Agostinelli fece rapporto. Ma lo edulcorò nel senso indicato da Santoro.
Nel pomeriggio del giorno dopo la sparatoria, Santoro dette appuntamento ad Agostinelli in piazza Venezia. Sotto il balcone dove Mussolini teneva discorsi infuocati e affollatissimi. Santoro non amava i dittatori e ogni volta si era immaginata quella piazza vista in decine di documentari d'epoca. Ora la stava osservando dal vivo, più di settant'anni dopo. Dette un'occhiata fuggevole ai passanti. Gli sembrò di vedere le stesse facce. Sì, i vestiti erano diversi, i ragazzi portavano tutti dei tatuaggi sul collo, sugli avambracci, orecchini di cocco o di osso, capelli rasta, scarpe New Balance, capelli con tagli strani...gli adulti vestivano meglio, più alla moda del momento....gli anziani invece vestivano proprio male; specie quelli poveri, i pensionati, quelli che dopo una vita di lavoro percepivano una pensione appena sufficiente a pagarsi i farmaci per curarsi. Ma le facce, quelle facce, a Santoro gli sembrarono le stesse. Per quanto acume potessero lasciar trasparire, vi erano dei momenti, delle espressioni tipiche, che a Santoro facevano venire in mente l'uomo plaudente patiboli medio. O anche la donna. E a quel punto gli venne fatto di pensare, perché cavolo nella pallanuoto femminile, quando espellevano per un fallo una giocatrice, si continuava a dire che la squadra cui non era stato espulso nessuno giocava con un uomo in più? Nessuna pallanuotista, risultava a Santoro, si era presa la briga di correggere questo malvezzo dei telecronisti, tutti rigorosamente uomini. Delle due l'una, o gli si stava per manifestare una qualche forma di aterosclerosi, oppure stava cercando di metabolizzare la sparatoria della sera precedente.
Agostinelli arrivò di lì a poco, ponendo fine ai pensieri contorti di Santoro. Scese , con somma meraviglia del maresciallo pugliese, da un autobus.
-Be', Agostinè, e la mercedes, oggi, non l'hai portata?
-Marescia, c'avete ragione, basta con i lussi. Ci vuole un po' di assestament...
-Assestament?
-Come se dice...quella parola che significa di volare basso in inglese?
-Understatement?
-Ecco, bravo...quella cosa lì, disse Agostinelli.
Santoro sorrise. Agostinelli non era colto, ma era intelligente e riusciva a collegare in modo mirabile le cose da dire facendosi intendere alla perfezione. Sbavature linguistiche o meno.
-A Marescia, che famo stasera?
-Te lo dico io che famo...
-So tutt'orecchie, disse Agostinelli.
-Mi porti da Spartaco...dobbiamo torchiarlo, ci deve dire dove troviamo Casalbene.
-E come pensate de fa. Quella è gente sgamata. Sanno come difendersi. Quello non le dirà niente.
-E infatti la questione si articolerà in questo modo: poiché vorrei al più presto chiudere questa vicenda cercando , per qualche ora, di godermi la città, i suoi monumenti, immaginando scene storiche viste nei film o in documentari d'epoca, prima di rientrare in quel di Milano e dirigere l'inchiesta nel verso che deve prendere...con buona pace che complottisti in salsa antislamica, a tal scopo tu, Agostinelli, mi porterai nei dintorni della dimora di Spartaco...e mi lascerai lì nei pressi.
-Ok, ok, marescià...e dopo, che farete?
-Dopo sono cazzi miei...o meglio i cazzi saranno tutti di Spartaco.
-Ma che glie volete fa...
-Niente, Agostinè...
-Come niente?
-Mi infilerò in casa sua, mi metterò un cappuccio in testa, e gli farò sputare tutti denti finchè non mi dice dove sta Casalbene...
-E già...er cappuccio ve lo potete pure levà, tanto ce lo sa che siete voi...
-Può immaginarselo, ma non vedendomi non può provarlo. Anche perché filmerò la scena...
-Filmerà la scena?
-Sì, Agostinè...tu mi darai quel cavolo di telefonino "ultimate generation" e mi spiegherai come si usa. Dopodiché, una volta in casa di Spartaco, lo azionerò. E gli estorcerò quello che mi serve sapere...se tenterà di denunciarmi farà la fine del Ciclope di Ulisse.
-Che c'entra er ciclope, che volete fa 'a moviola a casa de Spartaco?
-Ma che cavolo cianci di moviola?
-Siete voi che avete parlato de "ciclope"...ve dimenticate che io so da Lazio...e de ciclopi , se permettete , me ne intendo...dopo che c'hanno messo la moviola in campo...
Santoro si mise la mano sulla fronte invocando tutte le madonne possibili e immaginabili...
Poi disse-va beh, tanto con te è una battaglia persa...Il ciclope che intendevo io era Polifemo. Se avessi studiato qualche coserellina qua e là, o anche semplicemente a scuola, sapresti che Ulisse dal ritorno dalla guerra di Troia, incappò in questo gigante antropofago con un occhio solo, per liberarsi del quale e tornare sano salvo in patria a Itaca, fu costretto ad accecare. Quando Polifemo invocò l'aiuto degli altri ciclopi e questi gli chiesero chi fosse stato , Polifemo disse che era stato "Nessuno". Perché questo è il nome che gli aveva detto di avere Ulisse....al Ciclope. Ti è più chiaro adesso? Spartaco mentre lo torchierò col cappuccio in testa riprendendo la scena con il tuo telefonino, non potrà dire che ad estorcergli delle informazioni sono stato io. Chiaro ora?
Ora era la volta di Agostinelli, di mettersi la mano in fronte e invocare tutti i santi.
Ma alla fine Agostinelli acconsentì. E trascorse le due ore successive a spiegare a Santoro come funzionasse il suo smartphone. A spiegargli come fare per attivare la videocamera e riprendersi.
Dopo due ore Santoro non aveva ancora capito.
-A marescià, disse Agostinelli, voi sarete 'n'omo de cultura, conoscete Polifemo e compagnia bella, ma se bucate 'na rota in tangenziale e non ce 'n'avete una de scorta, sete capace de sparà a 'na machina in corsa, pe' chiama un carro attrezzi!
-Agostinè...sono tecnoleso, che ci vuoi fare. Uno a uno e palla al centro.
Ma poi alla fine Agostineli, con pazienza, gli spiegò la via più semplice. Gli disse che avrebbe attivato lui, la videocamera dello smartphone, da subito, per non correre rischi. Santoro acconsentì.
Sotto "il balcone di Mussolini", i due uomini questionavano nel traffico circostante, mentre alla loro sinistra campeggiava l'altare della Patria e il monumento al Milite Ignoto, illuminato, nella sera incipiente. C'era stato il cambio della guardia, l'alloro delle corone posate sotto il monumento erano quasi secco ...e i due carabinieri erano ancora lì a questionare. Nel frattempo erano passati ogni genere di turisti, giapponesi, russi, grassi e rubicondi e biondi, come plantigradi in trasferta, americani che masticavano chewingum, filippini della servitù della borghesia romana...e varie pattuglie di polizia e carabinieri...se avessero continuato a stare lì sarebbe intervenuto l'antiterrorismo. Santoro si rese conto della cosa e ad un certo punto disse ad Agostnelli.
-Ok, abbiamo assodato le cose...ora portami in zona!
-In zona? Che zona?
-Zona operativa...
Agostinelli lo guardò perplesso.
-Casa di Spartaco, Agostinè...e su...poi dicono che fanno le barze sui carabinieri!
-Barze?
-Barze sta per barzellette...noi a Milano abbreviamo tutto...c'abbiamo fretta...capito?
-Ma non siete Pugliese...
-Sì, certo...ma stavo scherzando...
-Boh? Chi ve capisce è bravo.
-Agostinè, non mi far perdere tempo, portami sotto casa di Spartaco.
-D'accordo...ma non fate cazzate...
-In che senso?
-Non lo uccidete!
-Agostinè, ma ti sei sciroccato il cervello?
-A mbeh...me pareva...
-Certo se fa resistenza non è che gli regalerò un mazzo di mammolette....
-Marescia...nun ve ce vedo a coi, che ne so, cattivo....
Santoro guardò Agostinelli.
Il brigadiere capì che non era aria.
-'Namo , vah, disse, ve ce porto subito, a casa de Spartaco...
giovedì 27 luglio 2017
mercoledì 19 luglio 2017
La pianista cinese, capitolo 23
Santoro era di lato all'autobus, uno dei tanti autobus dell'Atac di Roma. Camminava su e giù lentamente. Come se attendesse che il mezzo si mettesse in moto prima di partire. Intanto di Agostinelli nemmeno l'ombra.
Ad un tratto vide un tipo sospetto che si aggirava sul marciapiedi antistante l'albergo. Non c'era molta gente in giro, la serata era tiepida, un tiepido marzo romano. Osservò attentamente quell'uomo con una giacca verde militare indosso e il bavero alzato. Jeans stretti attillati, atletico. Capelli grigi tagliati corti. Barba curata, corta anch'essa.
Non ebbe più dubbi. Era Casalbene. E si complimentò con se stesso per l'intuizione circa le intenzioni del terrorista.
L'uomo sembrava indeciso sul da farsi. Se entrare in albergo e , con uno stratagemma, capire quale fosse la camera e il piano dove alloggiava Santoro. O se attenderlo lì fuori.
Intanto si guardava intorno. Agostinelli si era perso nel terrificante traffico romano. Porca puttana, si disse Santoro. Affermazione non definizione.
Decise di passare all'azione. Girò intorno quell'autobus rosso e si trovò ad un centinaio di metri da Casalbene. Cominciò ad avanzare, fidando, probabilmente, sull'effetto sorpresa.
Casalbene ebbe come una premonizione, si voltò di scatto e percepì qualcosa.
Si guardò a destra e a sinistra. Poi si sbottonò la giacca.
Estrasse la pistola e si preparò a fare fuoco. Ma Santoro fu più lesto e come tirò fuori la sua parabellum dal sotto l'ascella e dall'impermeabile "colombiano", fece fuoco. Casalbene restò sorpreso. Cento metri erano molti e Santoro pur avendo fatto fuoco per primo, tre colpi a ripetizione, non lo centrò. Casalbene si abbassò facendosi scudo di un veicolo parcheggiato accosto al marciapiede. E fece fuoco a sua volta.
Santoro si lanciò per terra, sull'impiantito di porfido. L'impiantito era duro, ma Santoro ci planò su come un pallavolista. La pistola sempre in mano.
Pensò che qualcuno poteva essere colpito, in quella baraonda e , rotolando su se stesso, scivolò dietro ad un altro autobus appena giunto alla fermata parallela a quella dell'autobus dietro cui stava inizialmente.
Nessuno sparava più. Casalbene compreso . Santoro se ne stava rannicchiato a terra e la gente intorno correva terrorizzata. A quel punto vide una Mercedes con un lampeggiante accesso sul tettuccio avvicinarsi al marciapiede dove doveva essere appostato Casalbene.
Sera, luci di auto in corsa, taxi, autobus, motorini e passanti. A Santoro gli sembrava di stare in una megalopoli del sud del mondo. Sopraggiungeva altra gente che non aveva avvertito gli spari. Anzi la confusione sembrava averli attirati lì nei pressi .
Vide Agostinelli scendere dalla mercedes. A quel punto doveva uscire dal suo nascondiglio e rischiare. Agostinelli , ignaro, era in pericolo.
Agostinelli veniva verso lui, spalle a Casalbene. Santoro intravide il terrorista che puntava la pistola proprio verso la schiena di Agostinelli. A quel punto aveva un raggio visivo davvero limitato, fra Agostinelli e la sagoma riparata dietro al veicolo di Casalbene. Ma doveva rischiare. Fece fuoco sulla macchina dietro cui stava Casalbene, colpendo i finestrini con gran fracasso. Agostinelli estrasse l'arma e la puntò contro Santoro. Che non aveva riconosciuto. Puntò in direzione degli spari.
-A terra, urlò Santoro, sperando che Agostinelli afferrasse al volo la situazione.
Pregò che accadesse. Pregò Padre Pio. Gli succedeva, a volte. Un agnostico che pregava per Padre Pio.
E Agostinelli , che era sveglio, si gettò a terra. Casalbene uscì da dietro la macchina che gli faceva da riparo e cominciò a fare fuoco all'impazzata. Ma senza avanzare. In piedi e senza riparo. Santoro che era in una buona posizione poteva colpirlo. Ma per un secondo pensò che se lo avesse colpito non avrebbe saputo la verità. Bisognava prenderlo vivo. Sparò ancora verso la macchina accanto a Casalbene, cercando ci colpire il serbatoio del mezzo. Ma l'auto non si incendiò. No. Non era come nei film dei poliziotti americani e la cosa non sarebbe terminata con un "Bingo!" esclamativo. Ma la cosa in qualche modo funzionò. Vide Casalbene svignarsela dietro quella macchina, che perdeva benzina dal serbatoio e svoltare come un razzo dietro l'angolo del palazzo. Probabilmente erano salvi.
-Stai giù, Agostinè, porca puttana! Urlò Santoro.
Agostinelli obbedì. Due minuti dopo, ergendosi in mezzo ad un gruppo di persone che non avevano aspettato suggerimenti dal maresciallo pugliese e che s'erano a loro volta collassati sull'impiantito urbano, per offrire meno sagoma ai proiettili, per un moto naturale di autodifesa, fece qualche passo verso Agostinelli. Pistola in pugno puntata verso dov'era Casalbene. Che ora non c'era più.
Giunto vicino ad Agostinelli gli porse la mano aiutandolo ad alzarsi.
-Tutto a posto?
-Tutto a posto, marescià...m'avete sarvato la vita.
-Non dire puttanate, com'è tua abitudine, disse Santoro, quello se avesse voluto ti avrebbe bucherellato come uno scolapasta.
Agostinelli non disse niente.
Insieme andarono verso il gruppo di dieci o quindici persone che si erano lanciate a terra, durante la sparatoria. Gli dissero di alzarsi, che erano dei carabinieri, e che il pericolo era cessato.
Alcuni si ricomposero da sé. Altri furono aiutati da Santoro e Agostinelli. Nessuno sembrava essere stato ferito. Per fortuna.
Poi videro avvicinarsi delle volanti della polizia. Due agenti uscirono velocemente dall'auto d'ordinanza , un alfa 159 e si avvicinarono pistola in pugno. Santoro e Agostinelli tirarono fuori con calma , senza gesti troppo rapidi, il loro distintivo. E lo misero bene in mostra. I due agenti si tranquillizzarono.
-Che è successo, chiese uno dei due.
-Qualcuno si è messo a sparare all'impazzata, all'improvviso. Ma nessuno è stato ferito o si fatto nulla. Il brigadiere Agostinelli, qui, ha messo in fuga l'uomo che sparava, disse Santoro.
-Ma perché sparavano...sparavano a voi? Chiese l'altro agente, tracagnotto, barba curata e basco calato appieno.
-No, no...noi eravamo qui per caso, disse Santoro. Ma meno male che c'eravamo. Probabilmente un pazzo, uno che s'è messo a sparare senza motivo. Nemmeno un terrorista. Perché se avesse voluto, dalla posizione in cui sparava poteva fare una strage.
Agostinelli taceva. Probabilmente stava mangiando la foglia.
I due poliziotti si guardavano in faccia un po' increduli.
-E' come dice er maresciallo...comunque nun ve preoccupate, qui pensamo a tutto noi, regà. Tornate pure in servizio. Il pericolo è cessato. Ripeto, il pericolo è cessato.
I due agenti si guardarono ancora fra loro. Fecero segno all'agente che era nell'alfa d'ordinanza che era tutto a posto. Salutarono militarmente e s'allontanarono verso la loro auto.
Nel frattempo il personale paramedico di un'ambulanza privata, che era lì nei pressi, si stava assicurando che non ci fossero feriti da curare. E non ce n'erano. Ma stavano fornendo qualche conforto psicologico e dando da bere ad una coppia di anziani che s'era presa un bello spavento. L'ambulanza era ferma fra i due autobus ma ripartiti.
-Marescia...e mo' con sto casino dovemo fà rapporto, disse Agostinelli.
-Agostinè, fai pure rapporto, ma poni la cosa nel senso da me imbeccato.
-Cioè?
-Cioè...cioè...Agostinè, devi dire che s' è trattato di un pazzo senza scopo, né terroristico né d'altro.
-Perché?
-Perché se no l'inchiesta, se ci mettono mani troppi soggetti, finisce a puttane. Ti è più chiaro adesso, il senso?
-Beh, sì, disse Agostinelli.
-E adesso andiamo da zio Tonio e fammi assaggiare questo famigerato baccalà, porca puttana....
Agostinelli sorrise a mezz'asta.
-Tanto per stasera non lo becchiamo, Casalbene. Ci pensiamo domani.
-Ok, ok, marescià, come volete.
-Prima , però devo fare due cose.
-Che cosa dovete fa , Marescia?
-Salgo un attimo in camera, ho bisogno del cesso.
-E la seconda cosa?
-La secondo cosa ? Mi faccio preparare un litro di camomilla dal receptionist...
-De camomilla?
-Sì, camomilla...mi calma la colite.
-Boh...Marescia, ve la posso dì n'a cosa?
-Lo so già che mi vuoi dire...che sono strano...
-Chè, leggete nel pensiero mo'?
-No, Agostinè...è che ci sono abituato. Ma lasciamo stare le cose così. Perché sono anni che lasciando stare le cose così, funziono....
Ad un tratto vide un tipo sospetto che si aggirava sul marciapiedi antistante l'albergo. Non c'era molta gente in giro, la serata era tiepida, un tiepido marzo romano. Osservò attentamente quell'uomo con una giacca verde militare indosso e il bavero alzato. Jeans stretti attillati, atletico. Capelli grigi tagliati corti. Barba curata, corta anch'essa.
Non ebbe più dubbi. Era Casalbene. E si complimentò con se stesso per l'intuizione circa le intenzioni del terrorista.
L'uomo sembrava indeciso sul da farsi. Se entrare in albergo e , con uno stratagemma, capire quale fosse la camera e il piano dove alloggiava Santoro. O se attenderlo lì fuori.
Intanto si guardava intorno. Agostinelli si era perso nel terrificante traffico romano. Porca puttana, si disse Santoro. Affermazione non definizione.
Decise di passare all'azione. Girò intorno quell'autobus rosso e si trovò ad un centinaio di metri da Casalbene. Cominciò ad avanzare, fidando, probabilmente, sull'effetto sorpresa.
Casalbene ebbe come una premonizione, si voltò di scatto e percepì qualcosa.
Si guardò a destra e a sinistra. Poi si sbottonò la giacca.
Estrasse la pistola e si preparò a fare fuoco. Ma Santoro fu più lesto e come tirò fuori la sua parabellum dal sotto l'ascella e dall'impermeabile "colombiano", fece fuoco. Casalbene restò sorpreso. Cento metri erano molti e Santoro pur avendo fatto fuoco per primo, tre colpi a ripetizione, non lo centrò. Casalbene si abbassò facendosi scudo di un veicolo parcheggiato accosto al marciapiede. E fece fuoco a sua volta.
Santoro si lanciò per terra, sull'impiantito di porfido. L'impiantito era duro, ma Santoro ci planò su come un pallavolista. La pistola sempre in mano.
Pensò che qualcuno poteva essere colpito, in quella baraonda e , rotolando su se stesso, scivolò dietro ad un altro autobus appena giunto alla fermata parallela a quella dell'autobus dietro cui stava inizialmente.
Nessuno sparava più. Casalbene compreso . Santoro se ne stava rannicchiato a terra e la gente intorno correva terrorizzata. A quel punto vide una Mercedes con un lampeggiante accesso sul tettuccio avvicinarsi al marciapiede dove doveva essere appostato Casalbene.
Sera, luci di auto in corsa, taxi, autobus, motorini e passanti. A Santoro gli sembrava di stare in una megalopoli del sud del mondo. Sopraggiungeva altra gente che non aveva avvertito gli spari. Anzi la confusione sembrava averli attirati lì nei pressi .
Vide Agostinelli scendere dalla mercedes. A quel punto doveva uscire dal suo nascondiglio e rischiare. Agostinelli , ignaro, era in pericolo.
Agostinelli veniva verso lui, spalle a Casalbene. Santoro intravide il terrorista che puntava la pistola proprio verso la schiena di Agostinelli. A quel punto aveva un raggio visivo davvero limitato, fra Agostinelli e la sagoma riparata dietro al veicolo di Casalbene. Ma doveva rischiare. Fece fuoco sulla macchina dietro cui stava Casalbene, colpendo i finestrini con gran fracasso. Agostinelli estrasse l'arma e la puntò contro Santoro. Che non aveva riconosciuto. Puntò in direzione degli spari.
-A terra, urlò Santoro, sperando che Agostinelli afferrasse al volo la situazione.
Pregò che accadesse. Pregò Padre Pio. Gli succedeva, a volte. Un agnostico che pregava per Padre Pio.
E Agostinelli , che era sveglio, si gettò a terra. Casalbene uscì da dietro la macchina che gli faceva da riparo e cominciò a fare fuoco all'impazzata. Ma senza avanzare. In piedi e senza riparo. Santoro che era in una buona posizione poteva colpirlo. Ma per un secondo pensò che se lo avesse colpito non avrebbe saputo la verità. Bisognava prenderlo vivo. Sparò ancora verso la macchina accanto a Casalbene, cercando ci colpire il serbatoio del mezzo. Ma l'auto non si incendiò. No. Non era come nei film dei poliziotti americani e la cosa non sarebbe terminata con un "Bingo!" esclamativo. Ma la cosa in qualche modo funzionò. Vide Casalbene svignarsela dietro quella macchina, che perdeva benzina dal serbatoio e svoltare come un razzo dietro l'angolo del palazzo. Probabilmente erano salvi.
-Stai giù, Agostinè, porca puttana! Urlò Santoro.
Agostinelli obbedì. Due minuti dopo, ergendosi in mezzo ad un gruppo di persone che non avevano aspettato suggerimenti dal maresciallo pugliese e che s'erano a loro volta collassati sull'impiantito urbano, per offrire meno sagoma ai proiettili, per un moto naturale di autodifesa, fece qualche passo verso Agostinelli. Pistola in pugno puntata verso dov'era Casalbene. Che ora non c'era più.
Giunto vicino ad Agostinelli gli porse la mano aiutandolo ad alzarsi.
-Tutto a posto?
-Tutto a posto, marescià...m'avete sarvato la vita.
-Non dire puttanate, com'è tua abitudine, disse Santoro, quello se avesse voluto ti avrebbe bucherellato come uno scolapasta.
Agostinelli non disse niente.
Insieme andarono verso il gruppo di dieci o quindici persone che si erano lanciate a terra, durante la sparatoria. Gli dissero di alzarsi, che erano dei carabinieri, e che il pericolo era cessato.
Alcuni si ricomposero da sé. Altri furono aiutati da Santoro e Agostinelli. Nessuno sembrava essere stato ferito. Per fortuna.
Poi videro avvicinarsi delle volanti della polizia. Due agenti uscirono velocemente dall'auto d'ordinanza , un alfa 159 e si avvicinarono pistola in pugno. Santoro e Agostinelli tirarono fuori con calma , senza gesti troppo rapidi, il loro distintivo. E lo misero bene in mostra. I due agenti si tranquillizzarono.
-Che è successo, chiese uno dei due.
-Qualcuno si è messo a sparare all'impazzata, all'improvviso. Ma nessuno è stato ferito o si fatto nulla. Il brigadiere Agostinelli, qui, ha messo in fuga l'uomo che sparava, disse Santoro.
-Ma perché sparavano...sparavano a voi? Chiese l'altro agente, tracagnotto, barba curata e basco calato appieno.
-No, no...noi eravamo qui per caso, disse Santoro. Ma meno male che c'eravamo. Probabilmente un pazzo, uno che s'è messo a sparare senza motivo. Nemmeno un terrorista. Perché se avesse voluto, dalla posizione in cui sparava poteva fare una strage.
Agostinelli taceva. Probabilmente stava mangiando la foglia.
I due poliziotti si guardavano in faccia un po' increduli.
-E' come dice er maresciallo...comunque nun ve preoccupate, qui pensamo a tutto noi, regà. Tornate pure in servizio. Il pericolo è cessato. Ripeto, il pericolo è cessato.
I due agenti si guardarono ancora fra loro. Fecero segno all'agente che era nell'alfa d'ordinanza che era tutto a posto. Salutarono militarmente e s'allontanarono verso la loro auto.
Nel frattempo il personale paramedico di un'ambulanza privata, che era lì nei pressi, si stava assicurando che non ci fossero feriti da curare. E non ce n'erano. Ma stavano fornendo qualche conforto psicologico e dando da bere ad una coppia di anziani che s'era presa un bello spavento. L'ambulanza era ferma fra i due autobus ma ripartiti.
-Marescia...e mo' con sto casino dovemo fà rapporto, disse Agostinelli.
-Agostinè, fai pure rapporto, ma poni la cosa nel senso da me imbeccato.
-Cioè?
-Cioè...cioè...Agostinè, devi dire che s' è trattato di un pazzo senza scopo, né terroristico né d'altro.
-Perché?
-Perché se no l'inchiesta, se ci mettono mani troppi soggetti, finisce a puttane. Ti è più chiaro adesso, il senso?
-Beh, sì, disse Agostinelli.
-E adesso andiamo da zio Tonio e fammi assaggiare questo famigerato baccalà, porca puttana....
Agostinelli sorrise a mezz'asta.
-Tanto per stasera non lo becchiamo, Casalbene. Ci pensiamo domani.
-Ok, ok, marescià, come volete.
-Prima , però devo fare due cose.
-Che cosa dovete fa , Marescia?
-Salgo un attimo in camera, ho bisogno del cesso.
-E la seconda cosa?
-La secondo cosa ? Mi faccio preparare un litro di camomilla dal receptionist...
-De camomilla?
-Sì, camomilla...mi calma la colite.
-Boh...Marescia, ve la posso dì n'a cosa?
-Lo so già che mi vuoi dire...che sono strano...
-Chè, leggete nel pensiero mo'?
-No, Agostinè...è che ci sono abituato. Ma lasciamo stare le cose così. Perché sono anni che lasciando stare le cose così, funziono....
giovedì 13 luglio 2017
La pianista cinese, capitolo 22
Mangiarono la coda alla vaccinara in un ristorante molto noto in Ponte Milvio. Santoro gradì molto.
-Porca puttana, affermazione, non definizione. Erano secoli che non mangiavo così. E sono pronto a scommettere dieci a uno che non avrò code digestive o colitiche di sorta.
-A marescià, ma che c'avete la colite?
-Sì...è una cosa nervosa. Ha caratteristiche strane. Non sempre si manifesta in momenti di tensione . A volte il colon resiste per poi infiammarsi successivamente, nei momenti che seguono , a tensione stemperata. Altre volte si manifesta nei momenti di tensione.
-Boh, disse Agostinelli, a me me pare che state a parla de uno, de una persona, 'nzomma, non de 'na malattia.
-Non è che sia proprio una malattia ...è una sorta di reazione psicosomatica.
-Marescia, fate vobis, io nun ve capisco. Ad ogni modo i telefoni di Via dei Volsci sono sempre sotto controllo. Quindi Spartaco che ce lo sa, non chiamerà nessuno da lì. Dal suo telefono nemmeno perché io c'ho il suo numero e dieci minuti fa ho chiamato il Vicebrigadiere Voltri e gli ho detto di metterlo sotto controllo. Può chiamare o da un telefono criptato...e allora siamo fritti come er baccalà de zio Tonio...a proposito , me sa che domani c'annamo, da zio Tonio. Marescia, fa un baccalà in umido che è 'no spettacolo...
-Coraggio, stavi per completare la trojka...
-La trojka de che?
-La terza cosa, Agostinè, la terza cosa...
-A già, marescià, me dimenticavo che voi parlate greco...
-Non parlo greco, semmai russo...
-Russo? Marescia, ma niente niente siete rosso pure voi?
-No, Agostinelli, no...ma a volte mi scambiano per rosso...in questo cazzo di paese basta cercare la verità e si passa per rossi...toghe rosse, giornali rossi...e adesso ci manca anche carabinieri rossi...
-Comunque tajamo la testa ar toro...secondo me , domani, Spartaco, se è in contatto con 'sto Casalbene, lo va a trovare...ed è lì che capiremo. Ed è lì che si fotterà...
-Bingo!, disse Santoro...
-In effetti se potrebbe fare pure 'na puntata a Bingo...tanto che ce frega, prima de domani Spartaco nun se move...fidatevi marescià, conosco i miei polli...
-Lo dicono nei film americani, Agostinè...
-Cosa?
-Bingo!
-Ah...com'era quella cosa? Affermazione non definizione....
Santoro rise. Agostinelli era un pasticcione, ma era simpatico. E onestamente si muoveva a proprio agio un po' in tutti gli ambienti. Proprio quello che gli serviva.
A sera Santoro si fece accompagnare in albergo. Un hotel nei pressi di stazione Termini. All'ingresso aveva notato due prostitute esteuropee, capelli legati a coda di cavallo, tatuaggi sulle caviglie, scarpe tacco 21, bionde ossigenate, sigaretta fumata nervosamente.
Aveva detto ad Agostinelli che non voleva dormire in nessuna caserma. Voleva studiare il caso mentre era sdraiato a letto, ascoltando qualche pezzo jazz su qualche canale radio notturno, mentre sorseggiava una camomilla. Agostinelli aveva sorriso. "A marescià,", aveva detto, "semmai un mojito". Poi si erano dati appuntamento per l'indomani mattina.
Sdraiato nel letto dell'Hotel "Vergara", un tre stelle il cui gestore doveva aver corrotto qualcuno per prendere la terza stella, Santoro aveva smanettato la radio che era inserita nella testiera del letto d'antan. Aveva trovato una stazione radio decente. Stavano suonando un pezzo strumentale di jazz latino. Si trattava di Radio Montecarlo 2, la seconda stazione di Radio Montecarlo. Una trasmissione di jazz latino un po' chill out, ambient. Niente male. Finalmente un po' di pace. Sorrise nel pensare che l'indomani spiegare ad Agostinelli che musica avesse ascoltato avrebbe potuto essere un problema. Il brigadiere romano avrebbe tranquillamente potuto scambiare "chill out" con "chilom", la caratteristica pipa d'argilla adatta a fumare hashish. Già lo considerava strano. Ci sarebbe mancato questo!
Disteso così sul letto stava pensando. Secondo me, congetturava, bisogna andare subito, ORA, a controllare Spartaco. Va bene che erano a Roma e che avevano una visione della vita più soft riguardo a tempistica , che a Milano. Ma si trattava di situazioni da cui poteva dipendere il futuro di qualcuno. Di Casalbene, per esempio. Era latitante da oltre 25 anni. Un assurdità. Si erano dimenticati di lui. E bisognava capire che legame ci fosse fra lui e Ponzini. Santoro si era convinto che si fosse trattato di un'esecuzione, non di un errore. Colpi mirati e sparati con dovizia militare. Casalbene doveva essersi mantenuto in esercizio. Poteva persino essere andato a combattere in qualche altro scenario del pianeta dov'era in corso una guerra.
Tirò fuori dalla tasca la Zanna di Dinosauro. Compose il numero di Agostinelli. Il telefono del Brigadiere squillò varie volte. Agostinelli non si decideva a rispondere. Poi, finalmente, rispose...
-Pronto, marescià, che è successo?
-Dobbiamo intervenire subito. Non possiamo aspettare domani. Secondo me il tuo amico andrà stasera , di persona, ad incontrare Casalbene. E ti dirò di più, rabdomantico come sono...quello , Casalbene, potrebbe persino mettersi in movimento per venire ad eliminarmi. Poiché lui , se c'ho visto bene, sa perché sono qui...
-Marescia, ma veramente state a dì? Io sto uscendo con la mi ragazza. Stiamo andando in disco! E voi ve mettere a fa er romantico...
-Rabdomantico, Agostinè, rabdomantico...Beh, devi rimandare. Ti aspetto in albergo. Vedi di sbrigarti. Abbiamo un lavoro da fare.
-Va beh, marescià, va bene...mo' però come glielo spiego alla mi ragazza?
-Agostinè...non hai detto che vuoi far parte a pieno titolo dell'inchiesta?
-Ricevuto, marescià, tempo zero e arivo....
Agostinelli chiuse il telefono.
Santoro tirò fuori la sua Beretta s 9 parabellum da sotto al cuscino. Ne constatò il funzionamento, i meccanismi. Era perfettamente oliata. Si vestì in tutta fretta. Spense la luce. Spostò lievemente la tendina della finestra e dette un'occhiata fuori, al piano strada. Niente di anomalo. Per il momento. Aveva delle sensazioni strane...fece qualche passo senza scarpe. Guardò dallo spioncino. Non vide nessuno. Come aveva fatto ad essere così superficiale? Uno che aveva freddato due persone in quel modo , da professionista, non era più un brigatista, un militante politico. Era diventato un killer. Mano mano che pensava se ne convinceva sempre di più. E poteva benissimo essere che in quel momento lo stesse attendendo per completare l'opera e togliere di mezzo un testimone scomodo. Mise la pistola nella fondina, sotto l'ascella. Mise l'impermeabile. Aprì la porta della camera. Guardò a destra e a sinistra. Prese le scale...niente ascensore. Arrivato al piano terra, scese di un altro piano . Vide una porta che dava sul retro dell'albergo. La aprì. Dava sul retro dell'Hotel, all'esterno. Uscì di soppiatto. E camminò con calma, senza dare troppo nell'occhio. Aveva i sensi all'erta come l'Uomo Ragno. Avrebbe atteso Agostinelli fuori. Nascosto da qualche parte. Casalbene poteva essere già nei pressi, per quanto gli era dato di immaginare. Il tempo tecnico ci sarebbe stato. Attese dietro ad un autobus che era fermo. Le porte aperte. Qualche passeggero stancamente seduto . Notò un nero. Un africano. Stava parlando al telefono. Parlava in romanesco meglio di Agostinelli. Come se fosse nato a Roma. La cosa destò in Santoro una qualche meraviglia. A Milano non aveva conosciuto africani che parlassero in milanese, mai. Forse il sud del mondo si amalgamava meglio. Attese nascosto dietro l'autobus. L'autista dell'autobus non ci fece caso. Stava guardando la tv sull'iphone. Da dietro l'autobus, attraverso i suoi ampi finestrini, riusciva a vedere bene l'albergo. Aveva fatto un lungo giro per posizionarsi a favore di vista. E di tiro.
-Porca puttana, affermazione, non definizione. Erano secoli che non mangiavo così. E sono pronto a scommettere dieci a uno che non avrò code digestive o colitiche di sorta.
-A marescià, ma che c'avete la colite?
-Sì...è una cosa nervosa. Ha caratteristiche strane. Non sempre si manifesta in momenti di tensione . A volte il colon resiste per poi infiammarsi successivamente, nei momenti che seguono , a tensione stemperata. Altre volte si manifesta nei momenti di tensione.
-Boh, disse Agostinelli, a me me pare che state a parla de uno, de una persona, 'nzomma, non de 'na malattia.
-Non è che sia proprio una malattia ...è una sorta di reazione psicosomatica.
-Marescia, fate vobis, io nun ve capisco. Ad ogni modo i telefoni di Via dei Volsci sono sempre sotto controllo. Quindi Spartaco che ce lo sa, non chiamerà nessuno da lì. Dal suo telefono nemmeno perché io c'ho il suo numero e dieci minuti fa ho chiamato il Vicebrigadiere Voltri e gli ho detto di metterlo sotto controllo. Può chiamare o da un telefono criptato...e allora siamo fritti come er baccalà de zio Tonio...a proposito , me sa che domani c'annamo, da zio Tonio. Marescia, fa un baccalà in umido che è 'no spettacolo...
-Coraggio, stavi per completare la trojka...
-La trojka de che?
-La terza cosa, Agostinè, la terza cosa...
-A già, marescià, me dimenticavo che voi parlate greco...
-Non parlo greco, semmai russo...
-Russo? Marescia, ma niente niente siete rosso pure voi?
-No, Agostinelli, no...ma a volte mi scambiano per rosso...in questo cazzo di paese basta cercare la verità e si passa per rossi...toghe rosse, giornali rossi...e adesso ci manca anche carabinieri rossi...
-Comunque tajamo la testa ar toro...secondo me , domani, Spartaco, se è in contatto con 'sto Casalbene, lo va a trovare...ed è lì che capiremo. Ed è lì che si fotterà...
-Bingo!, disse Santoro...
-In effetti se potrebbe fare pure 'na puntata a Bingo...tanto che ce frega, prima de domani Spartaco nun se move...fidatevi marescià, conosco i miei polli...
-Lo dicono nei film americani, Agostinè...
-Cosa?
-Bingo!
-Ah...com'era quella cosa? Affermazione non definizione....
Santoro rise. Agostinelli era un pasticcione, ma era simpatico. E onestamente si muoveva a proprio agio un po' in tutti gli ambienti. Proprio quello che gli serviva.
A sera Santoro si fece accompagnare in albergo. Un hotel nei pressi di stazione Termini. All'ingresso aveva notato due prostitute esteuropee, capelli legati a coda di cavallo, tatuaggi sulle caviglie, scarpe tacco 21, bionde ossigenate, sigaretta fumata nervosamente.
Aveva detto ad Agostinelli che non voleva dormire in nessuna caserma. Voleva studiare il caso mentre era sdraiato a letto, ascoltando qualche pezzo jazz su qualche canale radio notturno, mentre sorseggiava una camomilla. Agostinelli aveva sorriso. "A marescià,", aveva detto, "semmai un mojito". Poi si erano dati appuntamento per l'indomani mattina.
Sdraiato nel letto dell'Hotel "Vergara", un tre stelle il cui gestore doveva aver corrotto qualcuno per prendere la terza stella, Santoro aveva smanettato la radio che era inserita nella testiera del letto d'antan. Aveva trovato una stazione radio decente. Stavano suonando un pezzo strumentale di jazz latino. Si trattava di Radio Montecarlo 2, la seconda stazione di Radio Montecarlo. Una trasmissione di jazz latino un po' chill out, ambient. Niente male. Finalmente un po' di pace. Sorrise nel pensare che l'indomani spiegare ad Agostinelli che musica avesse ascoltato avrebbe potuto essere un problema. Il brigadiere romano avrebbe tranquillamente potuto scambiare "chill out" con "chilom", la caratteristica pipa d'argilla adatta a fumare hashish. Già lo considerava strano. Ci sarebbe mancato questo!
Disteso così sul letto stava pensando. Secondo me, congetturava, bisogna andare subito, ORA, a controllare Spartaco. Va bene che erano a Roma e che avevano una visione della vita più soft riguardo a tempistica , che a Milano. Ma si trattava di situazioni da cui poteva dipendere il futuro di qualcuno. Di Casalbene, per esempio. Era latitante da oltre 25 anni. Un assurdità. Si erano dimenticati di lui. E bisognava capire che legame ci fosse fra lui e Ponzini. Santoro si era convinto che si fosse trattato di un'esecuzione, non di un errore. Colpi mirati e sparati con dovizia militare. Casalbene doveva essersi mantenuto in esercizio. Poteva persino essere andato a combattere in qualche altro scenario del pianeta dov'era in corso una guerra.
Tirò fuori dalla tasca la Zanna di Dinosauro. Compose il numero di Agostinelli. Il telefono del Brigadiere squillò varie volte. Agostinelli non si decideva a rispondere. Poi, finalmente, rispose...
-Pronto, marescià, che è successo?
-Dobbiamo intervenire subito. Non possiamo aspettare domani. Secondo me il tuo amico andrà stasera , di persona, ad incontrare Casalbene. E ti dirò di più, rabdomantico come sono...quello , Casalbene, potrebbe persino mettersi in movimento per venire ad eliminarmi. Poiché lui , se c'ho visto bene, sa perché sono qui...
-Marescia, ma veramente state a dì? Io sto uscendo con la mi ragazza. Stiamo andando in disco! E voi ve mettere a fa er romantico...
-Rabdomantico, Agostinè, rabdomantico...Beh, devi rimandare. Ti aspetto in albergo. Vedi di sbrigarti. Abbiamo un lavoro da fare.
-Va beh, marescià, va bene...mo' però come glielo spiego alla mi ragazza?
-Agostinè...non hai detto che vuoi far parte a pieno titolo dell'inchiesta?
-Ricevuto, marescià, tempo zero e arivo....
Agostinelli chiuse il telefono.
Santoro tirò fuori la sua Beretta s 9 parabellum da sotto al cuscino. Ne constatò il funzionamento, i meccanismi. Era perfettamente oliata. Si vestì in tutta fretta. Spense la luce. Spostò lievemente la tendina della finestra e dette un'occhiata fuori, al piano strada. Niente di anomalo. Per il momento. Aveva delle sensazioni strane...fece qualche passo senza scarpe. Guardò dallo spioncino. Non vide nessuno. Come aveva fatto ad essere così superficiale? Uno che aveva freddato due persone in quel modo , da professionista, non era più un brigatista, un militante politico. Era diventato un killer. Mano mano che pensava se ne convinceva sempre di più. E poteva benissimo essere che in quel momento lo stesse attendendo per completare l'opera e togliere di mezzo un testimone scomodo. Mise la pistola nella fondina, sotto l'ascella. Mise l'impermeabile. Aprì la porta della camera. Guardò a destra e a sinistra. Prese le scale...niente ascensore. Arrivato al piano terra, scese di un altro piano . Vide una porta che dava sul retro dell'albergo. La aprì. Dava sul retro dell'Hotel, all'esterno. Uscì di soppiatto. E camminò con calma, senza dare troppo nell'occhio. Aveva i sensi all'erta come l'Uomo Ragno. Avrebbe atteso Agostinelli fuori. Nascosto da qualche parte. Casalbene poteva essere già nei pressi, per quanto gli era dato di immaginare. Il tempo tecnico ci sarebbe stato. Attese dietro ad un autobus che era fermo. Le porte aperte. Qualche passeggero stancamente seduto . Notò un nero. Un africano. Stava parlando al telefono. Parlava in romanesco meglio di Agostinelli. Come se fosse nato a Roma. La cosa destò in Santoro una qualche meraviglia. A Milano non aveva conosciuto africani che parlassero in milanese, mai. Forse il sud del mondo si amalgamava meglio. Attese nascosto dietro l'autobus. L'autista dell'autobus non ci fece caso. Stava guardando la tv sull'iphone. Da dietro l'autobus, attraverso i suoi ampi finestrini, riusciva a vedere bene l'albergo. Aveva fatto un lungo giro per posizionarsi a favore di vista. E di tiro.
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