel proprio in quel momento rallento'. Dette a Santoro uno sguardo duro, quasi di sfida. Forse Santoro stava assistendo ad una metamorfosi. Forse a Michel gli stavano ricrescendo i coglioni. E lo guardo' per la prima volta con una certa ammirazione. Michel distolse lo sguardo e riprese la guida. Ora stavano entrando in un tratto di deserto proibitivo persino per quei mezzi fuoristrada potenti e adatti ai terreni piu' impervi. Sicuramente i due boss erano diretti al rifugio della curandeira a cui Sampajo aveva venduto Vanessa. E Santoro comincio' ad avvertire quel classico pungiglione tra stomaco e pancia, prodromico di una classico attacco di colite. Porca puttana, devo resistere, penso'.  Penso' che gli mancava la camomilla, che gli mancava un bel pezzo di musica jazz, di stare disteso su una sdraio all'ombra, a mangiare pesce pargo, fagioli neri , riso bianco con spezie, e quella specie di insalata russa che fanno dappertutto in Brasile, servita fredda e un paio di caipinrinhas com mel [miele],  con molto ghiaccio ...e i baci di Vanessa. Ebbe un moto incredibile di nostalgia. Gli sembro' di ricordare il profumo del suo corpo massaggiato con olio di mandorle dolci, olio Seve, un olio profumato che usavano tutte le brasiliane, ma che spalmato su certe pelli ne esaltava ancor di piu' lucentezza e mordidezza. Si calmo'un poco. Aveva appena sperimentato un pizzico di saudade. Ora piu' o meno riusciva a capire cosa significasse quel sentimento struggente tristallegro che tutte le volte gli sembrava che rendesse il pianto come un riso al rovescio.

venerdì 19 febbraio 2016

Brasil, capitolo 23

Si acquattarono in un angolo fresco e buio e cercarono di dormire. La situazione ambientale era pero' alquanto macabra. Erano in una chiesa sconsacrata sperduta in un deserto nel buco del culo del mondo  nel nordest del Brasile. Chiunque sarebbe potuto entrare in quel luogo, dai cani selvatici di cui la zona era infestata, ad altri predatori di cui Santoro probabilmente non conosceva nemmeno l'esistenza. Che ne sapeva, serpenti, scorpioni. In tutti i deserti che si rispettavano c'erano gli scorpioni .
 La notte trascorse tranquilla. E insonne. Ogni tanto qualche rumore sinistro destava gli ospiti della chiesa-santuario dai loro torpori. Poi piu' niente, solo versi di animali notturni. Di cui il deserto sembrava pieno.
L'alba li colse con i visi sfatti e i corpi intorpiditi. Il sole entro' nella chiesa e comincio' ad illuminarne l'interno. Santoro rovisto' nel suo zaino e prese l'occorrente per una colazione. Pane, margarina e prosciutto. La colazione dei campioni, penso'. Voleva tirarsi un po' su e si faceva le battute da se'. Michel mangio' un panino abbastanza svogliatamente. Poi si mise disteso sul marmo. Cercava di riposare un po' . Era morto di sonno. Era morto e basta. Un morto che camminava, penso' Santoro. Quelli del cartello lo avrebbero massacrato, se lo avessero avuto fra  le mani, forse anche torturato. Per sapere se avesse confidato dei segreti dell'organizzazione a qualcuno. 
Verso l'ora di pranzo Santoro avverti dei rumori in lontananza. Come di mezzi meccanici in movimento. Usci con una certa circospezione dalla chiesa e si affaccio' sul muro di recinzione. Aveva portato con se un binocolo e lo adopero'. C'erano tre buggy in avvicinamento. Potevano anche essere turisti, ma quel luogo era decisamente nel deserto inoltrato e un po' fuori dai percorsi turistici classici. Osservava questi buggy che si avvicinavano. C'erano solo uomini, a bordo dei fuoristrada. Il che non prometteva niente di buono. E tutti portavano occhiali da sole vistosi. Santoro si preparava al peggio. Scese dal muro del santuario e avviso' Michel.
-Svelto, credo che ci siamo. Ci sono dei buggy che si avvicinano rapidamente. E secondo me vengono qui. Hai idea di dove ci possiamo nascondere?
-Credo dietro al vecchio organo , lassu', fece Michel indicando verso il soffitto della chiesa.
Santoro vide che sul soffitto c'era un affresco. San Michele schiacciava la testa di un serpente. Dopotutto, congetturo', era un buon presagio.
Salirono da una scaletta laterale e si sistemarono dietro al muretto del balconcino sul quale si affacciava un vecchio organo. I tasti dell'organo erano semidistrutti e parevano la dentiera in rifacimento di un vecchio. I tubi metallici dell'organo sgorgavano ruggine. Si acquattarono li e attesero. Passo' un ora e non si avverti alcun rumore. Poi improvvisamente ascoltarono un chiacchiericcio. Degli uomini parlavano fra loro e sghignazzavano. Il chiacchiericcio si avvicinava. Poi rumore di passi in chiesa. Santoro dette una sbirciata. Quattro uomini erano entrati in chiesa e parlavano ad alta voce fra loro in portoghese. Michel se ne stava rincantucciato e terrorizzato. Santoro lo invito' con un gesto a dare un'occhiata. Michel a malincuore si sporse lievemente. I suoi occhi erano impazziti di paura. Si abbasso' e acciambello' di nuovo, come un serpente che avesse scorto una mangusta.
-Che c'e', chiese Santoro a mezza voce.
-Sono loro...i capi dell'organizzazione...ci sono tutti credo. Solo uno non conosco.
-Chi di loro?, chiese Santoro.
-Quello nero e grosso...pieno muscoli...
Santoro dette un'altra occhiata. Osservo' con cura. L'uomo  a cui si riferiva Michel si era tolto cappello e occhiali da sole. Sedeva al centro del massiccio tavolo ligneo, li, al posto dell'altare della chiesa.
-E lo credo che non lo conosci, disse Santoro, quel filho da puta e' Cezar Sampajo.
-Chi essere Cezar Sampajo? , fece Michel.
-Un ufficiale della policia militar.
-Mil rajos, disse Michel, ora  noi essere fottuti.
-Non ancora, piccolo, non ancora, disse Santoro, vediamo come si mette. Intanto da qui si sente bene quello che dicono. L'edificio ha una buona eco, aggiunse.
Michel non disse niente. Se ne stava spiattellato per terra, pietrificato.
-Datti una calmata, gli fece Santoro. Tieniti pronto. Ti voglio reattivo.
-Tu crede poder enfrentare loro?
-Io non credo un cazzo...me la sto facendo sotto anch'io, cosa credi. Di sicuro quelli sono armati fino ai denti. Ad un paio gli ho visto sporgere calci di pistole dalle cinture dei pantaloni. Ma non sono un imbecille. Non cerchero' certo lo scontro fisico. Intanto sentiamo che dicono.
Cercando di non farsi notare troppo, Santoro si concentro' su quello che stavano dicendo.
Ora erano seduti tutti intorno al tavolaccio , quasi svaccati, sicuri che quel luogo fosse deserto. Ridevano e si sfottevano. Poi Cezar Sanpajo, l'ufficiale nero ben noto a Santoro, prese la parola.
Disse alcune frasi secche che non preannunciavano nulla di buono .
In pratica disse che il gringo venuto dall'Italia e il ragazzo che aveva tradito, dovevano essere individuati ed eliminati. Disse proprio cosi. Ovviamente a Santoro non  sfuggi che il gringo venuto dall'Italia era lui.
Cezar Sampajo disse che Lucio Orelhas Furadas doveva essere vendicato. Che la sua famiglia lo pretendeva. Minchia , penso' Santoro, pure qui come in Sicilia, tutto il mondo e' paese.
A quel punto uno dei quattro , un cabloco che aveva una cicatrice sulla guancia destra, comincio' a dare di matto . Urlava come un pazzo. Disse delle cose dure a Cezar Sampajo. Lo rimprovero' per non aver provveduto lui stesso a far fuori il gringo quando ne aveva avuta l'opportunita'.
Cezar Sampajo rispose che ancora non sapeva cosa fosse venuto a fare in Brasile, il gringo.
A vendicare la morte di Vanessa, disse il cabloco. Quella puttana del candomble'.
Bingo, penso' Santoro. Era come dicevo io. Ma nel mentre pensava questo si dava dei pizzicotti sulle cosce per non uscire da li e mettere le mani addosso al caboclo. Tutti lo chiamavano Iguassu'. Gli altri gli dicevano di stare calmo, che Cezar Sampajo non c'entrava.
Ma Iguassu' non ne voleva sapere di stare calmo. Continuava a inveire contro Cezar Sampajo. Disse che la morte di una sacerdotessa candomlecista portava male. Che la faccenda doveva essere risolta in un altro modo.
Cezar Sampajo disse che era stata risolta nel migliore dei modi. Nessuno sospettava che "Vanessa Puta " era stata eliminata. Risultava uccisa in un incidente di omnibus. E il suo corpo in realta' era un corpo dal viso sfigurato di una "ze ninguem"[nessuna che contasse] rimediata in qualche comunidade sperduta di Quixada'. Disse che Vanessa , invece, quella vera, l'aveva venduta ad una curandeira che viveva nel deserto, che l'avrebbe tenuta in vita per vendere poi successivamente i suoi organi. Ma che a quell'ora il suo fegato doveva sciogliere i grassi di qualche obeso figlio di nordamericano miliardario.
Ma Iguassu' disse che il lavoro non era stato completato. Perche' il fratello di "Vanessa Puta",Vanessa la Puttana, la chiamavano cosi tutti dispregiativamente, era ancora vivo. O meglio, era stato lasciato vivere.
Doveva essere sfruttato in una missione in cui sarebbe dovuto essere arrestato, disse Cezar Sampajo. E poi una volta dentro ci avrebbe pensato lui.
A quel punto un mulatto che era a fianco di Cezar Sampajo, disse che litigare non portava a niente. E che si risolvessero le cose. Del resto erano li riuniti a questo scopo. Michel disse a Santoro che si chiamava Ze Roberto. Era il moderato della situazione, a quanto pareva. Ma Santoro non stava piu' nella pelle. Il sangue gli ribolliva. Dunque Vanessa non era morta nell'incidente di omnibus. Eppure gli era sembrato di riconoscere il cadavere. Erano stati abili, quei figli di puttana. Si, in effetti, a ripensarci, era sfigurata. Dovevano aver fatto un lavoro con i fiocchi. Naturalmente gli venne in mente che potesse essere ancora viva. Ma non si faceva soverchie illusioni. Sarebbe stato troppo bello per essere vero. Ed era trascorso molto tempo, ormai. Di sicuro la curandeira aveva completato il lavoro. Tenendola in vita quel tanto che sarebbe bastato a vendere i suoi organi. A quel punto, pero', i soggetti in questione coinvolti, cominciavano ad essere decisamente troppi. E tutto perche' Vanessa voleva far uscire il fratello dal cartello della droga? Dove esserci dell'altro. Mentre pensava resto' ancora li in ascolto.
La conversazione non cessava di infiammarsi. Gli altri capi dissero la loro. Dovevano essere una specie  di responsabili di zona. Dissero che gli affari andavano male. Che la policia militar voleva piu' soldi. Che il nuovo governo aveva cambiato i vertici e che era pericoloso. Inizialmente pensavano fosse una questione di soldi. Ma i nuovi generali nominati direttamente da Lula avevano fama di essere incorruttibili. Meno male, penso' Santoro, almeno questo!Almeno qualcuno che tiene la barra dritta, in questa nave alla deriva. Poi parlo' un  bianco. Doveva essere di origine portoghese. Era smilzo, guance scavate, occhi verdi, biondiccio. Sguardo vitreo ed eloquio calmo ma fermo. Gli altri si rivolgevano a lui con l'appellativo di Cazuza. Santoro percepi che si trattava di un soprannome. Chi e' Cazuza, chiese a Michel. 
-Era un cantor...e' morto giovane...quell'uomo gli assomiglia...per questo dato  apelido di lui .
-Capito, disse Santoro. E continuo' ad ascoltare.
Cazuza disse che la bruxa aveva scatenato delle forze che stavano intervenendo nella loro impresa economica. Stavano andando a picco perche' la buxa, la strega cioe', in altre parole Vanessa, aveva fatto alcune macumbe che avevano messo in difficolta' l'organizzazione. Arresti inspiegabili e tre o quattro operazioni in cui il cartello aveva perso droga e denaro. 
Cezar Sampajo si fece una grassa risata. Voi credete a queste cose?Disse. Meritiamo di essere definiti un paese del terzo mondo, aggiunse. Ma gli altri sembravano dare ragione a Cazuza.
A quel punto Cezar Sampajo chiese che si esprimessero sul da farsi, perche' di quel passo avrebbe cominciato a sentirsi in una favoletta della nonna .
Bisognava sapere se la bruxa era morta. E bisognava uccidere anche i suoi organi. Altrimenti le cose non si sarebbero rimesse in sesto. Cezar Sampajo rideva. Anzi , li derideva. Ze Roberto anche sembrava stare dalla sua parte. Ma gli altri due , a quanto pareva, non meno influenti, avevano preso la decisione. 
A malincuore e quasi incredulo, Cezar Sampajo si prese la briga di indagare sulla fine di Vanessa. Ma non garantiva sul rintracciare i suoi organi  trapiantati. Disse che erano pazzi. Che era una ricerca impossibile. 
Alla fine si accordarono sul fatto che si sarebbero accontentati della prova che la bruxa era morta.
Si dettero la mano. Ze Roberto tiro' fuori solo dio sa da dove una bottiglia di cachaca con dei bicchieri. Bevvero per suggellare la faccenda. Si dettero appuntamento di li a un paio di settimane dopo. Poi uscirono quasi tutti. Restarono Cezar Sampajo e Ze Roberto. Erano loro i veri capi. Freddi, razionali.
Si sedettero e si fecero un discorsetto fra loro. Non prima di essersi accertati che gli altri avessero levato le tende.
Te lo dico io che cosa faremo, disse Cezar Sampajo, daremo a questi sertanejos de merda una prova fabbricata da me che la bruxa e' morta. E poi , piano piano e in modo intelligente, li faremo fuori uno ad uno, sostituendoli con gente piu' capace. Ze Roberto si disse d'accordo. Si sentiva piuttosto bene,  da dov'erano appostati Santoro e Michel. L'eco era forte e chiara. E quegli uomini erano sicuri di essere soli. Si muovevano con calma. Come se godessero di protezioni ad alti livelli. Santoro senti di essersi seduto su un vespaio. Per il momento aveva stordito le api con una scorreggia. Beh, si disse, era arrivato il momento di esagerare.

domenica 7 febbraio 2016

Brasil, capitolo 22

Affittarono un buggy. L'autista non voleva separarsi dal mezzo, voleva accompagnarli li, nel deserto. Santoro raddoppio' la cifra. L'autista, un uomo dal volto contadino e dalla complessione atletica, prese i soldi , piego' le banconote e con un gesto rapido se le infilo' in tasca.
-Guida tu, disse Santoro a Michel. 
Lui assenti col capo. 
Partirono , si insinuarono fra alcuni sterpi in una di quelle strade sterrate che dipartivano dal centro di Quixada. Per alcuni chilometri la strada era pianeggiante. Poi iniziarono le dune. Normalmente lo stato dello Ceara', aveva letto da qualche parte ,Santoro, su un cartello sul limine di una sterrata, proteggeva le dune che riteneva patrimonio naturalistico, ma gli autisti di buggy che campavano portando in giro i turisti su quelle colline di sabbia percorrendole in inclinazioni che sfidavano la gravita' per procurar loro forti emozioni, disattendevano il divieto di percorrerle. Santoro dentro di se' si disse che per quella volta doveva violarle anche lui. Causa di forza maggiore. Cosi di li a poco iniziarono le dune e Michel inizio' a sudare freddo. Si fermo' un momento.
-Che c'e', gli fece Santoro.
-Perigroso! Disse Michel.
-Credo che vivere come un coniglio in attesa dei cani da caccia sia piu' pericoloso, disse Santoro.
Michel mangio' la foglia e riprese ad andare.
Le pendenze erano incredibili e Michel le prese cercando di non andare troppo piano, per evitare che la gravita' diventasse improvvisa nemica del loro incedere gommato nel deserto.
Santoro penso' che avrebbe dovuto portarsi con se' una borraccia di camomilla, anziche' di semplice acqua. La sua colite stava cominciando a farsi sentire. E i borborigmi nel suo stomaco ne erano un chiaro segnale. Inequivocabile.
Fecero una ventina di chilometri, ad occhio e croce e ogni tanto fra le dune spuntavano dei cactus enormi come nei film western e avvoltoi neri , i classici urubu che si potevano veder volare in tutto il nordest del Brasile. Poi piu' niente, dune, strade pietrose, sole potente.
 Santoro e Michel indossavano dei cappelli alla texana che da quelle parti ricavavano da teli di camion montati su telaietti di fil di ferro. Sembravano una misura poco efficace, sotto quel sole, in realta' , facevano un ottimo lavoro. Se non altro teneva le loro teste all'ombra.
Poco dopo, sullo sfondo di una sterrata pianeggiante, si comincio' a scorgere la sagoma di un'ampia costruzione. Doveva essere quello il luogo.Il Santuario abbandonato. Santoro mise una mano sul braccio di Michel invitandolo a fermarsi.
-Lasciamo qui il buggy, proseguiamo a piedi.
Michel prese atto. Lasciarono il mezzo seminascosto dietro un cespuglio di una pianta che Santoro non aveva mai visto. Poco dopo le ombre di Santoro e del giovane si stagliavano sulla sterrata . A passo lento si diressero verso il santuario.
-Avviciniamoci lentamente, disse Santoro.
-Questo lo so anche io, disse Michel
Santoro gli diede un'occhiata brusca. Poi tranquillizzatosi continuo' a camminare.
-Vedi la', vicino a quei cactus? Fermiamoci un momento per fare il  punto della situazione, disse il maresciallo.
-Ok, disse Michel.
Giunti sotto quei cactus, Santoro si fermo'. C'erano alcuni massi ideali per sedersi. Santoro si sedette. Erano all'ombra di cactus enormi. Santoro li osservo'.
-Servono per fare saponi e creme per corpo, disse Michel improvvisamente.
-Pensavo non servissero a niente, ma come sempre, mi sbagliavo. La natura dona meraviglie anche la' dove non se ne percepisce un'immediata utilita, disse Santoro.
-Stammi a sentire, disse il maresciallo, non possiamo avvicinarci in pieno giorno, se ci fosse qualcuno li dentro ci scorgerebbero subito e farebbero a tiro a segno. Poi ci seppellirebbero e buonanotte al secchio, capito cosa intendo?
-Perfettamente, disse Michel. Santoro percepi nel tono una nota di ironia.
-Quindi aspetteremo la sera, disse.
-Sono molte ore, aqui, senza fare niente.
-Non mi sembra che per te sia un problema.
-Coisa?
-Non fare niente.
Michel se ne stette zitto senza replicare. Capi che non era aria. Ma dove sarebbero potuti andare , cosi, senza armi, a scovare i capi di un cartello della droga? E con la pretesa persino di interrogarli. Santoro doveva essere pazzo, considero' Michel. Ma a quel punto non aveva alternativa. Non sarebbe potuto rientrare nell'organizzazione ed era ricercato per essere eliminato. Non aveva niente da perdere. Ma a Santoro, penso', chi glielo faceva fare. In fondo Vanessa chi era per lui? Una donna conosciuta per un tempo breve. 
Santoro osservo' Michel . Era come se ne stesse percependo i pensieri. Poi tiro' fuori il coltello che aveva usato per difendersi dal mulatto. E lo osservo'. Sembrava impazzito.
-Di un po', disse a quel punto rivolto al ragazzo, chi era il tizio che ho fatto fuori?
-Era Lucio "Orelhas Furadas". Lucio Orecchie Bucate. 
-E chi era?
-Era um killer do cartelo.
-Insomma ho avuto culo.
-Credo di si, disse Michel, temendo di offendere Santoro.
Santoro non disse niente. Cercava di ripararsi meglio che poteva all'ombra di quei cactus giganteschi.

Arrivo' la sera e i due erano fiaccati dall'attesa. Nel frattempo non avevano notato movimenti intorno al santuario. E cio' faceva ben sperare sul fatto che non ci fosse nessuno. Cosi avrebbero potuto entrare e aspettarli li. Per quanto tempo non si sapeva. E di cosa si sarebbero nutriti nell'attesa nemmeno si sapeva. Ma era tipico di Santoro, improvvisare. Era una tattica che lui amava usare nelle indagini. L'indagine razionale che prevedeva l'uso di protocolli era troppo prevedibile per delinquenti di ogni risma. Improvvisare gettava nello sconcerto . E il contropiede era l'arma migliore. Non se lo sarebbero aspettato, quelli, che dopo la morte di Lucio Orelhas Furadas, sarebbero stati incalzati e attaccati per primi. E senza "la guardia nazionale" di rinforzo ai due mattoidi li sotto i cactus.
Si avvicinarono al santuario. C'era una luna semipiena e l'ululato di qualche cane in lontananza. Ce n'era di che sollecitare la colite di Santoro. Ma incredibilmente lui sembrava freddo, compreso in quello che stava facendo. E in quanto al dare un'occhiata in giro per procurarsi un bagno. Beh, ne aveva a disposizione quanti ne voleva. Aveva un deserto intero per sedersi e fare le sue faccende in santa pace.
Fecero 500 metri e furono a ridosso del santuario. Intorno alla pianta dell'enorme costruzione, c'era silenzio.
Si avvicinarono con circospezione. L'enorme ligneo  portone d'ingresso era serrato. Fecero un pezzo portandosi sul lato. Il muro in un punto era semidiruto. Era di li che sarebbero entrati. Il primo fu Santoro, che si arrampico'. Poco dopo, con un salto, si ritrovo' dall'altra parte. Un po' alla cieca, ammise a se stesso.
Poi fu la volta di Michel. 
Buio.
Silenzio.
Sotto il lucore lunare, cominciarono a visitare il posto. All'interno della cinta muraria, c'era un altro corpo che doveva costituire il vero e proprio edificio, con la chiesa annessa. Michel nella lunga sosta sotto i cactus aveva raccontato a Santoro che il santuario era stato abbandonato a causa dell'inurbamento della  popolazione del deserto e , se in un primo tempo, era stato adibito a biblioteca, in seguito tutti i libri e i materiali di proprieta' ecclesiastica, erano stati trasferiti a Quixada'.
Arrivarono davanti alla Chiesa. Santoro spinse il portale. E, incredibilmente, la chiesa era aperta. Entrarono. Una flebile luce lunare entrando da una finestra conferiva a tutto l'ambiente una luce spettrale. C'era di che cacarsi addosso, penso' Santoro. 
-Sei sicuro che sia questo il posto dove si riuniscono? chiese a mezza voce Santoro.
-Si, sicuro. Ma agora non ci sono.
-Sembra di si...dovremo passare qui la notte.
-Per quanto tempo staremo qui?
-Fino a quando quei bastardi non si faranno vivi.
-Ma puo' essere mesi.
-Di un po', tu che credi alle macumbe e compagnia bella, ci credi alle premonizioni?
-Cosa essere.
-Mio nonno era di Ostuni e sai cosa faceva per mestiere? Era un rabdomante. Usava una bacchetta che vibrava in determinati punti del terreno dove passavano corsi d'acqua . E poi si traforava per fare pozzi artesiani.
-Non capito molto.
-Beh, ti basti sapere che anche se sono un miscredente, razionale, santommaso naturale, credo di aver imparato a interpretare certe vibrazioni. L'ho ereditato da mio nonno. Mi sento rabdomantico a volte. E oltre a questo faccio andare il cervello. Ascoltami, e' morto uno dei loro killer giusto?
-Sim.
-Quindi come tutte le organizzazioni per prendere decisioni importanti, devono riunirsi, giusto?
-Sim.
-Ora tu sei sicuro che e' qui che si riuniscono, dico bene?
-Sim senhor.
-Ecco, ora vedrai che dieci a uno  domani quelli si fanno vivi. Garantito. Dobbiamo solo passare la notte qui e starcene buoni buoni. Del resto con il caldo che fa, qui dentro si sta ben freschi.
-Anche tropo, disse Michel. L'importante era che quel freschi non si mutasse in freddi. Come lo sono i cadaveri, penso'.
Santoro dette un'occhiata in giro. La chiesa sembrava in buone condizioni. Al posto dell'altare c'era un enorme tavolo di legno massiccio grezzo. Doveva essere il tavolo attorno al quale si riuniva quell'accolita di furfanti.
Il giorno dopo gli avrebbe dato un caldo benvenuto. Come avrebbe fatto a districarsi in quella situazione , armato appena di un coltello, solo Dio lo avrebbe saputo. O Padre Pio. Poi si guardo' intorno. In effetti era nel posto giusto. Avrebbe contato sull'effetto sorpresa. E su Padre Pio.

lunedì 1 febbraio 2016

Brasil, capitolo 21

Tornarono a casa. Michel si sdaio' direttamente su una rede[amaca] e anche Santoro. Marinette li aveva attesi sveglia. La trovarono davanti alla foto di Padre Marcelo con un rosario in mano seduta su una sedia di corda. Non disse una parola, ma in viso apparve rinfrancata. Poco dopo le luci si spensero e tentarono tutti di dormire.

Il giorno dopo era una bella giornata di sole, una specie di Milano al contrario. Forse era per quello che a Milano molti compravano Il Sole 24 ore. Era una specie di invocazione , penso' Santoro. Era evidente che era nervoso. 
Fecero colazione. Poi si rivolse a Michel e disse- beh, ora che facciamo?
-Nada, disse Michel
-Chi, la cantante?
-Chi?
-Lascia perdere, e' lunga da spiegare e a chiacchiere sto a zero, disse Santoro.
Usciamo, disse.
I due uscirono e fecero un giro a piedi per quelle strade. Andarono verso il centro, verso la Cattedrale. Il baretto che avevano frequentato appena giunti in quei luoghi era  gia' in piena attivita' birrosa.
Sedettero e presero una birra. Santoro per la verita' ripiego' su un cocco. L'agua de coco lo rinfranco', sembrava una sorta di Gatorade naturale, metteva energia.
Non dissero niente per un po'.
Poi Michel disse- ma Vanessa como era con te?
-In che senso?
-Como fai non credere che lei fatto macumba?
-Io sono una specie di miscredente. Si, come pugliese sono devoto di Padre Pio, ma e' piu' una cosa legata alla tradizione, una cosa tipo quando sto male lo invoco. Ma non credo che lui mi stia a sentire piu' di tanto. Per cui per tutte le sue attivita' legate alla sua religione la lasciavo fare ma non me ne interessavo piu' di tanto. Era un'accordo implicito, non so se riesci a capire.
-Intendo, disse Michel.
Michel dette un altro sorso alla sua birra. Beveva in un bicchiere di vetro piccolo, a piccoli sorsi, senza fretta. Il mondo sarebbe potuto finire, essere in pericolo imminente, ma per i brasiliani sembrava che non ci fosse fretta per niente. Per pagare e per morire c'era tempo. Pareva lo avessero inventato loro, questo detto da film western. 
A quel punto Santoro prese l'iniziativa. 
-Muoviamoci, disse.
-Dove andare.
-Muoviamoci, ribadi. Dentro di se' immagino' che i loro movimenti fossero osservati. Lo avvertiva nell'aria. E se la sera prima nell'oscurita' e concitazione della situazione, non lo avevano percepito chiaramente come "gringo", come straniero europeo ficcanaso, alla luce del giorno se ne stavano comunque facendo un'idea piu' precisa. Ed era proprio su questo che Santoro contava.
Mentre camminavano tra quelle strade perse sotto la calura intollerabile del sole ammazzasassi, Santoro disse- senti un po', dove dobbiamo andare, secondo te, per farci notare meglio?
-Vicino fermata degli omnibus, disse Michel, perche' pensano noi andare via, scappare.
-Buona deduzione, disse il maresciallo.
Quando furono nei pressi, la cattedrale apparve in tutta la sua fantasmatica e desertica imponenza architettonica portoghese, come una grande chiesa nel mezzo di pueblos messicani.
Stettero un po' fermi, riparandosi sotto dei manghi li in zona. Facce da ricercati passavano con mototaxi. E Santoro fiuto' che era gente della mala. Dopo un po', infatti, da una mototaxi scese un individuo, un mulatto con le orecchie traforate da orecchini, pareva uscito da una storia di Corto Maltese. Si diresse verso loro. E Santoro penso' che erano allo scoperto. Che lui era allo scoperto, in un paese straniero, disarmato. Era fottuto. L'uomo sulla quarantina, vestito con bermuda e canottiera si avvicino' con decisione.
-Quem e' voce, urlo' puntando il dito verso Santoro. 
Santoro non disse niente. Michel stava per dire qualcosa , ma Santoro lo silenzio' con eloquente gesto della mano. 
-Quem e' voce, ripete' a voce alta il tizio. 
E mo' che cazzo gli dico, penso' Santoro.
-Eu sou o marido de Vanessa, butto' li senza troppa convinzione. 
A quel  nome l'uomo ebbe un sussulto.  La sua espressione divenne terrorizzata.
-Voce e' um bruxo? chiese, credendo probabilmente che Santoro fosse un potente stregone.
-Pode ser, disse Santoro, lasciando intendere che non era da escludersi. L'uomo estrasse da dietro la schiena un coltello. Nel frattempo intorno a loro si stava creando un capannello. Evidentemente le abitudini cambiavano a seconda delle latitudini e anziche' sparire per la paura, la gente era portata a curiosare. O magari si usava cosi. Una esecuzione esemplare davanti a tutti. Testimoni che si sarebbero successivamente fatti mendaci. Da qualche parte arrivo' un coltello che si conficco' giusto davanti a Santoro. Qualcuno aveva voluto dargli una mano. Pareva un invito a battersi. Si, certo. Un calcio di rigore a porta vuota, penso' Santoro. Gli venne in mente, per gli scherzi della tensione, un passo delle Lettere dal carcere di Gramsci. Un carabiniere che aveva letto Gramsci? Ma che cavolo di carabiniere era?In una lettera Gramsci parlava dell'uso del coltello fra i detenuti al confino e delle varie scuole nell'uso del coltello nel meridione d'Italia. Sembrava che i migliori fossero i pugliesi. Dal momento che sembrava che non si potesse parlamentare molto, gli toccava battersi. Il mulatto sembrava volesse consentirgli di prendere il coltello prima di attaccare. Santoro attese. La folla intorno prese a incitarlo. Era strano, ma il mulatto non godeva delle simpatie degli astanti, i quali formarono intorno ai contendenti, un cerchio umano. 
Santoro prese il coltello, una lama non indifferente. I due uomini presero a studiarsi e a ruotare in circolo. Ma non era un circolo di bon ton, evidentemente, penso' Santoro. Considero', a quel punto, che era cosi che gli sarebbe piaciuto morire. Ridendo delle proprie battute interiori. Il mulatto sferro' il primo affondo e Santoro lo evito' miracolosamente. Era il momento di evocare Padre Pio, penso' Santoro. Il mulatto si stava facendo nervoso e impaziente. I suoi movimenti di studio piu' nervosi . Il secondo affondo sfioro' il braccio sinistro di Santoro, scalfendolo. Gli si apri una ferita superficiale che infiammo' la folla. Santoro era sulla difensiva e il mulatto comincio' a ridere di scherno. Al terzo attacco , il mulatto miro' al costato, Santoro lo evito' di poco e il coltello seguito dal braccio del suo assalitore, passo' fra il costato e il suo  braccio. A quel punto Santoro strinse il braccio sinistro al corpo, bloccando la mano del mulatto e con la mano destra sferro' un colpo, piu' forte che poteva, chiudendo gli occhi. Senti la propria lama conficcarsi nella carne e un grido lancinante di dolore. Quando apri gli occhi vide il mulatto con il suo pugnale conficcato nel petto. Barcollava cercando si sfilarselo. Cadde in ginocchio. La folla mormorava. Nessuno faceva niente. Se ne guardavano bene. Mentre tentava di sfilarsi la lama di Santoro, cadde riverso di faccia a terra. Nel cadere il coltello gli si conficco'  del tutto nel petto. Probabilmente all'altezza del cuore. Il mulatto resto' immobile. Scuola pugliese, penso' Santoro. Non credeva ai suoi occhi. Doveva essere stato Padre Pio. Ma contrariamente a cio' che avrebbe pensato qualsiasi individuo intriso di baldanza guerriera, lui comincio' ad avvertire dei conati di vomito. Quel che era accaduto aveva del soprannaturale. Non sapeva combattere corpo a corpo, a malapena sapeva sparare, era tutt'altro che un guerriero. Ma il culo del principiante lo aveva salvato. Un tizio della folla si avvicino' al mulatto. Gli mise una mano sul collo,a tastarne le vene. 
-Moreu, disse inequivocabilmente.
Subito sguardi di ammirazione furono rivolti a Santoro. Evidentemente il mulatto non godeva di una elevata popolarita', da quelle parti. Qualcuno prese il cadavere e lo fece sparire dietro qualcuna delle strade sterrate li nei pressi. Un paio di tizi dissero a Santoro di togliere le tende. Che di li a poco si sarebbe potuto scatenare l'inferno. Lo osservavano con ammirazione. Probabilmente si erano convinti che fosse una specie di stregone, di sciamano. Oppure avevano visto nel gesto del bloccare il braccio del duellante e nello sfarrargli il colpo mortale, un segno divino. Di sicuro gli sembrarono grati. Il mulatto doveva essere un delinquente vessatorio del luogo. Poco dopo la strada si fece deserte .
Michel che se ne era stato semiparalizzato li nei pressi si avvicino' a Santoro.
-Era un uomo dell'organizzazione, disse.
-Che organizzazione?
-Droga, disse Michel.
-Adesso non possiamo tornare indietro. Ci daranno caccia per ucciderci, aggiunse.
Santoro, ancora un po' sotto shock, recupero' improvvisamente lucidita'.
-Non dobbiamo dargli il tempo di metabolizzare, dobbiamo attaccarli ora. Devi dirmi dove possiamo trovarli. Voglio sapere la verita' su Vanessa. Devo interrogarli.
-Tu potere interrogare ad una tigre?, disse Michel.
-Capisco cosa vuoi dire, ma non ho alternative. Ora devi dirmi dove possiamo trovarli tutti.
-Tutti chi ?
-Quelli che tu pensi che hanno fatto uccidere Vanessa...porca puttana ci sara' un luogo dove si riuniscono, no?
-Un posto c'e', disse improvvisamente e inaspettatamente Michel.
-Bingo!, disse Santoro. Era un secolo che non lo diceva.
-E che aspettavi a dirmelo?, aggiunse.
Michel non disse niente. Ma Santoro era incazzato nero.
-Andiamoci ora! Dov'e' questo posto.
-Vecchio santuario in deserto...ci vuole buggy per arrivare.
-Ok, disse Santoro, non perdiamo tempo.
-Ma non so se ora sono li.
-Abbiamo solo un modo per scoprirlo.
-Quale?
Santoro getto' uno sguardo a Michel inequivocabile. E Michel capi che Santoro era determinato ad andare in fondo. E dovevano andare al Santuario.
-Prima pero' devo andare in un posto, disse Santoro.
-Dove?
-Al cesso.