Era tornato da un paio di giorni , Santoro. A Milano. La sua città d'elezione. Di base restava pugliese, di Ostuni, altosalentino, mediterraneo, scettico ma rabdomante, colitico, camminatore indefesso, ascoltatore instancabile di musica classica o jazz latina (o greca , avrebbe detto fra sé e sé per autocoglionarsi) e consumatore industriale di camomille da bar...bar sui tavolini dei quali lasciava al termine del bivacco pomeridiano o serale, al fine meditativo d'indagine, mostre porcellanose di tazze della suddetta bevanda. Si era già industriato tramite il Cazzaniga, con l'articolo davanti, come solevano dire "a Milàn", per il trasferimento di Agostinelli. Lo attendeva a giorni. Gli alti vertici non se ne sarebbero nemmeno accorti. Delle vicende dei trasferimenti di carabinieri erano le faccende lattierocasearie o enologico-olearie ad averci voce in capitolo. Dipendeva dalle forme di parmigiano e dal numero delle bottiglie di Negramaro sganciate come moneta di scambio a compiacenti marescialli e affini che facevano siglare documenti ad libitum a ufficiali sbadiglianti , se uno da Roma passava a Milano. Anche se l'ipotesi contraria era maggiormente praticata. Per pregiudizi climatici, riteneva Santoro, perché a Milano c'era tutto per tutti persino migliorato rispetto alla forma originaria, persino depurato dalle indolenze temporali.
Camminava in viale Gran Sasso e andava verso Corso Buenos Aires. Verso il Cin Cin Bar. Aveva nostalgia di quel posto. In fondo starsene seduto al "tavolo del maresciallo" del suo Bar preferito in corso Buenos Aires a Milano, un luogo di passaggio del mondo, si sarebbe potuto dire, fra turisti, vips e modelle che in genere ci sfrecciavano davanti, non gli sembrava così diverso che starsene seduto ad un bar di paese di qualsiasi paese della galassia terracquea. Era la stessa cosa. Non sarebbe stato per quattro stronzi truccati à la pàge appena usciti da degli studi televisivi che si sarebbe potuto sentire diversamente. Anche perché per Santoro quel genere di persone avevano un superpotere speciale, particolare...erano invisibili....una volta tanto un superpotere che umanizzava, che stronzizzava un po' di gente , individui per lo più che s'atteggiavano a deità elettromagnetiche, solo perché trascorrevano il proprio tempo tra beauty centers e primi piani televisivi e nonostante tutto vivendo nel terrore di finire i propri giorni nel sottoscala della ignotorietà. Anche seduto davanti al bar del paese avrebbe notato vip e vippetti locali, professionisti di provincia e fotomodelle mancate distinte di giorno e sfatte di notte davanti a specchi di alberghi di quart'ordine ( che danno poco nell'occhio e molto al cazzo) e le sue sensazioni di piccolo Confucio gastroesofageoinfiammato non sarebbero state diverse. Quelle figure le avrebbe guardate ma non le avrebbe notate o , meglio, scorte, viste. Santoro era incuriosito da uomini comuni che possedevano doti eccezionali, magari colpiti da malattie invalidanti, poveri in canna, incapaci di lasciarsi corrompere e disposti a scivolare sempre più giù fra i ranghi più bassi della società, non per stupido orgoglio, né per il proprio indomito ego...ma semplicemente perché non erano capaci di muoversi in modo diverso. Era nella loro natura. Eppure ce la facevano sempre a risollevarsi. Perché non avevano paura dei sottoscala. Ci erano già stati. Risalire per la tromba delle scale per loro era già una vittoria. Ed era meritata. E senza che questo modo di pensare, credeva Santoro, potesse essere tacciato di estremismo , di radicalismo sociale o affini. Era solo che Santoro era uno di loro.
Una volta davanti al Cin Cin bar, Santoro vide che il tavolo del maresciallo era occupato. Ci si erano seduti dei turisti nordeuropei. Tedeschi o scandinavi, credette Santoro, esaminando di sfuggita i somatici dei loro volti.
In quel momento Nando uscì dal bar e con faccia mortificata fece-maresciallo, come va , è un secolo che non vi vedevamo, avevamo pensato che vi eravate stufato di noi.
-In quanti siete stati a pensarlo? , disse Santoro come al solito sarcastico
Nando sorrise amaramente, Santoro non era cambiato. E anzi, cominciava anche un po' a stargli sul cazzo.
-Aspettate qualche minuto che quei turisti consumino i loro cappuccini...che io poi do una pulita al tavolo e vi faccio accomodare.
-Beh, Nando, come avrai notato sono da solo, disse Santoro...
Nando non disse niente. Santoro non doveva essere dell'umore migliore. Ed era vero. Più tardi, quella stessa mattina , era stato convocato ad una riunione in prefettura. Con la dottoressa Grimaldi, il Capitano Gianuli, il Prefetto Lagioia e , udite udite, il commissario Nepoti. Inutile dire che quella mattina sentiva come delle coltellate nel colon...e solo l'idea di prendere un caffè lo avrebbe fatto preoccupare di averci un bagno a portata di mano...e per di più libero subito!
Bevve un tè deteinato...per la camomilla ritenne fosse troppo presto ancora. Se la sarebbe riservata per la sera.
Due tavoli più in là vide seduto Lenìn, il carrozziere anarchico. Con un gesto della mano gli chiese di avvicinarsi.
Lenìn non si fece pregare .
-Come sta maresciallo, gli fece Lenìn, senza tuttavia porgergli la mano. Santoro lo capiva. Un anarchico non si sarebbe mai fidato sino in fondo di uno sbirro...anche se nella realtà Santoro a volte avrebbe persino potuto surclassarlo, in anarchia!
-Bene, grazie...ho avuto un po' di influenza, ma sono guarito.
-Si è sentita la mancanza...un po' di gente ha chiesto di lei.
-Chi?
-Per esempio quel suo amico marocchino...Ahmed!
-Uhm...dopo vediamo cosa ha da dirmi. Contrariamente a quello che si possa pensare non è un mio confidente...a lui chiedo informazioni sulla cultura del suo mondo...informazioni gliele chiedo sono se sono alle strette...che ci posso fare, sono fatto così.
-Fa bene a essere così...la correttezza in fondo , alla fine, paga...
-Ma questo non vale per gli anarchici, disse Santoro.
-Giusto! Ma tanto a lei che gliele importa, sarà mica anarchico?
-No. Non lo sono. Sono un maresciallo dei carabinieri. Anche se non indosso abitualmente la divisa ci sono affezionato. Si possono servire gli stessi dei con divise e idee diverse, non credi?
-E' un punto di vista, disse Lenìn, ma alla fine a me interessa la libertà, a lei la giustizia.
-La giustizia è la forma più alta di libertà, disse Santoro.
-No, maresciallo, il motto era : l'anarchia è la più alta forma dell' ordine...
-Sia come sia, io non ho niente contro gli anarchici...basta che rispettino le leggi dei massimi principi...
-Le leggi dei massimi principi?
-Sì, precisamente: non uccidere, non rubare, non adulare, non fare falsa testimonianza, giudicare anche se solo a cose fatte ma senza emettere un giudizio...
-Interessante, disse Lenìn...sembra una cinquina che sintetizza il pensiero morale e religioso dall'inizio della vita dell'uomo fino ai nostri giorni...
-Può essere , disse Santoro...e sorrise...
In quel momento videro avvicinarsi una Ferrari Testarossa. Parcheggiò lì nei pressi.
Dallo sportello di guida che si sollevò verso l'alto, uscì un uomo sui 40 anni, abbronzato, elegantissimo. Inforcò degli occhiali da sole Armani. Mentre dallo sportello a fianco della ferrari uscì una creatura dello spazio. Un essere di sembianze femminili, di colore, capelli lunghissimi, più di due metri di altezza, sia pure con i tacchi, occhiali da sole alla moda, borsa Gucci, pantaloni attillati e camicia fucsia. Dette una sbirciata al tavolo di Santoro e Lenìn...Sollevò il braccio sinistro-il destro era impegnato con la borsa- e fece un gesto di saluto. Santoro ricambiò con un lieve movimento del viso.
-Chi è, chiese Lenìn, mentre i due soggettoni attraversavano il marciapiedi per andarsi a sedere due tavoli in là.
-Suzanna Holmert, disse Santoro. E' una transessuale brasiliana famosa nel suo ambiente...e negli ambienti della pornografia. Quello che è uscito dalla macchina con lei è un trafficante di cocaina calabrese. Già stato in galera.
-Lei...sì, insomma, la tizia...sembrava conoscerla.
- Sono un maresciallo dei carabinieri, disse Santoro, e come avrai già immaginato, conosco tutte le creature del sottobosco tolkieniano milanese....sì, hai capito bene, ho detto tolkieniano...perché il sottobosco di questa città ha così tanti personaggi e soprattutto così strani, da sembrare l'ambientazione di un romanzo fantasy.
Lenìn sorrise....
-Sì, lo so che adesso stai pensando un mucchio di cose. Io devo avere a che fare con queste creature del sottobosco. Perché questi pesci piccoli sono intrinsecamente legati con i pesci grossi. E se voglio arrivare a loro devo frequentarli...in qualche modo...e poi c'è dell'altro...
-Cosa?
-Sono stato io ad arrestare il suo fidanzato...o marito...e farlo sbattere in galera per una decina d'anni. Per traffico internazionale di cocaina.
Lenìn bevve il caffè con calma. Poi dette una scorsa al viso di Santoro. Era indubbiamente un tipo pieno di sorprese. E di ogni genere di risorse. Anche lui aveva una droga, come tutti. La sua però, dal suo punto di vista, pensò Lenìn, era benefica: la sua droga era la verità. O meglio, la ricerca della verità. Per lui , per Lenìn, la verità non esisteva. Ma Santoro, pensò ancora Lenìn, sarebbe stato in grado di rispondere a questa sua asserzione , lo immaginò in quel momento nel più sorprendente dei modi: avrebbe potuto dirgli che solo un cretino poteva pensare che la verità non esiste. Perché nel momento in cui pensava ciò era come se stesse dicendo che era vero che la verità non esisteva. Diavolo di un maresciallo dei carabinieri, pensò Lenìn. Era in grado si sollevare interrogativi come fossero interrogatori persino senza dire una parola. Con la sua sola presenza.
-E non ha paura che adesso che lui...si insomma, il tizio lì, è uscito, possa essere tentato dall'idea di vendicarsi? Lei sembra non aver mai paura, disse Lenìn.
-Oh, ti sbagli, io ho sempre paura. E' proprio questo che mi ha tenuto in vita...e in quanto a vendicarsi, Jimmy, questo il suo nomignolo, il calabrese...beh, devi sapere una cosa. Questa gente non è stupida come si può credere , in quanto delinquente. Fanno una scelta! E proprio perché non è stupido che dopo 10 anni di galera non perderà tempo a vendicarsi. Ma si dedicherà tutto il tempo della restante vita a viverla.
venerdì 27 ottobre 2017
giovedì 12 ottobre 2017
La pianista cinese, capitolo 31
Le cose andarono più o meno come aveva previsto Santoro. Agostinelli due giorni dopo recuperò il cadavere di Casalbene e dietro telefonata anonima lo fece ritrovare dalla polizia. In zona non troppo centrale, di Roma, vicino al greto del Tevere.
Agostinelli gli aveva estratto un proiettile. Sarebbe bastato. Poi aveva ripulito il corpo da sue eventuali tracce. Aveva usato guanti da chirurgo. Un lavoro pulito. Ed era stato in campana rispetto a cosa si diceva in giro. La faccenda di via Cassia pareva fosse stata liquidata come la chiassata di qualche ubriaco. Non erano stati ritrovati proiettili, ne cadaveri. Agostinelli glielo comunicò a Santoro. Se era stato Nepoti a quel punto stava già mangiando la foglia. Si aspettava da un momento all'altro una telefonata del capitano Gianuli. Anche perché era irreperibile a Milano da qualche giorno. E non aveva risposto a nessuna chiamata. Principalmente a quelle del capitano. Che per altro erano state non poco numerose. Squillò lo zoccolo di dinosauro. Si preparò alla recita. Infatti era Gianuli. Santoro era in albergo. Disteso sul suo letto. Guardava in tv un incontro di badminton su una tv satellitare cinese. Non gli era riuscito di trovare Rai News. Gli piaceva Laura Tangherlini, una giovane giornalista di quella testata giornalistica televisiva. E' fica, pensò.
-Pronto?
-Pronto, maresciallo, sono il capitano Gianuli, ma dov'è finito? Lei è irreperibile da giorni.
-Ero in servizio, capitano! Solo che da ieri non sto bene. Ho preferito stare a casa e lavorare al telefono. Sa tutto Cazzaniga, disse.
-Uhm, va bene, se non sta bene, cosa posso fare? Mi raccomando, ci faccia pervenire il certificato.
-Certamente , capitano, lo farò immantinente.
-Signor capitano!, disse Gianuli.
-Signor capitano!Certo, si capisce!, disse Santoro.
-Si rimetta presto, abbiamo bisogno di lei...delle sue intuizioni...
-Che intuizioni?, disse Santoro.
-Sull'indagine più grossa, lei lo sa!
-Cioè?
-Non faccia finta di non capire...l'attentato di San Silvestro!
-Ma non era un caso chiuso?
-Non faccia il furbo, maresciallo...a Roma c'è stato un fatto nuovo...
-Un fatto nuovo? fece Santoro cascando dal pero.
-E' stato ritrovato il cadavere di Alessio Casalbene!
-Non so chi sia, mi dispiace...
-Era un latitante delle Bierre. Uno degli ultimi a quanto pare!
-E questo ha una qualche relazione con l'attentato del 31 dicembre?
-Potrebbe, disse Gianuli, mellifluamente...
-Va bene...quando torno ne parliamo...
-Quando torna da dove?
-Dalla malattia, disse Santoro prontissimo.
-Potrei venire a trovarla a casa e fare quattro chiacchiere con lei, se le va, disse a sorpresa Gianuli.
Santoro stette in silenzio...poi in quell'inequivocabile partita a scacchi trovò il suo arrocco difensivo o, come avrebbe preferito Agostinelli, la sua pezza a colori.
-Beh, ho l'influenza, potrei contagiarla...e poi lei contagerebbe sua moglie...non credo che glielo perdonerebbe, disse Santoro.
-Uhm, forse ha ragione. D'accordo, ci vediamo al suo ritorno...ehm...dalla malattia.
Gianuli chiuse la comunicazione.
Santoro si disse che era uno stupido. La sua celeberrima sottovalutazione dei mezzi tecnici più sofisticati e tecnologici di indagine in luogo delle vecchie tecniche investigative di tipo più psicologico lo aveva portato a commettere un errore. Il suo cellulare. Sicuramente era sotto controllo. E sicuramente Gianuli sapeva che non era a Milano. E probabilmente conosceva proprio la posizione precisa di dove lui fosse adesso a Roma.
Dette un'occhiata alla sfida di badminton. Cina comunista contro Taiwan. Una partita con straordinarie valenze politiche. Fino a pochi anni prima non si sarebbe mai disputata. Il livello era altissimo. Donne piuma che facevano volare questa palla avvolta in una piumetta da una parte all'altra della rete a velocità vertiginose. Sembrava un videogame. E a quel punto Santoro cadde in preda ad un sentimento di paura. E se Casalbene fosse stato informato che lui, Santoro, era a Roma alla sua ricerca? Su Cazzaniga ci avrebbe messo la mano sul fuoco. Era l'unico che lo sapeva. Ma attraverso il suo cellulare, anche se di vecchia generazione, avrebbero potuto controllarlo persino nei suoi spostamenti millimetrici. Persino nelle sue sedute in bagno! Insomma, in definitiva, doveva sospettare anche di Gianuli? Non poteva perdere tempo nel darsi delle risposte. Doveva battere tutti sul tempo. Inventarsi una strategia. Qualcosa di geniale che avrebbe ridicolizzato le tecniche investigative alla Csi Miami!
Uscì dall'albergo e si dette convegno con Agostinelli. Lo chiamò al telefono, senza ritegno, tanto dalle sue parti si diceva che a casa bruciata potevi appiccare fuoco. La frittata era fatta. Meglio la porchetta, pensò.
Si incontrarono davanti alla Fontana di Trevi.
Era di sera, la splendida illuminazione su quelle marmoree statue irrorate ai piedi di cascatelle d'acqua era sempre uno spettacolo godibile. Era pieno di turisti e fra il loro vociare ed il rumore dell'acqua l'intercettazione ambientale sarebbe stata difficile.
Santoro mise Agostinelli a partito del sospetto del controllo del suo cellulare.
-Num me fate ride, a marescià, disse Agostinelli.
-Perché?
-Avete notato che il credito telefonico si scarica facilmente?
-No...oddio, non ci ho fatto caso, ma ...no, credo proprio di no, perché?
-Perché sull'apparecchio...scusate...preistorico, che c'avete, è estremamente difficile mandare sms che installino un hardware che funzioni da cavallo di troia per intercettazioni.
-Agostinelli! Ma come cazzo mi parli?
-Me scusi, marescià, è linguaggio tecnico , da addetti ai lavori....insomma è materia mia, pe' dilla tutta....
-Strano, il capitano Gianuli ha parlato come se sapesse che non sono a Milano.
-Gliel'avrà detto er vostro amico...come se chiama, er commissario!
-Chi? Nepoti?
-Sì, lui...
-Allora mi ha visto!
-Po esse e po anche non esse...non lo sappiamo. Ma secondo me er vostro amico un sospetto ce lo po' ave' avuto. E magari glien'ha parlato ar vostro capitano Giannatiempo!
-Gianuli, Agostinè, capitano Gianuli...
-Sì insomma , quer nome lì, nun so molto ferato nel ricordarme i nomi...
Dettero un'occhiata alla Fontana di Trevi. Santoro non potè fare a meno di ricordarsi la famosa scena di un film in cui Totò vendeva la Fontana di Trevi ad un turista italoamericano. Sorrise nel ricordarsi la scena.
-Perché ridete, Marescia?
-Perché nel frattempo bisogna vivere...e la vita è fatta anche di risate, di bei ricordi, di comicità...se ci togli tutto questo sai che cosa rimane?
-I problemi, marescià...
-Tu li chiami problemi, io li chiamo cazzinculo!
Agostinelli rise.
-Piuttosto ora, marescià, disse Agostinelli, come ci muoviamo?
-Te lo dico io che faremo. L'indagine, a questo punto si sposta a Milano.
Un minuto di gelido silenzio.
-Beh? Num me potete fa questo, marescia'!.
-Perché? Mica devi rinnovare il passaporto, per venire a Milano. E poi, hai degli impegni sentimentali? Hai una famiglia da gestire , qui?
-No...no, veramente no...so uccel de bosco, libero come l'aria, perché?
-Perché ti faccio trasferire temporaneamente a Milano.
-Veramente?
-Certo!
-E come farete?
-Lascia fare a me, un modo lo trovo. Massimo una settimana e ti faccio inserire nei ranghi investigativi del Comando Legione Lombardia dei Carabinieri di via della Moscova...a Milano...
-Sarebbe il mio sogno...E'una vita che voglio vedè Milano...LA CAPITALE DELLA FICA!
Santoro sorrise. Agostinelli era giovane, era giusto che parlasse in quel modo e che si entusiasmasse alle virtù della sacra piega, come definiva sovente un po' poeticamente l'attributo femminile. E poi almeno Agostinelli aveva trovato un incentivo sano...in quello spaccato epocale di giovani generazioni che s'infervoravano solo per macchine grosse e cocaina. Almeno la fica era una cosa sana, cazzo! Pensò Santoro. E sarebbe stato un ottimo incentivo, per un romano...visto che comunque i capitolini storicamente erano sempre stati refrattari sia ai trasferimenti a Milano, sia al concetto di milanesità in generale. Per quella stupida competizione un po' infantile fra la capitale oziosa, imboscata e divertente e la capitale dell'economia dove si doveva praticare ampliamente il vangelo del lavoro, per limitare il divertimento a fettuccine di polverina bianca intranasali) temporali infinitesime (men che mai gastronomiche) , ad appannaggio, tra l'altro, non di tutti. Ad Agostinelli di sicuro le fettuccine sarebbero piaciute all'amatriciana. E oltretutto, seriamente, pensò Santoro, a quel punto era troppo coinvolto. E in pericolo. Sapeva già troppo per starsene fuori dai giochi. E i giochi stavano tornando a Milano. Sembrava una riedizione in termini investigativi di giochi senza frontiere, pensò un po' per sdrammatizzare fra sé e sé Santoro.E Agostinelli doveva concludere l'inchiesta insieme a Santoro, con tutti i rischi del caso. Vincere o morire, in altre parole, come avrebbe detto un rivoluzionario d'altri tempi. Ma anche se era un carabiniere, suonava bene.
-Andiamo a mangiare, adesso, disse Santoro, dobbiamo festeggiare il trasferimento...nella CAPITALE DELLA FICA...
Agostinelli rise. Santoro gli piaceva assai.
Agostinelli gli aveva estratto un proiettile. Sarebbe bastato. Poi aveva ripulito il corpo da sue eventuali tracce. Aveva usato guanti da chirurgo. Un lavoro pulito. Ed era stato in campana rispetto a cosa si diceva in giro. La faccenda di via Cassia pareva fosse stata liquidata come la chiassata di qualche ubriaco. Non erano stati ritrovati proiettili, ne cadaveri. Agostinelli glielo comunicò a Santoro. Se era stato Nepoti a quel punto stava già mangiando la foglia. Si aspettava da un momento all'altro una telefonata del capitano Gianuli. Anche perché era irreperibile a Milano da qualche giorno. E non aveva risposto a nessuna chiamata. Principalmente a quelle del capitano. Che per altro erano state non poco numerose. Squillò lo zoccolo di dinosauro. Si preparò alla recita. Infatti era Gianuli. Santoro era in albergo. Disteso sul suo letto. Guardava in tv un incontro di badminton su una tv satellitare cinese. Non gli era riuscito di trovare Rai News. Gli piaceva Laura Tangherlini, una giovane giornalista di quella testata giornalistica televisiva. E' fica, pensò.
-Pronto?
-Pronto, maresciallo, sono il capitano Gianuli, ma dov'è finito? Lei è irreperibile da giorni.
-Ero in servizio, capitano! Solo che da ieri non sto bene. Ho preferito stare a casa e lavorare al telefono. Sa tutto Cazzaniga, disse.
-Uhm, va bene, se non sta bene, cosa posso fare? Mi raccomando, ci faccia pervenire il certificato.
-Certamente , capitano, lo farò immantinente.
-Signor capitano!, disse Gianuli.
-Signor capitano!Certo, si capisce!, disse Santoro.
-Si rimetta presto, abbiamo bisogno di lei...delle sue intuizioni...
-Che intuizioni?, disse Santoro.
-Sull'indagine più grossa, lei lo sa!
-Cioè?
-Non faccia finta di non capire...l'attentato di San Silvestro!
-Ma non era un caso chiuso?
-Non faccia il furbo, maresciallo...a Roma c'è stato un fatto nuovo...
-Un fatto nuovo? fece Santoro cascando dal pero.
-E' stato ritrovato il cadavere di Alessio Casalbene!
-Non so chi sia, mi dispiace...
-Era un latitante delle Bierre. Uno degli ultimi a quanto pare!
-E questo ha una qualche relazione con l'attentato del 31 dicembre?
-Potrebbe, disse Gianuli, mellifluamente...
-Va bene...quando torno ne parliamo...
-Quando torna da dove?
-Dalla malattia, disse Santoro prontissimo.
-Potrei venire a trovarla a casa e fare quattro chiacchiere con lei, se le va, disse a sorpresa Gianuli.
Santoro stette in silenzio...poi in quell'inequivocabile partita a scacchi trovò il suo arrocco difensivo o, come avrebbe preferito Agostinelli, la sua pezza a colori.
-Beh, ho l'influenza, potrei contagiarla...e poi lei contagerebbe sua moglie...non credo che glielo perdonerebbe, disse Santoro.
-Uhm, forse ha ragione. D'accordo, ci vediamo al suo ritorno...ehm...dalla malattia.
Gianuli chiuse la comunicazione.
Santoro si disse che era uno stupido. La sua celeberrima sottovalutazione dei mezzi tecnici più sofisticati e tecnologici di indagine in luogo delle vecchie tecniche investigative di tipo più psicologico lo aveva portato a commettere un errore. Il suo cellulare. Sicuramente era sotto controllo. E sicuramente Gianuli sapeva che non era a Milano. E probabilmente conosceva proprio la posizione precisa di dove lui fosse adesso a Roma.
Dette un'occhiata alla sfida di badminton. Cina comunista contro Taiwan. Una partita con straordinarie valenze politiche. Fino a pochi anni prima non si sarebbe mai disputata. Il livello era altissimo. Donne piuma che facevano volare questa palla avvolta in una piumetta da una parte all'altra della rete a velocità vertiginose. Sembrava un videogame. E a quel punto Santoro cadde in preda ad un sentimento di paura. E se Casalbene fosse stato informato che lui, Santoro, era a Roma alla sua ricerca? Su Cazzaniga ci avrebbe messo la mano sul fuoco. Era l'unico che lo sapeva. Ma attraverso il suo cellulare, anche se di vecchia generazione, avrebbero potuto controllarlo persino nei suoi spostamenti millimetrici. Persino nelle sue sedute in bagno! Insomma, in definitiva, doveva sospettare anche di Gianuli? Non poteva perdere tempo nel darsi delle risposte. Doveva battere tutti sul tempo. Inventarsi una strategia. Qualcosa di geniale che avrebbe ridicolizzato le tecniche investigative alla Csi Miami!
Uscì dall'albergo e si dette convegno con Agostinelli. Lo chiamò al telefono, senza ritegno, tanto dalle sue parti si diceva che a casa bruciata potevi appiccare fuoco. La frittata era fatta. Meglio la porchetta, pensò.
Si incontrarono davanti alla Fontana di Trevi.
Era di sera, la splendida illuminazione su quelle marmoree statue irrorate ai piedi di cascatelle d'acqua era sempre uno spettacolo godibile. Era pieno di turisti e fra il loro vociare ed il rumore dell'acqua l'intercettazione ambientale sarebbe stata difficile.
Santoro mise Agostinelli a partito del sospetto del controllo del suo cellulare.
-Num me fate ride, a marescià, disse Agostinelli.
-Perché?
-Avete notato che il credito telefonico si scarica facilmente?
-No...oddio, non ci ho fatto caso, ma ...no, credo proprio di no, perché?
-Perché sull'apparecchio...scusate...preistorico, che c'avete, è estremamente difficile mandare sms che installino un hardware che funzioni da cavallo di troia per intercettazioni.
-Agostinelli! Ma come cazzo mi parli?
-Me scusi, marescià, è linguaggio tecnico , da addetti ai lavori....insomma è materia mia, pe' dilla tutta....
-Strano, il capitano Gianuli ha parlato come se sapesse che non sono a Milano.
-Gliel'avrà detto er vostro amico...come se chiama, er commissario!
-Chi? Nepoti?
-Sì, lui...
-Allora mi ha visto!
-Po esse e po anche non esse...non lo sappiamo. Ma secondo me er vostro amico un sospetto ce lo po' ave' avuto. E magari glien'ha parlato ar vostro capitano Giannatiempo!
-Gianuli, Agostinè, capitano Gianuli...
-Sì insomma , quer nome lì, nun so molto ferato nel ricordarme i nomi...
Dettero un'occhiata alla Fontana di Trevi. Santoro non potè fare a meno di ricordarsi la famosa scena di un film in cui Totò vendeva la Fontana di Trevi ad un turista italoamericano. Sorrise nel ricordarsi la scena.
-Perché ridete, Marescia?
-Perché nel frattempo bisogna vivere...e la vita è fatta anche di risate, di bei ricordi, di comicità...se ci togli tutto questo sai che cosa rimane?
-I problemi, marescià...
-Tu li chiami problemi, io li chiamo cazzinculo!
Agostinelli rise.
-Piuttosto ora, marescià, disse Agostinelli, come ci muoviamo?
-Te lo dico io che faremo. L'indagine, a questo punto si sposta a Milano.
Un minuto di gelido silenzio.
-Beh? Num me potete fa questo, marescia'!.
-Perché? Mica devi rinnovare il passaporto, per venire a Milano. E poi, hai degli impegni sentimentali? Hai una famiglia da gestire , qui?
-No...no, veramente no...so uccel de bosco, libero come l'aria, perché?
-Perché ti faccio trasferire temporaneamente a Milano.
-Veramente?
-Certo!
-E come farete?
-Lascia fare a me, un modo lo trovo. Massimo una settimana e ti faccio inserire nei ranghi investigativi del Comando Legione Lombardia dei Carabinieri di via della Moscova...a Milano...
-Sarebbe il mio sogno...E'una vita che voglio vedè Milano...LA CAPITALE DELLA FICA!
Santoro sorrise. Agostinelli era giovane, era giusto che parlasse in quel modo e che si entusiasmasse alle virtù della sacra piega, come definiva sovente un po' poeticamente l'attributo femminile. E poi almeno Agostinelli aveva trovato un incentivo sano...in quello spaccato epocale di giovani generazioni che s'infervoravano solo per macchine grosse e cocaina. Almeno la fica era una cosa sana, cazzo! Pensò Santoro. E sarebbe stato un ottimo incentivo, per un romano...visto che comunque i capitolini storicamente erano sempre stati refrattari sia ai trasferimenti a Milano, sia al concetto di milanesità in generale. Per quella stupida competizione un po' infantile fra la capitale oziosa, imboscata e divertente e la capitale dell'economia dove si doveva praticare ampliamente il vangelo del lavoro, per limitare il divertimento a fettuccine di polverina bianca intranasali) temporali infinitesime (men che mai gastronomiche) , ad appannaggio, tra l'altro, non di tutti. Ad Agostinelli di sicuro le fettuccine sarebbero piaciute all'amatriciana. E oltretutto, seriamente, pensò Santoro, a quel punto era troppo coinvolto. E in pericolo. Sapeva già troppo per starsene fuori dai giochi. E i giochi stavano tornando a Milano. Sembrava una riedizione in termini investigativi di giochi senza frontiere, pensò un po' per sdrammatizzare fra sé e sé Santoro.E Agostinelli doveva concludere l'inchiesta insieme a Santoro, con tutti i rischi del caso. Vincere o morire, in altre parole, come avrebbe detto un rivoluzionario d'altri tempi. Ma anche se era un carabiniere, suonava bene.
-Andiamo a mangiare, adesso, disse Santoro, dobbiamo festeggiare il trasferimento...nella CAPITALE DELLA FICA...
Agostinelli rise. Santoro gli piaceva assai.
venerdì 6 ottobre 2017
La pianista cinese, capitolo 30
Seduti nel bar della porchetta in Campo De' Fiori, Santoro e Agostinelli ci davano dentro di mascelle.
-Agostinè, l'hai voluto tu. Dopo che ti racconterò quello che so sarai dentro fino al collo, disse Santoro mentre addentava il panino.
-Dentro de che?
-Non credo di dover precisare la materia in oggetto...quale che sia...
-Va beh, ho capito...tanto so abituato a sguazzarce dentro.
-Insomma quel Nepoti, quel commissario che ti ha interrogato, normalmente fa servizio a Milano.
-A Milano? Beh, me sa tanto che è un po' fori zona!
-Sì, certo. Ma c'è un problema di natura più seria. Lui fa parte del team, del pool, del gruppo di indagine, chiamalo come vuoi...
-Gruppo di indagine me piace...
-Insomma lui insieme a me, ad un giudice, una donna , la dottoressa Sonia Grimaldi, al capitano Gianuli, che tra parentesi è il mio capo ed al prefetto Antonio Lagioia, indaghiamo ufficialmente sull'attentato cosiddetto terroristico avvenuto la notte del 31 dicembre a Milano, in corso Como.
Agostinelli dette un morso al panino che quasi si lamentò per la veemenza.
Ascoltava e mangiava. Ogni tanto tracannava la Peroni da tre quarti che come il cupo birillo superstite dell'ultimo lancio in un immaginario bowling gli stazionava sul tavolo, davanti.
-E' chiaro cosa intendo?
-Più o meno, disse Agostinelli.
-Insomma tutta questa bella compagnia di signori, di indagatori, volevano chiudere il caso mettendogli il marchio di attentato terroristico. Ed hanno persino chiuso per qualche giorno tutte le moschee e i luoghi di culto dei mussulmani a Milano.
-E fin qui, hanno fatto solo che bene...
-Già, peccato che hanno creato un incidente diplomatico con tutte le ambasciate dei paesi arabi...
-Ma le moschee sono centri de reclutamento de terroristi islamici, marescià, nun me fate l'ingenuo...
-Agostinè, la situazione non è così lineare come la fai tu. Può darsi che in qualche moschea ci siano mele marce che reclutano potenziali terroristi. Io non ci credo. Per me questi vengono reclutati attraverso la rete: internet, a quanto pare.
-Po esse...quindi?
-Quindi io ero lì, quel fatidico giorno dell'attentato. E il kamikaze che ha cominciato a sparare a chiunque intorno è stato abbattuto da un tizio che poi ho scoperto essere Alessio Casalbene: uno degli ultimi latitanti non ancora catturato delle Brigate Rosse.
-Va beh, magari era lì e gliè stava sur cazzo vedè uno che ammazzava tutti quegli innocenti...che io sappia le Biere avevano dei principi. Ce credevano in quello che facevano e non ammazzavano gente a caso...in linea de massima...
-Sì, vero. Ma ho scoperto un'altra cosa. Che una delle vittime del Kamikaze era una parente di un ricco industriale lombardo, tale Sponzini. Che aveva un passato di estremista di sinistra. Si trattava della figlia.
-Marescia, me sta già scoppiando la testa, che volete dì?
-Ho anche scoperto tramite un mio collaboratore, il maresciallo Ambrogio Cazzaniga, che i proiettili trovati nel corpo della figlia di Sponzini, sono di un'arma diversa dal Kalashnikov del terrorista abbattuto...che tra l'altro era un cinese: altra anomalia. Insomma c'erano troppe cose che non tornavano. Così tramite una ricerca, dal momento che avevo visto in viso l'uomo che aveva abbattuto il terrorista, secondo me presunto, sono riuscito a scovare una foto d'archivio di Casalbene.
-Fin qui più o meno ve seguo....
-Il fatto è che che i proiettili con cui è stata uccisa la figlia di Sponzini possono essere dell'arma di Casalbene e che la scena dell'attentato può benissimo essere stato un diversivo che poteva avere come fine la copertura di un omicidio: quello della figlia di Sponzini. Il legame fra Casalbene e Sponzini poteva essere dato dalla loro appartenenza all'area extraparlamentare di sinistra milanese fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80.
-E sticazzi?, disse a quel punto Agostinelli ingollando la bottiglia di Peroni.
-E Nepoti che c'entra? , fece a quel punto Agostinelli.
-Nepoti più di ogni altro ha tentato si dall'inizio di incanalare il filone d'indagine sull'ipotesi dell'attentato terroristico di matrice islamica. Anche di fronte ai dubbi da me più volte palesati.
-Ora ho capito...pensate che il Nepoti ce possa avè a che fa con l'imbroglio della figlia de Sposini?
-Sponzini, si chiama Sponzini.
-Si, va beh, er riccone milanese...
-Esatto...Non posso fidarmi di nessuno. Io devo capire perché la figlia di Sponzini è stata eliminata. E se ci sono delle complicità ad alti livelli...persino fra i ranghi investigativi.
-Beh, marescià, ve la posso dì ' na cosa?
-Spara!
-State nella merda...
-Grazie , avevo bisogno di essere consolato.
-Ma ce sta 'na grossa novità!
-Quale grossa novità? , chiese Santoro sorseggiando un bicchiere di rosato dei Castelli.
-Ce sta Giulio Agostinelli, anzi, pe' esse precisi, er Brigadiere Giulio Agostinelli, che ve darà na mano in tutta questa faccenda che pare 'na rete da pesca.
-Bel paragone, disse Santoro.
-Grazie, marescià, disse Agostinelli.
-Ma te la senti? Guarda che qui ci sarà da mettersi contro i pezzi grossi.
-A me quanno pe parlano de pezzi grossi me viene sempre in mente er contrario.
-In che senso?
-Grossi pezzi...de merda. Er de merda era sottinteso, disse il brigadiere.
-Ve bene...tanto non ho scelta. So che non mollerai l'inchiesta. Ormai la senti come anche tua...
-Esatto, marescià, vedo che incominciate a conoscermi.
-Quindi ti dico cosa faremo.
-Agli ordini, marescià.
-Fra un paio di giorni tu andrai a rimuovere il cadavere di Casalbene...ammesso che non lo trovino, come io spero.
-Va beh, ce lo sapevo che me toccava sto ruolo. Ma anche se era un terrorista c'avrà diritto a una sepoltura, no?
-Infatti. Non sono un cinico. Lo faremo trovare tramite una telefonata anonima alla polizia. Così noi carabinieri nemmeno ci entriamo, in questa storia romana.
-Nel frattempo, in questo paio di giorni, io leggerò i giornali, per vedere cosa è trapelato. Se la sparatoria è stata coperta, fatta passare sotto silenzio. Tu invece ascolta in Stazione, in giro, fra i tuoi colleghi, senza destare sospetti. Senza manifestare eccessiva curiosità.
-Nun ve preoccupate, marescià...
-Il problema però che mi sorge è un altro. Ed è un rompicapo non di facile risoluzione: che ci faceva Nepoti a Roma? E chi ha ucciso Alessio Casalbene? Sono due domande rispondendo alle quali potrebbero aprirsi scenari inquietanti.
-Me sembra una buona idea...ma ho capito dove volete arrivà....
-Dove?
-Che Casalbene l'ha fatto fuori Nepoti.
-Ho il forte sospetto che sia così. La sua presenza sulla scena del delitto è assai sospetta. Ma devo avere la certezza.
-Per intanto cavo i proiettili dal cadavere di Casalbene e li faccio esaminà.
-Pericoloso! Qualcuno potrebbe insospettirsi, parlare.
-Marescia, non li faccio esaminare dai Ris. C'ho un amico fidato che me lo può fare. Certo ce sarà da scucì quarche piotta...
-Non ti preoccupare di questo. Io non sono sposato. Né separato. Qualcosa da parte ce l'ho.
-Che volete dì con questo?
-Che se fossi sposato come il capitano Gianuli dovrei passare il tempo a controllare i movimenti bancari che mia moglie fa con la mia carta di credito . E se fossi separato non ce l'avrei nemmeno la carta di credito. Ho molti esempi fra i colleghi di gente finita in braghe di tela. Cornuti e mazziati. Ma....dopotutto, io che sono l'unico investigatore italiano con mentalità da Fbi, non posso non dire che le corna uno, più o meno, se le guadagna. Come pure le conseguenze delle stesse.
-Bingo! disse Agostinelli.
-Questo lo posso dire solo io.
-Perdonateme , marescià, volevo provà l'ebrezza.
-Conserva queste boutade per momenti più difficili. Perché ce ne saranno, disse Santoro.
-A proposito qui c'è un bagno? , aggiunse a mo' di domanda ad Agostinelli.
-A destra der bancone, serviteve pure, disse Agostinelli.
Santoro si alzò per andare in bagno.
-C'avete ragione, sto fatto de la colite va a momenti.
-Stavolta mi devo lavare le mani...non vorrai mica che le mani di porchetta mele pulisca sull'impermeabile, disse Santoro.
Agostinelli sorrise. E mentre Santoro andava verso il bagno del bar, pensò-parola mia, quest'omo è tutto matto...che è genio! C'ha tutto in testa prima che succeda!
-Agostinè, l'hai voluto tu. Dopo che ti racconterò quello che so sarai dentro fino al collo, disse Santoro mentre addentava il panino.
-Dentro de che?
-Non credo di dover precisare la materia in oggetto...quale che sia...
-Va beh, ho capito...tanto so abituato a sguazzarce dentro.
-Insomma quel Nepoti, quel commissario che ti ha interrogato, normalmente fa servizio a Milano.
-A Milano? Beh, me sa tanto che è un po' fori zona!
-Sì, certo. Ma c'è un problema di natura più seria. Lui fa parte del team, del pool, del gruppo di indagine, chiamalo come vuoi...
-Gruppo di indagine me piace...
-Insomma lui insieme a me, ad un giudice, una donna , la dottoressa Sonia Grimaldi, al capitano Gianuli, che tra parentesi è il mio capo ed al prefetto Antonio Lagioia, indaghiamo ufficialmente sull'attentato cosiddetto terroristico avvenuto la notte del 31 dicembre a Milano, in corso Como.
Agostinelli dette un morso al panino che quasi si lamentò per la veemenza.
Ascoltava e mangiava. Ogni tanto tracannava la Peroni da tre quarti che come il cupo birillo superstite dell'ultimo lancio in un immaginario bowling gli stazionava sul tavolo, davanti.
-E' chiaro cosa intendo?
-Più o meno, disse Agostinelli.
-Insomma tutta questa bella compagnia di signori, di indagatori, volevano chiudere il caso mettendogli il marchio di attentato terroristico. Ed hanno persino chiuso per qualche giorno tutte le moschee e i luoghi di culto dei mussulmani a Milano.
-E fin qui, hanno fatto solo che bene...
-Già, peccato che hanno creato un incidente diplomatico con tutte le ambasciate dei paesi arabi...
-Ma le moschee sono centri de reclutamento de terroristi islamici, marescià, nun me fate l'ingenuo...
-Agostinè, la situazione non è così lineare come la fai tu. Può darsi che in qualche moschea ci siano mele marce che reclutano potenziali terroristi. Io non ci credo. Per me questi vengono reclutati attraverso la rete: internet, a quanto pare.
-Po esse...quindi?
-Quindi io ero lì, quel fatidico giorno dell'attentato. E il kamikaze che ha cominciato a sparare a chiunque intorno è stato abbattuto da un tizio che poi ho scoperto essere Alessio Casalbene: uno degli ultimi latitanti non ancora catturato delle Brigate Rosse.
-Va beh, magari era lì e gliè stava sur cazzo vedè uno che ammazzava tutti quegli innocenti...che io sappia le Biere avevano dei principi. Ce credevano in quello che facevano e non ammazzavano gente a caso...in linea de massima...
-Sì, vero. Ma ho scoperto un'altra cosa. Che una delle vittime del Kamikaze era una parente di un ricco industriale lombardo, tale Sponzini. Che aveva un passato di estremista di sinistra. Si trattava della figlia.
-Marescia, me sta già scoppiando la testa, che volete dì?
-Ho anche scoperto tramite un mio collaboratore, il maresciallo Ambrogio Cazzaniga, che i proiettili trovati nel corpo della figlia di Sponzini, sono di un'arma diversa dal Kalashnikov del terrorista abbattuto...che tra l'altro era un cinese: altra anomalia. Insomma c'erano troppe cose che non tornavano. Così tramite una ricerca, dal momento che avevo visto in viso l'uomo che aveva abbattuto il terrorista, secondo me presunto, sono riuscito a scovare una foto d'archivio di Casalbene.
-Fin qui più o meno ve seguo....
-Il fatto è che che i proiettili con cui è stata uccisa la figlia di Sponzini possono essere dell'arma di Casalbene e che la scena dell'attentato può benissimo essere stato un diversivo che poteva avere come fine la copertura di un omicidio: quello della figlia di Sponzini. Il legame fra Casalbene e Sponzini poteva essere dato dalla loro appartenenza all'area extraparlamentare di sinistra milanese fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80.
-E sticazzi?, disse a quel punto Agostinelli ingollando la bottiglia di Peroni.
-E Nepoti che c'entra? , fece a quel punto Agostinelli.
-Nepoti più di ogni altro ha tentato si dall'inizio di incanalare il filone d'indagine sull'ipotesi dell'attentato terroristico di matrice islamica. Anche di fronte ai dubbi da me più volte palesati.
-Ora ho capito...pensate che il Nepoti ce possa avè a che fa con l'imbroglio della figlia de Sposini?
-Sponzini, si chiama Sponzini.
-Si, va beh, er riccone milanese...
-Esatto...Non posso fidarmi di nessuno. Io devo capire perché la figlia di Sponzini è stata eliminata. E se ci sono delle complicità ad alti livelli...persino fra i ranghi investigativi.
-Beh, marescià, ve la posso dì ' na cosa?
-Spara!
-State nella merda...
-Grazie , avevo bisogno di essere consolato.
-Ma ce sta 'na grossa novità!
-Quale grossa novità? , chiese Santoro sorseggiando un bicchiere di rosato dei Castelli.
-Ce sta Giulio Agostinelli, anzi, pe' esse precisi, er Brigadiere Giulio Agostinelli, che ve darà na mano in tutta questa faccenda che pare 'na rete da pesca.
-Bel paragone, disse Santoro.
-Grazie, marescià, disse Agostinelli.
-Ma te la senti? Guarda che qui ci sarà da mettersi contro i pezzi grossi.
-A me quanno pe parlano de pezzi grossi me viene sempre in mente er contrario.
-In che senso?
-Grossi pezzi...de merda. Er de merda era sottinteso, disse il brigadiere.
-Ve bene...tanto non ho scelta. So che non mollerai l'inchiesta. Ormai la senti come anche tua...
-Esatto, marescià, vedo che incominciate a conoscermi.
-Quindi ti dico cosa faremo.
-Agli ordini, marescià.
-Fra un paio di giorni tu andrai a rimuovere il cadavere di Casalbene...ammesso che non lo trovino, come io spero.
-Va beh, ce lo sapevo che me toccava sto ruolo. Ma anche se era un terrorista c'avrà diritto a una sepoltura, no?
-Infatti. Non sono un cinico. Lo faremo trovare tramite una telefonata anonima alla polizia. Così noi carabinieri nemmeno ci entriamo, in questa storia romana.
-Nel frattempo, in questo paio di giorni, io leggerò i giornali, per vedere cosa è trapelato. Se la sparatoria è stata coperta, fatta passare sotto silenzio. Tu invece ascolta in Stazione, in giro, fra i tuoi colleghi, senza destare sospetti. Senza manifestare eccessiva curiosità.
-Nun ve preoccupate, marescià...
-Il problema però che mi sorge è un altro. Ed è un rompicapo non di facile risoluzione: che ci faceva Nepoti a Roma? E chi ha ucciso Alessio Casalbene? Sono due domande rispondendo alle quali potrebbero aprirsi scenari inquietanti.
-Me sembra una buona idea...ma ho capito dove volete arrivà....
-Dove?
-Che Casalbene l'ha fatto fuori Nepoti.
-Ho il forte sospetto che sia così. La sua presenza sulla scena del delitto è assai sospetta. Ma devo avere la certezza.
-Per intanto cavo i proiettili dal cadavere di Casalbene e li faccio esaminà.
-Pericoloso! Qualcuno potrebbe insospettirsi, parlare.
-Marescia, non li faccio esaminare dai Ris. C'ho un amico fidato che me lo può fare. Certo ce sarà da scucì quarche piotta...
-Non ti preoccupare di questo. Io non sono sposato. Né separato. Qualcosa da parte ce l'ho.
-Che volete dì con questo?
-Che se fossi sposato come il capitano Gianuli dovrei passare il tempo a controllare i movimenti bancari che mia moglie fa con la mia carta di credito . E se fossi separato non ce l'avrei nemmeno la carta di credito. Ho molti esempi fra i colleghi di gente finita in braghe di tela. Cornuti e mazziati. Ma....dopotutto, io che sono l'unico investigatore italiano con mentalità da Fbi, non posso non dire che le corna uno, più o meno, se le guadagna. Come pure le conseguenze delle stesse.
-Bingo! disse Agostinelli.
-Questo lo posso dire solo io.
-Perdonateme , marescià, volevo provà l'ebrezza.
-Conserva queste boutade per momenti più difficili. Perché ce ne saranno, disse Santoro.
-A proposito qui c'è un bagno? , aggiunse a mo' di domanda ad Agostinelli.
-A destra der bancone, serviteve pure, disse Agostinelli.
Santoro si alzò per andare in bagno.
-C'avete ragione, sto fatto de la colite va a momenti.
-Stavolta mi devo lavare le mani...non vorrai mica che le mani di porchetta mele pulisca sull'impermeabile, disse Santoro.
Agostinelli sorrise. E mentre Santoro andava verso il bagno del bar, pensò-parola mia, quest'omo è tutto matto...che è genio! C'ha tutto in testa prima che succeda!
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