venerdì 25 gennaio 2019

Lisboa 6

La notte era fredda in quello strano novembre a Lisbona. 

Di giorno invece, diradatasi la nebbia che copriva la città nelle 

prime ore del giorno, si stava bene.

A piedi, superata Praca Marques Pombal, in mezzo ai fari della 

automobili che sfrecciavano intorno alla rotonda, imboccò 

Avenida Liberdade, un ampio corso che , in discesa, portava 

verso il centro, verso l'Atlantico. Sui sampietrini istoriati 

geometricamente si mise a camminare a passo lento, attento. 

Carvalho era rientrato nella sua dimora da single, dopo che la 

moglie lo aveva messo alla porta. E Santoro solitario come 

spesso gli accadeva, camminava lasciando che i pensieri gli 

rotolassero in testa, snocciolati al ritmo dei suoi passi.

 Bruce Chatwin che era uno scrittore che adorava camminare, 

sarebbe stato fiero di lui. Mentre camminava in discesa incontrò 

un campionario antropologico non indifferente. Il Portogallo 

con le sue colonie si era portato a casa un retaggio di varietà di 

razze , colori della pelle, morfologie umane, che erano ora 

accomunate da un unico e del tutto non esotico aspetto: la 

conoscenza del portoghese. Il Portogallo era un paese dove si era 

vissuto tutto in eccesso: prima la predazione delle colonie con 

conseguenti massacri. Poi il pentimento, nato in Africa per 

merito di ufficiali del suo stesso esercito che si ribellarono ai 

massacri e alla guerra di bottino che il paese conduceva in 

Africa, negli anni settanta (guerra per tenersi le colonie), dopo 

che nei secoli passati aveva rapinato ori e ricchezze in Brasile. 

Gli ufficiali dell'esercito portoghese impegnati nella guerra 

coloniale, si era negli anni '70, riuscirono, ribellandosi al 

dittatore Salazar che li aveva mandati in guerra, a trasformare 

il paese da dittatura spietata in democrazia parlamentare. 

Famigerato il capitano Maya, eroe della rivolta di Libona che 

portò alla "rivoluzione dei garofani", durante la quale  questi 

ufficiali, colti e raffinati, instaurarono in Portogallo una 

democrazia socialista.  Mentre Santoro camminava in Avenida 

Liberdade pensava a tutte queste notizie frammentarie da lui 

raccolte negli anni passati a leggiucchiare nel tempo libero. E gli 

venne in mente che il capitano Maya alla fine, abdigò a dei 

colonnelli e generali, quando aveva in mano Lisbona e , in 

definitiva, l'intero paese. Ma tutti i colonialismi hanno il loro 

karma e il Portogallo ospitando e integrandosi con gente dei 

paesi che aveva colonizzato, era oggi un paese nuovo, diverso, 

multietnico. Persino una delle sue più importanti cantanti di 

Fado, il tipica forma di blues locale che Santoro apprezzava 

tantissimo, cantato disperatamente in tutte le bettole di Lisbona, 

tra un sorso di vino rosso, un baccalà o sardine fritte, la bella e 

filiforme Maritza, era di origine Angolana. E questa era stata la 

vendetta della genetica, dei sentimenti e della irreversibilità 

della mescolanza dei geni: inevitabile e opportuna nemesi di 

tutti i colonialismi e di tutti i razzismi.

Anche se però, alla fine, pensò Santoro, tutte queste persone di 

colore di origina africana, si disse, che lavori facevano, che vita 

conducevano? A giudicare dagli abbigliamenti, e dalle tante 

immagini che dopo  solo un paio di giorni  in quella città , 

caleidoscopicamente si ricomponevano in un puzzle speciale 

nella sua mente, Santoro intuiva  una verità terribile: immagini 

che mostravano gli originari delle ex colonie, occupare i ranghi 

più bassi della società: camerieri, pulitrici di vetrine, operai che 

componevano sampietrini sui viali ; e alla fine di tutto , in 

definitiva, tutte queste scene portavano a  dimostrare solo una 

cosa: il capitano Maya aveva riconsegnato il potere a chi 

avrebbe cambiato tutto per non cambiare nulla. Anche i 

portoghesi avevano avuto , quindi, il loro Garibaldi!

Ma che razza di Maresciallo era poi mai, Santoro, pensò fra sé e 

sé. E come aveva fatto a serbare dentro di sé tutti quegli anni 

questi nobili sentimenti di riscatto sociale e di sovversione delle 

storiche gerarchie umane ed esistenziali di ogni epoca? Forse 

per questo a lui la manovalanza della criminalità non aveva mai 

interessato più di tanto, sul piano criminale. Aveva capito che 

erano delle vittime di un sistema nel quale i colletti bianchi del 

crimine restavano con le fedine penali linde e immacolate e le 

anime lerce e fetide...Perché tanto poi se le sarebbero ripulite in 

Chiesa o studiando a Cambridge. Ecco qua, pensò. Sarò mica 

comunista? No, si disse. Non bisogna essere comunisti per 

pensare tutto questo. Basta solo e semplicemente essere delle 

persone decentemente oneste e con un profondo senso della 

giustizia.


La notte incombeva su Lisbona e Santoro lasciò questi suoi 

pensieri che il suo cervello aveva prodotto inevitabilmente, 

perché al pensier non si comanda, come avrebbe detto un Dante 

contemporaneo di periferia, in uno degli scantinati della sua 

mente. Lui doveva fare la sua parte in questo mondo, perché la 

giustizia continuasse ad avere una dignità. Quasi quasi stava 

finendo per lasciarsi convincere dalla retorica di quei pensieri.


Arrivato in zona Rossio, entrò in un Bar e ordinò una 

camomilla. Il barman , un bianco portoghese panciuto, lo 

guardò con una certa costernazione. Costernazione che lasciò 

posto al rasserenamento allorché  il maresciallo pugliese 

aggiunse che voleva un paio di Pastel de Nata, da inzupparci 

dentro. Il tipico dolce portoghese di pasta sfoglia e crema. I 

pasticciotti portoghesi, pensò, da bravo pugliese.

Seduto ad un tavolino all'ingresso di Rua Augusta, all'aperto, 

con una stufa a gas nei pressi, solo come un cane, gli venne fatto 

di pensare che non doveva essere poi così male vivere a Lisbona. 

Era un pò come vivere a Milano...Tolto il Duomo e il traffico ma 

con in più il mare.









venerdì 11 gennaio 2019

Lisboa 5

Scesero a piedi da Piazza Rui Camoes, pieno Baixa Chiado, 

quartiere della Lisbona storica.

-Non ti dispiace se facciamo due passi a piedi, vero?

-No di certo, è il modo migliore per visitare una città.

-Bravo Santoro, ne ero sicuro, disse Carvalho.

Scesero da una via stretta su marciapiedi istoriati di sampietrini 

portoghesi e presero per una strada grande, anch'essa di 

sampietrini decorati da motivi geometrici. Al centro di questa 

ampia avenida storica , Rua Augusto, c'erano una miriade di 

ristorantini. Ad un angolo una gitana completamente cieca, con 

occhi scomparsi letteralmente sotto la pelle della faccia ricucita, 

suonava un motivo triste con un flauto di quelli che a Santoro 

ricordò quelli dell'ora di musica alle medie.

Due uomini dalle facce patibolari stavano fermi sul lato della 

strada. Santoro capì che erano spacciatori e che non si erano 

avvicinati perché Carvalho portava la divisa.

-Quei due sono tra i gli spacciatori più imbroglioni di Lisbona, 

disse Carvalho. Se ti mostrano un sacchetto di marijuana, stai 

sicuro che è origano. E se lo fanno pagare caro. Poi spariscono. 

Così anche quando li perquisiscono non li puoi arrestare. Non 

puoi certo arrestare degli spacciatori di origano, soggiunse.

-Però, ingegnoso, disse Santoro.

-Ah, l'hashish ha la forma di supposte perché lo portano in 

Portogallo facendolo passare attraverso i metal detector 

infilandoseli su per...Insomma, Santoro, hai capito, no?

-Non li cogliete mai sul fatto?

-Li tolleriamo. Rispetto ad altri crimini più orrendi, disse. 

Quando li prendi si fanno un po' di galera poi escono e 

ricominciano a spacciare. Ho come l'impressione che non freghi 

a molti se fanno fesso qualche turista. Un lisboeta non ci 

cascherebbe mai. E rise.

Fatti un centinaio di metri, un uomo al centro di Rua Augusta, 

vestito appena di perizoma, nel freddo umido pungente e 

nebbioso di una mattinata che attendeva il sole del primo 

pomeriggio come una sorta di manna dal cielo, indossava un 

copricapo da pellerossa e percuoteva un tamburo.

Sorrise a Carvalho.

-Come stai, Oscar? Fece Carvalho all'uomo.

-Sempre in forma, rispose sorridendo.

Quell'uomo sembrava vivesse dell'elemosina dei turisti che 

facevano con lui qualche selfie, in cambio.

In lontananza videro un ampio arco in stile imperiale.

-E' l'arco trionfale di Augusto, in puro stile Pombaliano. E' 

imponente ed è la porta che dà su piazza del Commercio, quella 

spianata intorno che si affaccia sull'oceano, e dà l'accesso al 

centro pulsante della Lisbona storica, disse Carvalho.

Santoro ammirò il monumento ma non disse nulla.

-Sediamoci qui, disse Carvalho.

Si sedettero ad uno di quei tavolini di un ristorante all'aperto. 

Uno della ventina, circa, di tavolini coperti da ombrelloni e 

riscaldati da stufe da esterno a gas.

-Qui si mangia bene, disse Carvalho.

La donna che serviva ai tavoli era una trentacinquenne 

tipicamente portoghese, dai tratti mediterranei, mora, capelli 

lunghi ma un po' più in carne rispetto alle portoghesi tipiche, 

più magre e segaligne.  E dai tratti più decisi e intensi. Oddio, 

pure lei, i tratti decisi e intensi ce li aveva. E quelle atmosfere in 

più nei punti giusti a Santoro non davano affatto noia . Col 

passare degli anni, pensò, si diventa feticisti. La perfezione 

imbarazza. Specie nei corpi.

Marisa, questo il nome della donna, si fece una chiacchierata in 

portoghese con Carvalho, che evidentemente conosceva bene, 

come habitueè del luogo.

Santoro capì tutto quello che si dissero. Carvalho, 

malignamente, non fece trasparire, alla sua malcapitata amica, 

che Santoro conosceva il portoghese. Per cui le fece una 

domanda un po' fuori dalle righe. E lei rispose certa che Santoro 

non potesse intendere.

-Questo è un mio amico italiano. Voglio fargli assaggiare il vero 

bacalao lisboeta. Vedi cosa puoi fare. Ah, non è sposato.

-Interessante, disse lei squadrando Santoro dalla testa ai piedi, 

pur seduto.

Carvalho rise di gusto.

Anche per sè, Carvalho, ordinò un bacalao alla lisboeta.

-Ti ho messo in imbarazzo?

-No, perché? Almeno c'è qualcuna che pensa che non sia ancora 

pronto per la rottamazione, disse Santoro.

Carvalho rise amabilmente.

Una mezz'ora dopo, segno che lì si cucinava sul momento, la 

donna arrivò servendo i piatti di Bacalo alla Lisboeta. Baccalà 

desalinizzato, patate lesse, tre uova e cipolla in abbondanza. Una 

roba per palati forti.
Carvalho rise.

-E' inutile che ridi. Dalle mie parti c'è un peperoncino, lo 

"zefferrine", uno dei peperoncini più potenti del mondo. Beh, li 

mangio come caramelle!

Carvalho rise di gusto. Santoro continuava ad essergli simpatico.

Gustarono il bacalao mentre il sole faceva capolino su rua 

Augusta, giocando con l'ombra dell'arco e  la nebbia si 

diradava. E Santoro potè osservare un arcobaleno ammirando 

la  scena attraverso il vetro di una birra media Sagres. Chi se ne 

fregava della colite. Fino a quel momento per lui era una 

vacanza. Si stava rilassando. Lontano da omicidi, rapine, truffe 

in compagnia di un uomo che si stava rivelando un amico. 

Benché non si fossero mai visti prima di quell'occasione.

lunedì 7 gennaio 2019

Lisboa 4

Sceso in Baixa Chiado, dopo aver preso delle scale mobili che 

parevano infinite, si ritrovò nella piazzetta istoriata di pietre 

bianche e ingioiellata dai soliti ricami curvilinei gigliati, mentre 

"Pessoa" paralizzato in una statua bronzea in mezzo ai tavolini, 

era assediato dai turisti per le foto ricordo. Ora che ci pensava 

persino le tende del suo albergo recavano centinaia di minuscole 

facce geometriche del grande poeta portoghese. Il Portogallo ci 

teneva ai suoi poeti. A sua memoria non ricordava alcun albergo 

italiano che sulle tende avesse la faccia di qualche poeta o artista 

nazionale. Qualche Andy Warhol, Statue della libertà...e basta; 

l'Italia era culturalmente ancora una colonia americana. E con 

questo non gli sembrò di pensare nulla di nuovo.

Fece cinquanta metri a piedi mentre i tram sferragliavano in 

salita-cosa desueta, pensò, chissà come fanno a sfidare la 

gravità, così-e si infilò nel portone di un palazzo statale. In 

portineria un poliziotto portoghese rilevò le sue generalità e si 

compiacque che Santoro parlasse in portoghese. "Brasiliano", lo 

corresse Santoro. Era la stessa lingua ma il Continente Giallo-

Oro se l'era reinventata. Il poliziotto si irrigidì. Segno che i 

portoghesi erano colonialisti dentro. Tanto più erano fra i paria 

d'Europa tanto più si davano arie da Impero Coloniale 

decadente.

Fece un piano di scale a piedi. L'edificio a più piani era in stile 

portoghese pombaliano: passamano d'ottone, scale con gradini 

smussati. Arrivato al piano fu fatto accomodare da un altro 

poliziotto in divisa in una saletta. Nella saletta c'era una 

cattedra con microfoni e acque minerali e davanti una schiera di 

sedie in pelle in stile piuttosto contemporaneo che cozzavano un 

po' con lo stile arredativo dell'edificio.

Si sedette. Non conosceva nessuno. A fianco a lui c'era un 

poliziotto portoghese. Doveva essere anche lui stato convocato lì 

per il briefing formativo. Il poliziotto si presentò stringendogli la 

mano. Santoro gli parò in portoghese. Tiago Carvalho, questo il 

nome del poliziotto, lo guardò sorpreso e gli sorrise 

amabilmente. 

Scambiarono alcuni convenevoli.

-Dove ha imparato il portoghese? Gli chiese Carvalho.

-Ho avuto una compagna brasiliana, per qualche tempo, e lei?

Carvalho sorrise. Gli italiani si facevano sempre riconoscere, 

avevano sempre voglia di scherzare.

-Di che si tratta, sa qualcosa in più?  Gli chiese Santoro.

-Dammi del tu, dopotutto siamo colleghi.

-Perché sei dei Carabinieri?

-Sono della Guardia Nazionale Repubblicana, polizia militare 

con compiti di sicurezza pubblica, disse Carvalho.

Poi sorrise. Santoro gli risultò simpatico, a pelle. Non aggiunse 

niente. Segno, pensò Santoro che era un tipo sveglio, intelligente. 

E che aveva capito cosa avesse voluto dirgli Santoro.

-Il relatore è un pezzo grosso dell'Interpol. E' un inglese. E 

quello seduto a fianco, che sorseggia la minerale, è un francese. 

Ma non lo conosco.
-Sembra un meeting dell'Unione Europea. Unita a parole ma 

comandano sempre quelli che hanno vinto la guerra. Anche se i 

francesi non l'hanno vinta. Ma sanno far bene finta di averla 

vinta, disse Santoro.

Carvalho rise di gusto. Si lisciò i baffi con le dita e si accarezzò i 

capelli corti che non mostravano neanche un accenno di grigio.

L'incontro iniziò con le presentazioni di rito. Il francese si 

presentò napoleonicamente. L'inglese fu più sobrio, ma non 

mancò si sottolineare i suoi gradi. 

A Santoro questi preliminari di contenuto gerarchico gli davano 

la nausea. Il lavoro sporco lo facevano , da che mondo e mondo, 

sempre i sottoposti. I comandanti facevano carriera e le analisi 

per il colesterolo al termine di un percorso professionale ricco di 

tartine  al burro , salmone e champagne. Che carabiniere 

degenere, pensò fra sé. Ma non aveva colpa se le alte sfere spesso 

non mostravano l'attaccamento alla divisa dei migliori uomini 

dell'Arma. Ad eccezione di chi aveva fatto carriera come 

operativo. Quelli meritavano rispetto. Fino a quando non si 

dimenticavano delle albe diacce e delle cene saltate.

Il britannico, che doveva avere un grado equivalente a quello di 

maggiore, tale Thompson, cominciò la sua prolusione in inglese. 

Carvalho e gli altri, si supponeva che fossero in grado di seguire. 

Non era riuscito a capire la provenienza degli altri convenuti. 

Erano di altri paesi europei.

Thompson raccontò i successi ottenuti dalla polizie europee 

tramite stretti rapporti di collaborazione, che, si auspicò, 

dovessero essere potenziati. Poi venne al punto: i crimini 

informatici, diretti e indiretti. E spiegò questa distinzione: i 

crimini diretti erano quelli che iniziavano e terminavano 

servendosi della rete: più che altro truffe. Quelli indiretti erano 

quelli che tramite informazioni reperite in rete venivano 

conclusi fattivamente in situazioni reali. Attraverso azioni 

concrete, come attentati terroristici, rapine, rapimenti e altre 

robette del genere.

A quel punto, ad integrazione, intervenne il maggiore Bertrand. 

Bertrand parò in francese. La spocchia della grandeur si 

riverberava persino a questi livelli e fra le forze di polizia. I 

francesi proprio non ce la facevano a dire quattro parole in croce 

in inglese e a comunicare in quella lingua, come tutti. A Santoro 

gli si rimescolò il sangue in un sussulto di improvviso 

sovranismo. Carvalho colse quel fastidio nell'espressione di 

Santoro.

-I soliti francesi, disse. Si credono migliori degli altri. E pensare 

che due uomini , due arabi, hanno tenuto in scacco un paese per 

giorni.

-Ti riferisci all'episodio di Charlie Hebdò, vero?

-Bingo!

Santoro lo guardò esterrefatto.

-Come conosci questa parola?

-Non è così che dicono tutti gli investigatori nei film americani?

-L'hanno copiato da me, disse Santoro. Evidentemente l'orgoglio 

non è una prerogativa solo francese, aggiunse. E sorrise.

Carvalho ricambiò il sorriso.

Il maggiore Bertrand si dilungò mitterandianamente. Non la 

finiva più. Per esprimere un semplice concetto ci mise un quarto 

d'ora. E il concetto era che avrebbero illustrato, nel prosieguo di 

quegli incontri, alcuni esempi di crimini informatici, diretti e 

indiretti.

Dopo un'ora e mezza si dettero convegno per il giorno dopo, 

nello stesso luogo. Stessa zona, Baixa Chiado.

-Siamo liberi tutto il giorno, disse Carvalho. Conosci Lisboa? O 

Lisbona, come dite in italiano, chiese a Santoro.

-No.

-Se non hai niente da fare possiamo pranzare insieme. E se ti va 

ti faccio vedere un po' del centro di Lisboa. E' una città 

ampiamente sottovalutata. Il turismo ufficiale europeo 

preferisce Barcellona, ma secondo me Lisbona è più bella.

-Va bene, disse Santoro, vada per il pranzo insieme. Cosa mi fai 

mangiare?

-O bacalao.

-Benissimo, adoro il pesce. E sono di bocca buona.

-Sarai servito. Del resto sono del tutto libero. Mia moglie  mi ha 

lasciato per un pilota d'aereo.

-Mi dispiace, disse Santoro.

-A me no. Erano anni che non andavamo d'accordo perché 

diceva che non c'ero mai e che avevo sposato il servizio.

-E si mette con un pilota?

-E certo, quando io dovevo stare fuori in missione il pilota 

dormiva a casa mia. E viceversa.

-E come facevano a coincidere le cose?

-Hai mai avuto a che fare con le donne?

Santoro non disse niente. Sapeva che Carvalho si riferiva a delle 

donne che, evidentemente, lo avevano fatto soffrire. Del resto le 

donne erano croce e delizia, ma comunque, come avrebbe detto 

Mao, erano pur sempre l'altra metà del cielo. E quando  

facevano inalberare gli uomini contribuivano, se non altro, a 

riavvicinarli fra di loro, facendogli riscoprire il cameratismo.