mercoledì 24 maggio 2017
La pianista cinese, capitolo 18
Santoro uscì di casa. Sotto il portone, in una giornata di sole, ma alquanto rigida, chiamò un taxi. Poi, nell'attesa, vide rientrare la transessuale che abitava al piano sopra di lui. Smontava dal turno di notte.
-Ciao, disse.
-Ciao Susanna, disse Santoro.
Susanna, al secolo Suzanna Holms era una trans brasiliana di colore, atletica, alta un paio di metri . Lavorava tutte le notti lì nei pressi. Rimorchiava per strada e poi portava i clienti in casa. Santoro ascoltava tutte le notti questo andare su è giù del suo vecchio ascensore. E la cosa era una questione ricorrente nelle riunioni di condominio. Più di un inquilino aveva chiesto a Santoro il motivo per cui non interveniva. Lui rispondeva sempre che la prostituzione non era reato. Gli altri inquilini lo odiavano. Ma Santoro non poteva fare nulla. E anche se avesse potuto non ne aveva voglia. Susanna era in regola, aveva il permesso di soggiorno che rinnovava abitualmente e , sì, magari di notte si sentiva qualche volta l'ascensore scendere e salire, ma in fondo a lui non importava. Lui sentiva l'ascensore perché soffriva di insonnia. Ma era sicuro che gli altri suoi coinquilini sentivano l'ascensore per un senso di invidia sociale. Susanna aveva una Bmw e pagava regolarmente l'affitto. Che non doveva essere basso. E poi una volta, Susanna, lo aveva aiutato a risolvere un indagine. Per cui tutte e volte che ascoltava qualche suo coinquilino borbottare , lui faceva finta di non sentire. Il più pulito moralmente di loro c'aveva la rogna. Fra chi non pagava le tasse e prendeva assegni di disoccupazione cui non aveva diritto, mensa scolastica gratis per i figli, Suv già pagato e secondo in arrivo rateato. Se ne potevano andare al diavolo. In fondo invidiavano in Susanna qualcosa che avevano dentro loro e che gli rodeva. Non escludeva, Santoro, che più di qualcuno di quegli encomiabili padri di famiglia avesse tentato di entrare in casa della trans ...e di andarsene, poi, , magari, senza pagare.
Il taxi arrivò dopo circa 15 minuti.
-Via Carroccio, disse Santoro al tassista. Stava andando a casa Sponzini. Dove sperava che avrebbe tratto qualche elemento per continuare l'inchiesta. Che oramai stava virando decisamente verso un altro versante. Che c'entrava con il terrorismo islamico come una pallina da ping pong con una mazza da baseball.
Arrivato in via De Amicis , Santoro si fece scaricare dal taxi all'inizio di via Carroccio.
C'erano un sacco di studenti che andavano su è giù sui marciapiedi di entrambi i lati strada di via De Amicis, belle ragazze alcune discinte, nonostante la giornata rigida...e questo contribuiva ad aumentare le rigidezze in generale, pensò. C'era l'Università Cattolica , lì in zona.
Davanti al numero 12 di via Carroccio, Santoro si fermò. Per un momento osservò quel portone ligneo scolpito e decorato, d'epoca. Di che epoca non si sarebbe mai saputo, perché "d'epoca" era il termine che i piazzisti di qualsiasi cosa a Milano usavano per dire che si trattava di una cosa che aveva un valore storico, ma senza conoscerne né la storia , né il periodo storico di riferimento della cosa. Case, auto, mobili, quadri e quant'altro.
Lesse sul citofono "Sponzini" e suonò. Era un videocitofono. Che a fianco a quel portone d'epoca faceva lo stesso effetto che avrebbe fatto lo smartphone in mano a Garibaldi.
-Chi è?, si sentì dire dal citofono.
-Sono il maresciallo Santoro, posso salire un momento?
-Un momento.
-Sì, certo, un momento.
-No, dicevo, un momento, che vedo, disse il citofono. Qualcuno vedeva Santoro ma lui non vedeva chi lo stava osservando. Si sentì come osservato dallo spioncino di un bordello mentre si spogliava e pattuiva la prestazione con una signorina a pagamento.
-Salga pure, terzo piano...c'è l'ascensore.
-Bene...potrebbe aprirmi, per favore?...signora voce? O come devo chiamarla, visto che non si è qualificata?
-Ah, scusi, sono Elena Sponzini, la padrona di casa.
-Piacere, disse Santoro.
Prese l'ascensore, era un'ascensore antica, d'epoca anch'essa, una gabbia di vetro e legno intorno che saliva su per un cono di inferriate , cigolante come un cingolato dell'ultima guerra.
Una volta al piano, una signora mulatta, molto giovane e , avrebbe detto Santoro, avvenente, lo accolse.
-La signora Sponzini? Fece Santoro, sono il maresciallo Santoro, piacere.
La donna lo osservò e sorrise.
-Sono Magda, la tata, disse, il Dottor Sponzini la prega di attendere in salotto. Che fra poco sbrigate alcune faccende, verrà a trovarla.
Minchia, che gnocca, pensò Santoro. Sicuramente brazuca, come si chiamavano vezzeggiativamente fra loro i brasiliani all'estero.
La casa era lussuosa, ma un lussuoso antico, non ipermoderno e tecnologico. Dappertutto quadri, specchi con cornici d'oro e divani in pelle dalla comodità imbarazzante e fantozziana. Ci si sprofondava abbastanza dentro, a quei cosi di pelle umana, pensò Santoro.
Dopo una decina di minuti in cui Santoro se ne era stato accomodato sul divano in pelle milk&coffee , come il suo gualcito impermeabile alla Colombo, il Tenente, non lo scopritore delle Americhe, vide avvicinarsi a passo energico uno strano figuro.
Un signore filiforme sui 65, avrebbe detto Santoro, anche se una sessantacinquina ben portata, gli si fece incontro. Emaciato al punto giusto , come solo un borghese d'alto rango economico potrebbe essere, reduce dalle fette biscottate integrali e marmellata di mirtilli, per attivare la circolazione sanguigna (che a sua volta avrebbe attivato quella di azioni e obbligazioni), gli porse la mano.
Santoro la stinse istintivamente. Una stretta debole, una mano gelida.
-Piacere, sono il dottor Sponzini e mi occupo di molteplici attività economiche , non ultima quella di alcune produzioni industriali.
-Se non erro scovolini da denti, vero? Lo deduco dal suo sorriso, che è un ottimo biglietto da visita vivente...disse Santoro.
-Be', ecco, quella degli spazzolini è solo una delle molteplici attività delle nostre aziende...che tra l'altro sono quotate in borsa e ci stanno dando delle ottime plusvalenze, fece Sponzini, quasi a rimarcare che anche se vendeva spazzolini da denti , in definitiva, aveva tanti di quei soldi che non poteva certo aver paura di un semplice maresciallo sia pure della benemerita.
-Va be', taglio corto, non le voglio far perdere tempo...ehm...sa, le sue plusvalenze potrebbero risentirne, disse Santoro sarcasticamente, il motivo della mia visita attiene al decesso di vostra figlia...
-Già...è un dramma , l'ultimogenita...non ci rassegneremo mai alla sua prematura dipartita...oltretutto per mano di uno di questi pazzi criminali che uccidono in nome di un'ideologia che non merita di avere nessun Dio...
-Ha ragione, Dottor Sponzini...si tratta di criminali comuni, anche se dicono di agire per contro di un credo religioso...per lo più apertamente sconfessati dalla maggioranza dei mussulmani, disse Santoro provocatoriamente.
-Mi scusi, ma è sicuro che lei sia un maresciallo dei carabinieri?
-In carne ed ossa, dottor Sponzini, disse Santoro. E tirò fuori il tesserino per mostrarglielo.
-Veda, dottor Sponzini, abbiamo motivo di credere che sua figlia non sia stata uccisa da un killer islamista, bensì da un'altra persona , ben meno islamista e ben più occidentale, che era lì presente al momento del cosiddetto attentato.
-Scusi un attimo, disse Sponzini, mi devo sedere...
Il vecchio recitava a soggetto, pensò Santoro. E pensò anche che era il momento di affondare il colpi.
-Be', si dà il caso che io fossi lì in quel medesimo momento. Ma sfortunatamente non ho visto bene in faccia il killer, disse Santoro mentendo saggiamente a metà.
-Cioè , lei mi vuole dire che mia figlia non è stata uccisa da quel pazzo criminale?
-Io dico che è stata uccisa da altri nel medesimo momento...per cui mi sono convinto che potrebbe essersi trattato di una montatura...il fine ultimo di tutto il casino era sua figlia...
-No,no,no...ma questo non è possibile, è pura fantasia...signor..come ha detto che si chiama?
-Santoro. Maresciallo Santoro. Ed ha capito e sentito molto bene, secondo me, disse Santoro.
-Avverto in lei una certa ostilità...diamine! Dopotutto in questa storia noi siamo la parte lesa.
-Beh, se devo dire francamente io di lesa qui vedo solo la sua presunta maestà.
-Come si permette di dire tutto ciò...io, io, disse Sponzini tremando, io voglio parlare con il mio avvocato!
-Al tempo, disse Santoro, al tempo...lei adesso si siede e, da bravo, mi dice tutto quello che non mi ha voluto fino ad ora dire...
-Che...che ..cccosssaaaa dovrei dirle?
-Avanti...lei ha fatto uno sgarbo a qualcuno e quel qualcuno ha deciso di fargliela pagare. Non è così? Ci ho visto giusto?
-La prego di accomodarsi fuori dalla mia casa, non dirò più una parola se non in presenza del mio avvocato...
-See, seee, mi appello al quinto emendamento e cazzate varie da film americane....sua figlia potrebbe essere morta per una minchiata fatta da lei e lei chiede un avvocato? Ma che razza di genitore è lei? Disse all'improvviso Santoro.
-Non dirò più niente, disse Sponzini...dopo un momento di sconcerto aveva recuperato l'alterigia borgehse del danaroso e la freddezza del potente. Il momento magico per Santoro era terminato. Doveva tirare i remi in barca e agire in un altro modo. Ma di indicazioni da quell'incontro ne aveva tratte. Eccome.
-Va bene, Dottor Sponzini. Faccia come crede. Sappia che da questo momento lei e le sue attività sono oggetto di indagine. E quant'è vero iddio, le giuro che verrò a sapere come sono andate realmente le cose.
Si girò se si diresse verso l'uscita. Mentre Magda lo accompagnava alla porta si girò un attimo verso di lei e disse-fatti un curriculum, potresti averne bisogno.
-Perché, signore?
-Perché potresti perdere questo lavoro...ma, da quello che mi è parso di capire, potrebbe persino essere una buona opportunità, per te...di migliorare. Buona giornata.
Scese con l'ascensore cigolante. Che colpo di genio aveva avuto, nel dire che non aveva visto l'assassino in faccia. Questo gli avrebbe dato un po' più di tempo. Per cosa? Per tutelarsi da un'eventuale ritorsione. Questi santarellini pieni di soldi ben educati e cerimoniosi, pensava Santoro, quando si tratta di difendere i loro patrimoni, non badano certo a pose oxfordiane. Non ci metterebbero niente a telefonare ad un altro fottuto killer. Tanto con i soldi riescono persino a ripulirsi le coscienze. Con i soldi e con il tempo. Il tempo lava i sensi di colpa persino del diavolo, pensò Santoro. Avrebbe dovuto avvisare Cazzaniga e dirgli di mettere tutte le comunicazioni di Sponzini sotto controllo. Di puzza di bruciato ne aveva sentita in quella casa. Era il caso di chiamare i pompieri.
giovedì 18 maggio 2017
La pianista cinese, capitolo 17
Alle 20,30 in punto Cazzaniga scese da un taxi e si avviò sul marciapiede destro di Corso Buenos Aires in direzione Loreto. Scorse Santoro seduto al suo abituale tavolo.
-Sciur marescial, dammatrà, che bella vita che fa...che fai.
-Dai Cazzanì, siediti...Nando, porta un aperitivo al Maresciallo per favore.
-Come già fatto, Marescia, disse Nando.
Che bravo ragazzo, pensò Santoro, poi dicono che i meridionali non hanno voglia di lavorare. Se togli i meridionali a Milano la città crolla. Alcuni lontani dai territori natii sembravano dare il meglio di sé. Però era una cosa ascrivibile anche alla malavita organizzata. Uno a uno e palla al centro. Ecco perché Salvini aveva ancora qualcosa da dire, pensò. Non stava vincendo nessuno. E se avesse vinto la mafia lui avrebbe perso e se avessero vinto i meridionali onesti pure. L'equilibrio meridionalista faceva campare un sacco di nullità.
-Allora Cazzanì, mettiti al lavoro. Collegati con il casellario e comincia a mostrarmi un po' di foto, disse Santoro.
-Eh, ma da che tipo di criminali devo iniziare? Se no , ciumbia, si fa prima a risolvere i problemi del paese.
-Cazzanì, che dici, pure tu adesso come l'italiano medio? Tutti presidenti del consiglio e commissari tecnici? E su , dai...
Cazzaniga sorrise.
Santoro tacque. Si concentrò. Quel volto non sembrava di uno straniero. Non sembrava di un killer mafioso. Tratti regolari, da uomo ordinato e d'ordine. O era un ex militare. O era un militare in servizio. In questo secondo caso non lo avrebbe trovato mai...a meno che, cominciò a pensare...Già, a meno che non si trattasse di un terrorista. Ma non islamico. Terrorista nostrano. Era un pensiero assurdo, ma proprio per questo sembrava convincerlo. Quando un fatto criminoso disegna un traiettoria troppo ben definita bisogna battere la pista più assurda. Più fuori contesto. Era un altro dei suoi teoremi investigativi.
-Cerca fra gli ex terroristi...Brigate Rosse o Nar.
-Eh? Che significa Nar?
-Nuclei Armati Rivoluzionari, neofascisti, neri insomma.
-Il rosso e il nero, quindi, disse Cazzaniga sorridendo.
-See...di Stendhal...
-Che abitano in via Stendhal?
-Nooooo, Cazzanì, era una battuta...facciamo così. Dai prima un'occhiata a quelli che hanno precedenti di Brigate Rosse , Prima Linea, Avanguardia Operaia...poi passiamo ai neri.
-Va be', disse Cazzaniga. E cominciò a smanettare sul tablet.
-Ah, cercami quelli che sono in libertà per fine pena, ovviamente...a meno che non ci siano ancora latitanti.
-Posso chiedere perché cerchiamo ex terroristi?
-Poi ti dico, Cazzanì, poi ti dico, disse Santoro. Era crudo nei modi per protezione nei confronti di Cazzaniga. C'aveva famiglia. E meno sapeva e meglio era. Per lui e per tutti.
Arrivarono due Campari con ciotole di patatine e arachidi. Santoro lasciò il suo Campari parcheggiato sul tavolino. Cazzaniga sorseggiò il suo
Poi si mise al lavoro.
Cominciarono a scorrere le immagini. Santoro disse a Cazzaniga di farle scorrere velocemente.
Dopo un'ora di visione, non aveva ancora individuato quel viso. Ce lo aveva bene in mente, ma non era fra quei volti mostratigli da Cazzaniga.
-Me dispias, sciur marescial, disse Cazzaniga.
-Dai, prova ancora, Cazzanì...fai così, restringi l'elenco ai latitanti...ammesso che ce ne siano ancora.
-Dopo così tanto tempo? Impossibile.
-E tu prova, Cazzanì, prova!
Cazzaniga smanettò e ...ad un certo punto disse-ciumbia, marescià...ho le foto di cinque latitanti delle Brigate Rosse mai catturati.
-Bingo! Ecco, dai Cazzanì, fammeli vedere.
-Bingo! Disse Santoro alla quarta immagine che gli mostrò Cazzaniga, eccolo, aggiunse Santoro.
-Chi, questo? Fece Cazzaniga.
-Sì, questo...dammi tutte le informazioni.
La foto lo ritraeva da giovane ma era certo che assomigliasse incredibilmente all'uomo che aveva visto la notte di San Silvestro sparare.
-Alessio Casalbene...dalla data di nascita dovrebbe avere oggi sui 65 anni...mi sembra improbabile, disse Cazzaniga.
-Improbabile per cosa?
-Che sia l'uomo che lei ...che tu, stai cercando...
-Ma hai capito chi sto cercando?
-Ciumbia, sono mica nato ieri, sciur marescial, disse Cazzaniga.
-Cazzanì, quante volte te lo devo dire, siamo colleghi, pari grado, dammi del tu...e non mi chiamare maresciallo.
-Scusa, è più forte di me...e che mi sembri più maresciallo di me, disse Cazzaniga.
Santoro rise di gusto.
-Tu sei fuori, disse. E continuò a ridere.
-Comunque, Ambrò, di questa indagine tu non ne sai niente, è chiaro?
-Come non ne so niente?
-Non ne sai niente ufficialmente! E' chiaro?
-Ciumbia, ho capito.
-Ecco, bravo. Senti, adesso. Devi fare un lavoro per me.
-Non credo proprio.
-In che senso?
-Ecco, vedi, io sono tenuto a informare i miei superiori...eh...
-Ambrò, porca puttana, io sono un tuo superiore...che cavolo dici?
-Voglio partecipare all'indagine!
-Se no?
-Se no lo dico a Gianuli.
-Stai dicendo sul serio?
-No, ciumbia...ma voglio partecipare all'indagine.
-Ambrò...porca puttana, c'hai famiglia, non posso permettermi di coinvolgerti. Potrebbe trattarsi di una faccenda pericolosa. Maledettamente pericolosa!
-Non ne voglio sapere..a me mai nessuno mi dice niente, mi tengono sempre ai margini, io voglio partecipare...per favore...
Santoro se ne stette un po' in silenzio. Il traffico imperversava in Corso Buenos Aires e c'era il solito passeggio multietnico. Latinos collanazze al petto con ipad che sparavano motivi reggeatton, senegalesi con borse firmate false che di quando in quando chiudevano il lenzuolo con la mercanzia e cambiavano marciapiedi non appena le sentinelle a inizio corso segnalavano l'arrivo di pattuglie della Polizia Locale, turiste spagnole che ciarlavano impazzite, tifosi di qualche squadra di coppa lattinedibirra in mano, magrebini con bici scassate trascinate a mano che sbavavano su ricche signore seguite da trittici di barboncini multicolori...poi all'improvviso...traffico bloccato...un profluvio di biciclette affolla il corso. Migliaia di biciclette di fogge diverse, di tipi diversi, con in sella gente di ogni risma e vestiti sgargianti o meno sgargianti o vestiti dell'essenziale...Il giorno e l'ora di Critical Mass, il movimento a favore della mobilità su due ruote nelle città, che si impossessa di una delle vie più trafficate e la fa sua.
-Va bene, fece Santoro, mi hai convinto, disse.
Cazzaniga lo guardò commosso. Mentre osservava tutte quelle biciclette che avevano occupato il corso, in un profluvio di campanelli e calcson di auto intrappolate nel traffico...di biciclette.
-Però ad una condizione, fece Santoro.
-Quale?
-Riferisci su questa indagine solo a me. E svolgi solo un ruolo investigativo...i compiti operativi, se ce ne saranno, li lasci a me.
-No...io voglio anche...
-Prendere o lasciare...altrimenti ti mando a fare multe alle biciclette, disse Santoro.
-D'accordo, disse Cazzaniga. Sembrava dispiaciuto, ma dentro era contento. Finalmente, pensò, l'occasione che aspettavo da tempo. Non tanto per una eventuale promozione...ma per essere orgoglioso della divisa che porto.
Nando nel frattempo era uscito da bar a vedere le biciclette. Era uno spettacolo impressionante. E presto ci sarebbero state liti con gli automobilisti. Intanto la Polizia Locale non sapeva come spartirsi, fra venditori ambulanti abusivi e Critical Mass. E molto probabilmente avrebbero optato per una birra al bar più vicino. Nell'attesa che la situazione si fosse sbloccata da sé. Cosa che accadde di lì a poco. Quando i ciclisti, dopo aver attraversato Corso Buenos Aires in mezzo alle auto in coda bloccate, cominciarono a dirigersi verso il Centro. Verso Porta Venezia e di lì verso il Duomo. Una marea di automobilisti protestava incarognita. Era una scena assurda. Protestavano contro la tutela della loro stessa salute. Gli ricordava la vicenda dell'Ilva di Taranto, dove gli operai morivano di cancro ma non volevano rinunciare a quel lavoro insalubre nelle acciaierie.
sabato 13 maggio 2017
La pianista cinese , capitolo 16
Passò un'altra settimana e Santoro non aveva preteso di far scrivere il nome del maresciallo Grenci nel registro degli indagati. Pensò che prima di farlo avrebbe dovuto capire due o tre coserelline. Doveva capire se Grenci fosse in buona fede, quando diceva che lui i proiettili di un'arma diversa li aveva trovati, nel corpo della signorina Sponzini. Ma che aveva omesso di segnalarli nel rapporto conclusivo dei Ris per tutelare lui, Santoro. Oppure se facesse parte di una macchinazione i cui contorni non gli erano per il momento ben chiari.
Seduto al tavolo del maresciallo, al Cin Cin Bar in Corso Buenos Aires, adesso aveva davanti agli occhi la gigantografia di una splendida ragazza. Non doveva superare i trent'anni, pensò Santoro. Si trattava di una cantante, come indicato nella scritta pubblicitaria, tale Levante. Carina era carina, ma bisognava ascoltare le sue canzoni. L'informazione finì nella sua coscienza deposito.
-Nando, una camomilla, per favore!
-Ancora? Marescia, è la terza già...da stamattina!
-Ma qual è il problema, non ti ho mica chiesto una dose di cocaina.
-E ci mancherebbe, disse Nando sorridendo, arrivo subito, marescià...
Stava bevendo la camomilla. Gli acquietava i sensi e gli calmava gli spasmi intestinali. Ma sentiva che era tempo di muoversi. Doveva entrare a piedi uniti nell'inchiesta . Fino a quel momento aveva vissuto tutta la vicenda un po' defilato. Anche perché le luci della ribalta se li erano voluti prendere altri. Altri che avevano finito per fare figure barbine, con quella storia della chiusura delle moschee. Sarebbe stato come se in Egitto avessero detto ai cristiani copti, beh, da domani le preghiere ditele in casa. Le vostre chiese sono chiuse. E non gli sembrò un ragionamento tanto azzardato. Che ne sapevano loro, in Italia, delle abitudini dei paesi arabi. Per quanto ne sapeva, dai colloqui con un mucchio di arabi, sia delinquenti che brava gente, nei paesi arabi del magreb c'erano comunità cristiane, chiese cristiane copte, e una corrente libertà religiosa. C'erano persino delle sinagoghe. Ora non è perché lo aveva detto Oriana Fallaci, che tutti i mussulmani erano un pericolo, che , senza documentarsi, avrebbe dovuto uniformarsi all'impressione diventata generale. Gli arabi non erano i marocchini che pulivano i vetri alle fermate dei semafori. Erano anche loro...ma gli arabi avevano avuto una grande civiltà e sotto i sultani Almohadi, in Andalusia, (intorno al 1100) per esempio, avevano creato un impero basato sulla tolleranza religiosa e gli scambi commerciali e culturali. Tutte cose che Santoro si era letto negli anni scorsi, quando era iniziata questa crociata al contrario contro l'Islam.
Ma l'Islam sembrava contarci veramente poco, in questa inchiesta. Cominciavano ad emergere particolari torbidi. E Santoro voleva vederci chiaro. Per prima cosa chiamò un taxi. E si fece portare sul luogo della strage.
Da piazza Gae Aulenti, un tondo di mattoni moderni circondato da grattacieli newyorkesi, si mosse verso Corso Como. C'erano dei particolari che potevano essergli sfuggiti.
Squillò il cellulare.
-Pronto?
-Santoro, sono il capitalo Gianuli.
-See?
-Come see?
-Intendevo che avevo capito che fosse lei ancor prima di dire nome e grado.
-Ah, volevo ben dire.
-A cosa debbo ?
-Come a cosa deve? L'inchiesta...voglio sapere a che punto siamo.
-A che punto sono, vorrà dire.
-Sssì, certo, certo...
A quel punto Santoro doveva sondare la buona fede di Gianuli .
E lanciò lì una frase sibillina. Dalla risposta di Gianuli avrebbe capito come stavano le cose.
-Beh in questo momento sono sul luogo della strage. E' pomeriggio, fa freddo, ma si sta bene perché c'è il sole.
-Io le sto parlando dell'inchiesta, non delle passeggiate pomeridiane, cribbio.
-Ma sono venuto qui perché ho l'impressione che i verbali dei Ris firmati da Grenci possano avere qualche lacuna.
-Qualche lacuna? In che senso, si spieghi bene!
Ecco, al 60% Gianuli non sapeva niente del pastrocchio di Grenci.
Aveva risposto troppo in fretta, come se davvero non sapesse niente.
-No, niente, voglio ripercorrere i luoghi dell'evento delittuoso per vedere se mi ricordo di qualche particolare che la mia memoria mi ha celato fino ad ora.
-Va bene, ho capito, ma qualsiasi cosa la sua mente abbia tenuta celata poi la dica a me, mi raccomando.
-Senz'altro, signor Capitano. La saluto e le auguro una buona giornata!
Santoro chiuse lo sportellino del telefono in faccia a Gianuli . Avrebbe voluto chiudergli lo sportello di una vettura, in faccia a Gianuli. Ma lo sportellino era sufficiente. Gianuli nella vicenda era neutrale. Pensava ai cavoli suoi, alla sua carriera, non era interessato a manovre per dirigere la verità in un altra direzione. Inoltre il sospetto che Grenci aveva adombrato con lui, con Santoro, non era evidentemente giunto alle orecchie di Gianuli. E poteva essere indicativo del fatto che Grenci avesse agito in buona fede. Occultando le prove per coprire un collega. Spirito di corpo, insomma. Peccato che lo spirito di corpo così come lo intendeva Grenci a Santoro sembrava tanto un'altra è più alata definizione di scorreggia.
Scese lungo quella spianata di mattoni, verso Corso Como. A destra e a sinistra c'erano dei passamano. Con tutto quel sole era pieno di ragazze trentenni che, si era a metà Febbraio, avevano visto bene di scoprirsi mostrando spalle e braccia tatuate. La moda del momento. Se vivevi a Milano, avevi sui trent'anni e non avevi tatuaggi eri una sfigata, pensò Santoro. O perlomeno era quello che Santoro pensava che si pensasse fra quei ragazzi. Però a Milano, appena usciva il sole, sentivano tutti l'esigenza di svestirsi. Anche oltre quello che la temperatura permetteva. Si dovevano sfoggiare i bicipiti e i polpacci di quasi un anno di palestra, pensò Santoro.
Una volta in corso Como lo ripercorse. Affollato di scolaresche. Ragazzi che avevano bigiato a scuola o che non erano andati alla lezione universitaria per farsi un aperitivo, in quella splendida giornate di sole. Al termine di Corso Como, davanti a Porta Garibaldi, Santoro si fermò. Chiuse gli occhi e tentò di rivivere con i ricordi la terribile scena.
Al frastuono dei fuochi d' artificio si unì il crepitìo delle raffiche di kalashnikov. Vide l'uomo, il cinese, avvicinarsi con quello che sembrava un nero bastone sputafuoco e i corpi crollare a terra e contorcersi per il dolore. E poi vide quell'uomo. Lo osservò bene mentre faceva fuoco sull'attentatore. E poi, dopo che ebbe atterrato il terrorista cinese, sparò altri tre colpi. Ebbe una specie di visione. Eccolo il tassello mancante. Quell'uomo, "il giustiziere" dell'attentatore cinese, aveva sparato altri tre colpi. Tre per il cinese e tre per la ragazza. Bingo! Qui si tratta di un depistaggio, pensò Santoro. Di un vero e proprio diversivo. Una messa in scena , ecco cos'era. Bisognava indagare sulla famiglia della ragazza uccisa dal "giustiziere". Focalizzò ora, più che potè il volto di quell'uomo, del cosiddetto "giustiziere". Capelli corti grigi, barba tenuta corta e curata. A occhio e croce doveva avere una sessantina d'anni. Una sessantina d'anni portati bene. Uno che faceva sport. O addirittura un militare che non aveva smesso di addestrarsi.
-Imbecille, proprio qui ti dovevi fermare? Esaurito...togliti dai coglioni, sentì urlare Santoro.
Se ne era stato lì in mezzo alla strada per un bel po', con gli occhi chiusi. Come in meditazione, in una sorta di rêverie.
Un tizio ben vestito, sui trent'anni, occhiali Rai Ban (prepotentemente tornati di moda), continuava ad inveire, dal finestrino della sua auto di lusso.
Santoro tirò fuori il tesserino.
-Alt, Carabinieri, intimò.
Il ragazzo ammutolì. Ad occhio e croce, secondo l'esperienza di Santoro, doveva essere fatto di cocaina.
-Scendi dalla macchina, mani sulla cappotta, allarga le gambe.
Il giovane , elegantissimo, in giacca e cravatta, dopo un iniziale stupore, aveva recuperato la sua alterigia.
-Scusi, sa , ma io conosco i miei diritti.
-Stai zitto, mammalucco. Tu non sai nemmeno farti le seghe, disse Santoro.
-Ma come si permette...io...protesto...
-Guarda , ti va bene che ho altro da fare, ma se chiamo un ambulanza e ti faccio fare un test per uso di droghe, ti faccio ritirare la patente per due anni. E non sarebbe tutto. Parlerei con il giudice personalmente per farti affidare temporaneamente ai servizi socialmente utili. E li deciderei io. Servizio svuotamento pale per lungodegenti. Quant'è vero che mi chiamo Santoro.
-No, ma io...io non volevo. Mi deve scusare, sono mortificato..
-Ah, ora sei mortificato. Fino a due minuti fa io ero un imbecille esaurito che stava interrompendo il tuo tranquillo inutile sgasare con la tua auto del cazzo.
-Oh, oh...è una Lamborghini...auto del cazzo, dice.
-Beh, le marche non le conosco. Mi baso su chi le possiede, per le definizioni.
-E comunque ora smamma, aggiunse il maresciallo pugliese. Figli di papà del piffero, pensò.
Mentre il giovane rientrava nella sua Lamborghini, dal finestrino giungeva una canzone, che a sua volta veniva dalla radio che era rimasta accesa durante tutto il diverbio.
"Non me ne frega niente di niente", diceva il ritornello della canzone.
-Scusa un attimo, giovane, ma di chi è questa canzone imbecille?
-Di Levante.
-Levante? Uhm, capisco.
-Che cosa?
-Le mode interpretano sempre , anzi, direi che suggeriscono, quasi, le spinte ideali delle giovani generazioni.
-Sì, certo, disse il giovane. Mise in moto levò le tende come berberi sotto attacco nemico.
Non me ne frega niente di niente, diceva la canzone, pensò Santoro. Rappresentava i trentenni. Ne aveva visti migliaia in giro per Milano. Con quelle facce ciniche e bare. Senza ideali, senza idee...sempre persi dietro soldi, carriera e successo...e morti di noia se non ottenevano tutte e tre. Dopotutto era libero di pensare questo ed altro, pensò ancora Santoro. Il bello del pensiero era che se non lo esternavi restava una cosa tua per sempre. E non c'era nessuno che ti potesse rompere l'anima, al riguardo.
Trotterellando su corso Como, e tornando indietro verso la stazione di Porta Garibaldi, chiamò Cazzaniga.
-Cazzanì, disse, sono Santoro.
-Ciumbia, sciur marescial, stavo proprio pensando a lei!
-Perché?
-Così, non c'è un motivo.
-Va be', basta che non ti innamori per il resto va bene tutto, disse Santoro per scherzare.
-Semper voglia di scherzare, Santoro?
-Senti, fammi una cortesia. Raggiungimi al Cin Cin Bar.
-Ma come mai non viene più in caserma, sciur marescial..
-E sciur marescial, e sciur marescial...e Cazzanì, non sono tenuto a venire in caserma, io svolgo servizi investigativi...anzi, a proposito, puoi collegarti con il tuo tablet al casellario centrale d'identità?
-Ciumbia, se posso, come no...
-Ecco, allora ci vediamo stasera al Cin Cin Bar, ok, Cazzanì?
-Certo, sciur marescial...cosa debbo dire a mia moglie?
-Cosa devi dire a tua moglie? E che ne so cosa devi dire a tua moglie... dille che quando ti ha sposato lo doveva sapere che sarebbe stata in concorrenza con l'Arma, ecco cosa devi dire.
-Però...che maresciallo aiutante! Non ci avevo pensato.
-Datti una mossa, Cazzanì, invece di prendermi per i culo.
-Non mi permetterei mai.
-Hai finito?
-Siorsì.
-Ecco, dai, leva le tende e vai casa a cambiarti poi leva le tende da casa a vieni al Cin Cin più tardi.
-Levo di qua e levo di là..eh?
-Ciao, tagliò corto Santoro.
Levante si chiamava quella a cui non fregava niente di niente e che sarebbe scesa in piazza solo per il suo cane. Doveva essere una metafora, il cane. Se volevi stare a fianco di una così, giusto un barboncino, potevi essere.
Seduto al tavolo del maresciallo, al Cin Cin Bar in Corso Buenos Aires, adesso aveva davanti agli occhi la gigantografia di una splendida ragazza. Non doveva superare i trent'anni, pensò Santoro. Si trattava di una cantante, come indicato nella scritta pubblicitaria, tale Levante. Carina era carina, ma bisognava ascoltare le sue canzoni. L'informazione finì nella sua coscienza deposito.
-Nando, una camomilla, per favore!
-Ancora? Marescia, è la terza già...da stamattina!
-Ma qual è il problema, non ti ho mica chiesto una dose di cocaina.
-E ci mancherebbe, disse Nando sorridendo, arrivo subito, marescià...
Stava bevendo la camomilla. Gli acquietava i sensi e gli calmava gli spasmi intestinali. Ma sentiva che era tempo di muoversi. Doveva entrare a piedi uniti nell'inchiesta . Fino a quel momento aveva vissuto tutta la vicenda un po' defilato. Anche perché le luci della ribalta se li erano voluti prendere altri. Altri che avevano finito per fare figure barbine, con quella storia della chiusura delle moschee. Sarebbe stato come se in Egitto avessero detto ai cristiani copti, beh, da domani le preghiere ditele in casa. Le vostre chiese sono chiuse. E non gli sembrò un ragionamento tanto azzardato. Che ne sapevano loro, in Italia, delle abitudini dei paesi arabi. Per quanto ne sapeva, dai colloqui con un mucchio di arabi, sia delinquenti che brava gente, nei paesi arabi del magreb c'erano comunità cristiane, chiese cristiane copte, e una corrente libertà religiosa. C'erano persino delle sinagoghe. Ora non è perché lo aveva detto Oriana Fallaci, che tutti i mussulmani erano un pericolo, che , senza documentarsi, avrebbe dovuto uniformarsi all'impressione diventata generale. Gli arabi non erano i marocchini che pulivano i vetri alle fermate dei semafori. Erano anche loro...ma gli arabi avevano avuto una grande civiltà e sotto i sultani Almohadi, in Andalusia, (intorno al 1100) per esempio, avevano creato un impero basato sulla tolleranza religiosa e gli scambi commerciali e culturali. Tutte cose che Santoro si era letto negli anni scorsi, quando era iniziata questa crociata al contrario contro l'Islam.
Ma l'Islam sembrava contarci veramente poco, in questa inchiesta. Cominciavano ad emergere particolari torbidi. E Santoro voleva vederci chiaro. Per prima cosa chiamò un taxi. E si fece portare sul luogo della strage.
Da piazza Gae Aulenti, un tondo di mattoni moderni circondato da grattacieli newyorkesi, si mosse verso Corso Como. C'erano dei particolari che potevano essergli sfuggiti.
Squillò il cellulare.
-Pronto?
-Santoro, sono il capitalo Gianuli.
-See?
-Come see?
-Intendevo che avevo capito che fosse lei ancor prima di dire nome e grado.
-Ah, volevo ben dire.
-A cosa debbo ?
-Come a cosa deve? L'inchiesta...voglio sapere a che punto siamo.
-A che punto sono, vorrà dire.
-Sssì, certo, certo...
A quel punto Santoro doveva sondare la buona fede di Gianuli .
E lanciò lì una frase sibillina. Dalla risposta di Gianuli avrebbe capito come stavano le cose.
-Beh in questo momento sono sul luogo della strage. E' pomeriggio, fa freddo, ma si sta bene perché c'è il sole.
-Io le sto parlando dell'inchiesta, non delle passeggiate pomeridiane, cribbio.
-Ma sono venuto qui perché ho l'impressione che i verbali dei Ris firmati da Grenci possano avere qualche lacuna.
-Qualche lacuna? In che senso, si spieghi bene!
Ecco, al 60% Gianuli non sapeva niente del pastrocchio di Grenci.
Aveva risposto troppo in fretta, come se davvero non sapesse niente.
-No, niente, voglio ripercorrere i luoghi dell'evento delittuoso per vedere se mi ricordo di qualche particolare che la mia memoria mi ha celato fino ad ora.
-Va bene, ho capito, ma qualsiasi cosa la sua mente abbia tenuta celata poi la dica a me, mi raccomando.
-Senz'altro, signor Capitano. La saluto e le auguro una buona giornata!
Santoro chiuse lo sportellino del telefono in faccia a Gianuli . Avrebbe voluto chiudergli lo sportello di una vettura, in faccia a Gianuli. Ma lo sportellino era sufficiente. Gianuli nella vicenda era neutrale. Pensava ai cavoli suoi, alla sua carriera, non era interessato a manovre per dirigere la verità in un altra direzione. Inoltre il sospetto che Grenci aveva adombrato con lui, con Santoro, non era evidentemente giunto alle orecchie di Gianuli. E poteva essere indicativo del fatto che Grenci avesse agito in buona fede. Occultando le prove per coprire un collega. Spirito di corpo, insomma. Peccato che lo spirito di corpo così come lo intendeva Grenci a Santoro sembrava tanto un'altra è più alata definizione di scorreggia.
Scese lungo quella spianata di mattoni, verso Corso Como. A destra e a sinistra c'erano dei passamano. Con tutto quel sole era pieno di ragazze trentenni che, si era a metà Febbraio, avevano visto bene di scoprirsi mostrando spalle e braccia tatuate. La moda del momento. Se vivevi a Milano, avevi sui trent'anni e non avevi tatuaggi eri una sfigata, pensò Santoro. O perlomeno era quello che Santoro pensava che si pensasse fra quei ragazzi. Però a Milano, appena usciva il sole, sentivano tutti l'esigenza di svestirsi. Anche oltre quello che la temperatura permetteva. Si dovevano sfoggiare i bicipiti e i polpacci di quasi un anno di palestra, pensò Santoro.
Una volta in corso Como lo ripercorse. Affollato di scolaresche. Ragazzi che avevano bigiato a scuola o che non erano andati alla lezione universitaria per farsi un aperitivo, in quella splendida giornate di sole. Al termine di Corso Como, davanti a Porta Garibaldi, Santoro si fermò. Chiuse gli occhi e tentò di rivivere con i ricordi la terribile scena.
Al frastuono dei fuochi d' artificio si unì il crepitìo delle raffiche di kalashnikov. Vide l'uomo, il cinese, avvicinarsi con quello che sembrava un nero bastone sputafuoco e i corpi crollare a terra e contorcersi per il dolore. E poi vide quell'uomo. Lo osservò bene mentre faceva fuoco sull'attentatore. E poi, dopo che ebbe atterrato il terrorista cinese, sparò altri tre colpi. Ebbe una specie di visione. Eccolo il tassello mancante. Quell'uomo, "il giustiziere" dell'attentatore cinese, aveva sparato altri tre colpi. Tre per il cinese e tre per la ragazza. Bingo! Qui si tratta di un depistaggio, pensò Santoro. Di un vero e proprio diversivo. Una messa in scena , ecco cos'era. Bisognava indagare sulla famiglia della ragazza uccisa dal "giustiziere". Focalizzò ora, più che potè il volto di quell'uomo, del cosiddetto "giustiziere". Capelli corti grigi, barba tenuta corta e curata. A occhio e croce doveva avere una sessantina d'anni. Una sessantina d'anni portati bene. Uno che faceva sport. O addirittura un militare che non aveva smesso di addestrarsi.
-Imbecille, proprio qui ti dovevi fermare? Esaurito...togliti dai coglioni, sentì urlare Santoro.
Se ne era stato lì in mezzo alla strada per un bel po', con gli occhi chiusi. Come in meditazione, in una sorta di rêverie.
Un tizio ben vestito, sui trent'anni, occhiali Rai Ban (prepotentemente tornati di moda), continuava ad inveire, dal finestrino della sua auto di lusso.
Santoro tirò fuori il tesserino.
-Alt, Carabinieri, intimò.
Il ragazzo ammutolì. Ad occhio e croce, secondo l'esperienza di Santoro, doveva essere fatto di cocaina.
-Scendi dalla macchina, mani sulla cappotta, allarga le gambe.
Il giovane , elegantissimo, in giacca e cravatta, dopo un iniziale stupore, aveva recuperato la sua alterigia.
-Scusi, sa , ma io conosco i miei diritti.
-Stai zitto, mammalucco. Tu non sai nemmeno farti le seghe, disse Santoro.
-Ma come si permette...io...protesto...
-Guarda , ti va bene che ho altro da fare, ma se chiamo un ambulanza e ti faccio fare un test per uso di droghe, ti faccio ritirare la patente per due anni. E non sarebbe tutto. Parlerei con il giudice personalmente per farti affidare temporaneamente ai servizi socialmente utili. E li deciderei io. Servizio svuotamento pale per lungodegenti. Quant'è vero che mi chiamo Santoro.
-No, ma io...io non volevo. Mi deve scusare, sono mortificato..
-Ah, ora sei mortificato. Fino a due minuti fa io ero un imbecille esaurito che stava interrompendo il tuo tranquillo inutile sgasare con la tua auto del cazzo.
-Oh, oh...è una Lamborghini...auto del cazzo, dice.
-Beh, le marche non le conosco. Mi baso su chi le possiede, per le definizioni.
-E comunque ora smamma, aggiunse il maresciallo pugliese. Figli di papà del piffero, pensò.
Mentre il giovane rientrava nella sua Lamborghini, dal finestrino giungeva una canzone, che a sua volta veniva dalla radio che era rimasta accesa durante tutto il diverbio.
"Non me ne frega niente di niente", diceva il ritornello della canzone.
-Scusa un attimo, giovane, ma di chi è questa canzone imbecille?
-Di Levante.
-Levante? Uhm, capisco.
-Che cosa?
-Le mode interpretano sempre , anzi, direi che suggeriscono, quasi, le spinte ideali delle giovani generazioni.
-Sì, certo, disse il giovane. Mise in moto levò le tende come berberi sotto attacco nemico.
Non me ne frega niente di niente, diceva la canzone, pensò Santoro. Rappresentava i trentenni. Ne aveva visti migliaia in giro per Milano. Con quelle facce ciniche e bare. Senza ideali, senza idee...sempre persi dietro soldi, carriera e successo...e morti di noia se non ottenevano tutte e tre. Dopotutto era libero di pensare questo ed altro, pensò ancora Santoro. Il bello del pensiero era che se non lo esternavi restava una cosa tua per sempre. E non c'era nessuno che ti potesse rompere l'anima, al riguardo.
Trotterellando su corso Como, e tornando indietro verso la stazione di Porta Garibaldi, chiamò Cazzaniga.
-Cazzanì, disse, sono Santoro.
-Ciumbia, sciur marescial, stavo proprio pensando a lei!
-Perché?
-Così, non c'è un motivo.
-Va be', basta che non ti innamori per il resto va bene tutto, disse Santoro per scherzare.
-Semper voglia di scherzare, Santoro?
-Senti, fammi una cortesia. Raggiungimi al Cin Cin Bar.
-Ma come mai non viene più in caserma, sciur marescial..
-E sciur marescial, e sciur marescial...e Cazzanì, non sono tenuto a venire in caserma, io svolgo servizi investigativi...anzi, a proposito, puoi collegarti con il tuo tablet al casellario centrale d'identità?
-Ciumbia, se posso, come no...
-Ecco, allora ci vediamo stasera al Cin Cin Bar, ok, Cazzanì?
-Certo, sciur marescial...cosa debbo dire a mia moglie?
-Cosa devi dire a tua moglie? E che ne so cosa devi dire a tua moglie... dille che quando ti ha sposato lo doveva sapere che sarebbe stata in concorrenza con l'Arma, ecco cosa devi dire.
-Però...che maresciallo aiutante! Non ci avevo pensato.
-Datti una mossa, Cazzanì, invece di prendermi per i culo.
-Non mi permetterei mai.
-Hai finito?
-Siorsì.
-Ecco, dai, leva le tende e vai casa a cambiarti poi leva le tende da casa a vieni al Cin Cin più tardi.
-Levo di qua e levo di là..eh?
-Ciao, tagliò corto Santoro.
Levante si chiamava quella a cui non fregava niente di niente e che sarebbe scesa in piazza solo per il suo cane. Doveva essere una metafora, il cane. Se volevi stare a fianco di una così, giusto un barboncino, potevi essere.
venerdì 5 maggio 2017
La pianista cinese , capitolo 15
Incassato il placet di Gianuli sul condurre le indagini "a mani libere", Santoro un paio di giorni dopo era al Cin Cin Bar. Seduto al tavolo del maresciallo attendeva Cazzaniga. Ormai in ufficio non ci andava quasi più. Era diventato quello il suo ufficio. In via Moscova c'era sempre un via vai di gente, non si poteva stare tranquilli un minuto e poi , sostanzialmente, Santoro non si fidava. Troppe orecchie che ascoltavano e bocche che paravano. Magari non in mala fede...ma per leggerezza. E si sa che le cose dette di bocca in bocca possono finire alle orecchie sbagliate. Si sentiva più sicuro al Cin Cin Bar.
Dieci minuti dopo, mentre Santoro sorseggiava l'ennesima camomilla, Cazzaniga scese da un taxi, con un tablet in mano e si avvicinò al marciapiedi dov'era il tavolo del maresciallo.
-Oh...Cazzanì, accomodati, che prendi?
-Un caffè andrebbe bene, Sciur Marescial.
Santoro non disse niente. Fece una faccia rassegnata.
-Nando, per favore, un caffè al maresciallo, disse ad alta voce a Nando.
-E' cosa fatta, marescià, disse Nando.
Due tavoli più in là c'era Lenìn . E a fianco a Lenìn, cera Ahmed.
-Ragguagliami sulle indagini, Cazzanì, se non ti dispiace.
-Certo, Sciu.......ehm, Santoro. Come vi stavo dicendo, dalle indagini è emerso che tale Angela Sponzini, di anni 31, aveva in corpo alcuni proiettili di un calibro differente del kalashnikov dell'attentatore.
-A chi stavi dicendo?
-A voi..a lei...insomma , a te, Santoro.
-Ma perché cazzo vuoi riscrivere la grammatica italiana, Cazzanì, non è più semplice se mi dai del tu?
-Va bene, ci provo...ehm...Santoro.
-Ecco. Adesso posso dire , Bingo!
-Cioè?
-Mi riferisco alla Sponzini.
-Ah...è un'esclamazione, fece Cazzaniga.
Santoro levò gli occhi al cielo. In qualche vita precedente devo aver fatto qualche sgarro, non è possibile, tutti a me mi capitano.
-Insomma, Ambrò, ho capito, ma la domanda è, come mai nel rapporto di Grenci non si evince nulla di tutto ciò?
-Non lo so, bisogna chiedere a Grenci.
-E c'hai ragione pure tu, disse Santoro. Tirò fuori dalla tasca il telefono , cercò nella rubrica il cellulare di Grenci , cliccò sul numero e lo chiamò.
Mentre attendeva che Grenci rispondesse, dette un'occhiata in giro. Sempre donne con passeggini e puttane esteuropee. Il sacro e il profano convivevano. Le signore con i passeggini avevano sposato ricchi professionisti e si erano fatte una posizione. Matrimoni di interesse, si chiamavano. Le puttane svolgevano diligentemente il proprio lavoro senza nascondere quel che facevano. Poi Santoro ebbe una premonizione: le signore con i passeggini erano le tate di quelle signore di cui sopra. Erano anche molto più avvenenti delle puttane. Sebbene queste fossero eleganti, alcune addirittura in pelliccia. In fondo era Febbraio. Quindi in preda alla confusione più totale gli venne fatto di pensare: le tate sono mantenute dai mariti come amanti legalizzate sono puttane anch'esse, ma avevano l'imprimatur della buona borghesia milanese, le puttane dichiarate diventavano le proletarie della situazione. E in più erano socialmente deprecate. Ma in fondo erano le più coerenti e trasparenti della situazione. Due aspetti che non pagavano.
Poi Grenci rispose e Santoro ridiventò lucido. La gigantografia di Skin sul palazzo di fronte, lo osservava."La cattiva ragazza" dai gusti sessuali promiscui poteva candidarsi al Nobel per la santità. Se quello era il contesto.
-Pronto? Gracchio Grenci.
-Pronto, Grenci, Santoro sono.
-Se dicevi "Montalbano sono" saresti sembrato lui.
-Va beh, lo sai che non sono valdostano. E su, Grenci, che tu sei romagnolo, oltre alle piadine e le sdraio più comode dell'adriatico , cha cacchio c'avete da donare a mondo?
-Ahahahah, Santoro, mo hai sempre voglia di scherzare. Ma vieni mò , a che devo la tua telefonata?
-No, niente, è una telefonata di cortesia.
-Non mi convinci mica, Santoro, sputa il rospo.
-No, niente, volevo sapere, dal rapporto sull'attentato di San Silvestro, che cosa è emerso di anomalo?
-Niente, tutto regolare. L'attentatore ha fatto fuoco ed ha fatto fuori un sacco di bella gente. Fine della storia, Santoro.
-Fine della storia un corno. Sembra che nel corpo di una ragazza siano stati trovati alcuni proiettili che non appartenevano al Kalashnikov.
-Ah sì? Non ne sono informato. E a chi appartenevano al misterioso personaggio che ha fatto fuori il muso giallo? Ammesso che sia davvero esistito.
-Che vuoi dire?
-Che io sono sempre dell'idea che possa essere stato tu a far fuori il muso giallo, magari con un'arma non d'ordinanza...dopotutto eri lì, no?
-Mi devo offendere?
-Affatto...se lo hai fatto hai la mia stima e la mia ammirazione. Quel bastardo se lo meritava. E magari, dico, magari, non fraintendermi, i proiettili nel corpo della ragazza potrebbero essere un effetto collaterale...mi capisci? E magari qualcuno ha voluto coprire quel gesto eroico. Mi segui Santoro?
-No, Grenci, non ti sto seguendo, non credo nella psicanalisi.
-In che senso.
-Hai capito bene, Grenci...guarda che se hai fatto questa stronzata , hai sottratto delle prove importantissime in un'indagine.
-Ma se l'avessi fatto, e , bada, dico, se l'avessi fatto, l'avrei fatto nell'interesse della vita e della carriera di uno stimato collega. Questo per te non avrebbe significato? Dopotutto hai eliminato un bastardo che si meritava quella fine . E senza tante spese giudiziarie.
-Grenci...faccio finta di non aver sentito. Tu non mi conosci. Ti avverto che da questo momento in poi sei sotto inchiesta. Ritieniti indagato.
-Stai scherzano, vero?
-Io su queste cose non scherzo, Grenci. Mi hai fatto veramente incazzare. Sei fortunato che non ho registrato la telefonata...perché, cazzo, non lo so fare...ma me lo sentivo...
-Che cosa?
-Che avrei dovuto registrarla.
-Santoro, vaffanculo. Non sei davvero uno dei nostri.
-Uno dei nostri chi? Chi siete la Gladio?
-Siamo Carabinieri. Rischiamo la vita per strada tutti i giorni per quattro soldi. E quando prendiamo un criminale , gli avvocati lo tirano fuori di galera in meno di 24 ore...capisci quello che voglio dire?
-Perfettamente. Ma vedi Grenci, la cosa che tu non capisci è che se usiamo questi metodi per combattere il crimine, se usiamo il crimine per combattere il crimine, allora alla fine non ci sarà più differenza fra buoni e cattivi.
-Santoro, tu credi ancora alle favole tipo cappuccetto rosso. Svegliati.
-Che sei testimone di Geova?
-Non scherzare, Santoro.
-Non scherzo, si tratta di semplice sarcasmo.
-Quindi sono indagato? E per che cosa...io azzardavo ipotesi, fantasie, stavo scherzando. Rocordati che sono un collega e che ho molti amici nell'arma.
Santoro gli chiuse il cellulare in faccia con un click.
-Be', che ha detto Grenci?
-Chi?
-Grenci.
-Chi è Grenci?
-Non stavi parlando con Grenci?
-No, Cazzanì. Stavo parlando con uno stronzo che indossa abusivamente una divisa.
-Un poliziotto?
-Cazzanì, hai presente Tony Baretta e il pappagallo?
-Ancora con questa storia, disse Cazzaniga.
Dal bar usciva una canzone di rock melodico che non era niente male. Era "Follow Me Down" di Skin. Da quel poco che capiva d'inglese il ritornello della canzone significava"mi trascini giù con te". A Santoro sembrò appropriata alla situazione. Grenci avrebbe trascinato l'Arma dei Carabinieri nel fango. Spettava a lui rimettere le cose in sesto. Ma il gioco si stava facendo rischioso. E le velate minacce di Grenci lo stavano a testimoniare. Santoro non era preoccupato per questo. Era preoccupato per la piega che stavano prendendo le indagini: come previsto , i vari Lagioia, Grimaldi e Nepoti, passavano le giornate a difendersi dagli attacchi giornalistici e dal timore di una defenestrazione politica. Rischiavano di perdere addirittura l'indagine. Gianuli, per il momento, sembrava fuori. E sembrava avesse tenuto Santoro fuori. Come garanzia per se stesso, pensò Santoro. Ma questa uscita di Grenci non se l'aspettava proprio. Sentiva puzza di bruciato. Qualcuno o qualcosa, qualche entità o potere, non sapeva ancora ben distinguere, nella matassa delle sue percezioni, poteva addirittura usare un'indagine sulla quale stava indagando alla ricerca della verità vera, come cavallo di Troia per colpirlo personalmente. Tutti gli allarmi possibili suonavano dentro di lui. Ed era un evenienza che quando si verificava doveva fronteggiare con energia. Cominciò a prepararsi psicologicamente. Avrebbe dovuto combattere contro un mucchio di nemici, per venire a capo di quell'indagine. Ma la cosa più dirompente, era che molti di quei nemici sarebbero stati interni. Ebbe quindi la percezione che doveva chiudersi ancor di più nel suo fortino indagatorio. E contare le risorse umane che avrebbe avuto a disposizione. O su cui avrebbe potuto contare.
-Nando, una camomilla doppia...e un altro caffè al maresciallo. Se no si addormenta, disse al barman sorridendo.
Cazzaniga anche sorrise. E Santoro si commosse. E capì perché lo aveva tenuto fuori da quel duello rusticano telefonico.
Dieci minuti dopo, mentre Santoro sorseggiava l'ennesima camomilla, Cazzaniga scese da un taxi, con un tablet in mano e si avvicinò al marciapiedi dov'era il tavolo del maresciallo.
-Oh...Cazzanì, accomodati, che prendi?
-Un caffè andrebbe bene, Sciur Marescial.
Santoro non disse niente. Fece una faccia rassegnata.
-Nando, per favore, un caffè al maresciallo, disse ad alta voce a Nando.
-E' cosa fatta, marescià, disse Nando.
Due tavoli più in là c'era Lenìn . E a fianco a Lenìn, cera Ahmed.
-Ragguagliami sulle indagini, Cazzanì, se non ti dispiace.
-Certo, Sciu.......ehm, Santoro. Come vi stavo dicendo, dalle indagini è emerso che tale Angela Sponzini, di anni 31, aveva in corpo alcuni proiettili di un calibro differente del kalashnikov dell'attentatore.
-A chi stavi dicendo?
-A voi..a lei...insomma , a te, Santoro.
-Ma perché cazzo vuoi riscrivere la grammatica italiana, Cazzanì, non è più semplice se mi dai del tu?
-Va bene, ci provo...ehm...Santoro.
-Ecco. Adesso posso dire , Bingo!
-Cioè?
-Mi riferisco alla Sponzini.
-Ah...è un'esclamazione, fece Cazzaniga.
Santoro levò gli occhi al cielo. In qualche vita precedente devo aver fatto qualche sgarro, non è possibile, tutti a me mi capitano.
-Insomma, Ambrò, ho capito, ma la domanda è, come mai nel rapporto di Grenci non si evince nulla di tutto ciò?
-Non lo so, bisogna chiedere a Grenci.
-E c'hai ragione pure tu, disse Santoro. Tirò fuori dalla tasca il telefono , cercò nella rubrica il cellulare di Grenci , cliccò sul numero e lo chiamò.
Mentre attendeva che Grenci rispondesse, dette un'occhiata in giro. Sempre donne con passeggini e puttane esteuropee. Il sacro e il profano convivevano. Le signore con i passeggini avevano sposato ricchi professionisti e si erano fatte una posizione. Matrimoni di interesse, si chiamavano. Le puttane svolgevano diligentemente il proprio lavoro senza nascondere quel che facevano. Poi Santoro ebbe una premonizione: le signore con i passeggini erano le tate di quelle signore di cui sopra. Erano anche molto più avvenenti delle puttane. Sebbene queste fossero eleganti, alcune addirittura in pelliccia. In fondo era Febbraio. Quindi in preda alla confusione più totale gli venne fatto di pensare: le tate sono mantenute dai mariti come amanti legalizzate sono puttane anch'esse, ma avevano l'imprimatur della buona borghesia milanese, le puttane dichiarate diventavano le proletarie della situazione. E in più erano socialmente deprecate. Ma in fondo erano le più coerenti e trasparenti della situazione. Due aspetti che non pagavano.
Poi Grenci rispose e Santoro ridiventò lucido. La gigantografia di Skin sul palazzo di fronte, lo osservava."La cattiva ragazza" dai gusti sessuali promiscui poteva candidarsi al Nobel per la santità. Se quello era il contesto.
-Pronto? Gracchio Grenci.
-Pronto, Grenci, Santoro sono.
-Se dicevi "Montalbano sono" saresti sembrato lui.
-Va beh, lo sai che non sono valdostano. E su, Grenci, che tu sei romagnolo, oltre alle piadine e le sdraio più comode dell'adriatico , cha cacchio c'avete da donare a mondo?
-Ahahahah, Santoro, mo hai sempre voglia di scherzare. Ma vieni mò , a che devo la tua telefonata?
-No, niente, è una telefonata di cortesia.
-Non mi convinci mica, Santoro, sputa il rospo.
-No, niente, volevo sapere, dal rapporto sull'attentato di San Silvestro, che cosa è emerso di anomalo?
-Niente, tutto regolare. L'attentatore ha fatto fuoco ed ha fatto fuori un sacco di bella gente. Fine della storia, Santoro.
-Fine della storia un corno. Sembra che nel corpo di una ragazza siano stati trovati alcuni proiettili che non appartenevano al Kalashnikov.
-Ah sì? Non ne sono informato. E a chi appartenevano al misterioso personaggio che ha fatto fuori il muso giallo? Ammesso che sia davvero esistito.
-Che vuoi dire?
-Che io sono sempre dell'idea che possa essere stato tu a far fuori il muso giallo, magari con un'arma non d'ordinanza...dopotutto eri lì, no?
-Mi devo offendere?
-Affatto...se lo hai fatto hai la mia stima e la mia ammirazione. Quel bastardo se lo meritava. E magari, dico, magari, non fraintendermi, i proiettili nel corpo della ragazza potrebbero essere un effetto collaterale...mi capisci? E magari qualcuno ha voluto coprire quel gesto eroico. Mi segui Santoro?
-No, Grenci, non ti sto seguendo, non credo nella psicanalisi.
-In che senso.
-Hai capito bene, Grenci...guarda che se hai fatto questa stronzata , hai sottratto delle prove importantissime in un'indagine.
-Ma se l'avessi fatto, e , bada, dico, se l'avessi fatto, l'avrei fatto nell'interesse della vita e della carriera di uno stimato collega. Questo per te non avrebbe significato? Dopotutto hai eliminato un bastardo che si meritava quella fine . E senza tante spese giudiziarie.
-Grenci...faccio finta di non aver sentito. Tu non mi conosci. Ti avverto che da questo momento in poi sei sotto inchiesta. Ritieniti indagato.
-Stai scherzano, vero?
-Io su queste cose non scherzo, Grenci. Mi hai fatto veramente incazzare. Sei fortunato che non ho registrato la telefonata...perché, cazzo, non lo so fare...ma me lo sentivo...
-Che cosa?
-Che avrei dovuto registrarla.
-Santoro, vaffanculo. Non sei davvero uno dei nostri.
-Uno dei nostri chi? Chi siete la Gladio?
-Siamo Carabinieri. Rischiamo la vita per strada tutti i giorni per quattro soldi. E quando prendiamo un criminale , gli avvocati lo tirano fuori di galera in meno di 24 ore...capisci quello che voglio dire?
-Perfettamente. Ma vedi Grenci, la cosa che tu non capisci è che se usiamo questi metodi per combattere il crimine, se usiamo il crimine per combattere il crimine, allora alla fine non ci sarà più differenza fra buoni e cattivi.
-Santoro, tu credi ancora alle favole tipo cappuccetto rosso. Svegliati.
-Che sei testimone di Geova?
-Non scherzare, Santoro.
-Non scherzo, si tratta di semplice sarcasmo.
-Quindi sono indagato? E per che cosa...io azzardavo ipotesi, fantasie, stavo scherzando. Rocordati che sono un collega e che ho molti amici nell'arma.
Santoro gli chiuse il cellulare in faccia con un click.
-Be', che ha detto Grenci?
-Chi?
-Grenci.
-Chi è Grenci?
-Non stavi parlando con Grenci?
-No, Cazzanì. Stavo parlando con uno stronzo che indossa abusivamente una divisa.
-Un poliziotto?
-Cazzanì, hai presente Tony Baretta e il pappagallo?
-Ancora con questa storia, disse Cazzaniga.
Dal bar usciva una canzone di rock melodico che non era niente male. Era "Follow Me Down" di Skin. Da quel poco che capiva d'inglese il ritornello della canzone significava"mi trascini giù con te". A Santoro sembrò appropriata alla situazione. Grenci avrebbe trascinato l'Arma dei Carabinieri nel fango. Spettava a lui rimettere le cose in sesto. Ma il gioco si stava facendo rischioso. E le velate minacce di Grenci lo stavano a testimoniare. Santoro non era preoccupato per questo. Era preoccupato per la piega che stavano prendendo le indagini: come previsto , i vari Lagioia, Grimaldi e Nepoti, passavano le giornate a difendersi dagli attacchi giornalistici e dal timore di una defenestrazione politica. Rischiavano di perdere addirittura l'indagine. Gianuli, per il momento, sembrava fuori. E sembrava avesse tenuto Santoro fuori. Come garanzia per se stesso, pensò Santoro. Ma questa uscita di Grenci non se l'aspettava proprio. Sentiva puzza di bruciato. Qualcuno o qualcosa, qualche entità o potere, non sapeva ancora ben distinguere, nella matassa delle sue percezioni, poteva addirittura usare un'indagine sulla quale stava indagando alla ricerca della verità vera, come cavallo di Troia per colpirlo personalmente. Tutti gli allarmi possibili suonavano dentro di lui. Ed era un evenienza che quando si verificava doveva fronteggiare con energia. Cominciò a prepararsi psicologicamente. Avrebbe dovuto combattere contro un mucchio di nemici, per venire a capo di quell'indagine. Ma la cosa più dirompente, era che molti di quei nemici sarebbero stati interni. Ebbe quindi la percezione che doveva chiudersi ancor di più nel suo fortino indagatorio. E contare le risorse umane che avrebbe avuto a disposizione. O su cui avrebbe potuto contare.
-Nando, una camomilla doppia...e un altro caffè al maresciallo. Se no si addormenta, disse al barman sorridendo.
Cazzaniga anche sorrise. E Santoro si commosse. E capì perché lo aveva tenuto fuori da quel duello rusticano telefonico.
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