venerdì 30 giugno 2017
La pianista cinese, capitolo 21
Finito di mangiare, Santoro chiese dove doveva dirigersi.
-Nun se preoccupi , marescià. Prendiamo a machina e annamo in via Lanza. Di là ve porto all'Esquilino. Annamo a via dei Volsci. Dove c'è la radio di cui ve parlavo.
-Va bene...ma, mi raccomando, vai piano. Ho notato che corri.
-No, ma che? C'ho la guida sportiva!
-Vai piano e basta!.
-Ricevuto. 'Na mezz'oretta e siamo lì, marescià.
-Va bene.
Mezz'ora dopo, attraversando via Giovanni Lanza, in mezzo ad un traffico terrificante, suoni di clacson, semafori, svolte a destra e a manca senza frecce, Agostinelli gli annunciò che erano in zona.
Parcheggiarono in divieto di sosta. Agostinelli mise sul cruscotto in evidenza un'insegna dei Carabinieri.
-Hai parcheggiato in un'area vietata.
-Ce lo so, marescià, ma è causa di forza maggiore...e poi, ve la posso dì una cosa?
-Sentiamo...
-Voi non eravate pugliese? No, perché a me me sembra che a furia de sta a Milano ve siete un po' "polentonizzato"?
-Polentonizzato? Mmmmh. Niente male come neologismo!
-Ah certo che voi a parole siete forte...ma avete capito che cosa ho voluto dire.
-Ti dirò una cosa, Agostinè. Mi sa che hai ragione. Ma vedi in fondo noi siamo Carabinieri e se vogliamo far rispettare le regole noi per primi dovremmo dare l'esempio, non credi?
-Marescia se violando qualche regola possiamo scoprire la verità e fare giustizia...come diceva quello? Il fine giustifica lo scopo...
-Va be', non era proprio così...era" il fine giustifica i mezzi..."
-Ecco, va be', avete capito...e come se chiamava?
-Chi?
-Quello che lo disse?
-Machiavelli.
-Ah...quello che ha inventato quel gioco di carte?
-Agostinè...per favore....
Fecero un po' di strada a piedi. Marzo a Roma sembrava quasi estate. Ci saranno stati 18 gradi. Santoro aveva caldo. E si tolse l'impermeabile "colombiano".
Le strade del quartiere erano istoriate da una ragnatela di cubetti di porfido. Negli anni '70 quei cubetti erano state perfette munizioni utilizzate dai gruppi eversivi per creare disordini e attaccare i celerini, durante le frequenti manifestazioni di piazza.
Santoro fece quella citazione storica ad Agostinelli.
-Nun me dica, pure quegli stronzi degli Ultras de a Roma li usano.
-Quelli della Lazio come rispondono? Lanciando mammolette?
-Uno a uno e palla al centro, marescià, m'avete fregato, disse Agostinelli.
Santoro sorrise.
Un quartiere tipico, di case non troppo alte, massimo a tre quattro piani. I soliti bar, kebab, panifici...niente di particolare. Arrivati a via dei Volsci , al 56, Agostinelli lesse sul campanello:"Radio Onda Rossa". Suonò. Dopo alcuni minuti, un tempo che sembrò infinito, qualcuno rispose al citofono.
-Sì chi è?
-Sono Giulio, che ce sta Spartaco?
-Ce sta, ce sta, perché, che voi da lui?
-Fammi salire, dai, compagno, gli devo parlare.
Il portone si aprì con una scarica elettrica e in sottofondo si udì in lontananza la voce di chi aveva risposta che diceva, "Spartaco, ce sta un cojone che te vo' parlà...m'ha chiamato compagno, pure".
Salirono per le scale.
-Marescià, fate parlare me. Non voglio che mangino la foglia. Se parlate voi possono insospettirsi. Poi non ve dico se usate uno di quei termini difficili che usate voi. Quelli li possono usare solo loro. A casa con i genitori , prima di scucirgli un po' de piotte.
Santoro non disse niente. Doveva conoscere bene il terreno in cui operava, Agostinelli. Per cui lo lasciò fare.
L'ingresso della radio era come Santoro si sarebbe aspettato. Alcune stanze e dentro delle scrivanie ricolme di giornali e libri. Sui muri manifesti di Che Guevara, manifesti con Stelle Rosse, bandiere inchiodate al muro, di Kurdistan e Palestina.
Un tizio dai capelli bianchi, sulla sessantina, barba ben curata, fisico asciutto, si fece incontro ad Agostinelli.
-Ciao Giulio, come butta? Fece.
-Bene, Spartaco e tu come stai?
-Bene...sempre impegnati a lottare contro il sistema dei bastardi...eh...dai vieni de là che se famo 'na canna...
Mentre si muovevano all'interno di quelle stanze pressoché deserte, Spartaco rivolto ad Agostinelli, fece-chi è questo tuo amico...ce se po' fidà?
-Spartaco, da quanto tempo ce conoscemo?
-Una vita...una vita...
-E te pare che te portavo uno sbiro con me in radio...e su, dai...
Si accomodarono. Santoro si presentò.
-Gabriele, piacere, fece.
-Spartaco, disse Spartaco. Poi osservò un lungo minuto Santoro. Lo scansionò con gli occhi per bene.
Decise che non avrebbe tirato fuori l'occorrente per una canna.
-Annamo a beve 'n caffè ar bar qui de lato, dai, fece improvvisamente Spartaco. Sollevò il telefono e disse a qualcuno che stava uscendo a bersi un caffè. E che sarebbe tornato in tempo per leggere il notiziario militante.
Senza parlarsi , ma , attraverso un gioco di sguardi da tribù di bonobo, scesero le scale. Fecero , sempre in silenzio, una cinquantina di metri. Poi Spartaco si fermò. Erano accosti ad un muro, nel cono d'ombra del palazzo.
-Giulio, che te serve?
-Me serve un informazione.
-Be', aspetta er notiziario...lì io leggo tutte le informazioni più importanti della giornata.
-Nun scherzà.
-Nun me portà mai più 'no sbiro in radio senza avvisarmi.
-Nun te preoccupà, è fidato. E' pure uno che crede nella verità e nella giustizia.
-See...dei padroni.
-Beh, ce sarà pure pe' loro, no? Che te metti a fa distinzioni? disse Agostinelli.
-Ripeto la domanda, che te serve? E rispondimi subito, a Giù...o me dimentico da 'ndò venimo, tutt'è due...
-Stamo a cerca un tizio...
-Chi? E perché lo state a cercà?
Santoro restò pietrificato. Non aveva con sé l'arma d'ordinanza e stava cominciando ad innervosirsi. Non era sicuro che Agostinelli avesse abbastanza nerbo per portare quella situazione in acque tranquille.
-Alessio Casalbene, disse Agostinelli.
Spartaco ascoltando quel nome restò folgorato.
Intanto erano passati due tizi che lo aveva salutato e guardato con curiosità, per non dire, sospetto.
-Ma dico io, te sei matto? Te sei tutto matto...eh sì, nun c'è altra considerazione da fare, disse ancora Spartaco.
-Senta, disse Santoro, le posso parlare con franchezza?
-No, amico, tu non me poi parla. Non ti conosco. Non so chi sei. Puzzi de sbiro lontano un miglio. Ora , pure Giulio è un caramba, ma de lui me fido. Abbiamo diviso biscotti de cane e latte rancido, lì da dove venimo.
-Lascialo parlà, disse Agostinelli.
Spartaco non disse niente. Ma il suo silenzio fu come una specie di concessione. Indossava una t-shirt verde militare con al centro una stella rossa e sotto la stella rossa la sigla EZNL(Ejercito Zapatista Nacional de Liberacion). E dei jeans alquanto datati e sdruciti.
-Abbiamo motivo di credere che Casalbene abbia partecipato all'omicidio di una ragazza...e sin qui, dal punto di vista che immagino che lei abbia, nulla questio. Ma qui la cosa si fa interessante. Non si tratterebbe di un omicidio a sfondo politico, bensì di un omicidio su commissione , molto probabilmente per denaro...eh, si, signor Spartaco, vili motivi di denaro.
-Ahahahahah, sorrise sarcasticamente Spartaco, e voi credete che io me beva questa storia?
Voi dovete esse matti...e pe' primo tu, Giù. Me porti gli sbiri in casa. Qualsiasi cosa abbia fatto il tizio il cui nome avete fatto non sta a me giudicarlo. E soprattutto io non ho mai tradito un compagno in nessuna occasione. Terzo e ultimo, io questo Alessio Casalbene, non ho proprio idea di chi sia. E adesso se premettete, è l'ora del notiziario, devo tornare in radio.
Spartaco fece per tornare indietro verso il portone d'ingresso della radio. Ma mentre incedeva, si voltò e disse-Giù, con me hai chiuso. Nun te fa vedè più...
Poi proseguì verso il suo obbiettivo.
Santoro e Agostinelli restarono ad osservare il militante che si allontanava a passo spedito.
Santoro osservò Agostinelli. E per la prima volta si capirono al volo.
-Beh, le acque le abbiamo mosse, disse Agostinelli.
-Sì, indubbiamente, disse Santoro.
-Ora se non sono proprio cojone, disse Agostinelli, prevedo che Spartaco cercherà di contattare Casalbene.
-Certo, non vedo come non dovrebbe.
-Beh' non è scontato, disse Agostinelli.
-In che senso?
-Noi diamo per certo che questi di Radio Onda Rossa, una Radio der Movimento, debbano per forza conoscere Casalbene...perché è un ex brigatista latitante. Ma è una idea vostra, marescià. Io quindi ho pensato pe' prima cosa di verificarla.
Santoro restò in silenzio a riflettere. Agostinelli era una sorpresa continua. Non era una persona colta, ma era molto intelligente...E aveva l'indagine nel sangue. Alcune persone ce l'hanno nel Dna. E uno di questi era indubbiamente Agostinelli, pensò Santoro.
-Quindi come pensi di muoverti? Chiese a quel punto Santoro.
-Ve lo dico a cena, marescià...tanto questi dove vanno? Anche se c'avesse contatti con Casalbene, quello da Roma non se ne va. Ha mille volte più possibilità di restare latitante a vita a Roma che in qualsiasi altro posto al mondo.
-Perchè pensi questo? Gli chiese Santoro.
-Perché er pesce de fiume non lascia er Tevere pe' n'artro fiume. Il Tevere è casa sua. E del Tevere conosce tutti i suoi nemici e sa come evitarli.
Diavolo di un Agostinelli, pensò Santoro.
-Va bene, disse Santoro, ti starò a sentire...eh, sia ben inteso, la cena la offro io, aggiunse il maresciallo pugliese.
lunedì 26 giugno 2017
La pianista cinese, capitolo 20
Agostinelli parcheggiò sul Lungotevere dei Tebaldi.
Marescià-disse Agostinelli, le va bene se facciamo due passi a piedi?
-Sono campione del mondo di DUE PASSI A PIEDI, disse Santoro.
-Va bene...perché troppo vicino non riesco a parcheggiare...nemmeno con il lampeggiante e nemmeno come CARABINIERI .
-Come Carabinieri si sa che è tutto più difficile.
-Non la seguo, marescià.
-Intendo dire per il comprendonio.
-No, marescià, il comprensorio non è molto grande...a piedi.
-Dimmi una cosa, Agostinè, ma tu hai studiato, no?
-Certo marescià, ho il diploma tecnico industriale.
-Mmmmh ...e come mai confondi le parole comprendonio con compresorio?
-Eh, marescià, ma a scuola i professori parlavano come magnavano, sennò mo lo prendevamo, er diploma.
Fecero duecento metri e si ritrovarono in piazza Farnese dove c'era una fontanella nella quale si stavano abbeverando dei piccioni e alcune turiste dell' Est Europa facevano dei selfies.
-Carucce eh, marescià?
-Sì, davvero carine...
-Venga con me vicino ar Villaggio Olimpico, stasera, pe trenta euro se ne porta 'na valangata in camera!
-Agostinè...non ti stai allargando un po' troppo? E poi queste sono turiste, gente che in patria sta bene. Non puoi paragonare.
-No, marescià, ma io volevo dì che sembrano come quelle di zona Villaggio Olimpico .
Ignorante ma paraculo come pochi, pensò Santoro. In fondo era simpatico. E a Roma ci sarebbe voluto uno così, alla mano, simpatico e non troppo inquadrato. Agostinelli era perfetto per insinuarsi in determinati ambienti , pensò Santoro. Ma questa non era una scusa valida per non tentare di correggere alcune sue grezzaggini. Poi avrebbe fatto di testa sua, una volta che Santoro se ne fosse andato via da lì. Ma finchè fosse stato lì a Roma con lui, lo avrebbe bombardato di buon gusto. Purchè non lo scambiasse per Fred...Buongusto...e il rischio qui c'era.
Passarono in piazza Campo de' Fiori.
-Marescia, la trattoria è lì dietro.
C'era una statua, lì verso il centro della piazza. Era Giordano Bruno, il filosofo nolano inviso alla chiesa che fu messo al rogo dall'Inquisizione nel 1600 perché pensava che Dio fosse infinito e presente in tutte le cose, proprio in quel luogo. Ora qualcuno aveva voluto ricordarlo con una statua, una scultura. Santoro si fermò un minuto sotto l'ombra di quella statua. Parve meditare un poco.
-A marescià, namo, la trattoria è de là, la dietro! Gacchio Agostinelli.
-Sai chi era quest'uomo?
-E ce lo so sì, chi era. Se chiamava come er mitico centravanti da Lazio anni '70 e '80. Attualmente detiene il record di segnature con la maglia biancazura con 18 reti.
-E ti pareva, disse Santoro, sconsolato.
Fecero cinquanta metri e dietro ad un palazzo, all'ombra c'era l'ingresso dell'agognata trattoria.
Entrarono, una signora parecchio in carne tipo la sorella di Aldo Fabrizi li accolse con un sorriso bonario.
-Entrate prego, accomodatevi...come mai da ste parti Giulio?
-Sora Cresce', ho portato un gradito ospite...viene da Milano. E' il maresciallo Santoro.
-Bene, gli faremo assaggiare un po' delle nostre specialità, prego, prego, si accomodi, maresciallo.
Si sedettero in fondo alla piccola auletta piena di tavoli appena dopo l'ingresso. Un tavolo per quattro. Così ce sta spazio pe' pietanze, disse Sora Crescenza. Era una specie di balenottera, sora Crescenza, e poi con quel nome che le aveva segnato il destino...pensò Santoro. A volte persino i genitori ti segnano tragicamente il destino. Dando ai figli dei nomi , come dire, programmatici. Venne facile a Santoro pensare che probabilmente i genitori di Crescenza , piccola e gracile come l'avevano vista appena nata, inteneriti, avevano voluto prefigurarle un futuro iperproteico. Ma il destino aveva esagerato. Va bene essere manifesti viventi di ciò che si vende, ma qui qualcuno aveva esagerato. Ma il mondo è bello perché è vario, pensò Santoro. E lui era l'ultimo che poteva giudicare qualcuno. E Sora Crescenza aveva tutta l'aria di godersi la vita...e senza tante menate salutiste o da sfilata di moda. Alle sfilate , si capiva bene, avrebbe sempre preferito gli sfilatini tagliati a metà e imbottiti di mortadella. Evviva la faccia, pensò Santoro, che amava le persone autentiche.
Nell'attesa che arrivasse qualcuno con il menù- a Roma, si era capito, che se la prendevano calma-Santoro cominciò ad accennare ad Agostinelli come si sarebbero mossi.
-Agostinè, ascoltami attentamente. L'indagine che sto conducendo riguarda l'attentato che c'è stato a Milano l'ultimo dell'anno.
-Ah, e che c'entrano le biere.
-Eeeeh, se mi fai finire , te lo spiego. Non mi interrompere se no perdo il filo.
-E la luce se spegne? Disse Agostinelli sogghignando.
-E di nuovo mi interrompi...dicevo che ho il sospetto che non si sia trattato di un attentato di matrice islamista, ma forse si è trattato di una messa in scena per coprire l'omicidio di una persona.
-Cioè? Tutto quel casino di gente morta ammazzata per coprire la morte di una sola?
-Mamma mia, ma che è successo, ti hanno attaccato la presa elettrica al cervello? Certo Agostinè, certo. Ora, per prima cosa non devi fare parola a nessuno di tutto questo fino a inchiesta conclusa.
-Parola d'onore, marescià, semper fidelis...
-Questo non c'entra un cazzo...tu non lo devi dire nemmeno ai tuoi superiori. Deve restare una cosa fra te e me.
-Ah..e perché?
-Perché potrebbero esserci dei complici interni, magari pagati per depistare...oppure la tentazione di chiudere l'inchiesta facilmente con un utile colpevole...che lascerebbe i veri colpevoli a piede libero.
-Ah, ho capito. Ma anche se fosse, marescià, a voi che ve frega. Che ve viene in tasca?
Santoro tacque un momento. Era indeciso se spaccargli la faccia o tentare di spiegargli il suo punto di vista . Questo Agostinelli sembrava un giovane che non avesse ben compreso l'importanza della divisa che indossava. Forse si era arruolato per far colpo sulle ragazze, per trovare un posto di lavoro fisso, per correre in macchina e fare inseguimenti, perché amava i polizieschi americani, Dio solo lo avrebbe saputo.
-Ascoltami attentamente, Brigadiere, disse Santoro, io non indosso la divisa per fare il clown tutti i giorni e far finta di fare bene il mio lavoro, ingraziarmi i superiori, far colpo sulle ragazzine con le tettine ballonzolanti sotto la maglietta, scroccare cene gratis, entrare gratis in discoteca o altre amenità varie. Io decisi di indossare questa divisa perché ci credevo e ci credo. Ora, so per certo, che ci sono un mucchio di persone che hanno deciso di indossare la divisa per i motivi che ho detto e va benissimo, non tutti siamo tagliati per scopi si spera più alti, ma porca puttana, affermazione , non definizione, almeno non mi si mettano i bastoni fra le ruote. Io faccio il carabiniere perché credo nella giustizia e nella verità.
-Marescia, che bel discorso. Avete mai pensato de mettervi in politica?
-E' tutto quello che hai da dire?
-No...no...com' era quella toria delle tettine ballonzolanti? Ecco, quel passaggio mi è piaciuto.
-Sei sicuro di essere la persona adatta ad accompagnarmi in questa inchiesta?
-Sì, marescià...d'accordo non sarò colto, non sarò istruito come lei, non avrò in testa queste grandi idee di giustizia e verità...ma vede io vengo da Corviale...e nessuno conosce Roma come la conosco io. Perché solo se vieni da lì da dove vengo io e non se magnava tutti i giorni perché mi padre era arcolizzato e mi madre faceva la mignotta...santa donna comunque , perché ma fatto prendere un diploma e mi ha fatto entrare nei carabinieri...le dicevo, solo se vieni da un posto così, poi entrà dove voi e annà dove voi, qui a Roma. Perché io una 'matriciana come quella che stiamo pe' magnà, me la so sognata tutta la vita. E devo da dì grazie a mi madre, 'na mignotta e alla Benemerita. Che è stata la mia seconda madre. E credetemi, marescià, a parte le battute, lei mi è simpatico e anche se ve potrà sembra difficile immaginarlo, ho capito che cosa state facendo. E lo approvo.
Santoro restò impressionato non poco da quella prolusione spontanea e accorata. Il ragazzo era intelligente, dunque. E spesso l'intelligenza è l'istinto primordiale della cultura. Ma il ragazzo era genuino. E si poteva sgrezzare.
Arrivarono i piatti di bucatini all' amatriciana. Nessuno li aveva ordinati. Ma in certi posti, si sa, non c'è bisogno di ordinare. Non si va in una trattoria a Roma per mangiarsi una cotoletta alla milanese.
I bucatini erano squisiti e Santoro parve apprezzarli molto.
-Boni eh? Fece Agostinelli, marescià, lasciateve servì. Ve farò conoscere Roma come nessuno. E troveremo il bastardo. Sia stato lui o meno. Quello sta a voi.
-Bene, bene, Agostinelli, cominciamo a ragionare. Come pensi di muoverti.
-Stasera annamo a fa visita da certi amici miei de na radio de quelle che loro chiamano DEL MOVIMENTO.
-Cioè?
-Niente, chiamano così il movimento rivoluzionario. Quattro gatti in croce che giocano a fa i rivoluzionari . Oddio, alcuni di loro meritano rispetto. E' gente der popolo. Ma accettano de fa lega con altri figli de papà pieni de soldi che fanno i rivoluzionari pe' mestiere e giocano a lancià molotov contro noi e poliziotti pe' poi farse tirà fori de galera dai maggiori avvocati de Roma. Chiamati ar telefono da papi che se sta a fa 'na vacanzina in Costa Azura.
-Bingo! disse Santoro.
-No, disse Agostinelli, questi nun c'hanno bisogno de giocà a Bingo. Sono loro er Bingo. La banca è loro.
Santoro sorrise. Dette un'altra forchettata all'amatriciana e si accinse a chiedere il bis.
-Ammazza quanta fame mette esse cercatori de giustizia e verità, disse Agostinelli.
Santoro sorrise. L'aveva giudicato troppo frettolosamente. Il ragazzo aveva gli attributi. La consistenza dei quali , Santoro, l'avrebbe verificata sul campo. Nel corso dell'indagine.
Marescià-disse Agostinelli, le va bene se facciamo due passi a piedi?
-Sono campione del mondo di DUE PASSI A PIEDI, disse Santoro.
-Va bene...perché troppo vicino non riesco a parcheggiare...nemmeno con il lampeggiante e nemmeno come CARABINIERI .
-Come Carabinieri si sa che è tutto più difficile.
-Non la seguo, marescià.
-Intendo dire per il comprendonio.
-No, marescià, il comprensorio non è molto grande...a piedi.
-Dimmi una cosa, Agostinè, ma tu hai studiato, no?
-Certo marescià, ho il diploma tecnico industriale.
-Mmmmh ...e come mai confondi le parole comprendonio con compresorio?
-Eh, marescià, ma a scuola i professori parlavano come magnavano, sennò mo lo prendevamo, er diploma.
Fecero duecento metri e si ritrovarono in piazza Farnese dove c'era una fontanella nella quale si stavano abbeverando dei piccioni e alcune turiste dell' Est Europa facevano dei selfies.
-Carucce eh, marescià?
-Sì, davvero carine...
-Venga con me vicino ar Villaggio Olimpico, stasera, pe trenta euro se ne porta 'na valangata in camera!
-Agostinè...non ti stai allargando un po' troppo? E poi queste sono turiste, gente che in patria sta bene. Non puoi paragonare.
-No, marescià, ma io volevo dì che sembrano come quelle di zona Villaggio Olimpico .
Ignorante ma paraculo come pochi, pensò Santoro. In fondo era simpatico. E a Roma ci sarebbe voluto uno così, alla mano, simpatico e non troppo inquadrato. Agostinelli era perfetto per insinuarsi in determinati ambienti , pensò Santoro. Ma questa non era una scusa valida per non tentare di correggere alcune sue grezzaggini. Poi avrebbe fatto di testa sua, una volta che Santoro se ne fosse andato via da lì. Ma finchè fosse stato lì a Roma con lui, lo avrebbe bombardato di buon gusto. Purchè non lo scambiasse per Fred...Buongusto...e il rischio qui c'era.
Passarono in piazza Campo de' Fiori.
-Marescia, la trattoria è lì dietro.
C'era una statua, lì verso il centro della piazza. Era Giordano Bruno, il filosofo nolano inviso alla chiesa che fu messo al rogo dall'Inquisizione nel 1600 perché pensava che Dio fosse infinito e presente in tutte le cose, proprio in quel luogo. Ora qualcuno aveva voluto ricordarlo con una statua, una scultura. Santoro si fermò un minuto sotto l'ombra di quella statua. Parve meditare un poco.
-A marescià, namo, la trattoria è de là, la dietro! Gacchio Agostinelli.
-Sai chi era quest'uomo?
-E ce lo so sì, chi era. Se chiamava come er mitico centravanti da Lazio anni '70 e '80. Attualmente detiene il record di segnature con la maglia biancazura con 18 reti.
-E ti pareva, disse Santoro, sconsolato.
Fecero cinquanta metri e dietro ad un palazzo, all'ombra c'era l'ingresso dell'agognata trattoria.
Entrarono, una signora parecchio in carne tipo la sorella di Aldo Fabrizi li accolse con un sorriso bonario.
-Entrate prego, accomodatevi...come mai da ste parti Giulio?
-Sora Cresce', ho portato un gradito ospite...viene da Milano. E' il maresciallo Santoro.
-Bene, gli faremo assaggiare un po' delle nostre specialità, prego, prego, si accomodi, maresciallo.
Si sedettero in fondo alla piccola auletta piena di tavoli appena dopo l'ingresso. Un tavolo per quattro. Così ce sta spazio pe' pietanze, disse Sora Crescenza. Era una specie di balenottera, sora Crescenza, e poi con quel nome che le aveva segnato il destino...pensò Santoro. A volte persino i genitori ti segnano tragicamente il destino. Dando ai figli dei nomi , come dire, programmatici. Venne facile a Santoro pensare che probabilmente i genitori di Crescenza , piccola e gracile come l'avevano vista appena nata, inteneriti, avevano voluto prefigurarle un futuro iperproteico. Ma il destino aveva esagerato. Va bene essere manifesti viventi di ciò che si vende, ma qui qualcuno aveva esagerato. Ma il mondo è bello perché è vario, pensò Santoro. E lui era l'ultimo che poteva giudicare qualcuno. E Sora Crescenza aveva tutta l'aria di godersi la vita...e senza tante menate salutiste o da sfilata di moda. Alle sfilate , si capiva bene, avrebbe sempre preferito gli sfilatini tagliati a metà e imbottiti di mortadella. Evviva la faccia, pensò Santoro, che amava le persone autentiche.
Nell'attesa che arrivasse qualcuno con il menù- a Roma, si era capito, che se la prendevano calma-Santoro cominciò ad accennare ad Agostinelli come si sarebbero mossi.
-Agostinè, ascoltami attentamente. L'indagine che sto conducendo riguarda l'attentato che c'è stato a Milano l'ultimo dell'anno.
-Ah, e che c'entrano le biere.
-Eeeeh, se mi fai finire , te lo spiego. Non mi interrompere se no perdo il filo.
-E la luce se spegne? Disse Agostinelli sogghignando.
-E di nuovo mi interrompi...dicevo che ho il sospetto che non si sia trattato di un attentato di matrice islamista, ma forse si è trattato di una messa in scena per coprire l'omicidio di una persona.
-Cioè? Tutto quel casino di gente morta ammazzata per coprire la morte di una sola?
-Mamma mia, ma che è successo, ti hanno attaccato la presa elettrica al cervello? Certo Agostinè, certo. Ora, per prima cosa non devi fare parola a nessuno di tutto questo fino a inchiesta conclusa.
-Parola d'onore, marescià, semper fidelis...
-Questo non c'entra un cazzo...tu non lo devi dire nemmeno ai tuoi superiori. Deve restare una cosa fra te e me.
-Ah..e perché?
-Perché potrebbero esserci dei complici interni, magari pagati per depistare...oppure la tentazione di chiudere l'inchiesta facilmente con un utile colpevole...che lascerebbe i veri colpevoli a piede libero.
-Ah, ho capito. Ma anche se fosse, marescià, a voi che ve frega. Che ve viene in tasca?
Santoro tacque un momento. Era indeciso se spaccargli la faccia o tentare di spiegargli il suo punto di vista . Questo Agostinelli sembrava un giovane che non avesse ben compreso l'importanza della divisa che indossava. Forse si era arruolato per far colpo sulle ragazze, per trovare un posto di lavoro fisso, per correre in macchina e fare inseguimenti, perché amava i polizieschi americani, Dio solo lo avrebbe saputo.
-Ascoltami attentamente, Brigadiere, disse Santoro, io non indosso la divisa per fare il clown tutti i giorni e far finta di fare bene il mio lavoro, ingraziarmi i superiori, far colpo sulle ragazzine con le tettine ballonzolanti sotto la maglietta, scroccare cene gratis, entrare gratis in discoteca o altre amenità varie. Io decisi di indossare questa divisa perché ci credevo e ci credo. Ora, so per certo, che ci sono un mucchio di persone che hanno deciso di indossare la divisa per i motivi che ho detto e va benissimo, non tutti siamo tagliati per scopi si spera più alti, ma porca puttana, affermazione , non definizione, almeno non mi si mettano i bastoni fra le ruote. Io faccio il carabiniere perché credo nella giustizia e nella verità.
-Marescia, che bel discorso. Avete mai pensato de mettervi in politica?
-E' tutto quello che hai da dire?
-No...no...com' era quella toria delle tettine ballonzolanti? Ecco, quel passaggio mi è piaciuto.
-Sei sicuro di essere la persona adatta ad accompagnarmi in questa inchiesta?
-Sì, marescià...d'accordo non sarò colto, non sarò istruito come lei, non avrò in testa queste grandi idee di giustizia e verità...ma vede io vengo da Corviale...e nessuno conosce Roma come la conosco io. Perché solo se vieni da lì da dove vengo io e non se magnava tutti i giorni perché mi padre era arcolizzato e mi madre faceva la mignotta...santa donna comunque , perché ma fatto prendere un diploma e mi ha fatto entrare nei carabinieri...le dicevo, solo se vieni da un posto così, poi entrà dove voi e annà dove voi, qui a Roma. Perché io una 'matriciana come quella che stiamo pe' magnà, me la so sognata tutta la vita. E devo da dì grazie a mi madre, 'na mignotta e alla Benemerita. Che è stata la mia seconda madre. E credetemi, marescià, a parte le battute, lei mi è simpatico e anche se ve potrà sembra difficile immaginarlo, ho capito che cosa state facendo. E lo approvo.
Santoro restò impressionato non poco da quella prolusione spontanea e accorata. Il ragazzo era intelligente, dunque. E spesso l'intelligenza è l'istinto primordiale della cultura. Ma il ragazzo era genuino. E si poteva sgrezzare.
Arrivarono i piatti di bucatini all' amatriciana. Nessuno li aveva ordinati. Ma in certi posti, si sa, non c'è bisogno di ordinare. Non si va in una trattoria a Roma per mangiarsi una cotoletta alla milanese.
I bucatini erano squisiti e Santoro parve apprezzarli molto.
-Boni eh? Fece Agostinelli, marescià, lasciateve servì. Ve farò conoscere Roma come nessuno. E troveremo il bastardo. Sia stato lui o meno. Quello sta a voi.
-Bene, bene, Agostinelli, cominciamo a ragionare. Come pensi di muoverti.
-Stasera annamo a fa visita da certi amici miei de na radio de quelle che loro chiamano DEL MOVIMENTO.
-Cioè?
-Niente, chiamano così il movimento rivoluzionario. Quattro gatti in croce che giocano a fa i rivoluzionari . Oddio, alcuni di loro meritano rispetto. E' gente der popolo. Ma accettano de fa lega con altri figli de papà pieni de soldi che fanno i rivoluzionari pe' mestiere e giocano a lancià molotov contro noi e poliziotti pe' poi farse tirà fori de galera dai maggiori avvocati de Roma. Chiamati ar telefono da papi che se sta a fa 'na vacanzina in Costa Azura.
-Bingo! disse Santoro.
-No, disse Agostinelli, questi nun c'hanno bisogno de giocà a Bingo. Sono loro er Bingo. La banca è loro.
Santoro sorrise. Dette un'altra forchettata all'amatriciana e si accinse a chiedere il bis.
-Ammazza quanta fame mette esse cercatori de giustizia e verità, disse Agostinelli.
Santoro sorrise. L'aveva giudicato troppo frettolosamente. Il ragazzo aveva gli attributi. La consistenza dei quali , Santoro, l'avrebbe verificata sul campo. Nel corso dell'indagine.
giovedì 1 giugno 2017
La pianista cinese, capitolo 19
Febbraio stava finendo e stava per cominciare Marzo. Ma non si era venuti a capo di niente. Santoro qualche progresso lo aveva fatto. E "imboscarsi" nella fase in cui si erano chiuse le moschee violando il dettato costituzionale lo aveva tenuto lontano dai guai. E si, perché ovviamente i potenti che c'erano dietro all'operazione, ben lungi dal pagare personalmente, avevano addossato tutte le colpe di quella scellerata operazione a dei sottoposti di turno. I quali si erano prestati , un po' per debolezza caratteriale e un po' per accordi fatti che implicavano il loro allontanamento dal servizio temporaneo, che sarebbe rientrato con tanto di scuse e prebende del caso, quando il caso si fosse raffreddato. Agivano sempre così questi signori, pensò Santoro. Ma essendo lui scevro da compromessi e non incline ad accordi e accordini , aveva visto di starsene lontano da quei giochi e giochetti.
Santoro era su un treno per Roma. Il maresciallo Cazzaniga aveva indagato sul brigatista latitante Alessio Casalbene . E alcune informative dei carabinieri e dei servizi (Cazzaniga più che un milanese sembrava un "terrone", tante le mani in pasta che aveva in tutti gli ambienti) lo davano come dimorante a Roma.
Il treno era uno di quei treni superveloci dove ti danno il quotidiano gratis e ti portano caffè o tè e biscottini come se si fosse in aereo. In quattro ore sarebbe stato a Roma. Lì sarebbe entrato in contatto con il Brigadiere Agostinelli, un giovane e brillante investigatore della Benemerita, di stanza nella Capitale. E , secondo Ambrogio Cazzaniga, ottimo conoscitore di quegli ambienti in cui si sarebbero dovute dirigere le indagini: centri sociali e radio a questi connesse. Oddio, pensò Santoro, ambienti un po' in disuso, rispetto agli anni del boom e delle mode, in un epoca di radio a tema calcistico (a Roma ce n'erano un profluvio). Certo Santoro stava seguendo una pista un po' azzardata, ma visto che gli altri brancolavano nel buio o si lasciavano andare ad affermazioni che Santoro non voleva nemmeno ricordare (il prefetto Lagioia, in uno degli ultimi summit aveva detto che la verità doveva essere stabilita in funzione dell'utile e non doveva essere fine a se stessa . E se fra l'emergere di varie verità ce n'era una che poteva essere utile al paese, in finzione dei recenti indirizzi dell'opinione pubblica corrente, era bene perseguire quella), in definitiva, non aveva molto da perdere. E perlomeno se ne poteva stare lontano da quei personaggi che aveva cominciato a detestare. Compresa la Dottoressa Grimaldi, che pur essendo un giudice brillante si era lasciata trascinare in quelle follie investigative , non sapeva ancora bene, Santoro, per quale motivazione.
Quattro ore dopo, intontito dall'aria condizionata e da un paio di avvenenti russe-che Santoro aveva colto di sfuggita auscultando i loro discorsi essere benestanti titolari di boutique moscovite-Santoro scese alla stazione Termini.
Fece un po' di strada a piedi dentro quel falansterio di cristallo gravido di negozi, supermercati, novello tempio del consumismo, quando fino a una decina d'anni prima pareva ricettacolo di ogni sorta di marginalità umana e , di colpo, si ritrovò fuori nel piazzale degli autobus. Gli squillò "la Zanna" e rispose. Era il Brigadiere Giulio Agostinelli. Lo stava aspettando al binario.
-Agostinè, c'è bisogno che ti dica cosa penso di questo equivoco?
-A Marescia, che ho sbajato quarcosa?
-No, Agostinè, no...i Carabinieri sono la nostra famiglia d'eccellenza, disse Santoro, vieni fuori, ti aspetto alla fermata degli autobus.
-Eh, 'na parola, marescià..me deve da dì ,quale.
-Ah già. Giusto Agostinè. Dimenticavo...
-Cosa, marescià?
-Che pure io sono carabiniere, disse Santoro.
Agostinelli rise di gusto.
-Forte , Marescia...m'aspetti vicino alla fermata dell'acca.
-Dell'acca?
-Sì, marescià, acca de Hotel.
-Ok, ho capito, ci vediamo lì nei pressi.
Santoro chiese ad uno con la divisa dell'Atac dove fosse la fermata dell' "H".
-Deve da annà pe' de là...
-Devo da anna pe' dove? parafrasò Santoro.
-Dellà, disse il controllore indicando con il dito una direzione imprecisata.
Era a Roma da 10 minuti ma già rimpiangeva Milano. Va be', era una città fredda, Milano, forse troppo organizzata, ma lui non era andato a Roma per fare il turista americano che si compra la fontana di Trevi da Totò.
Squillò ancora la Zanna. Santoro rispose.
-A marescià, so dietro de lei, sentì urlare Agostinelli.
Santoro si voltò e vide un giovane alto e biondo, capelli corti...cappello sottobraccio, in divisa.
-Meno male che sei in divisa, se no chi ti trovava in mezzo a questo casino.
-Ma perché marescià, Milano non è così?
-No, tagliò corto Santoro, ma mi sto facendo l'idea che pure se Roma è più caotica , qui ogni quartiere è un piccolo paese , con i suoi bulli, i suoi spacciatori, i criminali abituali e tutti sano un po' tutto di tutti.
-Po' esse, marescià..Ma gnente gnente volete dì che a Milano er crimine è più nascosto e più anonimo?
-Può essere...a dire il vero non so nemmeno io cosa cazzo volevo dire. Direi che ci sono i presupposti migliori per iniziare un 'inchiesta.
-A proposito, marescià, disse Agostinelli, Cazzaniga m'ha accenato...se tratta de cercà un latitante delle biere, vero?
-Sì...ma dev'essere un'indagine non ufficiale...per il momento.
-Perché, marescià?
-Poi ti dico, poi ti dico...posso contare sulla tua collaborazione?
-Certo , marescià, er mi secondo nome è Muto. Er mi terzo, Come , er quarto, Unpesce.
-Bene, Agostinè...fai 'na cosa, visto che è l'ora di pranzo, ti va di portarmi in qualcuna delle vostre famose trattorie?
-Qualcuna delle nostre famose trattorie? Marescia, state a scherzà?
-Perché?
-Perché de sti tempi le nostre migliori trattorie so dei posti dove quanno che entri te dicono "magnale bene"...a marescià qui de sti tempi se te voi magnà na bella amatriciana o 'na carbonara come se deve, devi da annà dar cinese.
-Pure voi?
-No, marescià, stavo a scherzà...ve ce porto io in un posto andò se magna bene.
-Meno male, disse Santoro.
Santoro chiese che autobus avrebbero dovuto prendere. Agostinelli gli fece notare che avevano un auto di servizio, un'alfa dei Carabinieri tutta per loro.
-Agostinè...accetto solo per oggi e solo per andare a mangiare qualcosa...ma sappi che intendo muovermi nella massima discrezione. E se andiamo a fare indagini in giro con una macchina così è come attraversare con una carriola di lingotti d'oro un viale di rapinatori latitanti.
-Ma perché, marescià, lei a Milano non usa l'auto di servizio?
-No , Agostinè, no. Io a Milano o vado a piedi , o prendo i mezzi. E se proprio devo, il taxi.
-Ah, e perché?
-Perché ci tengo all'ambiente.
-Mai sentita una cosa così.
-E da quando le cose sentite sempre fanno storia?
-Boh? Marescia, voi siete tutto strano...ma siete simpatico.
-Chi?
-Voi.
-Io sono uno.
-Ehm...lei....
-Agostinè, dobbiamo stare un po' di tempo insieme, dammi del tu. Non mi dare del voi. Il fascismo non esiste più.
-Questo lo dite voi...ehm, lo dice lei...
-Hai capito cosa intendo.
-Certo marescià. Le darò del voi.
-Ecco bravo, hai fatto 'na marmellata fra Lei e Voi, disse Santoro. E sorrise.
-Portami a magnà, va, come dite da 'ste parti, aggiunse.
-Va bene marescià, ve porto io in un posto dove pulirete er piatto cor pane.
-Va bene, muoviamoci. Ho anche bisogno di un bagno urgente.
-Muoviamoci, marescià, metto il lampeggiante.
Santoro non disse niente. Aveva sempre odiato i colleghi che usavano il lampeggiante per non fare la coda in autostrada o per andare in pizzeria senza stare incolonnati nel traffico. Ma per quella volta avrebbe sorvolato. Anche perché non se la sarebbe sentita di spiegare ad Agostinelli la faccenda della colite. Troppe stramberie insieme avrebbero potuto destabilizzarlo.
In macchina percorsero via Nazionale. Era una giornata tiepida si sole. Santoro non si ricordava a sua memoria una solo volta in cui , capitato a Roma, non avesse trovato il sole. La cosa lo mise di buon umore. Il traffico era terrificante. Ma Agostinelli sapeva il fatto suo. E poi aveva acceso il lampeggiante. E se non mise la sirena fu perché intuì che a quel punto Santoro si sarebbe incazzato.
Mentre andavano verso Porta Venezia-Altare della Patria, Agostinelli chiese-marescià, chiedo troppo se me spiegate chi dobbiamo cercare e perché?
-Po ti dico, disse Santoro, poi ti dico, ripetè...sentì un po', aggiunse, spegni sta radio di servizio e metti su qualche stazione musicale.
Agostinelli eseguì con piacere. Girò la ghiera della radio per sintonizzarsi su una stazione radio che trasmettesse un po' di musica. Il maresciallo gli sembrava sempre più strano. Quando capitò su una stazione di musica classica, Santoro gli intimò di lasciare su quella frequenza.
-Lascia qui, Agostinè, ho bisogno di rilassare la mente.
-A marescià, ma questa nun è musica, questa è 'na lagna. Nun se po' sentì... Beethoven...
-Agostinè, devo dirti una cosa. Ti spiegherò tutta l'indagine nel dettaglio. Ti dirò anche perché ti chiederò estremo riserbo , ti offrirò da mangiare , da bere, pagherò i taxi e i mezzi pubblici, ma non t'azzardare a dire che è Beethoven se invece è Mozart. Non lo sopporto!
-Non sia mai, marescià...
-Ecco, per esempio, sono sicuro che tu sei tifoso di calcio, giusto?
-Giusto, marescià...so d'a Lazio...
-Ecco, appunto, scambiare Beethoven per Mozart è un po' come scambiare la Lazio con la Roma.
-Mannaggia, marescià, nun lo sapevo. Non me permetterò mai più. Ho capito er paragone.
Santoro tacque. Sapeva già che Agostinelli lo stava ritenendo un eccentrico strambo maresciallo ex terrone con abitudini lombardovenete. Ma era quello che doveva credere. Se voleva che mantenesse , nell'indagine, un minimo di disciplina.
Santoro era su un treno per Roma. Il maresciallo Cazzaniga aveva indagato sul brigatista latitante Alessio Casalbene . E alcune informative dei carabinieri e dei servizi (Cazzaniga più che un milanese sembrava un "terrone", tante le mani in pasta che aveva in tutti gli ambienti) lo davano come dimorante a Roma.
Il treno era uno di quei treni superveloci dove ti danno il quotidiano gratis e ti portano caffè o tè e biscottini come se si fosse in aereo. In quattro ore sarebbe stato a Roma. Lì sarebbe entrato in contatto con il Brigadiere Agostinelli, un giovane e brillante investigatore della Benemerita, di stanza nella Capitale. E , secondo Ambrogio Cazzaniga, ottimo conoscitore di quegli ambienti in cui si sarebbero dovute dirigere le indagini: centri sociali e radio a questi connesse. Oddio, pensò Santoro, ambienti un po' in disuso, rispetto agli anni del boom e delle mode, in un epoca di radio a tema calcistico (a Roma ce n'erano un profluvio). Certo Santoro stava seguendo una pista un po' azzardata, ma visto che gli altri brancolavano nel buio o si lasciavano andare ad affermazioni che Santoro non voleva nemmeno ricordare (il prefetto Lagioia, in uno degli ultimi summit aveva detto che la verità doveva essere stabilita in funzione dell'utile e non doveva essere fine a se stessa . E se fra l'emergere di varie verità ce n'era una che poteva essere utile al paese, in finzione dei recenti indirizzi dell'opinione pubblica corrente, era bene perseguire quella), in definitiva, non aveva molto da perdere. E perlomeno se ne poteva stare lontano da quei personaggi che aveva cominciato a detestare. Compresa la Dottoressa Grimaldi, che pur essendo un giudice brillante si era lasciata trascinare in quelle follie investigative , non sapeva ancora bene, Santoro, per quale motivazione.
Quattro ore dopo, intontito dall'aria condizionata e da un paio di avvenenti russe-che Santoro aveva colto di sfuggita auscultando i loro discorsi essere benestanti titolari di boutique moscovite-Santoro scese alla stazione Termini.
Fece un po' di strada a piedi dentro quel falansterio di cristallo gravido di negozi, supermercati, novello tempio del consumismo, quando fino a una decina d'anni prima pareva ricettacolo di ogni sorta di marginalità umana e , di colpo, si ritrovò fuori nel piazzale degli autobus. Gli squillò "la Zanna" e rispose. Era il Brigadiere Giulio Agostinelli. Lo stava aspettando al binario.
-Agostinè, c'è bisogno che ti dica cosa penso di questo equivoco?
-A Marescia, che ho sbajato quarcosa?
-No, Agostinè, no...i Carabinieri sono la nostra famiglia d'eccellenza, disse Santoro, vieni fuori, ti aspetto alla fermata degli autobus.
-Eh, 'na parola, marescià..me deve da dì ,quale.
-Ah già. Giusto Agostinè. Dimenticavo...
-Cosa, marescià?
-Che pure io sono carabiniere, disse Santoro.
Agostinelli rise di gusto.
-Forte , Marescia...m'aspetti vicino alla fermata dell'acca.
-Dell'acca?
-Sì, marescià, acca de Hotel.
-Ok, ho capito, ci vediamo lì nei pressi.
Santoro chiese ad uno con la divisa dell'Atac dove fosse la fermata dell' "H".
-Deve da annà pe' de là...
-Devo da anna pe' dove? parafrasò Santoro.
-Dellà, disse il controllore indicando con il dito una direzione imprecisata.
Era a Roma da 10 minuti ma già rimpiangeva Milano. Va be', era una città fredda, Milano, forse troppo organizzata, ma lui non era andato a Roma per fare il turista americano che si compra la fontana di Trevi da Totò.
Squillò ancora la Zanna. Santoro rispose.
-A marescià, so dietro de lei, sentì urlare Agostinelli.
Santoro si voltò e vide un giovane alto e biondo, capelli corti...cappello sottobraccio, in divisa.
-Meno male che sei in divisa, se no chi ti trovava in mezzo a questo casino.
-Ma perché marescià, Milano non è così?
-No, tagliò corto Santoro, ma mi sto facendo l'idea che pure se Roma è più caotica , qui ogni quartiere è un piccolo paese , con i suoi bulli, i suoi spacciatori, i criminali abituali e tutti sano un po' tutto di tutti.
-Po' esse, marescià..Ma gnente gnente volete dì che a Milano er crimine è più nascosto e più anonimo?
-Può essere...a dire il vero non so nemmeno io cosa cazzo volevo dire. Direi che ci sono i presupposti migliori per iniziare un 'inchiesta.
-A proposito, marescià, disse Agostinelli, Cazzaniga m'ha accenato...se tratta de cercà un latitante delle biere, vero?
-Sì...ma dev'essere un'indagine non ufficiale...per il momento.
-Perché, marescià?
-Poi ti dico, poi ti dico...posso contare sulla tua collaborazione?
-Certo , marescià, er mi secondo nome è Muto. Er mi terzo, Come , er quarto, Unpesce.
-Bene, Agostinè...fai 'na cosa, visto che è l'ora di pranzo, ti va di portarmi in qualcuna delle vostre famose trattorie?
-Qualcuna delle nostre famose trattorie? Marescia, state a scherzà?
-Perché?
-Perché de sti tempi le nostre migliori trattorie so dei posti dove quanno che entri te dicono "magnale bene"...a marescià qui de sti tempi se te voi magnà na bella amatriciana o 'na carbonara come se deve, devi da annà dar cinese.
-Pure voi?
-No, marescià, stavo a scherzà...ve ce porto io in un posto andò se magna bene.
-Meno male, disse Santoro.
Santoro chiese che autobus avrebbero dovuto prendere. Agostinelli gli fece notare che avevano un auto di servizio, un'alfa dei Carabinieri tutta per loro.
-Agostinè...accetto solo per oggi e solo per andare a mangiare qualcosa...ma sappi che intendo muovermi nella massima discrezione. E se andiamo a fare indagini in giro con una macchina così è come attraversare con una carriola di lingotti d'oro un viale di rapinatori latitanti.
-Ma perché, marescià, lei a Milano non usa l'auto di servizio?
-No , Agostinè, no. Io a Milano o vado a piedi , o prendo i mezzi. E se proprio devo, il taxi.
-Ah, e perché?
-Perché ci tengo all'ambiente.
-Mai sentita una cosa così.
-E da quando le cose sentite sempre fanno storia?
-Boh? Marescia, voi siete tutto strano...ma siete simpatico.
-Chi?
-Voi.
-Io sono uno.
-Ehm...lei....
-Agostinè, dobbiamo stare un po' di tempo insieme, dammi del tu. Non mi dare del voi. Il fascismo non esiste più.
-Questo lo dite voi...ehm, lo dice lei...
-Hai capito cosa intendo.
-Certo marescià. Le darò del voi.
-Ecco bravo, hai fatto 'na marmellata fra Lei e Voi, disse Santoro. E sorrise.
-Portami a magnà, va, come dite da 'ste parti, aggiunse.
-Va bene marescià, ve porto io in un posto dove pulirete er piatto cor pane.
-Va bene, muoviamoci. Ho anche bisogno di un bagno urgente.
-Muoviamoci, marescià, metto il lampeggiante.
Santoro non disse niente. Aveva sempre odiato i colleghi che usavano il lampeggiante per non fare la coda in autostrada o per andare in pizzeria senza stare incolonnati nel traffico. Ma per quella volta avrebbe sorvolato. Anche perché non se la sarebbe sentita di spiegare ad Agostinelli la faccenda della colite. Troppe stramberie insieme avrebbero potuto destabilizzarlo.
In macchina percorsero via Nazionale. Era una giornata tiepida si sole. Santoro non si ricordava a sua memoria una solo volta in cui , capitato a Roma, non avesse trovato il sole. La cosa lo mise di buon umore. Il traffico era terrificante. Ma Agostinelli sapeva il fatto suo. E poi aveva acceso il lampeggiante. E se non mise la sirena fu perché intuì che a quel punto Santoro si sarebbe incazzato.
Mentre andavano verso Porta Venezia-Altare della Patria, Agostinelli chiese-marescià, chiedo troppo se me spiegate chi dobbiamo cercare e perché?
-Po ti dico, disse Santoro, poi ti dico, ripetè...sentì un po', aggiunse, spegni sta radio di servizio e metti su qualche stazione musicale.
Agostinelli eseguì con piacere. Girò la ghiera della radio per sintonizzarsi su una stazione radio che trasmettesse un po' di musica. Il maresciallo gli sembrava sempre più strano. Quando capitò su una stazione di musica classica, Santoro gli intimò di lasciare su quella frequenza.
-Lascia qui, Agostinè, ho bisogno di rilassare la mente.
-A marescià, ma questa nun è musica, questa è 'na lagna. Nun se po' sentì... Beethoven...
-Agostinè, devo dirti una cosa. Ti spiegherò tutta l'indagine nel dettaglio. Ti dirò anche perché ti chiederò estremo riserbo , ti offrirò da mangiare , da bere, pagherò i taxi e i mezzi pubblici, ma non t'azzardare a dire che è Beethoven se invece è Mozart. Non lo sopporto!
-Non sia mai, marescià...
-Ecco, per esempio, sono sicuro che tu sei tifoso di calcio, giusto?
-Giusto, marescià...so d'a Lazio...
-Ecco, appunto, scambiare Beethoven per Mozart è un po' come scambiare la Lazio con la Roma.
-Mannaggia, marescià, nun lo sapevo. Non me permetterò mai più. Ho capito er paragone.
Santoro tacque. Sapeva già che Agostinelli lo stava ritenendo un eccentrico strambo maresciallo ex terrone con abitudini lombardovenete. Ma era quello che doveva credere. Se voleva che mantenesse , nell'indagine, un minimo di disciplina.
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